Individuo, famiglia, Stato: l´ordine naturale delle cose.
Dott. F. Agnoli
La concezione identitaria ed autonomista è lontanissima dall'individualismo, che non riconosce le società naturali, e dal centralismo e dalla statolatria, che annullano l'individuo nella massa: cerca invece un equilibrio vitale, essenziale tra l'io e il tu, tra il noi e il voi.
Charles Maurras scriveva: "La società è composta di società, vale a dire di raggruppamenti di esseri umani che potranno essere uomini un giorno con l'aiuto della società, ma ai quali è naturale, intanto, di vivere raggruppati, sia per continuare la vita, come è il caso delle famiglie, sia per fortificarla, accrescerla ed abbellirla e questo è il caso dei comuni e dei sindacati ... dei corpi, delle compagnie letterarie, scientifiche o artistiche di ogni genere…In realtà lo Stato è di molto posteriore a questi raggruppamenti. Li riconosce, ne tiene registro. Non li crea…Quando lo Stato si forma non soltanto le famiglie, ma associazioni di ogni sorta sono formate o sbozzate da tempo. E' ben un elemento centrale della società, ma ordinato per difenderla ed organizzarla, non per distruggerla…La famiglia fonda lo Stato…la società comincia dalla famiglia, sua prima entità…Lo Stato, qualunque sia, è il funzionario della Società".
Analogamente il leader del Carlismo spagnolo: "Più società, meno Stato: lo Stato non può essere composto da un pulviscolo di individui, bensì da un tessuto di società organiche, da famiglie di famiglie prodotte non tanto dall'astratta natura sociale degli uomini quanto dai concreti legami storici che uniscono gerarchicamente tra loro individui, famiglie, clan, gruppi, professioni, associazioni di vario genere…Nell'universo c'è ordine perché c'è diversità. L'unità è diversità gerarchizzata di beni, fini e nature nel mondo creato"; per questo occorre "restaurare le libertà concrete, le uniche realmente esistenti". Infatti "il principio pagano della confusione delle due potestà, civile e religiosa, in una stessa sovranità, e l'assolutismo conseguente, trasmesso, attraverso tutti i cesarismi dall'età media, ai tiranni protestanti del nord, e da questi alle monarchie assolute, è raccolto poi dall'unitarismo collettivo della volontà generale, da cui si faceva dipendere perfino l'esistenza sociale, ed elevato a dottrina nel panteismo che considera lo Stato la più alta manifestazione dello Spirito (il riferimento è alla filosofia di Hegel, ndr.)…Così si è formata la gigantesca piramide dello Stato moderno, che aumenta sempre di più in maniera direttamente proporzionale alle idee che stritola e alle società disfatte (famiglia in primis) che assimila" (F.Elias de Tejada, Il Carlismo, Thule).


La difesa della vita.

La solidarietà, il sostegno ai più deboli, la difesa degli innocenti e dei diritti passano evidentemente dal rispetto per la vita, fin dal suo sorgere, dal suo svilupparsi. Altrimenti sono un flatus vocis, un'espressione vaga, un'ideologia distaccata dalla realtà, che si vuole applicare ai lontani, ma che viene negata ai vicini, al prossimo, nel senso etimologico del termine. Negli anni Settanta la sinistra, insieme alle destre liberal-capitaliste (PRI, PLI), ha sostenuto l'introduzione in Italia dell'aborto libero, gratuito, a spese dello Stato. Si è lottato in ogni modo per riconoscere la legge del più forte, per occultare la spaventosa realtà dell'omicidio con espressioni ingannevoli: quel bimbo che si muove nell'utero materno come un astronauta nella capsula spaziale, che scalcia se la mamma è seduta male o se compie un movimento brusco, che si succhia il dito e percepisce suoni e rumori esterni, è diventato, nella terminologia degli abortisti un "feto", un "grumo di sangue", un "brufolo", un "parassita" e la sua uccisione, semplicemente, "interruzione volontaria di gravidanza" (grazie alla "diplomazia" degli pseudo-cattolici del PCI, i catto-comunisti Gozzini, La Valle…).
Eppure l'aborto è un delitto orribile, perché colpisce l'innocente, colui che non può difendersi, e perché non rimane senza conseguenze sulla madre, anche se spesso nessuno la avvisa di ciò: anche lei rischia, perché può andare incontro alla perforazione dell'utero, alla sterilità, ad un ossessionante senso di colpa che le può impedire di diventare madre per tutta la vita. Un medico abortista racconta infatti che dopo il primo aborto alcune mamme vanno incontro ad "aborti ripetuti", non perché non vogliano figli del tutto, ma "per autopunizione. Il meccanismo psicologico è: non potrò più essere madre perché ho abortito" (La Repubblica delle donne, 24 maggio 2003).
(Per vedere cosa sia veramente l'aborto, anche attraverso l'ausilio fotografico, si consiglia il libro Aborto: il genocidio del XX secolo, Effedieffe, largo V.alpini 9, 20145 Milano).


Evidentemente collegati a questo sono gli altri problemi che si pongono urgentemente all'attenzione di chi abbia a cuore la difesa della vita in tutte le sue forme: la sperimentazione sugli embrioni, la tutela della famiglia, l'introduzione della droga libera ecc.
Riportiamo qui una breve antologia di pensieri espressi su queste tematiche da autorevoli uomini della sinistra:


1) La famiglia


C. Fourier: "...godete l'istante, fuggite l'unione matrimoniale o di altro genere che non soddisfi immediatamente le vostre passioni" ( Cit. in Igor Safarevic, "Il socialismo", La casa di Matriona, Milano, '80; Fourier è uno dei più noti pensatori comunisti dell'800; fra le sue teorie ricordiamo la difesa-esaltazione della prostituzione).
Marx ed Engels: "Distruggere la famiglia! Anche i radicali più arrabbiati si turbano di fronte a questo abominevole progetto dei comunisti...la famiglia borghese dovrà naturalmente cadere...Ma voi comunisti volete introdurre la comunanza delle mogli! Ci grida in coro tutta la borghesia" ( "Manifesto del partito comunista", Newton, Roma, '94).
Il'inskij: "Nella società socialista futura...la famiglia dovrà evidentemente morire...probabilmente in sostituzione della famiglia nasceranno altre forme di unione sessuale." (Cit.in I Safarevic, op.cit., p.320).
Rossana Rossanda: "...un movimento comunista deve battersi per la fine della famiglia" ("Cinque lezioni sul '68", supplemento al n.34 di Rossoscuola, Torino, 1987.Il Manifesto è un quotidiano comunista che ha la sua preistoria nel P.C.I; la Rossanda ne è stata a lungo direttrice, seguita dall'onorevole verde Mauro Paissan, e da altri).
Lidia Ravera: "Ricordo di aver preso la parola in un seminario contro la famiglia..." ("Sette", n.15, 1998; la Ravera è giornalista de "l'Unità" da molti anni).
D.Cooper:"La morte della famiglia"( Einaudi, 1972; altro testo in voga all'interno della sinistra, in cui il matrimonio è un "patto suicida" che porta a dimenticare l'io, mentre noi "apparteniamo solo a noi stessi", e dobbiamo riconoscere la liceità dell'incesto e all'omosessualità.
D.Cohn Bendit: "Far tabula rasa e ricostruire tutto di nuovo...l'abolizione del matrimonio in quanto istituzione politica, religiosa, giuridica, civile..." ("L'estremo rimedio alla malattia senile del comunismo", Einaudi, 1969. Cohn Bendit è forse il
massimo leader internazionale del '68, rappresentante oggi di quella maggioranza governativa di sinistra che in Germania propone le coppie di fatto, la legalizzazione delle droghe leggere e pesanti, la pensione alle prostitute e la revisione delle leggi anti-terrorismo v. "Il Gazzettino", 8/11/'98)..
Pablo Echaurren, nella sua raccolta di documenti sul '68, evidenzia con orgoglio il "rifiuto della famiglia", l'amore libero, omosessuale e non, la "marjiuana libera negli USA", oltre che il terrorismo ed il rifiuto del lavoro.(P.Echaurren, "Parole ribelli. 68 e dintorni", "Stampa Alternativa", Graffiti, Roma, '98; Echaurren proviene da "Lotta Continua" come Manconi, Lerner, Sofri, Boato, Rostagno...).


2) Sperimentazione sugli embrioni

Gianni Vattimo, europarlamentare DS : "...c'è il rischio che degli embrioni si faccia commercio, che si operino manipolazioni illimitate, tali, si sottintende, da creare mostri, individui adibiti a deposito di organi per trapianti, schiavi. Potrà apparire scandaloso ma non lo è poi tanto: dell'embrione come tale non ci importa niente" ( poche righe sopra l'embrione veniva definito "determinato pezzo di materia, risultato anch'esso di un incontro 'scandalosamente' casuale di gameti..." "La Stampa", 6/2/'99).


3)La droga

Andrea Valcarenghi: "Fare capire al vecchio proletario che la musica, l'erba, la comune...sono roba comunista, è fondamentale...Noi dovremo diventare i genitori che dovranno sentirsi in grado di prendere l'acido con i propri figli" ("Underground: a pugno chiuso", ed,Arcana, Roma, 1973; Valcarenghi è stato un leader della contestazione milanese, legato agli ambienti socialisti e all'editrice di Playboy, Adelina Tattilo).
Saro Pettinato:"Sigarette all'hascish?...Una sigaretta di questo tipo è assolutamente innocua. Glielo dice uno che in fatto di nicotina e spinelli è un vero esperto" ("il Giornale" 26/2/'98; Pettinato è stato responsabile giustizia dei verdi)
G.Blumir, "La marijuana fa bene" (Tattilo, Roma ,1973; come si è già detto la Tattilo è l'editrice italiana di "Playboy" ; Blumir un sociologo comunista).


Marco Pannella: "Carissimo Andrea...io amo gli obiettori, i fuori legge del matrimonio, i cappelloni sottoproletari amfetaminizzati...Fumare erba non mi interessa per la semplice ragione che lo faccio da sempre. Ho un'autostrada di nicotina e di catrame dentro che lo prova, sulla quale viaggia veloce quanto di autodistruzione, di evasione, di colpevolizzazione e di piacere consunto e solitario la mia morte esige ed ottiene" (dalla prefazione all'opera citata di Valcarenghi).


3)Aborto

"...l'aborto non è niente di più di un intervento medico ambulatoriale, come l'incisione di un foruncolo o la medicazione di una scottatura...." ("Ma l'amor mio non muore", op.cit, p.250, 171; ripubblicato dall'editrice DeriveApprodi).
D'Alema (leader DS): "..chi governa l'Italia deve tutelare questa acquisizione (aborto ndr.), ha il dovere di difendere la laicità dello Stato"... l'aborto è "un elemento di civiltà" (vedi "la Repubblica", 9/1/99; "il Giornale" e "Avvenire" 4/11/'98).
Stefano Apuzzo: "il giorno in cui...l'uccisione di un animale verrà considerato alla stessa stregua dell'uccisione di un uomo è sempre più vicina" ("Stampa Alternativa", instant book n.3, Roma, 1994; Apuzzo è un esponente dei verdi).
Laura Balbo:"Con buona pace dei demografi, il calo delle nascite significa che avremo forse più donne che si occuperanno di politica anzichè di tanti bambini..." ("Avvenire" 20/1/'99; la Balbo è stata ministro per le pari opportunità del governo D'Alema, intima amica di Luigi Manconi; è sostenitrice della fecondazione assistita, oltre che all'adozione, per donne single e gay, una "scelta di libertà" poichè non ha senso "fare una legge basata su un'idea ormai del tutto teorica della famiglia" V. "Espresso", 28/1/'99).
Certo la Balbo, a suo tempo, ha contribuito, con la difesa dell'aborto, al calo delle nascite, ed è facile ipotizzare che all'epoca sostenesse l'ipotetico e futuro eccesso demografico, al pari di molte altre femministe. Infatti il parlamentare socialista Loris Fortuna, promotore della legge sull'aborto, giungeva ad inserire nelle buone ragioni per appoggiare l'aborto in questa Italia sempre più vecchia ed ansimante, la sovrappopolazione: " 7 miliardi gli individui che popoleranno la terra nel 2000...ipotizzabile come evento futuro, ma non incerto, la catastrofe". Non sono inconsuete, specie fra i verdi, le proposte di una "pianificazione demografica di stato sino alla regolamentazione legislativa del problema della sterilizzazione e del limite di
figli per coppia", come quella di L.De Marchi, vicino ai radicali, fondatore dell'AIED e poi dell'AIECS - associazione italiana educazione contraccettiva e sterilizzazione - (vedi "Il sessantotto, materiali per una nuova sinistra", Edizioni Associate, p.133.)
Luigi Manconi, ex verde oggi Ds, abortista e per la droga libera, pubblicava come direttore responsabile, antologie di fumetti femministi americani, che vanno "dalla moda femminile, al sadomasochismo, dalla pedofilia, all'omosessualità...l'incesto..." .Fra questi fumetti ne spicca uno intitolato "Il gioco dell'aborto", e cioè una sorta di giro dell'oca a caselle con tematica abortista.("Foemina strips", ed.Savelli, direttore responsabile Manconi, 1979, Perugia).



Gli orrori del comunismo
Qualcuno incautamente, superficialmente, sostiene che il comunismo è morto, che quindi non occorre più parlarne, che si tratta di un relitto della storia. In realtà così non è: non solo perché ben due partiti italiani si definiscono ancora "comunisti" (Rifondazione comunista e Comunisti italiani); non solo perché il più grosso partito della sinistra italiana, i DS, porta ancora, nel simbolo, la falce e il martello dell'URSS; ma anche perché ben più di un miliardo di persone vive ancora sotto regimi comunisti dispotici e sanguinari, in cui vige la pena di morte, praticata con una facilità assoluta, in cui i bambini in soprannumero vengono uccisi di fronte ai loro genitori, le ragazze e i bambini prostituiti per guadagnare da vivere…: si pensi alla Cina, a Cuba, alla Corea del Nord ecc. Per questo non si può dimenticare il fatto incontrovertibile che il comunismo rappresenta il più grande mattatoio della storia, l'esperienza più crudele e allucinante che l'uomo abbia mai conosciuto, in tutti i secoli. Sarebbe lungo discuterne approfonditamente: bastino le cifre che la storiografia di ogni parte ci ha finalmente consegnato, dopo decenni di menzogne e di occultamenti (limitiamo l'indagine nel tempo e nello spazio, per ovvie ragioni di spazio).


Le stime dei morti in URSS (1917-1953).

Manuali scolastici:
Il Feltri fornisce alcune cifre, riguardo ad alcuni episodi:
- 10.000-15.000 vittime durante il terrore rosso leniniano, nel solo autunno 1918;
- 11 milioni di morti a causa delle due grandi carestie provocate dalla politica agricola di Lenin, nel 1920-21 e a quella di Stalin nel 1932-33;


- 1.800.000 deportati, di cui la maggior parte destinata a morire di stenti, nell'ambito della lotta contro i kulaki, nel solo 1931 ( non fornisce cifre riguardo alla dekulakizzazione nel suo complesso).
- 4-5 milioni di perseguitati (almeno 400.000-500.000 fucilati, gli altri internati nei gulag) negli anni tra il 1936 e il 1939 (nell'ambito dell'eliminazione sistematica di compagni di partito) vedi F.M.Feltri, I giorni e le idee, vol.III, SEI, 2002.

Il De Bernardi -Guarracino ignora completamente il terrore rosso leniniano, liquida l'età staliniana in una facciata, e riguardo alla dekulakizzazione si limita a scrivere: " Oltre allo sterminio dei contadini ricchi, la popolazione rurale - cioè la maggioranza degli abitanti dell'URSS- fu sottoposta a un processo di totale sradicamento"; riguardo alle grandi purghe scrive: "Tra il 1934 e il 1938 un'ondata di repressione e di terrore investì centinaia di migliaia di cittadini sovietici che furono uccisi o subirono la deportazione in campi di concentramento" (vedi De Bernardi- Guarracino, Il mondo contemporaneo, edizioni scolastiche Bruno Mondadori, 1995).

Il Desideri-Themelly cita la carestia del 1921, attribuendole 5 milioni di morti e riportando l'analoga posizione di P.Villani: "le vittime della violenza e della fame furono circa 5 milioni"; non accenna al terrore rosso leniniano; quanto alla dittatura di Stalin, esaurita in due facciate, afferma: "Nell'inverno 1929-30 centinaia di migliaia di famiglie (alcuni milioni di persone) dovettero essere deportate. Ogni resistenza fu piegata con arresti, deportazioni, fucilazioni"; si parla poi della "liquidazione fisica di milioni di kulaki".
Infine si accenna all'introduzione, da parte dei bolscevichi del divorzio, attuabile anche dietro una semplice richiesta unilaterale per lettera, e dell'aborto.
Nella sezione antologica è infatti riportato un testo di F. Navailh, tratto dalla Storia delle donne, Il Novecento, a cura di F.Thebaud, Laterza, 1992: "L'instabilità matrimoniale e il rifiuto massiccio dei figli sono i due tratti caratteristici del tempo. Gli aborti si moltiplicano, la natalità cala in modo pauroso, gli abbandoni dei neonati sono frequenti. Gli orfanotrofi sommersi, diventano dei veri mortori. Aumentano gli infanticidi e gli uxoricidi. Effettivamente i figli e le donne sono le prime vittime del nuovo ordine delle cose.. I padri abbandonano la famiglia, lasciando spesso una famiglia priva di risorse". Vedi Desideri -Themelly, Storia e storiografia, vol.I-II, D'Anna.


Studi specialistici:


Robert Conquest parla di 20 milioni di vittime, durante il solo regime staliniano, come cifra assai prudente (vedi R.Conquest, Il grande terrore, Mondatori, 1970).

Il premio Nobel russo A. Solzenitsyn parla di 66 milioni di vittime tra il 1917 ed il 1959 (Arcipelago gulag, vol.III-IV, p.12), cifra poi ridotta a 60 milioni in un discorso al Parlamento russo, la Duma, il 28 ottobre 1994.

Gino Rocca, giornalista de L'Unità e di Repubblica, parla dell'inizio del terrore leniniano: "vengono prelevati migliaia di detenuti…e fucilati senza processo"; riguardo alla carestia del 1921 riferisce di "migrazioni bibliche di 35-40 milioni di persone…cannibalismo…"; riguardo alla dekulakizzazione riferisce di due milioni e mezzo di contadini deportati, nel solo 1930-31; riguardo alle grandi purghe di circa 5 milioni di cittadini finiti negli ingranaggi della polizia politica, negli anni 1937 e 1938; (vedi G.Rocca, Stalin, Mondatori, 1988).

Il Libro nero del comunismo, insieme di studi coordinati da S. Courtois, intellettuale della sinistra francese, propone questo elenco:
"-carestia del 1921-22 che ha provocato la morte di 5 milioni di persone;
-deportazione ed eliminazione dei cosacchi del Don nel 1920;
-eliminazione di quasi 690.000 persone durante la grande purga del 1937-38 ;
-deportazione di due milioni di kulak nel 1930-1932;
-sterminio di 6 milioni di ucraini nel 1932-33 per carestia indotta e non soccorsa;
-deportazione di centinaia di migliaia di polacchi, ucraini, baltici, moldavi e bessarabi nel 1939-41, poi nuovamente nel 1944-45…" (vedi S.Courtois et al., Il libro nero del comunismo, Mondadori, 1997).

Una approfondita trattazione sui Gulag è svolta dall'archivio storico della nota casa editrice di sinistra Feltrinelli: "la prima grande ondata di deportazioni è legata alla collettivizzazione. Solo nel 1930-31 alle colonie speciali furono inviate 1.800.000 persone… secondo i dati evidentemente incompleti delle autorità morirono (nei gulag, ndr.) più di un milione e mezzo di detenuti (nel periodo 1932-1953) e circa 80.000 mobilitati al lavoro…negli anni '30 più di 25.000 bambini si trovavano sotto il controllo dell'NKVD…all'inizio degli anni '50 il numero medio annuo degli internati sfiorava i 3 milioni, e se vi si aggiungono i deportati questa cifra si avvicina ai 6 milioni di persone" (vedi www.gulag-italia.it, a cura della Fondazione Feltrinelli, in cui vengono anche ricostruite le biografie dei 950 italiani fuggiti dall'Italia fascista e finiti nei lager sovietici).

Antoine Wenger, ex consigliere d'ambasciata a Roma e a Mosca, sostiene che tra il 1929 e il 1933 la collettivizzazione forzata di Stalin costò la vita " a più di dieci milioni di contadini con le loro famiglie" e che questo fatto "è evocato in maniera generale nei manuali di storia, senza cifre" (è infatti vero che nei testi generici, mentre non mancano accurate tabelle con le stime sui morti riguardo alla prima e alla seconda guerra mondiale, e al nazismo, manca spesso un'analoga attenzione ai morti dell'URSS, quasi si trattasse di morti di serie b). Prosegue sostenendo che "delle persecuzioni religiose si dice poco o nulla": proprio riguardo a ciò riferisce che Aleksandr Jakovlev, anziano membro del Politburo, fedele di Gorbaciov e successivamente di Eltsin, "nel corso di una conferenza stampa, il 27 novembre 1995, ha comunicato una cifra approssimativa delle vittime della repressione religiosa: 200.000 preti e milioni di credenti". Esiste infatti in Russia, dall'epoca di Gorbaciov, ed anche oggi, sotto la presidenza di Putin, ex funzionario della polizia politica russa, il KGB, una commissione per la riabilitazione delle vittime delle repressioni comuniste del passato, incaricata anche di stabilire degli indennizzi pecuniari per i parenti delle vittime. Vedi Antoine Wenger, La persecuzione dei cattolici in Russia, San Paolo, 1999).




NOTA: Un aspetto interessante è l'eliminazione da parte del regime di moltissimi rivoluzionari, anche della prima ora, a dimostrazione del detto secondo cui la rivoluzione, come Crono, mangia i suoi figli: durante le grandi purghe Stalin fa eliminare quasi tutta la classe dirigente comunista, anche coloro che erano stati i suoi compagni fin dall'epoca di Lenin: vengono eliminati Troskij, fondatore dell'Armata Rossa, Kamenev e Zinovev, che avevano gestito il paese insieme a lui dopo la morte di Lenin, Bucharin, Kirov, gran parte dei generali dell'esercito, nove ammiragli su dieci, i quadri del partito in molte repubbliche sovietiche, ma anche i dirigenti del partito comunista ungherese, polacco, tedesco…In particolare furono eliminati anche gli uomini che avevano attuato questa opera di macelleria umana, i capi della polizia politica, l'NKVD: Jagoda e Ezov vengono fatti uccidere da Stalin, Beria da Kruscev, Serov si spara alla testa…