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Discussione: Sull'entità sionista

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    Predefinito Contro l'entità sionista

    BOICOTTAGGIO GLOBALE DELL'OCCUPAZIONE ISRAELIANA
    Postato il Sunday, 22 May @ 04:20:00 CDT di davide

    Nonostante continuino gli abusi e le violazioni del diritto internazionale da parte del governo israeliano, i governi europei e americano hanno perseguito nel loro supporto a questo tipo di politica attraverso un aiuto acritico e rapporti di scambio commerciale con lo stato di Israele. Volendo proporre queste violazioni all’attenzione popolare, noi del Palestine Monitor ci rivolgiamo a tutti i cittadini del mondo che si sentono chiamati in causa, a partecipare al crescente movimento di sanzioni popolari contro i prodotti israeliani, comprese le merci prodotte nei territori occupati che hanno il cartellino ‘Made in Israel’, un atto che viola l’‘Accordo di Associazione’ con l’Unione Europea firmato da Israele.

    Questo boicottaggio, dovrebbe seguire la stessa linea di quello che ha contribuito alla fine del regime apartheid in Sud Africa. Boicottando prodotti e sponsor israeliani, ognuno può dare il suo contributo al popolo israeliano e palestinese nella loro lotta per la pace, la giustizia e la sicurezza.
    Se le corporation vedono che la comunità internazionale rifiuta le merci iseaeliane, per protestare contro l’occupazione illegale della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, avranno un interesse economico, sociale e di pubbliche relazioni per interrompere i rapporti con quegli elementi israeliani che appoggiano politiche e pratiche illegali. Questo a sua volta aumenterà la consapevolezza sulla questione palestinese e causerà pressioni su Israele affinché modifichi la sua politica che viola il diritto internazionale. Inoltre è un modo per dimostrare al popolo palestinese che non è solo nella lotta globale per la pace e la giustizia, e ci dà la possibilità di essere dei consumatori etici.

    Che cosa puoi fare?
    Boicottare prodotti israeliani, come per esempio:

    o Prodotti di vestiario della Delta Galil, il maggior fornitore di Marks and Spencers, che produce anche per Calvin Klein, Gap, DKNY, e Hugo Boss

    o Arance Jaffa

    o Carmel (Agrexco, Ltd.) produttore di datteri, avocado, agrumi, verdura, erbe e vini

    o Ci sono anche molti altri prodotti israeliani; questi sono solo alcuni dei principali

    Il numero 7 290 all’inizio del codice a barre identifica i prodotti israeliani.

    Boicotta chi supporta Israele, come per esempio:

    o Caterpillar, la corporation che con un contratto esclusivo rifornisce bulldozer militari D9 all’esercito israeliano. I D9 vengono usati dall’esercito israeliano come armi per distruggere le case dei civili, e i campi palestinesi, per costruire blocchi stradali illegali, checkpoint e il muro di apartheid, che la Corte Internazionale di Giustizia ha giudicato contrario al diritto internazionale.

    o L’acqua in bottiglia, biscotti e cibi Danone (che in Israele sono commercializzati con il nome di Strauss Dairy).

    o In Israele c’è il maggior centro di ricerca e sviluppo della Microsoft Corporation oltre a quelli americani. Bill Gates renderebbe un servizio alla pace nel mondo se continuasse le sue relazioni con Israele, richiedendo che per poter proseguire nei rapporti commerciali, Israele interrompa l’occupazione in base al diritto internazionale e alle risoluzioni ONU. Lo stesso vale per l’Intel Corporation, americana, che ha in Israele i maggiori impianti di produzione esteri.

    o Società come la Johnson and Johnson, Coca Cola, Sara Lee, Estee Lauder e molte altre, che finanziano tutte generosamente Israele, supportando in questo modo la macchina dell’occupazione. Per una lista completa delle società che appoggiano Israele visita il sito
    www.boycottisraeligoods.org







    o Il boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane è una forma nonviolenta di resistenza, che ha dimostrato avere un potenziale sempre maggiore. Lancia un messaggio forte di preoccupazione per la continua distruzione delle istituzioni scolastiche palestinesi, ed aiuta a mostrare al mondo le responsabilità delle istituzioni accademiche israeliane nel perpetuare l’occupazione illegale. Questo boicottaggio implica l’impegno di non appoggiare né partecipare ad alcuna conferenza, di non cooperare alla ricerca, né alla richiesta di contributi o alla valutazione di concessione di fondi, o altro tipo di attività di sostegno, quali scambi accademici o visite, che coinvolgano o che si svolgano presso università israeliane e altre istituzioni statali. Fai pressione sulla tua istituzione accademica affinché si distanzi dalle istituzioni scolastiche israeliane e invece appoggi una delle prestigiose ma assediate università palestinesi.

    Sostieni il boicottaggio culturale:

    o Facciamo appello ai membri della comunità internazionale degli artisti e della gente di spettacolo affinché dimostrino la loro disapprovazione morale per i crimini di guerra compiuti da Israele e per le violazioni della Convenzione di Ginevra rifiutando di esibirsi o di partecipare a conferenze in Israele. È chiaro che Israele non può pretendere di essere una società illuminata, democratica e aperta, quando il suo esercito devasta e deruba il paese e soffoca le vite di un popolo colonizzato ed occupato, al quale si rifiuta di riconoscere i suoi diritti democratici, collettivi ed umani. Prendi posizione durante eventi culturali e sportivi ai quali partecipa Israele e fai pressione sugli organizzatori di questi eventi.

    Sostieni l’economia palestinese:

    o Compra l’olio d’oliva palestinese del commercio equo. L’olio d’oliva è una fonte di reddito fondamentale per molti contadini palestinesi. Il 65% delle famiglie palestinesi vive di agricoltura. In molte aree il coprifuoco e le limitazioni di movimento da imposti dagli israeliani, come anche le minacce di gravi violenze da parte degli illegittimi coloni israeliani, hanno impedito la raccolta delle olive. Molti olivi sono stati distrutti dal muro dell’apartheid e dalla costruzione di insediamenti. Sostieni i coltivatori palestinesi comprando un olio d’oliva sano e delizioso sul sito www.zaytoun.org

    o Puoi acquistare altri prodotti palestinesi come ricami, oggetti in legno di olivo, calendari, accessori tradizionali palestinesi e molto antro sul sito www.paltime.net


    Sostieni il benessere e la sicurezza di Israele!

    o La maggior parte degli israeliani è perfettamente consapevole che la fine dell’occupazione, come previsto dal diritto internazionale umanitario e dalle risoluzioni dell’ONU, è il modo migliore per assicurare la sicurezza e la pace nello stato di Israele. L’iniziativa saudita nel marzo del 2002 prevede di accettare di riconoscere formalmente e di normalizzare le relazioni con Israele, se questi interrompe la sua occupazione della Cisgiordania e di Gaza. In questo modo Israele avrebbe la possibilità di integrarsi con i suoi vicini, specialmente con i suoi fratelli e sorelle nei Territori Palestinesi. Sarebbe una straordinaria opportunità per normalizzare le relazioni tra palestinesi ed israeliani della prossima generazione. Sensibilizzare entrambi l’uno nei confronti dell’altro e creare forti legami di amicizia tra il popolo israeliano e palestinese è il modo migliore, più economico e più sostenibile per assicurare la sicurezza e la possibilità di vivere nello stato di Israele. Boicottando prodotti israeliani, autorizziamo il pubblico israeliano a chiedere al proprio governo di assumersi la responsabilità di scegliere il benessere e la sicurezza al di là dei territori ai quali ambisce la classe dirigente israeliana, e dei quali i palestinesi hanno bisogno per riuscire a sopravvivere come nazione.

    o Sostieni le organizzazioni israeliane per i diritti umani, che hanno cominciato ad impegnarsi facendo appelli per un boicottaggio globale, sanzioni internazionali e la dismissione delle società che traggono profitto dall’occupazione dei Territori Palestinesi. Il comitato israeliano contro la demolizione delle case, Israeli Committee Against House Demolitions (ICAHD) afferma: “Appoggiamo completamente la dismissione selettiva di società che traggono profitto dall’occupazione israeliana della Cisgiordania, di Gaza e di Gerusalemme Est. Comprese società americane quali la Caterpillar, che approfitta della massiccia distruzione delle case e degli orti palestinesi e comprese le società israeliane che dipendono dagli insediamenti per i materiali, o per la manodopera o che producono attrezzatura militare utilizzata per violare i diritti umani palestinesi”.

    External links: www.bigcampaign.org, www.petitiononline.com, www.divest-from-israel-campaign.org, www.quitpalestine.org,
    Join the Palestine Monitor mailing list: Email palmon@hdip.org

    Fonte:http://www.palestinemonitor.org/new_...cott_cover.htm
    Marzo 2005

    Traduzione per www.comeonchisciotte.org a cura di OLIMPIA BERTOLDINI

    Related Articles: www.sitochevuoi.it UK lecturers’ union to boycot Israeli academics Aljazeera April 5, 2005 Intl. peace groups call for Israeli goods boycott Aljazeera March 30, 2005 Presbyterian Church Delegates Address Selective Divestment Sonia Nettnin Palestine Chronicle March 4, 2005 Between South Africa and Israel: UNESCO's Double-Standards Omar Barghouti and Jacqeline Sfier The Electronic Intifada March 3, 2005
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    MANOVRA UE PER CRIMINALIZZARE OGNI CRITICA AD ISRAELE


    DI MAURIZIO BLONDET
    Apparentemente una "fuga di notizie".
    E' stato reso pubblico uno studio "riservato" dell'Unione Europea che, allo scopo di fornire nuove definizioni di "antisemitismo" come delitto penalmente perseguibile, di fatto propone di definire "antisemita" – punibile per legge – ogni e qualunque critica ad Israele.
    A quanto pare il documento è la bozza di una "raccomandazione" che sarà imposta a tutti gli Stati membri, o peggio inserita nella legislazione europoide sovrannazionale.

    Esso recita fra l'altro:
    "esempi contemporanei di antisemitismo nella vita pubblica, nei media, nelle scuole, nei posti di lavoro, e nella sfera religiosa…comprendono, ma non sono limitati ai seguenti:
    - fare appello, aiutare o giustificare l'uccisione di ebrei […] [Questo è ovviamente un reato, o dovrebbe esserlo, anche se diretto contro altri gruppi umani, ndr].
    - Fare allegazioni mendaci, disumanizzanti, demonizzanti o stereotipiche degli ebrei come tali o del potere degli ebrei come collettivo, come, specificamente ma non esclusivamente, il mito di una congiura mondiale ebraica o che gli ebrei controllino i media, l'economia, il governo o altre istituzioni sociali [sarà vietato dire che gli ebrei controllano persino le proprie "istituzioni sociali"? Che gli ebrei controllano il B'nai B'rith, oppure che gli ebrei controllano la lobby ebraica regolarmente iscritta come tale, per esempio l'American-Israeli Political Committee? Ndr].
    - Accusare gli ebrei come popolo di essere responsabili di malefatte, reali o immaginarie, commesse da un singolo individuo o singolo gruppo ebraico, o anche per atti commessi da non ebrei [sic].
    - Negare il fatto, la vastità o i meccanismi (esempio le camere a gas) o l'intenzionalità del genocidio del popolo ebraico da parte del nazionalsocialismo in Germania e dei suoi sostenitori e complici nella seconda guerra mondiale. [questo articolo vieta qualunque ricerca intesa a dimostrare che persino italiani, rumeni, ungheresi non ebbero parte "intenzionale" nell'olocausto: l'ebbero e basta].
    - Accusare gli ebrei come popolo, o Israele come Stato, di inventare o esagerare l'Olocausto [il povero Finkelstein, autore della "Industria dell'Olocausto"si è candidato alla galera].
    - Accusare cittadini ebrei di essere più leali ad Israele che agli interessi delle proprie nazioni [no comment].
    Ma i punti di cui sopra, si noti, sono i casi di antisemitismo legalmente punibile già acquisiti. Lo studio segreto dell'UE propone – e si prepara ad imporre – una ulteriore casistica: è antisemita chi:
    1) "nega al popolo ebreo il diritto di autodeterminazione, per esempio sostenendo che l'esistenza dello Stato di Israele è una realtà razzista"
    2) "Applica il 'doppio standard', ossia richiede ad esso [Israele] comportamenti che non sono richiesti ad altri Stati democratici".
    3) "Paragona la politica attuale di Israele a quella del nazismo".
    4) "Ritiene gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele".

    Forse non tutti sanno che in Israele esistono due tipi di targhe d'auto, immediatamente riconoscibili dal colore, giallo e azzurro: uno per i cittadini israeliani ebrei, e l'altro per i cittadini israeliani arabi.
    Questi ultimi, benchè cittadini, con quel loro colore di targa hanno il divieto di accedere a certe strade e luoghi.
    Dire che questo è un comportamento razzista, è ciò che il punto 1) tende a vietare. Peggio: il punto 1) identifica ogni accusa di razzismo ad Israele con la "negazione del diritto degli ebrei all'autodeterminazione", che è una cosa molto diversa; a meno che non si voglia sostenere (e lo sostengono) che gli ebrei sono "costretti" a fare discriminazioni razziali, altrimenti Israele non potrebbe esistere come Stato (razziale) giudaico.
    L'integrazione multietnica viene predicata come virtù a tutti gli altri popoli, anzi a loro imposta, come un fondamento della civiltà; gli ebrei reclamano per sé un'eccezione a questa regola di civiltà.
    Già solo farlo notare, e chiedere che Israele si conformi al "politicamente corretto" che vale per gli altri, sarà considerato reato.
    Nel complesso, come si può constatare, le nuove definizioni di antisemitismo proposte tendono a rendere immune Israele da ogni critica o polemica.
    D'ora in poi ogni obiezione all'apartheid israeliano – un tema spesso sollevato da coraggiosi dissidenti israeliani - sarà un delitto punibile per la legge europea.
    Alla fine di questo sbarramento di divieti, il rapporto ha la bontà di notare che "critiche ad Israele simili a quelle [che possono essere] rivolte a qualunque altro Stato non possono essere considerate antisemite".
    Insomma, se capiamo bene, si potrà dire che in Israele l'imposizione fiscale è eccessiva, che la previdenza sociale non funziona bene, o che le strade hanno troppe buche, senza finire in galera.
    E' la beffa aggiunta al danno.

    Il rapporto segreto è evidentemente un contributo aggiuntivo alla "Policy Recommendation n.9", datata 25 giugno 2004, della European Commission against Racism and Intolerance (ECRI), che ha già dato le più ampie istruzioni sulla penalizzazione di tutto ciò che può cadere sotto la definizione di "antisemitismo". Apparentemente, le nuove norme penali raccomandate sono opera dell'European Monitoring Center on Racism and Xenophobia (EUMC) con sede a Vienna. Questo centro europeo ha cercato di mantenere riservato il suo documento, con la motivazione (o scusa) che "fenomeni di antisemitismo in Francia risalgono primariamente a gruppi islamici, essi stessi vittime di atrocità razzialmente motivate".
    Però, evidentemente perché le cose andavano per le lunghe, il parlamentare europeo Daniel Cohn-Bendit ha pubblicato il documento "segreto" sul suo sito: o per forzare la mano ai perplessi, o per attribuirsi il merito, presso i correligionari, di questo nuovo mattone messo alla costruzione del superstato di polizia, anzi di "polizia del pensiero", in cui l'Europa vuole ingabbiarci tutti.
    Il portavoce dell'EUMC viennese, John Kellock, ha ammesso l'esistenza del documento, ma che esso non doveva essere divulgato perché "non ancora allo stadio definitivo".
    Kellock ha inoltre spiegato che l'ente antirazzista europeo "sta lavorando in stretto accordo con l'American Jewish Commitee ed altre organizzazioni internazionali" per porre le basi "di chiari criteri per definire l'antisemitismo" come delitto.
    Ma perché un ente europeo deve collaborare con un ente ebraico americano?
    Ora si capisce meglio perché tante personalità "americane" (le chiamiamo così per non incorrere nel reato di pensiero) premono perché i francesi votino "sì" al referendum sulla Costituzione. Ed è motivo di più per sperare che i francesi votino in massa "no", liberandoci così dalla psicopolizia e dagli psico-reati definiti dalla UE.

    Maurizio Blondet
    Fonte:www.effedieffe.com
    20.05.05
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    VIETATO DIRE "E..."


    DI GILAD ATZMON
    Per molte di noi voci critiche del Sionismo e di Israele, almeno una verità è lampante: è meglio evitare di usarla, la parola “E(breo)”. Ogni volta che scappa di bocca, sono guai. In realtà, non è proprio così. Si può infatti pronunciarla tranquillamente, a patto di essere certi di dire la cosa giusta. Per esempio, nessuno vi accuserà di essere razzisti se elogiate gli “E...” con dovizia di superlativi. Nessuno vi creerà problemi per avere detto che gli E... sono intelligentissimi o un popolo cordiale.

    Potete anche mentire dicendo che sono gente di gradevole aspetto e dall’animo più gentile del pianeta in assoluto. I guai seri arrivano solo quando dite ciò che pensate veramente. Appena vi azzardate a essere un pelo sinceri, ecco che subito si gonfia un’ondata di calunnie ben orchestrate e fioccano gli attributi di “antisemita”, “nuovo storico” persino “negatore dell’olocausto”. E se per caso voi stessi siete “E...”, probabilmente vi etichettano “E... masochisti”, il che è fuor di dubbio un’appartenenza prestigiosa.

    La situazione è alquanto nebulosa: a quanto pare, agli “E...” non dà fastidio essere classificati come una collettività, non danno fastidio le generalizzazioni razziali, fintanto che ne viene fuori un’immagine positiva. Così, se dite che gli “E...” sono il popolo più grande e geniale della terra non lo prenderanno come un’osservazione razzista oltraggiosa. Poi, però, appena accennate che qualcuno di loro a volte potrebbe sembrare giusto un po’ avido, allora cominciano i problemi. C’è da chiedersi come sia possibile, visto che entrambe le asserzioni sono ugualmente oltraggiose dal punto di vista razziale, ugualmente categoriche, perché qualificano uno specifico gruppo razziale. Eppure, solo la seconda viene vista come provocatoria.

    Piuttosto che cercare di sciogliere il dilemma, vorrei risolvere la questione alla base. Infatti, nessuna di queste asserzioni deve essere considerata razzista, semplicemente perché gli “E...” non sono una razza. Non solo non sono una razza, non sono neanche una classe, o una nazione, o una tribù, o un’etnia, non sono vittime, né sono oppressori. Non sono nulla di tutto ciò, eppure lo diventano ogni volta che gli conviene.

    Gli “E...” sono perfetti camaleonti, possono diventare ciò che più gli aggrada se può fornir loro una valida scusa. Non appena si critica il loro nazionalismo militante espansionista (Sionismo), si sentono offesi come razza (semita), sottolineano che l’antisionismo è in pratica una forma di antisemitismo. Se si condannano le loro tendenze razziste, indossano subito un’innocua maschera culturale (sono solo dei gran mangiatori di brodo di pollo). Se si criticano le loro tendenze culturali elitarie, allora ridiventano subito una razza (non è colpa mia, ma di mia madre che è ebrea. Io sono solo la conseguenza della sua appartenenza razziale). E il trasformismo si esalta quando si esamina la loro legge religiosa razzista e promotrice della loro supremazia (il Talmud); allora ricordano che loro sono in maggioranza laici (il che è vero). Poi però, interrogati sulla loro filosofia laica, allora ammettono subito che in realtà non esiste. Se si insiste e si chiede loro che cosa sta al centro della loro appartenenza etnica, hanno la risposta già pronta: “Hitler più che Mosè ci ha resi E...”. E se ricordate loro che Hitler non c’è più, vi assicurano che ne verrà presto un altro. Insomma, non c’è verso di averla vinta. Ma non l’hanno vinta neanche loro.

    Non potrete mai averla vinta perché in realtà non volete una vittoria, vi piace solo esplorare questa loro identità bizzarra, eppure così potente e vittoriosa. Per voi la questione non è vincere, si tratta solo di voler sostenere il popolo palestinese nella sua lotta giusta e giustificata. Per voi non si tratta di un evidente utile materiale, ma di voler rendere questa terra un posto un po’ più bello in cui vivere. Per loro, invece, le cose stanno diversamente. Per loro, si tratta di vincere, perché sono fatti per vincere, la vittoria incondizionata viene inculcata nello spirito dalla cultura e dalla religione. Ma non potranno mai vincere, perché appena avranno vinto, ecco che si perderanno. La finiranno di essere vittime. A volte sembra che ci siano quasi arrivati, li vediamo dirigere lo spettacolo, pilotare la vita politica statunitense, gestire lo show business americano, comandare il “nuovo Medio Oriente”, guidare la rivoluzione comunista e poi, a quanto pare, c’è sempre qualcosa che va storto. Improvvisamente, senza preavviso, tutti gli altri si ribellano al complotto. Sembra che vincano sempre le battaglie ma in qualche modo riescano a perdere la guerra, un po’ quello che succede all’America di oggi. È forse un caso? Io non credo.

    Purtroppo per loro, non solo non possono vincere, per quanto tragico possa sembrare, ma non possono nemmeno perdere, non possono essere sconfitti. Così, anche i loro momenti peggiori si trasformano in una gloriosa manovra politica. Quando milioni di “E...” in Europa subivano le brutalità omicide dei Nazisti, Ben Gurion già cominciava a capitalizzare sulle loro morti imminenti. Ormai, nella visione collettiva degli E..., l’olocausto viene riconosciuto come la giustificazione e il pilastro del loro moralismo fariseo. Invece che prenderla come lezione morale, per loro l’olocausto è una scusa. Invece che riflettere su quel tragico evento, almeno agli occhi degli E... sionisti si trasforma in una filosofia militante espansionista supportata da centinaia di armamenti nucleari.

    A quanto pare, quindi, non possono né vincere né perdere. Sono così condannati a vagare in un’eterna metamorfosi senza impegnarsi mai. Si muovono avanti e indietro, a destra e sinistra, dallo spiritualismo al materialismo, dal marxismo ortodosso al capitalismo spinto. Si trovano sempre dalla parte del giusto; quando era giusto essere socialisti si trovarono in prima linea nella rivoluzione bolscevica, ora che è invece il duro capitalismo a dettare legge, fanno parlare di sé sulle pagine del Wall Street Journal come i nuovi profeti di Manhattan. Insomma, per gli “E...”, la vita non è mai noiosa.

    Ma allora, lasciatemelo dire, c’è un’unica cosa che non riescono a sopportare, un’unica cosa che li fa imbestialire. Qualcosa che non rientra pacificamente nel loro mondo binario perfettamente protetto. Ed è l’amore. Se li si ama, li si uccide. L’amore scuote le loro credenze, ed è quindi molto più facile per loro essere detestati. L’unico modo per distruggere il sionismo, per smantellare la potenza “E...” è stringerseli al petto e toccare il loro “punto E...”. Adorarli proprio quando da voi si attendono il massimo odio. Dovete solo coprirli d’amore. Basta dare un’occhiata alla loro storia per capirlo. Quando si trovarono completamente emancipati negli stati europei che li ospitavano, si inventarono il sionismo. Quando l’antisemitismo era ormai stato gettato dalla finestra, furono proprio i sionisti a riportarlo in campo. Quando poi Israele fu elogiato dal mondo per i suoi successi militari e le strategie omicide, il sionismo era ormai in pezzi.






    Dobbiamo imparare ad accettare tutto ciò che fanno. Quando radono al suolo un villaggio palestinese, invece che protestare, limitatevi a guardarli negli occhi e assicurateli che il vostro amore è incondizionato. Quando lanciano una bomba su una scuola a Gaza, teneteli stretti a voi ed esprimete una sincera comprensione. Quando i loro zeloti americani di destra trascinano l’Occidente in guerra con l’Iraq, la Siria e l’Iran, cercate di ricordare che prima o poi la pace avrà il sopravvento. Non dimenticate mai che fanno tutte quelle cose orrende non perché sono persone orrende ma perché sentono un estremo bisogno di ricordarvi che li odiate. Se li incontrate personalmente vi rendete conto che non sono poi così malvagi, solo un creature un po’ immature, a causa del fatto che non ne sanno molto di vita sociale, visto che sono nati eletti. Vivono in un ghetto di segregazione mentale. Non hanno mai imparato come gestire i rapporti umani, e conoscono molto poco il significato dell’empatia. Alla fine dei conti, non vivono in mezzo agli altri, preferiscono vivere ai margini.
    L’amore è il modo per redimere gli “E...” e, ce lo auguriamo, salvare il mondo. Non è una cosa facile, qualcuno dirà che è praticamente impossibile. Ma per quanto possa apparire triste, l’amore è l’unica arma vincente contro chi è alimentato dalla negatività.

    E non dimenticate: non usate mai la parola “E...”.

    Gilad Atzmon
    Fonte: www.gilad.co.uk
    Link:.http://www.gilad.co.uk/html%20files/jspot.htm
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    Due pesi due misure:
    riconoscere il terrorismo dello Stato d'Israele (parte I)
    di Paolo Barnard (giornalista di Report, Rai3), tratto da www.peacelink.it

    Si tratta di una cronologia che dimostra come il Terrorismo sia stato da sempre uno strumento proprio sia dei sionisti che dello Stato di Israele, e dunque non una prerogativa esclusivamente palestinese e/o islamica.
    Come sapete, oggi la "narrativa" ufficiale sul Medioriente non riconosce questa verità storica, e solo ai palestinesi viene ufficialmente chiesto di fermare il Terrorismo. Noi tutti sappiamo quanto questo sia non solo ingiusto, ma anche controproducente per ogni speranza di pace. Non ci sarà pace senza verità. Purtroppo però tanti di noi, dai giovani attivisti ai semplici cittadini di buon senso, non sono in grado di sostenere queste tesi con argomentazioni inoppugnabili o senza timore di essere accusati di faziosità o, peggio, di antisemitismo.
    Il mio documento offre uno STRUMENTO accessibile a tutti per poter sostenere e divulgare senza timore di smentite ciò che sappiamo essere più vicino alla verità e soprattutto più utile alla pace. Si badi bene, il documento non pretende di avere valore storiografico. Non e' scritto per l'esperto. E' scritto per le persone comuni, e si basa su fonti al di sopra delle parti: l'ONU e Amnesty International principalmente. Queste fonti sono la sua forza.
    Ve lo offro sperando che lo divulghiate il più possibile, perché quella "narrativa" distorta sul Terrorismo in Palestina sta causando tragedie all'infinito. Dobbiamo rettificarla, assolutamente, come primo passo per la pace.
    Nell'introduzione troverete maggiori dettagli.
    Grazie
    Paolo Barnard, giornalista di Report, RAI3.

    Introduzione.
    In Medioriente dilaga il fenomeno del Terrorismo. A noi e' particolarmente noto il Terrorismo palestinese e/o islamico, ma c'e' anche il Terrorismo israeliano. Il primo e' internazionalmente riconosciuto, il secondo no. E qui sta il problema.
    Prima di continuare e per sgombrare il campo da possibili equivoci, ribadiamo con decisione che non v'e' dubbio che per decenni alcuni gruppi palestinesi si siano macchiati, e ancora oggi si macchino, di orrendi crimini terroristici che non trovano alcuna giustificazione politica ne' morale. La condanna di questi crimini, che storicamente colpiscono soprattutto lo Stato di Israele, deve essere assoluta.
    Eppure, rimane il fatto che in occidente si fatica ad ammettere che Israele ha praticato e pratica il terrorismo. Taluni rigettano questa nozione radicalmente, anche se la Storia lo dimostra in maniera incontrovertibile.
    Ciò ha dato origine a una impostazione ideologica errata e catastrofica nelle sue conseguenze, a causa della quale ogni approccio internazionale al conflitto israelo-palestinese viene fatalmente viziato da un sistema di "due pesi due misure": solo ai palestinesi viene formalmente chiesto di abbandonare le pratiche terroristiche, a Israele mai. Questo produce continui fallimenti.
    Tale pregiudizio trova appoggio in vaste fasce delle opinioni pubbliche occidentali. Infatti, alle parole "Terrorismo mediorientale" noi associamo d'istinto i volti dei guerriglieri palestinesi, libanesi o iraniani, ovvero del fanatismo islamico armato; ma non ci viene altrettanto spontaneo associarvi i volti dei soldati d'Israele, o quelli dei loro leader politici. Questo e' potuto accadere perché l'Occidente ha intenzionalmente alterato la "narrativa" del conflitto israelo-palestinese, per tutelare i propri interessi nell'area. Lo dimostra lo stesso linguaggio mediatico internazionale: da anni in tv o sulle prime pagine dei giornali gli attacchi palestinesi contro i civili israeliani sono sempre definiti (a ragione) "terroristici", ma quelli altrettanto terrorizzanti delle Forze di Difesa Israeliane contro i civili palestinesi sono sovente chiamati "di autodifesa"; le azioni dei kamikaze di Hamas sono "massacri", mentre le centinaia di omicidi extragiudiziali commessi dai Servizi Segreti israeliani vengono definiti "esecuzioni capitali mirate", e così all'infinito (Chomsky-Fisk-Said et al.).
    Tutto ciò ci ha lentamente resi incapaci di riconoscere l'esistenza del Terrorismo di matrice israeliana, assieme alle atrocità che causa e che ha causato.
    E' imperativo rettificare questo pregiudizio, iniziando dalla accettazione, da parte della comunità internazionale impegnata nel processo di pace, della verità storica. Questo significa che mentre giustamente condanniamo il Terrorismo palestinese, dobbiamo abbandonare il nostro rifiuto di riconoscere e di censurare il Terrorismo di Israele.
    Se ciò non accadrà, non vi è speranza di pace in Medioriente.
    A prova di quanto affermato sopra, sono di seguito elencati alcuni fra i peggiori atti di Terrorismo commessi in Medioriente dalla comunità sionista prima e da Israele o da israeliani poi, con una scrupolosa bibliografia. Le fonti sono principalmente i documenti dell'ONU e di Amnesty International; questo perché siamo consapevoli che nell'esporre un tema tanto controverso ci si deve affidare a fonti assolutamente e storicamente al di sopra delle parti. Abbiamo di proposito scartato ogni fonte che potesse anche vagamente essere accusata di partigianeria, e per tale motivo siamo stati costretti a non includere in questo documento centinaia di "atti di Terrorismo israeliani" riportati nella letteratura sul Medioriente.
    Lo ribadiamo: questo lavoro non e' un atto di accusa contro Israele fine a sé stesso, perché se così fosse sarebbe un esercizio sterile. Esso vuole aiutare il pubblico a rettificare quella "narrativa" distorta che basandosi su "due pesi due misure" condanna il Medioriente a una violenza senza fine. Ai lettori il giudizio.

    SINTESI STORICA ESSENZIALE PER LA COMPRENSIONE DEL DOCUMENTO.
    Al declino dell'impero Ottomano, a partire dal 1880, gruppi di ebrei europei emigrarono in Palestina dove stabilirono alcune colonie. Fondarono il movimento Sionista, da cui presero il nome di sionisti.
    Nel 1914, gli immigranti sionisti in Palestina erano 85.000, gli arabi musulmani e cristiani erano 500.000, ai quali si aggiungevano gli ebrei cosiddetti Ottomani (già presenti da tempo in Palestina e perfettamente integrati).
    Nel 1916 le potenze europee siglarono l'accordo di Sikes-Picot: si trattava del piano alleato per dividere l'impero Ottomano (in disfacimento). Gli inglesi di fatto divennero la potenza coloniale in Palestina.
    Nel 1921 cominciarono gli scontri fra arabi ed ebrei (a Jaffa 200 morti ebrei e 120 morti arabi).
    Nel 1922 l'Inghilterra ricevette dalla Lega delle Nazioni il Mandato per la Palestina.
    I rapporti fra arabi e sionisti si deteriorano, e nel frattempo le tensioni vengono peggiorate dalla ulteriore ondata di immigrazione di ebrei che fuggono dalla furia genocida di Hitler.
    Cominciano le proposte inglesi di formazione di 2 Stati separati. Esse scontentano sia gli arabi che i sionisti, e le violenze nel frattempo aumentano. E' a questo punto che i sionisti si organizzano in gruppi di guerriglia.
    Nel 1947 gli Inglesi rinunciano al Mandato e passano la palla all'ONU.
    Nel Maggio 1948 gli Stati arabi mandano truppe in aiuto ai palestinesi. Ma già le truppe ebraiche avevano conquistato grandi fette di territorio designato dall'ONU come Arabo, provocando la fuga di 300.000 rifugiati palestinesi. Lo Stato d'Israele viene proclamato il 14 maggio 1948. La guerra continua, e all' inizio del 1949 Israele vince conquistando il 73% della Palestina. I rifugiati palestinesi sono ora 725.000.
    Ai palestinesi, alla fine della guerra, rimane Gaza e la Cisgiordania. Nel 1956, Israele attacca l'Egitto conquistando Gaza e il Sinai, ma gli USA li convincono a ritirasi un anno dopo.
    Nel 1964 gli Stati arabi creano l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).
    Nel Maggio 1967 il presidente egiziano Nasser stringe un patto di difesa con la Giordania. Ma Israele non aspetta, e nel Giugno 1967 attacca l'Egitto. E' la nota Guerra dei 6 Giorni. In un baleno Israele occupa il Sinai, Gaza, la Cisgiordania, parte del Golan siriano e Gerusalemme Est.
    Nel Novembre 1967 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condanna la conquista dei territori da parte di Israele con la risoluzione 242, che specificamente chiede il ritiro israeliano dai territori occupati nella Guerra dei 6 Giorni.
    1973, attacco egiziano e siriano a sorpresa contro Israele (guerra del Kippur). Israele e' in seria difficoltà, e solo grazie a un massiccio aiuto militare americano si riprende e addirittura avanza nel Golan.
    La base della guerriglia dell'OLP si sposta nel Libano del sud. Nel 1978 Israele invade il sud del Libano. Di nuovo il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condanna l'invasione con la risoluzione 425, e tenta di separare i belligeranti con un contingente di caschi blu (UNIFIL).
    Nel Settembre 1978 il presidente egiziano Sadat va a Camp David negli USA, dove firma i famosi accordi con Israele. Israele in cambio si ritira dal Sinai. Sadat firma a Washington il 26 marzo 1979 la pace con Israele, primo Stato arabo a farlo. Nel 1982 Israele reinvade il Libano, e arriva fino a Beirut. Gli USA mediano nella fuga da Beirut dell'OLP e di Arafat, ma nessuno protegge i civili palestinesi: strage nel campo profughi di Sabra e Chatila. Israele si ritirerà dal Libano (esclusa una fascia al sud) nel 1985. Dicembre 1987. Nei territori occupati il pugno di ferro di Israele trova ora un fronte unito, e i giovani palestinesi si lanciano nell'Intifada (sollevazione).
    Nel 1988 Arafat rinuncia ufficialmente al Terrorismo e accetta la risoluzione 242, implicitamente riconoscendo l'esistenza di Israele. 1993: a Oslo si svolgono colloqui segreti fra l'OLP e il laborista israeliano Shimon Perez con mediazione norvegese di Joan Jorgen Holst.
    Il 9 Settembre 1993 Arafat firma la lettera di riconoscimento dello Stato di Israele, e Israele il 10 Settembre riconosce l'OLP come il legittimo rappresentante dei palestinesi.
    Lunedì 13 Settembre 1993 Arafat e Rabin a Washington firmano una Dichiarazione di Principi, che comprende il mutuo riconoscimento di Israele e dell'OLP, il ritiro israeliano da Gaza e da Jerico, e un non meglio specificato ritiro israeliano da alcune aree della Cisgiordania entro 5
    anni (accordi di "Oslo"). A partire dal 1999 il premier israeliano Barak concede ad Arafat alcuni territori in più, e a metà del 2000 l'Autorità Palestinese si trova a controllare il 40% della Cisgiordania e il 65% di Gaza. Ma stiamo parlando di pezzetti di territorio palestinese scollegati e interamente circondati da insediamenti ebraici, e controllati giorno e notte da cordoni di militari israeliani.
    Nel luglio del 2000 il presidente americano Clinton convince Arafat e il premier israeliano Barak ad andare a Camp David (USA) per finalizzare gli accordi di Oslo. L'incontro naufraga in un nulla di fatto.
    28 Settembre 2000. Ariel Sharon, leader dell'opposizione israeliana, sfila a piedi presso la moschea di Al Aqsa a Gerusalemme, che è uno dei luoghi più sacri della religione musulmana. Questo viene visto come un oltraggio imperdonabile, e i palestinesi si lanciano nella seconda Intifada. Nel febbraio 2001 il laborista Barak perde le elezioni e diviene premier Ariel Sharon del partito Likud.

    IL TERRORISMO SIONISTA:
    La prima fase dal 1942 al 1947, prima della nascita dello Stato di Israele.
    * I testi virgolettati sono traduzioni di documenti originali. Le spiegazioni del redattore sono in corsivo.
    1942.
    "Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale anche la comunità sionista (in Palestina) adottò metodi violenti di lotta. L'uso del Terrorismo da parte loro e' descritto in un documento ufficiale del governo britannico di allora": 'Nel 1942 un piccolo gruppo di estremisti sionisti, guidati da Abraham Stern, si fece notare per una serie di omicidi e di rapine politicamente motivati" (1)
    ***
    1944.
    "Il Ministro inglese per il Medioriente, Lord Moyne, viene assassinato da due membri del gruppo Stern, al Cairo. Sempre nello stesso anno il gruppo fuorilegge sionista Irgun Tzeva'i Leumi distrugge numerose proprietà del governo britannico. Le azioni terroristiche dei gruppi Stern e Irgun sono state condannate dallo stesso portavoce della Comunità Ebraica". (1)
    ***
    1946.
    "Il 22/7/1946, la campagna condotta delle organizzazioni terroristiche (sioniste) raggiunse nuovi livelli, con una esplosione che distrusse un'ala dell'hotel King David di Gerusalemme, che conteneva gli uffici della Segreteria del governo e il quartier generale britannico, uccidendo 86
    impiegati, arabi ebrei e inglesi, e 5 passanti". (1)
    ***
    1946.
    "Altre attività terroristiche (sioniste) includono: il rapimento di un giudice inglese e di alcuni ufficiali, e l'attentato dinamitardo a un Club di Ufficiali inglesi a Gerusalemme con grave perdita di vite umane". (1)
    ***
    "Menachem Begin (futuro premier israeliano) fu definito dagli inglesi un "leader terrorista" per aver fatto esplodere l'hotel King David a Gerusalemme, che a quel tempo venne considerato uno dei peggiori atti terroristici del secolo." (1bis)
    ***
    Un altro documento ufficiale britannico del 1946 dichiara:
    "Il Governo di Sua Maestà britannica e' arrivato alle seguenti conclusioni: che il gruppo (sionista) Haganah e il suo associato Palmach lavorano sotto il controllo politico dei membri della Agenzia Ebraica; e che essi sono responsabili di sabotaggi e di violenze..." (2)
    ***
    "Questa campagna terroristica contro gli arabi palestinesi e contro gli inglesi raggiunse tali proporzioni che Churchill, un forte sostenitore dei sionisti e a quel tempo Primo Ministro inglese, dichiarò alla Camera dei Comuni: "Se i nostri sogni per il sionismo devono finire nel fumo delle pistole degli assassini e se i nostri sforzi per il futuro del sionismo devono produrre un nuovo gruppo di delinquenti degni della Germania nazista, molti come me dovranno riconsiderare le posizioni tenute così a lungo". (3)

    ALCUNI COMMENTI STORICI SU QUESTO PERIODO.

    "Il grande umanista sionista Ahad Ha'am lanciò un allarme contro la violazione dei diritti dei palestinesi (da parte dei sionisti): 'E cosa sta facendo la nostra gente in Palestina? Erano servi nelle terre della Diaspora e d'improvviso si trovano con una libertà senza limiti, e questo cambiamento ha risvegliato in loro un'inclinazione al despotismo. Essi trattano gli arabi con ostilità e crudeltà, gli negano i diritti, li offendono senza motivo, e persino si vantano di questi atti. E nessuno fra di noi si oppone a queste tendenze ignobili e pericolose" (4)
    ***
    Dichiarazione di Lord Sydenham alla Camera dei Lord di Londra sul Mandato britannico in Palestina (1922):
    "Il danno prodotto dall'aver riversato una popolazione aliena (i sionisti immigrati in Palestina) su una terra araba forse non si riparerà mai più...Ciò che abbiamo fatto, facendo concessioni non agli ebrei ma ad un gruppo di estremisti sionisti, è stato di aprire una ferita in Medioriente, e nessuno può predire quanto essa si allargherà". (5)
    ***
    Dichiarazione della Commissione Shaw del governo inglese, a proposito delle violenze fra arabi e sionisti nel 1929:
    "...prima della Grande Guerra (1915-18) gli arabi e gli ebrei vivevano fianco a fianco, se non in amicizia, almeno con tolleranza... negli 80 anni precedenti (alla Grande Guerra) non ci sono memorie di scontri violenti (come quelli iniziati nel 1920)." (6)
    ***
    "L'espansione territoriale (sionista) attraverso l'uso della forza produsse un grande esodo di rifugiati (palestinesi) dalle zone degli scontri. I palestinesi sostengono che questa era un politica precisa che mirava all'espulsione degli arabi per far posto agli immigrati (sionisti) e citano, fra le altre, le dichiarazioni del leader sionista Theodor Herzl":
    "Tenteremo di sospingere la popolazione (palestinese) in miseria oltre le frontiere procurandogli impieghi nelle nazioni di transito, mentre gli negheremo qualsiasi lavoro sulla nostra terra... Sia il processo di espropriazione che l'espulsione dei poveri (palestinesi) devono essere condotti con discrezione e con attenzione..." (7)
    ***
    Da un documento delle Nazioni Unite:
    "La comunità ebraica della Palestina ancora si rifiuta pubblicamente di aiutare l'Amministrazione (ONU) a reprimere il Terrorismo (sionista), e cita come ragione il fatto che le politiche dell'Amministrazione sarebbero contrarie agli interessi ebraici." (8)

    IL TERRORISMO SIONISTA-ISRAELIANO:
    La seconda fase, dal 1947 al 1977, attraverso la nascita dello Stato di Israele.

    "Uno dei più scabrosi atti di Terrorismo (sionista) contro la popolazione civile (palestinese) si registra, secondo fonti palestinesi ma anche secondo altre fonti, nell'aprile 1948 a Deir Yassin, un villaggio palestinese vicino a Gerusalemme. Un ex governatore militare israeliano di Gerusalemme scrive in proposito":
    "Il 9 aprile abbiamo subito una sconfitta morale, quando le due gang Stern ed Etzel (sionisti) lanciarono un attacco immotivato contro il villaggio di Deir Yassin... Si trattava di un villaggio pacifico, che non aveva aiutato le truppe arabe di oltre frontiera e che non aveva mai attaccato le zone ebraiche. Le gang (sioniste) lo avevano scelto solo per ragioni politiche. Si e' trattato di un atto di puro Terrorismo... Alle donne e ai bambini non fu dato tempo di fuggire... e molti di loro furono fra le 254 vittime assassinate, secondo l'Alto Comitato Arabo... Quell'evento fu un disastro in tutti i sensi... (le gang) si guadagnarono la condanna della maggioranza degli ebrei di Gerusalemme". (9)
    ***
    Alcuni leader sionisti negarono la strage di Deir Yassin, ma anche nella negazione ammisero esplicitamente di aver usato l'arma del Terrorismo psicologico, che non e' meno letale. Scrisse Menachem Begin (futuro premier di Israele):
    "Il panico travolse gli arabi nella Terra di Israele e iniziarono a fuggire in preda al terrore. Non ciò che accadde a Deir Yassin, ma ciò che fu inventato su Deir Yassin ci aiutò a vincere...in particolare nella conquista di Haifa, dove le forze ebraiche avanzarono come un coltello nel burro mentre gli arabi fuggivano nel panico gridando 'Deir Yassin!'." (10)
    ***
    Menachem Begin fu però ritenuto uno dei responsabili della strage di Deir Yassin:
    "Il 9 aprile un'atrocità di enormi proporzioni fu perpetrata a Deir Yassin... furono massacrate 254 persone da membri della gang di Menachem Begin. Alcuni uomini del villaggio furono trascinati attraverso Gerusalemme prima di essere uccisi." (11)
    ***
    "Quante atrocità furono commesse (dai sionisti) forse non si saprà mai, ma furono sufficienti a spingere l'allora Ministro israeliano dell'agricoltura, Aharon Cizling, ad affermare: 'Adesso anche gli ebrei si sono comportati come nazisti e tutta la mia anima ne è scossa...Ovviamente dobbiamo nascondere al pubblico questi fatti...Ma devono essere indagati". (12)
    ***
    1948. "Folke Bernadotte fu nominato mediatore (in Palestina) dall'Assemblea Generale dell'ONU...ma prima che l'ONU potesse considerare le sue osservazioni fu assassinato dalla gang (sionista) Stern, una delle tante organizzazioni terroristiche le cui azioni erano diventate più spudorate dalla fine del Mandato (britannico). Il rapporto delle Nazioni Unite sull'assassinio disse che il governo provvisorio di Israele doveva assumersi la piena responsabilità di queste uccisioni... Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU chiese al governo di Israele di indagare e di presentare un rapporto, ma nessun rapporto fu mai presentato...Gli assassini di Bernadotte vestivano uniformi dell'esercito israeliano." (12 bis)
    ***

    Dalla proclamazione dello Stato di Israele (14/05/1948) e durante il trentennio successivo il Terrorismo israeliano nei territori occupati si esprime in una miriade di atti criminosi, in particolare rivolti alla popolazione palestinese dei territori occupati, al punto da richiedere nel 1977 l'intervento ufficiale e indignato dell'ONU con una risoluzione di condanna che parla chiaro: "L'Assemblea Generale ha ripetutamente votato risoluzioni che criticano le azioni di Israele nei territori occupati. La risoluzione votata nel 1977, che riflette i toni di quelle precedenti, dichiara che l'Assemblea": 'Condanna le seguenti politiche e pratiche israeliane: a)... b)... c) L'evacuazione, deportazione, espulsione, e trasferimento degli abitanti arabi dei territori occupati e la negazione del loro diritto di ritorno
    - d) L'espropriazione e confisca delle proprietà arabe nei territori occupati
    - e) La distruzione e demolizione delle case (arabe) - f) Gli arresti di massa e i maltrattamenti della popolazione araba
    - g) I maltrattamenti e le torture dei detenuti (arabi)...''(La Commissione dell'ONU per i Diritti Umani) deplora ancora una volta le continue violazioni da parte di Israele delle norme della legalità internazionale nei territori arabi occupati... in particolare le gravi violazioni di Israele della Convenzione di Ginevra per la Protezione dei Civili in stato di guerra, che sono considerate crimini di guerra e un affronto all'umanità.' (13)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Due pesi due misure:
    riconoscere il terrorismo dello Stato d'Israele (parte II)
    di Paolo Barnard (giornalista di Report, Rai3), tratto da www.peacelink.it

    IL TERRORISMO ISRAELIANO:
    La terza fase, dal 1977 al 1988.
    Israele, col pretesto di combattere il Terrorismo palestinese, bombarda e attacca il sud del Libano dal 1973 al 1978, causando enormi sofferenze fra i civili e la fuga verso Beirut di centinaia di profughi shiiti. (14) Poi, nel 1978, alcuni terroristi palestinesi provenienti dal Libano meridionale si infiltrano in Israele e massacrano trentasette turisti israeliani su una spiaggia di Haifa. In reazione a questo crimine Israele invade il sud del Libano, causando circa 2000 morti, la maggioranza civili. (15) Di nuovo il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condanna l'invasione con la risoluzione 425, e tenta di separare i belligeranti con un contingente di caschi blu ONU (UNIFIL). L'UNIFIL però dovrà fare i conti con la presenza nell'area libanese sotto occupazione israeliana delle spietate milizie mercenarie della South Lebanese Army, che erano interamente sotto il controllo di Israele e che per conto di Israele conducevano azioni militari e ogni sorta di atto terroristico, come quello qui descritto:
    "I soldati irlandesi (dell'UNIFIL) Derek Smallhorn, Thomas Barrett e John O'Mahony stavano scortando due osservatori dell'ONU all'interno della zona di Haddad (leader della South Lebanese Army). Caddero in una imboscata di miliziani cristiani e furono portati a Bent Jbail, dove O'Mahony riuscì a fuggire... Smallhorn e Barrett furono visti da un osservatore americano dell'ONU mentre, terrorizzati, venivano sospinti su un'auto... un'ora più tardi venivano assassinati con un singolo colpo alla nuca... Gli Israeliani, che controllavano la zona, negarono di essere al corrente delle uccisioni... Ma ciò che infuriò gli ufficiali del 46esimo Battaglione irlandese (dell'UNIFIL) fu che ricevettero informazioni riservate secondo cui un agente dello Shin Bet (servizi segreti israeliani) era presente all'assassinio di Smallhorn e Barrett... il suo nome in codice era Abu Shawki... Una indagine dell'ONU identificò gli assassini... Ma Israele, che si definisce il cacciatore di 'Terroristi', non volle consegnarli, e non li condannò come 'Terroristi'; al contrario, li aiutò a lasciare il Libano, attraverso Israele, e a stabilirsi a Detroit (Usa)". (16)
    ***
    Nel 1982 Israele invade il Libano; il ministro della difesa di allora è Ariel Sharon (futuro premier). Uno dei più atroci crimini di guerra (e atto di Terrorismo) degli ultimi 50 anni accade proprio sotto gli occhi e con la connivenza piena delle truppe israeliane. (17) Parliamo del massacro di Sabra e Chatila, i cui esecutori materiali furono le milizie falangiste libanesi sotto il pieno controllo di Israele. (17)
    "Il 15 settembre 1982 Bashir Gemayel, presidente del Libano, fu assassinato... Lo stesso giorno le forze israeliane avanzarono su Beirut ovest. Il 16 di settembre gli israeliani arrivarono a controllare quasi tutta Beirut ovest e circondarono i campi profughi palestinesi. Il giorno seguente il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condannò la mossa di Israele con la risoluzione 520... IL 17 settembre giunse notizia che gruppi armati erano entrati nel campo profughi di Sabra e Chatila di Beirut ovest e ne stavano massacrando la popolazione civile. Il 18 settembre fu confermato che una strage immane era stata compiuta. Centinaia di cadaveri di uomini donne e bambini furono scoperti, alcuni mutilati, altri apparentemente uccisi mentre tentavano di fuggire; molte case erano state fatte saltare in aria con dentro gli occupanti." (18)
    ***
    Le responsabilità israeliane per quel massacro sono documentate oltre ogni dubbio. La commissione di inchiesta dello stesso governo israeliano, la Commissione Kahan, nel suo rapporto dell'8 febbraio 1983 dichiara:"Menachem Begin (allora premier di Israele) fu responsabile di non aver esercitato una maggior influenza e consapevolezza nella questione dell'introduzione dei falangisti nei campi (profughi). Ariel Sharon (Min. Difesa di Isr.) fu responsabile di aver ignorato il pericolo di strage e di vendetta quando diede il permesso ai falangisti di entrare nei campi (profughi), ed è anche responsabile di non aver agito per impedire la strage... la nostra conclusione e' che il Ministro della Difesa è personalmente responsabile. Il Capo di Stato Maggiore (israeliano) Eitan non diede i giusti ordini per prevenire il massacro. La Commissione chiede che il Ministro della Difesa rassegni le sue dimissioni." (19)
    ***
    L'invasione israeliana del Libano nel 1982 fu approvata dagli Stati Uniti (20), e costò la vita a circa 17.000 civili innocenti. (21)
    ***
    Fra i crimini terroristici e di guerra dello Stato di Israele vi è anche la continua violazione di quasi tutte le fondamentali norme della legalità internazionale. Le seguenti parole esprimono una condanna agghiacciante della condotta di Israele nei territori occupati attraverso tutti gli anni '80:
    "In particolare, le politiche (di Israele) e le sue azioni nei territori occupati continuano a costituire violazioni evidenti di una serie di precise norme di legalità internazionale. Queste norme sono: la Carta delle Nazioni Unite - la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani - la Convenzione di Ginevra per la Protezione dei Civili in stato di guerra del 12 agosto 1949 - la Convenzione di Ginevra per la Protezione dei Prigionieri di guerra del 12 agosto 1949... Le politiche di deportazione, le torture dei detenuti, gli arresti di massa, la demolizione delle case (palestinesi), i pestaggi arbitrari e gli omicidi di persone innocenti - fra cui bambini donne e anziani - oltre alle umiliazioni inflitte ai palestinesi nella loro vita quotidiana, sono state sistematicamente applicate dalle autorità israeliane nei territori occupati. Tutto ciò è stato aggravato dalla crescente violenza dei coloni (ebrei) armati contro la popolazione palestinese disarmata." (22)
    ***
    Il Comitato Internazionale della Croce Rossa lancia le stesse accuse a Israele, aggiungendovi la condanna dell'odiosa pratica delle truppe israeliane di espellere i civili palestinesi dalle loro abitazioni e di murarne le entrate, nonché la pratica di confiscare arbitrariamente le loro terre e dichiararle proprietà di Israele. (23)
    ***
    Le condanne internazionali di Israele si susseguono in un coro continuo, ma Israele le ignora totalmente. Come già nel 1977, nel 1985 di nuovo la Commissione dell'ONU per i Diritti Umani vota una risoluzione (1985/1A) di forte condanna in cui si legge: "...Israele si rifiuta di permettere al Comitato Speciale di avere accesso ai territori occupati... la Commissione conferma la sua dichiarazione secondo cui le violazioni israeliane della Quarta Convenzione di Ginevra sono crimini di guerra e un insulto
    all'umanità." (24)
    ***
    Nel 1988, in piena Intifada (sollevazione) palestinese, la Commissione dell'ONU per i Diritti Umani vota una risoluzione che denuncia ancora il Terrorismo di Israele: "Nella risoluzione 1988/1A, la Commissione ripete la sua condanna delle politiche israeliane di violenza nei territori occupati, dove vengono spezzate le ossa ai bambini, alle donne e agli uomini, e dove le donne abortiscono a causa dei pestaggi. (La Commissione) condanna altre pratiche violente e sistematiche di Israele, fra cui le uccisioni, i ferimenti, gli arresti e le torture... e i rapimenti di bambini palestinesi." (25)
    ***
    "Nel corso dell'anno (1988) Israele continuò a reprimere i palestinesi nei territori occupati... culminando con l'assassinio a Tunisi, commesso da un commando israeliano il 16 aprile, di Khalil al-Wazir, vice comandante in capo delle forze palestinesi e membro del Comitato centrale dell'OLP... Il 25 aprile il Consiglio di Sicurezza dell'ONU adottò la risoluzione 611... in cui si condanna Israele per l'aggressione contro la sovranità e l'integrità territoriale della Tunisia, in violazione flagrante della Carta delle Nazioni Unite, della legalità internazionale e delle norme di condotta." (26)
    ***
    "L'assassinio di Khalil al-Wazir... corrispondeva perfettamente alla definizione del Dipartimento di Stato americano di cosa sia il 'Terrorismo internazionale', ma nessun dipartimento del governo USA suggerì che Israele fosse colpevole di Terrorismo." (27)

    ISRAELE E L'USO DELLA TORTURA.

    Come si e' già visto, nei rapporti della Commissione dell'ONU per i Diritti Umani si accusa spesso Israele di praticare la tortura, che è uno strumento di Terrore universalmente condannato. Lo Stato di Israele non solo pratica la tortura, ma è persino arrivato a legalizzarla, unica fra le democrazie mondiali. Lo afferma Amnesty International:
    "Lo Stato di Israele ha a tutti gli effetti legalizzato la tortura, nonostante sia un firmatario della Convenzione Contro la Tortura (dell'ONU). Israele ha fatto questo in tre modi: primo, l'uso da parte dello Shin Bet (Servizio di Sicurezza) di 'quantitativi moderati di pressioni fisiche (sui detenuti) fu permesso dal rapporto della Commissione Landau nel 1987 e approvato dal governo... secondo, dall'ottobre 1994 il Comitato Ministeriale di Controllo dello Shin Bet, organo del governo di Israele, ha rinnovato il diritto di praticare (sui detenuti) un uso ancor maggiore della forza fisica... e terzo, nel 1996 la Suprema Corte di Israele ha emesso una sentenza che permette a Israele di continuare nell'uso della forza fisica contro specifici detenuti." (28)
    ***
    B'Tselem, forse la più autorevole organizzazione per i Diritti Umani d'Israele, scrive:
    "Nel 1995 un detenuto palestinese è morto a causa degli 'strattonamenti' (sotto interrogatorio). Il Primo Ministro di allora, Yitzhak Rabin, affermò in quella occasione che quel metodo di pressione fisica era stato usato contro 8.OOO detenuti... Neppure la morte di quel detenuto convinse il governo a proibire quei metodi brutali durante gli interrogatori." (29)
    ***
    "Esiste una montagna di prove sull'uso israeliano della tortura. Chiunque ne dubiti dovrebbe chiedere di avere accesso al 'Complesso Russo' dei servizi segreti israeliani a Gerusalemme, oppure ai prigionieri della prigione di Khiam, nella (ex) zona occupata da Israele nel sud del Libano." (30)

    ISRAELE E GLI OMICIDI POLITICI, LE DEMOLIZIONI, IL TERRORISMO MILITARE, FINO AI NOSTRI GIORNI.

    Lo Stato di Israele ha legittimizzato la pratica di ammazzare presunti o sospetti "terroristi" senza neppure arrestarli, senza dunque sottoporli ad alcun procedimento legale, senza diritto di difesa o di appello. Semplicemente li ammazza. Scrive Amnesty International:
    "L'uso degli omicidi politici. Israele non solo ha praticato la condanna a morte extragiudiziale per trent'anni, ma ha anche ufficialmente approvato questa pratica. Dal 9 dicembre 1987 al 13 settembre 1993 circa 1.070 civili palestinesi sono stati uccisi dalle forze di sicurezza israeliane nei territori occupati... il tentato omicidio di Khaled Mesh'al ad Amman e' una flagrante violazione del diritto alla vita... ma il rapporto della commissione di inchiesta del governo israeliano (su questo evento) e' scioccante nel suo disprezzo per la legalità... Continua a esserci una impunità quasi totale per gli omicidi extragiudiziali inflitti ai palestinesi da parte delle forze di sicurezza israeliane. Le forze di sicurezza israeliane che praticano la condanna a morte extragiudiziale non portano prove di colpevolezza (delle vittime), ne' concedono il diritto di difesa." (31)
    ***
    Questo è l'amaro commento su queste pratiche dell'organizzazione israeliana per i Diritti Umani B'Tselem:"Gli omicidi sono stati parte integrante delle politiche di sicurezza israeliane per molti anni. Israele e' l'unica nazione democratica che considera legittime queste pratiche." (32)
    ***
    Abbiamo già parlato della distruzione arbitraria di abitazioni civili palestinesi da parte delle forze di sicurezza israeliane nei territori occupati. Questo crimine e' continuato fino ai giorni nostri, al punto che Amnesty International nel 1999 ha pubblicato un rapporto dove la durezza della condanna espressa e' marcatamente superiore al passato:
    "Dal 1967, anno dell'occupazione israeliana della Cisgiordania, di Gerusalemme est e di Gaza, migliaia di case palestinesi sono state distrutte... si tratta di abitazioni ammobiliate, occupate sovente da più famiglie con molti bambini, cui spesso vengono dati solo 15 minuti per raccogliere le proprie cose e andarsene. Ma la politica di Israele e' basata sulla discriminazione. I palestinesi vengono colpiti per nessun'altra ragione a parte il fatto di essere palestinesi. Nel fare ciò gli Israeliani hanno violato la Quarta Convenzione di Ginevra." (33)
    ***
    "Nell'ambito dell'operazione militare israeliana denominata "Grapes of Wrath", l'esercito di Israele ha attaccato la sede ONU di Qana con la morte di 102 civili." (34)
    ***
    Una dei più gravi atti terroristici israeliani, in violazione di ogni norma morale e di legalità internazionale, e' l'indiscriminato attacco armato agli operatori medici e paramedici che vanno in soccorso ai civili e ai militari palestinesi feriti o uccisi durante gli scontri. Questa ignobile pratica e' documentata oltre ogni dubbio:"Le Forze di Difesa israeliane hanno sparato sui veicoli che tentavano di raggiungere gli ospedali, con conseguenti morti e feriti. Medici e personale paramedico sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco (israeliani) mentre viaggiavano sulle ambulanze, in chiara violazione della legalità internazionale. (35)
    ***
    "Durante l'operazione "Grapes of Wrath", l'esercito di Israele, secondo il nostro rapporto, ha attaccato un'ambulanza che trasportava civili, uccidendone sei." (36)
    ***
    "E' stata mostrata in televisione la morte di Muhammad al-Dura, di 12 anni (palestinese), colpito a morte all'incrocio Netzarim il 30 settembre a Gaza, mentre il padre tentava di proteggerlo. L'ambulanza che e' corsa a soccorrere Muhammad al-Dura e suo padre fu bersagliata di colpi d'arma da fuoco e l'autista fu ucciso." (37)
    ***
    Anche la Croce Rossa Internazionale e' duramente intervenuta nel condannare questi atti di terrorismo militare:
    "Il 2 aprile 2002 Il Comitato Internazionale delle Croce Rossa '...urgentemente e solennemente fa appello a tutti coloro che fanno uso di armi di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra relativa alla Protezione dei Civili in stato di Guerra." (38)
    ***
    La negazione di soccorso medico urgente alla popolazione palestinese da parte dell'esercito di Israele non si limita all'attacco alle ambulanze in situazioni di conflitto. Ai posti di blocco israeliani, disseminati su tutti i territori occupati, avvengono fatti gravi. La denuncia e' sempre di Amnesty International:
    "Altri ostacoli sono stati messi al diritto dei pazienti palestinesi di recarsi in ospedale, con ritardi ai posti di blocco o con il rifiuto di passare imposto dai soldati israeliani... secondo B'Tselem (forse la più autorevole organizzazione per i Diritti Umani d'Israele) ciò ha prodotto dei decessi. La Quarta Convenzione di Ginevra relativa alla Protezione dei Civili in stato di Guerra e' stata continuamente violata dall'esercito di Israele." (39)
    ***
    "Almeno 29 sono stati i decessi in seguito al rifiuto (da parte dei soldati israeliani ai posti di blocco) di concedere il passaggio verso i centri medici, o a causa dei ritardi... ci sono stati diversi casi di parto ai posti di blocco." (39 bis)

    GLI ULTIMI GRAVI SVILUPPI NEI TERRITORI OCCUPATI. ISRAELE DI NUOVO SOTTO ACCUSA PER GRAVI VIOLAZIONI E PER TERRORISMO MILITARE.

    A conclusione di questa inquietante cronologia di eventi, che dimostra ampiamente l'uso israeliano, sia come Stato che come individui, del Terrorismo, proponiamo alcuni spezzoni relativi agli ultimi tragici sviluppi nei territori occupati. Sono tratti anche dai media internazionali e non pretendono di dare un quadro completo delle presunte atrocità commesse da Israele in questi giorni, per due motivi: perché non sono state ancora indagate ufficialmente e perché l'offensiva israeliana e' ancora in corso.

    Commenti sui fatti di questi giorni (aprile 2002)
    "In ogni caso, le Forze di Difesa israeliane hanno agito come se il loro principale scopo fosse quello di punire tutti i palestinesi. Le Forze di Difesa israeliane hanno compiuto atti che non avevano nessuna importanza militare ovvia; molti di questi, come gli omicidi extragiudiziali, la distruzione delle case (palestinesi), la detenzione arbitraria (di palestinesi) e le torture, violano i Diritti Umani internazionalmente sanciti e la legalità internazionale... L'esercito di Israele, oltre a uccidere i palestinesi armati, ha anche colpito e ucciso medici e giornalisti, ha sparato alla cieca sulle case e sulla gente per la strada... I delegati di Amnesty International che dal 13 al 21 di marzo hanno visitato i territori occupati hanno visto una scia di devastazione... Le Forze di Difesa israeliane hanno deliberatamente tagliato l'elettricità, l'acqua, i telefoni, lasciando isolate intere aree per almeno 9 giorni. Hanno negato l'accesso alle agenzie umanitarie dell'ONU che volevano portare soccorso, e persino ai diplomatici che volevano rendersi conto dell'accaduto... Hanno vietato alle ambulanze, incluse quelle del Comitato Internazionale delle Croce Rossa, di muoversi, o hanno causato loro ritardi che mettevano in pericolo la vita dei pazienti. Hanno sparato ai medici che tentavano di aiutare i feriti, che sono morti dissanguati per le strade." (40)
    ***
    "Scrive Aviv Lavie sul giornale Ha'aretz (israeliano): 'Un viaggio attraverso i media israeliani mette in mostra un enorme e imbarazzante vuoto fra quello che ci viene raccontato e quello che invece il mondo vede, legge e sente. Sui canali televisivi arabi, ma non solo su quelli, si possono vedere le immagini dei soldati israeliani che invadono gli ospedali (palestinesi), che distruggono i macchinari medici, che danneggiano i farmaci, e che rinchiudono i medici lontano dai loro pazienti.' (41)
    ***
    Zbigniev Brzezinski, ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale del Presidente USA Jimmy Carter, ha detto:
    "La realtà e' che i morti palestinesi sono tre volte quelli israeliani, e fra loro un numero relativamente piccolo erano veramente guerriglieri. La maggior parte erano civili. Alcune centinaia erano bambini." (42)
    ***
    "Per reprimere la resistenza palestinese, un ufficiale israeliano di alto rango ha sollecitato l'esercito 'ad analizzare e a far proprie le lezioni su come l'esercito tedesco combatté nel Ghetto di Varsavia'. A giudicare dal recente massacro dell'esercito di Israele nella Cisgiordania - ha colpito le ambulanze e i medici palestinesi, ha ucciso dei bambini palestinesi "per sport" (scritto da Chris Hedges, New York Times, ex capo della redazione al Cairo), ha rastrellato, ammanettato e incappucciato tutti gli uomini palestinesi dai 14 ai 45 anni, cui sono stati stampati i numeri di riconoscimento sulle braccia, ha torturato indiscriminatamente, ha negato l'acqua, l'elettricità, il cibo e l'assistenza medica ai civili palestinesi, ha usato dei palestinesi come scudi umani e ha abbattuto le loro case con gli abitanti ancora all'interno - sembra che l'esercito di Israele abbia seguito i suggerimenti di quell'ufficiale. Ma se gli israeliani non voglio essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti." (43)
    ***
    "I palestinesi devono essere colpiti, e provare molto dolore. Dobbiamo infliggergli delle perdite, delle vittime, così che paghino un prezzo pesante." (dichiarazione dell'attuale Primo Ministro di Israele, Ariel Sharon, a una conferenza stampa del 5 marzo 2002.)

    Bibliografia.
    1. ONU: La questione palestinese. British Government, The political history of Palestine (Memorandum to the United Nations Special Committee on Palestine, Jerusalem 1947, p.30)
    1 bis. Robert Fisk, "Pity the Nation", Oxford University Press, 1990, p. 280
    2. ONU: La questione palestinese. British Government, Palestine: Statement relating to acts of violence, Cmd. 6873 (1946), p.3
    3. ONU: La questione palestinese. British Government, survey of Palestine, vol. 1, p.73
    4. ONU: La questione palestinese. Kohn, Hans, "Ahad Ha'am: Nationalists with a difference" in Smith, Gary (ed.): Zionism: the Dream and the Reality (New York, Harper and Row, 1974), pp. 31-32
    5. ONU: La questione palestinese. British Government, Hansard's reports, House of Lords, 21 june 1922, p. 1025
    6. ONU: La questione palestinese. Report of the Commission on the Palestine Disturbances of august 1929, Cmd.3530 (1930), p.150
    7. ONU: La questione palestinese. Herzl, Theodore, "The complete diaries" (N.Y. Herzl Press, 1969) vol. I, p.88
    8. ONU: La questione palestinese. Official records of the General Assembly, Second Session, Supplement No. 11, document A/364, vol. II, p.28
    9. ONU: La questione palestinese. Joseph, Dov, "The Faithful City" (N.Y. Simon & Schuster, 1960), pp. 71-72
    10. ONU: La questione palestinese. Begin, op. cit., pp. 164-165
    11. David McDowall, "Palestine and Israel", I.B. Tauris & Co Ltd, 1989, p.194
    12. David McDowall, "Palestine and Israel", I.B. Tauris & Co Ltd, 1989, p.195
    12 bis. ONU: La questione palestinese. Official records of the Security Council, Third Year, Supplement for October 1948, pp. 4-9, documents S/1018
    13. ONU: La questione palestinese. General Assembly resolutions 32/91 C of 13 december 1977 & Commission on Human Rights resolution 1 (XXXIII) of 15
    february 1977
    14. David McDowall, "Palestine and Israel", I.B. Tauris & Co Ltd, 1989, p. 33
    15. & 16 Robert Fisk, "Pity the Nation", Oxford University Press, 1990, p. 123 & p.p. 151-152
    17. Rapporto della Commissione d'Inchiesta Kahan sugli eventi nei campi profughi di Beirut (8 febbraio 1983)
    18. The Origins and Evolution of the Palestine Problem, United Nations, N.Y. 1990
    19. Rapporto della Commissione d'Inchiesta Kahan sugli eventi nei campi profughi di Beirut (8 febbraio 1983)
    20. Ze'ev Schiff, "Green Light, Lebanon" Foreign Policy, Spring 1983
    21. Robert Fisk, "The Awesome Cruelty of a Doomed People", The Independent, 12/09/2001, p.6
    22. ONU: La questione palestinese. Report of the Special Committee to Investigate Israeli practices affecting Human Rights of the population of the Occupied Territories (A/43/694), paras.499 and 619
    23. ICRC Annual Reports: 1984, pp. 66-68; 1985, pp. 72-73; 1986, pp. 71-72; and 1987, pp. 83-85
    24. ONU: La questione palestinese. 41esima Sessione a Ginevra della Commissione ONU per i Diritti Umani, febbraio 1985
    25. ONU: La questione palestinese. Commissione ONU per i Diritti Umani, rapporto alla 44esima Sessione, marzo 1988
    26. Consiglio di Sicurezza dell'ONU, 21-25 aprile 1988, risol. 611
    27. Robert Fisk, "Pity the Nation", Oxford University Press, 1990, p. 441
    28. Amnesty International Reports, London. 53rd UN Commission on Human Rights (1997): Statements and press releases by AI
    29. B'Tselem, Israel, "Legitimizing Torture", Special Report,January 1997
    30. Robert Fisk, "Pity the Nation", Oxford University Press, 1990, p. 403
    31. 54th UN Commission on Human Rights (1998): Statements and Press Releases issued by Amnesty International. ISRAEL AND THE OCCUPIED TERRITORIES State assassinations and other unlawful killings 02/2001
    32. Israeli Assassination Policy : extra-judicial executions. Written by Yael Stein, B'Tselem, Israel
    33. Amnesty International Reports, London. AI 12/1999 ISRAEL AND THE OCCUPIED TERRITORIES "Demolition and Dispossession"
    34. Amnesty International Reports, London. AI 1996-2002
    35. Amnesty International Reports, London. ISRAEL/OCCUPIED TERRITORIES 03/2002, "Attacks on health personnel and disrupted health care"
    36. Amnesty International Reports, London. AI 1996-2002
    37. Amnesty International Reports, London. 11/2000 MEDICAL LETTER WRITING ACTION, "Killing and disrupted helth care in the context of the palestinian uprising"
    38. Amnesty International Reports, London. MEDICAL LETTER WRITING ACTION, "Update on attacks on health personnel and disrupted health care", ISRAEL/OCCUPIED TERRITORIES/PALESTINIAN AUTHORITY
    39. Amnesty International Reports, London. ISRAEL/OCCUPIED TERRITORIES 03/2002, "Attacks on health personnel and disrupted health care"
    39 bis. Marton R., Weingarten M. Response from Physicians for Human Rights-Israel
    40. Amnesty International Reports, London. ISRAEL AND THE OCCUPIED TERRITORIES, "The heavy price of Israeli incursions", 12/04/2002
    41. Alexander Cockburn, "Sharon's wars", American Journal, 09/04/2002
    42. Zbigniev Brzezinski, intervistato al Lehrer News Hour, PBS, USA
    43. Norman G. Finkelstein, "First the Carrot, Then the Stick: behind the carnage in Palestine", 14/04/2002 & Ha'aretz, 25/01/2002, 01/02/2002
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Definiamo lo Stato d'Israele
    Tratto dal libro: «Storia ebraica e giudaismo: il peso di tre millenni» di Israel Shahak*

    Prefazione di Gore Vidal
    Alla fine degli Anni Cinquanta, quel grande pettegolo e storico dilettante che era John F. Kennedy mi disse che nel 1948 Harry Truman, proprio quando si presentò candidato alle elezioni presidenziali, era stato praticamente abbandonato da tutti.. Fu allora che un sionista americano andò a trovarlo sul treno elettorale e gli consegnò una valigetta con due milioni di dollari in contanti. Ecco perché gli Stati Uniti riconobbero immediatamente lo Stato d’Israele. (…)
    Purtroppo, quell’affrettato riconoscimento dello Stato d’Israele ha prodotto quarantacinque anni di confusione e di massacri oltre alla distruzione di quello che i compagni di strada sionisti credevano sarebbe diventato uno stato pluralistico, patria dei musulmani, dei cristiani e degli ebrei nati in Palestina e degli immigrati europei e americani, compreso chi era convinto che il grande agente immobiliare celeste avesse dato loro, per l’eternità, il possesso delle terre della Giudea e della Samaria.(…)

    Capitolo I
    Se non si mette in discussione il prevalente atteggiamento ebraico nei confronti dei non ebrei, non è dato capire neppure il concetto stesso di «stato israeliano» (Jewish State), come Israele preferisce definirsi. La generalizzata mistificazione che, senza considerare il regime apartheid dei territori occupati, definisce Israele come una vera democrazia, nasce dal rifiuto di vedere cosa significa per i non ebrei lo «stato israeliano». Sono convinto che Israele in quanto Jewish State è un pericolo non solo per se stesso e per i suoi abitanti, ma per tutti gli ebrei e per gli altri popoli e stati del Medio Oriente e anche altrove. Sono altresì convinto che altri stati o entità politiche del Medio Oriente che si proclamano «arabi» o «musulmani», definizioni analoghe a quella di «stato israeliano», rappresentano anch'essi un pericolo. Comunque mentre di quest'ultimo pericolo tutti ne parlano, quello implicito nel carattere ebraico dello Stato d'Israele è sempre taciuto e ignorato. Fin dalla sua fondazione, il concetto che il nuovo Stato d'Israele era uno «stato israeliano» fu ribadito da tutta la classe politica e inculcato nella popolazione con ogni mezzo.

    Nel 1985, quando una piccola minoranza di ebrei cittadini d'Israele contestò questo concetto, il Knesset, approvò a stragrande maggioranza una legge costituzionale che annulla tutte le altre leggi che non possono esser revocate se non con procedura eccezionale. Si stabilì che i partiti che si oppongono al principio dello «stato israeliano», o propongono di modificarlo per via democratica, non possono presentare candidati da eleggere al Parlamento, il Knesset. Personalmente, io mi sono sempre opposto a questo principio costituzionale e quindi, in uno stato di cui sono cittadino, non posso appartenere a un partito di cui condivido il programma a cui è vietato eleggere i suoi, rappresentanti al Knesset.

    Basterebbe questo esempio per dimostrare che Israele non è una democrazia, visto che si fonda sull'ideologia israeliana ad esclusione non solo di tutti i non ebrei ma anche di noi ebrei, cittadini d'Israele, che non siamo disposti a condividerlo.
    Comunque il pericolo rappresentato da questa ideologia dominante non si limita agli affari interni, ma permea di sé tutta la politica estera d'Israele. E tale pericolo sarà sempre maggiore via via che il carattere israelitico d'Israele si accentuerà sempre più e crescerà il suo potere, particolarmente quello nucleare. Un'altra ragione per preoccuparsi è l'aumentata influenza d'Israele sulla classe politica degli Stati Uniti e per questi motivi oggi non è solo importante ma, addirittura politicamente vitale, documentare gli sviluppi del giudaismo e specialmente il modo di trattare i non ebrei da parte d'Israele.
    Consideriamo la definizione ufficiale del termine «israeliano», che chiarisce la differenza di fondo tra Israele come «stato israeliano» e la maggioranza degli altri stati. Dunque, secondo la definizione ufficiale, Israele «appartiene» solo a quelle persone che le autorità israeliane definiscono appunto «israeliane», indipendentemente da dove vivono. Al contrario, Israele non «appartiene» giuridicamente ai suoi cittadini non ebrei, la cui condizione è ufficialmente considerata inferiore.

    In realtà, questo vuol dire che se i membri di una tribù peruviana si convertono al giudaismo e così sono definiti e considerati, come ebrei hanno immediatamente diritto alla cittadinanza israeliana e a sistemarsi in circa il 70% delle terre occupate del West Bank, e nel 92% dell'area vera e propria d'Israele, destinate all'uso dei cittadini ebrei. A tut_ti i non ebrei, e quindi non soltanto ai palestinesi, è proibito usufruire di queste terre, e il divieto riguarda persino i cit_tadini arabi d'Israele che hanno combattuto nell'esercito israeliano e raggiunto anche gradi assai elevati.
    Alcuni anni fa, scoppiò il caso dei peruviani convertiti al giudaismo. Ad essi furono assegnate terre nel West Bank vi_cino a Nablus, zona da cui sono esclusi i non ebrei. Tutti i go_verni d'Israele sono stati e sono pronti ad affrontare qualsiasi rischio politico, tra cui la guerra, perché gli insediamenti del West Bank restino sotto la giurisdizione «israeliana» come è affermato continuamente nei media, che sanno perfettamen_te di diffondere una menzogna, decisiva a coprire l'ambiguità discriminatoria dei termini «ebreo» e «israeliano».

    Sono sicuro che gli ebrei americani o britannici accuse_rebbero subito di antisemitismo i governi degli Stati Uniti, o dell'Inghilterra, se questi decidessero di definirsi «stati cristiani», cioè stati che «appartengono» solo a cittadini de_finiti ufficialmente «cristiani». Conseguenza di una simile dottrina sarebbe che, solo se si convertissero al cristianesi_mo, gli ebrei diventerebbero cittadini a pieno diritto e, non dimentichiamolo mai, proprio gli ebrei, forti dell'esperien_za di tutta la loro storia, sanno quanto grandi fossero i be_nefici per chi si convertiva al cristianesimo.

    In passato, quando gli stati cristiani, e islamici, discrimi_navano quelle persone, compresi gli ebrei, che non seguivano la religione dello stato, bastava convertirsi per essere accettati come tutti gli altri. La discriminazione che lo Stato d'Israele sanziona nei confronti di tutti i non ebrei cessa nel momento in cui quelle persone si convertono al giudaismo, e sono riconosciute come tali. Ciò vuol dire che lo stesso genere di esclusivismo che gli ebrei della diaspora denunciano come antisemitismo è fatto proprio dalla maggioranza di tutti gli ebrei, come principio ebraico. Chi, tra di noi, si oppone sia all'antisemitismo che allo sciovinismo ebraico è accusato di essere affetto dall'odio di sé, concetto che ritengo assolutamente privo di senso.§
    Nel contesto della politica israeliana il significato del termine «ebraico» (Jewish) e dei suoi derivati ha la stessa importanza del termine «islamico» così com'è ufficialmente usato in Iran o anche del termine «comunista» com'era stato ufficializzato nell'URSS. Comunque, il significato di Jewish non è chiaro né nella lingua ebraica né nella traduzione in altre lingue, per cui il termine ha dovuto esser definito ufficialmente.

    Secondo la legge dello Stato d'Israele è da considerarsi «ebreo» chi ha avuto una madre, una nonna, una bisnonna e una trisavola ebrea, di religione ebraica, oppure perché si è convertito al giudaismo da un'altra religione, secondo i criteri riconosciuti e accettati come legittimi dalle autorità d'Israele. Chi si sia convertito dal giudaismo a un'altra religione non è più considerato «ebreo». La prima di queste tre condizioni non è altro che la definizione talmudica di «chi è ebreo», fondamento di tutta la tradizione ortodossa ebraica. Anche il Talmud e la legge rabbinica post-talmudica riconoscono la conversione di un non ebreo al giudaismo, come pure l'acquisto di uno schiavo non ebreo da parte di un ebreo cui segue una forma diversa di conversione, come un modo per diventare ebreo, purché la conversione sia avallata da rabbini autorevoli e autorizzati e si svolga secondo modalità per essi accettabili. Per quanto riguarda le donne, una di queste «modalità accettabile» è il rito del «bagno di purificazione», durante il quale tre rabbini ispezionano accuratamente la donna nuda.
    La cosa è ben nota ai lettori delle pubblicazioni in lingua ebraica ma i media in inglese non ne parlano, anche se sicuramente susciterebbe un certo interesse. Mi auguro che questo mio libro, le cui fonti sono tutte in lingua ebraica, possa essere utile a correggere il divario tra l'informazione che viene data in lingua ebraica e quella che è tradotta in inglese e destinata all'esterno d'Israele.
    Ufficialmente, lo Stato d'Israele ha una legislazione discriminatoria nei confronti dei non ebrei, che favorisce esclusivamente gli ebrei in molti aspetti della vita come, tra i più importanti, il diritto di residenza, il diritto al lavoro e il diritto all'eguaglianza di fronte alla legge.

    Per quanto riguarda la discriminazione del diritto di residenza, si fonda sul fatto che, in Israele, il 92% della terra è proprietà dello Stato ed è amministrato dalla Israel Land Authority secondo i criteri del Jewish National Fund (JNF), affiliato all'Organizzazione Sionista Mondiale (World Zionist Organization). Sono regole fondamentali del JNF la proibizione a chi non è «ebreo» di stabilire la propria residenza, di esercitare attività commerciali, di rivendicare il proprio diritto al lavoro e questo soltanto perché non è ebreo. Al contrario, agli ebrei non è in nessun caso proibito stabilire la propria residenza o aprire attività commerciali in qualsiasi località d'Israele. Se discriminazioni simili fossero imposte in altri stati agli ebrei, si parlerebbe subito, e a ragione, di antisemitismo e ci sarebbero massicce proteste.
    Quando invece quelle discriminazioni sono normalmente applicate come logica conseguenza della cosiddetta «ideologia ebraica», sono volutamente ignorate o, le rare volte che se ne parla, giustificate. Secondo le regole del JNF, ai non ebrei si proibisce ufficialmente di lavorare le terre amministrate dalla Israel Land Authority. E' vero che queste regole non sono sempre applicate né globalmente imposte, però esistono e vengono tirate fuori tutte le volte che servono. Di tanto in tanto Israele ne impone l'applicazione, come quando, per esempio, il Ministero dell'Agricoltura si scaglia contro la pestilenza di permettere che negli orti che appartengono a ebrei sulla National Land, la terra dello Stato d'Israele, la raccolta sia affidata a coltivatori arabi, anche se questi sono cittadini d'Israele. E severamente proibito agli ebrei insediati sulla National Land subaffittare anche una parte delle loro terre agli arabi, persino per tempi brevissimi e chi lo fa incorre in pesantissime multe.
    Al contrario, non c'è nessuna proibizione se si tratta di non ebrei che affittano le loro terre ad altri ebrei. Nel mio caso, per esempio, io che sono ebreo ho il diritto di affittare un orto per il tempo della raccolta ad un altro ebreo, ma a un non ebreo, sia esso cittadino d'Israele o residente non naturalizzato, non è consentito.
    Israele è uno stato fondato sull'apartheid. Questo è il principio primo di tutto il suo sistema legale, oltre che la dimensione evidente e verificabile ad ogni livello sociale, residenziale, del viver quotidiano. Tuttavia, la maggior parte delle leggi approvate dal Knesset, il parlamento israeliano, non sembrano discriminatorie, almeno nella forma. Se si analizzano con un po' di attenzione, si vede subito che, alla base dì tutte c'è la discriminazione tra «ebrei» e «non ebrei».

    La Legge dell'Ingresso del 1952 aveva apparentemente la funzione di regolare l'accesso al paese ma, senza specificare tra «ebrei» e «non ebrei», recitava che «chi non è in possesso di un visto o di un certificato d'immigrazione sarà immediatamente deportato e non potrà più chiedere il rilascio dei visto». La definizione di chi ha le qualifiche per ottenere il visto d'immigrazione si trova nella parallela Legge del Ritorno: solo «gli ebrei».
    Infatti, la clausola della deportazione degli «stranieri» è applicabile solo ai «non ebrei». Il Ministero dell'Interno non ha l'autorità d'impedire a un ebreo, anche se ha precedenti penali e può costituire un pericolo per la società, di esercitare il suo diritto a stabilirsi in Israele. Solo un cittadino straniero non ebreo ha bisogno del permesso, ma agli ebrei che giungono da altre nazioni vengono subito concessi tutti i diritti e i privilegi previsti per i cittadini d'Israele: il «certificato d'immigrazione» conferisce automaticamente la cittadinanza, il diritto di votare e di essere eletti anche se non conoscono una sola parola di ebraico. Il «certificato d'immigrazione» dà diritto immediato alla «cittadinanza» in virtù del ritorno nella «terra madre d'Israele» e a molti benefici finanziari che variano a seconda della nazione da cui provengono gli «ebrei». Per esempio, quelli che provengono dall'ex URSS ricevono subito una «gratifica complessiva» di $ 20.000 per famiglia.
    Agli stranieri, cioè ai «non ebrei», può essere revocata la residenza anche se hanno vissuto in Israele anni ed anni, mentre nessuno può espellere gli indesiderabili se ebrei, com'è stato in moltissimi casi di trafficanti e comuni malfattori che sono persino riusciti a farsi eleggere nel Knesset. E ciò grazie alle leggi sulla cittadinanza del 1952 che, senza mai menzionare «ebrei» e «non ebrei», sono il fondamento primo dell'apartheid, insieme alle leggi sull'istruzione pubblica, alle norme della Israel Land Authority, che garantiscono la segregazione delle terre e le leggi matrimoniali religiose che sono mantenute separate dal codice matrimoniale civile.
    I «non ebrei» debbono risiedere molti anni in Israele prima di ottenere la cittadinanza, possono essere espulsi dall'oggi al domani e debbono ufficialmente rinunciare alla loro cittadinanza originaria. Per esempio, i cosiddetti «diritti dei residenti che rientrano in patria» (doganali, sussidi per le abitazioni e l'istruzione) valgono solo per gli «ebrei», gli yored. La discriminazione più plateale è quella che appare nei documenti d'identità che tutti sono tenuti a portare con sé e ad esibire in qualsiasi momento. Sotto la dicitura «nazionalità» figurano le seguenti categorie: «ebreo», «arabo», «druso», «circasso», «samarita», «caraita» o «straniero». Dal documento d'identità i funzionari dello stato sanno subito a quale categoria appartiene la persona. Malgrado innumerevoli pressioni, il Ministero dell'Interno si è sempre rifiutato di accettare la dicitura «nazionalità israeliana». A quelli che l'hanno richiesta, viene risposto su carta intestata «Stato d'Israele» che «si è deciso di non riconoscere una nazionalità israeliana», mentre si ricorda che si ha il diritto a lasciare in bianco la voce «nazionalità», previa richiesta al ministero di competenza. Nella lettera non si specifica chi ha preso tale decisione né quando.
    La legge sulla coscrizione militare del 1986 non sembra discriminatoria perché usa l'espressione «giovani di leva arruolati» come termine universale e riferibile a tutti i cittadini d'Israele. In realtà contiene un semplice marchingegno che ne fa una delle leggi più discriminatorie, un vero e proprio pilastro dell'apartheid: è la figura dell'enumerator, autorizzato a chiamare i giovani ad iscriversi nelle liste di leva, a convocarli al distretto con uno specifico richiamo alle armi. Nella legge si fa uso del termine «autorizzato», il che implicitamente lascia all'enumerator la facoltà di chiamare, o di non chiamare alle armi, i giovani in età di leva. Quelli che non ricevono la chiamata sono automaticamente esentati dal servizio militare. E’ semplicissimo: quelli che dai documenti d’identità risultano appartenenti al «settore arabo» non vengono chiamati.


    * Israel Shahak: Dopo alcuni anni nel campo di concentramento nazista di Belsen, nel 1945 si stabilì in Israele, dove si laureò in Chimica. Ha prestato servizio nell’esercito israeliano e dopo una carriera come docente universitario è morto qualche anno fa.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Vittime del conflitto tra palestinesi e israeliani

    - Palestinesi: 3.112
    - Israeliani: 918
    - Altre vittime: 63
    - Totale vittime: 4.093
    - Case palestinesi abbattute dall'esercito: 1.365
    - Palestinesi senza casa: 18.500

    Numero di vittime dall’inizio della prima Intifada (28 settembre 2000). Dati aggiornati alle 16 del 26 maggio 2004. Tra le vittime palestinesi sono inclusi i kamikaze, mentre non sono conteggiate le persone accusate di collaborazionismo e uccise da altri palestinesi. [ Fonte Afp e Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi ]

    Denuncia di Amnesty International
    Il 26 maggio 2004 Amnesty International ha pubblicato il suo rapporto annuale. In una sezione dedicata al Medio Oriente, l’organizzazione accusa Israele di commettere «crimini di guerra» contro i palestinesi e definisce «crimini contro l’umanità» gli attentati palestinesi contro i civili israeliani. Amnesty denuncia la disastrosa situazione economica dei Territori, dove i due terzi della popolazione vivono sotto la soglia di povertà e il 50 per cento delle persone è disoccupato. Amnesty sottolinea che nel 2003 è aumentato il numero di pacifisti e giornalisti stranieri uccisi dall’esercito israeliano nelle violenze.

    Risoluzione delle Nazioni Unite contro Israele
    Maggio 2004
    Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che denuncia Israele per l’uccisione di 53 palestinesi a Rafah e la demolizione di decine di abitazioni al confine tra Striscia di Gaza e l’Egitto. Per la prima volta Washington non ha opposto il suo veto alla risoluzione.

    Condanna del parlamento spagnolo
    Maggio 2004
    Il parlamento spagnolo ha approvato all’unanimità una dura dichiarazione contro le violenze israeliane nei campi profughi di Rafah. Il testo cita esplicitamente «il massacro di civili palestinesi nei Territori e l’attacco delle truppe israeliane contro una manifestazione».



    Scene già viste a Rafah
    Meron Benvenisti, «Ha’Aretz» Israele
    Tratto da "Internazionale" 541, 28 maggio 2004

    .
    Israele distrugge le case palestinesi. E il progetto dei suoi padri fondatori.
    Le immagini di Rafah sono difficili da sopportare. Colonne di profughi che si allontanano dalle loro case con pochi oggetti messi in salvo, bambini che trascinano valigie più grandi di loro, donne vestite di nero che piangono sulle macerie. Per alcuni di noi tutto questo riporta alla memoria scene identiche, come un peso che da mezzo secolo opprime la nostra coscienza: la processione dei profughi di Lod diretta a Ramallah nell’estate del 1948, la colonna degli esuli dei villaggi palestinesi di Yalu, Beit Nuba ed Emmaus rasi al suolo nel giugno del 1967 e i profughi di Gerico che scavalcano le macerie del ponte di Allenby per passare in Giordania. La cosa forse più sconvolgente è veder ripetere oggi a Rafah scene già vissute dai nonni e genitori dei profughi di Yibna – l’attuale Yavneh, tra Tel Aviv e Gaza – al tempo in cui abbandonarono le case davanti allo sfondamento degli aggressori israeliani.

    Un governo fanatico
    Sono passati quasi 56 anni e oggi tocca ai discendenti di quei profughi, protagonisti della stessa scena. Oggi gli israeliani adottano la stessa tattica, che consiste nel diffondere voci allarmanti e sparare colpi di avvertimento. E quando gli abitanti spaventati fuggono dalle loro case, gli aggressori sostengono di non essere responsabili della fuga. E poi distruggono le case, visto che «tanto sono vuote e abbandonate». Il vocabolario asettico e la terminologia militare nascondono un primitivo desiderio di vendetta e un nazionalismo sfrenato. La «tradizione militare» e la «giusta causa» esentano i nostri soldati dall’obbligo di rendersi conto della tragedia umana che provocano. E il potere esecutivo, che dovrebbe dirigere l’esercito secondo criteri morali, si mostra più crudele ed estremista dei capi delle forze armate. Si preoccupa solo dell’immagine di Israele e della sua condanna da parte di «mass media ostili».



    Come si fa a provare solidarietà per «un nido di assassini e di selvaggi del deserto, capeggiati da una banda di corrotti?». Il problema di questa domanda retorica è che si ha la forte impressione che la nostra «reazione» consista nello sfruttare la ferocia dei palestinesi per meglio «punirli», strapparli alle loro case, «sgombrare» i loro campi e appropriarci delle terre da loro abbandonate per le nostre esigenze. Generazione dopo generazione, li spingiamo a fuggire dalle loro case per poi insediarci lì, e quando si presenta l’occasione, impadronirci dei loro ultimi rifugi e cacciarli. Generazione dopo generazione, alimentiamo la coscienza dei profughi, ravviviamo il dolore della loro fuga ed esponiamo una nuova generazione alla rabbia impotente di chi è sradicato. Dopodiché, spaventati e atterriti, ci ritroviamo di nuovo davanti a persone che pensano solo a tornare nei luoghi da cui sono state cacciate.
    In tutto ciò c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato. Se, con il pretesto di respingere una minaccia alla loro esistenza, degli ufficiali figli dei combattenti ebrei del 1948 insistono a mandare i loro figli ad «ampliare un asse stradale» - che equivale a espellere i nipoti palestinesi dei profughi del 1948 – significa che c’era qualcosa di sbagliato nella visione dei padri fondatori di Israele. Se dopo mezzo secolo la loro opera deve ancora affrontare una minaccia esistenziale, significa che siamo condannati per l’eternità. Nessuna collettività umana può sopravvivere eternamente a una guerra di sopravvivenza così crudele. Al contrario, se l’operazione è solo un incidente e una reazione esagerata, dobbiamo riflettere seriamente sulla nostra responsabilità verso un’impresa che in origine fu motivata da nobili ideali
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Citazioni Sioniste (*)

    (*) Nel riportarle non intendiamo fomentare alcun odio razzista

    David Ben Gurion
    Primo Ministro d’Israele, 1949 - 1954, 1955 - 1963

    “Noi dobbiamo espellere gli arabi e prenderci i loro posti.”
    David Ben Gurion
    1937, Ben Gurion and the Palestine Arabs, Oxford University Press, 1985.

    ”Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba”.
    David Ben-Gurion
    Maggio 1948, agli ufficiali dello Stato Maggiore. Da: Ben-Gurion, A Biography, by Michael Ben-Zohar, Delacorte, New York 1978.

    “Ci sono stati l’anti-semitismo, i nazisti, Hitler, Auschwitz, ma loro in questo cosa centravano? Essi vedono una sola cosa: siamo venuti e abbiamo rubato il loro paese. Perché dovrebbero accettarlo?”
    Riportato da Nahum Goldmann in Le Paraddoxe Juif (The Jewish Paradox), pp. 121-122.

    "I villaggi ebraici sono stati costruiti al posto dei villaggi arabi. Voi non li conoscete neanche i nomi di questi villaggi arabi, e io non vi biasimo perché i libri di geografia non esistono più. Non soltanto non esistono i libri, ma neanche i villaggi arabi non ci sono più. Nahlal è sorto al posto di Mahlul, il kibbutz di Gvat al posto di Jibta; il kibbutz Sarid al posto di Huneifis; e Kefar Yehushua al posto di Tal al-Shuman. Non c’è un solo posto costruito in questo paese che non avesse prima una popolazione araba.”
    David Ben Gurion
    citato in The Jewish Paradox, di Nahum Goldmann, Weidenfeld and Nicolson, 1978, p. 99.

    "Tra di noi non possiamo ignorare la verità ... politicamente noi siamo gli aggressori e loro si difendono … Il paese è loro, perché essi lo abitavano, dato che noi siamo voluti venire e stabilirci qui, e dal loro punto di vista gli vogliamo cacciare dal loro paese.”
    David Ben Gurion
    riportato a pp 91-2 di Fateful Triangle di Chomsky, che apparve in "Zionism and the Palestinians pp 141-2 di Simha Flapan che citava un discorso del 1938

    "Se avessi saputo che era possibile salvare tutti i bambini della Germania trasportandoli in Inghilterra, e soltanto la metà trasferendoli nella terra d’Israele, avrei scelto la seconda soluzione, a noi non interessa soltanto il numero di questi bambini ma il calcolo storico del popolo d’Israele”.
    Golda Meir
    Primo Ministro d’Israele, 1969 - 1974

    "Non esiste una cosa come il popolo palestinese … Non è come se noi siamo venuti e li abbiamo cacciati e preso il loro paese. Essi non esistono.”
    Golda Meir
    dichiarazione al The Sunday Times, 15 giugno 1969.

    "Come possiamo restituire i territori occupati? Non c’è nessuno a cui restituirli.”
    Golda Meir
    8 marzo 1969.

    "A tutti quelli che parlano in favore di riportare indietro i rifugiati arabi devo anche dirgli come pensa di prendersi questa responsabilità, se è interessato allo stato d’Israele. E bene che le cose vengano dette chiaramente e liberamente: noi non lasceremo che questo accada.”
    Golda Meir
    1961, in un discorso alla Knesset, riportato su Ner, ottobre 1961

    "Questo paese esiste come il compimento della promessa fatta da Dio stesso. Sarebbe ridicolo chiedere conto della sua legittimità.”
    Golda Meir
    Le Monde, 15 ottobre 1971

    Yitzhak Rabin
    Primo Ministro d’Israele, 1974 - 1977, 1992 - 1995

    "Uscimmo fuori, Ben-Gurion ci accompagnava. Allon rifece la sua domanda, ‘Che cosa si doveva fare con la popolazione palestinese?’ Ben-Gurion ondeggi? la mano in un gesto che diceva ‘cacciateli fuori!”
    Yitzhak Rabin
    versione censurata delle memorie di Rabin, pubblicata sul New York Times, 23 ottobre 1979.

    "[Israele vorrà] creare nel corso dei prossimi 10 o 20 anni le condizioni per attrarre naturalmente e volontariamente una migrazione dei rifugiati dalla striscia di Gaza e dalla Cisgiordania verso la Giordania. Per ottenere questo dobbiamo arrivare ad un accordo con Re Hussein e non con Yasser Arafat."
    Yitzhak Rabin
    (un "Principe di Pace" secondo Clinton), spiega il suo metodo di pulizia etnica dei territori occupati senza sollevare scalpore nel mondo. (Riportato da David Shipler sul The New York Times, 04/04/1983 citando i commenti di Meir Cohen al comitato affari esteri e difesa della Knesset del 16 marzo.)

    Menachem Begin
    Primo Ministro d’Israele, 1977 – 1983

    "[I palestinesi] sono bestie che camminano su due gambe.”
    Menachem Begin
    Discorso alla Knesset di Menachem Begin Primo Ministro israeliano, riportato da Amnon Kapeliouk, "Begin and the 'Beasts’," su New Statesman, 25 giugno 1982.

    "La divisione della Palestina è illegale. Non sarà mai riconosciuta … Gerusalemme è e sarà per sempre la nostra capitale. Eretz Israel verrà ricostruito per il popolo d’Israele. Tutta quanto. E per sempre.”
    Menachem Begin
    Menachem Begin, il giorno dopo il voto all’ONU sulla divisione della Palestina.

    Yizhak Shamir
    Primo Ministro d’Israele, 1983 - 1984, 1986 - 1992

    "I vecchi dirigenti del nostro movimento ci hanno lasciato un chiaro messaggio di prendere Eretz Israel dal mare al fiume Giordano per le future generazioni, per un’aliya di massa (=immigrazione ebraica), e per il popolo ebraico, che tutto quanto sarà radunato in questo paese.”
    Dichiarazione dell’ex primo Ministro Yitzhak Shamir al ricordo funebre dei primi dirigenti del Likud, novembre 1990. Servizio locale di Radio Gerusalemme.

    "Determinare la terra d’Israele è l’essenza del sionismo. Senza determinazione, noi non realizziamo il sionismo. E’ semplice.”
    Yitzhak Shamir
    su Maariv, 02/21/1997
    "(I palestinesi) saranno schiacciati come cavallette... con le teste sfracellate contro i massi e le mura.”
    Yitzhak Shamir
    a quel tempo Primo Ministro d’Israele in un discorso ai coloni ebrei, New York Times, 1 aprile 1988

    Benjamin Netanyahu
    Primo Ministro d’Israele, 1996 - 1999

    "Israele avrebbe dovuto approfittare dell’attenzione del mondo sulla repressione delle dimostrazioni in Cina, quando l’attenzione del mondo era focalizzata su quel paese, per portare a termine una massiccia espulsione degli arabi dei territori."
    Benyamin Netanyahu
    allora vice ministro degli esteri, ex Primo Ministro d’Israele, in un discorso agli studenti della Bar Ilan University, dal giornale israeliano Hotam, 24 novembre 1989.

    Ehud Barak
    Primo Ministro d’Israele, 1999 - 2001

    "I palestinesi sono come coccodrilli, più gli date carne, più ne vogliono”….
    Ehud Barak
    a quel tempo Primo Ministro d’Israele – 28 agosto 2000. Apparso su Jerusalem Post, 30 agosto, 2000

    "Se pensassimo che invece di 200 vittime palestinesi, 2.000 morti metterebbero fine agli scontri in un colpo, dovremmo usare più forza....”
    Il Primo Ministro israeliano Ehud Barak
    citato dall’Associated Press, 16 novembre 2000.

    "Sarei entrato in un’organizzazione terroristica.”
    risposta di Ehud Barak a Gideon Levy
    giornalista del quotidiano Ha'aretz, quando chiese a Barak che cosa avrebbe fatto se fosse nato palestinese.

    Ariel Sharon
    Primo Ministro d’Israele, 2001 – ad oggi

    "E’ dovere dei dirigenti d’Israele spiegare all’opinione pubblica, chiaramente e coraggiosamente, un certo numero di fatti che col tempo sono stati dimenticati. Il primo di questi è che non c’è sionismo, colonizzazione, o Stato Ebraico senza lo sradicamento degli arabi e l’espropriazione delle loro terre.”
    Ariel Sharon
    Ministro degli esteri d’Israele, parlando ad una riunione di militanti del partito di estrema destra Tsomet, Agenzia France Presse, 15 novembre 1998.

    "Tutti devono muoversi, correre e prendere quante più cime di colline (palestinesi) possibile in modo da allargare gli insediamenti (ebraici) perché tutto quello che prenderemo ora sarà nostro... Tutto quello che non prenderemo andrà a loro.”
    Ariel Sharon
    Ministro degli esteri d’Israele, aprendo un incontro del partito Tsomet Party, Agenzia France Presse, 15 novembre 1998.

    “Ogni volta che facciamo qualcosa tu mi dici che l’America farà questo o quello…devo dirti qualcosa molto chiaramente: Non preoccuparti della pressione americana su Israele. Noi , il popolo ebraico, controlliamo l’America, e gli americani lo sanno.”
    Ariel Sharon
    Primo Ministro d’Israele, 31 ottobre 2001, risposta a Shimon Peres, come riportato in un programma della radio Kol Yisrael.

    "Israele può avere il diritto di mettere altri sotto processo, ma certamente nessuno ha il diritto di mettere sotto processo il popolo ebraico e lo Stato d’Israele.”
    Ariel Sharon
    Primo Ministro d’Israele, 25 marzo 2001 citato dalla BBC News Ondine.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Sharon: "Siamo giudei nazisti"

    Antica intervista a Sharon che la dice lunga sull'individuo e sulla filosofia che ha guidato la sua vita.
    Intervista rilasciata dal Primo Ministro d'Israele Ariel Sharon allo scrittore Amos Oz, pubblicata sul quotidiano israeliano Davar, il 17 dicembre 1982.

    (Traduzione di Milly Martinelli)

    Nel 1982 Amos Oz pubblicò questa intervista insieme ad altre nel suo libro
    in Ebraico: Amos Oz: Poh va-sham be-Erets-Yisra'el bi-setav, 1982 ,
    ripubblicata poi nel 1986 da Am Oved,Tel-Aviv.
    L'intervista compare alle pagine 70-82. Amos Oz non menziona il nome di
    Sharon, ma usa l'abbreviazione Z. I fatti indicati da Amos Oz confermano
    chiaramente che la persona intervistata è Ariel Sharon.
    Il libro è stato pubblicato in Francese: Amos Oz: Les voix d'Israël,
    translated by Guy Seniak, Calmann-Lévy, Paris, 1983, dove l'intervista
    compare alle pagine 79-91. Anche in questo caso Amos Oz non menziona il nome
    di Sharon ma usa l'abbreviazione T. Un'altra versione francese appare anche
    nella Lettera n° 2 di FAITS ET DOCUMENTS, 3 Settembre 2001:
    http://www.argent.fr/fetd2.htm.
    Lo stesso libro è stato pubblicato in Inglese: Amos Oz. In the Land of
    Israel, translated by Maurie Goldberg-Bartura. 1st Vintage Books Edition.
    New York: Vintage Books, 1984. Neppure qui Amos Oz menziona il nome di
    Sharon, ma usa l'abbreviazione C.
    L'intervista qui riportata è quella pubblicata, tra gli altri, sul sito
    http://www.counterpunch.org/pipermai...eptember/01305
    4.html dove si indica che la persona indicata con C. è Sharon.
    ------------------------------------------------------------------------------

    Sharon: "Lei può chiamarmi come le pare. Mi chiami pure mostro o assassino.
    Soltanto tenga presente che io non odio gli Arabi. Al contrario.
    Personalmente mi trovo molto meglio con loro, e specialmente con i beduini,
    che con gli Ebrei. Gli Arabi che noi non abbiamo ancora rovinato sono gente
    fiera, sono irrazionali e anche crudeli ma generosi, sono gli yids (ebrei
    della Mitteleuropa) che stanno piegati. Per farli star dritti bisogna
    tirarli energicamente dall'altra parte. In questo, in breve, consiste tutta
    la mia ideologia."

    "Dica dello stato di Israele ciò che vuole, dica che è uno stato
    giudeo-nazista, come fa Leibowitz. E perché no? Meglio un giudeo nazista
    vivo che un santo morto. Non mi importa di essere come Gheddafi. Io non
    cerco l'ammirazione dei Gentili. Non ho bisogno di essere amato da loro. E
    neppure ho bisogno di essere amato dagli Ebrei come lei. Io devo vivere e
    intendo assicurarmi che anche i miei figli possano vivere, con o senza la
    benedizione del papa e degli altri leader religiosi citati dal New York
    Times. Io distruggerò chiunque alzerà una mano sui miei figli, distruggerò
    lui e i suoi figli, con o senza la nostra famosa purezza delle armi. E non
    me ne importa se si tratti di un Cristiano, di un Musulmano, di un Ebreo o
    di un Pagano. La Storia ci insegna che colui che non uccide sarà ucciso.
    Questa è una legge di ferro"

    "Se anche lei mi provasse con matematica precisione che l'attuale guerra nel
    Libano è una sporca guerra immorale, non m'importerebbe. Dirò di più: anche
    se lei mi provasse che noi non abbiamo raggiunto e non raggiungeremo mai
    alcuno dei nostri obbiettivi in Libano, e che neppure potremo creare in
    Libano un regime amico né sconfiggere i Siriani e neppure l'OLP, nemmeno
    allora mi importerebbe. Questa guerra valeva comunque la pena di farla.
    Anche se la Galilea venisse di nuovo bombardata dai "katjusha" entro un
    anno, anche di questo in fondo non m'importerebbe. Noi cominceremmo un'altra
    guerra, uccideremmo e distruggeremmo ancora e ancora finché quelli ne
    avranno abbastanza. E lo sa lei perché ne vale la pena? Perché sembra che
    questa guerra ci abbia reso ancora più impopolari presso il cosiddetto mondo
    civile."

    "Non sentiremo più ripetere le assurdità sulla famosa moralità ebraica,
    sulla lezione morale dell'olocausto o sulla immagine di purezza e virtù
    degli ebrei emersa dalle camere a gas. Facciamola finita. La distruzione di
    Eyn Hilwe (è un peccato che non abbiamo spazzato via del tutto questo nido
    di calabroni), il salutare bombardamento di Beirut e quel modesto massacro
    (si può chiamare massacro l'uccisione di cinquecento Arabi nei loro campi?)
    che avremmo dovuto compiere con le nostre delicate mani invece di lasciarlo
    fare ai falangisti, queste ottime operazioni hanno troncato finalmente tutti
    quei merdosi discorsi su "un popolo eccezionale, faro per tutte le nazioni"
    . Basta con questo popolo eccezionale, buono, faro di civiltà.
    Sbarazziamocene."

    "Personalmente non desidero affatto essere migliore di Komeini o di Breznev,
    o di Gheddafi, di Assad o della signora Thatcher e nemmeno di Harry Truman
    che ammazzò mezzo milione di giapponesi con due belle bombe. Io voglio solo
    essere più intelligente, più veloce e più efficiente di loro, non più buono
    o più bello.. Secondo lei i cattivi di questo mondo se la passano male? Se
    qualcuno prova a toccarli, quelli gli tagliano le mani e anche le gambe.
    Sono cacciatori che inseguono e acchiappano tutto quello che gli par buono
    da divorare. E non soffrono di indigestione e il Cielo non li punisce. Io
    voglio che Israele si associ a questo club così, forse, alla fine il mondo
    comincerà a temermi invece di compatirmi. Forse allora cominceranno a
    tremare, a temere il mio furore invece che ammirare la mia nobiltà. Grazie a
    Dio. Lasciateli tremare, lasciate che ci chiamino uno stato aggressivo,
    lasciate che capiscano che siamo un Paese selvaggio, pericoloso per i popoli
    che ci circondano, non normale , e che potremmo diventare feroci se uccidono
    uno dei nostri figli, anche uno solo. Lasciate che pensino che potremmo
    perdere ogni controllo e bruciare tutti i pozzi petroliferi del medio
    oriente. Se, Dio non voglia, succedesse qualcosa a suo figlio, lei
    parlerebbe come me. Si rendano conto a Washington, a Mosca, a Damasco, in
    Cina che se uno dei nostri ambasciatori venisse ammazzato o anche un console
    o uno dei giovanissimi addetti d'ambasciata, noi potremmo scatenare la terza
    guerra mondiale solo per questo."

    Stiamo parlando sul balcone della graziosa casa di campagna di Sharon, che è
    situata su una fiorente moshad. A occidente si vede un tramonto di fuoco e
    nell'aria alita un profumo di alberi da frutta. Ci servono caffè ghiacciato
    in grandi bicchieri. Sharon ha circa cinquant¹anni, è un uomo famoso per le
    sue azioni militari, ha una figura forte e pesante, porta pantaloni corti
    senza camicia Ha il corpo abbronzato: è l'abbronzatura di un uomo biondo che
    vive al sole. Allunga le gambe pelose sul tavolo e appoggia le mani sulla
    poltrona. Ha una ferita sul collo, gli occhi vagano sui suoi campi
    coltivati, butta fuori la sua ideologia con una voce roca per il troppo
    fumo:

    "Mi lasci dire qual è la cosa più importante, il frutto più dolce della
    guerra in Libano: è che loro ora, non solo odiano Israele, ma grazie a noi
    odiano anche quei feinschmecker (palati delicati) di ebrei di Parigi,
    Londra, New York, Francoforte, Montreal che se ne stanno nei loro gusci.
    Alla fine ora odiano anche queste belle anime di Yids che dicono di essere
    diversi da noi di non essere come Thugs israeliani, ma ebrei puliti ed
    educati. Ma non gli servirà a niente, a questi Yids così per benino, come
    non è servito all'ebreo assimilato di Vienna e di Berlino che pregava gli
    antisemiti di non confonderlo con i vocianti e puzzolenti giudei dell'est,
    perché lui si era liberato dai costumi degli sporchi ghetti di Ucraina e
    Polonia. Lasciamoli gridare che loro condannano Israele , che sono nel
    giusto, che non vogliono far del male nemmeno a una mosca, che preferiscono
    essere ammazzati che ammazzare, che si sono assunti il compito di mostrare
    ai gentili come essere buoni cristiani porgendo sempre l'altra guancia..
    Questo non gli porterà alcun vantaggio. Ora stanno subendo questo odio a
    causa nostra E io le confesso che per me questo è un piacere."

    " Questi sono gli stessi Yids che hanno convinto i gentili a capitolare di
    fronte a quei bastardi di Vietnamiti, a mollare di fronte a Komeini, a
    Breznev, a impietosirsi per lo sceicco Yamani a causa della sua difficile
    infanzia e a fare l'amore e non la guerra. O magari a non fare né l'una né
    l'altra cosa, piuttosto a scrivere un saggio sull'amore e sulla guerra. Con
    tutto questo abbiamo chiuso. L'ebreo è stato respinto, non solo ha
    crocefisso Gesù, ma ha crocefisso anche Arafat a Sabra e Chatila, ormai essi
    sono identificati con noi e questa è una cosa buona. I loro cimiteri vengono
    dissacrati, le loro sinagoghe incendiate, tutti gli epiteti sono stati
    rispolverati. Vengono espulsi dai club esclusivi, la gente spara contro i
    loro ristoranti etnici, uccidendo anche i bambini, costringendoli a
    cancellare tutte le insegne ebraiche, costringendoli ad andarsene o a
    cambiare professione".

    "Ben presto i loro palazzi verranno coperti da slogan: Yids, andate in
    Palestina e sa che le dico? Loro verranno in Palestina perché non avranno
    altra scelta! Questo è il vantaggio che abbiamo ricevuto dalla guerra in
    Libano. Mi dica, non valeva la pena? Presto avremo tempi migliori. Gli Ebrei
    cominceranno ad arrivare, gli Israeliani smetteranno di andar via e coloro
    che se ne sono già andati torneranno. Quelli di loro che hanno scelto
    l'assimilazione capiranno finalmente che non gli serve a niente cercare di
    essere la coscienza del mondo. La coscienza del mondo si prenda nel culo
    quello che non gli è entrato nella testa. I Gentili si sono sempre sentiti
    insofferenti verso gli ebrei e la loro coscienza e ora gli Yids hanno una
    sola via d'uscita, tornare a casa, tornarci tutti, presto, per installare
    grosse porte d'acciaio, per costruire una robusta barriera, per avere
    mitragliatrici posizionate in ogni angolo della loro barriera e combattere
    come diavoli contro chiunque osi alzare la voce contro questo paese. E se
    qualcuno alza la mano contro di noi gli porteremo via metà della sua terra e
    bruceremo l'altra metà, incluso il petrolio. Possiamo anche usare le armi
    nucleari. Andremo avanti finché non ce la faranno più."

    "Lei vorrà sapere se l'arrivo in massa di Yids, in fuga dagli antisemiti,
    non mi faccia temere che finiscano per rammollirci tutti coprendoci con il
    loro olio d'oliva. Senta, la storia è buffa, in un certo senso: possiede una
    sua dialettica ironica . Chi è stato colui che ha esteso lo stato di Israele
    quasi fino ai confini del regno di Davide? Chi ha allargato questo stato
    fino a coprire l'area dal monte Hermon fino a Raz Muhammad? Levi Eshcol. Fu,
    fra tutti, quel seguace di Gordon, che sembrava una tenera vecchia signora.
    Chi invece sta per spingerci dentro le mura del ghetto, chi ha ceduto tutto
    il Sinai al fine di conservare un' immagine civile? Il governatore di Beltar
    in Polonia, quell'uomo coraggioso di Menahem Begin. Non si può mai dire. Una
    cosa sola so di certo: finché ti batti per difendere la tua vita tutto è
    permesso. Anche cacciar fuori tutti gli Arabi dalla West Bank. Tutto ."

    "Leiboviz aveva ragione. Davvero siamo giudei nazisti. Perché no? Un uomo
    che si lasci ammazzare, che lasci fare sapone dei suoi bambini e paralumi
    con la pelle della sua donna è un criminale peggiore dei suoi assassini.
    Peggiore dei nazisti Se i suoi garbati e civili genitori fossero venuti qui
    in tempo invece di scrivere libri sull'amore per l'umanità e di cantare
    "Ascolta Israele", mentre camminavano verso la camera a gas; se invece (e
    non si scandalizzi) avessero ucciso sei milioni di Arabi, ma anche solo un
    milione, che cosa sarebbe successo? Sicuramente sarebbero state scritte due
    o tre brutte pagine nei libri di storia, ci avrebbero appioppato ogni sorta
    di appellativi, ma oggi potremmo essere qui come un popolo di ventidue
    milioni di persone"

    "Ancora oggi sono disposto a offrirmi volontario per fare il lavoro sporco
    per Israele, per uccidere quanti Arabi è necessario, per deportarli, per
    espellerli e bruciarli in modo che tutti ci odino , per togliere il tappeto
    da sotto i piedi degli ebrei della diaspora così che essi siano costretti a
    correre da noi piangendo. Anche se ciò significa vedere saltare per aria una
    o due sinagoghe qua e là, non m'importa. E non mi preoccupo se a lavoro
    finito sarò messo di fronte al tribunale di Norimberga e poi messo in
    carcere a vita. Impiccatemi se volete come criminale di guerra. Così voi
    potete ripulire la vostra ebraica coscienza ed entrare nel rispettabile club
    delle nazioni civili, che sono ampie e sane.. Ciò che voi tutti non capite è
    che il lavoro sporco del sionismo non è ancora finito. Siamo ancora lontani
    dalla fine . E' vero, avrebbe potuto essere finito nel 1948, ma voi avete
    interferito, lo avete fermato. E tutto questo a causa della ebraicità delle
    vostre anime, a causa della vostra mentalità di diaspora. Perché gli ebrei
    non afferrano le cose con rapidità.
    Se apriste i vostri occhi e vi guardaste attorno vi accorgereste che
    l'oscurità sta di nuovo calando sul mondo. E noi sappiamo che cosa succede a
    un ebreo che sta isolato nel buio. Perciò sono contento che questa piccola
    guerra in Libano abbia spaventato gli Yids. Si spaventino pure, soffrano,
    così si affretteranno a tornare a casa prima che venga buio del tutto. Per
    questo, io sarei un antisemita? Bene. Allora non citi me, citi Lilienblum
    che non è sicuramente antisemita, tanto è vero che una strada di Tel Aviv
    porta il suo nome.
    (Sharon cita leggendo in un quadernetto che stava già sul suo tavolo quando
    sono arrivato)
    "Tutto ciò che sta accadendo non è forse un segno che i nostri antenati
    vollero e noi stessi vogliamo, essere perseguitati, che a noi piace vivere
    come zingari".. e questo è Lilienblum a dirlo, non io. Mi creda ho studiato
    la letteratura sionista, posso provare quello che dico.

    E scriva pure che io sono una disgrazia per l¹umanità. Non me ne importa,
    anzi. Facciamo un patto: io farò tutto il possibile per espellere gli Arabi
    da qui. Io farò tutto il possibile per incrementare l'antisemitismo e lei
    scriverà poesie e saggi sull'infelicità degli Arabi e si preparerà ad
    assorbire gli Yids che io costringerò a rifugiarsi in questo paese e ai
    quali insegnerò ad essere un faro per i Gentili. Cosa ne dice?".

    A questo punto ho interrotto il monologo di Sharon per un momento e gli ho
    espresso un pensiero che mi passava per la testa e che forse riguardava più
    me stesso che il mio ospite. Era possibile che Hitler avesse non solo
    ammazzato gli Ebrei ma anche avvelenato le loro menti? E che questo veleno
    assorbito in profondità fosse ancora attivo? Ma neppure questa idea è
    riuscita a suscitare la protesta di Sharon, o a fargli alzare la voce. Dopo
    tutto lui stesso dice di non aver mai alzato la voce sotto stress, nemmeno
    durante la famosa operazione alla quale è associato il suo nome.

    -----------------------------


    The following is a reprint of an interview with Israeli Prime Minister Ariel
    Sharon by Amos Oz as originally published in the Israeli daily Davar on 17
    December 1982.
    The man referred to as C. is Sharon.

    (Interview by Amos Oz in 1982Amos Oz reproduced this interview, with others,
    in his book in Hebrew, Amos Oz: Poh va-sham be-Erets-Yisra'el bi-setav,
    1982, republished by Am Oved,Tel-Aviv, 1986. The interview is on pp. 70-82.
    Amos Oz does not mention the nameof Sharon, but uses the abbreviation Z. The
    facts indicated by Amos Oz clearlyconfirm that the person interviewed is
    Ariel Sharon. This book has been published in French: Amos Oz: Les voix
    d'Israël, translatedby Guy Seniak, Calmann-Lévy, Paris, 1983. The interview
    is on pages 79-91. Here again, Amos Oz does not mention the name of Sharon,
    but uses the abbreviation T. A French version is also produced in: Letter no
    2 of FAITS ET DOCUMENTS, 3 September 2001: http://www.argent.fr/fetd2.htm.
    The same book has been published in English: Amos Oz: In the Land of Israel,
    translated by Maurie Goldberg-Bartura. 1st Vintage Books Edition. New York:
    Vintage Books, 1984. Here again, Amos Oz does not mention the name of
    Sharon,but uses the abbreviation C.The interview is here distributed as
    published
    by:http://www.counterpunch.org/pipermai...1-September/01
    3054.html It is indicated that the man referred to as C. is Sharon).

    The interview of Ariel Sharon by Amos Oz


    [Sharon]: "You can call me anything you like. Call me a monster or a
    murderer. Just note that I don't hate Arabs. On the contrary. Personally, I
    am much more at ease with them, and especially with the Bedouin, than with
    Jews. Those Arabs we haven't yet spoilt are proud people, they are
    irrational, cruel and generous. It's the Yids that are all twisted. In order
    to straighten them out you have to first bend them sharply the other way.
    That, in brief, is my whole ideology".

    "Call Israel by any name you like, call it a Judeo-Nazi state as does
    Leibowitz. Why not? Better a live Judeo-Nazi than a dead saint. I don't care
    whether I am like Ghadafi. I am not after the admiration of the gentiles. I
    don't need their love. I don't need to be loved by Jews like you either. I
    have to live, and I intend to ensure that my children will live as well.
    With or without the blessing of the Pope and the other religious leaders
    from the New York Times. I will destroy anyone who will raise a hand against
    my children, I will destroy him and his children, with or without our famous
    purity of arms. I don't care if he is Christian, Muslim, Jewish or pagan.
    History teaches us that he who won't kill will be killed by others. That is
    an iron law".

    "Even if you'll prove to me by mathematical means that the present war in
    Lebanon is a dirty immoral war, I don't care. Moreover, even if you will
    prove to me that we have not achieved and will not achieve any of our aims
    in Lebanon, that we will neither create a friendly regime in Lebanon nor
    destroy the Syrians or even the PLO, even then I don't care. It was still
    worth it. Even if Galilee is shelled again by Katyushas in a year's time, I
    don't really care. We shall start another war, kill and destroy more and
    more, until they will have had enough. And do you know why it is all worth
    it? Because it seems that this war has made us more unpopular among the
    so-called civilised world".

    "We'll hear no more of that nonsense about the unique Jewish morality, the
    moral lessons of the holocaust or about the Jews who were supposed to have
    emerged from the gas chambers pure and virtuous. No more of that. The
    destruction of Eyn Hilwe (and it's a pity we did not wipe out that hornet's
    nest completely!), the healthy bombardment of Beirut and that tiny massacre
    (can you call 500 Arabs a massacre?) in their camps which we should have
    committed with our own delicate hands rather than let the Phalangists do it,
    all these good deeds finally killed the bullshit talk about a unique people
    and of being a light upon the nations. No more uniqueness and no more
    sweetness and light. Good riddance."

    "I personally don't want to be any better than Khomeini or Brezhnev or
    Ghadafi or Assad or Mrs. Thatcher, or even Harry Truman who killed half a
    million Japanese with two fine bombs. I only want to be smarter than they
    are, quicker and more efficient, not better or more beautiful than they are.
    Tell me, do the baddies of this world have a bad time? If anyone tries to
    touch them, the evil men cut his hands and legs off. They hunt and catch
    whatever they feel like eating. They don't suffer from indigestion and are
    not punished by Heaven. I want Israel to join that club. Maybe the world
    will then at last begin to fear me instead of feeling sorry for me. Maybe
    they will start to tremble, to fear my madness instead of admiring my
    nobility. Thank god for that. Let them tremble, let them call us a mad
    state. Let them understand that we are a wild country, dangerous to our
    surroundings, not normal, that we might go crazy if one of our children is
    murdered - just one! That we might go wild and burn all the oil fields in
    the Middle East! If anything would happen to your child, God forbid, you
    would talk like I do. Let them be aware in Washington, Moscow, Damascus and
    China that if one of our ambassadors is shot, or even a consul or the most
    junior embassy official, we might start World War Three just like that!"

    ......We are talking while sitting on the balcony of the pretty country
    house belonging to C. which is situated in a prosperous Moshav. To the west
    we see a burning sunset and there is a scent of fruit trees in the air. We
    are being served iced coffee in tall glasses. C. is about fifty years old.
    He is a man well known for his (military) actions. He is a strong, heavy
    figure wearing shorts but no shirt. His body is tanned a metallic bronze
    shade, the colour of a blond man living in the sun. He puts his hairy legs
    on the table and his hands on the chair. There is a scar on his neck. His
    eyes wander over his plantations. He spells out his ideology in a voice made
    hoarse by too much smoking:

    "Let me tell me [sic] what is the most important thing, the sweetest fruit
    of the war in Lebanon: It is that now they don't just hate Israel. Thanks to
    us, they now also hate all those Feinschmecker Jews in Paris, London, New
    York, Frankfurt and Montreal, in all their holes. At last they hate all
    these nice Yids, who say they are different from us, that they are not
    Israeli thugs, that they are different Jews, clean and decent. Just like the
    assimilated Jew in Vienna and Berlin begged the anti-Semite not to confuse
    him with the screaming, stinking Ostjude, who had smuggled himself into that
    cultural environment out of the dirty ghettos of Ukraine and Poland. It
    won't help them, those clean Yids, just as it did not help them in Vienna
    and Berlin. Let them shout that they condemn Israel, that they are all
    right, that they did not want and don't want to hurt a fly, that they always
    prefer being slaughtered to fighting, that they have taken it upon
    themselves to teach the gentiles how to be good Christians by always turning
    the other cheek. It won't do them any good. Now they are getting it there
    because of us, and I am telling you, it is a pleasure to watch."

    "They are the same Yids who persuaded the gentiles to capitulate to the
    bastards in Vietnam, to give it in to Khomeini, to Brezhnev, to feel sorry
    for Sheikh Yamani because of his tough childhood, to make love not war. Or
    rather, to do neither, and instead write a thesis on love and war. We are
    through with all that. The Yid has been rejected, not only did he crucify
    Jesus, but he also crucified Arafat in Sabra and Shatila. They are being
    identified with us and that's a good thing! Their cemeteries are being
    desecrated, their synagogues are set on fire, all their old nicknames are
    being revived, they are being expelled from the best clubs, people shoot
    into their ethnic restaurants murdering small children, forcing them to
    remove any sign showing them to be Jews, forcing them to move and change
    their profession.

    "Soon their palaces will be smeared with the slogan: Yids, go to Palestine!
    And you know what? They will go to Palestine because they will have no other
    choice! All this is a bonus we received from the Lebanese war. Tell me,
    wasn't it worth it? "Soon we will hit on good times. The Jews will start
    arriving, the Israelis will stop emigrating and those who already emigrated
    will return. Those who had chosen assimilation will finally understand that
    it won't help them to try and be the conscience of the world. The
    'conscience of the world' will have to understand through its arse what it
    could not get into its head. The gentiles have always felt sick of the Yids
    and their conscience, and now the Yids will have only one option: to come
    home, all of them, fast, to install thick steel doors, to build a strong
    fence, to have submachine guns positioned at every corner of their fence
    here and to fight like devils against anyone who dares to make a sound in
    this region. And if anyone even raises his hand against us we'll take away
    half his land and burn the other half, including the oil. We might use
    nuclear arms. We'll go on until he no longer feels like it..."

    "...You probably want to know whether I am not afraid of the masses of Yids
    coming here to escape anti-semitism smearing us with their olive oil until
    we go all soft like them. Listen, history is funny in that way, there is a
    dialectic here, irony. Who was it who expanded the state of Israel almost up
    the boundaries of the kingdom of King David? Who expanded the state until it
    covered the area from Mount Hermon to Raz Muhammad? Levi Eshkol. Of all
    people, it was that follower of Gordon, that softie, that old woman. Who, on
    the other hand, is about to push us back into the walls of the ghetto? Who
    gave up all of Sinai in order to retain a civilised image? Beitar's governor
    in Poland, that proud man Menahem Begin. So you can never tell. I only know
    one thing for sure: as long as you are fighting for your life all is
    permitted, even to drive out all the Arabs from the West Bank, everything."

    "Leibowitz is right, we are Judeo-Nazis, and why not? Listen, a people that
    gave itself up to be slaughtered, a people that let soap to be made of its
    children and lamp shades from the skin of its women is a worse criminal than
    its murderers. Worse than the Nazis...If your nice civilised parents had
    come here in time instead of writing books about the love for humanity and
    singing Hear O Israel on the way to the gas chambers, now don't be shocked,
    if they instead had killed six million Arabs here or even one million, what
    would have happened? Sure, two or three nasty pages would have been written
    in the history books, we would have been called all sorts of names, but we
    could be here today as a people of 25 million!"

    "Even today I am willing to volunteer to do the dirty work for Israel, to
    kill as many Arabs as necessary, to deport them, to expel and burn them, to
    have everyone hate us, to pull the rug from underneath the feet of the
    Diaspora Jews, so that they will be forced to run to us crying. Even if it
    means blowing up one or two synagogues here and there, I don't care. And I
    don't mind if after the job is done you put me in front of a Nuremberg Trial
    and then jail me for life. Hang me if you want, as a war criminal. Then you
    can spruce up your Jewish conscience and enter the respectable club of
    civilised nations, nations that are large and healthy. What you lot don't
    understand is that the dirty work of Zionism is not finished yet, far from
    it. True, it could have been finished in 1948, but you interfered, you
    stopped it. And all this because of the Jewishness in your souls, because of
    your Diaspora mentality. For the Jews don't grasp things quickly. If you
    open your eyes and look around the world you will see that darkness is
    falling again. And we know what happens to a Jew who stays out in the dark.
    So I am glad that this small war in Lebanon frightened the Yids. Let them be
    afraid, let them suffer. They should hurry home before it gets really dark.
    So I am an anti-Semite? Fine. So don't quote me, quote Lilienblum instead
    [an early Russian Zionist - ed.]. There is no need to quote an anti-Semite.
    Quote Lilienblum, and he is definitely not an anti-Semite, there is even a
    street in Tel Aviv named after him". (C. quotes from a small notebook that
    was lying on his table when I arrived

    'Is all that is happening not a clear sign that our forefathers and
    ourselves...wanted and still want to be disgraced? That we enjoy living like
    gypsies.' That's Lilienblum. Not me. Believe me. I went through the Zionist
    literature, I can prove what I say".

    "And you can write that I am disgrace to humanity, I don't mind, on the
    contrary. Let's make a deal: I will do all I can to expel the Arabs from
    here, I will do all I can to increase anti-semitism, and you will write
    poems and essays about the misery of the Arabs and be prepared to absorb the
    Yids I will force to flee to this country and teach them to be a light unto
    the gentiles. How about it?"


    It was there that I stopped C.'s monologue for a moment and expressed the
    thought passing through my mind, perhaps more for myself than for my host.
    Was it possible that Hitler had not only hurt the Jews but also poisoned
    their minds? Had that poison sunk in and was still active? But not even that
    idea could cause C. to protest or raise his voice. After all, he said to
    have never shouted under stress, even during the famous operations his name
    is associated with.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Prima di Israele
    Recensione del libro Prima di Israele


    La prima caratteristica che non può passare inosservata dell'ottimo libro di Piero Sella "Prima di Israele", dal sottotitolo "Palestina Nazione Araba, Questione Ebraica" (Edizioni dell'Uomo libero, prima edizione Milano 1996) è il suo anticonformismo, inquadrato in una visione di ampio respiro. L'autore infatti, giornalista e scrittore, analizza la vicenda del popolo ebreo da poco dopo la preistoria alla contemporaneità. Citando puntualmente le fonti, e rielaborando in modo personale, Sella riesce a dimostrare una questione di profondo spessore: il conflitto israelo-palestinese non deriva da sfortunate circostanze locali, ma è parte della molto più ampia questione ebraica, essendone la più recente ed una delle più significative manifestazioni. Infatti, il libro mette in luce le reazioni di rifiuto e di ostilità che ovunque accompagnarono la comparsa degli israeliti in Europa, Asia, Africa e non solo. Questa ostilità, manifestatasi nelle epoche e nei luoghi più diversi, e considerata dagli ebrei una incomprensibile ingiustizia nei loro confronti, è invece per Piero Sella il frutto dell'esclusivismo razzista e suprematista ebraico, di radice veterotestamentaria e talmudica soprattutto. Quello che impropriamente viene definito antisemitismo, e che in realtà è antiebraismo, non è quindi una inspiegabile follia, ma è un reazione razionale di fronte ad una gratuita ostilità del Giudaismo verso i goyim, cioè i non ebrei, ed è connaturata agli stessi princìpi della religione giudaica, circostanza immediatamente evidenziata nei testi religiosi ebraici riportati nel libro. A proposito di questa reazione di rigetto diffusa, dall'Egitto faraonico ai nostri giorni, è opportuno ricordare proprio un autore israelita, che ammette: "[...] un parere così universale [...] fiorito in tutti i paesi ed in tutti i tempi, prima e dopo l'era cristiana, ad Alessandria, a Roma e ad Antiochia, in Arabia ed in Persia, nell'Europa del Medioevo e nell'Europa moderna, in una parola in tutte le parti del modo in cui ci sono stati o ci sono degli ebrei, mi sembra che un tale parere non possa essere il risultato di una fantasia o di un capriccio, e che debba la sua natura e la sua persistenza a ragioni profonde e serie" (Da Bernard Lazare, "L'antisèmitisme, son histoire et ses causes", La Vieille Taupe, Parigi 1985, mentre la prima edizione è del 1894). E’ importante anche l’analisi portata avanti da Piero Sella sulla sopravvalutazione attuata da molti studiosi sui risultati raggiunti dal popolo ebreo, che nell’antichità già non fu mai particolarmente importante, e venne superato anche da molte civiltà coeve, basti ricordare agli alti sviluppi raggiunti dalle culture cananee nelle stessa Palestina, ed in particolare il profondo valore della civiltà fenicia, presente anche nella Palestina del Nord, oltre che in Libano ed altrove nel Mediterraneo. Comunque, gli esempi in questa direzione continuano per molto nel libro. Un’altra questione cardine in “Prima di Israele” è la considerazione che l’alta spiritualità del Cristianesimo sia per diversi importanti aspetti intrinsecamente fondata sulla contrapposizione ai principali fondamenti dell’Ebraismo: ad esempio, al Cristianesimo è estranea la concezione di popolo eletto, e di conseguenza dalla religione cristiana sono condannate le stragi compiute dagli israeliti fin dall’antichità nella conquista della Palestina e di altre terre vicine, che essi compivano in nome di Dio. Coloro i quali, anche nominalmente cristiani, e specie ultimamente, che non mettano in luce il rifiuto cristiano dell’idea del popolo eletto e delle sue implicazioni discriminatorie, per il Sella compiono dei cedimenti dottrinari in realtà anticristiani, e ciò accade anche con coloro che non mettano in evidenza la differenza tra il seguire il precetto della vendetta sistematica dell’ ”occhio per occhio dente per dente” propria della religione israelita, e l’importanza data all’amore nel culto cristiano. E’ molto interessante anche l’affinità tra l’idea cristiana del Cristo morto e risorto e quella pagana di vari dèi morenti e risorgenti, tra cui Dioniso. Questa commistione con culti salvifici pagani è per il Sella un frutto di ricchezza culturale dell’incontro tra Oriente ed Europa. Nel culto di Maria, madre di Gesù, viene poi ravvisata un’affinità con la spiritualità di una dea Madre, molto diffuso soprattutto nell’antico Mediterraneo indoeuropeo. In “Prima di Israele”, poi, Piero Sella mette in luce l’idea ebraica di dominio sulla natura, disgiunta però dall’amore per questa: ciò mentre soprattutto il paganesimo valorizza il valore spirituale della natura, che è qualcosa di vivo e non di morto ed inerte. Il Sella, inoltre, mette in rilievo l’importanza storica dell’alleanza tra numerose avanguardie dell’Islam rivoluzionario ed il Terzo Reich, in funzione anticolonialista, durante gli anni ’30 e ’40 (e l’alleanza comprese anche altri movimenti anticolonialisti, ad esempio quello di Chandra Bose, leader nazionalista indiano induista, il quale fu in buoni rapporti anche con un altro importante leader anticolonialista, il Muftì islamico palestinese El Husseini). Inoltre, nel volume del Sella viene evidenziata in modo magistrale l’espropriazione violenta della Palestina da parte di un’infima ma potentissima minoranza di stranieri ebrei, che in un primo tempo avevano cercato addirittura di comprare letteralmente la Palestina, ottenendo però il nobile rifiuto del sultano turco ottomano che all’epoca governava su quelle contrade. Ecco precisamente cosa rispose il sultano al sionista Herzl nel 1901: “Non posso cedere neppure un metro quadrato di terra perché non appartiene a me, bensì al mio popolo. […] Gli ebrei risparmino i loro milioni. Forse, quando il mio impero sarà smembrato, la Palestina la otterranno gratis. Ma faranno a pezzi il nostro corpo solo dopo che sarà morto; non acconsentirò alla vivisezione”. Così, il libro di Sella evidenzia l'abile mimetismo di tanti ebrei, con la diffusa abitudine di cambiare i cognomi ed anche di tradurli rendendoli spesso irriconoscibili: ad esempio molti ebrei, il cui cognome era Cohen, trasferitisi in Italia, nell'arco di una generazione tradussero questo cognome con "Sacerdoti". Gli esempi di questi cambi sono numerosi ed inquietanti, dando quale risultato che molti ebrei sembrino profondamente radicati in un territorio, mentre il più delle volte non è così. A volte cambi e traduzioni di cognomi non avvengono con una o qualche generazione, ma sono adottati da uno stesso individuo anche diverse volte nell'arco della vita. A questo proposito viene ad esempio citato il caso di Ugo Stille, apparentemente italianissimo, un tempo direttore del Corriere della Sera, e che in realtà si chiamava Misha Kamenetzky, ed era un askenazita (quindi un ebreo dell'Europa dell'Est), giunto al Corriere al seguito dei militari USA con la Seconda Guerra Mondiale. Ancora a proposito di questa tematica, in "Prima di Israele" è citato il libro "Ebrei erranti", edito da Adelphi nel 1987, scritto dall'israelita Roth, da cui viene riportato: "Non ci si meravigli dell'irriverenza degli ebrei nei confronti dei loro nomi. Con una leggerezza che risulta stupefacente essi cambiano i loro nomi, e così pure i nomi dei loro padri [...] Se uno si chaima Nachman e il suo nome è trasformato in un Norbert europeo, non sarà proprio "Norbert" il travestimento, lo pseudonimo? E' solo mimetismo o qualcosa di più? Il camaleonte sente forse pietà per i colori che deve continuamente mutare? L'ebreo in America scrive Greenboom anzichè Gruenbaum. Non si cruccia certo per le vocali mutate". Inoltre Piero Sella evidenzia il doppio ruolo ebraico nell'essere in prima fila nel capitalismo più abile ed allo stesso tempo di avere egemonizzato tanta parte del movimento bolscevico all'epoca della rivoluzione russa del 1917 (all'epoca gli ebrei erano in quel Paese attorno al 2% della popolazione, ma rappresentarono fino a molta parte dello stalinismo l'80% della classe dirigente bolscevica in U.R.S.S.). Sella svela inoltre la reale identità di tanta parte dell'antifascismo, in numerosi casi rappresentato da ebrei. Come si spiega questo doppio ruolo? La soluzione è per Sella data dal fatto che l'ebreo sia stato di solito sovversivo pro domo sua, nei Paesi dove veniva emarginato anche a causa di sue speculazioni capitalistiche e della diffusa pratica dell'usura: un esempio tra i tanti è dato dalla Russia della dinastia dei Romanov, connotata da una posizione decisamente non favorevole agli ebrei. Inoltre, Sella sostiene studi revisionistici sul nazionalsocialismo, specie nel periodo bellico, citando non poche fonti e con lo scopo di una base più scientifica e più rigorosa per la storia, ed illumina il ruolo tutt'altro che di vittima inerme rappresentato dallo Stato ebraico, realizzato anche con la complicità dell'Alto Commissario dell'impero coloniale inglese, Herbert Samuel, esponente della comunità ebraica in Inghilterra.... Inoltre, tra le tante circostanza simili, viene ricordato che nella prima guerra arabo-israeliana del 1948-'49, presentata solitamente come una vittoria di un David-Israele contro un Golia rappresentato dai militati siriani, transgiordani (in seguito detti giordani), libanesi ed egiziani (più alcuni contingenti irakeni e sauditi), ci fu però però, da un punto di vista numerico, lo scontro di 20.000 arabi contro 60.000 ebrei. I sionisti avevano inoltre l'appoggio del presidente americano Truman e del georgiano sovietico Stalin, ed avevano armi molto maggiori, fornite soprattutto dagli statunitensi ma anche, tra gli altri canali, da quello cecoslovacco, scaturito dall'infiltrazione, da parte di individui ebrei sionisti, del partito comunista cecoslovacco. La macchina propagandistica sionista ha inoltre generato una serie di autocensure in diverse persone anche razionali su altri argomenti, suscitando dei riflessi condizionati che inibiscono l'analisi di queste storie, che hanno bisogno di profonda libertà di pensiero e d'indipendenza di giudizio. Una vicenda che torna in mente a questo riguardo è quella in particolare dell'invasione israeliana del Libano del giugno-agosto 1982, quando i soldati ebrei uccisero circa 20.000 arabi, sia palestinesi sia libanesi, quasi tutti civili (dei quali circa 8000 palestinesi e 12.000 libanesi), ma i dirigenti israeliani presentarono quel crimine (condannato anche dalle Nazioni Unite), come un'autodifesa, denominando l'operazione "Pace in Galilea", cioè presentando l'invasione quale tentativo di difendere il Nord d'Israele (la Galilea palestinese) dai guerriglieri palestinesi, che cercavano di rientrare nella Patria dalla quale erano stati ingiustamente cacciati. Inoltre, in quei drammatici giorni erano avvenuti innumerevoli episodi particolarmente gravi, tra cui la distruzione da parte dell'esercito ebraico (guidato da Sharon) del campo palestinese di Ain El Halwy con bombe al fosforo, che aveva causato la morte di circa 1000 profughi palestinesi. Il modo con cui queste vicende vengono tristemente coperte dal vittimismo dei persecutori non deve purtroppo stupire, dal momento che i primi protettori d'Israele sono gli imperialisti americani, senza i cui aiuti Israele neppure potrebbe continuare ad esistere. Questi imperialisti neoconservatori non hanno evidentemente particolari problemi di coscienza, dati i loro modi spesso alquanto "spicci", che non si possono limitare a semplici "mele marce". Ecco una delle innumerevoli testimonianze in proposito, tratta questa volta dal giornale americano New York Times del 4 marzo 2004, e riferita a delle torture USA delle quali si è detto di meno rispetto a quelle ai danni degli irakeni: si tratta di quelle americane ai danni dei prigionieri afghani. Ecco un estratto del testo: "A Bagram l'uso della forza e dell'umiliazione è moneta corrente: i prigionieri vengono costretti a stare nudi in stanze ghiacciate, con le braccia sospese al soffitto da pesanti catene e le caviglie bloccate da anelli di acciaio".


    Antonella Ricciardi
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 
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