25 Maggio 2005 la stampa
Oggi Condoleezza Rice con i presidenti di Azerbaigian, Georgia e Kazakhstan
inaugura il mega-oleodotto che dal Caspio arriva in Europa saltando la Russia
Francesca Sforza
Che cosa ci può essere in comune tra il segretario di Stato americano Condoleezza Rice, il premier turco Recep Erdogan, l'irrequieto leader georgiano Mikhail Saakashvili, il presidente azero Ilham Aliev e il regime autoritario del kazakho Nursultan Nazarbayev? Da questa mattina ci sarà un oleodotto, «l'oleodotto del secolo», 1.770 chilometri di tubi che dall'Azerbaigian attraverseranno la Georgia e la Turchia fino a Ceyhan, collegando il Caspio con il Mediterraneo. E che in futuro trasporteranno petrolio da Oriente a Occidente anche dal Kazakhstan grazie alla costruzione di una tratta sottomarina nel Caspio. Tutto questo, senza passare per la Russia.
Dopo undici anni di lavori e circa 3,6 miliardi di dollari, il Btc (Baku-Tbilisi-Ceyhan) è finalmente pronto per essere inaugurato. Al taglio del nastro, questa mattina a Baku, capitale dell'Azerbaigian, saranno presenti sia i rappresentanti politici che hanno finanziato e voluto l'operazione, sia gli uomini del consorzio internazionale che lo gestiranno in futuro: British Petroleum (presente con una partecipazione del 30 per cento), la società petrolifera azerbaigiana Socar (25%) e altri soci minori tra cui Eni (5%), ConocoPhilips, Staoil e Amerada Hess. «A Baku si siglerà non un contratto, ma un avvenimento storico - ha detto il presidente azero Aliev - Con questo oleodotto Oriente e Occidente sono più vicini».
Dietro il tragitto del corridoio petrolifero si intravede già la sagoma di un nuovo asse geopolitico, che collega gli Stati Uniti con la Turchia e le zone più inquiete dello spazio post sovietico. Come osservava ieri il quotidiano economico Kommersant: «Impossibile non leggervi un'esclusione della Russia», che teme non solo svantaggi di tipo economico - in particolare la riduzione della dipendenza delle esportazioni di petrolio azero e kazakho dagli oleodotti russi - ma anche pesanti ricadute di ordine militare e politico. La conferma è venuta da una visita lampo di Donald Rumsfeld a Baku nell'aprile scorso. In quell'occasione - secondo fonti del ministero degli Esteri russo - sono stati concordati i particolari della prossima dislocazione di basi americane in Azerbaigian. «Non si tratterà di basi di grande dimensioni - si legge nel rapporto del centro di analisi strategiche americano-israeliano "Stratfor" - ma di contingenti da dirottare in queste regioni a seconda delle esigenze militare statunitensi». In futuro - sempre secondo le analisi di "Stratfor" - i Paesi che partecipano a progetti energetici comuni come il Btc daranno vita a un'unità speciale detta «Guardia del Caspio», addetta al controllo delle risorse energetiche e a operazioni antiterroristiche. In Azerbaijan sono impegnati già da qualche mese decine di istruttori militari americani e informazioni filtrate dai media azeri parlano di manovre congiunte anche in Turchia. Ma alla domanda del giornalista russo che chiedeva dettagli sulla presenza militare americana in Azerbaijan, il presidente Aliev si è limitato a rispondere che «la questione non va messa in questi termini».
Il Cremlino non ha alcuno strumento per impedire che gli americani rafforzino la loro presenza in Asia Centrale: «Se con la Georgia e l'Ucraina può usare l'arma del ricatto minacciando di staccare gas e petrolio - osserva un analista della Carnegie Foundation - con Azerbaigian e Kazakhstan, che hanno un potenziale energetico enorme, questi ricatti non funzioneranno». La risposta di Mosca, in ogni caso, non si è fatta attendere. «Porteremo le nostre basi fuori dalla Georgia - ha detto ieri il capo dello Stato Maggiore Juri Baluievski intervenendo sul delicato contenzioso che avvelena da anni i rapporti tra Mosca e Tbilisi - e le trasferiremo in Armenia». Un vero affronto per l'Azerbaigian, che ha con l'Armenia talmente tante questioni in sospeso da far dire al presidente Aliev che «L'unica minaccia al buon funzionamento del Btc sono i terremoti e gli armeni». In una nota all'ambasciata russa di Baku, il ministro degli Esteri azero ha espresso «grande preoccupazione» per la decisione del Cremlino e ha invitato la Russia a tornare sui suoi passi «nell'interesse della stabilità e della sicurezza dell'intera regione».
Con il pieno funzionamento dell'oleodotto Btc - 1 milione di barili al giorno - la Comunità di Stati Indipendenti che avrebbe dovuto perpetuare l'unità dell'impero sovietico si conferma un'entità priva di contenuti politici, in cui ci si combatte a colpi di petrolio, basi militari e reciproci ricatti. Di questo passo sarà difficile persino arrivare a quella forma di «divorzio consensuale» di cui parlava Vladimir Putin durante l'ultimo incontro con le ex repubbliche. Gli americani sono i primi ad averlo capito, e non perdono occasione per diventare ago della bilancia di vecchi conflitti e nuovi equilibri.


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E CE NE è ANCORA QUALCUNO CHE LA FA O STA RICOMINCIANDO A FARLA.

