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    Exclamation Così sono nate alcune delle calunnie contro gli ebrei

    posto quest'intervista che tratta abbastanza approfonditamnete della storia degli "omicidi rituali ebraici" perchè essendo un tema molto discusso in questo forum ritengo possa essere utile a chiarire delle questioni


    2005-05-27

    Così sono nate alcune delle calunnie contro gli ebrei
    Massimo Introvigne analizza i presunti omicidi di cristiani per ottenere il loro sangue

    TORINO, venerdì, 27 maggio 2005 (ZENIT.org).- Massimo Introvigne, fondatore e direttore del Centro Studi Sulle Nuove Religioni (CESNUR), ha rivelato nel suo ultimo libro l’origine di una delle calunnie più grossolane e insidiose della storia contro gli ebrei: l’accusa che attribuisce loro omicidi rituali di cristiani per utilizzarne il sangue a scopi rituali.

    Direttore dell’“Enciclopedia delle religioni in Italia” (Elledici 2001), Introvigne affronta l’argomento in “Cattolici, antisemitismo e sangue. Il mito dell'omicidio rituale”,Sugarco Edizioni, pubblicato recentemente in Italia.

    Nell’appendice appare per la prima volta in italiano un documento scritto nel 1759 dal Cardinal Lorenzo Manganelli, futuro Papa Clemente XIV, su queste accuse che in alcuni ambienti continuano ad essere rivolte.

    Questa è l’intervista che Introvigne ha concesso a ZENIT.

    Cosa è l'omicidio rituale di bambini cristiani?
    Introvigne: E' un'accusa, certamente falsa, rivolta agli ebrei, accusati di utilizzare a scopi rituali o magici sangue di non ebrei, per la verità non solo bambini, cristiani o anche musulmani. La versione più corrente – ma meno antica – è che gli ebrei mescolino sangue di bambini non ebrei alle azzime di Pasqua. Ma ce ne sono altre. Le fonti medioevali e quelle dell’Europa Orientale affermano talora che la ferita della circoncisione non si rimargina se non la si lava con sangue cristiano. O che gli ebrei – in una versione curiosa della leggenda dell’ebreo errante – siano condannati dopo l’uccisione di Gesù Cristo a soffrire in perpetuo di emorroidi, da cui li guariscono solo pozioni a base di sangue di cristiani. La stessa leggenda, in un’altra variante, prevede che tra gli ebrei anche gli uomini, non solo le donne, abbiano dopo la morte di Gesù Cristo le mestruazioni, fino a quando non bevono il sangue di una vittima cristiana. Ancora, il sangue cristiano libererebbe gli ebrei dalle infezioni agli occhi, entrerebbe nella composizione di potenti filtri d’amore, libererebbe gli ebrei dallo speciale odore a causa del quale, per quanto si mascherino, i non ebrei li identificano immediatamente come tali. Come dicevo, queste accuse sono certamente false per due ordini di ragioni. Il primo riguarda il sangue in generale, il secondo il sangue cristiano. Il tabù contro il consumo del sangue è uno dei più forti e caratteristici della religione ebraica, sia nella Torah sia nel Talmud. La seconda ragione per cui l’accusa del sangue è inverosimile è che essa presuppone che gli ebrei credano nella capacità di redenzione del sangue di Gesù Cristo. Sostanzialmente tutti gli autori che sostengono l’accusa del sangue affermano che gli ebrei utilizzano il sangue di vittime cristiane innocenti (più spesso, ma non esclusivamente, bambini) per il legame che, attraverso il battesimo, questo sangue ha acquisito con il sangue di Cristo. Tramite l’uso sacrilego del sangue cristiano gli ebrei, argomenta questa letteratura, pensano o si illudono di partecipare magicamente ai benefici della redenzione, che sarebbero invece loro negati dall’ostinazione a non convertirsi al cristianesimo. Per compiere queste pratiche gli ebrei dovrebbero dunque credere nell’efficacia del sangue di Cristo e del battesimo cristiano: e nello stesso tempo non crederci, dal momento che non solo non si convertono ma uccidono cristiani in odium fidei. La contraddizione sembra evidente. Siamo dunque di fronte a un mito, a un motivo folklorico, debitamente indicizzato come tale nell’elenco utilizzato dai folkloristi di tutto il mondo originariamente compilato da Stith Thompson (1885-1976), al numero V361: “Bambino cristiano ucciso per fornire sangue a un rito ebraico”.

    Da dove viene l'accusa del sangue secondo la quale gli ebrei bisognavano di sangue cristiano per il loro rituali?
    Introvigne: Curiosamente, è possibile che venga da accuse rivolte dalla propaganda pagana contro i primi cristiani, distorcendo il significato di “mangiare carne e bere il sangue” (di Gesù Cristo) nell'Eucarestia e sospettando i cristiani di sacrificare bambini per berne il sangue. Di qui l'accusa passa agli ebrei e la troviamo diffusa nel Medioevo prima in Inghilterra, poi nell'area di lingua tedesca e infine – a partire nel XVIII secolo – prevalentemente nell'Europa centrale e dell'Est. Nel XX secolo – dopo qualche ultimo caso in Russia e perfino fra emigrati dell'Europa dell'Est negli Stati Uniti – sopravvive solo nel mondo islamico, dove è usata come argomento di propaganda del fondamentalismo islamico contro gli ebrei e Israele ancora oggi.

    Cosa rappresenta il documento del 1759 del Sant'Ufficio a questo riguardo?
    Introvigne: Contrariamente a quanto si crede, la Chiesa cattolica non solo non è all'origine dell’“accusa del sangue”, ma il magistero pontificio è intervenuto molto tempestivamente per invitare il popolo cristiano e le autorità civili a non credere a queste leggende. Meno di vent’anni dopo la prima accusa seria di uso del sangue, in Inghilterra, nel 1247 il papa Innocenzo IV interviene con una prima bolla di condanna, cui ne seguono altre, e vieta che si accusino gli ebrei “di utilizzare sangue umano nei loro riti”. Un magistero coerente e costante continua con Gregorio X, Martino V, Nicola V e Paolo III, dal XIII al XVI secolo. Se non ci sono pronunciamenti del magistero pontificio del Seicento è perché non ci sono neppure casi di accusa del sangue nell’Europa Occidentale. L’epidemia ricomincia in Polonia: e la Chiesa reagisce incaricando il vescovo francescano Lorenzo Ganganelli, che diventerà poi cardinale e papa Clemente XIV, di preparare un voto che è approvato dal Sant’Uffizio la vigilia di Natale del 1759 (un mese circa dopo che Ganganelli aveva ricevuto la porpora cardinalizia) e che costituisce il più dettagliato studio – che era stato pubblicato a stampa fino ad ora in Germania, Francia e Inghilterra ma mai in Italia – della questione da parte del magistero cattolico. Ne emerge una delle più articolate denunzie del mito dell'omicidio rituale come leggenda urbana nella storia del magistero cattolico, e non solo.

    E' vero che la Chiesa aveva autorizzato con la concessione di una Messa e di un Ufficio propri il culto di bambini presunti martiri di omicidi rituali ebraici, come Simone o Simonino di Trento. Tuttavia come precisa un lucido decreto del 4 maggio 1965 della la Sacra Congregazione dei Riti, con cui vieta ogni atto di culto a questo “beato Simone” di Trento, tali riconoscimenti del culto non contrastano con la linea costante del magistero che nega la realtà dell'omicidio rituale. Quanto alla concessione della Messa e Uffici, la Congregazione commenta che nei secoli passati “l’istituto della beatificazione non esisteva. Si aveva la sola canonizzazione e, in taluni casi, in attesa di questa – senza punto pregiudicarla – si soleva concedere, per una chiesa o un territorio ristretto, la Messa o l’Ufficio. Qualora si fosse voluto procedere poi alla canonizzazione, era sempre necessario un esame approfondito sulla vita e le virtù, o martirio. Al piccolo Simone fu concessa soltanto la Messa e l’Ufficio: la S. Congregazione dei Riti non si è mai pronunciata sul suo presunto martirio”. Questo decreto servirà da base e da modello per la graduale soppressione di tutti i vari culti di presunte vittime di omicidio rituale per cui erano stati concessi la Messa e l’Ufficio in un periodo che va dal XVI al XIX secolo.

    Qual è la causa dell'antisemitismo?
    Introvigne: Il problema è assai complesso, e gli stessi specialisti di antisemitismo non concordano sulla sua definizione. Alcuni sottolineano gli elementi unitari – certamente presenti – fra tutte le varie forme di avversione agli ebrei. Altri distinguono fra antigiudaismo, che ha motivazioni religiose e in cui sono stati certamente coinvolti anche i cristiani (da cui gli appelli del Pontefice regnante a una doverosa “purificazione della memoria”) e antisemitismo, che ha ragioni razziali e che la Chiesa ha sempre condannato. Anche se – “purificando la memoria” – bisogna anche riconoscere che il moderno antisemitismo ha recuperato argomenti del vecchio antigiudaismo. E che oggi c'è una “giudeofobia” tipica del fondamentalismo islamico – che se la prende ormai con gli ebrei in genere e non solo con lo Stato di Israele – che utilizza a sua volta argomenti tratti da entrambe le fonti.

    Sul tema specifico dell'omicidio rituale, bisogna anche ammettere senza volersi nascondere la verità storica che dalla Rivoluzione francese fino ai primi decenni del Novecento non solo il magistero non si pronuncia più sulle accuse di omicidio rituale che continuano nell'Europa centrale e orientale e nei paesi arabi, ma la maggioranza della stampa cattolica – comprese testate autorevoli come La Civiltà cattolica o La Croix – tende a schierarsi apertamente con chi sostiene la verità della leggenda del sangue.

    Dopo la Rivoluzione francese, la Chiesa si trova impegnata in un conflitto di radicalità senza precedenti contro il laicismo anticlericale e la modernità secolarista. Per di più, una figura del tutto sconosciuta prima del Settecento, l’ebreo non più religioso ma diventato laicista e secolarista, si presenta sulla scena della storia. Al di là delle polemiche sulle continuità o discontinuità fra antigiudaismo cattolico e antisemitismo di origine non religiosa, si trova qui la sostanza del problema. Da una parte, dalla Rivoluzione francese in poi, una vasta coalizione anticlericale e laicista tra i cui portavoce ci sono un certo numero di ebrei esiste nella realtà dei fatti, non solo nell’immaginario collettivo cattolico, e le sue intenzioni distruttive nei confronti della Chiesa sono proclamate a gran voce. Dall’altra, tutte le tragedie storiche dell’anti-ebraismo cattolico derivano dalla sua incapacità di analizzare in profondità il mondo ebraico e di percepire quanto sia radicale il conflitto che la modernità ha creato anche all’interno dell’ebraismo, quanto diversi siano gli ebrei tradizionali “ortodossi” - vittima delle accuse del sangue nell’Europa Centro-Orientale e nei paesi a maggioranza islamica – dagli ebrei che hanno accolto con entusiasmo la modernità, “riformati” o secolaristi, e talora addirittura atei, che incontra a Roma, a Berlino o a Parigi nelle coalizioni anticlericali. Dove il conflitto intra-ebraico è più evidente, nei paesi di lingua inglese dall’Inghilterra agli Stati Uniti, l’episcopato cattolico si schiera con convinzione contro l’accusa del sangue.

    Per quanto sia innegabile che l’opinione relativa alla realtà dell’omicidio rituale diventi gradualmente maggioritaria nella stampa cattolica nel secolo XIX, e rimanga presente fino agli anni 1930 (quando la Chiesa prende coscienza del pericolo rappresentato dal nazional-socialismo, che dal canto suo dell’accusa del sangue fa ampiamente uso), rimangono due fatti. Il magistero cattolico non ha smentito – né avrebbe potuto farlo – l’insegnamento costante dei pontefici da Innocenzo IV a Clemente XIII: uno scarno responso del Sant’Uffizio, sollecitato a intervenire a favore degli ebrei accusati in un caso dell’anno 1900, afferma che, nelle condizioni politiche e religiose dell’epoca, “non è opportuno ribadire” questo magistero passato, ma neppure lo nega formalmente. In secondo luogo, durante il XIX e il XX secolo prima del nazismo c’è un solo processo a Ovest dell’attuale Repubblica Ceca: a Xanten nel 1892, dove lo stesso pubblico ministero chiede e ottiene l’assoluzione dell’imputato. La pubblicazione di centinaia di libri e articoli sull’omicidio rituale non porta l’opinione cattolica a creare accuse di omicidio rituale che conducano a incriminazioni e processi neppure in un solo caso in Francia, in Spagna, in Italia: un fatto di per sé notevole. Evidentemente non mancavano le sparizioni di bambini, come non mancano ancora oggi: eppure la voce pubblica solo in casi rarissimi le attribuisce agli ebrei (in uno a Ingrandes, in Francia, nel 1892 un quotidiano dà voce alle accuse, ma la madre del bambino si confessa rapidamente autrice dell’infanticidio). Per i lettori della Civiltà Cattolica, o anche per i veri e propri antisemiti, l’omicidio rituale sembra un fatto confinato nella realtà immaginata di paesi lontani, ma non qualche cosa di cui sono pronti ad accusare il vicino di casa ebreo di Parigi o di Roma. Come dicevo, dopo la presa di coscienza della minaccia nazista e dopo la Seconda guerra mondiale le cose cambiano e in un rinnovato clima di dialogo con il mondo ebraico voci autorevoli del mondo cattolico e lo stesso magistero ritornano a condannare l’accusa del sangue riprendendo, per così dire, il filo di un discorso magisteriale che risaliva al XIII secolo e che si era interrotto ma non spezzato.

    C'è stata abbastanza formazione per scongiurare queste leggende e questi odi?
    Introvigne: Vi è certo oggi da parte del magistero e della gerarchia, come si dice, una “tolleranza zero” nei confronti di qualunque forma di antisemitismo e di leggenda folklorica anti-ebraica. Queste leggende si conservano solo alla periferia della Chiesa cattolica, presso autori “complottisti” talora legati a gruppi scismatici che non riconoscono l’autorità del Papa regnante. Tuttavia, credo che il pericolo di un perpetuarsi di miti antisemiti e anti-ebraici ci sia nella misura in cui mancano uno studio sistematico e una conoscenza diffusa della storia dell’ebraismo e molti continuano a immaginarsi “gli ebrei” come una categoria unitaria senza soffermarsi a considerare quanto complessa, variegata e internamente diversa sia la storia ebraica negli ultimi tre secoli. Inoltre, quanto è periferico nel mondo cristiano purtroppo è ampiamente diffuso nel mondo islamico. Mustafa Tlass, ministro della difesa siriano per trent’anni, fino al maggio 2004 ed esponente di punta del partito Baath, ne è stato il più acceso propagandista con opere ancora tradotte e diffuse in numerose lingue. Nel 1984, nutrito da questa letteratura, il delegato saudita a un seminario internazionale delle Nazioni Unite per la promozione della tolleranza assicurava che “secondo il Talmud ogni ebreo che non beve una volta all’anno il sangue di un non ebreo è dannato per sempre”. Il suo sovrano, il re Feisal dell’Arabia Saudita, aveva raccontato qualche anno prima al giornale egiziano al-Musawwar che “gli ebrei sono abituati a impastare il loro pane con il sangue dei non ebrei […]. Durante un viaggio che ho fatto a Parigi circa due anni fa, la polizia ha scoperto i corpi di cinque bambini che erano stati dissanguati, e il sangue era stato usato per fare il pane degli ebrei” (una storia, beninteso, del tutto fantastica). Ancora nel novembre 1999 il periodico letterario siriano Al Usbu‘al Arabi assicurava che “le azzime di Pasqua continuano a essere impastate nel sangue, estrarre il quale [dal corpo dei non ebrei] è permesso dal Talmud […]. Questo avviene perché gli ebrei hanno più di un dio, nonostante pretendano di essere monoteisti” (un’accusa, quest’ultima, evidentemente estesa ai cristiani). E all’accusa del sangue fanno spesso propaganda le televisioni arabe, con episodi che risalgono ancora agli ultimi mesi.


    tratto da agenzia ZEnit

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    Quella degli omicidi rituali è una leggenda così stupida che è già sfatata in partenza, tuttavia ben vengano questi articoli, sperando che servano a qualcuno.


  3. #3
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    Massimo Introvigne, Cattolici, antisemitismo e sangue. Il mito dell'omicidio rituale. In appendice il voto del cardinale Lorenzo Ganganelli, O.F.M. (poi Papa Clemente XIV) approvato il 24 dicembre 1759
    Sugarco, Milano 2004, ISBN 88-7198-489-7, 144 pp., euro 16,00.






    La letteratura sulle accuse di «omicidio rituale» di bambini (e talora adulti) cristiani rivolte agli ebrei è immensa. Decine di processi sono stati ricostruiti minuziosamente, e si è tentata anche qualche interpretazione d'insieme. Curiosamente, uno dei documenti più spesso citati in questa letteratura, nato in lingua italiana, non è mai stato pubblicato in Italia. Si tratta del voto approvato il 24 dicembre 1759 preparato per il Sant'Uffizio dal cardinale Lorenzo Ganganelli, che diventerà più tardi Papa con il nome di Clemente XIV. Riprendendo una tesi che compare in documenti del magistero pontificio fin dal Medioevo, il voto mette in guardia i cattolici dal prestare fede a false accuse contro gli ebrei, e presenta la questione dell'omicidio rituale come quella che oggi chiameremmo una leggenda urbana, non senza ricordare che le stesse accuse erano state rivolte dai pagani ai primi cristiani.
    Il testo del futuro Clemente XIV è preceduto da uno studio che fa luce sui rapporti - complessi, ma mai univoci né unilaterali - fra la Chiesa cattolica e il mito dell'«omicidio rituale», che esponenti del mondo cattolico hanno nei secoli sia accreditato sia, come nel caso del voto del cardinale Ganganelli, autorevolmente smentito e combattuto. Il mito dell'«omicidio rituale» è quindi inquadrato in una sociologia dell'antisemitismo che ne mette in relazione la diffusione con epoche di crisi e di tensione in cui, poste di fronte a nemici esterni, le religioni maggioritarie si mostrano più sensibili alla tentazione dell'intolleranza nei confronti di avversari e concorrenti interni, contro i quali anche le accuse più estreme sono più facilmente credute e rimesse in circolazione.

    Massimo Introvigne è fondatore e direttore del CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni) e membro del gruppo «Religioni» dell'Associazione Italiana di Sociologia. È autore di quaranta volumi e di oltre cento articoli in materia di religioni contemporanee, molti dei quali dedicati ai nuovi movimenti religiosi, al fondamentalismo e al terrorismo di matrice religiosa. Ha diretto la monumentale Enciclopedia delle religioni in Italia (Elledici, 2001), e fra i primi ha fatto conoscere in Italia la teoria sociologica dell'economia religiosa insieme al padre della quale, Rodney Stark, ha pubblicato nel 2003 Dio è tornato, cui ha fatto seguito nel 2004 Fondamentalismi. Ha tenuto lezioni e coordinato corsi di formazione sulla violenza e i conflitti religiosi - fra gli altri - per il Critical Incidents Response Group dell'FBI e per esperti di sicurezza medio-orientali.

    Recensione di Oscar Sanguinetti (Annali Italiani, febbraio 2005)

    Non si accettano sacrifici, di Giulio Busi (Il Sole 24 Ore - Domenica, n. 64, 6 marzo 2005)

  4. #4
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    Avete capito ora perchè Massimo Introvigne è così odiato dai tradizionalisti?
    Ha smontato la leggende dell'omicidio rituale.
    Non ci voleva molto a dire il vero, complimenti comunque all'autore.


  5. #5
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    Dice Thomas Aquinas:
    “Quella degli omicidi rituali è una leggenda così stupida che è già sfatata in partenza, tuttavia ben vengano questi articoli, sperando che servano a qualcuno”

    Avete capito ora perchè Massimo Introvigne è così odiato dai tradizionalisti? Ha smontato la leggende dell'omicidio rituale. Non ci voleva molto a dire il vero, complimenti comunque all'autore.

    Obietto,
    Che la leggenda degli “omicidi rituali” sia stupida mi trova perfettamente d’accordo; che Introvigne l’abbia “smontata” non mi convince; (ma, qual’è la “leggenda”? che gli Ebrei sacrificassero vittime cristiane o che l’accusa partisse dai cristiani?)

    1. l’ “accusa del sangue” è stata mossa con una poderosa e insistente campagna giornalistica dellla “Civiltà Cattolica” (cfr soprattutto gli articoli pubblicati tra il 1881 e il 1893) ed in particolare da p. Oreglia; una semplice ricerca d’archivio è sufficiente a sciogliere ogni dubbio;

    2. vi sono altri scritti (giornali e libri) di stimati autori cattolici che ribadiscono l’autenticità dell’accusa di omicidio rituale (p. Benigni, per esempio);

    3. non ho letto il libro di Introvigne ma noto che propone il “voto” del Card. Ganganelli (poi Clemente XIV) che scagiona gli Ebrei dall’accusa; da quello che è dato intuire, Introvigne dimentica (forse) che la Segreteria di Stato, retta allora dal Card. Merry Del Val (alla cui famiglia apparteneva Domenico del Val, uno dei bimbi “martirizzati” dagli ebrei), proprio sulla base di quel “voto” rifiutò una dichiarazione ufficiale della Chiesa che negasse la pratica dell’omicidio rituale; la dichiarazione era stata sollecitata dal banchiere ebreo Rotschild per essere presentata ad tribunale (mi pare polacco) che stava giudicando un delitto di “omicidio rituale”;

    4. l’atteggiamento della Chiesa al riguardo dell’omicidio rituale fu contraddittorio (ci furono papi che lo negarono decisamente e altri che lo confermarono); un documento significativo a sostegno della realtà dell’omicidio rituale fu la Bolla Beatus Andreas emanata da Benedetto XIV il 22 febbraio 1755;

    5. ripeto, sul fatto che si tratti di una stupida leggenda credo non sussistano dubbi; ma escludere “qualunque” responsabilità della Chiesa mi sembra, francamente, non solo mistificatorio ma, oggettivamente, insostenibile sul piano storico;

    6. ci sono, nell’intervista di Introvigne qui riportata, ampi indizi dell’atteggiamento contraddittorio della Chiesa; alcuni passi “rivelatori”:

    • “E' vero che la Chiesa aveva autorizzato con la concessione di una Messa e di un Ufficio propri il culto di bambini presunti martiri di omicidi rituali ebraici, come Simone o Simonino di Trento. Tuttavia come precisa un lucido decreto del 4 maggio 1965 della la Sacra Congregazione dei Riti, con cui vieta ogni atto di culto a questo “beato Simone” di Trento, tali riconoscimenti del culto non contrastano con la linea costante del magistero che nega la realtà dell'omicidio rituale.”

    Nota: Simonino venne beatificato da Sisto V nel 1589 ma il “lucido decreto” attese quasi 4 secoli dopo la beatificazione di Simonino per venire alla luce;

    • “ma la maggioranza della stampa cattolica – comprese testate autorevoli come La Civiltà cattolica o La Croix – tende a schierarsi apertamente con chi sostiene la verità della leggenda del sangue.”

    Nota: la Croix è stato (in Francia) il più autorevole e approvato giornale cattolico dell’epoca; la “Civiltà Cattolica” era l’autorevolissima voce ufficiale del Papa; gli articoli, discussi e vagliati dal comitato di redazione, prima della pubblicazione, dovevano essere sottoposti all’approvazione della Segreteria di Stato: più ufficiosamente “ufficiali” di così ….

  6. #6
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    La Chiesa non ha mai canonizzato questi presunti martiri, si è limitata a permettere le pratiche di culto locali che già di fatto c'erano.
    Di fatto già nel '700 si sapeva che queste erano solo leggende.
    Alla fine dell'ottocento ci furono episodi
    di antisemitismi: monsignor Benigni, che non è affatto uno stimato autore, ne fu responsabile, purtroppo.

    Riparleremo di Benigni a breve.

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    Originally posted by Thomas Aquinas
    La Chiesa non ha mai canonizzato questi presunti martiri, si è limitata a permettere le pratiche di culto locali che già di fatto c'erano.
    Di fatto già nel '700 si sapeva che queste erano solo leggende.
    Alla fine dell'ottocento ci furono episodi
    di antisemitismi: monsignor Benigni, che non è affatto uno stimato autore, ne fu responsabile, purtroppo.

    Riparleremo di Benigni a breve.
    1. “permettere”, cioè “acconsentire” significa rendersi ugualmente responsabili; a maggior ragione quando si avrebbe l’autorità per “non consentire” e non la si esercita; anzi, proprio avendo maggior “scienza e autorità” si è ancor più colpevoli perché non si può invocare l’attenuante dell’ “ignoranza” né quella della impossibilità a correggere autorevolmente; va poi ricordato che il “culto” era svolto nelle chiese e presieduto da sacerdoti, e “coram populo”;

    2. lasciando a parte Benigni, ma la vigorosa, martellante e violentemente accusatoria campagna dei padri gesuiti su “la Civiltà Cattolica”?; che gli accorti padri non sapessero - alla fine dell’ ‘800! - quello che “già nel '700 si sapeva”?

    3. e se “già nel '700 si sapeva”? come mai, proprio nel ‘700 (1755), il papa allora regnante emanò la Bolla Beatus Andreas? Disinformato pure lui, al pari dei padri gesuiti?

    4. di Benigni, come suggerisci, potremo riparlarne più avanti ma credo di poter ribadire che fosse “stimato”;

  8. #8
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    1) Permettere significa semplicemente tollerare un fatto. Il popolo di Dio che sta in un luogo venera un presunto santo, dopo qualche centinaio di anni si dà la messa.

    2)La Civiltà Cattolica ha detto un po' di fesserie gesuitiche.

    3)La Bolla non l'ho letta, bisognerebbe leggere il testo preciso.

    4)"stimato" da chi non lo conosceva.

  9. #9
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    Rilevo che dal 3d manca la replica in risposta all’ultimo post di Thomas Aquinas; debbo pensare che si tratti di un accidente tecnico e, per completezza – soprattutto al riguardo della figura di Mons. Benigni – la riposto.


    Originally posted by Thomas Aquinas
    1) Permettere significa semplicemente tollerare un fatto. Il popolo di Dio che sta in un luogo venera un presunto santo, dopo qualche centinaio di anni si dà la messa.

    2)La Civiltà Cattolica ha detto un po' di fesserie gesuitiche.

    3)La Bolla non l'ho letta, bisognerebbe leggere il testo preciso.

    4)"stimato" da chi non lo conosceva.
    replico (pacatamente) “punto per punto”

    1. mi sembra un po’ … debole;

    2. parlare di “un po’ di fesserie” credo sia ampiamente riduttivo; quelle “tesi” fornirono una sorta di “alibi teologico-dottrinale” a fenomeni che esplosero drammaticamente pochi decenni dopo;

    3. quando avrai tempo e voglia, leggila; merita una riflessione;

    4. in Curia Benigni lo conoscevano molto, ma molto bene; lo conosceva molto bene anche Pio X (papa e santo) e non si può dire che non lo stimassero; poche citazioni e qualche link:

    Mons. Benigni e il Sodalitium Pianum (1909-1921)
    Mons. Umberto Benigni (1862-1934), entrò in scena qualche anno più tardi, con la sua agenzia di informazioni «Corrispondenza romana» (1907), prima pubblicata in italiano e poi in francese e poi con il Sodalitium Pianum, o Sodalizio San Pio V (1909), sotto il patrocinio del Papa che aveva istituito il Sant’Uffizio e ottenuto la grande vittoria di Lepanto contro i turchi (1571).
    Nato nel 1862 a Perugia dove aveva completato gli studi ecclesiastici, Benigni aveva iniziato una duplice attività nel campo storico e in quello giornalistico nella redazione di quotidiani intransigenti come il ligure «l’Eco d’Italia» e il romano «La voce della Verità». Personalità di forte ingegno e di vasta cultura, con notevoli doti di organizzatore, il 24 maggio del 1906, su proposta di mons. Gasparri, fu chiamato alla Segreteria di Stato come sottosegretario della Congregazione degli Affari Ecclesiastici straordinari e il 28 agosto 1906 venne nominato prelato domestico di Sua Santità. Rimase in quella carica fino al 7 marzo 1911 quando gli successe l’allora monsignor Eugenio Pacelli.
    Fu certamente questo il periodo più importante della sua vita. Grazie alla sua conoscenza delle lingue e alle sue relazioni internazionali, egli si occupava in particolare del servizio stampa della Santa Sede, svolgendo, per la prima volta nella storia, un ruolo che lo rese l'antesignano di quella che sarà la "sala stampa" vaticana.
    Nella sua testimonianza al processo di beatificazione di Pio X, il cardinal Gasparri riferendosi al Sodalitium Pianum sottolinea «con dispiacere che questo fu approvato da Pio X e dalla Concistoriale audito Pontifice». Pur non avendo mai ricevuto un’approvazione canonica formale, il Sodalitium pianum fu effettivamente conosciuto e incoraggiato dalla Santa Sede: in particolare dalla S. Congregazione Concistoriale, di cui era prefetto il card. De Lai e dallo stesso Pio X che inviò tre autografi papali di benedizione ed assicurò una sovvenzione annuale; costituito nel 1909, il Sodalizio fu sciolto dopo la morte di Pio X per essere riattivato nel 1915, d’intesa con la Congregazione Concistoriale. Venne definitivamente sciolto in data 25 novembre 1921.
    Da quel momento in poi e fino alla morte, il 26 febbraio del 1934, mons. Benigni non esercitò alcuna carica ufficiale, al di fuori dell’insegnamento.
    http://www.paginecattoliche.it/modernismo2.htm


    Il Sodalitium Pianum, inoltre, ricevette da san Pio X un contributo finanziario annuale e una approvazione generica quanto alla idea generale; nonché significativi autografi in cui, tra l'altro, si può leggere: "Esortiamo nel Signore i nostri cari figli, membri del S.P., a proseguire l'opera bene iniziata, combattendo la buona battaglia della fede, in particolare contro gli errori e gli inganni del modernismo dalle svariate forme";
    http://www.totustuus.biz/users/pvalo...integrismo.htm


    Tra essi ricordiamo l’enigmatico mons. Umberto Benigni, fondatore nei primi anni del Novecento del sodalitium pianum (sorta di agenzia segreta di informazioni per la lotta al modernismo) e successivamente agente della polizia politica fascista. Ci furono inoltre alcune riviste cattoliche integraliste (come, ad esempio, Fede e Ragione, L’Araldo, L’Unità Cattolica) che sposarono le idee di Benigni e del fascismo in materia di razzismo.
    http://www.vaticanfiles.net/sale_cc2002_419-431.htm


    È forse ancora da studiare perché non pochi intellettuali contro-rivoluzionari, tante figure peraltro di alta moralità e vita spirituale non banale - per esempio monsignor Umberto Benigni - si lascino trascinare verso prospettive, che imputano all’ebreo la colpa dei mali «dell’ora presente», fino a non rigettare la più infamante delle accuse anti-ebraiche, quella del blood libel, l’«accusa del sangue», l’omicidio rituale.
    http://66.71.184.34/comm_z001.php


    Il Papa San Pio X durante il suo pontificato (1903-1014), per combattere più efficacemente il Modernismo, caldeggiò e approvò la fondazione di un’associazione chiamata Sodalitium Pianum (Lega di San Pio V). Monsignor Umberto Benigni (1862-1934), fondatore e animatore dell’associazione, compose il programma del Sodalitium Pianum, che può essere considerato il manifesto dell’azione politica e sociale dei Cattolici.
    http://www.sodalitium.it/Default.aspx?tabid=42

  10. #10
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    Il Papa San Pio X durante il suo pontificato (1903-1014), per combattere più efficacemente il Modernismo, caldeggiò e approvò la fondazione di un’associazione chiamata Sodalitium Pianum (Lega di San Pio V). Monsignor Umberto Benigni (1862-1934), fondatore e animatore dell’associazione, compose il programma del Sodalitium Pianum, che può essere considerato il manifesto dell’azione politica e sociale dei Cattolici.
    http://www.sodalitium.it/Default.aspx?tabid=42

    Guarda che sodalitium.it è il sito dei sedevacantisti che, come credo avrai intuito, non seguono la corretta dottrina Cattolica nè tantomeno sono in comunione con la Chiesa (sebbene si ritengano "cattolici integrali).
    Quindi attenzione ad usare quella fonte, perchè non fa più di tanto testo.

 

 
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