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Discussione: I castrati

  1. #1
    torquemada
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    Predefinito I castrati

    Fino a un secolo fa la Chiesa utilizzava gli evirati cantori, definiti da Rodolfo Celletti "macchine biologiche costruite per cantare".
    Questo in ossequio all'imperativo di san Paolo, secondo cui le donne non devono cantare in Chiesa, divieto abrogato soltanto nel recente passato.
    Una delle poche condanne è giunta dal gregorianista Bonifacio Giacomo Baroffio, già Preside del Pontificio Istituto di musica sacra a Roma.
    E' possibile ascoltare una registrazione del castrato Alessandro Moreschi (1903).

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  2. #2
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    La Chiesa e gli eunuchi


    di Rino Cammilleri




    Armando Torno, recensendo in prima pagina sul Corsera del 6 agosto un libro di Hubert Ortkemper (Angeli controvoqlia, Paravia), chiedeva sommessamente al Papa un ulteriore meaculpa: il ritardo con cui la Chiesa vietò l'uso di cantori castrati nella Cappella pontificia. Fu infatti Leone XIII a proibirli, a tre secoli dalla loro ammissione (concessa, va detto, a furor di popolo). Eh, sì: ormai la lista rischia di diventare lunghissima, anche perché ci sono alcuni (ma Torno non è tra questi) cui gli atti di contrizione non bastano mai. Potremmo suggerire il nepotismo dei papi, inaugurato da Innocenzo III e durato secoli. Difficile, infatti, spiegare a un contemporaneo che nel Medioevo la pietas nei confronti della famiglia era considerata un dovere primario perché la famiglia era tutto e l'individuo nulla.

    E se il prossimo Papa sbottasse che è ora di finirla con 'ste richieste di meaculpa? Se - Deus avertat! - addirittura facesse un dietrofront su tutta la linea? Se astutamente aprisse una stagione di convegni internazionali tramite i quali demolire uno ad uno i fondamenti storici (storici, si badi) dei meaculpa di fine millennio? In fondo, basterebbe fare come fu fatto con quel megasimposio sull'Inquisizione, pochi anni fa: condotto ai più alti livelli, demolì completamente la leyenda negra sul famigerato tribunale. Lo stesso, ancor prima, col processo di Galileo. Naturalmente, l'unica cosa rimasta sulla titolazione dei giornali fu la chiosa finale. Che però suonava pressappoco così: signori contemporanei che vivete in tempi di liberaldemocrazia, alla luce della sensibilità odierna un "tribunale della coscienza" (parafrasando il titolo di un'importante opera del maggior studioso italiano d'inquisizione romana, Adriano Prosperi) è cosa insopportabile, lo riconosciamo; chiediamo a Dio perdono se in qualche cosa gli uomini di Chiesa hanno sbagliato alcuni secoli addietro. Naturalmente - aggiungiamo noi - gli uomini di alcuni secoli addietro l'avevano, la sensibilità, molto diversa e, quelli, non sentivano ragioni né scuse. L'animo contemporaneo prova più pena per Caino; quello d'ancien régime tifava per Abele. Certo, è vero che la Chiesa non deve andar dietro alle pruderies mondane, sempre cangianti, ma è altrettanto vero che qualche soddisfazione deve pur darla, non foss'altro che per non cadere sotto l'accusa di essere disincarnata.

    Ora, per tornare ai "sopranisti" castrati, ovviamente condividiamo lo sdegno e la pena per quei poveracci che, illo tempore, subivano una mutilazione (diversa, ma altrettanto ripugnante) che fa in qualche modo il paio con l'accecamento dei canarini per farli gorgheggiare (barbara usanza di non pochi ciabattini fino a tutti gli anni Cinquanta del secolo appena trascorso). Ma la castrazione era fenomeno antichissimo (vi fa riferimento anche Cristo nel Vangelo) e diffuso in tutto l'orbe (in certi posti, in India per esempio, esiste ancora oggi). Non di rado erano le famiglie che sottoponevano i bambini a tale pratica per garantir loro una fonte di sostentamento; e magari, perché no, il successo e la ricchezza. Nell'Europa cristiana la cosa penetrò tramite l'invasione musulmana della Spagna. E ancora verso la fine del Settecento c'erano nobiluomini seguaci dei Lumi che pagavano fior di chirurghi perché rifornissero le loro cappelle musicali di piccoli castrati. Sì, è vero che Sisto V nel 1589 autorizzò la presenza di eunuchi nei cori, ma era lo stesso papa che aveva reiterato pene severe per chi ne fabbricasse. Il fatto è che ormai la loro presenza era dilagante. lì successore di Sisto V, Gregorio XIV, tentò di arginare questa maledetta pratica con una serie di decreti, ma dovette anche lui arrendersi ai fatti compiuti: il castrato non era colpevole e, vietandogli di cantare in luoghi prestigiosi come quelli pontifici, si sarebbe ingiustamente colpito solo lui. Un successivo papa, Benedetto XIV, si scagliò contro l'abominevole moda in un'enciclica del 1749. Che ebbe la stessa efficacia (zero) dei richiami dell'attuale pontefice contro l'aborto. Dopo di lui, Clemente XIV provò a cambiare sistema, vietando l'uso di castrati per i ruoli femminili nelle opere. Niente, si dovette attendere che tale ignobile usanza cadesse da sé, cosa che accadde quando la concorrenza delle donne-soprano divenne insostenibile. Proprio l'anno scorso è uscito un libro di V. De Angelis, Eunuchi (Piemme), che sarebbe interessante leggere per conoscere l'ampiezza, storica e geografica, del fenomeno. Si comprenderebbe meglio quanto sia difficile "arginare il mare con uno scoglio", come (per restare nel campo musicale) recita una suggestiva canzone di Mogol-Battisti. Insomma, è sempre così: immergendosi nella storia, si scopre che, in quelle circostanze (come in tutte le altre), la Chiesa cercò di barcamenarsi, tenendo però continuamente presente l'antico adagio cristiano secondo il quale non di rado il bene è nemico del meglio.

    © Il Timone - n. 17 Gennaio/Febbraio 2002

  3. #3
    torquemada
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    Sandro Cappelletto
    La voce perduta
    Vita di Farinelli, evirato cantore
    Improvvisi
    € 14.00
    ISBN: 88-7063-223-7
    Pagine: 256
    Illustrazioni b/n: 10

    EDT, Torino


    La vita di Carlo Broschi, detto Farinelli, evirato cantore settecentesco, prima paragonato a Dio poi insultato come il grottesco residuo di una pratica barbara. Una pratica nella quale la cattolica e limpidamente amorale Italia eccelse per quasi quattrocento anni, con l'unico obiettivo di creare perfette macchine per cantare. Ritiratosi clamorosamente dalla carriera a trentadue anni, dopo aver cantato nei massimi teatri italiani, a Vienna e a Londra, Farinelli è chiamato a Madrid dalla regina Elisabetta Farnese e trasformato in un coatto terapeuta, impegnato ogni sera nella camera del re Filippo V, afflitto da un'inguaribile malinconia che soltanto quel canto sublime poteva sedare. Il volume contiene anche un saggio di Bonifacio Giacomo Baroffio, preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra - in cui per la prima volta un autorevole esponente della cattolicità ammette che la lunga vicenda degli evirati cantori costituisce una pagina tragica, uno degli errori più atroci nella storia della Chiesa - e uno di Simona Argentieri, psicoanalista, che vede vivere, nella separazione tra godimento estetico e ragioni etiche che è alla base di quella tragedia, un'immagine del mito senza tempo dell'ermafrodito, del potere spaesante della musica. Completano il volume il testamento di Farinelli e l'inventario, fin qui inedito, della sua sterminata biblioteca musicale.

  4. #4
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Wink solo una precisazione.....

    la Chiesa NON ha mai vietato alle donne di CANTARE INNI AL SIGNORE......un esempio per tutti è la storia di SANTA CECILIA......la quale suonava e cantava lodando Dio....ma anche le varie testimonianze delle Catacombe da dove "uscivano cori DI VOCI FEMMINILI CHE ACCOMPAGNAVANO SPESSO I MARTIRI AL SUPPLIZIO".

    Fraternamente Caterina LD
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  5. #5
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    L'evirato aveva altri ruoli........ evitiamo così di rinchiudere la loro storia in vecchie e morbose storie medievali......

    Noi partiamo da Matteo 19.........

    5 Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? 6 Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi». 7 Gli obiettarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e mandarla via?». 8 Rispose loro Gesù: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. 9 Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un'altra commette adulterio».
    10 Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». 11 Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. 12 Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

    ..................
    La Chiesa ha de sempre dunque accostato il fatto al celibato.....quella dei cantori arrivò successivamente........come appunto abbiamo letto nel testo precedente.......

    Ma quale è la storia degli EUNUCHI?

    Huangmen, "Porta del Palazzo" , era un’espressione comune per indicare gli eunuchi perché era proprio nella corte imperiale che comunemente prestavano servizio: erano incaricati di affari che riguardavano la persona dell’imperatore e quelle dei vari membri della famiglia imperiale, ricorda infatti Gesù nel brano di Matteo: ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini. All’interno della corte, gli eunuchi a servizio nel palazzo dell’imperatore si chiamavano appunto "eunuchi dell’imperatore", mentre quelli dell’imperatrice si chiamavano "piccoli eunuchi" posti in quel ruolo affinchè le donne del palazzo non potessero tradire l'Imperatore.

    Le prime notizie sugli eunuchi risalgono al 535 a.C., anche se fu solo a partire dall’epoca Han che questi servitori cominciarono a rivestire un ruolo politico importante: nelle prime fasi dello sviluppo della burocrazia, infatti, era quasi naturale che i governatori o i viceré delle province cercassero di rendere i loro uffici ereditari, fondando grandi casati feudali (proprio come in Europa nel caso dei conti carolingi). Per questo motivo si pensò di inserire al centro dell’organizzazione statale persone la cui lealtà fosse indiscutibile, gli eunuchi appunto, visto che di fatto non potevano fondare alcuna casata.
    Fu così che, sempre a contatto con gli imperatori, al corrente di tutti gli intrighi di palazzo, gli eunuchi - servi insinuanti, abili, duttili e devoti - acquistarono un’influenza determinante e spesso vennero conferiti loro incarichi importanti sia a corte che nell’esercito.
    In ogni modo, fu sotto i Ming che ebbe grande sviluppo il costume di affidare agli eunuchi gli alti gradi amministrativi.

    E' importante ricordare le parole di Gesù che associa l'importanza della figura dell'eunuco il quale era: servo insinuante, abile, duttile e devoto....con la NUOVA FIGURA DELL'EUNUCO PER IL REGNO DEI CIELI.......quasi a chiedere la medesima fedeltà e il medesimo impegno ma per un altro scopo, quello del Regno dei cieli....per mezzo del Sacerdozio che ben presto Cristo avrebbe istituzionalizzato.....

    Ma chi erano e come si diventava eunuchi?

    La maggioranza degli eunuchi era composta da ragazzi che i genitori avevano fatto castrare in giovane età per presentarli a Palazzo, anche se non erano pochi gli adulti che si erano fatti mutilare di loro propria iniziativa . Un eunuco, infatti, poteva essere sicuro di ottenere un posto facile e lucroso al Palazzo imperiale o in una casa di nobili.
    L’operazione che si eseguiva sui giovani eunuchi era piuttosto rudimentale, perché con un solo colpo di coltello ben affilato si asportava loro allo stesso tempo il pene e lo scroto. Quindi si dichiarava il nome del giovane castrato al governo distrettuale e si aspettavano gli ufficiali della corte imperiale che venivano a fare il controllo e il reclutamento....

    Nel 1902, J.J. Matignon, che praticò per molti anni la professione medica a Beijing, pubblicò un testo basandosi su osservazioni reali dal titolo Superstition, crime et misère en Chine, e nel capitolo Les Eunuques du Palais Impérial de Pékin descrive dettagliatamente l’operazione così come era regolarmente eseguita intorno al 1890 da un esperto che abitava nei pressi della Porta del Palazzo e la cui professione era ereditaria. Per il suo intervento egli richiedeva un alto compenso, che poteva essere pagato a rate successivamente, quando le persone operate avevano ottenuto una carica a Palazzo.......

    Vi è ogni ragione di credere che il metodo usato in epoche precedenti (come pure in quelle successive) non differisse molto da quello descritto nel testo di Matignon, il quale afferma che gli esiti fatali erano piuttosto rari, in quanto la percentuale delle persone che morivano in seguito all’operazione si aggirava intorno al 3-6 %, precisando, però, che numerosi eunuchi soffrivano di incontinenza cronica della vescica e di altre malattie.
    Certo non tutti potevano permettersi un’operazione "regolare" e così molte volte erano gli stessi genitori che si adoperavano come chirurghi.........

    Nel 1994, il giovane scrittore cinese Jia Yinhua ha pubblicato Storie segrete di eunuchi dell’ultima dinastia, biografia dell’eunuco Sun Yaoting.
    Nato il 29 dicembre 1902 da una famiglia contadina del villaggio Xishuangtang, nel distretto di Jinghai a Tianjin, Sun Yaoting (il cui nome infantile era Liu Jin) venne evirato dal padre all’età di otto anni. Questo è il resoconto di quanto successe:

    Il giorno dell’evirazione il piccolo Liu Jin, spogliato dei pantaloni, stava disteso sul Kang caldo(un letto di mattoni in uso nel nord della Cina sotto il quale d’inverno veniva acceso il fuoco per confortare il dormiente), tranquillamente. Suo padre con la fronte madida di sudore gli legò strettamente gambe e braccia. Quindi prese un rasoio dal lungo manico, gli toccò la parte radicale tra le gambe, poi strinse il pene e lo scroto del bambino prima di tagliarlo. Il sangue sprizzava dalla parte interna delle gambe colando così sulla carta bianca posta sul letto...
    Liu Jin non ebbe il tempo di gridare: dopo una convulsione improvvisa di tutto il corpo cadde in deliquio.
    La porta si aprì improvvisamente: lo zio paterno era ritornato urgentemente dal villaggio Nanliumu per raccontare il modo di curare il ferito. In fretta mise una pentola sul fuoco e versò olio di sesamo e noci moscate. Quando le noci moscate erano bruciate, le vagliava e freddava l’olio di sesamo. Immerse quindi alcuni pezzi carta fatti con bambù nell’olio, e poi li applicò sulla parte ferita. Ogni tanto li cambiava. Il sudore bagnava i vestiti del padre che, frenando a stento le lacrime, curava il figlio con l’aiuto del fratello.
    Subito dopo l’evirazione inserirono un tubicino (di solito si usava una penna d’oca perché il diametro è più grosso) all’ingresso uretrale avente la funzione di catetere. Operazione questa necessaria perché altrimenti il paziente non avrebbe più potuto urinare e avrebbe dovuto subire una seconda incisione.
    Il membro virile di Liu Jin venne messo nell’olio di sesamo con le noci moscate, quindi avvolto con una carta oleosa e posto in un nuovo sheng (un recipiente di misura del riso). Infine si sollevò il pacco di carta oleosa con una corda: il significato era di alzarsi in alto.
    Qualche anno dopo l’evirazione, Sun Yaoting entrò nella corte imperiale. Quando però Pu Yi, l’imperatore Xuantong, fu costretto ad abdicare, Sun divenne, in un primo momento, un eunuco della corte familiare del settimo zio dell’imperatore.

    ..........................

    Dopo questa lettura da contorni cruenti, forse ci viene più utile la comprensione di cosa intendesse dire Gesù con il farsi eunuchi per il Regno dei Cieli....Gesù NON VOLEVA QUESTO..e non vuole che i suoi subiscano un atto così tremendo...Cristo chiede una castità DI CUORE E DI MENTE DALLA QUALE E PER LA QUALE SI PUO' DIVENTARE EUNUCHI, SENZA EVIRAZIONI.......MA PORTANDO FRUTTI GRANDI AL REGNO DEI CIELI.........anche perchè, come leggeremo gli eunuchi non venivano privati del DESIDERIO SESSUALE........

    Tra gli eunuchi di corte inoltre si raccontava che: "L’uomo castrato è debole di energia maschile, non sopporta il freddo. Se persiste nel lavarsi i piedi con acqua calda prima di andare a letto e poi frega il cuore delle piante, può rafforzare la circolazione del sangue e l’energia maschile".

    Fare il servizio per il padrone — professionalmente a palazzo si diceva: "servo superiore" — consisteva nel fare attenzione alla salute. Non solamente dovevano tagliarsi le unghie, neppure doveva restare un po’ di nero, inoltre dovevano fare la doccia e cambiarsi la biancheria sovente perché la cosa più importante era che non si doveva avere un odore sgradevole.
    E poiché, come già detto, a causa dei loro problemi fisiologici, gli eunuchi erano affetti da incontinenza, se per alcuni giorni non facevano il bagno, emanavano un odore acre d’urina. Quindi per evitare questo inconveniente facevano spesso la doccia e compravano profumi e creme, così che anche da lontano si potesse sentire il profumo......

    A volte gli eunuchi giovani ricevevano strane attenzioni: i loro corpi nudi e bianchi attiravano gli sguardi lascivi degli eunuchi anziani. Alcuni giovani divennero accompagnatori degli anziani e la parola "maestro" assunse un significato nuovo, osceno anche perchè non pochi di questi giovani eunuchi finirono per essere iniziati ai piaceri sessuali degli uomini di corte.

    I disturbi cronici di cui erano affetti, accompagnati spesso da un senso di inferiorità fisica, spiegano in parte il peculiare carattere degli eunuchi, quale lo conosciamo dalla storia e dalla letteratura cinesi. Essi di regola erano altezzosi e, per natura, estremamente diffidenti, suscettibili e facili a sbalzi d’umore. Erano per lo più dediti ai piaceri della vita, e molti erano famosi per la loro golosità, anche se non sembra che fossero grandi bevitori. Una piccola divinità chiamata anche "Erwuyan", protettore degli eunuchi e dei servi, era il dio più venerato dagli eunuchi. Il 2 e il 16 di ogni mese, si andava sulla collina artificiale Duixiu per esprimere il proprio rispetto al dio. Durante il giorno del sacrificio, gli eunuchi andavano a turno a inginocchiarsi davanti al dio portando incensi ed offerte, perché chi lo venerava di tutto cuore, avrebbe ricevuto la fortuna.
    Ma la loro invalidità era compensata da molti vantaggi, e si direbbe che nell’insieme essi accettassero la loro sorte con una certa filosofia.

    Dopo un periodo più o meno lungo di "apprendistato" agli eunuchi veniva affidato un nome. Da quel momento diventavano eunuchi ufficiali e prendevano il salario ufficiale.
    Nella sola corte di Duan Kang (concubina dell’imperatore Guangxu) vivevano 121 eunuchi ufficiali alle dipendenze di 13 capi eunuchi, mentre nella corte Jianfu, durante il "regno" di Pu Yi, gli eunuchi presenti erano oltre mille.

    Non si sa con esattezza da quale generazione gli eunuchi abbiano iniziato ad ereditare i nomi. Certo è che anche dopo morti i loro nomi rimanevano inseriti allo stesso posto nel registro ufficiale. Per impedire che il capo degli eunuchi continuasse a prendere da solo il salario degli eunuchi morti, il governo decise che bisognava informare anche i padroni: ma si ottenne così che anche imperatrice e concubine divennero complici del capo degli eunuchi. Anzi, nel periodo finale della dinastia Qing dividersi i soldi necessari all’acquisto del nome era diventato un affare comune.

    Questi servitori costituivano un gruppo compatto e organizzato, i cui membri si aiutavano fra loro e favorivano i reciproci interessi.

    Ma è vero che gli eunuchi si sposavano? Si!

    Una volta insediati nelle loro cariche, gli eunuchi prendevano solitamente una moglie che si curasse di loro e adottavano dei figli per perpetuare la discendenza.
    Il matrimonio tra un eunuco e una damigella era molto comune. Era il segreto di pulcinella nella corte imperiale durante la dinastia Ming, e una moda nell’ultimo periodo della dinastia Qing.
    Questo capitava per molte ragioni; non avendo il problema del vitto, per esempio, il famoso eunuco Zhang Xiaode, prese alcune mogli a Tianjin dopo l’uscita dalla corte, allo scopo di sfogare la propria frustrazione sessuale. Nonostante la mutilazione degli organi genitali, persisteva il desiderio sessuale, specialmente negli eunuchi della terza età, forse più forte rispetto alle persone normali.
    Anche se per alcuni eunuchi, generalmente disprezzati dagli altri, sposarsi era solamente un mezzo per dimostrare la propria ricchezza e un modo per trovare conforto e fuggire dalle frustrazioni sessuali, per la maggior parte di loro il matrimonio serviva solamente ad avere una vita stabile, sotto forma di una famiglia, per ripagare la sofferenza delle varie umiliazioni subite a corte.
    Gli eunuchi della corte volevano tre cose, se avevano soldi: comprare una casa, sposarsi o prendere una concubina fuori della corte, e adottare il figlio di qualcuno per avere un erede. Infatti, il credo confuciano "Esistono tre mancanze all’ubbidienza verso i genitori e quella di non avere eredi è la più grave" era molto sentito fra gli eunuchi.

    Esisteva anche un tipo di matrimonio denominato dagli eunuchi "la coppia che cerca fortuna nel matrimonio". All’inizio della carriera, gli eunuchi molto belli e giovani, avevano molto tempo per curare il proprio aspetto, i loro abiti erano molto sontuosi, di conseguenza era facile per loro conquistare l’amore di una fanciulla senza esperienza della vita che si rendeva conto dell’errore quando ormai era troppo tardi. Di solito le conseguenze erano terribili.

    Esisteva un tipo d'eunuco sconosciuto al mondo, costituito per la maggior parte da vecchi che subivano i maltrattamenti del padrone e del capo degli eunuchi nella corte. Questi, dopo l’uscita dalla corte si prendevano una giovane moglie o una concubina. Ancora una volta le conseguenze erano tragiche, perché ritorcevano le pene crudeli subite durante la vita di corte sulla moglie o la concubina, come risultato della metamorfosi del maltrattamento sessuale.
    Per questi motivi era molto diffuso il detto nella vecchia Beijing: "Se vuoi provare un dolore mai patito, sposa un eunuco".
    Si può affermare che agli occhi di alcune persone l’eunuco era e rimane il simbolo del maltrattamento sessuale.

    Gli eunuchi che, dopo l’uscita dalla corte imperiale, volevano entrare in un monastero, dovevano pagare cento yuan prima di lasciare la corte, altrimenti non avrebbero potuto varcarne la soglia. Dopo l’uscita dalla corte dovevano servire quattro anni gratuitamente, dopodiché, se non si erano compiute azioni che violavano la disciplina, venivano accettati ufficialmente.
    Gli eunuchi del monastero si dividevano in ricchi e poveri. Quelli ricchi potevano vivere nel monastero insieme alla moglie, come pure ai parenti delle tre generazioni.

    Nel corso dei secoli gli eunuchi hanno rappresentato all’interno del Palazzo un nucleo compatto che ha sempre avuto un ruolo di primo piano in ogni politica di corte, e la loro influenza fu troppo spesso deleteria per la politica e l’economia cinese. Non va però dimenticato che ci furono anche alcuni singoli eunuchi che si adoperarono per il bene pubblico e altri che si dimostrarono abili condottieri come l’ammiraglio eunuco Cheng He, chiamato Sanbao taijian, il Grande Eunuco dai Tre Gioielli, il quale non solo diede lustro alla dinastia Ming ma è anche, come afferma Foccardi nel suo Viaggiatori del Regno di Mezzo, uno dei quattro o cinque ammiragli nella storia dell’umanità che contribuirono ad allargare l’orizzonte delle conoscenze umane.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  6. #6
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    UDIENZA GENERALE

    17 marzo 1982



    74 La vocazione alla castità nella realtà della vita terrena



    1. Continuiamo la riflessione sulla verginità o celibato per il Regno dei cieli: tema importante anche per una completa teologia del corpo.

    Nell'immediato contesto delle parole sulla continenza per il Regno dei cieli, Cristo fa un confronto molto significativo; e questo ci conferma ancor meglio nella convinzione che egli voglia radicare profondamente la vocazione a tale continenza nella realtà della vita terrena, facendosi così strada nella mentalità dei suoi ascoltatori. Elenca, infatti, tre categorie di eunuchi.

    Questo termine riguarda i difetti fisici che rendono impossibile la procreatività del matrimonio. Appunto tali difetti spiegano le due prime categorie, quando Gesù parla sia dei difetti congeniti: «Eunuchi che sono nati così dal ventre della madre» (Mt 19,11), sia dei difetti acquisiti, causati da intervento umano: «Ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini» (Mt 19,12). In entrambi i casi si tratta dunque di uno stato di coazione, perciò non volontario. Se Cristo, nel suo confronto, parla poi di coloro «che si sono fatti eunuchi per il Regno dei cieli» (Mt 19,12), come di una terza categoria, certamente fa questa distinzione per rilevare ancor più il suo carattere volontario e soprannaturale. Volontario perché gli appartenenti a questa categoria «si sono fatti eunuchi»; soprannaturale, invece, perché l'hanno fatto «per il Regno dei cieli». 2. La distinzione è molto chiara e molto forte. Nondimeno, forte ed eloquente è anche il confronto. Cristo parla a uomini, ai quali la tradizione dell'antica alleanza non aveva tramandato l'ideale del celibato o della verginità. Il matrimonio era così comune che soltanto un'impotenza fisica poteva costituirne una eccezione. La risposta data a discepoli in Matteo (19,10-12) è ad un tempo rivolta, in un certo senso, a tutta la tradizione dell'Antico Testamento. Lo confermi un solo esempio, tratto dal Libro dei Giudici, al quale ci riferiamo qui non tanto a motivo dello svolgimento del fatto, quanto a motivo delle parole significative, che lo accompagnano. «Mi sia concesso... piangere la mia verginità» (11,37), dice la figlia di Iefte a suo padre, dopo aver appreso da lui di essere stata destinata all'immolazione per un voto fatto al Signore (nel testo biblico troviamo la spiegazione di come si giunse a tanto). «Va'; - leggiamo in seguito - e la lasciò andare... Ella se ne andò con le compagne e pianse sui monti la sua verginità. Alla fine dei due mesi tornò dal padre ed egli fece di lei quello che aveva promesso con voto. Essa non aveva conosciuto uomo» (Gdc 11,38-39). 3. Nella tradizione dell'Antico Testamento, a quanto risulta, non c'è posto per questo significato del corpo, che ora Cristo, parlando della continenza per il Regno di Dio, vuole prospettare e rivelare ai propri discepoli. Tra i personaggi a noi noti, quali condottieri spirituali del popolo dell'antica alleanza, non vi è alcuno che avrebbe proclamato tale continenza a parole o nella condotta. Il matrimonio, allora, non era soltanto uno stato comune, ma, in più, in quella tradizione aveva acquisito un significato consacrato dalla promessa fatta ad Abramo dal Signore: «Eccomi: la mia alleanza è con te e sarai padre di una moltitudine di popoli... E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te nasceranno dei re. Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te» (Gn 17,4.6-7). Perciò nella tradizione dell'Antico Testamento il matrimonio, come fonte di fecondità e di procreazione in rapporto alla discendenza, era uno stato religiosamente privilegiato: e privilegiato dalla stessa rivelazione. Sullo sfondo di questa tradizione, secondo cui il Messia doveva essere «figlio di Davide» (Mt 20,30), era difficile intendere l'ideale della continenza. Tutto perorava a favore del matrimonio: non soltanto le ragioni di natura umana, ma anche quelle del Regno di Dio. 4. Le parole di Cristo determinano in tale ambito una svolta decisiva. Quando egli parla ai suoi discepoli, per la prima volta, sulla continenza per il Regno dei cieli, si rende chiaramente conto che essi, come figli della tradizione dell'Antica Legge, debbono associare il celibato e la verginità alla situazione degli individui, specie di sesso maschile, che a causa dei difetti di natura fisica non possono sposarsi («gli eunuchi»), e perciò si riferisce direttamente a loro. Questo riferimento ha uno sfondo molteplice: sia storico che psicologico, sia etico che religioso. Con tale riferimento Gesù tocca - in certo senso - tutti questi sfondi, come se volesse dire: So che quanto ora vi dirò dovrà suscitare grande difficoltà nella vostra coscienza, nel vostro modo di intendere il significato del corpo; vi parlerò, difatti, della continenza, e ciò si associerà indubbiamente in voi allo stato di deficienza fisica, sia innata sia acquisita per causa umana. Io invece voglio dirvi che la continenza può anche essere volontaria e scelta dall'uomo «per il Regno dei cieli». 5. Matteo, al cap. 19, non annota alcuna immediata reazione dei discepoli a queste parole. La troviamo più tardi solamente negli scritti degli Apostoli, soprattutto in Paolo (cfr.1Cor 7,25-40; vedi anche Ap 14,4). Ciò conferma che tali parole si erano impresse nella coscienza della prima generazione dei discepoli di Cristo, e poi fruttificarono ripetutamente e in modo molteplice nelle generazioni dei suoi confessori nella Chiesa (e forse anche fuori di essa). Dunque, dal punto di vista della teologia - cioè della rivelazione del significato del corpo, del tutto nuovo rispetto alla tradizione dell'Antico Testamento -, queste sono parole di svolta. La loro analisi dimostra quanto siano precise e sostanziali, nonostante la loro concisione (lo costateremo ancor meglio, quando faremo l'analisi del testo paolino della prima lettera ai Corinzi, capitolo 7). Cristo parla della continenza «per» il Regno dei cieli. In tal modo egli vuole sottolineare che questo stato, scelto coscientemente dall'uomo nella vita temporale, in cui di solito gli uomini «prendono moglie e prendono marito», ha una singolare finalità soprannaturale. La continenza, anche se scelta coscientemente e anche se decisa personalmente, ma senza quella finalità, non entra nel contenuto del suddetto enunciato di Cristo. Parlando di coloro che hanno scelto coscientemente il celibato o la verginità per il Regno dei cieli (cioè «si sono fatti eunuchi»), Cristo rileva - almeno in modo indiretto - che tale scelta, nella vita terrena, è unita alla rinuncia e anche ad un determinato sforzo spirituale. 6. La stessa finalità soprannaturale - «per il Regno dei cieli» - ammette una serie di interpretazioni più dettagliate, che Cristo in tale passo non enumera. Si può però affermare che, attraverso la formula lapidaria di cui egli si serve, indica indirettamente tutto ciò che è stato detto su quel tema nella Rivelazione, nella Bibbia e nella Tradizione; tutto ciò che è divenuto ricchezza spirituale dell'esperienza della Chiesa, in cui il celibato e la verginità per il Regno dei cieli hanno fruttificato in modo molteplice nelle varie generazioni dei discepoli e seguaci del Signore.

    E' vero che Geremia doveva, per esplicito ordine del Signore, osservare il celibato (cfr. Ger 16,1-2); ma questo fu un «segno profetico», che simboleggiava il futuro abbandono e la distruzione del paese e del popolo.

    E' vero, come è noto dalle fonti extrabibliche, che nel periodo intertestamentario il celibato era mantenuto nell'ambito del giudaismo da alcuni membri della setta degli Esseni (cfr. Giuseppe Flavio, «Bell. Jud.», II, 8,2: 120-121; Filone Al., «Hypothet.», 11,14); ma ciò avveniva al margine del giudaismo ufficiale e probabilmente non persistette oltre l'inizio del II secolo.

    Nella comunità di Qumran il celibato non obbligava tutti, ma alcuni dei membri lo mantenevano fino alla morte, trasferendo sul terreno della pacifica convivenza la prescrizione del Deuteronomio (23,10-14) sulla purità rituale che obbligava durante la guerra santa. Secondo le credenze dei Qumraniani, tale guerra durava sempre «tra i figli della luce e i figli delle tenebre»; il celibato fu dunque per loro l'espressione dell'esser pronti alla battaglia (cfr. «1Qm.» 7,5-7).

    Amen
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  7. #7
    torquemada
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    Se è per questo Santa Hildegarda è una delle più grandi compositrici medievali...
    Ma una cosa è cantar l'Ufficio Divino tra monache e un'altra cosa è cantare in Chiesa l'ordinarium e il proprium Missae.
    Giusto per puntualizzare.

    Fraternamente,
    Raimondo

  8. #8
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by torquemada
    Se è per questo Santa Hildegarda è una delle più grandi compositrici medievali...
    Ma una cosa è cantar l'Ufficio Divino tra monache e un'altra cosa è cantare in Chiesa l'ordinarium e il proprium Missae.
    Giusto per puntualizzare.

    Fraternamente,
    Raimondo
    ...vabbè..nun me fa come i protestanti che ci definiscono IDOLATRICI per via della CROCE perchè dicono: una cosa è la CROCE CON IL CROCEFISSO (IDOLATRIA PER LORO) altra cosa è la croce VUOTA............

    cerchiamo sempre il giusto equilibrio......

    fraternamente caterina LD
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  9. #9
    torquemada
    Ospite

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    Permettimi, la tua obiezione è un tantino impertinente...
    Io non dico che una cosa sia meglio di un'altra, faccio solo (o meglio: mi limito a fare ) una distinzione (incontestabile), su una cosa da me non voluta.
    Ciao

  10. #10
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    Red face

    Originally posted by torquemada
    Permettimi, la tua obiezione è un tantino impertinente...
    Io non dico che una cosa sia meglio di un'altra, faccio solo (o meglio: mi limito a fare ) una distinzione (incontestabile), su una cosa da me non voluta.
    Ciao
    ehm.....INCONTESTABILE dici?? e allora la mia osservazione è molto pertinente invece......pensaci su!!

    Fraternamente Caterina LD
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 
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