La Costituzione presidenzialista europea istituzionalizza il ruolo mondiale (economico, politico e militare) della Ue imperialista
L'Unione europea è nata in funzione degli interessi dei rispettivi monopoli che stanno dietro i governi nazionali e ne dettano la linea per potersi espandere e conquistare nuovi mercati nel mondo intero in competizione con gli Usa e il Giappone. Con oltre 50 milioni di poveri e 19 milioni di disoccupati ``ufficiali'' l'Unione europea rappresenta un inferno per i lavoratori e le masse popolari. Un nemico da abbattere per le donne, per le quali si chiede la reintroduzione del lavoro notturno in fabbrica ed un maggior impegno a rafforzare la concezione, la pratica e il ruolo borghesi della famiglia; per i giovani a cui viene precluso l'accesso al lavoro e al salario pieni e al diritto allo studio sacrificato sull'altare dell'alleanza scuola- imprese; per gli immigrati, oppressi, sfruttati, impiegati come bestie da soma nei lavori più infami, insalubri e meno retribuiti, quando l'``economia tira'', respinti al mittente appena si presenta la crisi, tanto più se grave ed estesa come quella attuale
Rispolverando la sua visione eurocentrica, l'Unione europea si dice consapevole di poter sviluppare un'egemonia ideologica e culturale sul mondo, forte dei concetti cardini della sua storia millenaria come il liberalismo, il diritto e l'interclassismo borghesi: è una Costituzione dove il padrone è formalmente equiparato all'operaio e il ricco al povero, dove la solidarietà di stampo cattolico è sostituita ai diritti universali, ai servizi sociali e all'assistenza.
L'Unione si presenta come il regno del sistema economico imperialista e capitalista, laddove l'economia non è chiamata a soddisfare i bisogni dei popoli ma viene definita "economia di mercato fortemente competitiva", cioè volta a macinare profitti e vincere la competizione interna e internazionale. E nella Costituzione c'è assenza totale del principio del rifiuto della guerra come mezzo per la risoluzione delle controversie internazionali.
A chi vorrebbe far credere poi che questa Costituzione può prestarsi a interpretazioni di "sinistra" del processo di integrazione europea, il testo risponde in maniera perentoria, allorché riafferma il ruolo principe del mercato capitalista nonché il "principio di sussidiarietà. C'è in questa Costituzione una continuità coi trattati dell'Unione, da Maastricht a Amsterdam, al famigerato Patto di stabilità, a Nizza, ai diktat della Banca centrale europea, che obbligano gli Stati a politiche dei tagli e delle privazioni sociali, delle privatizzazioni.
L'Unione "mobilita tutti gli strumenti di cui dispone, inclusi i mezzi militari messi a sua disposizione dagli Stati membri per: - prevenire la minaccia terroristica sul territorio degli Stati membri; proteggere le istituzioni democratiche e la popolazione civile da un eventuale attacco terroristico; prestare assistenza a uno Stato membro sul suo territorio, a richiesta delle sue autorità politiche, in caso di attacco terroristico (...)". Ecco come la superpotenza europea si proietta all'esterno e si blinda all'interno, garantendosi l'espansionismo imperialista dietro le "missioni di pace" e chiamando alle armi per sconfiggere la "minaccia terroristica" in qualunque paese in cui possa svilupparsi una guerra di liberazione o una rivoluzione nazionali.
La futura Costituzione europea annuncia obiettivi imperialisti e liberisti. Addirittura ci troviamo di fronte all'assenza totale del principio del rifiuto della guerra come mezzo per la risoluzione delle controversie internazionali, che pure esiste nella Costituzione italiana.
L'Unione europea avrà una Costituzione presidenzialista
A dettare la linea imperialista dell'Ue sarà sempre il Consiglio europeo, articolo 1-20, "composto dai capi di Stato o di governo degli Stati membri, dal suo presidente e dal presidente della Commissione
E niente pieni poteri legislativi al Parlamento europeo, come giubilano i rimbambiti della "sinistra" borghese italiani ed europei: esso non conterà nulla per gli aspetti più importanti e decisivi come la politica estera e di difesa comune.
Noi marxisti-leninisti faremo come sempre la nostra parte, continuando a contrapporci dal punto di vista dei principi all'Unione europea, chiedendo l'uscita dell'Italia dall'Ue e battendoci per un'Europa dei popoli e socialista. Coscienti che ogni popolo, a cominciare da quello italiano, questi obiettivi generali li può conquistare solo combattendo in primo luogo il proprio imperialismo ed i propri governi che attualmente decretano le sorti della superpotenza europea.
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