da legno storto
Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto dall’associazione Partenia il racconto di un giovane napoletano protagonista di una delle tante disavventure che ormai da anni sono una consuetudine per chi vive a Napoli. Scene di violenza quotidiana, autori di crimini, soprusi e violenze che restano impuniti e si comportano come tanti piccoli boss, padroni incontrastati del destino di cittadini che vivono con profondo sconforto la realtà di questa città. Luigi racconta la sua esperienza che può sembrare assurda, ma che ormai si ripete con una tale frequenza che nessuno ci fa più caso, salvo qualche passaggio tra le notizie di cronaca dei telegiornali quando qualcuno ci rimette la vita. La richiesta di non danneggiare la propria auto, infatti, può scatenare la reazione violenta di quei rappresentanti della parte peggiore della città, mentre bande di incivili e criminali imperversano senza che sia riscontrata la benché minima opposizione di forze dell’ordine e amministrazioni locali. Prima che Napoli divenisse un argomento di portata nazionale sono stati necessari decine di omicidi che sul finire del 2004 hanno macchiato le strade della città quasi quotidianamente. Fino a quel momento si segnalavano le apparizioni di amministratori pubblici solo per decantare fantomatiche lodi per una città che non esiste più da un pezzo, avvolta in uno sconforto che paralizza e annienta ogni tentativo di riscatto.
E’ normale che in questa città le strade siano affollate da extracomunitari il cui unico scopo è quello di ubriacarsi e lanciarsi bottiglie di vetro contro, è normale che dei derelitti della società possano calarsi le braghe sui marciapiede per espletare i propri bisogni fisiologici; è normale che si accalchino venditori di cellulari e fotocamere rubate senza che nessuno si sogni di perseguirli; è normale che nelle zone della movida del sabato sera si scatenino risse per l’arroganza di qualche “tamarro” locale; è normale essere il bersaglio di aggressioni da parte delle bande erranti di ragazzini se si ha l’ardire di frequentare le vie del centro; è normale che in un quartiere della città (Secondigliano, ndr) i posti di blocco debbano essere compiuti dai Carabinieri perché la Polizia, investita del compito in tutte le altre zone della città, è nel commissariato competente, per così dire, "inquinata"; è normale che un magistrato particolarmente in vista, anche grazie al suo impegno “sociale” e “politico” (per intenderci, antiberlusconiano), nonostante le vergognose resistenze del Csm, sia il destinatario di un’inchiesta nel corso della quale si è scoperto che era solito frequentare nelle sue battute di caccia sia camorristi che suoi inquisiti. Questa è la “normalità” di Napoli e sembra che nessuno abbia seriamente intenzione di modificarla. Questo caos è voluto, a cominciare dai disservizi che ammorbano la città da tempo immemorabile e che sono ormai parte integrante del tessuto urbano, ed altrimenti non potrebbe essere perché ogni tentativo indirizzato al ripristino della legalità, della libertà, della dignità, necessita di un processo di trasformazione culturale che è ben lungi dall’essere compiuto. E’ per questo che ormai si è persa anche la voglia di indignarsi e di ribellarsi alle mostruosità di cui si è testimoni in ogni angolo della città; la rassegnazione è il più grosso rischio che incombe su una città che un tempo preferiva sognare i miracoli e che ormai ha perso anche la speranza. Ed una città senza speranza, è una città senza futuro.
Paolo Carotenuto




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