Non so se ci avete fatto caso, ma negli ultimi giorni, con un picco proprio negli ultimi due o tre giorni, c'è stata un'impennata di caduti americani in Iraq.
Basti vedere le seguenti cifre.

3 marzo 05 - 1502 morti
15 marzo - 1517 morti: 15 in più
31 marzo - 1533 +16
18 aprile - 1548 +15
29 aprile - 1574 +26
(comincia quindi a registrarsi un certo incremento)
9 maggio - 1603 +29
(29 morti in 10 giorni, contro i 15 mediamente ogni mezzo mese delle settimane precedenti)
23 maggio - 1635 +32
(circa stesso ritmo)
25 maggio - 1648 +13
(13 in 2 giorni!)


C'è di che compiacersi, tantevvero che quei signori sono di nuovo molto preoccupati, dopo la relativa calma (si fa per dire) dei mesi scorsi, dopo l'impennata di gennaio, in corrispondenza delle elezioni.
L'esercito iracheno (per me i cosiddetti ribelli sono tuttora l'unico esercito legittimo iracheno, visto che non è stato firmato nessun trattato di resa) sta dimostrando di essere ancora pienamente capace di dare molto filo da torcere agli occupanti (non parliamo dei loro manutengoli locali, che muoiono ogni giorno come mosche) e, all'occorrenza, di tirare fuori una capacità offensiva veramente temibile, come sta accadendo ora, in occasione della formazione del nuovo governo collaborazionista.