Meglio il golpe bianco, meglio non far conoscere al popolo bue quali angoscianti verità siano nascoste dietro all’approvazione della Costituzione europea e del mandato di arresto europeo.
La stessa arena politica, dove si urla come forsennati per quisquilie senza soffermarsi sui problemi più seri, ed il frastuono mediatico che accompagna come una allucinante colonna sonora la realtà della nostra vita, garantiscono di per sé che il sistema funzioni a dovere: il filtro dell'apparato trattiene sistematicamente i moscerini e lascia filtrare i cammelli... le novità più devastanti passano spesso inosservate e altrettanto spesso applaudite.
È avvenuto tutto in breve tempo: gli onorevoli deputati, ultima spiaggia per l'approvazione dell'euromandato, sono stati preceduti di poco dai senatori della (ex, verrebbe voglia di dire) Repubblica italiana, che avevano approvato alcuni giorni prima la Costituzione europea.
Come da copione, i quotidiani "più autorevoli" e diffusi, voce delle lobbies egemoni - e comunque, anche la stragrande maggioranza dei quotidiani "indipendenti" - hanno tenuto un bassissimo profilo su questi argomenti. I luminosi orizzonti europeisti non si discutono, come tutti i dogmi.
Euromandato e Costituzione europea hanno molti genitori: anzitutto una folta delegazione di ignavi, una palude di girondini, gente che ha votato a favore senza preoccuparsi delle responsabilità che si stava assumendo, o più banalmente che votava per spirito gregario: le regole del gregge sono in effetti uno dei più fondamentali corpi legislativi che esista in natura.
Oltre al girone degli ignavi, c'è chi, forse in sussulto di coscienza, ha pensato di disertare i tragici appuntamenti europeisti. Di sicuro poi qualcuno ha pensato di opporsi, ma non avendo quel coraggio che - come diceva don Abbondio - chi non ce l'ha non può darselo, ha ceduto. Contro la Costituzione europea sono rimasti in pochissimi: principalmente la Lega - che è stata l'unica a non cedere neppure sul mandato di arresto europeo - ed i compagni dell'estrema sinistra.
Non ovviamente i compagni Diesse: quelli qualche anno fa stavano con l'Unione Sovietica e quindi oggi ovviamente sono ferocemente a favore della Costituzione e del mandato di arresto europeo.
Il mandante del mandato è la Commissione Prodi. Uno dei più autorevoli artefici, anzi forse il padre stesso della Costituzione europea è Giuliano Amato... Le solite facce percorrono come un inquietante brivido grigio la storia della nascente Unione sovietica d'Europa.
In effetti le analogie, non solo terminologiche, fra l'Unione delle Repubbliche Socialiste sovietiche del XX secolo e l'Unione delle repubbliche europee degli anni 2000, sono notevoli. Una, la più esplicita, ma non la più sfacciata, l'ha ricordata in un eccesso di sincerità l'eurodeputato David Martin alcuni anni fa: «Smettialmola di fingere, di difenderei e di giustificareci: ciò che noi vogliamo creare è precisamente un Superstato socialista europeo».
L’inganno con cui i popoli ed i loro presuntuosi rappresentanti stanno per essere cancellati come Nazioni, è talmente immane che sarebbe difficile trovare un sintomo più grave del cancro che sta divorando l'Europa. Talmente grave che non potendo credere ai propri occhi, nessuno o quasi se ne accorge.
O meglio, qualcuno ha capito, qualcuno ha fatto cenno di avere inteso, ma poi, perché il gioco della parti non trasmodasse così rovinando i programmi stabiliti in alto consiglio, si è tirato indietro. Tremonti appartiene in effetti al novero dei pochi che hanno capito: «Solo un numero stupefacentemente limitato di persone ha realizzato che i principi esterni dominano su quelli interni; che le norme europee prevalgono su quelle italiane; che la Corte di Giustizia europea prevale su tutte le corti nazionali... Ho la vaga impressione - ha insistito Temonti criticando i propri avversari politici con parole pesanti come pietre - che chi ha parlato di democrazia perduta o erosa (in Italia, n.d.r.) abbia una percezione davvero limitata dell’intensità dei fenomeni di ingegneria costituzionale che sono in atto da decenni in Europa, e prendono la forma storica e drammatica di crescenti cessioni verso l’alto di quote della sovranità nazionale. Chi ignora questi fenomeni o è in malafede, o è superficiale; ovviamente il cumulo delle cariche non è vietato».
FRA IL GROTTESCO E IL TRAGICO
Nel marasma dei 448 articoli della Costituzione europea non è facile districarsi. Ma se non si tentasse di individuare almeno alcuni dei focolai cancerosi di quel documento, di d'Estaing, Amato e colleghi resterebbero solo il grigiore ed alcuni aspetti grotteschi. Certo, anche i lati più ridicoli delle normative europee hanno forse uno scopo, uno scopo non voluto, ma reale: far ridere gli sciocchi. Anche se in effetti è difficile non ridere di fronte ad una Costituzione che per la prima volta nella storia dell'umanità (salvo errori... il prof. Amato ci correggerà) contempla la sugna, le stearine ed altre tipologie di grassi come materie degne di essere eternate dalla Carta fondamentale di un impero. La Costituzione europea, in effetti, debordante e paradossale nella sua storica ipertrofia, sotto spoglie ora ridicole, ora tecnocraticamente stucchevoli, ora del tutto fumose, nasconde in realtà alcuni principi che demoliscono senza appello le Nazioni. Nazioni che continuano ad avere un proprio nome ed un proprio governo a scopo illusionistici, ma sono ridotte ormai al livello di province di un impero, vergognosamente impotenti al punto di non poter decidere i vegetali che posso essere coltivati sul proprio territorio... al punto che le loro Costituzioni si vedono costrette a soccombere di fronte ad un qualsiasi, per quanto banale, atto normativo dell'Unione.
Chi legge, chi si sforza di capire quale partita sia in gioco, come hanno fatto il ministro Tremonti, o il senatore Pera, in un sussulto di coscienza - si ignora se sincero, ma di sicuro subito esausto -, sa bene che la prevalenza del diritto unionista sul diritto delle Nazioni, con la nuova Costituzione europea, è totale, schiacciante, subdolamente ma già compiutamente definitiva. Con l'euromandato e la Costituzione europea, ogni libertà personale, anche la più elementare, anche la più comune libertà di espressione, comporta rischi di deportazione che sino ad oggi solo l'Unione Sovietica aveva propiziato su scala tanto ampia. Intanto si canta e si balla. Eppure che questa Europa ci stia dolorosamente prendendo per i fondelli non dovrebbe sfuggire a nessuno. L'Europa stabilisce le misure e le forme delle banane, delle zucchine, norma le dimensioni delle cicatrici dei pomodorini, discute su come si possa fissare, in termini giuridici, il concetto di camicia da notte, elimina le razze dei cani inferiori... e poi proclama solennemente nella Costituzione il principio di sussidiarietà, per cui ciò che può fare il singolo Stato membro non deve essere fatto dall'Unione. Ma come? Legulei deliranti al punto di dettar legge persino ai pomodorini, assicurano di rispettare, dove possibile, le autonomie locali? E i popoli europei credono a simili menzogne?
Le anomalie morali e intellettuali di chi vuole quest'Europa hanno d'altronde un parallelo speculare a livello di diritto penale. L'uniformità grottesca di frutta, ortaggi, norme igieniche, che sembra quasi tradurre in legge una concezione religiosa - una patologica fede nell'Uomo, che pretende di imporre alla imperfetta realtà una perfezione elaborata in vitro - preludono, nell' ordine delle cose, ad una eguale massacrante uniformità che il diritto penale europeo vuole imporre nell'ordine delle idee. Le idee faranno la fine delle banane: idee standard. Le idee alternative finiranno nei gulag.
IL DIRITTO PENALE SOVIETICO EUROPEO
Con il mandato di arresto europeo e con gli identici, eversivi principi contenuti nella Costituzione europea, la sussidiarietà tragicomica (molto più tragica che comica a dire il vero) dell’Unione, opera ora anche a livello penale: hai commesso un reato in Italia? Dunque un giudice lettone potrà deportarti sino in Lettonia. Peggio, potrà deportarti in Lettonia alla luce del codice lettone (a te ignoto) in nome della (costituzionalizzata) reciproca fiducia fra stati membri. E lì ti potrà condannare per un fatto commesso lecitamente in Italia... ma punito dal codice lettone.
Curioso: in Europa si dice sussidiarietà e autonomia per dire eterodeterminazione; libertà per dire schiavitù; sovranità nazionale, per definire quello che in diritto internazionale viene chiamato "stato fantoccio"...
Si sono chiesti, i nostri parlamentari, per quale ragione quest'Europa ci tiene tanto a poter deportare a zonzo per l'Europa un poveraccio senza neppure fornire un perché (non servono motivazioni per essere tradotto chissà dove)? Si sono chiesti per quale ragione un giudice straniero deve potersi ingerire in fatti commessi sul territorio di altri Stati? Per ragioni di sussidiarietà, forse?
Onestamente bisogna ammettere che i nostri rappresentanti sono gli unici in Europa a essersi posti qualche seria domanda: non per nulla sul mandato di arresto siamo giunti per ultimi, nonostante i fraterni ammonimenti del commissario Frattini.
Ma pur avendo atroci dubbi, i nostri parlamentari di maggioranza - escluse le solite eccezioni _hanno ratificato egualmente il tutto, aggiungendo qualche foglia di fico qua e là, foglie che verranno comunque amabilmente eliminate dalla Corte di giustizia dell'Unione europea.
Intanto la neonata Unione sovietica avanza. E non si obietti che chiamarla Unione sovietica significa giocare con i termini: i redattori della Costituzione europea hanno creato un Praesidium di "saggi" (composto, fra l'altro, dai soliti d'Estaing, Amato e via discorrendo) competente ad interpretare la Costituzione al di là ed al di sopra degli Stati (che non contano ormai più nulla) e persino della stessa Corte dell'Unione.
Il Praesidium è insomma una sorta di Pizia delfica, un grottesca Pizia che dà l'idea di quanto il potere di quest'Europa si concentri in pochi, ma monotoni cervelli, che fanno, disfano, interpretano, che si autoeleggono ed esegeti di se stessi, a presidio delle proprie elucubrazioni... Il concetto di presidio d'altronde dà l'idea della forza militare con cui certe posizioni verranno mantenute in Europa.
In effetti anche in Urss - la storia si ripete - uno degli organi costituzionali fondamentali del sistema era il Praesidium del Soviet supremo; analogamente, in Unione sovietica esistevano i commissari del popolo...
LA FINE DELLE LIBERTÀ E DELL’INTELLIGENZA
Ma per evitare che i neri precordi di omerica memoria agitino il pensiero in più direzioni, per inchiodare alla loro responsabilità i costruttori dell'Unione con uno solo, uno dei tanti - ma in effetti il più impressionante - esempi della tenebrosa "teologia" unionista, si citerà qui l'articolo 81 della Costituzione europea.
Ebbene, venendo al quid, questo articolo costituzionalizza il principio di non discriminazione: «È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale».
Il divieto è assoluto, ma nella sistematica del testo "costituzionale" (sistematica su cui non ci si sofferma) il legislatore europeo ha escogitato (tardivamente) un patetico incartamento per sdoganare questa autentica abnormità filosofico-giuridica e renderla accettabile: si vuol dare l'idea, ma solo quella, che si tratti di un principio posto in capo all'Unione, non a tutti i suoi cittadini.
L'escamotage è, e resta, tutto sommato puerile, o forse, meglio, geriatrico considerato che i più noti Soloni e "saggi" europeisti che hanno lavorato a questo testo sono ormai arrivati alla terza età. Certo, va pure ammesso che i "fini" elaboratori di queste trappole conoscono bene i propri polli e sanno che non servono grandi sforzi per metterli nel sacco. Ci vuole poco per essere intelligenti con simili sudditi.
Si può solo osservare, in breve, che la sostanza dell'art. 81 citato è contenuta nell'art. 2 della Decisione quadro sull’euromandato, che a sua volta viene chiaramente sviluppato, con parole molto, molto simili alla Costituzione unionista, dalla Decisione quadro contro il razzismo e la xenofobia, come al solito partorita dall’ineffabile Commissione Prodi: si prevede, apertis verbis, il carcere per chi discrimina. Chi discrimina, in Europa, è un delinquente... La Costituzione europea vieta la discriminazione; il diritto penale unionista, in base ai medesimi principi, reprime i devianti. Ebbene, il rischio, quando si parla di questi temi, è quello di essere ripetitivi, ma i latini ricordavano che le ripetizioni giovano, per cui se nessuno comprende l’Europa del massacro economico, quella che i soliti personaggi - mercenari e mercanti, banchieri e nani, magari massoni - difendono alla bene amata faccia dell'evidenza, può essere utile soffermarsi su un solo concetto. Un concetto, un'idea semplice semplice per capire cosa c'è che non va nel sistema unionista.
Ora, “discriminare” in latino (ed in italiano) significa distinguere. La radice del termine viene dal latino, “discerno”, che ancora una volta è identico all'italiano: insomma, si parla di discernimento, di distinzione, di discrimen.
Il discrimen, nell'uomo, è sinonimo di pensiero, di intelligenza, di senso di identità: è la capacità di coglier le differenze. L'intelligenza serve infatti a discriminare, a discernere: solo nel mondo minerale, vegetale e fra i malati di mente all'ultimo stadio manca la capacità di discriminare. I cani discriminano... e pure i pidocchi.
In Europa non è così: i cani ed i pidocchi potranno ancora discriminare, ma gli uomini no.
Bianco eguale a nero: non fa differenza. Musulmano è eguale a ebreo, o cristiano... cattolico eguale a protestante, o induista, o satanista... Tutto è eguale, ogni idea è egualmente giusta e buona. Colto o ignorante, stupido o intelligente, di centro, di destra o di sinistra: non fa differenza. Non esiste discrimen perché tutto viene ritenuto indiscriminatamente (si legga pure: stupidamente) buono, degno e rispettabile.
Se osi negarlo, se osi contrapporti a questa poltiglia intellettuale, alla demenza (nel senso etimologico, non offensivo del termine) europea fatta sistema, sei un delinquente e come tale vai discriminato, cioè separato, distinto dalla "brava" gente: ti attende la galera.
Ma se ogni pensiero (discrimen) è buono, non si comprende come mai ci sia un pensiero (discrimen) che ti porta dritto dritto in galera.
Dove sta l'inganno?
Nel momento stesso in cui si riconosce che ogni pensiero (discrimen) è buono, lecito, e contestualmente si afferma che però chi attua il discrimen (chi pensa) è un criminale, si dice in definitiva che ogni pensiero è illecito. Tutti infatti pensano, dunque tutti discriminano, dunque tutti sono dei criminali.
Il relativismo unionista, essendo un relativismo assoluto, si legge "libertà per tutti" e si traduce in "repressione e deportazione per chi dissente".
È relativismo in superficie, ma poco sotto la schiuma delle parole si cela un monismo soffocante.
Assoluto divieto per chiunque di discriminare, di distinguere, tranne che per l'Eurotirannide: nessuno può discriminare tranne gli Eurocrati, cui spetta tutto ed intero il potere di discriminare, disponendo l’incarcerazione, la deportazione - e chissà che altro facendo - per chi dissente. Ci si rende conto che cosa significa negare a tutti il diritto di discrimen, di pensiero, di intelligenza, tranne che al Potere costituito?
Che lo Stato si trasforma nel Leviatano di biblica memoria. Cioè in un mostro spaventoso.
Una cosa è certa, a decidere cosa sia lecito e cosa no saranno i saggi, i vari presidi e i tribunali del popolo: non si può dubitare un istante che verrà chiamato in causa il popolo, o, se vogliamo, la "volontà generale" di rousseauiana memoria, la democrazia... Sia pur con accenti diversi, ora più ora meno esplicitamente "democratici", è dai tempi dell'epoca del terrore della Francia rivoluzionaria, e poi dell'Urss, e persino del nazionalsocialismo che il popolo, il collettivo Dio_Uomo, serve a giustificare il massacro di chi non accetta, di chi inorridisce di fronte alla pretesa di omologare i cervelli.
La televisione ed i media aiuteranno indubbiamente a plasmare le menti: una sana educazione che incuta il terrore per il pensiero "scorretto", farà distinguere infallibilmente il discrimen lecito dallo psico-crimine di orwelliana memoria. E questa - anche se l'eurodeportazione e l'eurorepressione non sono ancora a regime - non è una profezia, ma una realtà che già striscia subdolamente sotto i nostri occhi.
C'è in effetti una particolarità unica nella "nostra" Europa: il tentativo di ammantare di giustizia la repressione, un tempo, si celava almeno dietro ad un minimo di pudore giuridico e di intelligenza: le norme penali rivoluzionarie hanno sempre garantito spazi abnormi ai tribunali, per far cadere sotto la ghigliottina (metaforica e reale) della legge il maggior numero di oppositori. Non si è però mai arrivati con tanta sfrontatezza a stabilire che chiunque discerne in nome del proprio credo religioso, politico, ideale, è un criminale.
La illimitata possibilità di decidere quale sia il pensiero giusto, alberga "colà dove si puote". Con la differenza che in Dante il "colà dove si puote" è un Dio sempre eguale a se stesso, qui, invece, è l'Uomo-Dio che impone un monismo ideale capriccioso, non codificato, mutabile in ogni istante, così che tutti, nessuno escluso, possano cadere sotto i rigori della legge.
Certo, un'apparenza di pluralismo dovrà restare... un'illusione di libertà. Potremo pensare allo stesso modo in cui un animale in gabbia può muoversi fra le sbarre: un po' più al centro, un po' più a destra, un po' più a sinistra. Chi uscirà dalla gabbia, però, sarà abbattuto.
La repressione di chi attua un discrimen religioso, politico, ideale, in definitiva, è il capovolgimento "giuridico" del diritto stesso, un capovolgimento di inaudita ferocia; è l'anti-diritto fatto legge, fatto Costituzione.
È evidente che l'Unione europea ci sta propinando le norme più liberticide che siano mai state escogitate nel corso della storia.
SPERANDO NELLA FRANCIA
Intanto il fronte pecorale dei giuristi - fatte salve le solite eccezioni - tace, o più spesso acconsente. La trappola per gli Eurofessi non avrebbe potuto essere più onnicomprensiva e meno intelligente. Onnicomprensiva - si perdonino le ripetizioni - perché ogni pensiero (discrimen) sarà al contempo lecito o delinquenziale, a seconda dei gusti degli Eurotiranni.
Meno intelligente perché il relativismo europeo rappresenta la massima contraddizione in termini che si potesse escogitare a scopo repressivo: nell'Europa di d'Estaing, Amato, Prodi e colleghi, solo gli imbecilli, quelli che non distinguono, non pensano, hanno diritto di cittadinanza.
Fra l'altro, il potere dell'Eurorepressione è tale e talmente vasto e multiforme che chi non verrà punito per lo psicocrimine potrà finire in galera con altri pretesti, meno evidenti, meno palesemente escogitati dal Potere centrale: non è ragionevole infatti usare sempre lo stesso reato e gli stessi europoteri per punire i dissidenti. Qualcuno potrebbe capire il gioco.
Nel frattempo il silenzio cola come un coltre vischiosa a coprire l'evidenza: il timore, la paura di essere segnati a dito, derisi, repressi, cuce le bocche anche di coloro che saprebbero e potrebbero parlare.
Oltre al silenzio dei giuristi, impressiona il silenzio dei filosofi; anzi, fra i "filosofi" c'è un rigurgito antirelativista che nell'epoca in cui il più cieco assolutismo diventa legge - sia pur grezzamente mimetizzato sotto falsissime spoglie - spaventa: sarà un rigurgito sincero? Certo è che è oramai giunto il tempo del relativismo assoluto, dunque della contraddizione in termini: cioè della fine dei relativismi.
I conservatori, dal canto loro, sono felici di questo nuovo corso "filosofico", non accorgendosi che è in atto la fase del coagulo: ora che i particolarismi hanno disgustato in misura sovrabbondante le genti, è il tempo giusto per proporre il pensiero unico... anziché gioire, anziché sognare il ritorno a tempi passati, sarebbe forse più consono tremare, chiedendosi quale sarà il pensiero, la sintesi che verrà imposta.
Schifare le genti fino alla nausea con l'anarchia ed i pluralismi, e poi proporre un governo forte che dia pace, ordine e tranquillità sociale. Sarà un caso, ma sta avvenendo, su scala immensa e con potenza devastante, quello che avvenne su scala microscopica ai tempi del fascismo: gli italiani erano talmente stanchi delle violenze e della prepotenza dei socialisti, che passarono in massa al fascismo. Anche allora gli intellettuali saltarono la barricata.
Tornando a noi, all'ora presente, è indubbio che fra i filosofi ed i giuristi dell'antirelativismo molti siano in buona fede, giustamente disdegnando il pluralismo nella sua più deforme accezione, però è anche vero che il pesce puzza dalla testa. Giuristi e filosofi appartengono alla stessa stirpe pontificale; pontificale in senso etimologico, storico: spetta, spettava a loro essere ponti fra l'immanente ed il trascendente; maestri del giusto e dell'ingiusto, del vero e del buono...
Ma filosofi e giuristi odierni, parodia dell' antica idea pontificale romana, hanno saltato la barricata: appartengono piuttosto alla corale che canta le lodi all'Uomo. L'Uomo è divenuto legge a se stesso ed i "professionisti" del giusto e del vero hanno cambiato mestiere in massa.
Intanto che l'Europa cresce gli italiani, più o meno confusamente raggirati, marciano compatti verso il sole dell'avvenire.
A scuola hanno studiato la storia dell'Impero romano... la consacrazione ufficiale dell'Impero carolingio in quella fatidica notte del Natale dell'800; ricordano senz'altro la Rivoluzione bolscevica dell'ottobre del 1917. Ma di certo sono stati tenuti all'oscuro del fatto che questa Europa, sdoganata allo loro attenzione in toni contraddittori, ora lievi ora esaltati, racchiude in sé una novità storica maggiore di tutti gli eventi del passato, unica e devastante nella storia dell'uomo.
Sempreché questa stessa Unione europea - e non solo quella - non esploda prima. Oggi la Francia potrebbe segnare una battuta di arresto per l'Unione europea: è la medesima Francia che nel recepire il mandato di arresto europeo si è fatta pateticamente sfondare, come ai tempi della linea Maginot, nel '40.
L'Italia invece è riuscita ad arginare - sia pure per poco tempo - l'onda lunga della devastazione unionista, circoscrivendo e frenando le pretese di onnipotenza contenute nell'euromandato.
Una barriera di carta, se si vuole, ma pur sempre una barriera utile a svegliare le coscienze. A indicare che esiste un confine alla follia. Sulla Costituzione europea le posizioni si sono invertite. L'Italia ha celebrato la sua ennesima, miseranda Caporetto: c'è chi, per piacere, per avere un momento di gloria ed una carezza del padrone, si vende la libertà; c'è chi per un piatto di lenticchie è disposto a perdere tutto.
Contro la Costituzione europea la Francia è oggi l'ultimo baluardo; forse cederà. Anzi, se non prima, cederà poi. Ai cugini d'Oltralpe stanno facendo il lavaggio del cervello: i soliti quotidiani "autorevoli", anche in Italia, martellano la dura cervice dei francesi.
Ma fra i figli dei pensieri che animeranno i nuovi gulag, fra quelli che credono ancora alla libertà ed alle idee che hanno fatto l'Europa, c'è ancora chi, a costo di far ridere amaro gli Eurocrati, ama usare parole fuori tempo, parole libere ormai in odore di eresia: Dio salvi la Francia, e con lei l'Europa.
[Data pubblicazione: 29/05/2005]




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