La risposta è, ovviamente, prendere la macchina fotografica, precipitarsi di sotto e scattare. La cosa è andata così: una domenica un po' di tempo fa (marzo o aprile, non mi ricordo) ero a casa che mi facevo gli affari miei quando sento un rumore di elicottero insolito. Thwump, thwump, piuttosto lento, tipo un insettone mostruoso. Non il solito rumore che fanno gli elicotteri che vanno ai vicini ospedali, generalmente dei Bell 212 o 412, o quello che atterra alla sede della Georgia Power, l'Enel locale, che credo sia un Sikorsky 76. Macchine rispettabili, per carità, ma non certo dei pesi massimi. E niente di paragonabile agli zanzaroni delle tv locali che vanno, tutti i pomeriggi, a riprendere il traffico bestiale dei suburbani che tornano a casa per andare a consumare la loro porzione del sogno americano.
No, questo era tutt'altro rumore, persino sinistro. Dunque acchiappo al volo la Nikon che sta sempre vicino alla porta e mi catapulto di fuori, in cerca dell'elicottero che intanto è sempre più vicino. Bene, a un certo punto mentre mi aggiro per le strade con la testa all'insù come un pirla lo vedo: è un Sikorsky S-61 giallo, mai visto prima, sembra una vespa-godzilla pompata di steroidi e svolazza in mezzo ai grattacieli con un'agilità sorprendente per un bestione del genere. Mi metto a correre verso l'elicottero che intanto si sta abbassando. E abbassando, e abbassando... mica vorrà atterrare? In piena città? Be', sì, è atterrato per davvero, in un parcheggio. Assolutamente incredibile!
Le due foto migliori (per le altre, più sotto...):
http://www.airliners.net/open.file/847192/L/
http://www.airliners.net/open.file/847193/L/
Non c’è voluto molto per intavolare con i tipi dell’equipaggio, appena scesi, una bella chiacchierata. Mi hanno spiegato che sono della Carson Helicopters, che sono di base in Pennsylvania e che girano per gli Stati Uniti con una flotta di S-61 per fare lavoro aereo di varia natura, dall’antincendio al portare in cima a un hotel i tubi del condizionamento d’aria, come appunto facevano quel pomeriggio ad Atlanta (di domenica, altrimenti col traffico sarebbe stato impossibile atterrare -- e già così è stato un numero clamoroso, al quale non avrei creduto se non l’avessi visto.)
I tipi erano dei personaggi da Bruce Springsteen, working class con la panza da birra e i baffi e, appunto trattandosi di personaggi springsteeniani, con le casse degli attrezzi (dei tronchi da un quintale, che sollevavano in due senza fiatare) tappezzate di adesivi del sindacato metalmeccanici. Siccome è gente che mi sta simpatica, americani di una specie che un tempo era diffusa tra Detroit e il New Jersey e ora va scomparendo, inesorabilmente marginalizzata da un’economia globale che non capiscono e che li spinge a votare per paura un certo signore texano che non fa i loro interessi, gli dedico una fotina. Niente nostalgie operaiste da europeo, per carità, ma guardateli e dite un po’ se non vi suona in testa “Born in the USA”.
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Qui si vede l'estremità particolare delle pale -- mi hanno spiegato che non ce l'hanno tutti gli S-61, ma loro sì -- e come si vede, il tizio la panza da birra ce l’ha per davvero.
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Quando sono partiti, hanno mandato un po’ degli operai dei camion che avevano portato i tubi a bloccare le strade intorno e a togliere le lattine e altri oggetti che altrimenti sarebbero stati spazzati a velocità micidiale dal rotore. Io mi sono messo a una decina di metri, dietro a un muretto, sperando di riuscire a fare una foto all’S-61 in decollo. Inutile dire che nel tifone istantaneo sollevato dalle pale ho fatto giusto in tempo a mettere la testa bassa... Loro sono saliti con un rateo impressionante, veramente un razzo. E io sono andato via contento. Chiudo con una foto d'insieme. E' proprio lungo, e fa un rumore fantastico, le turbine che si avviano hanno un sibilo/urlo la cui violenza mi ha stupito.
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