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  1. #1
    Ecogiustiziere Insubre
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    Thumbs up Meglio figli di puttana che figli della lupa - di G. Oneto (1998)

    Meglio figli di puttana che figli della lupa

    di Gilberto Oneto
    Montanelli è stato un grande giornalista, ha nel suo lungo passato dimostrato grandi capacità professionali, ha anche avuto memorabili momenti di coraggio (che ha pagato di persona) e di coerenza ma è anche stato il cantore del compromesso, dell'italica propensione a servire tutti i vincitori, è stato il temerario fondatore de Il Giornale ma anche quello che diceva di turarsi il naso e votare DC (e a forza di turarsi il naso si rischia di privare il cervello di ossigeno...), ha lasciato il Corriere perché era organo di regime e vi è tornato per lo stesso motivo.È sicuramente meglio degli altri vecchi del giornalismo italiano che hanno vissuto una vita con i pantaloni abbassati: lui li ha abbassati solo qualche volta ma proprio per questo quando lo ha fatto lui è stato peggio.Ormai oggi però i pantaloni non li porta nemmeno più e sta terminando la sua carriera in compagnia di tutti i leccaculo di regime da cui ha sempre cercato di distinguersi.Per questo fa più rabbia e più tristezza.L'ultima tavanata è di martedì scorso. Il suo editoriale sul Corriere è un capolavoro di prostituzione intellettuale.Ci mette dentro tutto e il contrario di tutto.C'è il solito coraggioso slancio di razzismo mediterraneo che descrive i Padani come una congrega di ignoranti, trogloditi e analfabeti.Non vale più neppure la pena di rispondere a vaccate del genere, che gli derivano da frequentazioni pelasgiche. Ripropone poi la capziosa distinzione fra lingue e dialetti che ha appreso dalle veline di regime; confonde l'Italiano con il Toscano e l'Italia con la Toscana (che è anche peggio) e ci insegna che l'unico elemento che unifica fin dal Cinquecento l'Italia è la cultura, scambiando ancora una volta la Toscana con l'Italia.Finisce poi in bellezza, sparando: "insegnerete alle nuove leve padane la Storia degli Insubri, di cui vi proclamate figli, che è come dire figli di padre ignoto, che è come dire figli di puttana". E bravo l'Indro: finiti gli argomenti, anche quelli banali, ritriti, stupidi e spuntati il vecchio patriota passa agli insulti. Evviva.Pensate cosa avrebbe detto se l'avessimo fatto noi, se la Padania avesse scritto che gli Italiani sono figli di buona donna o della lupa. Razzista, isterico, privo di argomenti, fazioso e triviale.E anche ignorante, perché il meglio di sé (si fa per dire) lo dà all'interno dello stesso Corriere, nella sua "Stanza" della posta, abituale teatro delle sue più olimpiche banalità e dove dimostra che senza Roberto Gervaso a scrivere i libri (e a rispondere alle lettere) riesce solo a fare figure da vecchio cioccolataio.Un lettore gli parla dei campi di concentramento dei soldati borbonici in Piemonte e dei morti della guerra del brigantaggio. L'Indro dice di non sapere nulla delle cosiddette "Buchenwald piemontesi" lasciando intendere che se non ne sa nulla lui allora non sono mai esistite. Migliaia di soldati dell'esercito napoletano furono invece deportati all'ex lazzaretto di Livorno, in alcuni conventi di Cagliari, a Lombardore (dove ne passarono 12.447), a Savigliano (CN), a San Maurizio (TO), alla cittadella di Alessandria e alla fortezza di Fenestrelle in Val Chisone che fu, il 22 agosto 1861, teatro di un sanguinoso tentativo di ribellione.Liquida poi la cosiddetta "guerra del brigantaggio" come un "gran brutto episodio", nega che ci siano stati i 700.000 morti incautamente ipotizzati dal lettore ma pontifica che siano stati solo 7.000, che già non sarebbe male per una "operazione di polizia". In realtà furono mobilitati fra 250 e 300 mila uomini (fra soldati italiani e milizie locali) e i morti accertati superarono i 60.000, ben di più di tutte le guerre risorgimentali messe assieme (compresi i morti di colera in Crimea).Imperturbabile Indro: ancora fedele dopo tanti anni alle veline del Minculpop fascista che vietavano di occuparsi di dialetti, considerati "sopravvivenze di un passato che la dottrina morale e politica del Fascismo tende decisamente a superare" (4/6/1943) o che ricordavano che "Il Fascismo è intransigentemente e rigorosamente unitario. L'unità spirituale degli Italiani ha cominciato a formarsi tra il Piave e l'Isonzo ed è stata poi completata dal Fascismo. Bisogna ora evitare qualunque ritorno al passato". (2/8/1933). Eja, eja, Alalà ! Certo, mi rendo conto che non sia facile per chi (come Montanelli) ha avuto per bisnonno uno di quelli che hanno cacciato via dalla Toscana una persona per bene come il Granduca Leopoldo per consegnarla a una masnada di affaristi e mascalzoni, per un cuore che ha sempre palpitato di amor patrio (sia pur sotto camicie e canottiere di diverso colore), per chi è venuto su a veline e sillabari di regime e a poppate di latte di lupa capitolina, di dover ammettere la precarietà morale e l'inconsistenza storica di tutta la brodaglia tricolore in cui ha guazzato per quasi un secolo.Ci dispiace comunque di doverlo intruppare con i Cito e i Mussi di cui in fondo non si merita la cameratesca compagnia. Ma proprio perché è (o è stato) una persona intelligente che non dovrebbe neppure pensarle certe pistolate, figuriamoci scriverle sul quotidiano del Giuanìn Lamera, organo ufficiale della peggiore ammucchiata del regime italione.Ci duole che non riesca a concludere in bellezza (e in saggio silenzio) una carriera lunga e sostanzialmente gloriosa ma che sia finito per diventare uno dei tanti sapüta di regime, un Biagi o un Bocca qualsiasi, cosa che dovrebbe essere per lui il peggiore insulto. Io gli auguro di vivere ancora a lungo, sicuramente fino a vedere la libertà della Padania e la fine della sua italietta scalcinata e fasulla.Sarebbe troppo comodo uscire di scena prima della fine. Gli auguro di godersela invece tutta, fino in fondo, l'agonia della sua patria inventata, e di avere dei tremendi contorcimenti delle sue budella tricolori. E di sentirsela bene la dichiarazione di indipendenza di quei "figli di puttana" dei popoli della Padania. Nei suoi cento dialetti.
    Iunthanaka
    Conte della Martesana

  2. #2
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    La Lupa romana è una cagna bastarda che muore allattando 2 figli di puttana
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    Predefinito

    Felice di non vedere pi* quel vecchio bacucco in televisione. Ognitanto il berlusca ne fa una giusta, purtroppo c'* ancora chi gli d* spazio per le sue vaccate.
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

  3. #3
    Ecogiustiziere Insubre
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    Predefinito 14-05-98

    Come fare gli italiani

    di gilberto oneto
    L'unificazione della penisola italiana è stato il frutto di una brutale operazione militare voluta da una piccola minoranza di invasati, di massoni, di anticlericali e di affaristi, guidata da una dinastia opportunista e subita da milioni di cittadini che non parteciparono ai gloriosi eventi verso i quali erano indifferenti quando non ostili, come le popolazioni meridionali che sono state "convinte" solo con le carneficine della cosiddetta "guerra al brigantaggio". Una farsa di legittimazione è stata trovata in qualche modo con i "Plebisciti", primo episodio di bella democrazia italiona con il loro tristo corollario di violenze, brogli, menzogne, retorica e di mediterranea messinscena. Ma non bastava e, secondo una arcinota espressione attribuita al D'Azeglio, occorreva, una volta "fatta l'Italia", anche "fare gli Italiani". Convincere cioè i sudditi del Regno di essere i fortunati attori di un radioso spettacolo di riscatto civile, della riapparizione della Storia (con la S maiuscola) sui colli fatali di Roma.Sul come convincere i sudditi a essere degni di tanta fortuna si sono i quei giorni radiosi formati due partiti che intendevano risolvere il problema della "formazione degli Italiani" in due modi diversi. Le due tendenze vengono descritte bene da Sergio Romano nel suo Finis Italiae: "Il primo (partito) pensa che gli italiani debbano farsi "col ferro e col fuoco", nel vivo dell'azione, nel crogiolo delle guerre e delle battaglie. (..) Non v'è nazione in Europa che non abbia definito la propria identità e creato il proprio territorio senza lottare per la propria esistenza. La riscrittura romantica della storia italiana può servire a puntellare le pretese della classe dirigente, ma non può sostituire la storia vera. Lo voglia o no l'Italia ha bisogno, per esistere, di guerre e di sangue. Il secondo partito non nega l'utilità delle guerre, ma ne valuta più attentamente i costi e i pericoli. (..) Sa soprattutto, per diretta esperienza, che le guerre costano molto denaro e pesano per molto tempo sul bilancio dello Stato. Per "fare gli italiani" occorre quindi tentare una strada diversa, più graduale, meno rischiosa. Occorre unificare il territorio e le istituzioni, promuovere l'educazione dei cittadini, creare fra essi i vincoli della convivenza economica e della comunità culturale". Al primo partito appartengono commandevoli galantuomini come il Crispi che si inventò alcune stupide guerre coloniali per mettere alla prova i bellicosi istinti degli "eredi di Roma", o come il Di Rudinì che fece massacrare nel '98 i cittadini milanesi colpevoli di non mostrare la dovuta riconoscenza verso chi aveva loro concesso il privilegio di essere italiani. In coerenza con le stesse patriottiche intenzioni sono stati mandati a farsi ammazzare 650.000 giovani nella prima guerra mondiale ("per cementare l'unità nazionale"), si sono "italianizzati" Sloveni, Croati e Sudtirolesi capitati all'interno dei "sacri confini" e sono nati il fascismo e i suoi sgangherati e tragicomici corollari di passi romani, aquile e destini imperiali. Il secondo partito ha invece cercato di unificare gli Italiani nelle scuole, con l'imposizione di una lingua unica, con la commistione delle varie etnie nelle caserme, imponendo leggi uguali, esasperando il centralismo amministrativo e, più di recente, con la televisione e con la sua invadente presenza. Ha cercato di creare una nazione italiana attraverso l'invenzione di una cultura italiana, di un modo di vivere e di una tipologia umana comune, di un carattere che fosse il risultato della sommatoria delle varie realtà diverse che si sono ritrovate ospiti della stessa gabbia tricolore. L'idea era di costruire una sorta di melting pot patriottico, di cucinare un minestrone fatto con tanti ingredienti, di ricavare un colorino beigino dalla somma di tutti i colori diversi della penisola e di stenderlo a sostituire e a coprire tutti gli altri. Ma gli ingredienti di questa operazione alchemica si sono rivelati così diversi e incompatibili da rendere impossibile la loro unione e la distillazione di un loro concentrato nell'alambicco nazionale. Così, invece di sostituire le vecchie identità preunitarie con una nuova identità italiana sorta dalla loro impossibile unione, si è cominciato a sostituire ad alcune di esse l'identità della etnia dominante, quella italiana più propriamente detta e cioè quella meridionale. Al posto di "fare gli Italiani" si è tentato di trasformare in italiano chi non lo era mai stato ed evidentemente neanche voleva esserlo. Per lingua italiana non si è così più inteso il Toscano ma il trasteverino televisivo e cinematografico. La famiglia tipo è diventata quella partenopea delineata dalle soap-opere televisive, la società italiana "normale" quella descritta con commovente continuità dai film neorealisti fino agli sceneggiati sulla Piovra. Il "tipo" classico dell'italiano è diventato il furbastro cagasotto interpretato da Alberto Sordi, la cucina della penisola è quella mediterranea tutta pizza e spaghetti, la bellezza muliebre italiana è quella incarnata da certe attricette poppute e peluriose dall'incanto nord- magrebino, la canzone è quella partenopea, "O sole mio" il vero inno nazionale. La nazionale di calcio (unico vero e granitico baluardo di amor patrio) ha la stessa casacca del Napoli e della Lazio. Anche l'ambiente fisico italiano si è mediterraneizzato: pochi alberi, tanto ruffo e sbrodolate di casette col tetto piatto e color bianco-Panarea. Dalle più sciagurate giornate della nostra storia sono passati quasi centoquarant'anni e le hanno provate tutte: ferro e fuoco, spaghetti e pummarola, bagni di sangue e festival di San Remo. Non sono riusciti a "fare gli Italiani" ma solo a "far fare gli italiani" ad alcuni padani, sudtirolesi, toscani e sardi. Ma solo ai più mona.
    Iunthanaka
    Conte della Martesana

  4. #4
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito

    Sempre bello rileggersi queste perle di padanismo, oggi che siamo immersi in un mare di berlusconismo e di itaglianismo.


    Dalla prefazione di Gilberto Oneto al libro "L'Italia non esiste" di Sergio Salvi:

    L'Italia in quanto entità identitaria non esiste. Ma esiste purtroppo in quanto entità oppressiva e repressiva, in quanto motore di annientamento di libertà e di autonomie: esistono l'Irpef, il modello Unico, la Digos, il Codice Rocco, la Cartolina Precetto, il Manuale Cencelli, l'Inam. Esiste tutto un parafernale raccattato dalla peggiore tragicomica paccottiglia romano-imperiale, papalina, borbonica, giacobina, burocratica, massonica, prefettizia, fascista, sindacalista, da tutte le molteplici e ugualmente odiose maschere dietro cui si nasconde per fare finta di esistere questo mostro untuoso, pelasgico e tracotante che invece proprio non esiste.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

 

 

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