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Discussione: Luigi Cascioli

  1. #1
    torquemada
    Ospite

    Predefinito Luigi Cascioli



    ATEISMO CONTRO CRISTIANESIMO

    Ateismo attacca cristianesimo con una denuncia contro la Chiesa Cattolica sostenitrice di un'impostura basata su falsi documenti, quali la Bibbia ed i vangeli, attraverso la violenza dell'inquisizione e il plagio ottenuto con l'esorcismo, il satanismo e altre superstizioni.

    "Luigi Cascioli, dopo aver dimostrato in maniera indiscutibile che i fatti presentati come veri dalle Sacre Scritture sono in realtà dei falsi, primi fra questi quelli inerenti la figura di Gesù detto il Cristo che è stata costruita sulla persona di certo Giovanni di Gamala, figlio di Giuda il Galileo della Casta degli Asmonei, sedicente discendenti della stirpe di Davide, conclude i suoi studi con una denuncia contro la Chiesa Cattolica, nella persona di Don Enrico Righi, parroco-rettore della ex. Diocesi di Bagnoregio (VT), per abuso della credulità popolare (Art. 661 C.P.) e sostituzione di persona (Art. 494 C.P.)

    La querela è stata depositata al Tribunale di Viterbo l'11 settembre 2002.

    Ottenuta, grazie all'intervento del Tribunale di Perugia sulle assurde richieste di archiviazione del Pubblico Ministero Dott. Renzo Petroselli, l'iscrizione di Don Enrico Righi nel registro degli indagati, siamo attualmente in attesa della seconda udienza che prevede la presenza dell'accusato".

    •   Alt 

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  2. #2
    torquemada
    Ospite

    Predefinito

    Gli Apostoli di Gesù


    "Gli apostoli di Gesù, dichiarati dalla Chiesa tutti galilei eccetto Giuda Iscariote che lo fa provenire dalla Giudea, sono:

    Secondo Marco: Simone Pietro, Giacomo di Zebedeo, Giovanni fratello di Giacomo, Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il cananeo, Giuda Iscariota (12).

    Secondo Matteo: Simone Pietro, Giacomo di Zebedeo, Giovanni fratello di Giacomo, Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il cananeo, Giuda iscariota (12).

    Secondo Luca: Simone Pietro, Giacomo, Giovanni, Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Giuda di Giacomo, Simone lo zelota, Giuda Iscariote (12).

    Secondo gli Atti degli Apostoli: Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo zelota, e Giuda di Giacomo. (11).

    Le differenze esistenti nelle liste degli apostoli sopra riportate ci portano subito a fare due osservazioni, una di carattere religioso e l'altra di carattere storico.

    1) L'osservazione di carattere religioso riguarda l'evidente incoerenza che c'è tra le parole di Gesù che elegge 12 apostoli perché 12 sono i troni destinati nei cieli: "E Gesù disse loro: <<In verità (!?!) vi dico: voi che mi avete seguito, nella nova creazione, quando il figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, sederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele>>" (Mt. 19-28) e la realtà dei fatti che vede ridursi il numero degli apostoli a undici. (A ciascuno il proprio commento).

    2) La seconda, di carattere storico, si riferisce alla differenza dei nomi riportati dai vangeli di Marco e Matteo che nominano un Taddeo ignorato dal vangelo di Luca e dagli Atti degli Apostoli i quali al suo posto mettono un Giuda di Giacomo che è ignorato dai primi due.

    Perché questa differenza se tutti e tre i redattori dovevano essere a perfetta conoscenza degli apostoli dal momento che, stando a quanto sostiene la Chiesa, Matteo fu lui stesso un apostolo, Marco un collaboratore di Paolo di Tarso (At. 12,25; 1,5; 2Tim. 4,11) e di Simone Pietro (2Pt 5/13; At, 12, 12-7), e Luca eseguì, come lui stesso afferma ( Lc.1,2-3), la stesura del vangelo e degli Atti con un'accurata indagine prendendo informazioni direttamente dagli stessi testimoni dei fatti tra i quali la stessa Maria, madre di Gesù, che secondo la Chiesa, egli avrebbe personalmente conosciuto? (La Sacra Bibbia - UECI- pag. 1025).

    La sorpresa che ci viene da questa discordanza di nomi che riscontriamo tra i vangeli di Marco e Matteo e il vangelo di Luca e gli Atti degli Apostoli, diviene addirittura strabiliante quando rimarchiamo che nel quarto vangelo, quello di Giovanni, le differenze degli apostoli in rapporto agli altri, si accentuano sia nel numero, che non è più di 12 ma bensì di 9, e sia nei nomi risultando non solo mancanti Giacomo di Alfeo, Giuda fratello di Giacomo o Taddeo, Bartolomeo, Matteo e Simone lo zelota, ma trovandone addirittura dei nuovi dagli altri mai prima nominati, quali Natanaele di Cana e un discepolo anonimo qualificato come il "prediletto?".

    Vangelo di Giovanni: Simone detto Pietro, Giacomo, Giovanni, Andrea, Filippo, Tommaso, Giuda Iscariota, Natanaele di Cana e il discepolo prediletto. (9). ( Ho messo in corsivo Giacomo e Giovanni perché questi due, mancanti nella prima edizione di Giovanni, composta di XX libri, vengono nominati soltanto nell'ultimo capitolo, il XXI, il quale fu aggiunto in seguito, si presume 70- 80 anni dopo, allorché i falsari ritennero necessario apportare attraverso di esso dei complementi che riparassero le carenze e le imperfezioni contenute nella prima redazione uscita intorno agli anni 180-190 del secondo secolo.

    Che la prima edizione del quarto vangelo, cioè quello di Giovanni, sia uscita alla fine del II secolo lo riconosce la stessa Chiesa: "Il più antico manoscritto che si riferisce a questo vangelo è del 150, al massimo del 200". (La Sacra Bibbia - UECI- pag. 1058).

    Considerando che i quattro vangeli furono scritti, stando a quanto afferma la Chiesa, da apostoli presenti ai fatti da loro stessi riportati, quali Matteo e Giovanni apostoli, e da redattori che avevano contattato per lungo tempo gli stessi testimoni oculari, quali Marco e Luca che erano stati discepoli di Simone Pietro, se non addirittura la stessa Maria madre di Gesù, come nel caso di Luca, questa discordanza di nomi ci reca la stessa sorpresa che se dei giocatori di calcio, dopo aver fatto insieme più campionati nella stessa squadra, ci dessero dei nominativi discordanti sul numero e sui nomi dei loro compagni. Il minimo che si possa pensare è che sotto si nasconda qualche cosa di ambiguo e di disonesto che costringe chiunque ama la verità a fare un'inchiesta tutta personale, dal momento che a chiederne spiegazione ai preti (gli specializzati dei vangeli), non si hanno che risposte confuse, stolte, se non addirittura offensive all'intelligenza umana.

    La prima cosa che ci ha spinti ad approfondire le ricerche è stato lo scoprire attraverso documentazioni estratestamentarie che nello stesso tempo in cui avvenivano i fatti riportati dai vangeli, esisteva in Palestina, e più precisamente in Galilea, una squadra di rivoluzionari composta dai figli di un certo Giuda il Galileo che mostra delle forti analogie con quella evangelica di Gesù e dei suoi apostoli,

    Ma prima di passare al diretto confronto dei singoli componenti le due squadre è opportuno spiegare, anche se in breve, chi fosse questo Giuda il Galileo.

    Giuda il Galileo, figlio del Rabbi Ezechia ucciso nel -44 in uno scontro armato contro le truppe di Erode il Grande, era il pretendente al trono di Gerusalemme quale discendente diretto della stirpe degli Asmonei fondata da Simone, figlio di quel Mattatia il Maccabeo che nel II secolo av. Cr. si era messo a capo di un Movimento Rivoluzionario Giudaico per la liberazione della Palestina dall'invasione degli Ellenisti. Preso il posto del Padre, quale Asmoneo discendente diretto della stirpe di David, dopo aver sostenuto diverse battaglie contro i romani e contro Erode il Grande, Giuda morì nella guerra del Censimento (+6), lasciando sette figli i quali, preso il posto del padre, continuarono la lotta di rivendicazione dinastica al trono di Gerusalemme.

    I figli di Giuda furono: Giovanni primogenito, Simone, Giacomo il maggiore, Giuda (non l'iscariota), Giacomo il minore, Menahem ed Eleazaro. Questi due ultimi, anche se non risulta che facessero parte della squadra rivoluzionaria, continuarono comunque, dopo la morte dei fratelli, nella rivendicazione al trono di Gerusalemme combattendo nelle successive guerre contro i romani, quali quella del 66-70 (Guerra Giudaica), nella quale perì Menahem, e quella del 74 (Masada), nella quale morì Eleazaro.

    La prima analogia che riscontriamo tra la squadra dei rivoluzionari e quella degli apostoli è che i componenti di entrambe sono fra di loro fratelli ed hanno gli stessi nomi. È una pura combinazione o sono veramente le stesse persone? È questo che cercheremo di scoprire attraverso un' inchiesta storica che a fine di chiarezza faremo precede da una spiegazione che, benché rapida e generica, aiuterà a comprendere lo svolgimento delle nostre analisi.

    "I 4 vangeli canonici e la maggior parte dei 14 libri degli Atti degli Apostoli, per essere esatti 10, che videro la luce nelle loro prime edizioni a partire dalla seconda metà del secondo secolo (155-160), praticamente si trovano a metà strada tra una documentazione che li precedette sotto forma di scritti (Vangeli, Detti, Lettere e Atti), redatti per lo più in greco, che la Chiesa ha dichiarato apocrifi, cioè falsi, e le ultime edizioni degli stessi che uscirono, dopo innumerevoli correzioni e falsificazioni, nel V e nel VI secolo. Che i vangeli usciti nel V e nel VI secolo nelle loro edizioni definitive, che "grosso modo" sono quelli attuali, siano differenti dai vangeli del II secolo ci viene dimostrato dagli stessi dottori della Chiesa, quale Eusebio di Cesarea, autore della celeberrima Historia Ecclesiastica, morto nel 340, e Ireneo vescovo di Lione, vissuto a cavallo tra il II e III secolo, i quali riportano nei loro libri numerose affermazioni che sono in netto contrasto con quelle che vengono sostenute dai vangeli definitivi, cioè quelli usciti 150-200 anni dopo la loro morte, come la verginità della Madonna che, da essi negata, viene invece sostenuta, anche se in forma non ancora dogmatica, nelle edizioni del V e VI secolo. Senza parlare poi di Tertulliano, apologista cristiano del II secolo, che nega la nascita terrestre di Gesù, come d'altronde era sostenuto in tutte le prime edizioni dei quattro vangeli canonici, che troviamo invece confermata nel V e VI secolo nei vangeli di Matteo e di Luca. Se gli altri due vangeli, quello di Marco e di Giovanni, non la riportano è perché essi furono lasciati come inizialmente erano stati redatti, cioè secondo quei principi teologici che nella seconda metà del II secolo sostenevano che Gesù si era presentato agli uomini non come uomo ma sotto forma di rivelazione (S. Paolo - Gnosi). (Leggere La Favola di Cristo).

    Ritornando sul discorso riguardante le analogie tra le due squadre, dopo aver visto che i nomi della squadra dei figli di Giuda il Gallileo, fatta eccezione per Menahem ed Eleazaro, sono gli stessi di quelli della squadra degli apostoli, quello che scopriamo ancora è che anche i componenti della squadra degli Apostoli erano fratelli fra loro.

    A levarci da ogni dubbio sulla fratellenza degli apostoli, oltre che i documenti apocrifi, sono gli stessi vangeli canonici:

    "Giunsero sua madre e i suoi fratelli, e stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e dissero a Gesù: <<Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle che sono fuori e ti cercano>>". (Mc.3 ; 31-32).

    <<Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Giuseppe, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui con noi?>>. (Mc. 4 -3), (Mt. XII-35).

    <<Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria la madre di Gesù, e con i fratelli di lui>>. (At. 1; 14).

    <<Poi Gesù comparve a Giacomo, uno dei così detto fratelli del Salvatore>>. (Eusebio da Cesarea- Hst. eccl. I, pp. 12, 5).

    <<Giacomo, fratello del Signore, succedette all'amministrazione della Chiesa insieme agli altri apostoli>>. (Eus. da Ces. Hst. Eccl. II, 23, 4).

    <<Della famiglia del Signore rimanevano ancora i nipoti di Giuda, detto fratello suo secondo la carne, i quali furono denunciati come appartenenti alla stirpe di David>>. (Eus.da Ces. III, 20, 1).

    Di fronte a queste affermazioni date dagli evangelisti Marco e Matteo e dagli Atti Degli Apostoli e confermate da Eusebio di Cesarea, cosa risponde la Chiesa per sostenere la verginità della madre di Cristo? Ebbene, essa risolve tutto dichiarando che i discepoli non erano in realtà fratelli di Gesù ma suoi cugini perché figli di un'altra Maria, sorella della madre di Gesù, la quale si era unita a Giuseppe in un precedente matrimonio.

    Questa tesi che potrebbe essere anche accettata a prima vista per l'ambivalenza della parola fratello che in ebraico può significare in alcuni casi anche cugino, è da escludersi nella maniera più categorica per due motivi: primo, perché nei vangeli scritti in greco c'è la parola "adelfos", cioè fratello, la quale non ha nulla a che vedere con il significato di cugino, secondo, perché il personaggio di questa ipotetica sorella della madre di Gesù, come risulterà in seguito nel capitolo riguardante le tre Marie, non è mai esistito.

    Confermata così la fratellanza tra Gesù e Giacomo detto il maggiore, Giacomo detto il minore, Simone e Giuda, passiamo ora ad esaminare attraverso i documenti che precedettero i vangeli canonici e gli Atti degli Apostoli, cioè i documenti respinti dalla Chiesa perché ritenuti apocrifi, chi sono in realtà questi fratelli-discepoli di Cristo preparandoci a dei risultati che saranno a dir poco strabilianti.

    Ma prima di passare ai discepoli, perché si possa fare un coscienzioso rapporto tra le due squadre, cerchiamo di conoscere questi figli di Giuda il Galileo prendendoli uno per uno secondo come ci vengono presentati dagli storici dell'epoca.

    Giuda lasciò sette figli maschi. Delle femmine non si sa se fossero due o tre per la mancanza di documenti confematori.

    I figli di Giuda furono: Giovanni primogenito detto il nazireo, Simone, Giacomo il maggiore, Giuda (non l'iscariota), Giacomo il minore, Menahem ed Eleazaro.

    Lasciando per ultimo Giovanni, al quale riserviamo un'analisi particolarmente dettagliata essendo egli il perno dei nostri studi cristologici, prendiamo in esame gli altri cominciando da Simone e Giacomo il maggiore.

    Simone e Giacomo il maggiore: Da Giuseppe Flavio: <<Oltre a ciò, Giacomo e Simone, figli di Giuda Galileo, furono posti sotto processo e per ordine di Alessandro (Tiberio) vennero crocefissi; questi era il Giuda che, come ho spiegato sopra, aveva aizzato il popolo alla rivolta contro i Romani, mentre Quirino faceva il censimento in Giudea>>. (Ant. Giud. XX-102).

    Giuda: muore in uno scontro armato nel +45 sotto il procuratore Cuspio Fado per aver organizzato una sommossa: "Mentre Fado era procuratore della Giudea, un impostore di nome Taddeo (Theudas) persuase la maggior parte della folla a prendere con se i propri averi e a seguirlo fino al fiume Giordano: diceva infatti di essere un profeta e che a un suo cenno il fiume si sarebbe aperto, offrendo loro facile passaggio. Molti ne ingannò a questo modo. Ma Fado non permise che traessero vantaggio da tale follia e inviò uno squadrone di cavalieri che piombò su di loro all'improvviso: molti furono uccisi e molti presi vivi. Fu fatto prigioniero anche Giuda Taddeo (Theudas), cui fu tagliata la testa e portata a Gerusalemme. (Ant. Giud. XX, 97-99) e (Hist. Eccles. II-12).

    Che Giuda detto Taddeo fosse figlio di Giuda il Galileo ci viene confermato anche dagli Atti degli Apostoli, seppure in forma anacronistica, attraverso il discorso di Gamaliele (At. 5-34), e da Luca (6-16) che lo conferma fratello di quel Giacomo figlio di Giuda il Galileo che gli stessi Atti degli Apostoli riconoscono essere stato ucciso nel 44 sotto Erode Antipa per attività sovversiva (At.12-1).

    Giacomo il minore: Venne lapidato sotto il procuratore Albino (62-64) perché aveva osannato pubblicamente il Figlio di David: <<Con il carattere che aveva, Anano pensò di avere un'occasione favorevole alla morte di Festo mentre Albino era ancora in viaggio: così convocò i giudici del Sinedrio e introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo, fratello di Gesù, che era soprannominato il Cristo, e certi altri, con l'accusa di avere trasgredito la Legge, e li consegnò perché fossero lapidati>>. ( Ant. Giud. XX. 200).*

    *Già Voltaire così scriveva a proposito di queste espressioni di Flavio Giuseppe riferentesi a Gesù, detto il Cristo, che si trovano su Antichità Giudaiche: <<Se Flavio Giuseppe avesse creduto che si era realizzato un Ciristo, cioè un Messia, sarebbe stato cristiano>> (dizionario filosofico V) allorchè sappiamo che Giuseppe Flavio rimase sempre e comunque un ebreo ortodosso.

    L'autenticità di questi passi riguardanti Gesù, detto il Cristo, rimasero in discussione fino a quando gli storici Niese, Norden, Zeitling, Lewy e Schurer non dimostrarono inconfutabilmente che erano dei falsi operati nel IV o da Ambrodio da Milano, che riscrisse le Antichità Giudaiche sotto il nome di Egesippo, oppure da Eusebio di Cesarea che viene chiamato dagli esegeti "Il falsario" per antonomasia.

    Come riassunto esplicativo di tale falsificazione riporto un passo dell'esegeta Guy Fau: <<I passaggi riguardanti Gesù, detto il Cristo, appaiono la prima volta nel IV secolo per opera di Eusebio da Cesarea (il falsario) non trovandosi ancora nell'opera Antichità Giudaiche ai tempi di Origene (185-254), poiché è lui stesso che assicura nel suo "Contra Celsum" (I-47), che Giuseppe Flavio non ha mai parlato di un Gesù detto il Cristo. La Falsificazione è quindi così manifesta che la Chiesa stessa non difende più l'autenticità di questi passi di Flavio Giuseppe>>. ( Guy Fau - La Fable de Jesus Christe. III - Le silence des auteurs Juifs). (Comunque questo argomento sarà ripreso nell'ultimo capitolo: "RISPOSTA ALLE OBIEZIONI".

    Menahem: Da "La Guerra Giudaica" di Giuseppe Flavio: <<Fu allora che un certo Manahem, figlio di Giuda detto il Galileo, un dottore assai pericoloso che già dai tempi di Quirino aveva rimproverato ai Giudei di riconoscere la signoria dei romani quando avevano già un Dio come Signore... ". (Guerra Giud. II-17).

    Eleazar. Da "La Guerra Giudaica": <<...Eleazar, figlio di Giairo, legato a Menahem da vincoli di parentela, che in seguito fu capo della resistenza a Masada" (Guerra Giud. II-17)

    Se sostengo che Eleazaro è figlio di Giuda e non di Giairo, come si trova scritto su questo passo di Giuseppe Flavio nel quale risulta comunque essere legato a Menahem da vincoli di parentela, è perché il fatto così come è riportato da Giuseppe Flavio dimostra chiaramente che siamo ancora una volta davanti ad una manipolazione operata dai falsari.

    << Fu allora che un certo Menahem, figlio di Giuda detto il Galileo, dopo aver attaccato Masada, ritornato a Gerusalemme, assunto il comando della ribellione, prese a dirigere l'assedio. Ma contro di lui si levarono i partigiani di Eleazaro, ripetendosi l'uno all'altro che non era il caso di avere un padrone che, anche se non aveva fatto nulla di male, era inferiore a loro. Così si misero d'accordo e lo assalirono nel tempio; vi si era infatti recato a pregare in gran pompa, ornato della veste regia e avendo i suoi seguaci più fanatici come guardia del corpo. Come gli uomini di Eleazar si furono scagliati su di lui, anche il resto del popolo tutto infuriato afferrò delle pietre e si diede a colpire il dottore, ritenendo che, levatolo di mezzo, sarebbe cessata la rivolta. Gli uomini di Menahem fecero un po' di resistenza, ma quando videro che tutta la folla era contro di loro, fuggirono dove ognuno poté, e allora seguì una strage di quelli che avevano presi e una caccia a quelli che si nascondevano. Pochi trovarono scampo rifugiandosi nascostamente a Masada, e fra questi Eleazar figlio di Giairo, legato a Menahem da vincoli di parentela, che in seguito fu capo della resistenza di Masada. Quanto a Menahem, che era scappato nel quartiere detto Ofel e vi si era vigliaccamente nascosto, fu preso, tirato fuori e dopo molti supplizi ucciso, e così pure i suoi luogotenenti e Abasalon, il principale ministro della sua tirannide>>.

    A parte il fatto che la descrizione della vicenda è riportata con tanta confusione da portarci subito a pensare che sia stata eseguita più da imbroglioni che hanno come scopo quello nascondere una chiarezza che gli sarebbe stata nemica, che da uno scrittore colto e preciso come poteva essere Giuseppe Flavio che per la sua serietà era stato eletto da Roma storico ufficiale dell'Impero, per me non ci sono dubbi che siamo di fronte a una rivendicazione ereditaria promossa da Eleazaro contro il fratello Menahem che si era istallato sul trono di Gerusalemme con tanto di corte, di sacerdoti, di luogotenenti e ministri. Una contesa fra fratelli identica alle tante altre che si succedono nella storia dei discendenti di David, come quella che ci fu tra Aristobulo II e Ircano II, loro antenati, al tempo dell'occupazione della Palestina da Parte di Pompeo (Leggi la Favola di Cristo). Sapendo che secondo i principi religiosi e politici giudaici i pretendenti al trono di Gerusalemme potevano essere soltanto gli appartenenti alla famiglia ritenuta diretta discendente della stirpe di David, e come tale era riconosciuta soltanto quella di Giuda il Galileo, non si può dedurre altro che Menahem e Eleazaro erano fratelli. Nessun altro avrebbe potuto accampare un diritto sul trono di Gerusalemme considerando che tutta la rivendicazione Giudaica della Palestina era basata sull'attesa di un Messia che secondo le profezie doveva provenire dalla stirpe di David, quella stirpe che fu riconosciuta dai giudei nella casta degli Asmonei fondata da Simone figlio di Mattatia il maccabeo ascendente di Ezechia, padre di Giuda il Galileo. Gli stessi vangeli, sostenendo che Gesù era il messia discendente di David, confermano l'esigenza di questo presupposto per esseree dichiarato il Messia, cioè il re dei Giudei.

    A questo punto, stabilito che Simone, Giacomo il maggiore, Giuda e Giacomo, quali figli di Giuda il Galileo, furono tutti impegnati nella lotta contro i romani per la rivendicazione dei diritti al trono di Gerusalemme, cerchiamo ora di scoprire, attraverso le testimonianze che ci vengono dagli storici del tempo e da documenti scritti in greco che precedettero i vangeli canonici, se i figli di Giuda fossero o no gli stessi discepoli di Gesù.

    Gli apostoli di Gesù

    La prima cosa che veniamo a sapere degli apostoli di Gesù, da quanto risulta dal "Novum Testamentum Graece et Latine" e dallo stesso vangelo di Marco, è che si chiamavano Boanerghes, cioè "Figli del Tuono".

    <<Pietro, come tutti gli altri apostoli, era definito Figlio del Tuono>> (Nov.Test. Gr. et Lat.). <<Giacomo e Giovanni ai quali Gesù diede il nome di Boanerghes, cioè figli del tuono>>.(Mc.3,17).

    Qualificati così gli apostoli di Gesù con l'appellativo di Boanerghes, il cui significato di "Figli del tuono" ci predispone ad immaginarli più come dei rivoluzionari che come apostoli predicatori di fratellanza e di perdono, passiamo ora ad esaminarli uno per uno attraverso quanto risulta dai quei documenti che furono scritti prima dei vangeli canonici che la Chiesa ha dichiarato falsi (apocrifi) perché contrastanti con i suoi quattro vangeli Canonici e i suoi Atti degli Apostoli che essa impone dogmaticamente come gli unici a dire la verità.

    (1) Simone, primo apostolo

    Il Simone apostolo risulta avere tre appellativi: Bariona, Cananites e Kefas (Nov. Test. Graece et Latine).

    Il significato di questi appellativi è il seguente: Bariona (ßa????a ) ? la traduzione in greco della parola Barjona, che in aramaico (lingua parlata in Palestina durante l'occupazione romana) significava "Partigiano alla macchia" cioè latitante o ricercato, Cananites, è la traduzione in greco dell'ebraico "qanana", che corrisponde a zelota, cioè rivoluzionario oltranzista, e Kefas che gli fu dato per la sua corporatura muscolosa e massiccia che lo faceva somigliare a una roccia.

    (2) Giacomo il Maggiore

    Sulla natura zelota di questo apostolo non ci possono essere dubbi sapendo che:

    a) era il fratello di Simone Barjona detto Zelota o Cananite.
    b) sotto Tiberio Alessandro fu arrestato nel 46 insieme al fratello Simone e giustiziato come sobillatore del popolo ( At. 12).
    c) la sua partecipazione alla banda dei Boanerghes viene confermata anche dai vangeli canonici: <<...poi Giacomo di Zebedeo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanerghes, cioè figli del tuono>> (Mc. 3-17).
    d) è associato, nelle accuse che gli vengono rivolte dal sinedrio nella persona di Gamaliele, al rivoluzionario Theudas (Giuda Taddeo), che fu decapitato da Cuspio Fado nel 44 quale promotore di una rivolta, e a Giuda il Galileo, anche se in maniera anacronistica, capo della Guerra del Censimento (At. 5-34).

    (3) Giovanni

    Che Giovanni sia anche lui un Boanerghes, oltre che dalle prove che ci vengono dalla fratellanza con gli altri appartenenti a questa banda, ci viene confermato da Marco che lo qualifica tale. (Mc. 3-17). 8Vedi Giacomo il maggiore.

    (4) Giuda non l'iscariota

    Apprendendo dal Novum Testamentum che Giuda l'apostolo, oltre che all'appellativo di zelota, aveva anche quelli di Thomas, che significa gemello, e quello di Theudas, che significa coraggioso, cos'altro si può dedurre se non che sia lo stesso Giuda Theudas, figlio di Giuda il Galileo, che fu ucciso per decapitazione sotto Cuspio Fado per essersi messo a capo di una rivolta? (Ant. Giud. XX -97, 99).

    Se il soprannome di Theudas lo ebbe come riconoscimento di una particolare audacia, il secondo, quello di Thomas, che significa "gemello", lo ebbe per la forte somiglianza che aveva con il fratello Giacomo.

    Che Thomas e Theudas fossero i soprannomi di Giuda, fratello di Gesù (da non confondersi con Giuda Iscariota), oltre che dal Nov. Test. ci viene confermato anche dagli Atti di Tommaso (Apocrifi) e da Eusebio da Cesarea (Hist. Heccl. I- 11,13).

    (5) Giacomo il minore

    Se per il Giacomo il minore, come discepolo di Gesù, non ci sono documenti che lo chiamino direttamente "zelota", egli non può essere che tale sapendo che appartiene alla banda dei Boanerghes e che fu ucciso nel 64 sotto il procuratore Albino per lapidazione da parte dei sadducei, nemici acerrimi del movimento rivoluzionario giudaico, per aver "osannato pubblicamente il figlio di David", quel figlio di David che, quale Messia erede al trono di Gerusalemme, avrebbe presto liberato la Palestina dall'invasione romana (Hist. Eccl. II-23).

    (6) Simone lo zelota

    Sulla natura zelota di questo apostolo non ci possono essere dubbi dal momento che anche la Chiesa lo riconosce tale attraverso l'affermazione che ne danno gli stessi vangeli canonici e gli Atti degli Apostoli: "Tra i discepoli ce n'era uno di nome Simone, soprannominato zelota". (Lc. 6/15).

    "Tra i discepoli ce ne era uno che si chiamava Simone lo Zelota". (At.I-13).

    (7) Giuda Iscariota

    L'appellativo di Iscariota (dall'ebraico Ekariot, che significa sicario), veniva dato agli zeloti più oltranzisti i quali eseguivano azioni di terrorismo anche in forma isolata. Di costoro così scrive Giuseppe Flavio: <<In Gerusalemme nacque una nuova forma di banditismo, quella dei così detti sicari (Ekariots), che commettevano assassini i pieno giorno nel mezzo della città. Era specialmente in occasione delle feste che essi si mescolavano alla folla, nascondevano sotto le vesti dei piccoli pugnali e con questo colpivano i loro avversari. Poi, quando questi cadevano, gli assassini si univano a coloro che esprimevano il loro orrore e recitvano così bene da essere creduti e quindi non riconoscibili>>.(Guerra Giudaica II- 12).

    Fatta questa analisi dei discepoli di Gesù dalla quale risulta che essi erano gli stessi che componevano la squadra di combattenti Yavisti figli di Giuda il Galileo (stessi nomi, entrambi Galilei, Boanerghes e zeloti, morti negli stessi periodi), prima di passare alla dimostrazione di come i falsari agirono singolarmente su di essi per trasformarli da combattenti rivoluzionari in predicatori di pace, facciamo un confronto tra il comportamento delle bande rivoluzionarie-oltranziste dell'epoca, alle quali apparteneva quella dei Boanerghes, e la squadra formata dai cosiddetti apostoli evangelici per confermarci nella conclusione a cui siamo arrivati. Tale confronto ci sarà anche particolarmente utile per comprendere alcuni passi evangelici il cui significato ci veniva sempre nascosto dalle risposte balbettanti e confuse dei preti allorché ne chiedevamo la spiegazione.

    Bande dei rivoluzionari secondo gli storici dell'epoca:

    << Se non ricevevano quanto chiedevano, incendiavano le case di coloro che si rifiutavano e poi uccidevano i capi con le loro famiglie>> Filone Alessandrino.

    <<Distribuiti in squadre, saccheggiavano le case dei signori che poi uccidevano, e davano alle fiamme i villaggi si che la Giudea fu piena delle loro gesta efferate>>. (Guerra Giudaica II-12).

    In un passo riguardante Giuda il Galileo (padre dei Boanerghes), così Giuseppe Flavio parla degli esseno-zeloti: <<I più straordinari generi di morte, i supplizi dei loro parenti e amici li lasciavano indifferenti...>>. (Ant. Giud. II-4).

    Dal Libro (rotolo) della Guerra degli esseno-zeloti: <<Nel giorno in cui i Kittim (romani) cadranno vi sarà un combattimento e una grande strage al cospetto del Dio d'Israele; giacché questo è il giorno da lui determinato per la guerra di stermino dei figli delle tenebre nel quale saranno impegnati in una grande strage di fuoco sulla terra>>.

    Squadra degli apostoli (Boanerghes) secondo i vangeli:

    All'ultima cena, in seguito all'esortazione di munirsi di spade, i Boanerghes rassicurano il loro capo (Gesù) di esserne abbondantemente provvisti: << L'ora è venuta, chi non ha una spada venda il mantello e ne compri una>> ed essi dissero: <<Signore ecco qui due spade>> (Lc. 22-36,38).

    Si recano all'Orto degli Ulivi armati di spade: <<Allora quelli che erano con Gesù, vedendo ciò che stava per accadere, dissero, dobbiamo colpire con le spade?>> (Lc. 22-49).

    Fanno uso della spada contro i soldati romani e le guardie del Tempio che erano andate ad arrestarli: << Ed ecco che uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio>> (Mt. 26-51; Mc. 14-17; Gv. 18-10).

    Il capo dei Boanerghes (Gesù) dichiara ripetutamente nella forma più esplicita il suo programma di guerra esseno-zelota <<Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D'ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre: Padre contro figlio, figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, nuora contro suocera e suocera contro nuora>> Lc.12-49). (Confronta con passo....)

    <<Quei nemici che non volevano che diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me>> (Lc. 19-11; Parabola delle mine nella quale Gesù impersonifica se stesso in un uomo di nobile stirpe, come lo era lui quale discendente di David, che punisce coloro che non gli hanno dato ciò che gli spetta).

    << Signore, vuoi che facciamo scendere un fuoco dal cielo e li consumi?>> ( Lc.9-54) chiesero gli apostoli a Gesù riferendosi ad un villaggio di Samaritani che si era rifiutato di riceverli.

    Basta sostituire le spade che erano l'arma di quei tempi, con i Kalaschnikof di oggi, per toglierci ogni eventuale perplessità che possiamo ancora avere sulla natura rivoluzionaria di coloro che la Chiesa dichiara divulgatori della buona novella, cioè di quei Santi discepoli sui quali è stata basata la morale cristiana.

    Trasformazioni da banditi in Santi Apostoli

    (I) Simone Kefas, barjona, cananite in Simone Pietro, figlio di Giona, nato a Cana.

    L'appellativo barjona che in aramaico, come abbiamo visto, significa “latitante alla macchia”, che nelle primissime versioni greche era stato riportato nel suo vero significato con la parola bariona (ßa????a ), come nel Novum Testamentum Graece et Latinae, fu diviso dai falsari nei loro scritti in greco in due parole, cioè in bar e iona (ßa? ???a) affinch? la parola bar, che in aramaico significa "figlio", potesse trasformare il significato di latitante, scrivendo iona con la lettera maiuscola, in "figlio di Iona".

    Che questa trasformazione sia intenzionalmente fraudolenta lo dimostra il fatto che la parola bar, riferentesi a “figlio di”, la troviamo, nei testi contraffatti dai falsari, soltanto nelle espressioni che si riferiscono a Simone ( S?µ?? ßa? I??a ), mentre in tutti gli altri casi ? correttamente scritta con la giusta parola greca "uios", come Giuseppe figlio di David (I?s?f ???? ?a??d ), Zaccaria figlio di Baracchia (Za?a???? ???? ?a?a???? ) ( vang. greco Mt. 1-20; 23-35; vang.greco di Lc.19-9).

    Insomma, per spiegarci meglio, diremo che nei testi greci contraffatti, tra tutte le parole scritte in greco, appare ridicolmente questa parola "Bar" scritta in aramaico che nelle traduzioni latine sparisce per trasformarsi magicamente in "filius" (filius Jonae), cioè in quel figlio di Giona, primo apostolo, sul quale Gesù edificherà la sua Chiesa: << Tu, Simone (barjiona = bar iona = bar Iona = filius Jonae ) figlio di Giona, ti chiamerai Pietro e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa>> .

    Frase questa che contiene un'ulteriore contraffazione, cioè quella che i falsari operarono trasferendo nella pietra, su cui è stata simbolicamente edificata la Chiesa, quel significato di "roccia" che era riferito a Simone per la sua corporatura massiccia e per quel carattere violento che gli viene attribuito, come vedremo, sia dai documenti apocrifi che dagli stessi vangeli canonici.



    E così, come ricorsero all'espediente geografico per far sparire il significato di rivoluzionario che era nell'appellativo "Galilei", dichiarando i discepoli di Gesù nativi della Galilea quando invece lo erano della Golanite, altrettanto fecero per l'appellativo "cananites" (qanana = zelota) che fecero dipendere dalla città di Cana. Tutte attribuzioni che risulteranno false allorché dimostreremo che l'origine dei fratelli che componevano la banda dei Boanerges non avevano nulla a che vedere né con la Galilea, né tanto meno con la città di Cana, perché nativi della regione del Golan che si trovava nella parte opposta della Galilea, cioè a Est del lago di Tiberiade.

    Ma per quanto abbiano falsificato i documenti per rendere Simone Pietro un predicatore della "Buona Novella", la sua vera figura di rivoluzionario ci appare comunque, dai fatti riportati su di lui sia dai documenti apocrifi che dagli stessi vangeli, in tutta la sua violenza di combattente Yavista.

    1) Litiga con tutte le Eklesie del Medioriente e con lo stesso S. Paolo di Tarso perché si opponevano alla sua politica razzista che era contraria all'ammissione dei pagani nelle comunità esseno-giudaiche (sono le Eklesie esseno-zelote che la Chiesa vuol far passare per cristiane). Leggi La Favola di Cristo.

    2) Uccide con la spada due coniugi, Anania e Zaffira, perché non avevano versato alla comunità l'intero ricavato della vendita di un loro terreno. (At. 5 ).

    3) Taglia con un colpo di spada un orecchio ad una guardia del Tempio nell'Orto degli Ulivi (Gv. 18,10).

    4) Dal vangelo di Maria di Magdala (apocrifo): <<Un apostolo di nome Levi, prendendo le difese di Maria contro la quale Simone aveva inveito con espressioni di ira cariche di violenza, si rivolge a lui dicendogli: <<Tu sei sempre irruente, Pietro! Ora vedo che ti scagli contro la donna come fanno i tuoi avversari>>.

    (2) Giacomo detto il Maggiore da rivoluzionario a martire della Chiesa.

    Dichiarato Boanerghes nei documenti apocrifi e confermato tale insieme a suo fratello Giovanni sia negli Atti degli Apostoli che nei vangeli canonici: <<Giacomo e suo fratello Giovanni, ai quali Gesù dette il nome di Boanerghes, cioè figli del tuono>>. (Mc. 3-16), viene riscattato dalla Chiesa della sua natura zelota dicendo che se Gesù lo aveva chiamato Boanerghes, cioè figlio del tuono, ciò era dipeso dal fatto che egli parlava con un'alta tonalità di voce (chiedetelo ai preti se è vero!).

    La morte di Giacomo il maggiore, arrestato insieme al fratello Simone dai romani per il reato di istigazione alla rivolta, avvenuta sotto il procuratore Tiberio Alessandro, viene confermata dagli Atti degli Apostoli, con la differenza che invece di riportarla nel 46, come viene affermato da Giuseppe Flavio, essi la datano all'anno 44 quando ancora era tetrarca della Galilea e Golanite Erode Agrippa: <<In quel tempo ( anno 44) il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che questo era gradito ai giudei, decise di arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli azimi. Fattolo catturare, lo gettò in prigione, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua>>. (At: 12- 1,2).

    I motivi per cui i falsari anticiparono di due anni l'arresto dei due fratelli Giacomo e Simone furono due: primo, se li avessero fatti arrestare dai romani, non avrebbero potuto sostenere che Giacomo era morto per motivi religiosi dal momento che questi, lasciando la massima libertà di ogni culto, se emettevano condanne di morte era soltanto per gravi reati penali tra i quali uno dei peggiori era l'istigazione alla rivolta, mentre facendo arrestare da Erode Agrippa che era un ebreo, avrebbero potuto dire egli era stato condannato secondo la legge ebraica che, a differenza di quella romana, considerava la contestazione religiosa un reato punibile con la morte.

    Esplicazione per i credenti duri di cervice: Se Giacomo è condannato a morte dai romani per sobillazione, come dice Giuseppe Flavio, non può essere che un rivoluzionario zelota, se Giacomo è condannato invece da un tetrarca ebreo per contestazione religiosa diventa un martire religioso.

    L'altro motivo, cioè il secondo, è il seguente: Facendo arrestare Simone non contemporaneamente a Giacomo, come viene affermato da Giuseppe Flavio, ma soltanto qualche tempo dopo Giacomo, non solo avrebbero potuto sfruttare anche per lui la stessa legge ebraica che considerava reato punibile di morte la contestazione religiosa, ma anche un'altra legge ebraica che impediva di celebrare i processi durante il periodo degli azimi, cioè durante i giorni di Pasqua. Per cui, Simone Pietro, invece di essere processato e ucciso subito dopo l'arresto come era avvenuto per Giacomo, fu messo in prigione in attesa che finissero gli azimi in modo che si potesse verificare, nel frattempo, la sua liberazione per l'intervento di un angelo inviato dal Signore dietro sollecitazione di preghiere.

    <<Pietro dunque era tenuto in prigione, mentre una preghiera saliva incessante a Dio dalla Chiesa per lui. E in quella notte, quando Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro piantonato da due soldati e legato con due catene stava dormendo, mentre davanti alla porta le sentinelle custodivano il carcere. Ed ecco gli si presentò un angelo del Signore e una luce lo folgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: <<Alzati in fretta!>>. E le catene gli caddero dalle mani. E l'angelo a lui: <<mettiti la cintura e legati i sandali>>. E così fece. L'angelo disse: <<Avvolgiti il mantello, e seguimi!>>. Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si era ancora accorto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell'angelo: credeva infatti di avere sognato>>. (At.12- 3 e segg.).

    Intanto che ridiamo nel constatare che tutta l'impalcatura del Cristianesimo è basata su una favoletta, un interrogativo ci sorge spontaneo: Perché tutta questa intransigenza sul rispetto della legge ebraica che impediva i processi durante le feste di Pasqua che è stata applicata nella favola di Simone Pietro, non è stata applicata anche nell'altra favola che riguarda il processo di Gesù che invece fu fatto giudicare nei giorni Pasqua da un tribunale ebraico oltre che da quello romano?
    Lo sapremo nelle prossime puntate!

    (3) Giovanni

    Essendo il personaggio base dei nostri studi, lasciamolo per il momento da parte accontentandoci di confermare che, quale fratello di Giacomo il maggiore cananite, di Simone barjona, di Giuda taddeo e di Giacomo il minore lo zelota e membro della banda dei Galilei Boanerghes che si era recatati all'orto degli ulivi armati di spade, non poteva essere anche lui che un terrorista oltranzista.

    (4) Giuda non Iscariote

    La trasformazione di Giuda rivoluzionario in Giuda apostolo fu eseguita sopprimendo gli appellativi ebraici Theudas (coraggioso) e Thomas (gemello), con i quali veniva presentato nei testi storici come combattente rivoluzionario. (Ant. Giud. XX -97, 99 - Hist.Eccl. II - 12 (precedentemente già citate).

    Praticamente trasformarono gli appellativi, come tali risultano ancora nei primissimi documenti, quali il vangelo Capto (incipit), gli atti di Tommaso e il Novum Testamentum Graece et Latinae, in altrettanti nomi propri traducendo "Joudas detto theudas che significa coraggioso" e "Joudas detto thomas che significa gemello" in " Theudas detto il coraggioso" e "Thomas detto il gemello".

    Il trucco appare evidente allorché rimarchiamo che gli appellativi, lasciati in greco secondo la pronuncia ebraica, prendendo la lettera maiuscola diventano nomi propri in sostituzione del vero nome che era Joudas.

    La conseguenza che ne derivò fu che Theudas e Thomas, da soprannomi attribuiti a Giuda, si trasformarono nei nomi di due discepoli mai esistiti: Theudas (Taddeo) e Thomas (Tommaso)-

    La prova di questa manipolazione, oltre che dall'esame dei documenti apocrifi, ci viene anche dall'analisi delle traduzioni: prendiamo come esempio "Joudas detto thomas che significa gemello" che fu scritta tutta in greco meno che l'appellativo Thomas che fu lasciato appositamente in ebraico perché assumesse il valore di nome proprio. Siccome in greco gemello si traduce con didimos (??d?µ?? ) la frase che risult? fu la seguente: "Tomas detto didimos" ( T?µa? ? ?e??µe??? ??d?µ?? ) che a sua volta fu tradotta in latino, la lingua salva imbrogli come ? stata chiamata da qualche esegeta, con "Thomasus dictus didimus" dalla quale sono derivate poi le traduzioni nelle lingue moderne: <<Allora Tommaso, chiamato Didimo, disse ai condiscepoli: <<Andiamo anche noi a morire con lui!>> (Gv. XI- 16). Sapendo che thomas e didimo significano entrambe gemello, la prima in ebraico e la seconda in greco, l'espressione riportata dai vangeli, oltre che a confermarci la manipolazione dei falsari, ci fa anche ridere dal momento che tradotta significa "Gemello chiamato Gemello ".

    Se ci fossero ancora dei dubbi sul fatto che Giuda e Taddeo siano nomi riferentisi alla stessa persona, per toglierli basta confrontare le liste degli apostoli riportate dai testi sacri dove il Giuda nominato da Marco e Matteo, viene sostituito da Taddeo in Luca e negli Atti degli Apostoli. (vedi elenco discepoli riportato all'inizio di questa esposizione).

    (5) Giuda l'Iscariota

    Giuda l'iscariota è certamente il personaggio più elaborato fra tutti i discepoli. Se gli fu lasciato il suo vero nome ciò dipese dal fatto che, essendo egli il solo di origine giudaica tra tutti gli altri dichiarati galilei, si prestava a fomentare, con il tradimento che gli fu attribuito, l'odio verso i giudei che secondo la Chiesa dovevano risultare gli assassini di Cristo. Anche se per Giuda furono usati gli epiteti più infamanti, si cercò comunque di nettarlo della natura di terrorista che gli veniva dall'appellativo Iscariota perché, significando sicario, avrebbe compromesso tutti gli sforzi tesi per trasformare una banda di rivoluzionari in un gruppo di apostoli predicatori di pace.

    Ricorrendo ancora alla geografia, come avevano fatto con la città di Cana per trasformare Cananite (zelota) in cananeo e con la regione della Galilea per nascondere il significato rivoluzionario dell'appellativo "galileo", fecero derivare iscariota, in ebraico ekariot che significa sicario, dalla città di Keriot dicendo che questo era il suo paese nativo. Trasformazione che se fece ridere ancora una volta i loro avversari pagani ed ebrei (come fa ridere anche noi), non fu tanto per l'evidente trucco che avevano usato ancora una volta ricorrendo alla geografia, quanto perché questa città, la città di Keriot, non era mai esistita.

    (6) Simone il cananeo

    Per eliminare la natura rivoluzionaria di questo apostolo che gli stessi testi sacri dichiarano zelota (Mc. 3-18; Matteo 10-4; Lc.6-15; At.1-13), la Chiesa, approfittando dell'ignoranza altrui, risponde candidamente, attraverso i sorrisi ipocriti caratteristici dei preti e dei frati, a chi gli chiede spiegazioni su questa parola, che essa significa zelante d'amore verso Dio"

  3. #3
    torquemada
    Ospite

    Predefinito

    Risposta alle obiezioni



    Anche se non ci fossero state le prove precedentemente portate dimostranti che Gesù è una costruzione di falsari, sarebbe stato sufficiente considerare il silenzio riservatogli dagli autori del tempo per convincerci della sua non esistenza.

    Plinio il Vecchio

    Plinio il Vecchio, morto nel 79, testimone dei fatti palestinesi che seguirono la presunta crocefissione di Gesù, avendo passato in Palestina un periodo di cinque anni compreso tra il 65 e il 70, non fa la minima menzione di un qualcuno che avesse questo nome.

    Famoso per la sua cavillosità nel redigere i fatti in ogni dettaglio, tanto da morire sul cratere del Vesuvio perché gli si era troppo avvicinato per rendersi personalmente conto del fenomeno eruttivo, se tace su Gesù e i cristiani non è certo per trascuratezza o indifferenza.

    Del periodo passato in Palestina di tante cose di cui parla, compresa quella riguardante quella comunità essena che si era istallata nel deserto dell'Engaddi della quale fa una descrizione che corrisponde esattamente a quanto abbiamo poi appresa su di essa dai rotoli di Qumran, nulla dice ne di Gesù ne di quella nuova religione formata dai cristiani che secondo gli Atti degli Apostoli andava sempre più imponendosi per il continuo afflusso di decine e decine di migliaia di convertiti.


    Seneca

    Filosofo e scrittore contemporaneo ai fatti evangelici, ignora nella maniera più totale Gesù, i cristiani e le persecuzioni che secondo la Chiesa furono eseguite contro di essi da Nerone.

    Nella ricerca di prove che colmassero questo vuoto estremamente significativo che veniva dal silenzio di Seneca che, quale precettore di Nerone, non poteva ignorare i cristiani se veramente fossero esistiti negli anni 50-60, San Girolamo (347-420), prendendo come spunto lo stoicismo che questo filosofo aveva praticato, nel colmo dell'arroganza arrivò ad affermare che era stato così vicino ai cristiani per la conformità che sentiva di avere con la loro teologia, da dichiararlo padre della Chiesa. E come se questo non bastasse, per dimostrare l'esistenza di questa pretesa relazione con i cristiani la Chiesa non esitò a fabbricare una corrispondenza fraterna tra lui e Paolo di Tarso, corrispondenza che si è dimostrata così assurda e banale che nessuno, compresa la Chiesa, osa più difendere come vera.


    Svetonio

    Segretario dell'imperatore Domiziano negli anni 90-95, cioè nel pieno delle presunte persecuzioni, anche lui, come Plinio il Vecchio e Seneca, nulla dice di Gesù e dei cristiani.

    Nella "Vita dei Dodici Cesari", parlando di Claudio, Svetonio dice che 51 egli scacciò da Roma gli ebrei perché causavano continui disordini dietro l'incitamento di un certo Chrestos* che se la Chiesa non ha più insistito a far passare per Christo, pur avendoci provato, non è stato per un ritegno dovuto al buon senso, ma per ben altri motivi, quali quello storico derivante dal fatto che Gesù morto nel 33 non poteva essere il Crestos del 51, e quello concettuale che le impediva di trasferire il fondatore del cristianesimo nella persona di un rivoluzionario agitatore.

    <<Gli ebrei furono scacciati da Roma nel 41 con un editto dell'Imperatore Claudio perché causavano continui disordini sotto l'incitamento di un certo Crestos (impulsore Cresto) >>. (Vita dei 12 Cesari - Biografia di Claudio).

    Questa affermazione di Svetonio riguardo l'espulsione degli ebrei agitatori non è che un'ulteriore conferma della presenza a Roma di una comunità esseno-zelota (non cristiana come sostiene la Chiesa), alla quale appartenevano i coniugi Priscilla e Aquila che ospitarono Paolo manifestamente anche lui un Nazir. (At. 17-18). (Vedi La Favola di Cristo).

    *Crestos, che significa "il migliore", fu il maggiore organizzatore di quei disordini che si manifestarono a Roma con particolare frequenza negli anni 39-40 sotto Caligola, disordini che Claudio si adoperò subito a stroncare con un editto che ordinava l'espulsione degli ebrei agitatori allorché nel 41 divenne Imperatore. Il fatto che Priscilla e Aquila fossero tra costoro e che essi avessero ospitato Paolo quale nazir, è un'ulteriore prova confermante che coloro che la Chiesa vuol far passare per primi cristiani non erano in realtà che degli esseno-zeloti.


    Plinio il Giovane

    Durante il periodo nel quale era governatore in Bitinia (112-113), Plinio il Giovane scrisse una lettera all'Imperatore Traiano per chiedergli istruzioni su come doveva comportarsi verso i componenti di una comunità che praticavano dei particolari riti propiziatori al levarsi del sole in onore di un certo Khristo che essi considerano quasi una divinità (Khristo quasi deo)* e che si riunivano per consumare dei pasti innocenti.

    Basta leggere il seguente passo di Giuseppe Flavio riguardante gli esseni, per renderci subito conto che costoro a cui si riferisce Plinio il Giovane non erano affatto dei cristiani come la Chiesa vorrebbe sostenere:

    <<La loro pietà verso la divinità ha una forma particolare: prima del sorgere del sole recitano certe preghiere verso di esso quasi a supplicarlo di spuntare.

    Non entrano in refettorio se non dopo essersi purificati lavandosi con acqua fredda. Dopo essersi seduti in silenzio, il sacerdote premette al pasto una preghiera, e nessuno può gustare alcunché prima della preghiera; dopo che hanno mangiato egli aggiunge una nuova preghiera; cosicché sia al principio che alla fine venerano Dio come dispensatore di vita>>.(La Guerra Giudaica VII).

    * Il "Cristo quasi deo" del quale parla Plinio il Giovane è il Messia religioso che le comunità spirituali essene, separatesi dalla corrente rivoluzionaria guerriera, avevano cominciato ad aspettare dopo la disfatta del 70 dell'esercito giudaico.

    I pasti comunitari riportati sulle Lettere di Paolo di Tarso (Agapi), del tutto simili ai riti descritti da Giuseppe Flavio e confermati dai documenti rinvenuti a Qumran ("Rotolo delle Regole") non sono che un'ulteriore prova che coloro che la Chiesa vuol far passare per primi cristiani non erano altri che i componenti delle comunità essene.


    Tacito

    Tacito è l'autore latino che secondo la Chiesa offre una delle prove maggiori per dimostrare l'esistenza dei cristiani a Roma negli anni 50-60, cioè sotto Nerone. Mi riferisco a quel passo di Tacito contenuto nel XV libro degli "Annali" nel quale c'è scritto che Nerone, dopo aver accusato i Cristiani dell'incendio di Roma, si accanì contro di essi in persecuzioni nelle quali, tra i tanti martiri, perirono anche Pietro e Paolo.

    Queste notizie riguardanti l'incendio di Roma e la morte di Pietro e Paolo riportate sugli Annali, ignorate da tutti gli storici dell'epoca e da quelli che seguirono, compresi quelli cristiani quali Origene, il vescovo Clemente, Eusebio da Cesarea e lo stesso S. Agostino che di esse non fa nessun accenno nel suo libro "De Civitate Dei", dedicato in parte a raccontare le calamità subite da Roma precedentemente al "sacco" eseguito da Alarico (410), uscirono fuori soltanto nel XV secolo per opera di un certo Poggio Brandolini, segretario pontificio, il quale disse di averle ricevute nel 1429, sotto forma di un manoscritto dell'XI secolo, da un monaco anonimo che era venuto a Roma in pellegrinaggio. Questo segretario pontificio, già conosciuto per aver operato numerose falsificazioni, se s'inventò questo documento non fu tanto per dimostrare un'esistenza dei cristiani al tempo di Nerone che nel XIV secolo era data per scontata, quanto per risolvere quelle contestazioni che venivano mosse dalle varie correnti cristiane e dallo stesso "Concilio dei Cardinali", contro il primato sul mondo cristiano del vescovo di Roma. Leggere i concili di Pisa (1409) e di Costanza (1414).

    Fu il periodo di disordine gerarchico ecclesiale nel quale Papi ed antipapi, quali Giovanni XXIII, Benedetto VIII e Alessandro V, volevano imporre l'uno all'altro una propria residenza come sede del trono pontificio.

    Poggio Brandolino, con la testimonianza che avrebbe ricevuto da un fatto riportato negli Annali di Tacito, intendeva dimostrare, attraverso il martirio di Pietro, che il primato sulla cristianità spettava sia a Roma, come sede, e sia al suo vescovo, quale successore di Pietro, per un diritto storico.

    Che questo documento presentato da Poggio Brandolino nel 1429 sia un falso, oltre che dal buon senso, ci viene dimostrato, oltre che dal fatto che Simone Pietro non ha potuto subire nessun martirio da parte di Nerone perché giustiziato insieme al fratello Giacomo nel 46 a Gerusalemme sotto Cuspio Fado, anche perché Tacito non avrebbe mai potuto scrivere di un incendio di Roma che, secondo quanto è stato storicamente dimostrato, non c'è mai stato.

    La dimostrazione che il documento presentato da Poggio Brandolino sia un falso ci viene anche dallo storico della Chiesa Duchesne (1843-1922) che, dopo approfonditi studi sulla storia del cristianesimo, è arrivato alla conclusione di proporre la soppressione dalla storia della Chiesa dei primi nove papi, compreso lo stesso Pietro, perché mai esistiti. (Storia Antica della Chiesa).

    Per concludere su questo falso, voglio far presente, per quanto possa sembrare assurdo, che l'unico documento su cui si è basata la storia riguardo l'incendio di Roma è rappresentato da questo passo presentato nel XV secolo dal segretario pontificio Poggio Brandolino ritenuto uno dei maggiori falsari del cristianesimo, passo che è stato imposto dalla Chiesa come vero rappresentando per lei una prova dell'esistenza dei cristiani al tempo di Nerone... e c'è che sostiene ancora che la Chiesa, questa istituzione distruttrice di documenti validamente scientifici e filosofici e costruttrice di falsi, sia da considerarsi come la salvatrice della civiltà occidentale!


    Plutarco

    Nulla di nulla da parte di Plutarco che si riferisca a Gesù e ai cristiani, e come lui nessuna menzione da parte di Giovenale, Pausania e Cassio Dione il quale ultimo avrebbe avuto modo di parlarne, se fossero veramente esistiti, nel suo libro "Storia Romana" che tratta delle vicende di Roma che vanno dal 67a.C. al 47 d.C.

    Soltanto Lucien di Samosate (125-192) fa riferimento ad un mago morto in croce per aver introdotto un nuovo Culto dei Misteri che, essendo d'ispirazione siriana, non possono essere che un un'ulteriore conferma di un qualcuno che, qualora fosse veramente esistito, non sarebbe potuto essere altri che un seguace dell'ideologia essena che si era sviluppata appunto in Siria secondo i concetti della religione Mitraica.


    Celso

    Accanito critico anticristiano, vissuto proprio nel periodo in cui i primi cristiani costruivano i vangeli e gli Atti degli Apostoli in seguito allo scisma determinato dall'introduzione del Sacramento Eucaristico in seno alle comunità essene, (vedi Favola di Cristo), Celso* scrisse alla fine del II secolo un libro dal titolo "Contro i Cristiani" nel quale puntualizzava tutti gl'imbrogli che essi stavano facendo "per costruire la figura di un mago che, qualora fosse veramente esistito, poteva tutt'al più essere quella di uno dei tanti ciarlatani che avevano percorso la Palestina imbrogliando la gente".

    Ed è proprio in questo periodo, cioè alla fine del II secolo, che per la prima volta viene nominato il nome "Gesù" da Origene nel suo libro "Contra Celsum", da lui scritto per rispondere alle accuse che Celso rivolgeva alla Chiesa a proposito di questo nome che avevano dato al loro eroe che fino a quel momento era stato chiamato con gli appellativi generici di Signore, Cristo, Messia e Salvatore.

    Il nome di Gesù che troviamo nei testi precedenti fu aggiunto soltanto in seguito, cioè nel II, III e IV secolo. Che i vangeli siano sottoposti a continue modifiche di aggiornamento ci viene dall'ultima trasformazione che si sta operando in essi nelle edizioni moderne sul nome di Nazareno, che viene sostituito con quello di Nazarettano, da quando si è fatto rimarcare che questo è il vero appellativo dipendente dalla città di Nazaret.

    * Del libro di Celso "Contro i Cristiani" (distrutto dalla Chiesa), rimangono soltanto le frasi che furono riportate da Origene nel suo "Contra Celsum" come quella che dice: << La verità è che tutti questi fatti da voi riportati sul vostro eroe a cui avete dato il nome di Gesù, non sono che delle invenzioni che voi e i vostri maestri avete fabbricato senza pertanto riuscire a dargli una minima parvenza di credibilità>>. (Da "Contro i Cristiani" di Celso).




    Filone Alessandrino

    Filone Alessandrino, morto nel 50 e quindi vissuto nel pieno dell'era messianica, quale filosofo neoplatonico, parla del Logos che le comunità essene attendevano come Messia realizzatore di una giustizia sulla Terra, ma nulla dice di Gesù e dei cristiani.

    È mai possibile che se veramente ci fosse stata in Alessandria, la città in cui viveva, quella nuova religione cristiana verso la quale affluivano tante conversioni di popolo, di ufficiali romani, di nobili e di politici secondo quanto raccontano i testi sacri, egli non avrebbe detto nulla di essa? Possibile che avrebbe ignorato quel Paolo di Tarso di cui tutti parlavano, sia amici che nemici, per le sue prediche e per i suoi miracoli, se le cose si fossero passate veramente come ci vengono raccontate dagli Atti e dalle Lettere?


    Giusto di Tiberiade

    Che Giusto di Tiberiade, storico contemporaneo e rivale di Giuseppe Flavio, non parli né di Gesù, né dei cristiani nel suo libro perduto "Storia della Guerra Giudaica", lo sappiamo da Potius, Patriarca di Costantinopoli, che nel IX secolo, dopo aver cercato inutilmente qualche riferimento a Gesù in una copia del libro che egli ancora possedeva, esprimendo tutta la sua meraviglia, così conclude: <<Giusto di Tiberiade non fa nessuna menzione della nascita, degli avvenimenti e dei miracoli che sono stati attribuiti a Gesù >>.


    Flavio Giuseppe

    Ho lasciato per ultimo Giuseppe Flavio perché è da esso che la Chiesa trae quella che, secondo le sue pretese, rappresenta la prova inconfutabile della storicità di Gesù.

    Giuseppe Flavio, di origine e di religione ebrea, fatto prigioniero dai romani nella guerra del 70 nella quale egli aveva combattuto come ufficiale dell'esercito giudaico, in seguito alla nomina che ebbe da Roma, per le sue qualità morali e culturali, a storico ufficiale dell'Impero, scrisse la storia ebraica in due libri: "Antichità Giudaiche" e "Guerra Giudaica".

    Nel primo, rifacendosi alla Bibbia dei Settanta, raccontò le vicende del popolo ebraico dalla Genesi all'inizio della Guerra Giudaica (66), nel secondo riportò la storia della Palestina compresa tra il regno di Antioco Epifane (-164) e la guerra di Masada (74) nella quale mori Eleazaro, ultimo figlio di Giuda il Galileo, promotore della guerra del Censimento.

    Avendo entrambi i libri trattato del periodo messianico che praticamente va dall'anno 1 (guerra del censimento) all'anno 70 (inizio della diaspora), come non troviamo nulla che si riferisca a Gesù e ai cristiani nel "La guerra Giudaica", altrettanto nulla troveremmo in "Antichità Giudaiche" se in esso non ci fosse una certa frase incidentale che così si esprime: << Allo stesso tempo, circa, visse Gesù, uomo saggio, se pure uno lo può chiamare uomo; poiché egli compì opere sorprendenti, e fu maestro di persone che accoglievano con piacere la verità. Egli conquistò molti Giudei e molti Greci. Egli era il Cristo. Quando Pilato udì che dai principali nostri uomini era accusato, lo condannò alla croce.

    Coloro che fin da principio lo avevano amato non cessarono di aderire a lui. Nel terzo giorno, apparve loro nuovamente vivo; perché i profeti di Dio avevano profetato queste e innumerevoli altre cose meravigliose di lui. E fino ad oggi non è venuta meno la tribù di coloro che da lui sono stati detti cristiani>>. (Ant. Giud. XVIII-63).

    I motivi che ci permettono di affermare che questo passo è un falso sono:

    1) Un ebreo ortodosso come Giuseppe Flavio che rimase fedele all'ebraismo fino alla morte tanto da educare i propri figli a questa religione, un ebreo che considera come suo maggiore orgoglio quello di essere il discendente di una stirpe sacerdotale ebraica, un ebreo che scrive, come lui stesso dice nella presentazione di se stesso che precede "Antichità Giudaiche", per dimostrare la superiorità religiosa mosaica su tutte le altre, non può assolutamente aver riconosciuto come veri i principi base della catechesi cristiana, non può aver affermato che Gesù era il vero Cristo, cioè la realizzazione del Messia del quale egli, quale ebreo, ne attendeva ancora la venuta.

    Voltaire così scrive nel suo dizionario filosofico (cap. V): <<Se Giuseppe Flavio lo avesse creduto il Cristo, allora sarebbe stato un cristiano>>.

    2) Il passo è posto tra due fatti che retoricamente lo escludono.

    Basta esaminare i due avvenimenti riportati nella loro originale posizione, per renderci conto di come il passo riguardante Gesù sia una evidente intromissione che interrompe la relazione che Giuseppe Flavio voleva dare a due disgrazie che avvengono nello stesso tempo.

    Dopo aver terminato il racconto di una strage di giudei eseguita dai soldati romani per via di una sommossa sorta perché Pilato si era servito dei denari del Sacro Tesoro per realizzare un acquedotto, con la frase: <<Così terminò la sommossa>>, Giuseppe Flavio passa a raccontare di un'altra disgrazia che colpisce gli ebrei iniziando: <<Nello stesso periodo un altro terribile evento gettò lo scompiglio tra i Giudei e contemporaneamente avvennero azioni di natura scandalosa in connessione con il tempio di Iside a Roma...>>.

    Basta mettere fra le due frasi che l'autore ha collegato come gli anelli di una catena il passo di riguardante Gesù che comincia : <<Allo stesso tempo, circa, visse Gesù, un uomo saggio... >> per renderci conto di come essa sia una grossolana interpolazione tra due fatti che retoricamente la escludono.

    Questo passo, sconosciuto precedentemente, apparso per la prima volta in "Antichità Giudaiche" nel IV secolo per opera di Eusebio da Cesarea (il falsario), fu riconfermato poi nell'edizione che uscì nel VI secolo, cioè circa dopo due secoli durante i quali il libro di Giuseppe Flavio fu fatto sparire per essere sostituito da un altro "Antichità Giudaiche" che figurava essere stato scritto da un certo Egesippo che in realtà era Ambrogio da Milano che si era firmato con questo pseudonimo.

    Possiamo immaginare quello che subì di falsificazioni, aggiunte e sottrazioni il libro di Giuseppe Flavio in mano ad Ambrogio da Milano che aveva tutto l'interesse di nascondere quelle verità che avrebbero demolito la costruzione della Grande Impostura. (Leggere Egesippo sull'enciclopedia Britannica o sulla UTET).

    Libero di fare ciò che voleva, dal momento che tutte le copie di Giuseppe Flavio erano state distrutte, Ambrogio da Milano soppresse i nomi compromettenti sostituendoli con dei falsi o degli anonimi, come nel caso della tentata rivoluzione di Giovanni che, attribuita ad un anonimo egiziano, fu portata dagli anni 30 agli anni cinquanta sotto Felice.

    Costretta la Chiesa a ritirare le Antichità Giudaiche di Egesippo per le critiche che gli oppositori facevano a questo troppo evidente falso, essa rimise di uovo in circolazione, dopo circa due secoli di sequestro, il libro sotto il nome di Giuseppe Flavio, ma lasciandolo come era stato manomesso da Ambrogio da Milano. Praticamente "Le Antichità Giudaiche" di cui noi oggi disponiamo sono una copia di quelle che uscirono sotto il nome di Egesippo. Non parliamo poi della Guerra Giudaica" che per le manipolazioni che ha subito dai falsari della Chiesa è diventato un libro sconclusionato e privo di logica.

    Se io ho affermato che l'episodio riguardante l'Egiziano riportato su Antichità Giudaiche è un falso non è soltanto per quell'evidenza che ci viene nel constatare l'uguaglianza esistente tra di esso e quello che si legge nei vangeli, come l'Orto degli Ulivi, un esercito di giudei pronto per attaccare le legioni Romane, le feste di Pasqua che, come viene continuamente ripetuto da Giuseppe Flavio, erano sempre prescelte dai rivoluzionari per realizzare i loro piani di guerra, ma anche per quello che ci viene da un'analisi dei fatti riportati dagli stessi atti degli Apostoli.

    Siamo in Giudea nel 58, sotto il procuratore Felice, quando Paolo di Tarso, dopo aver viaggiato da un estremo all'altro dell'Asia Minore, comprese Grecia, Turchia e tutte le isole del Mediterraneo orientale, con una velocità di spostamenti come se disponesse di un elicottero personale, in una di queste tappe, e precisamente a Gerusalemme, accusato dai giudei di avere profanato il Tempio introducendoci dei greci, fu aggredito dalla popolazione che voleva ucciderlo quale agitatore appartenente alla setta dei Nazir. Salvato dall'intervento di una guarnigione romana, fu condotto come prigioniero presso la fortezza del presidio romano.

    Al primo scambio di parole, il tribuno, sentendo che Paolo parlava il greco, gli chiese: <<Allora tu non sei l'egiziano che in questi ultimi tempi ha sobillato e condotto quattromila ribelli al deserto?>>. (Ac. 218).

    Siccome anche la Chiesa riconosce che questo egiziano al quale si riferisce il tribuno negli Atti degli Apostoli è lo stesso egiziano che viene riportato da Giuseppe Flavio sotto Felice, possiamo continuare nel nostro ragionamento.

    Paolo rimase in prigione per ben due anni prima che essere tirato fuori per essere interrogato dal nuovo procuratore Festo che era da qualche giorno subentrato al posto di Felice. ( anno 60).

    Festus, tetrarca della Golanite, che era presente all'interrogatorio, espose a Agrippa i motivi per cui Paolo era stato arrestato: << C'è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice... ma gli accusatori non hanno addotto nessuna delle imputazioni che io immaginavo; avevano con lui soltanto alcune questioni inerenti la loro particolare religione e riguardanti un certo Gesù, morto, che Paolo sostiene essere ancora in vita>>. (Ac. 25:19).

    Considerando che siamo nell'anno 60, considerando che Gesù è morto nel 33, almeno stando a quanto è stato scritto nei vangeli, come è possibile che Paolo, che già era stato negli anni cinquanta a Gerusalemme, che aveva predicato la sua dottrina e la sua crocefissione, disconosca la morte di Gesù avvenuta 27 anni prima? L'incoerenza tra l'affermazione del tribuno che parla di un egiziano che aveva organizzato la rivolta nel 58 sotto Felice, che è la stessa riportata da Giuseppe Flavio, e la disconoscenza da parte di Paolo della morte di Gesù avvenuta nel 33, ci dimostra che siamo davanti ad un altro imbroglio che ci porta a formulare due domande: O la morte di Gesù non è avvenuta nel 33 ma poco prima del 60, cioè nel periodo in cui Paolo stando in prigione non poteva averla appresa, oppure i fatti che sono riportati dagli Atti nel 58-60 non sono avvenuti in questa data ma bensì soltanto poco dopo la morte di Gesù.

    Ricapitolando: se Gesù è stato crocifisso nel 33 è impossibile che Paolo ignori la sua morte nel 60, se Paolo ignora la morte di Gesù significa che i fatti riguardanti la rivolta organizzata dall'egiziano non sono avvenuti nel 56 come viene riportato nelle Antichità Giudaiche, ma bensì all'epoca della morte di Cristo.

    Ecco, così, che quadrano i conti per dimostrare che come è falso il passo riportato sugli atti degli Apostoli riguardante l'egiziano altrettanto è falso il passo riportato su Antichità Giudaiche.

    Il tutto per far sparire ogni traccia storica della vera rivolta, cioè di quella rivolta di Giovanni che se fosse risultata negli anni trenta in coincidenza con l'arresto di Gesù, avrebbe impedito di costruire la figura di Cristo tanto sarebbe apparso evidente che colui che fu arrestato nell'Orto degli Ulivi nei giorni di Pasqua non era Gesù, detto il Nazareno, figlio di Maria e di Giuseppe, ma bensì Giovanni di Gamala, detto il Nazireo, figlio di Giuda il Galileo, pretendente al trono di Gerusalemme ecc.ecc.

    Dimostrato così, ammesso che ce ne fosse stato bisogno, attraverso l'assoluto silenzio storico e i falsi operati per colmarlo, cosa può restare alla Chiesa per sostenere la figura di Gesù se non quell'impulso irragionevole che si chiama fede, quel sentimento cieco supportatore di utopie e d'illusioni capace di produrre soltanto oscurantismo e involuzione come i fatti sempre più, via via che il progresso avanza, dimostrano?
    Luigi Cascioli

  4. #4
    torquemada
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    Lettera aperta al Vaticano

    (la bomba)


    Uno spretato, convertitosi all'ateismo, mette in ridicolo il Cattolicesimo dimostrando l'assurdità dei dogmi minaccia la Chiesa di mettere in vendita vino trasformato in sangue di Cristo
    Prendendo come motivo la chiusura da parte del Vaticano di cinque siti internet per blasfemia, io, Cascioli Luigi, ho iniziato oggi, con la presente lettera inviata all'Osservatore Romano, la guerra già da me annunciata con il mio libro-denuncia "La Favola di Cristo".
    Considerando inutile continuare con una lotta basata su teoriche argomentazioni dottrinali, ho deciso di attaccare la Chiesa Cattolica ritorcendo contro di essa, nella forma la più realista e pratica, quelle stesse armi di cui essa si serve per imporre la sua impostura quali sono i suoi sacramenti, in questo caso l'Eucaristia e il Sacerdozio.


    Per comprendere la natura della bomba a cui mi riferisco, bomba confezionata insieme a un ex sacerdote, le cui generalità saranno rivelate nel momento opportuno, è necessaria una breve spiegazione su cosa è il Sacerdozio e cosa è il l'Eucaristia.
    A differenza degli Ebrei e dei Pagani che considerano il Sacerdozio una carica revocabile perché, potendosi acquisire per eredità o per appropriazione personale, lo fanno dipendere da una decisone umana, per i Cattolici, che lo fanno procedere invece da una chiamata divina (vocazione), assume un carattere eterno.
    "Nessuno può appropriarsi di questo nome (sacerdote), ma soltanto chi è chiamato da Dio". (Ebrei V-4).
    Come prove portate per dimostrare che i sacerdoti cattolici vengono eletti da Dio, la Chiesa ci porta quei passi dei vangeli che dimostrano come gli apostoli divennero tali non per propria decisione ma per una diretta chiamata di Gesù: "Mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Andrea e Simone, che gettavano le reti in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: <<Seguitemi, perché io vi ho scelto fra tutti per farvi pescatori di uomini >> (pescatori di uomini sta per sacerdoti). Ed essi, lasciate le reti, lo seguirono. Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedeo sulla barca con i garzoni, lo seguirono". E così via, via, camminando e guardando a destra e a manca, seguendo il suo fiuto divino di selettore di sacerdoti, scelse e chiamò al suo seguito quei dodici che, dopo un apprendistato di tre anni, divennero, grazie alla discesa dello Spirito Santo, sacerdoti in eterno secondo l'ordine di un certo Melchisedec che nella Bibbia ci viene presentato come il primo sacerdote del Dio altissimo il quale, come precursore dell'istituzione del Sacramento dell'Eucaristia, offrì ad Abramo pezzo pane e un bicchiere di vino.
    Infatti la formula che suggella la perpetuità del patto di alleanza tra il Sacerdote e Dio nel momento dell'investitura è: << Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisec>>.
    ( A titolo informativo dirò che il passo riguardante Melchisedec fu aggiunto alla Bibbia tra il IV e il V dai falsari cristiani per liberare il cristianesimo da ogni dipendenza che gli fosse potuta venire da Aronne, fratello di Mosè, fondatore del sacerdozio ebraico).
    Cosa è in realtà il sacerdozio secondo la teologia cattolica? Il sacerdozio secondo la teologia cattolica è un patto basato sulla reciprocità di una fedeltà eterna stipulato tra un uomo prescelto da Dio e Dio stesso nel quale i contraenti si promettono, il primo di svolgere la sua missione sacerdotale nel rispetto della morale evangelica e il secondo di garantire in eterno la Grazia indispensabile per svolgere la sua missione.
    Alla domanda che a questo punto sorge spontanea: << Come può la Chiesa parlare di eternità del sacerdozio quando tanti sono i preti che lasciano l'abito talare per abbracciare la vita laica, per seguire un'altra religione, se non addirittura per un rifiuto della fedecristiana in seguito ad una conversione all'ateismo?>>, quale può essere la risposta della Chiesa?
    Ebbene, la Chiesa risponde così: "Qualsiasi fosse il motivo per cui un prete rompe il contratto stipulato con Dio, egli rimane sempre e comunque un sacerdote in eterno, secundum ordinem Melchisedec" perché secondo quello che ha detto Gesù nei vangeli, cioè che l'uomo non può sciogliere sulla terra ciò che viene legato nei cieli, non è la parola umana, spesso infedele, a decidere la validità dell'alleanza, ma quella di Dio che rimane immutata in eterno".
    Questo concetto teologico confermato da S. Paolo, colonna portante del cristianesimo, nella prima lettera a Timoteo (IV-14): <<La grazia che il vescovo conferisce al sacerdote nell'investitura, non va perduta, anche se rinnegata, potendosi ravvivare per riportare sulla giusta strada colui che l'ha smarrita >>, e ribadita da S. Agostino: <<Il Sacerdozio è un'investitura sacra, permanente e così indelebile da restare nell'anima per sempre come un sigillo>>, viene continuamente convalidato nei testi sacri come in I Timoteo (V/14) e in II Timoteo (6-7), da poter concludere d'accordo con la Chiesa (è la prima volta che mi capita), che "la sacra ordinazione, o investitura del sacerdozio, che si compie con parole e segni esterni, non è un semplice rito di elezione dei ministri della parola e dei sacramenti; molto meno invenzione umana, ma un vero e proprio sacramento istituito da Cristo a conferimento di grazia che infondendo il carattere dello Spirito santo, impedisce al sacerdote di tornare laico, anche se per contrasti sopraggiunti, viene ridotto dalla Chiesa alla condizione laicale".

    L'ateismo di un prete non annulla il Sacerdozio

    Se l'ateismo non annulla il sacerdozio, di quali mezzi dispone la Chiesa per difendersi da uno spretato il quale, non credendo più ai suoi sacramenti, potrebbe agire contro di essa attraverso forme profanatrici tendenti a dimostrare l'assurdità delle sue verità teologiche come, per esempio, dar da mangiare ai cani del pane da lui (sacerdote eterno) precedentemente trasformato in corpo di Cristo? Praticamente di nessuno. Le uniche armi di cui dispone la Chiesa, che sono la scomunica e la sospensione a divinis, sono assolutamente inefficienti contro delle eventuali rappresaglie che uno spretato potrebbe fare contro di essa.

    Scomunica e sospensione a divinis

    "La sospensione a divinis è l'interdizione a un sacerdote a svolgere le funzioni ministeriali sacre", cioè l'insieme dei riti che si esprimono attraverso le preghiere, i canti, la recita della messa, l'ascolto dei penitenti che si confessano, la distribuzione delle ostie ai comunicandi ecc, insomma la parte esteriore della religione che si annovera sotto i nomi di liturgia e catechesi.
    "La scomunica è una censura che esclude di godere dei diritti e benefici spirituali e temporali derivanti dalla comunione dei fedeli", cioè l'esclusione di un cattolico da tutto ciò che dipende dalla parte esteriore della religione che si esprime con l'espressione "comunione dei fedeli" che è rappresentata appunto "dal godimento dei diritti e benefizi spirituali e temporali derivanti dall'appartenenza alla Chiesa quale società esterna e visibile", come potrebbe essere fare la comunione, confessarsi, partecipare ai riti religiosi, assumere cariche ecclesiastiche, ricevere la pensione da Santa Madre Chiesa, organizzare oratori e circoli cristiani ecc. che sono tutte privazioni che non hanno però nulla a che vedere con l'altra essenza della Chiesa che è la Comunione dei Santi.

    Cosa è la comunione dei Santi?

    "La comunione dei Santi, rappresentando tutto ciò che è interiore, è la parte spirituale della Chiesa che, fondata sulla fede, rende tutti i fedeli, vivi e defunti, uniti fra loro in Gesù Cristo loro capo, e fa gli uni partecipi dei beni spirituali degli altri." Per spiegare la differenza esistente tra la Comunione dei Fedeli e la Comunione dei Santi prendiamo come esempio un rubino. La lavorazione della pietra, determinata dall'uomo, è la Comunione dei Fedeli, il colore rosso intrinseco alla sua natura, nel quale si identificano tutti i suoi atomi, è la Comunione dei Santi.
    L'esclusione dalla comunione dei fedeli, avendo quindi un effetto soltanto esteriore come può essere l'interdizione ai riti religiosi, non può impedire ad uno spretato, qualora lo volesse, di avvalersi, sia pure commettendo per la Chiesa un sacrilegio, delle facoltà che gli sono state concesse (quali celebrare il sacramento dell'Eucaristia e di assolvere i peccati) dallo Spirito Santo attraverso la Grazia che rimane in lui perpetua come un marchio indelebile (colore rosso del rubino). E questo è tanto vero che la stessa Chiesa riconosce che uno spretato, anche se interdetto a confessare perché sospeso a divinis, può assolvere i peccati ai moribondi qualora fosse testimone di un caso estremo come potrebbe essere un incidente stradale.
    La Chiesa fu costretta a rendere indipendente la figura del sacerdote dalla figura umana allorché, in seguito al comportamento immorale e spesso ateo dei preti, i fedeli si chiesero se i sacramenti celebrati da essi in stato di peccato o di ateismo erano da considerarsi validi. La conferma della validità del sacerdozio qualunque fosse stato il comportamento dell'uomo, data dal Concilio Lateranense, ricevette opposizione da coloro che, vedendo in essa i gravi pericoli che questa decisione poteva apportare al Cristianesimo, negando ogni ragione di sacerdozio cristiano reagirono confondendo nella stessa persona le due figure (protestanti).
    La Chiesa, costretta così a cavalcare la tigre per garantire ai fedeli che le consacrazioni rimangono valide anche se eseguite da un prete in stato di peccato e di ateismo, cerca di sopperire a questa grave lacuna che la rende praticamente impotente verso ogni forma di ritorsione che potrebbe venirgli dagli spretati, dicendo: <<L'esclusione dalla comunione dei fedeli non produce soltanto un effetto puramente esterno, ma anche interiore, perché obbliga la coscienza>>.
    Ma ditemi, voi teologi della Chiesa Cattolica, a parte il fatto che questo affidarsi alla coscienza degli spretati è la manifestazione più evidente della vostra debolezza, di quale coscienza parlate? Dell'ateo o del credente? Che significato può avere questo appello alla coscienza quando ognuno la sente secondo la propria moralità e le proprie convinzioni? E se, a questo punto, dovessimo parlare di moralità non credo che la Chiesa abbia molti argomenti per difendere la propria!
    D'altronde se la Chiesa dovesse riconoscere nulle tutte le consacrazioni che sono state e vengono ancora celebrate da un clero ateo, ben poche ne risulterebbero valide dal momento che almeno l'ottanta per cento dei preti non crede a Dio. Basta ricordare i Papi Leone X e Paolo III che si dichiararono miscredenti negando l'esistenza di Gesù, Monsignor Propsper Alfaric che dichiara in suo libro di aver celebrato la messa in completo stato di ateismo, il curato d'Etrepigny (FR), Jean Meslier, morto nel 1733, che nel testamento aperto dopo la morte, chiese perdono ai sui parrocchiani per averli portati a credere per tanti anni alle falsità della religione Cristiana per il timore del rogo, e tanti, tanti altri che hanno dichiarato il loro ateismo nel pieno delle loro funzioni sacerdotali.
    Quale altra virtù può essere così meritevole di lode quanto il coraggio di uno spretato che, compresa l'immoralità della vostra impostura, usa i poteri che gli avete dato per combattervi con le vostre stesse armi?
    Più vi si studia e più vi si conosce e tanto più appare evidente quanto sia grande la vostra fragilità. Soltanto l'aver unito nella stessa persona la figura trascendentale di Dio con quella umana di Gesù Cristo, dimostra la vostra superficialità teologica e tutta la debolezza che avete difeso non con la logica e la ragione, come si dovrebbe nelle ideologie degne di questo nome, ma con il plagio e la violenza delle stragi e dei roghi e continuate a difendere con il ricatto e le rappresaglie, ultima delle quali è stata la chiusura di cinque siti internet a voi contrari. Questa è stata la goccia che, facendo traboccare il mio vaso, mi ha portato alla determinazione di distruggervi.
    Se dico che non sono solo in questa lotta contro di voi, non mi riferisco tanto a quei pochi coraggiosi che mi sostengono, ai quali, lascio la piena libertà di decidere se partecipare o no a questa azione, quanto al mio amico spretato (il cui nome sarà fatto nel momento opportuno), che con entusiasmo ha accettato di usare la Grazia eterna e indelebile ricevuta dal vostro Spirito Santo, per unirsi a me per porre fine alla vostra comunione dei fedeli le cui enormi ricchezze (parlo di quelle economiche), e la cui potenza (mi riferisco a quella politica) non ci sono affatto motivo di soggezione e di spavento ma ben sì di risolutezza e d'incoraggiamento tanto da inviarvi, nella maniera più ferma e decisa la seguente diffida: << Al primo sentore che avremo di una qualsiasi repressione operata da voi di siti internet a voi contrari, o di semplici boicottaggi, comincerà la trasformazione di vino in sangue di Gesù Cristo in damigiane e botti i cui luoghi ove esse si troveranno verranno comunicati a voi con e-mail che saranno contemporaneamente inviati a migliaia di cittadini, enti pubblici e privati, compresi i mass media, affinché tutto il mondo ne venga a conoscenza >>.
    Sono proprio curioso di vedere come la vostra potenza economica e politica, rappresentata dalla Comunione dei Fedeli, possa riuscire a salvare la fantomatica Comunione dei Santi, allorché le transustanziazioni assumeranno un'ampiezza industriale e il vino, trasformato in sangue di Cristo, del vostro eroe in realtà mai esistito, sarà messo in commercio a due franchi al litro.
    Un prete a cui accennai qualche tempo addietro la possibilità di una tale evenienza, dopo essere impallidito dallo spavento, mi rispose che soltanto una persona priva di coscienza avrebbe potuto compiere un simile sacrilegio. Ebbene, se la coscienza è la valutazione morale del proprio agire intesa come criterio supremo della moralità, come osate voi, stirpe di criminali, giudicare le coscienze altrui? Come potete pretendere voi, falsificatori di documenti e travisatori di ogni principio di giustizia, costringerci a rispettare le vostre utopie e le vostre assurdità, prima fra tutte quella di credere che la magia possa trasformare la natura della materia come, nel nostro caso, il vino e il pane nel corpo di un qualcuno che per giunta non è mai nato, mai vissuto e quindi mai morto?
    La mia coscienza di ateo, quindi di essere ragionante, che vuole liberare l'umanità dai vostri soprusi, fregandosene altamente dei vostri precetti, mi obbliga ad agire nella maniera più risoluta e definitiva per distruggere la vostra comunione di santi che tanto vi è servita per rendere spudoratamente potente il vostro imperialismo, o come voi lo chiamate comunione di fedeli, derubando, saccheggiando e violentando le masse rese succubi dal terrore delle vostre stragi, dei vostri genocidi, ricatti e ritorsioni.

    La guerra ormai è aperta e dichiarata. Da una parte voi con la vostra coscienza e le vostre comunioni di fedeli e di santi, e dall'altra io con la mia coscienza, il mio libro "LA FAVOLA DI CRISTO" e la comunione dei martiri rappresentata da tutte le vostre vittime del passato, quali gli ebrei, i mussulmani, gli eretici e le streghe a cui si uniscono le vittime del presente che vengono quotidianamente uccise dal vostro oscurantismo generatore di fame e di malattie Tutte vittime alle quali mi unisco per gridare insieme a loro: <<Che siate maledetti!>>.

    Luigi Cascioli da Bagnoregio, concittadino di S. Bonaventura detto il Serafico.

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    LA SANTA INQUISIZIONE

    Segue l'elenco delle vittime della Chiesa Cattolica che si sono unite a noi nella lotta che stiamo conducendo contro i loro carnefici.
    Sono questi i nomi che presto andranno a sostituire, nelle targhe commemorative poste sulle strade e nelle piazze, quelli dei tanti criminali che un imperialismo basato sull'impostura ci ha costretto ad onorare come Santi:


    L'Inquisizione, dichiarata Santa da Santa Romana Chiesa come lo sono state le Crociate, anche se nei fatti esisteva già dagli inizi dell'anno 1000, fu ufficialmente riconosciuta e legittimata sotto Papa Gregorio IX nel 1215 allorché la sua gestione fu affidata all'ordine dei domenicani fondato da Domenico da Guzman (anche lui santo) il quale perseguitò gli eretici con un cinismo tale da essere ricordato dalla storia come uno dei più sanguinari carnefici di tutti i tempi.

    Qualche cenno esplicativo:

    Eretico era considerato chi con scritti o con parole si opponeva alle norme dettate dalla Chiesa.
    Abiura: L'abiura era la ritrattazione delle proprie convinzioni, quasi sempre estorta sotto tortura, che un eretico scriveva in forma solenne davanti al consiglio dell'inquisizione. Le abiure a cui era sottoposto un eretico erano sempre due perché alla prima ne doveva seguire per legge una seconda di conferma. Normalmente il tempo che intercorreva tra le due era di un anno.
    L'eretico che rifiutava di firmare la seconda abiura, considerato "relapso", cioè eretico irriducibile, veniva bruciato vivo.
    Gli argomenti che maggiormente determinarono le eresie furono la Santissima Trinità, la verginità della Madonna e la sua attribuzione di madre di Gesù che fu fortemente contestata da quei credenti che seguitavano a sostenere ciò che era stato affermato nei primi secoli della Chiesa da una gran parte dei teologi i quali ritenevano impossibile che Dio avesse concesso un tale privilegio ad una donna allorché le donne venivano considerate così immonde da essere ritenute prive di anima.
    L'altro motivo che determinò gli eretici furono le contestazioni rivolte alla Chiesa per la sua lussuria e la sua ingordigia.
    Tra le innumerevoli vittime della Chiesa nel periodo precedente all'avvento dell'Inquisizione istituita da Innocenzo III, rimaste purtroppo nella maggior parte anonime per via di mancanza di documenti, giganteggia la figura di Arnaldo da Brescia bruciato vivo nel 1155 sotto il pontificato di Adriano IV per aver denunciato l'immoralità della Chiesa.
    I papi che seguirono Adriano IV (1154-1159), promettendo ai persecutori degli eretici le stesse indulgenze riservate ai crociati, spinsero i cattolici ad eseguire delle vere e proprie stragi come quelle volute da Innocenzo III che si servì delle milizie di Simone de Monfort per distruggere città intere, come Carcassonne, Tolosa e Beziers, perché gli abitanti si erano rifiutati di consegnare i seguaci di Valdo (Valdesi). Soltanto a Beziers furono massacrati oltre 7.000 dei suoi abitanti. Le milizie cattoliche entrarono in queste città e senza curarsi di selezionare gli eretici dai non eretici, eseguirono le carneficine al grido: <<Uccideteli tutti perché Dio saprà poi riconoscere i suoi!>>.
    Da ricordare che Innocenzo III nell'ultimo anno del suo pontificato fece votare dal Concilio Lateranense IV una legge che obbligava gli ebrei a vestire di giallo perché fossero sottoposti al pubblico ludibrio... e ci si chiede ancora da dove originino i campi di stermino nazisti!
    Sotto il Papa Innocenzo IV, successore di Innocenzo III, le leggi inquisitorie furono confermate e aggravate. Chiunque fosse stato dichiarato eretico veniva automaticamente imprigionato e condannato a morte con la confisca dei beni se non avesse abiurato. Come conseguenza di questa legge, che considerava la confisca del beni, molti furono i figli che furono potati all'infamia di accusare i propri genitori di eresia pur di salvare le proprietà di cui erano eredi.
    Delle centinaia di processi terminanti con condanne a morte, l'unico che ci è pervenuto è quello contro Paolo Gioacchino dei Rusconi che fu torturato e bruciato vivo quale relapso.

    I nomi dei martiri riportati qui di seguito nei vari pontificati che si susseguirono, essendo tratti dai pochi documenti rimasti, non sono che una minima parte di quanti furono in realtà uccisi da Santa Madre Chiesa. Nell'elenco ci sono anche tre martiri uccisi per aver celebrato la messa da spretati (si trovano sottolineati nei pontificati di Paolo VI - Urbano VIII - Clemente XIII).

    — Papa Clemente V

    Fra Dolcino, per nulla intimorito dalle minacce dell'Inquisizione, si scaglia contro Clemente V accusandolo di immoralità. Ridotto a brandelli il suo corpo viene bruciato al rogo. 13 marzo 1307
    Suor Margherita e Frate Longino insieme ad oltre mille seguaci dell'eretico Dolcino, bruciati al rogo. 1307.
    Soppressione dei Templari con stragi di massa con "torture inimmaginabili" perché accusati di eresia. Molay, Gran Maestro, fu arso vivo a Parigi dopo anni di atroci torture.

    — Papa Benedetto XII (beatificato)

    Francesco da Pistoia, Lorenzo Gherardi, Bartolomeo Greco, Bartolomeo da Bucciano, Antonio Bevilacqua e altri dieci frati Francescani, arsi vivi per predicare la povertà di Cristo - Venezia 1337.
    Stessa sorte a Parma per Donna Oliva anch'essa perché seguace di S. Francesco.

    — Papa Clemente VI

    Migliaia di vittime dell'inquisizione delle quali ci sono pervenuti soltanto i processi di:
    Francesco Stabili, detto Cecco d'Ascoli, il quale fu arso vivo per aver detto, a proposito delle tentazione di Gesù, che non è possibile vedere tutta la terra da una montagna per quanto alta fosse stata come veniva affermato da vangelo.
    Pietro d'Albano, medico, bruciato vivo perché accusato di stregoneria.
    Domenico Savi condannato al rogo come eretico per aver eretto un ospedale senza la benedizione della Chiesa.

    — Innocenzo VI

    Tra le numerose vittime di Santa Madre Chiesa da ricordare i frati Pietro da Novara, Bernardo da Sicilia, Fra Tommaso vescovo d'Aquino e Francesco Marchesino vescovo di Trivento accusati di appartenere ai fraticelli di S.Francesco. Torturati e bruciati vivi.

    — Gregorio XI

    Intere città furono teatro di stragi perché avevano ospitato gli eretici. Nelle piazze di Firenze, Venezia, Roma e Ferrara fu un continuo accendersi di roghi.
    Belramo Agosti, umile calzolaio, torturato e bruciato vivo per aver bestemmiato durane una partita a carte: 5 giugno 1382.
    Menelao Santori perché conviveva con due donne: 10 ottobre 1387.
    Lorenzo di Bologna costretto sotto tortura a confessare di aver rubato una pisside. Reso moribondo dalle torture, fu accompagnato al rogo a colpi frusta. 1 novembre 1388.


    — Gregorio XII

    Dopo il periodo di tregua passato sotto Urbano VI, con Gregorio XII riprendono le stragi e i roghi in una maniera estremamente spietata. La città che fu particolarmente colpita fu Pisa. Un certo giovane di nome Andreani fu torturato e bruciato vivo insieme alla moglie e alla figlia perché aveva osato deridere i Padri Conciliari. I cardinali appartenenti al concilio assistettero in massa alle esecuzioni per il piacere di veder morire insieme alla sua famiglia colui che essi "avevano condannato per solo sentimento di vendetta". 1413.
    Jean Hus e Gerolamo da Praga macellati e bruciati vivi per aver detto che la morale del vangelo proibisce ai religiosi di possedere beni materiali. 1414.

    — Papa Eugenio IV

    Giovanna d'Arco, bruciata viva accusata di stregoneria (1431).
    Merenda e Matteo, due popolani, bruciati vivi dall'Inquisizione per rendere un favore alle famiglie dei Colonna e dei Savelli delle quali avevano parlato male.
    Ripetute stragi in Boemia contro gli Hussidi (seguaci di Jean Hus), per le rimostranze fatte in seguito alla uccisione del loro maestro. Una delle stragi fu eseguita facendo entrare gli Ussidi in un fienile al quale dettero fuoco dopo aver chiuso le porte. Il fatto fu così commentato da uno scrittore cattolico: <<Appena entrati, si chiusero le porte e si appiccò il fuoco; e in tal modo quella feccia, quel rifiuto della razza umana, dopo aver commesso tanti delitti, pagò finalmente tra le fiamme la pena del suo disprezzo per la religione>>.

    Ma il peggio verrà allorché la Chiesa dovrà difendersi dall'avvento del Rinascimento.

    — Papa Sisto IV (Per conoscere l'immoralità di questi papi consultare: www.anti-religions.org , scritto in inglese, francese, italiano).

    In Spagna eccelse per la sua crudeltà il domenicano Tommaso Torquemada il quale, confiscando i beni degli accusati di eresia e di stregoneria, era arrivato ad accumulare tante ricchezze da essere temuto dallo stesso Papa che lo obbligò a versargli la metà del bottino. Quando costui arrivava in un paese come inquisitore, la popolazione fuggiva in massa lasciando tutto nelle sue mani.
    Nell'impossibilità di elencare tutte le vittime di Torquemada mi limiterò a dire che in 18 anni della sua inquisizione ci furono:
    800.000 ebrei allontanati dalla Spagna, con confisca dei beni, sotto pena di morte se fossero restati.
    10.200 bruciati vivi.
    6.860 cadaveri riesumati per essere bruciati al rogo in seguito a processi (terminati tutti con la confisca dei beni) celebrati "post mortem" (dopo la morte).
    97.000 condannati alla prigione perpetua con confisca delle proprietà.
    E intanto che Torquemada faceva il macellaio in Spagna, a Roma l'inquisizione accendeva roghi in tutte le sue piazze per bruciare gli eretici i cui patrimoni venivano automaticamente requisiti per conto del Papa dalla confraternita di San Giovanni Decollato.

    — Papa Alessandro VI

    Gerolamo Savanarola bruciato vivo in Piazza della Signoria a Firenze. 23 maggio 1498 insieme ai suoi due suoi discepoli Domenico da Pescia e Sivestro da Firenze.
    Tre ebrei arsi vivi in campo dei Fiori a Roma. 13 gennaio 1498
    Gentile Cimeli, accusata di stregoneria arsa viva a campo dei Fiori 14 luglio 1498
    Marcello da Fiorentino arso vivo in piazza S. Pietro. 29 luglio 1498.

    — Giulio II

    4 donne giustiziate per stregoneria a Cavalese (Trento). 1505.
    Diego Portoghese impiccato per eresia. 14 ottobre 1606.
    30 persone bruciate vive a Logrono (Spagna) per stregoneria.
    Fra Agostino Grimaldi giustiziato per eresia. 6 agosto. 1507
    15 cittadini romani massacrati dalle guardie svizzere per eresia.1513.
    Orazio e Giacomo di Riffredo, giustiziati per eresia. 30 aprile 1513.

    — Leone X (Il Papa che ha dichiarato la non esistenza di Cristo)

    30 donne accusate di stregoneria arse vive a Bormio. 1514.
    Martino Jacopo giustiziato per eresia a Vercelli. 18 febbraio 1517.
    80 donne bruciate vive in Valcamonica per stregoneria. 1518.
    5 eretici arsi vivi a Brescia. 13 aprile 1519.
    Baglione Paolo da Perugia decapitato per eresia alla Traspontina. 4 giugno 1520.
    Fra Camillo Lomaccio, Fra Giulio Carino, Leonardo Cesalpini strangolati in carcere per eresia.
    8 luglio 1520.

    — Clemente VII

    Anna Furabach, giustiziata per eresia. 9 maggio 1524.
    Migliaia di protestanti Anabattisti decapitati, arsi vivi, annegati e torturati a morte. 1525.
    Una donna accusata di stregoneria arsa viva in Campidoglio. 30 settembre 1525
    Claudio Artoidi e Lerenza di Pietro giustiziati per eresia. 16 maggio 1526.
    Rinaldo di Colonia giustiziato per eresia. 26 agosto 1528.
    Lorenzo di Gabriele da Parma e Tiberio di Giannantonio torturati e giustiziati per eresia. 9 sett. 1528.
    Berrnardino da Palestrina Burciato vivo per eresia. 20 novembre 1529.
    Giovanni Milanese bruciato vivo per eresia. 23 novembre 1530.

    — Paolo III (Un altro Papa ateo che ha affermato la non esistenza di Cristo. Gli altri lo sanno come lui ma non li dicono).

    Uccisi tutti gli abitanti della città di Mérindol (Francia) per aver abbracciato la fede dei protestanti Evangelici. I loro beni furono confiscati e la città rimase deserta e inabitabile.1540.
    Tutti gli Anabattisti della città di Munster (Germania) furono massacrati. Giovanni di Leida, loro capo, fu ucciso dopo essere stato sottoposto "a orrendo supplizio". 4 aprile 1535.
    Martino Govinin giustiziato nelle carceri di Grenoble. 26 aprile 1536.
    Francesco di Giovanni di Capocena ucciso per eresia. 1538.
    Ene di Ambrogio giustiziato per eresia. 1539.
    Galateo di Girolamo giustiziato nelle carceri dell'Inquisizione per eresia. 17 gennaio 1541.
    Giandomenico dell'Aquila. Eretico, bruciato vivo. 4 febbraio 1542.
    Federico d'Abbruzzo ucciso per eresia. Il suo corpo fu portato al supplizio trascinato da un cavallo. Quello che rimase del suo corpo fu appeso alla forca. 12 luglio 1542.
    2.740 Valdesi furono massacrati dai cattolici in Provenza (Francia). Aprile 1545.
    Girolamo Francese impiccato perchè luterano. 27 settembre 1546.
    Baldassarre Altieri, dell'Ambasciat inglese, fatto sparire nelle carceri dell'Inquisizione. 1548
    Federico Consalvo, eretico, giustiziato. 25 maggio 1549.
    Annibale di Lattanzio giustiziato per eresia. 25 maggio 1549.

    — Giulio III

    Fanino Faenza impiccato e briciato per eresia. 18 febbraio 1550.
    Domenico della Casa Bianca, luterano. Decapitato. 20 febbraio 1550.
    Geronimo Geril Francese, Impiccato per eresiae poi squartato. 20 marzo 1550.
    Giovanni Buzio e Giovanni Teodori, impiccati e bruciati per eresia. 4 settembre 1553.
    Francesco Gamba, decapitato e briciato vivo per eresia. 21 lugio 1554.
    Giovanni Moglio e Tisserando da Perugia, luterani. Impiccati e bruciati vivi. 5 settembre 1554.

    — Paolo IV

    Istituzione del Ghetto a Roma con restrizioni contro gli ebrei ancor più severe del ghetto di Venezia.
    Cola Francesco di Salerno, giustiziato per eresia. 14 giugno 1555
    Bartolomeo Hector, bruciato vivo per aver venduto due Bibbie. 20 giugno 1555.
    Golla Elia e Paolo Rappi, protestanti, bruciati vivi a Torino. 22 giugno 1555.
    Vernon Giovanni e Labori Antonio, evangelisti, bruciati vivi. 28 agosto 1555.
    Stefano di Girolamo, giustiziato per eresia. 11 gennaio 1556.
    Giulio Napolitano, bruciato vivo per eresia. 6 marzo 1556.
    Ambrogio de Cavoli, impiccato e bruciato per eresia. 15 giugno 1556.
    Don Pompeo dei Monti, bruciato vivo per eresia. 4 luglio 1556.
    Pomponio Angerio, bruciato vivo per eresia. 19 agosto 1556.
    Nicola Sartonio, luterano, bruciato vivo. 13 maggio 1557.
    Jeronimo da Bergamo, Alessandra Fiorentina e Madonna Caterina, impiccati e bruciati per
    omosessualità. 22 dicembre 1557.
    Fra Gioffredo Varaglia, francescano, bruciato vivo per eresia. 25 marzo 1558.
    Gisberto di Milanuccio, eretico, bruciato vivo. 15 giugno 1558.
    Francesco Cartone, eretico, bruciato vivo. 3 agosto 1558.
    14 protestanti bruciati vivi a Siviglia in Spagna. 1559.
    15 protestanti bruciati vivi a Valadolid in Spagna. 1559.
    Gabriello di Thomaien, bruciato vivo per omosessualità. 8 febbraio 1559.
    Antonio di Colella arso vivo per eresia. 8 febbraio 1559.
    Leonardo da Meola e Giovanni Antonio del Bò, impiccati e bruciati per eresia. 8 febbr.1559.
    13 eretici più un tedesco di Augsburg accusato di omosessualità arsi vivi. 17 febbraio 1559.
    Antonio Gesualdi, luterano, giustiziato per eresia. 16 marzo 1559.
    Ferrante Bisantino, eretico, arso vivo.24 agosto 1559.
    Scipione Retio, eretico, uccico nelle carceri della Santa Inquisizione. 1559.

    — Papa Pio IV

    I monaci dell'Abazia di Perosa (Pinerolo) si divertirono a briciare vivi a fuoco lento un prete evangelico insieme ai suoi fedeli. Dicembre 1559.
    Carneficina di Valdesi in Calabria per opera di bande di delinquenti assoldate da Santa Madre Chiesa (uomini, donne, vecchi e bambini atrocemente torturati prime di essere uccisi su diretto ordine del Papa). Dicembre 1559.
    "A Santo-Xisto, alla Guardia, a Montalto e a Sant'Agata si fecero cose inaudite: gente sgozzata, squartata, bruciata e orrendamente mutilata. Pezzi di resti umani furono appesi alle porte delle case come esempio alle genti. Quelli che fuggirono sulle montagne furono assediati fino a che morirono di fame. Molte donne e fanciulli furono ridotti in schiavitù". I559. (Da "La Santa Inquisizione di Maurizio Marchetti. Ed. La Fiaccola).
    4000 valdesi massacrati su ordine di Santa Madre Chiesa. 1560.
    Giulio Ghirlanda, Baudo Lupettino, Marcello Spinola, Nicola Bucello, Antonio Rietto, Francesco Sega, condannati a morte perchè sorpresi a svolgere una funzione religiosa in una casa privata officiante la messa uno spretato. 1560.
    Giacomo Bonello, bruciato vivo perché evangelista. 18 febbraio 1560.
    Mermetto Savoiardo, eretico, arso vivo. 13 agosto 1560.
    Dionigi di Cola, eretico, bruciato vivo. 13 agosto 1560.
    Aloisio Pascale, evangelista, impiccato e bruciato. 8 settembre 1560.
    Gian Pascali di Cuneo, bruciato vivo per eresia. 15 settembre 1560.
    Stefano Negrone, eretico, lasciato morire di fame nelle prigioni della Santa Inquisizione.
    15 settembre 1560.
    Stefano Morello, eretico, impiccato e bruciato. 25 settembre 1560.
    Bernardino Conte, bruciato vivo per eresia. 1560.
    300 persone a Oppenau, 63 donne a Wiesensteig e 54 a Obermachtal in Gemania, bruciate vive per stregoneria. 1562.
    Macario, vescovo di Macedonia, eretico, bruciato vivo. 10 giugno 1562.
    Cornelio di Olanda, eretico, impiccato e bruciato. 23 g3nnaio 1563.
    Franceso Cipriotto, inpiccato ebruciato per eresia. 4 settembre 1564.
    Giulio Cesare Vanini, panteista, bruciato vivo dopo avergli strappato la lingua.
    Giulio di Grifone, eretico, giustiziato.

    — Pio V (elevato dalla Chiesa agli onori degli altari).

    Con bolla papale viene imposta a Roma la chiusura di tutte le sinagoghe.
    Muzio della Torella, eretico, giustiziato. 1 marzo 1566.
    Giulio Napolitano, eretico, bruciato vivo. 6 marzo 1566.
    Don Pompeo dei Monti, decapitato per eresia. 3 luglio 1566.
    Curzio di Cave, francescano, decapitato per eresia. 9 lugio 1566.
    17.000 (diciassettemila) protestanti massacrati nelle Fiandre da cattolici spagnoli.
    Giorgio Olivetto arso vivo perché luterano. 27 gennaio 1567.
    Domenico Zocchi, ebreo, impiccato e bruciato a Piazza Giudia nel Ghetto di Roma. 1 febbraio 1567.
    Girolamo Landi, impiccato e bruciato per eresia.. 25 febbraio 1567.
    Pietro Carnesecchi, impiccato e bruciato per eresia. 30 settembre 1567.
    Giulio Maresco, decapitato e arso per eresia. 30 settembre 1567.
    Paolo e Matteo murato vivo per eresia. 30 sett.1567.
    Ottaviano Fioravanti, murato vivo per eresia. 30 sett. 1567. .
    Giovannino Guastavillani, eretico, murato vivo. 30 settembre 1567.
    Geronimo del Puzo, murato vivo per eresia. 30 settembre 1567.
    Gerolamo Donato con altri suoi confratelli dell'Ordine degli Umiliati, vengono giustiziati su ordine di Carlo Borromeo (santo), vescovo di Milano, dopo lunghe ore di torture, per eresia. 2 agosto 1570.
    Macario Giulio da Cetona, decapitato e bruciato per eresia. 1 ottobre 1567.
    Lorenzo da Mugnano, impiccato e bruciato per eresia. 10 maggio 1668.
    Matteo d'Ippolito, impiccato e bruciato per eresia. 10 maggio 1568.
    Francesco Stanga, impiccato e bruciato per eresia. 10 maggio 1568.
    Donato Matteo Minoli, lasciato morire nelle carceri dopo avergli rotto le ossa e bruciato i piedi. 27 maggio 1568.
    Francesco Castellani, eretico, impiccato. 6 dicembre 1568.
    Pietro Gelosi, eretico, impiccato e bruciato. 6 dicembre 1568
    Marcantonio Verotti, eretico, impiccato e bruciato. 6 dicembre 1568.
    Luca di Faenza, eretico, bruciato vivo. 28 febbraio 1568.
    Borghesi Filippo, decapitato e bruciato per eresia. 2 maggio 1569.
    Giovanni dei Blasi, impiccato e bruciato per eresia. 2 maggio 1569.
    Camillo Ragnolo, impiccato e bruciato per eresia. 25 maggio 1569.
    Fra Cellario Francesco, impiccato e bruciato per eresia. 25 maggio 1569.
    Bartolomeo Bartoccio, bruciato vivo per eresia. 25 maggio 1569.
    Guido Zanetti, murato vivo per eresia. 27 maggio 1569.
    Filippo Porroni, eretico luterano, impiccato. 11 febbraio 1570.
    Gian Matteo di Giulianello, giustiziato per eresia. 25 febbraio 1570.
    Nicolò Franco, impiccato per aver deriso il papa con degli scritti. Impiccato. 11 marzo 1570.
    Giovanni di Pietro, eretico, impiccato e bruciato. 13 maggio 1570.
    Aolio Paliero, eretico, impiccato e bruciato su espreso desiderio di Papa Pio V (santo).3 luglio1570.
    Fra Arnaldo di Santo Zeno, eretico, bruciato vivo. 4 novembre 1570.
    Don Girolamo di Pesaro, Giovanni Antonio di Jesi e Pitro Paolo di Maranzano, giustiziati per eresia. 6 ottobre 1571.
    Francesco Galatieri, pugnalato a morte dai sicari pontifi perché eretico. 5 gennaio 1572.
    Madonna Dianora di Montpelier, eretica, impiccata e bruciata. 9 febbraio 1572.
    Madonna Pellegrina di Valenza, eretica impiccata e bruciata. 9 febbraio 1972.
    Madonna Girolama Guanziana, eretica impiccata e bruciata. 9 febbraio 1572
    Madonna Isabella di Montpelier, eretica impiccatae bruciata. 9 febbraio 1572.
    Domenico della Xenia, eretico impiccato e bruciato. 9 febbraio 1572.
    Teofilo Penarelli, eretico impiccato e bruciato. 22 febbraio 1572.
    Alessandro di Giulio, eretico impiccato e bruciato.

    — Gregorio XIII

    Alessandro di Giulio, impiccato e bruciato per eresia. 15 marzo 1572.
    Giovanni di Giovan Battista, impiccato e bruciato perchè eretico. 15 marzo 1572.
    Girolamo Pellegrino, impiccato e bruciato per eresia. 19 luglio 1572.
    10.000 (diecimila) eretici massacrati in Francia per ordine del Papa (strage degli Ugonotti- Notte di S. Bartolomeo). 24 agosto 1572.
    500 eretici massacrati in Croazia per ordine del vescovo cattolico Juraj Draskovic. 1573.
    Nicolò Colonici eretico impiccato e bruciato.
    Giovanni Francesco Ghisleri, strangolato nelle carceri dell'Inquisizione. 25 ottobre del 1574.
    Alessandro di Giacomo, arso vivo. 19 novembre 1574.
    Benedetto Thomaria, eretico bruciato vivo. 12 Maggio 1574.
    Don Antonio Nolfo, eretico giustiziato. 29 luglio 1578.
    Giovanni Battista di Tigoni, eretico giustiziato. 29 lugio 1578.
    Baldassarre di Nicolò, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.
    Antonio Valies de la Malta, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.
    Francesco di Giovanni Martino, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.
    Bernardino di Alfar, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.
    Alfonso di Poglis, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.
    Marco di Giovanni Pinto, eretico impiccato e bruciato.13 agosto 1578.
    Girolamo di Giovanni da Toledo, eretico impiccato e bruciato 13 agosto 1578.
    Gasparre di Martino, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.
    Fra Clemente Sapone, eretico impiccato e bruciato. 29 novembre 1578.
    Pompeo Loiani, eretico impiccato e briciato. 12 giugno 1579.
    Cosimo Tranconi, eretico impiccato e bruciato. 12 giugno 1579.
    222 (duecentoventidue) ebrei bruciati al rogo per ordine della Santa Inquisizione. 1558.
    Salomone, ebreo impiccato per aver rifiutato il battesimo. 13 marzo 1580.
    Un inglese bruciato vivo per aver offeso un prete. 2 agosto 1581.
    Diego Lopez, bruciato vivo per eresia. 18 febbraio 1583.
    Domenico Danzarelli, impiccato e bruciato per eresia. 18 febbraio 1583.
    Prospero di Barberia, eretico impiccato e bruciato. 18 febbraio 1583.
    Gabriello Henriquez, bruciato vivo per eresia. 18 febbraio 1583.
    Borro d'Arezzo, bruciato vivo per eresia. 7 febbraio 1583.
    Ludovico Moro, eretico arso vivo. 10 lugio 1583.
    Fra Camillo Lomaccio, Fra Giulio Carino, Leonardo di Andrea strangolati nel carcere di Tor Nona per eresia. 23 luglio 1583.
    Lorenzo Perna, arrestato per ordine del cardinale Savelli per eresia, si ignora la sua fine. 16 giugno
    1584.
    <<La Signora di Bellegard>>, arrestata per eresia, si ignora la sua fine. ottobre 1584.
    Giacomo Paleologo, decapitato e bruciato. 22 marzo 1585.
    I fratelli Missori decapitati per aver espresso il diritto alla libertà di stampa. Le loro teste furono lasciate in esposizione al pubblico. 22 marzo 1585.
    (Il corpo di Gregorio XIII, di questo carnefice, viene onorato e riverito dai cattolici nella sua monumentale tomba in S.Pietro a Roma).

    — Papa Sisto V

    Questo Papa fece impiccare uno spagnolo per aver ucciso con una bastonata un soldato svizzero che lo aveva ferito con l'alabarda.
    Respinta la richiesta di sostituire la forca con la mannaia, Sisto V assisteva giosamente alle esecuzioni facendosi portare da mangiare perchè "questi atti di giustizia gli accrescevano l'appetito". Dopo l'esecuzione di una sentenza disse: << Dio sia benedetto per il grande appetito con cui ho mangiato>>.
    Pietro Benato, arso vivo per eresia. 26 aprile 85.
    Pomponio Rustici, Gasparre Ravelli, Antonio Nantrò, Fra Giovanni Bellinelli, impiccati e
    bruciati vivi per eresia. 5 agosto 1587.
    Vittorio, conte di Saluzzo, giustiziato per eresia. 9 dicembre 1589.
    Valerio Marliano, eretico impiccato e bruciato. 16 febbraio 1590.
    Don Domenico Bravo, decapitato per eresia. 30 marzo 1590.
    Fra Lorenzo dell'Aglio, impiccato e bruciato.13 aprile 1590.

    — Gregorio XIV

    Fra Andrea Forzati, Fra Flaminio Fabrizi, Fra Francesco Serafini, impiccati e bruciati.
    6 febbraio 1591.
    Giovanni Battista Corobinacci, Giovanni Antonio de Manno Rosario, Alexandro d'Arcangelo, Fulvio Luparino, Francesco de Alexandro, giustiziati. Giugno 1590.
    Giovanni Angelo Fullo, Giò Carlo di Luna, Decio Panella, Domenico Brailo, Antonio Costa, Fra Giovanni Battista Grosso, l'Abate Volpino, insieme ad altri seguaci di Fra Girolamo da Milano, arrestati dalla Santa Inquisizione, si ignora la loro fine... 1590.
    ( Totto questo in un solo anno di Santo Pontificato!).

    — Clemente VIII

    Giordano Bruno, bruciato vivo per eresia il 17 febbraio 1600.
    Quattro donne e un vecchio bruciate vive per eresia. 16 febbraio 1600.
    Francesco Gambonelli, eretico arso vivo. 17 febbraio 1594.
    Marcantonio Valena e un altro luterano, arsi vivi. agosto 1594.
    Graziani Agostini, eretico impiccato e bruciato. 1596.
    Prestini Menandro, eretico impiccato ebruciato. 1596.
    Achille della Regina, se ne ignora la fine. Giugno 1597.
    Cesare di Giuliano, eretico impiccato e bruciato. 1597.
    Damiano di Francesco, eretico impiccato e bruciato. 1597.
    Baldo di Francesco, impiccato e bruciato per eresia. 1957.
    De Magistri Giovanni Angelo, eretico impiccato e bruciato.1597.
    Don Ottavio Scipione, eretico, decapitato e bruciato.1597.
    Giovanni Antonio da Verona e Fra Celestino, eretici bruciati vivi. 16 settembre 1599.
    Fra Cierrente Mancini e Don Galeazzo Porta decapitati per eresia. 9 novembre 1599.
    Maurizio Rinaldi, eretico bruciato vivo. 23 febbraio 1600.
    Francesco Moreno, eretico impiccato e bruciato. 9 giugno 1600.
    Nunzio Servandio, ebreo impiccato. 25 giugno 1600.
    Bartolomeo Coppino, luterano arso vivo. 7 aprile 1601.
    Tommaso Caraffa e Onorio Costanzo eretici decapitati e bruciati. 10 maggio 1601.

    — Papa Paolo V

    Giovanni Pietro di Tunisi, impiccato e bruciato. 1607.
    Giuseppe Teodoro, eretico impiccato e bruciato. 1609.
    Felice d'Ottavio, eretico impiccato e bruciato. 1609.
    Rossi Francesco, eretico impiccato e bruciato. 1609.
    Antonio di Jacopo, eretico impiccato e bruciato. 1609.
    Fortunato Aniello, eretico impiccato e bruciato. 1609.
    Vincenti Pietro, eretico impiccato e bruciato. 1609.
    Umberto Marcantonio, eretico impiccato e bruciato. 1609.
    Fra Manfredi Fulgenzio, eretico impiccato e bruciato. 1610.
    Lucarelli Battista, eretico impiccato e bruciato. 1610.
    Emilio di Valerio, ebreo, impiccato e bruciato. 1610.
    Don Domenico di Giovanni, per essere passato dal cristianesimo all'ebraismo, impiccato. 1611.
    Giovanni Milo, luterano impiccato. marzo 1611.
    Giovanni Mancini, per aver celebrato la messa da spretato impiccato e bruciato. 22 ottobre 1611
    Jacopo de Elia, ebreo impiccato e bruciato. 22 gennaio 1616.
    Francesco Maria Sagni, eretico impiccato e bruciato. 1 luglio 1616.
    Arrestato un negromante zoppo, arso vivo per stregoneria. 1617.
    Lucilio Vanini, arso vivo per aver messo in dubbio l'esistenza di Dio. 17 febbraio 1618.
    Migliaia di eretici trucidati dai cattolici nei Grigioni in Valtellina. 1620.
    (La Chiesa, rimasta nella convinzione che in Valtellina ci siano ancora tendenze religiose eretico-pagane, mantiene tutt'oggi la regione sotto controllo tramite la "Missione Rezia", affidata ai cappuccini, dipendenti direttamente da "Propaganda Fidei") ... e il Santo Padre Gian Paolo II chiede perdono!!!

    — Urbano VIII

    Galileo Galilei, torturato e condannato al carcere perpetuo quale eretico per aver affermato che la Terra gira intorno al Sole. 1633.
    Ferrari Ambrogio, eretico impiccato. 1624.
    Donna Anna Sobrero, morta di peste in carcere dove era stata condannata a vita. 1627. (nei mesi che seguirono, tutti coloro che passarono per quel carcere, morirono di peste).
    Frate Serafino, eretico, inpiccato e bruciato. 1634.
    Giacinto Centini, decapitato per aver offeso la sovranità papale. 1635.
    Fra Diego Giavaloni, eretico impiccato e bruciato. 1635.
    Alverez Ferdinando, bruciato vivo per essersi convertito all'ebraismo. 19 marzo 140.
    Policarpo Angelo, impiccato ebruciato per aver celebrato la messa da spretato. 19 maggio 1642.
    Ferrante Pallavicino, eretico impiccato e bruciato. 1644.
    Fra Camillo d'Angelo, Ludovico Domenico, Simone Cossio, Domenico da Sterlignano, giiustiziati per eresia. 1644.

    — Papa Innocenzo X

    Brugnarello Giuseppe e Claudio Borgegnone, impiccati e bruciati per aver falsificato alcune lettere apostoliche. 1652. ( Se questo Papa applicò in prevaleza condanne di carceri a vita ciò dipese dal fatto che in quegli anni ricorreva l'anno Santo).

    — Papa Alessandro II

    Fello Giovanni, sacerdote, decapitato per eresia. 1657.
    1.712 Valdesi massacrati dai cattolici nelle Valli Alpine. 1655.

    — Papa Innocenzo XI (santificato)

    20 ebrei condannati al rogo. 1680.
    Vincenzo Scatolari, per aver esercitato la professione di giornalista senza autorizzazione di Santa Madre Chiesa. Decapitato. 2 agosto 1685.
    2.000 (duemila) Valdesi massacrati dai cattolici nelle Valli Alpine per ordine diretto del Papa. Maggio 1686.
    24 protestanti uccisi dai cattolici a Pressov in Slovacchia. 1687.

    — Papa Innacenzo XII

    Martino Alessandro, morto in carcere per torura. 3 maggio 1690.
    37 ebrei bruciati vivi. 1691. (poi si cercano le cause che hanno generato l'antisemitismo!).
    Antonio Bevilacqua e Carlo Maria Campana, cappuccini, decapitati perchè seguaci del Quietismo di Molinos. 26 marzo 1695.

    — Clemente XI

    Filippo Rivarola, portato al patibolo in barella per le torture ricevute, decapitato. 4 agosto 1708.
    Spallaccini Domenico, impiccato e bruciato per aver bestemmiato a causa di un colpo di alabarda ricevuta da una guardia papalina. 28 luglio 1711.
    Gaetano Volpini, decapitato per aver scritto una poesia contro il Papa. 3 febbraio 1720.

    — Clemente XII

    Questo Papa, ripristinando la "mazzolatura" (rottura delle ossa a colpi di bastone), si dimostrò uno dei più cinici sostenitori dell'arte della tortura.
    Pietro Giarinone, filosofo e storico, morì sotto tortura per aver sostenuto la supremazia del re sulla curia romana. 24 marzo 1736.
    Enrico Trivelli, decapitato per aver scritto frasi di rivolta contro il Papa. 23 febbraio 1737.
    Le numerose vittime di questo Papa sono rimaste sconosciute perchè egli peferiva più uccidere sotto tortura nella carceri dell'Inquisizione che giustiziarle nelle pubbliche piazze.

    L'EUROPA COMINCIA A RISENTIRE DEL BENFICO EFFETTO DELL'ILLUMINISMO CHE SI MANIFESTA LIMITANDO L'ALTERIGIA DELLA CHIESA CHE RIDUCE LE SUE PERSECUZIONI RELIGIOSE ORINTANDOSI VERSO DELITTI POLITICI, CRIMINI COMUNI OPPURE REATI RIGUARDANTI GLI ORDINAMENTI INTERNI ECCLESIASTI. QUELLO CHE PER LEI CONTA SOPRA OGNI COSA È L'IMPORRE IL SUO POTERE ATRAVERSO IL TERRORE.

    — Clemente XIII

    Tommaso Crudeli, condannato al carcere a vita per massoneria. 2 agosto 1740.
    Giuseppe Morelli, impiccato per aver celebrato l'Eucaristia da spretato. 22 agosto 1761.
    Carlo Sala, eretico, giustiziato. 25 settembre. 1765. (Carlo Sala è l'ultimo martire ucciso dalla Chiesa per eresia).
    I massacri, non più di carattere religioso, continuarono contro i cospiratori politici, i giornalistI e tutti quei progressisti che intendevano rovesciare l'immoralità dell'oscurantismo religioso attraverso una rivoluzione armata.
    Le atrocità furono come nel passato. Tagli di teste, torture con mazzolature, impiccaggioni e sevizie che spesso portavano allo squartamento degli accusati.
    Pur di mantenere il terrore venivano puniti di morte anche i delitti meno gravi come i semplici furti.

    — Pio VI

    Nei suoi quattro anni di pontificato ci furono soltanto cinque esecuzioni capitali per reati comuni, anche se la sua lotta si intensificò aspramente contro gli ebrei che furono costretti, tra le tante umiliazioni e minacce che subiro, a indossare vestiti di colore giallo perchè fossero pubblicamente oltraggiati.

    — Pio VII

    Gregorio Silvestri, impiccato per cospirazione politica. 18 gennaio 1800.
    Ottavio Cappello, impiccato perchè patriota rivoluzionario. 29 gennaio 1800.
    Giovanni Battista Genovesi, patriota squartato e bruciato. La sua testa fu esposta al pubblico. 7 febbr. 1800.
    Teodoro Cacciona, impiccato e squartato per furto di un abito ecclesiastico. 9 febbraio 1801.
    Paolo Salvati, impiccato e squartato per aver derubato un corriere del Papa. 11 dicembre 1805.
    Bernardo Fortuna, impiccato e squartato per furto ai danni di un corriere francese. 22 aprile 1806.
    Tommaso Rotilesi, impiccato per aver ferito un ufficiale francese.
    161 furono le esecuzioni capitali per reati comuni nei 15 anni del pontificato di questo vice Dio in terra che prese il mite e devoto nome di Pio.

    — Leone XII

    Leonida Montanari, decapitato per aver offeso pubblicamente il Papa. 23 novembre 1825.
    Angelo Targhini, decapitato per aver ferito una spia papalina. 23 novembre 1825.
    Luigi Zanoli, decapitato per aver ucciso uno sbirro papalino. 13 maggio 1828.
    Angelo Ortolani, impiccato per aver ucciso guardia papalina. 13 maggio 1828.
    Gaetano Montanari, squartato per tentato omicidio dell'emissario papalino Rivolta. 1828
    Gaetano Rambelli, impiccato per aver ferito emissario papalino. 1828.
    Le esecuzioni capitali, oltre queste sopra elencate, furono 29 e sempre per reati comuni.

    — Pio VIII

    In un anno di Pontificato eseguì 13 condanne capitali per reati comuni.

    — Gregorio XVI

    Impose divieto assoluto ad ogni libertà di parola o di espressione scritta che non seguisse i dettami di Santa Madre Chiesa. Dietro le minacce più gravi obbligò gli ebrei di non esercitare nessuna attività fuori del Ghetto.
    Giuseppe Balzani, decapitato per offese la Papa. 14 maggio 1833.
    Luigi Scopigno, decapitato per furto di oggetti sactri. 21 luglio 1840.
    Pietro Rossi, decapitato per piccolo furto. 9 gennaio 1844.
    Luigi Muzi, decapitato per piccolo furto. 19 gennaio 1844.
    Giovanni Battista Rossi, decapitato per piccolo furto. 3 agosto 1944.
    Oltre a queste ci furono sotto il pontificato di questo Santo Padre altre 110 condanne a morte per reati comuni. La descrizione dei moltissimi decapitati, impiccati e squartati dall'Inquisizione sotto Gregorio XI è riportata in un libri scritto da Mastro Titta.

    — Pio IX (santificato da Gian Paolo II, chiamato metro cubo di merda da Garibaldi)

    Romolo Salvatori, decapitato per aver consegnato ai Garibaldini l'Arciprete di Anagni.

    10 settembre 1851.
    Gustavo Paolo Rambelli, Gustavo Marloni, Ignazio Mancini, decapitati per aver ucciso tre preti.

    24 gennaio 1854.
    Antonio de Felici, decapitato per aver attentato al Cardinale Antonelli.

    Per comprendere la criminalità di questo Papa (santo), basta dire che quando i patrioti dell'unificazione italiana entrarono nelle carceri pontificie per liberare alcune decine di prigionieri che vi vivevano incatenati da così lungo tempo da aver perso la vista e l'uso delle gambe, trovarono in quei sotterranei mucchi di scheletri e di cadaveri in decomposizione in un misto di tonache di frati e di monache, di vestiti civili di uomini e di donne, divise militari e scarpe come quando furono liberati i campi di sterminio nazisti. Vi furono trovati anche giocattoli di bambini morti insieme ai loro genitori.
    SE QUESTI SONO I SANTI, CHI SONO ALLORA I DEMONI?

    Cambiato il nome alla Santa Inquisizione con quello della Santa Penitenzieria in seguito all'occupazione di Roma da parte dell'esercito italiano, per tutto il XIX secolo, anche se in forma non cruenta, Santa madre Chiesa, facendosi politicamente forte per l'autorità spirituale che gli veniva dalla massa credula e ottusa che gli era rimasta fedele (cosa che purtroppo ancora esiste tutt'oggi) continuò comunque a imporre la sua autorità religiosa su quella politica ricorrendo ancora all'abiura e alla scomunica con conseguenti rivalse e castighi temporali che usa tuttora e che noi ben conosciamo (la chiusura dei cinque siti internet ne è un esempio).
    Una delle ultime abiure eseguite da Santa Madre Chiesa, è stata quella che fu imposta a mio nonno Luigi Cascioli, Ingegnere e Architetto che, come sindaco di Roccalvecce, Sipicciano e Montecalvello, per evitare le conseguenze che avrebbe portato a lui e a tutta la sua famiglia una scomunica, fu costretto ad "abiurare" la fedeltà giurata al Governo Italiano per giurare fedeltà a "Santa Madre Chiesa"

    Le due abiure: la prima del 1989 e la seconda del 1890
    " In nome di Dio. Così sia.
    Io sottoscrritto con la presente dichiaro di ritrattare, come sinceramente ritratto nel senso voluto dalla S. Penitenzieria l'iilecito giuramento da me al governo prestato in occasione che assunsi l'uffico di Sindaco di Roccalvecce, diocesi di Bagnorea, e prometto nell'esercizio del medesimo di astenermi da ogni atto contrario alla legge di Dio e della Chiesa e di riparare allo scandalo* dato. "

    Bagnorea lì 5 agosto 1889

    Fotocopia: l'originale è conservato presso gli archivi della diocesi di Bagnoregio


    (* Lo scandalo è l'aver giurato fedeltà al Governo).

    Come si vede, la S. Penitenzieria, seguendo le stesse leggi dell'Inquisizione, costringeva l'eretico a una seconda abiura confermante la prima per accertarsi che non fosse relapso, cioè ricaduto nell'errore.
    La differenza nella punizione che c'era tra relapso e pentito consisteva nel fatto che il primo veniva bruciato vivo mentre il secondo dopo assere stato giustiziato.
    Se il giuramento di fedeltà al Goveno fosse stato prestato soltanto un secolo prima, ora avremmo Luigi Cascioli tra gli eretici giustiziati e bruciati.
    La Chiesa, che ha sempre negato le esecuzioni dell'Inquisizione, non potendo più tenerle nascoste dopo che alcuni laici riuscirono a consultare gli archivi segreti del Vaticano, ha cercato di scaricare ogni responsabilità ai tribunali civili. Portando come giustificazione il fatto che la morale cristiana non avrebbe mai potuto compiere ciò di cui era accusata perché è stata sempre contro le condanne a morte, la Chiesa di Cristo non ha fatto che dimostrare ancora una volta quanto le sia congenita la spudoratezza di sostenere il falso.
    "Chiedo perdono per ciò che i nostri predecessori hanno fatto, tenendo però presente che una parte della responsabilità va anche sulle loro vittime che li costrinsero a comportarsi in quella maniera " ...e bravo Woltija!
    Comunque il numero delle vittime di cui si conoscono i nomi non è che una minima parte di quanti furono realmente massacrati. Il numero poi di coloro che furono condannati al carcere con confisca dei beni è talmente alto da raggiungere, secondo gli storici, cifre a sette zeri.
    Ma senza ricorrere alle documentazioni, basta calcolare la ricchezza accumulata dal Vaticano attraverso i beni confiscati alle sue vittime, per renderci conto del numero dei suoi omicidi, stragi e genocidi.
    Soltanto le vittime generate da quella che fu chiamata l'Evangelizzazione dei popoli dell'America del sud, in seguito alle scoperte di Cristoforo Colombo, si calcola che tra giustiziati e resi schiavi superino i 50.000.000.
    La cristianissima regina Isabella sostenitrice di tanta immoralità, ben presto Santa, potrà sedere felice e contenta insieme a tutti questi altri santi di cui abbiamo fatto in queste pagine conoscenza. Questi Papi dai nomi più virtuosi come Innocenzi, Clementi, Pii, Benedetti e Urbani che si sarebbero dovuti chiamare invece Macellai, Criminali, Squartatori, Banditi, Delinquenti e Bastardi...
    Tu, che molto probabilmente sei caduto su questo sito per puro caso, tu, agnostico viandante di passaggio, a quale categoria senti di appartenere? A quella formata da dementi ubriaconi che ridono davanti ai patiboli, a quella che per vigliaccheria e opportunismo tace, oppure a quella che reagisce? Stando ai risultati che la società mi offre attraverso la sua rassegnazione a subire l'impostura, sono portato a credere che tu appartenga più alle prime due che a quest'ultima. Ma se così non fosse, allora prendi carta e penna e unisciti a noi e a tutti questi martiri sopra elencati, magari scegliendone uno perché esso, attraverso la tua chiamata, possa rivivere in te e attraverso di te combattere i suoi carnefici.
    È con i fatti e con l'azione che si onorano gli eroi e non con le chiacchiere...o si, o no! Il resto non è che una perdita di tempo!

  5. #5
    torquemada
    Ospite

    Predefinito

    Sesso e Cristianesimo


    Se Adamo ed Eva non avessero commesso il peccato di disobbedienza mangiando il frutto che gli era stato proibito da Dio, gli esseri umani procreerebbero, secondo il Cristianesimo, in una “santa gioia” che, coinvolgendo soltanto lo spirito, permetterebbe all’uomo di usare gli organi riproduttori senza compiere il peccato mortale della concupiscenza che è intrinseco nel piacere sessuale. Come prova dimostrante che il cedere alle tentazioni della carne è motivo di riprovazione e di condanna da parte di Dio, i sostenitori della morale cristiana ci dicono che Adamo ed Eva, presi da vergogna subito dopo aver compiuto l’atto, nascosero i loro attributi genitali con una foglia di fico.


    Come conseguenza di questo primo coito eseguito da Adamo ed Eva dietro la tentazione di un serpente, si venne a creare il cozzo tra il “bene”, che imponeva all’uomo di procrearsi escludendo ogni ricerca di piacere, e il “male” che lo spingeva invece a godere il più possibile dei piaceri sensuali.

    Che la Chiesa sia stata sempre contraria ad ogni rapporto sessuale sin dagli inizi della sua fondazione ci viene dal fatto che essa concesse ai suoi seguaci il permesso di sposarsi soltanto quando, in seguito alla mancata realizzazione di una profezia che dava per imminente la fine del mondo, fu costretta a riconoscere che l’interdizione ad ogni forma di accoppiamento avrebbe portato all’estinzione della specie umana.

    Costretta quindi a riconoscere l’indispensabilità della fecondazione, la Chiesa, aggiudicatosi il ruolo di moralizzatrice, autorizzò i matrimoni dietro la condizione che i coniugi si attenessero nella maniera più scrupolosa alle leggi della sua morale.



    S. Agostino

    Teologo e padre della Chiesa (prendeva le idee al volo infilandole con la penna)


    S. Ambogio da Milano

    Teologo e padre della Chiesa (falsificatore di Giuseppe Flavio - antichità giudaiche)



    Costituiti di conseguenza i canoni che stabilivano ciò che era lecito e ciò che era illecito, la Chiesa si garantì della loro osservanza imponendo ai suoi seguaci di dichiararli a dei controllori che, in qualità di confessori, decidevano in nome di Dio quale era la punizione da darsi sotto forma di penitenze che variavano secondo la gravità dei peccati che poteva essere veniale o mortale. (Che la confessione sia stata l’arma più valida del Cristianesimo per costruire il proprio imperialismo, ci viene dal fatto che la Chiesa, imponendola ai re e agli imperatori cristiani, poteva controllare attraverso il loro confessore personale tutte le decisioni di Stato).






    S. Bonaventura da Bagnoregio (chiamato il Serafico)

    Teologo e padre della Chiesa
    S. Tommaso D'Acquino (chiamato l'Angelico)

    Teologo e padre della Chiesa


    Codice Morale

    Perché si possa capire l’oscurantismo e l’ottusità della morale cristiana, riporto alcuni passi del suo codice morale riguardante le relazioni sessuali:

    1. Non si commette peccato se i coniugi compiono l’atto sessuale senza provare piacere. (Casistica).

    Fu in seguito a questo precetto che le donne per non compiere il peccato di concupiscenza, di cui poi dovevano confessarsi (molto probabilmente ce ne sono ancora di queste), recitavano durante il coito: “Non lo fò per piacer mio ma per dare un figlio a Dio”.

    2. Se durante il coito uno dei due coniugi desidera ardentemente l’altro, costui compie peccato mortale. (S. Geronimo - Teologo).

    3. I palpeggiamenti che precedono il coito, da considerarsi peccato veniale se si limitano a semplici carezze, assumono una gravità mortale se sono eseguiti con baci sugli organi genitali e sulla bocca e soprattutto se con l’introduzione della lingua. (Debreyne - Teologo).

    4. Il coito tra marito e moglie deve essere praticato non più di quattro volte al mese. (Sanchez- Teologo) 5) Non è peccato se ad un coito compiuto durante il giorno ne segue un altro nella notte successiva. (Sant’Alfonso de Liguori - Teologo).


    5. Non è peccato se uno dei coniugi si ritira dal coito prima di emettere semenza. (Ciò perché si credeva che anche la donna producesse liquido seminale). (Sanchez- Teologo).
    6. Poiché l’uomo s’indebolisce prima, la donna commette peccato se pretende due prestazioni consecutive. (Zacchia- Teologo).

    7. Tra gli atti preliminari del coito sono considerati veniali la penetrazione del membro nella bocca e l’introduzione di un dito nell’ano della donna. (Codice ecclesiastico).

    8. Commette grave peccato mortale l’uomo che misura la lunghezza del proprio pene. (Monsabré - Teologo).

    9. La masturbazione femminile, considerata veniale se eseguita sulla parte esterna della vagina, diventa peccato mortale se viene praticata con l’introduzione delle dita o di altro qualsiasi strumento. (Debreyne - Teologo).

    10. Poiché il distendersi sul dorso è contro natura, per non commettere peccato la donna deve eseguire il coito mostrando all’uomo la sua parte posteriore. (Casistica).


    11. Quando una donna dice di essere stata violentata dal demonio, affinché si possano esaminarne gli effetti, si deve eseguire un’approfondita analisi su di essa osservandone minuziosamente la vagina e l’ano. (Per farci un’idea di come venivano operati questi controlli dai padri inquisitori nei conventi quando le suore erano possedute dal demonio, basta riportare ciò che scrissero alcuni testimoni ai fatti: “Il vizio dei teologi inquisitori si realizzava in cerimonie scandalosamente oscene” (Margaret Murray).

    “La curiosità dei giudici era insaziabile, essi volevano conoscere tutto dei rapporti sessuali che le monache avevano avuto con il demonio entrando in ogni più piccolo dettaglio” (Henry Lea). (Una prassi che si pratica ancora oggi nei confessionali), e Jacques Fines, cronista del tempo, scrive di aver visto gli inquisitori stessi violentare le suore durante i loro accertamenti. (Praticamente gli inquisitori sostituivano le dita con il membro).

    12. Perché il coito non costituisca peccato, lo sperma deve essere lasciato nell’interno della vagina oltre le labbra dell’utero (Ultra uteri labra). (Zacchia -Teologo).

    13. Per combattere la frigidità che si dimostrava attraverso la mancata erezione del pene, se si dovevano far celebrare tre messe secondo Sanchez, per gli altri teologi era invece più efficace ricorrere all’esorcismo o alla pratica della comunione.

    14. Il coito anale non costituisce peccato mortale se viene concluso nella vagina. (Sanchez -Teologo).

    15. I seminaristi e i giovani preti commettono solo peccato veniale se arrivano all’eiaculazione attraverso semplici carezze. (Diagonali).

    16. Contrariamente alla polluzione involontaria che non genera colpa, è da ritenersi peccato gravissimo la masturbazione perché essa, secondo a chi si rivolge il pensiero, corrisponde all’adulterio, all’incesto e allo stupro. La masturbazione diventa poi un orribile sacrilegio se l’oggetto del desiderio è la Beata Vergine Maria. (Sanchez - Teologo).

    Basterebbe soltanto questo, cioè considerare che i preti possono ammettere che ci si possa masturbare davanti all’immagine della Madonna, per comprendere a quali livelli di perversione può addurre la morale cristiana!


    Madonna dal collo lungo
    Madonna Jean Fouquet
    Madonna di Munch

    Francesco Mazzola detto IL PARMIGIANINO
    Jean Fouquet
    Munch


    Perché non chiedete al vostro parroco quale di queste Madonne preferisce?


    Repressione Sessuale


    L’osservanza di questi precetti, imposta attraverso i confessionali, portò i fedeli ad un soffocamento così eccessivo, che la Chiesa stessa fu costretta, per evitare una reazione di rivolta, a concedere delle feste carnascialesche perché le masse potessero sfogare la loro repressione.
    <<Gli uomini hanno bisogno almeno una volta all’anno di divertirsi per scaricare gl’istinti naturali che non possono essere repressi oltre misura. Come le botti, che cederebbero se non si levasse di tanto in tanto il tappo per scaricare la pressione, così essi scoppierebbero se in loro si facesse bollire sempre e soltanto la devozione verso Dio>>. (Da una lettera inviata da Padre Tillot nel 1444 alla facoltà di teologia di Parigi ).

    Queste feste orgiastiche volute dalla Chiesa per scaricare i propri seguaci della pressione che in essi si accumulava a causa della repressione sessuale, andarono avanti fino al 1700 assumendo spesso un carattere estremamente dissacratorio soprattutto quando venivano eseguite nell’interno delle stesse chiese.

    “A queste cerimonie, oltre alla popolazione, vi partecipavano anche i preti appartenenti al clero povero. Questi preti intervenivano soltanto a cerimonia iniziata presentandosi, secondo l’usanza, ballando e cantando versi osceni perlopiù travestiti da donne. I riti religiosi venivano parodiati offrendo al posto dell’ostia salsicce di sangue e bruciando scarpe vecchie al posto dell’incenso. Bevendo senza ritegno, si mischiavano tra la folla e tra rotti e vomiti mostravano il loro astio contro la repressione ecclesiastica facendo delle imitazioni caricaturali dell’erotismo e ripetendo le mosse del coito e della masturbazione e, sempre nell’ambito dei travestimenti, ce n’erano di quelli che montavano altri preti mascherati da monache. E poiché in queste occasioni era tutto permesso, sacrilegamente costoro si esaltavano sessualmente in lente danze ecclesiastiche che trovavano più eccitanti se accompagnate da lenti canti mortuari. Erano delle vere feste baccanali nelle quali, nella maniera più esplicita, il popolo reagiva contro la repressione della morale cristiana esaltando Satana.


    Ma la repressione sessuale che veniva così mitigata nel mondo religioso esterno con l’autorizzazione di orge collettive, produsse i suoi danni in quei luoghi, mi riferisco ai conventi, dove non essendo permesso nessuno sfogo fisico si cercò di soddisfare il sesso con illusori accoppiamenti eseguiti dai religiosi con partners spirituali: le suore con Gesù Cristo e i monaci con la Vergine Maria.
    Questi penitenti, che nella nomenclatura religiosa vengono chiamati “mistici”, impegnandosi per una convinzione derivante dal plagio a rispettare nella forma più assoluta l’osservanza di una morale che basa la perfezione spirituale nella rinnegazione di ogni piacere che viene dalla carne, in realtà non erano, come lo sono, che degli esaltati illusi di poter reprimere impunemente quelle leggi naturali che impongono la riproduzione attraverso lo sfogo degli istinti sessuali.

    Il dramma che essi vivono, originato da una perenne astinenza corredata da continue sevizie sul proprio corpo per castigarlo quale fonte di concupiscenza (sevizie che li rendono dei perfetti masochisti), produce in costoro quegli stati di alienazione mentale che se per la Chiesa sono “estasi”, per la psicanalisi sono invece allucinazioni derivanti da “turbe psichiche da repressione sessuale”.

    Il Dottor Caufeinon afferma che “la non soddisfazione dei bisogni sessuali è una delle cause più potenti a generare l’isterismo” e aggiunge a proposito dei conventi: “Se la vita claustrale favorisce questa malattia nervosa non è soltanto per l’astinenza sessuale ma anche per la preghiera incessante a cui le monache sono sottoposte, per la vita contemplativa e le continue preghiere a cui bisogna aggiungere l’eccitazione nervosa data dalla continua preoccupazione delle terribili punizioni che gli riserva la giustizia divina per i loro peccati”.

    Gli psicologi Dupré e Logre spiegano ampiamente come le estasi non siano altro che nevrosi mistiche dovute a deliri d’immaginazione e il Dottor Murisier nel suo libro “Malattie del Sentimento Religioso” dimostra come <<L’attaccamento dei mistici a Dio, a Gesù Cristo e alla Beata Vergine, sia impregnato di un amore estremamente sensuale>>.

    James Leuba, specializzato in psicologia religiosa, chiaramente accusa la Chiesa di essere una costruttrice di pazzi quando afferma: <<Gli orgasmi che i Santi raggiungono negli accoppiamenti con le divinità, essendo soltanto immaginari, lasciano i soggetti in un perenne stato di insoddisfazione sessuale che è all’origine di quei deliri nevrotici che vengono chiamati estasi>>.

    L’Abate Jacques Gauden riporta in un suo scritto: <<Conosco un celebre medico, specializzato nella terapia dei pazzi, che cura i suoi malati, tra i quali sono numerosi i preti, dando ad essi quei piaceri dei quali erano stati privati >>.

    Non potendo evitare tali nefaste conseguenze attraverso un intervento diretto come aveva risolto per le masse con l’autorizzazione di orge periodiche, la Chiesa ha risolto ogni accusa che poteva essere diretta alla sua falsa morale trasformando la pazzia in santità.

    Gli arrossamenti della pelle caratteristici delle vergini, delle vedove e di tutti coloro che sono costretti a una vita solitaria, non sono che il primo sintomo di un’isteria derivante da una prolungata insoddisfazione sessuale. Il dramma, di natura psicofisica, si esterna attraverso infiammazioni cutanee che possono essere dirette dalla volontà su quelle parti del corpo su cui si concentra l’interesse del soggetto, come nel caso degli asceti che, avendo come scopo quello di imitare Cristo, anelano rivivere le sofferenze della passione concentrando il loro pensiero sulle ferite prodotte dalla crocifissione. Gli arrossamenti non sono che una dilatazione delle vene dovuta a una concentrazione sanguigna che, oltre al dolore, può causare delle uscite di sangue in seguito alla lacerazione dei tessuti. È il caso delle ferite che appaiono nelle mani e nei piedi dei grandi asceti, dei quali si può portare come esempio Padre Pio il quale affermava che le sue stigmate erano state precedute da macchie rosse accompagnate da un forte dolore.


    D’altronde, esempi di esteriorizzazioni della volontà attraverso manifestazioni fisiche li troviamo, oltre che nell’uomo e negli animali in quelle che sono le erezioni del membro quando sono causate dal pensiero, anche in quel fenomeno epidermico che determina il mimetismo negli animali.


    Sesso nei monasteri


    Che l’isterismo causato dalla repressione sessuale sia retaggio dei monasteri ci viene confermato dal detto popolare: “Se per soddisfare le depravazioni di un paese è sufficiente un solo demonio, per soddisfare quelle di un convento non ne bastano mille.

    Più le regole imposte nelle comunità sono severe e tanto più la perversione tende a coinvolgere in massa i loro componenti che, in un alternarsi di profumi di fiori e di esalazioni di zolfo, entrano in vere e proprie orge collettive che la Chiesa, attribuendole all’azione dei demoni, risolve furbescamente attraverso gli esorcismi invece di affidarle alla psichiatria.

    Tra l’infinità dei casi riportati dalle cronache, citiamo come esempio, per dimostrare l’oscurantismo esistente nella religione cristiana, il rapporto firmato da quattro vescovi presenti agli esorcismi eseguiti nel convento di Auxonne: << Le monache vomitano spaventose bestemmie durante le sante messe e i riti eseguiti per liberarle dalla possessione diabolica. I loro corpi sono marcati da segni di certa natura soprannaturale eseguiti dai demoni. Le monache assumono durante gli esorcismi posizioni che per essere eseguite abbisognano di una forza sovrumana come il prosternarsi per terra con la punta del ventre intanto che il corpo arcuato si protende in aria oppure piegandosi a cerchio a tal punto che la testa tocca la punta dei piedi ecc.ecc.>>

    ...e ancora: “Nel convento di Nazaret a Colonia, le monache si allungavano per terra e come se avessero un uomo sopra, ripetevano i movimenti del coito”.

    Nel convento di Louviere in Belgio, “le orge collettive si consumavano in un alternarsi di estasi, durante le quali le suore in ginocchio invocavano Gesù, e di crisi nevrasteniche nelle quali porgevano le parti posteriori scoperte al Demonio che sollecitavano a possederle”.

    A questo punto, dopo esserci soffermati brevemente su questi deliri psichici di cui la Chiesa si è tolta ogni responsabilità che possa scaturire dalla sua imposizione all’astinenza attribuendoli all’azione del Demonio, passiamo ad esaminare quelli che, nel colmo di una sfrontatezza senza limiti, sono stati trasformati da crisi epilettiche in estasi santificanti.


    Estasi e Santi


    Santa Margherita Maria Alacoque, fatto voto di castità a quattro anni ed entrata in convento a otto, comincia ad avere i primi contatti estatici con Gesù, “suo fidanzato”, a quindici.

    Dalla sua biografia:

    <<Quando ero davanti a Gesù mi consumavo come una candela nel contatto amoroso che avevo con lui >>.

    << Ero di natura così delicata che la più piccola sporcizia mi rivoltava lo stomaco. Gesù mi rimproverò così energicamente per questa mia debolezza che io reagii contro di essa con tanta decisione che un giorno pulii con la mia lingua il pavimento sporco del vomito di una malata. Egli mi fece provare tanta delizia in questa azione che avrei voluto avere l’occasione per farlo tutti i giorni >>. (Masochismo da delirio isterico)




    << Una volta che avevo dimostrato una certa ritrosia nel servire una malata di dissenteria, Gesù mi rimproverò così severamente che, per riparare, mi riempii la bocca dei suoi escrementi; li avrei ingurgitati se la Regola non avesse proibito di mangiare fuori dei pasti. (Idem)

    <<Un giorno che Gesù mi si mise sopra con tutto il suo peso, egli rispose così alle mie proteste: “Lascia che ti usi a mio piacere perché ogni cosa va fatta a suo tempo. Adesso io voglio che tu sia l’oggetto del mio amore, abbandonata alle mie volontà, senza resistenza da parte tua, in modo che io possa godere di te”>>. (Coito vissuto fisicamente attraverso l’immaginazione).

    Il ripetersi di atti di masochismo che si alternavano a estasi nelle quali Maria Alacoque viveva nella maniera più carnale gli accoppiamenti con Gesù, che lei chiamava il “mio fidanzato”, furono così frequenti che fanno di essa, secondo gli psicologi, un classico caso di erotomania isterica.

    La Chiesa, approfittando della credulità e dell’ignoranza umana, ha dato origine all’apostolato del Sacro Cuore basandosi sulle affermazioni di una ninfomane le cui estasi rivelatrici non sono altro, nella realtà dei fatti, che crisi catalettiche provocate dall’assoluta repressione sessuale.

    Come accadeva ad altre Sante mistiche, così, anche a Margherita Alacoque, appariva continuamente la Madonna.

    <<La santa Vergine mi appariva spesso facendomi delle carezze inesplicabili e promettendomi la sua protezione>>. Questa intromissione della Madonna nei rapporti amorosi tra le Sante e Gesù trova giustificazione nel bisogno che avevano di avere il consenso della madre di colui che esse amavano in una maniera quanto mai clandestina attraverso le loro estasi. La relazione amorosa, avendo un carattere sessuale e quindi peccaminoso, dava a loro un complesso di colpa del quale cercavano di liberarsi, per godere pienamente degli accoppiamenti, non solo ottenendo il consenso della madre del loro amante ma anche rendendolo pubblico attraverso le loro autobiografie. Che le biografie siano la loro catarsi, cioè la liberazione di un senso di colpa, ci viene dimostrato dal fatto che esse le usano come una confessione liberatoria nella quale descrivono tutti i particolari dei loro orgasmi tanto da renderle dei veri trattati di pornografia.



    Santa Maria dell’Incarnazione, dopo aver sollecitato Gesù, suo sposo ad unirsi a lei con parole che hanno veramente poco di spiritualità: <<Allora, mio amante adorato, quando è che faremo questo accoppiamento?>>,così racconta nella sua biografia ciò che provava nell’isteria delle sue estasi “Nei rapimenti mi sembrava di avere nel mio interno delle braccia che io tendevo per abbracciare colui che tanto desideravo>>.

    Santa Guyon, asceta e penitente, scrive che in un’estasi Gesù l’aveva portata in un bosco di cedri dove c’era una camera con due letti e a lei, che gli aveva chiesto per chi fosse l’altro letto, egli gli aveva risposto: <<Uno è per te, che sei la mia sposa, e l’altro è per mia madre >>, e riferendosi poi ai piaceri sessuali che raggiungeva nelle estasi, scrive ancora nel suo libro. << Io arrivavo a possedere Gesù non nella maniera come s’intende spirituale attraverso il pensiero, ma in un modo così tangibile da sentire la partecipazione del corpo nella maniera più reale>>.

    Quando poi ritornava nella normalità, si fa per dire, ritenendo il corpo responsabile di questi suoi peccati, si accaniva contro di esso infiggendosi le sevizie più atroci: <<Per mortificare il mio corpo leccavo gli sputi più schifosi...mettevo delle piccole pietre nelle scarpe...mi facevo cavare i denti anche se erano sani...>>.

    Dalla biografia di Sant’Angela da Foligno: <<...Durante le estasi era come se fossi posseduta da uno strumento che mi penetrava e si ritirava strappandomi la carne...Venivo riempita d’amore e saziata di una pienezza inestimabile...Le mie membra si frantumavano e si rompevano di desiderio mentre io languivo, languivo, languivo...Quando poi rinvenivo da questi rapimenti d’amore mi sentivo così leggera e appagata da voler bene anche ai demoni...>> . (Bellissima descrizione della quietudine dei sensi che segue l’orgasmo!).

    Sant’Angela da Foligno era così consapevole che i piaceri che provava durante le estasi erano di natura sessuale che ella stessa dichiara di essere vittima di un “vizio che non oso nominare”, un vizio di concupiscenza del quale cercava di liberarsi mettendo “carboni ardenti sulla vagina per smorzarne le voglie”.

    Santa Rosa da Lima per poter vivere i piaceri sessuali nella maniera più libera da ogni senso di colpa, come se scontare la pena prima l’autorizzasse a commettere il reato, puniva il corpo prima delle estasi con sevizie che fanno rabbrividire il buon senso: “Nonostante che il confessore la incitasse a non esagerare, ella arrivò a darsi cinquemila frustate in quattro giorni...”

    Santa Giovanna degli Angeli fu lei, quale superiora di un convento di Orsoline, che con le sue ripetute estasi trasmise il contagio dell’isterismo a tutta la comunità.

    Da una cronaca del tempo: “Tutte le suore del convento delle Orsoline di Loudun, dove era superiora Madre Giovanna degli Angeli, si misero ad urlare, a sbavare, a spogliarsi mostrandosi nella loro totale nudità”.

    Un certo Robbyns, cronista del tempo, presente ad una di queste crisi collettive, nella descrizione che fa dei fatti, si sofferma in un particolare: << Suor Clara cadde al suolo e in uno stato di trans. assoluto continuò a masturbarsi gridando:<< scopatemi, scopatemi...>>, finche, preso un crocefisso, ne fece un uso che il pudore mi proibisce di riferire >>.

    Incaricato dalla curia vescovile un certo padre confessore, di nome Surin, di praticare gli esorcismi nel convento, ben presto anche lui fu coinvolto tanto in queste orge da scrivere: << La mia lingua gustava Dio come quando bevo il vino moscato o mangio le albicocche >>. (Non credo che ci sia bisogno di spiegazioni per intuire dove costui cercasse Dio con la lingua!).

    Padre Surin venne sostituito da un altro prete esorcista di nome Ressés, il quale, resistendo ad ogni tentazione, riuscì a liberare il convento dai demoni. Come prova di esorcismo riuscito venne presa l’interruzione della gravidanza della stessa superiora Giovanna degli Angeli che lui diceva aver fatto abortire liberandola dal demonio con l’acqua benedetta.

    Siccome lei affermò di essere stata guarita da San Giuseppe che gli era apparso durante l’esorcismo, la Chiesa, presa la palla al balzo, riuscì a trasformare le orge sessuali del monastero di Loudun in manifestazioni edificanti gridando al miracolo. Le bende e gli stracci usati da Giovanna degli Angeli per curarsi le ferite prodotte dalle flagellazioni, trasformate in oggetti benedetti, furono usati per curare i malati che cominciano ad affluire al convento in pellegrinaggi organizzati.

    Considerata ormai una Santa guaritrice, Giovanna degli angeli cominciò a girare la Francia per curare gl’infermi e tanta fu la fama a cui pervenne che lo stesso Cardinale Richelieu la invitò presso di lui per farsi alleviare i forti dolori che gli venivano dalle emorroidi. In una cronaca dell’epoca si afferma che tra le tante personalità che ricevettero vantaggio da Santa Giovanna degli Angeli ci fu anche Anna d’Austria, la quale, sofferente per un parto complicato, si sentì sollevata toccando un lembo della sua camicia. Così, usando quall’arte della mistificazione di cui è maestra, (leggere “LA FAVOLA DI CRISTO”), la Chiesa riuscì ancora una volta a tirare l’acqua al proprio molino trasformando in santità un isterismo prodotto da repressione sessuale.

    Santa Teresa d’Avila è certamente una delle più rappresentative di questo mondo di ninfomani represse che affollano il Paradiso dei cristiani. Essa potrebbe costituire un esempio classico da portarsi nei libri di sessuologia come dimostrazione dei danni cerebrali che può produrre l’astinenza sessuale.



    Angelo che si accinge a trafiggere con il dardo Santa Teresa d'Avila (Bernini)


    Dalla sua autobiografia: <<Il mio male era arrivato ad un tale punto di gravità da essere sempre sul punto di svenire. Sentivo un fuoco interno che mi bruciava...la mia lingua era ridotta a brandelli a furia di morderla>>.

    << Mentre Cristo mi parlava, io rimanevo a contemplare la straordinaria bellezza della sua umanità... Provavo un piacere così forte che non è possibile provarne dei simili in altri momenti della vita...

    <<Durante le estasi il corpo perde ogni movimento, il respiro s’indebolisce, si emettono soltanto dei sospiri e il godimento arriva ad intervalli... (Ottima descrizione dell’orgasmo!)

    <<In un’estasi mi apparve un angelo tangibile nella sua costituzione carnale e era bellissimo; io vedevo nella mano di questo angelo un dardo lungo; esso era d’oro e portava all’estremità una punta di fuoco. L’angelo mi penetrò con il dardo fino alle viscere e quando lo ritirò mi lasciò tutta bruciata d’amore per Dio... Il dolore della ferita prodotta dal dardo era così vivo che mi strappava dei deboli sospiri, ma questo indicibile martirio che mi faceva nello stesso tempo gustare le delizie più soavi, non era costituito da sofferenze corporali anche se il corpo vi partecipava nella forma più completa...
    <<Io ero in preda a un turbamento interiore che mi faceva vivere in una continua eccitazione che non osavo interrompere chiedendo l’acqua benedetta per non sconvolgere le altre suore che avrebbero potuto capirne l’origine... (Evidente stato di colpa).

    <<Nostro Signore, il mio sposo, mi procurava tali eccessi di piacere da impormi di non aggiungere altro oltre che a dire che tutti i miei sensi ne erano rapiti... (Idem).

    Questi brani tratti dalle autobiografie di donne portate alla pazzia dalla repressione sessuale che la Chiesa ha convertito in esempi edificanti, non sono in realtà che la dimostrazione più evidente della falsità della morale cristiana.

    L’essere umano ha bisogno di sesso come ha bisogno di cibo. L’astinenza prolungata, come la fame, genera squilibri mentali che portano l’uomo a comportamenti spesso pericolosi per se e per gli altri. Molti dei vizi e delle perversioni che si verificano nella società sono determinati da tabù che impediscono il normale svolgersi delle leggi naturali. La Natura quando viene contrastata, prima o poi fa valere le sue ragioni e in maniera tanto più violenta per quanto più violenta è la repressione che si opera contro di essa.

    In una società dove il sesso è considerato come un bisogno fisiologico e non come fonte di vizio e di peccato, tutte le perversioni sarebbero ridotte pressoché a nulla come lo sarebbero quelle violenze carnali e quegli omicidi che spesso sono determinati da un odio verso la donna che è vista dall’uomo come responsabile dell’angoscia derivante dalla repressione. Il sesso, che in una società priva di tabù potrebbe essere motivo di distensione e di concordia, diviene così, in un mondo basato sulla frustrazione, motivo di ricatto, di odio e di rancore.

    Chi è colui che nell’agonia, ricordando le sofferenze patite durante la vita dalla repressione, non è portato a maledire chi ne è stato la causa?

    Respingiamo, dunque, finche se ne è in tempo, quanti ci impediscono di godere (sempre rispettando la libertà altrui), nella maniera più libera e completa delle gioie del sesso tenendo sempre presente che ogni battuta lasciata, oltre a procurare l’inevitabile rammarico che prima o poi si farà avanti per averla persa, rappresenta soprattutto un ritardo al raggiungimento di quell’esperienza di cui abbisogniamo per conoscerci e migliorarci.

    Il credere che la rinuncia ai piaceri della carne ci renda meritevoli di ricompense dopo la morte non è che uno dei tanti assurdi sostenuti dal Cristianesimo per imporre, attraverso il plagio, un imperialismo basato su una falsa morale!

    Lesbismo nei conventi

    La percentuale di lesbiche nei conventi, per quanto sia un argomento al quale non mi sono mai interessato, sono certo che è superiore al mondo laico dal momento che questi, oltre a dare alle donne gay la possibilità di sfuggire al matrimonio, offrono la possibilità di vivere in un mondo esclusivamente femminile. Per quanto la Chiesa, consapevole di questo fatto, cerchi di imporre regole particolarmente severe per evitare ogni contatto personale tra le monache, le relazioni lesbiche fanno parte integrante della vita conventuale.


    Una riprova di quanto affermo ci viene dal crescente numero di suore gay che lasciano il convento da quando è cominciata la liberazione sessuale che consente gli accoppiamenti nella vita laica. Basta leggere i libri che trattano questo argomento come “DENTRO IL CONVENTO” di due ex suore, Nancy Manahan e Rosemary curb, nel quel cinquanta monache confessano la loro vita sessuale, la cui lettura è rigorosamente riservata agli adulti, per comprendere l’immoralità della religione cristiana che riesce ancora ad imporsi con il plagio del suo oscurantismo.

    Dal libro “DENTRO IL CONVENTO” (Tullio Pironti Editore), brani tratti da interviste fatte a due ex suore, la prima Kewyn Lutton e la seconda Rosemary Curb.

    Prima intervista:

    D: Cosa ricordi della tua sessualità?
    K: Ricordo di essermi masturbata la prima volta a dodici anni.
    D: Quando pensasti di farti monaca?
    K: Durante la terza liceo mi convinsi che volevo entrare in convento per vivere al fianco di altre donne, lontana dagli uomini. Avrei risolto ogni problema.
    D: Eri al corrente degli altri rapporti sessuali che avvenivano in convento?
    K: No, ma ebbi qualche dubbio. C’era un’insegnante che mi piaceva molto. Una notte mi sentivo depressa e sola...era tardi, lei venne nella mia cella, ci abbracciammo rotolando sul letto.

    Seconda intervista.

    È Rosemary Curb che parla nell’ufficio di Ginny Apuzzo, direttrice esecutiva della National Gay Task Force: <<La mia vita in convento fu dolorosa ma produttiva. Non riuscirei a lavorare per i Gay se non avessi imparato a concentrarmi. Io la chiamo la mia grazia. I miei discorsi pubblici non hanno grazia, Eppure ogni volta che mi alzo davanti al pubblico uno strano carisma si sprigiona chiedendo di unirci e lottare per una vita migliore.

    Questa è la vera grazia. Non è Dio, non è Maria e non sono neppure io. È il potere della massa e la sua volontà di trasformazione. La fierezza dei gay non deve trasformarsi nella vergogna dei gay. Quando chiediamo la soppressione di ogni forma di fobia contro le lesbo e i gay, portiamo con noi una ventata di aria fresca.

    Questo libro è la dimostrazione inconfutabile di quanto lesbo, gay, masturbazione e sesso siano alla base della vita conventuale.

  6. #6
    torquemada
    Ospite

    Predefinito

    E questo va a dire ciò in Tribunale... Fatevi un giro nel sito di questo tipo... ci sono tante altre cose che non avevo voglia di riportare sul forum.
    Ciao a tutti

  7. #7
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    Cascioli non ha bisogno di pubblicità;
    solo delle nostre preghiere.
    Invito quindi a non diffondere queste notizie,
    e a non visitare il suo sito.

    3d chiuso.

 

 

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