Reggio Calabria, venerdì 27 maggio 2005

RESOCONTO CONFERENZA STAMPA

Agli Organi di Stampa


Il centrosinistra alla Regione Calabria è partito col piede sbagliato.
Come elettori del centrosinistra ci auspicavamo una svolta nei comportamenti, innanzi tutto relativamente al rispetto della leggi e delle norme. Il primo atto di Loiero va nella direzione opposta.
Il decreto n. 71/2005 con il quale il neo presidente ha inteso riordinare i servizi è (come minimo) illegittimo, perché la competenza in materia e' attribuita dalla legge alla Giunta regionale, infatti l’articolo 7, comma 1, della Legge regionale 7 agosto 2002, n. 31, dispone che «l’ordinamento della struttura organizzativa dell’Amministrazione regionale e le relative attribuzioni sono determinate da appositi atti organizzativi assunti, dalla Giunta regionale”.
Quel decreto quindi e' palesemente illegittimo e va ritirato ed eventualmente sottoposto all'approvazione della Giunta Regionale se lo si vuole rendere operativo;
Oltre che essere contrario alla legge, il decreto lascia molte perplessità sul piano dei contenuti.
Due gli aspetti di particolare gravità:
1) la previsione dell'assunzione da parte del presidente di 15 nuovi giornalisti chiamati ad personam, senza alcuna procedura trasparente di selezione;
2) la creazione “dell’osservatorio sulla legalità” costituito da dieci personalità nominate direttamente dal Presidente, alle quali verrà corrisposto un gettone di presenza di 300 euro più le spese sostenute e documentate, che a loro volta potranno avvalersi di dieci “esperti” assunti a contratto dal Segretario generale.

Avevamo sperato che con l’avvento del centrosinistra si desse finalmente un taglio netto al malcostume politico ed amministrativo che ha caratterizzato la passata legislatura regionale di centrodestra, durante la quale – anche per la responsabilità consociativa di buona parte del centrosinistra e di tanti che ancora oggi siedono sui banchi del Consiglio– si sono consumate vicende come quella del famigerato “Concorsone” che ancora grida vendetta agli occhi dei tanti disoccupati calabresi che non hanno “santi in paradiso”.
Ci auguravamo, anche in virtù dei reiterati richiami elettorali e programmatici sull’etica dell’azione politica, al punto che il centrosinistra ha approvato un suo “codice etico”, di non dover più assistere a comportamenti tipici di tante nostre amministrazioni locali, dove sindaci e presidenti una volta eletti si ritengono al di sopra delle leggi e delle regole, dei padreterni a cui tutto è concesso, e che possono infischiarsene del rispetto della legalità perché il loro potere deriva direttamente dal popolo e non dal voto delle assemblee: questa “cultura” da paese sudamericano ha trovato la sua massima espressione nel berlusconismo e nei suoi più modesti replicanti locali, ma dobbiamo constatare che ha attecchito diffusamente anche nel centrosinistra.
Ebbene, noi non siamo disponibili a subire oltre in silenzio. Chiediamo il rispetto pieno della legalità; chiediamo che non si sperperino le risorse pubbliche assumendo negli enti in maniera surrettizia uno stuolo di consulenti e di compari che alla prima occasione buona saranno stabilizzati; chiediamo che innanzi tutto si utilizzino le risorse interne, il personale in forza agli enti, facendolo produrre e lavorare e stanando i fannulloni; chiediamo che laddove occorre sopperire ad obiettive carenze di personale, si avviino procedure trasparenti di chiamata di soggetti esterni; che i consulenti di cui necessitano presidenti, assessori e quant’altro svolgano la loro opera esclusivamente a titolo gratuito e con semplici rimborsi spese: non è possibile, infatti, non è lecito, non è morale, davanti alla crisi di lavoro e alla disastrosa situazione delle finanze regionali, pensare di costituire commissioni, comitati e consulte che comportino ulteriori ingiustificate spese, mentre ai cittadini si chiedono i ticket sui medicinali!
Chi viene eletto è chiamato a fare un servizio alla collettività non a gestire gli enti con la logica proprietaria del padrone di casa: negli enti si è ospiti temporanei, non padroni.
Piuttosto che creare comitati e assumere consulenti, il centrosinistra dia un segnale forte di moralizzazione sul fronte delle spese, adottando un provvedimento se non di riduzione ( che non guasterebbe, visto il livello degli emolumenti) almeno di blocco delle indennità per consiglieri ed assessori per l’intera legislatura, nonché per i manager dei vari enti subregionali: sarebbe un bel segnale per tutti i calabresi.
Insomma, dal centrosinistra ci attendiamo più moralità e rigore ed il pieno rispetto della legalità, avvertendo che ove si dovesse dare seguito ad atti illegittimi non esiteremo a rivolgerci a tutti gli organismi in grado di contrastare l’illegalità diffusa, non esclusa la stessa autorità giudiziaria.
Al Presidente ed alla Giunta chiediamo perciò: il rispetto della legge con l’approvazione in Giunta del riordino degli uffici; l’esclusione di qualsiasi forma di indennità o gettone di presenza per tutti coloro che vengono chiamati a collaborare in qualità di esperti e/o consulenti; l’adozione di procedure pubbliche e trasparenti di chiamata per tutti i soggetti andranno ad essere inseriti nelle attività regionali e per i quali viene prevista una qualche forma di contrattualizzazione del rapporto; il blocco al livello attuale e per tutta la legislatura delle indennità di carica di consiglieri ed assessori e delle retribuzioni dei manager di nomina regionale nei vari enti.


www.governocivico.perlacalabria.it