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  1. #1
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Referndum IL PAPA STA CON I VESCOVI

    Referendum, il Papa sta con i vescovi

    12.56: "Vi sono vicino nel vostro impegno per il referendum sulla fecondazione assistita. Ogni essere umano non puo' mai essere ridotto a mezzo ma e' sempre un fine": senza pronunciare direttamente la parola astensione, Papa Benedetto XVI si è pronunciato così a favore dei vescovi riuniti nella 54esima conferenza episcopale italiana. Poco prima il presidente della Cei Camillo Ruini aveva ribadito che l'unica via per opporsi al peggioramento della legge era l'astensione E immediata è giunta la replica dei referendari.

    "La sistematica opera di ingerenza che il cardinale Ruini e la Cei stanno conducendo sarebbe impensabile in qualunque Paese dell'occidente avanzato", ha detto il segretario dei Radicali Capezzone. "Mi spiace che un pastore scelga di vestire i panni del capofazione, che prescrive scelte di voto o non voto".


    questi Radicali una cosa non hanno capito...RUINI NON PARLA PER SUA INIZIATIVA...........IN TAL SENSO INGERENTE NON E' RUINI, MA TUTTA LA CHIESA LA QUALE, PERO' DEVE RENDERE CONTO A DIO DI QUEL CHE FA E NON AI RADICALI DI TURNO........

    Grazie Papa Benedetto XVI...........
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

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  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Predefinito

    CITTA' DEL VATICANO - ''Siete impegnati ad illuminare le scelte dei cattolici e di tutti i cittadini circa i referendum ormai imminenti sulla procreazione assistita''. E' quanto ha detto Benedetto XVI parlando ai vescovi italiani riuniti in Vaticano per l'assemblea generale della Cei, ribadendo la difesa della vita e della famiglia.

    L'accenno ai prossimi referendum italiani sulla procreazione assistita e' venuto dopo il plauso del Papa al lavoro dei vescovi ''nel difendere la sacralita' della vita umana e nel promuovere il ruolo famiglia nella societa'''. ''Siete attualmente impegnati - ha detto dopo aver accennato anche al Progetto culturale che la chiesa italiana porta avanti da alcuni anni - a illuminare e motivare le scelte dei cattolici e di tutti i cittadini circa i referendum sulla procreazione assistita ormai imminenti: proprio nella sua chiarezza e concretezza questo vostro impegno e' segno della sollecitudine di voi pastori verso ogni essere umano che non puo' mai essere ridotto a mezzo ma e' un fine (in questo punto il Papa e' stato interrotto da un applauso, ndr), come insegna Cristo e come ci dice ragione umana''.

    ''In tale impegno - ha proseguito - vi sono vicino con la parola e la preghiera confidando nella luce e nella grazia''. ''Qui non lavoriamo per interessi cattolici, - ha aggiunto - ma sempre per l'uomo creatura di Dio''.
    ''La stessa sollecitudine per il vero bene dell'uomo - ha rimarcato il Papa - si esprime nell'attenzione ai poveri che abbiamo tra noi (anche qui il Papa e' stato applaudito dai vescovi, ndr) agli ammalati, agli immigrati, ai popoli decimati dalle malattie e dalle guerre''.

    CITTA' DEL VATICANO - I vescovi italiani ribadiscono la loro posizione di astensione per i referendum sulla procreazione assistita, che non e' ''in alcun modo'' una ''scelta di disimpegno''. E' quanto ha detto il card. Camillo Ruini all' assemblea generale della Cei, ribadendo, anche a chi contesta duramente, il diritto-dovere della chiesa di esprimersi su questa materia, una scelta per il futuro.
    ''Osiamo chiedere a tutti - ha detto Ruini - di valutare con serenita' anche le ragioni di noi Pastori. Non ci muovono interessi di parte, fosse pure la parte cattolica. Non entriamo in competizioni di partiti, ma ci preoccupiamo unicamente, e concretamente, di quella difesa e promozione dell'uomo che e' parte integrante dell'annuncio del Vangelo''.
    ''Non siamo contro la scienza e i suoi progressi: al contrario, ammiriamo e sosteniamo i frutti della ricerca e dell'intelligenza, che e' il segno dell'immagine di Dio nell'uomo. Vogliamo dunque - ha aggiunto - che la scienza sia al servizio del bene integrale dell'uomo: non si tratta, pertanto, di arrestare od ostacolare il cammino della scienza, ma di orientarlo in modo che esso non perda di vista il valore e la dignita' di ogni essere umano. Spingono in questa direzione non soltanto fondamentali ragioni etiche, ma anche un evidente principio di precauzione, che deve trovare applicazione anzitutto quando si agisce direttamente sulla vita umana. Solo cosi' si avranno sicuri vantaggi, e non pericoli, anche per la nostra salute''.

    Votare no al referendum sulla procreazione assistita e' un aiuto ''sia pur involontario'', ai sostenitori delle modifiche alla legge 40. E' netta la posizione del card. Camillo Ruini, ribadita oggi parlando ai vescovi riuniti per l'assemblea generale della Cei. Secondo Ruini, ''il dibattito che si e' sviluppato in queste settimane ha avuto il merito di evidenziare che in concreto l'unica via per opporsi effettivamente al peggioramento della legge e' quella della non partecipazione al voto, mentre il votare no, dato che contribuisce al raggiungimento del quorum, di fatto e' un aiuto, sia pur involontario, ai sostenitori del referendum''.
    ''Non rinunciamo - ha aggiunto - a sperare in un dibattito che non eluda troppo marcatamente la vera posta in gioco e in un'informazione che rappresenti in maniera sufficientemente equilibrata le posizioni che sono davvero in campo''.
    **************
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  3. #3
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Predefinito e...se qualcuno avesse dimenticato

    ...si rinfreschi la memoria.........


    Interessante discorso del Papa Giovanni Paolo II sul contesto del rapporto fra fedeli e vescovi e viceversa..............qui il testo intero............quanto segue sono riflessioni approfondite...........



    Affrontando le questioni relative a conduzione della Chiesa più partecipata Giovanni Paolo II ha detto "...si osserva che lo stesso Sinodo speciale del 1985 si sentiva, a ragione, costretto a levare la sua voce ammonitrice. I Vescovi in assemblea sottolineavano che " una lettura parziale e selettiva del Concilio ed una presentazione unilaterale della Chiesa come struttura puramente istituzionale, privata del suo mistero" ha causato gravi carenze soprattutto in certe associazioni laiche che "considerano criticamente la Chiesa come pura istituzione" (Documento finale,I,4). Di conseguenza, molti rivendicano il diritto di costruire la Chiesa come se fosse una sorta di "multinazionale" governata da uomini più o meno intelligenti. Ma in realtà la Chiesa come mistero non è la "nostra", ma la "Sua" Chiesa: essa è il popolo di Dio, il corpo di Cristo,il Tempio dello Spirito Santo". Dopo aver esortato i vescovi e le parrocchie ad un minore attivismo volto a minare le fondamenta dell'obbedienza apostolica , a un maggiore ascolto della parola di Dio e a una maggiore partecipazione ai sacramenti, ha invitato i vescovi ad esercitare l'autorità della Chiesa .

    Ha così proseguito :" "All'amore materno della Chiesa deve corrispondere l'obbedienza cordiale dei figli e delle figlie. Nell'epoca contemporanea, mentre negli ambiti non soltanto della società civile ma anche della Chiesa si parla tanto di emancipazione, si sta diffondendo sempre di più una mentalità che ritiene di dover ottenere la vera libertà staccandosi dalla Chiesa.Come vescovi voi cercate di correggere tali tendenze erronee, annunciando e testimoniando con chiarezza e fermezza ciò che ha sempre costituito una regola fondamentale per i grandi santi , i quali pur in momenti difficili non si sono mai staccati dal grembo della madre Chiesa .............Queste riflessioni non sono avulse dalla realtà. Anche voi, pastori dei vostri greggi in Germania, avete sperimentato, soprattutto in questi anni, che il ministero episcopale diventa particolarmente faticoso e richiede un grande dispendio di energie quando alcuni gruppi tentano di provocare nella Chiesa, attraverso azioni concertate e pressioni insistenti , cambiamenti che non corrispondono alla volontà di Cristo. Di fronte a tali situazioni il compito del Vescovo è di andare avanti, indicando la direzione, chiarendo con pazienza e cercando sempre di unire mediante il dialogo.

    Vi esorto a non perdere la speranza . Pur ascoltando ed assecondando, non permettete che un'autorità umana di qualsiasi genere possa allentare i legami indissolubili che esistono tra voi ed il successore di Pietro! "

    Giovanni Paolo II si rivolge poi ai laici per indicare quale deve essere il loro comportamento : ;"Ai sacri pastori essi "manifestino le loro necessità e i loro desideri con quella libertà e fiducia che si addice ai figli di Dio e ai fratelli in Cristo(...). Se occorre, lo facciano attraverso gli organi stabiliti a questo scopo dalla Chiesa , e sempre con verità, fortezza e prudenza, con rispetto e carità verso coloro che, per ragione del loro sacro ufficio, rappresentano Cristo" (Lumen gentium, 37).

    Continuando il discorso Giovanni Paolo II riafferma nettamente la sua posizione sulla difesa della vita e sulla questione dei consultori.......volti ad aiutare una coppia in crisi ma non per condurla a divorzi "troppo frettolosi".

    La Chiesa ha bisogno di sacerdoti ordinati che negli atti sacramentali agiscono " in persona Christi", rappresentando Cristo sposo di fronte alla Chiesa sposa. In altre parole, i sacri pastori , membri dell'unico corpo della Chiesa , rappresentano il suo capo che è Cristo.Perciò ogni tentativo di trasformare lo stato laico in stato clericale oppure di trasformare il clero in laici, deve essere respinto, perchè non è conforme all'ordinamento misterioso voluto dal suo Fondatore. E neanche certe tendenze volte ad annullare la differenza sostanziale tra clero e laici potranno suscitare vocazioni. Cari Fratelli, Vi prego di tenere sempre vivo nelle vostre comunità parrocchiali il desiderio di sacerdoti ordinati. Anche un lungo periodo d'attesa dovuto all'odierna scarsità di sacerdoti, non deve indurre una comunità parrocchiale alla rassegnazione di fronte allo stato d'emergenza. Entrambi, sacerdoti e laici, hanno bisogno gli uni degli altri: non si possono sostituire,ma soltanto completare reciprocamente."

    Il ruolo della donna nella Chiesa è l'ultimo punto trattato nel discorso :

    "......i diritti umani e civili della persona sono di natura diversa rispetto ai diritti, ai doveri, alle funzioni del ministero ecclesiale, e questo fatto viene messo troppo poco in evidenza.Proprio per questo, qualche tempo fa, in forza del mio mandato di confermare i fratelli, ho ricordato che " la Chiesa non possiede alcuna potestà di conferire la consacrazione sacerdotale alle donne e che tutti i fedeli della Chiesa sono tenuti a osservare senza discutere questa decisione" ( Ordinatio sacerdotalis, 4). Come autentici pastori delle vostre Diocesi avete il dovere di respingere le opinioni contrarie, che da singoli o gruppi vengono proposte, e di promuovere quel dialogo aperto e chiaro nella verità e nell'amore che la madre Chiesa deve continuare in vista della promozione delle sue figlie. Non esitate a ribadire che il Magistero della Chiesa ha preso questa decisione non come un atto del suo potere, ma nella consapevolezza del dovere di ubbidire alla volontà del Signore della Chiesa stessa . Perciò l'insegnamento sul sacerdozio riservato agli uomini riveste il carattere di quella infallibilità che è legata al Magistero ordinario e universale della Chiesa , del quale parlava già la Lumen Gentium ed al quale ho dato forma giuridica nel Motu Proprio " Ad tuendam fidem" ;" Ogni qual volta i Vescovi , presi uno a uno, (...) anche dispersi per il mondo, ma conservando il vincolo della comunione tra di loro e col successore di Pietro , si accordano per insegnare autenticamente che una dottrina concernente la fede e i costumi si impone in maniera assoluta , allora esprimono infallibilmente la dottrina di Cristo" (Lumen Gentium,25; Ad tuendam fidem,3).

    Le ultime parole del Papa sono di esortazione ai vescovi ad essere determinati : "Se necessario, non dobbiamo esitare a chiarire le confusioni e a correggere le deviazioni ...........perciò le mie parole, rivoltevi durante questi incontri, sono state chiare e schiette. Non vi nascondo che a volte in questi mesi ho trovato in me le emozioni dell'apostolo Paolo quando si rivolgeva alla comunità di Corinto con le ben note parole; "Vi ho scritto in un momento di grande afflizione e col cuore angosciato,tra molte lacrime, però non per rattristarvi,ma per farvi conoscere l'affetto immenso che ho per voi"

    (2 Cor 2,4)."

    Infine:

    A questo punto desidero rivolgere un saluto speciale ai laici. Esprimo il mio profondo apprezzamento ai numerosi uomini e donne che seguono in modo autentico la loro chiamata come stirpe eletta e sacerdozio regale (cfr 1 Pt 2,9). Alla luce del loro comportamento, sottolineo allo stesso tempo quali devono essere gli atteggiamenti dei laici verso i loro Vescovi e sacerdoti. Ai sacri pastori essi "manifestino le loro necessità e i loro desideri con quella libertà e fiducia che si addice ai figli di Dio e ai fratelli in Cristo (...). Se occorre,lo facciano attraverso gli organi stabiliti a questo scopo dalla Chiesa, e sempre con verità, fortezza e prudenza, con rispetto e carità verso coloro che, per ragione del loro sacro ufficio, rappresentano Cristo" (Lumen gentium, 37).

    Infatti, l'unione con il Vescovo è l'atteggiamento essenziale e indispensabile del cattolico fedele. Non ci si può illudere di stare dalla parte del Papa se non si sta anche dalla parte dei Vescovi che sono in comunione con lui. E non si può affermare di stare dalla parte dei Vescovi se non si sta anche con il Capo del Collegio.

    **********************

    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #4
    email non funzionante
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    Predefinito Re: Referndum IL PAPA STA CON I VESCOVI

    Originally posted by Caterina63

    questi Radicali una cosa non hanno capito...RUINI NON PARLA PER SUA INIZIATIVA...........IN TAL SENSO INGERENTE NON E' RUINI, MA TUTTA LA CHIESA LA QUALE, PERO' DEVE RENDERE CONTO A DIO DI QUEL CHE FA E NON AI RADICALI DI TURNO........
    Hai ragione a dire che ingerente è tutta la Chiesa, perchè anche noi siamo Chiesa.
    Ma come fai a dire che Ruini non parla di sua iniziativa?

  5. #5
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Predefinito Re: Re: Referndum IL PAPA STA CON I VESCOVI

    Originally posted by Pierluigi
    Hai ragione a dire che ingerente è tutta la Chiesa, perchè anche noi siamo Chiesa.
    Ma come fai a dire che Ruini non parla di sua iniziativa?
    Perchè il suggerimento NON è un parere di Ruini che si è svejato una mattina con questa idea sulla testa, ma il suo suggerimento E' DELLA CEI=CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, lo volete capire si o no?
    La CEI è arrivata a questa conclusione DOPO RIUNIONI, INCONTRI E DISCUSSIONI CON TUTTI GLI ALTRI VESCOVI....ED ANCHE CON LA COMMISSIONE SCIENZA E VITA COMPOSTA DI LAICI (ANCHE NON CATTOLICI) MA CHE HANNO COME RUOLO STUDIARE QUESTE COSE......siamo forse noi esperti in materia? un radicale è veramente un esperto in materia? andiamo per favore.....PUOI FORSE TU DIRE AD UN CHIRURGO COME DEVE FARE UN TRAPIANTO DI CUORE? per questo è sbagliato mettere l'Embrione NELLE MANI DI UN REFERUNDUM......ha detto bene Papa Bendetto XVI:

    ''Qui non lavoriamo per interessi cattolici, - ha aggiunto - ma sempre per l'uomo creatura di Dio''.

    .....

    Circa la frase "anche noi siamo Chiesa" lo siamo SOLO NEI TERMINI DELL'OBBEDIENZA AGLI APOSTOLI......DIVERSAMENTE SIAMO APOSTATI DELLA VERA FEDE........rileggersi ergo le parole stesse di Giovanni Paolo II nel secondo messaggio che ho inserito

    Fraternamente Caterina LD
    Fraternamente Caterina
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  6. #6
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    Predefinito Re: Re: Referndum IL PAPA STA CON I VESCOVI

    Originally posted by Pierluigi
    Hai ragione a dire che ingerente è tutta la Chiesa, perchè anche noi siamo Chiesa.
    Ma come fai a dire che Ruini non parla di sua iniziativa?


    NOI, chi?
    Gilbert

  7. #7
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Predefinito Re: Re: Referndum IL PAPA STA CON I VESCOVI

    Originally posted by Pierluigi

    Ma come fai a dire che Ruini non parla di sua iniziativa?

    Per rispondere a questa domanda è chiaro che si parla senza neppure conoscere UN SOLO DOCUMENTO DELLA CHIESA.....DI QUELLA CHIESA CHE HA PORTATO RUINI, PORTAVOCE DEI VESCOVI.......A DIRE COSA SUGGERISCE LA CHIESA A CHI SI SENTE VERAMENTE CHIESA ED ANCHE A TUTTE LE PERSONE DI BUONA VOLONTA' CHE AMANO LA VITA UMANA........

    per tanto vi invito a documentarvi meno su altre riviste vaghe e più sul MAGISTERO..........


    Pubblichiamo una sintesi della Donum Vitae, il documento della Congregazione della Dottrina della Fede sul rispetto della vita umana nascente e la dignità della procreazione. Di seguito l'introduzione del documento.

    CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

    IL RISPETTO DELLA VITA UMANA NASCENTE
    E LA DIGNITÀ DELLA PROCREAZIONE


    PREMESSA

    La Congregazione per la Dottrina della Fede è stata interpellata (…) in merito alla conformità con i principi della morale cattolica delle tecniche biomediche che consentono di intervenire nella fase iniziale della vita dell'essere umano e nei processi stessi della procreazione. La presente Istruzione, che è frutto di vasta consultazione (…) non intende riproporre tutto l'insegnamento della Chiesa sulla dignità della vita umana nascente e della procreazione, ma offrire, alla luce della precedente dottrina del Magistero, delle risposte specifiche ai principali interrogativi sollevati in proposito. (…)

    INTRODUZIONE

    1. La ricerca biomedica e l'insegnamento della Chiesa

    Il dono della vita, che Dio Creatore e Padre ha affidato all'uomo, impone a questi di prendere coscienza del suo inestimabile valore e di assumerne la responsabilità: questo principio fondamentale dev'essere posto al centro della riflessione, per chiarire e risolvere i problemi morali sollevati dagli interventi artificiali sulla vita nascente e sui processi della procreazione. Grazie al progresso delle scienze biologiche e mediche, I'uomo può disporre di sempre più efficaci risorse terapeutiche, ma può anche acquisire poteri nuovi dalle conseguenze imprevedibili sulla vita umana nello stesso suo inizio e nei suoi primi stadi. Diversi procedimenti consentono oggi d'intervenire non soltanto per assistere ma anche per dominare i processi della procreazione. Tali tecniche possono consentire all'uomo di "prendere in mano il proprio destino", ma lo espongono anche "alla tentazione di andare oltre i limiti di un ragionevole dominio sulla natura"(1). Per quanto possano costituire un progresso a servizio dell'uomo, esse comportano anche dei rischi gravi. Da parte di molti, viene espresso cosi un urgente appello, affinché siano salvaguardati, negli interventi sulla procreazione, i valori e i diritti della persona umana. (…) Il Magistero della Chiesa non interviene in nome di una competenza particolare nell'ambito delle scienze sperimentali; ma, dopo aver preso conoscenza dei dati della ricerca e della tecnica, intende proporre in virtù della propria missione evangelica e del suo dovere apostolico, la dottrina morale rispondente alla dignità della persona e alla sua vocazione integrale, esponendo i criteri di giudizio morale sulle applicazioni della ricerca scientifica e della tecnica, in particolare per ciò che riguarda la vita umana e i suoi inizi. Tali criteri sono il rispetto, la difesa e la promozione dell'uomo, il suo "diritto primario e fondamentale" alla vita(4), la sua dignità di persona, dotata di un'anima spirituale, di responsabilità morale(5) è chiamata alla comunione beatifica con Dio. L'intervento della Chiesa anche in quest'ambito è ispirato all'amore che essa deve all'uomo aiutandolo a riconoscere e rispettare i suoi diritti e i suoi doveri. Tale amore si alimenta alle sorgenti della carità di Cristo: contemplando il mistero del Verbo Incarnato, la Chiesa conosce anche il "mistero dell'uomo"(6), annunciando il Vangelo della salvezza, rivela all'uomo la sua dignità e lo invita a scoprire pienamente la sua verità. La Chiesa ripropone cosi la legge divina per fare opera di verità e di liberazione. (…)

    2. La scienza e la tecnica al servizio della persona umana

    Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza: "maschio e femmina li creo" (Gen. 1, 27), affidando loro il compito di "dominare la terra" (Gen. 1, 28). La ricerca scientifica di base e quella applicata costituiscono un'espressione significativa di questa signoria dell'uomo sul creato. La scienza e la tecnica, preziose risorse delI'uomo quando si pongono al suo servizio e ne promuovono lo sviluppo integrale a beneficio di tutti, non possono da sole indicare il senso dell'esistenza e del progresso umano. Essendo ordinate all'uomo da cui traggono origine e incremento, attingono dalla persona e dai suoi valori morali l'indicazione della loro finalità e la consapevolezza dei loro limiti. (…) Pertanto la scienza e la tecnica richiedono, per il loro stesso intrinseco significato, il rispetto incondizionato dei criteri fondamentali della moralità: debbono essere cioè, al servizio della persona umana, dei suoi diritti inalienabili e del suo bene vero e integrale secondo il progetto e la volontà di Dio(7). II rapido sviluppo delle scoperte tecnologiche rende più urgente questa esigenza di rispetto dei criteri ricordati: la scienza senza la coscienza ad altro non può portare che alla rovina dell'uomo. (…)

    3. Antropologia e interventi in campo biomedico

    Quali criteri morali si devono applicare per chiarire i problemi posti oggi nell'ambito della biomedicina? La risposta a questo interrogativo suppone un'adeguata concezione della natura della persona umana nella sua dimensione corporea. (…) In forza della sua unione sostanziale con un'anima spirituale, il corpo umano non può essere considerato solo come un complesso di tessuti, organi e funzioni, ne può essere valutato alla stessa stregua del corpo degli animali, ma è parte costitutiva della persona che attraverso di esso si manifesta e si esprime. La legge morale naturale esprime e prescrive le finalità, i diritti e i doveri che si fondano sulla natura corporale e spirituale della persona umana. (…) (…) La biologia e la medicina nelle loro applicazioni concorrono al bene integrale della vita umana quando vengono in aiuto della persona colpita da malattia e infermità nel rispetto della sua dignità di creatura di Dio. Nessun biologo o medico può ragionevolmente pretendere, in forza della sua competenza scientifica, di decidere dell'origine e del destino degli uomini. Questa norma si deve applicare in maniera particolare nell'ambito della sessualità e della procreazione, dove l'uomo e la donna pongono in atto i valori fondamentali dell'amore e della vita. Dio, che è amore e vita, ha inscritto nell'uomo e nella donna la vocazione a una partecipazione speciale al suo mistero di comunione personale e alla sua opera di Creatore e di Padre(12). Per questo il matrimonio possiede specifici beni e valori di unione e di procreazione senza possibilità di confronto con quelli che esistono nelle forme inferiori della vita. Tali valori e significati di ordine personale determinano dal punto di vista morale il senso e i limiti degli interventi artificiali sulla procreazione e sull'origine della vita umana . Questi interventi non sono da rifiutare in quanto artificiali. Come tali essi testimoniano le possibilità dell'arte medica, ma si devono valutare sotto il profilo morale in riferimento alla dignità della persona umana, chiamata a realizzare la vocazione divina al dono dell'amore e al dono della vita.

    4. Criteri fondamentali per un giudizio morale

    I valori fondamentali connessi con le tecniche di procreazione artificiale umana sono due: la vita dell'essere umano chiamato all'esistenza e l’originalità della sua trasmissione nel matrimonio. Il giudizio morale su tali metodiche di procreazione artificiale dovrà quindi essere formulato in riferimento a questi valori. La vita fisica, per cui ha inizio la vicenda umana nel mondo, non esaurisce certamente in se tutto il valore della persona ne rappresenta il bene supremo dell'uomo che è chiamato all’eternità. Tuttavia ne costituisce in un certo qual modo il valore "fondamentale", proprio perché sulla vita fisica si fondano e si sviluppano tutti gli altri valori della persona(13). L’inviolabilità del diritto alla vita dell'essere umano innocente "dal momento del concepimento alla morte"(14) è un segno e un'esigenza delI'inviolabilità stessa della persona, alla quale il Creatore ha fatto il dono della vita. Rispetto alla trasmissione delle altre forme di vita nell'universo, la trasmissione della vita umana ha una sua originalità, che deriva dalla originalità stessa della persona umana. (…) I progressi della tecnica hanno oggi reso possibile una procreazione senza rapporto sessuale mediante l'incontro in vitro delle cellule germinali antecedentemente prelevate dall'uomo e dalla donna. Ma ciò che è tecnicamente possibile non è per ciò stesso moralmente ammissibile. (…)

    5. Insegnamenti del magistero

    (…) Dal momento del concepimento, la vita di ogni essere umano va rispettata in modo assoluto, perché l'uomo è sulla terra l'unica creatura che Dio ha "voluto per se stesso"(16), e l'anima spirituale di ciascun uomo è "immediatamente creata" da Dio(17); tutto il suo essere porta l'immagine del Creatore. La vita umana è sacra perché fin dal suo inizio comporta "I'azione creatrice di Dio"(18) e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine(19). Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a se il diritto il distruggere direttamente un essere umano innocente(20). La procreazione umana richiede una collaborazione responsabile degli sposi con l'amore fecondo di Dio(21); il dono della vita umana deve realizzarsi nel matrimonio mediante gli atti specifici ed esclusivi degli sposi, secondo le leggi inscritte nelle loro persone e nella loro unione(22).

    PARTE I

    IL RISPETTO DEGLI EMBRIONI UMANI



    Un'attenta riflessione su questo insegnamento del Magistero e sui dati di ragione sopra richiamati permette di rispondere ai molteplici problemi morali posti dagli interventi tecnici sull'essere umano nelle fasi iniziali della sua vita e sui processi del suo concepimento.

    1. Quale rispetto è dovuto all'embrione umano, tenuto conto della sua natura e della sua identità?

    L'essere umano è da rispettare - come una persona - fin dal primo istante della sua esistenza. La messa in atto dei procedimenti di fecondazione artificiale ha reso possibili diversi interventi sugli embrioni e sui feti umani. Gli scopi perseguiti sono di diverso genere: diagnostici e terapeutici, scientifici e commerciali. Da tutto ciò scaturiscono gravi problemi. Si può parlare di un diritto alla sperimentazione sugli embrioni umani in vista della ricerca scientifica? Quali normative o quale legislazione elaborare in questa materia? La risposta a tali problemi suppone una riflessione approfondita sulla natura e sull’identità propria - si parla di "statuto" - dell'embrione umano. Da parte sua la Chiesa nel Concilio Vaticano II ha proposto nuovamente all'uomo contemporaneo la sua dottrina costante e certa secondo cui: "la vita, una volta concepita, dev'essere protetta con la massima cura, e l'aborto come l'infanticidio, sono abominevoli delitti"(23). Più recentemente la Carta dei diritti della famiglia, pubblicata dalla Santa Sede, ribadiva: "La vita umana dev'essere rispettata e protetta in modo assoluto dal momento del concepimento"(24). Questa Congregazione conosce le discussioni attuali sull'inizio della vita umana, sull’individualità dell'essere umano e sull’identità della persona umana. Essa richiama gli insegnamenti contenuti nella Dichiarazione sulI'aborto procurato: "Dal momento in cui l'ovulo è fecondato, si inaugura una nuova vita che non è quella del padre o della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per proprio conto. Non sarà mai reso umano se non lo è stato fin da allora. A questa evidenza di sempre... la scienza genetica moderna fornisce preziose conferme. Essa ha mostrato come dal primo istante si trova fissato il programma di ciò che sarà questo vivente: un uomo, quest'uomo-individuo con le sue note caratteristiche già ben determinate. Fin dalla fecondazione è iniziata l’avventura di una vita umana, di cui ciascuna delle grandi capacita richiede tempo per impostarsi e per trovarsi pronta ad agire"(25). Questa dottrina rimane valida e viene peraltro confermata, se ve ne fosse bisogno, dalle recenti acquisizioni della biologia umana la quale riconosce che nello zigote* derivante dalla fecondazione si è già costituita l’identità biologica di un nuovo individuo umano. Certamente nessun dato sperimentale può essere per sé sufficiente a far riconoscere un'anima spirituale; tuttavia le conclusioni della scienza sull'embrione umano forniscono un’indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana: come un individuo umano non sarebbe una persona umana? Il Magistero non si è espressamente impegnato su un'affermazione d'indole filosofica, ma ribadisce in maniera costante la condanna morale di qualsiasi aborto procurato. Questo insegnamento non è mutato ed è immutabile(26). Pertanto il frutto della generazione umana dal primo momento della sua esistenza, e cioè a partire dal costituirsi dello zigote, esige il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all'essere umano nella sua totalità corporale e spirituale. L'essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita. Questo richiamo dottrinale offre il criterio fondamentale per la soluzione dei diversi problemi posti dallo sviluppo delle scienze biomediche in questo campo: poiché deve essere trattato come persona, l'embrione dovrà anche essere difeso nella sua integrità, curato e guarito nella misura del possibile, come ogni altro essere umano nell'ambito dell'assistenza medica.

    *Lo zigote è la cellula derivante dalla fusione dei nuclei dei due gameti

    2. La diagnosi prenatale è moralmente lecita?

    Se la diagnosi prenatale rispetta la vita e l’integrità dell'embrione e del feto umano ed è orientata alla sua salvaguardia o alla sua guarigione individuale, la risposta è affermativa. La diagnosi prenatale può infatti far conoscere le condizioni dell'embrione e del feto quando è ancora nel seno della madre; permette, o consente di prevedere, alcuni interventi terapeutici, medici o chirurgici, più precocemente e più efficacemente. Tale diagnosi è lecita se i metodi impiegati, con il consenso dei genitori adeguatamente informati, salvaguardano la vita e l 'integrità dell'embrione e di sua madre, non facendo loro correre rischi sproporzionati(27); Ma essa è gravemente in contrasto con la legge morale quando contempla l’eventualità, in dipendenza dai risultati, di provocare un aborto: una diagnosi attestante l'esistenza di una malformazione o di una malattia ereditaria non deve equivalere a una sentenza di morte. Pertanto la donna che richiedesse la diagnosi con l'intenzione determinata di procedere all'aborto nel caso che l'esito confermi l'esistenza di una malformazione o anomalia, commetterebbe un'azione gravemente illecita. Parimenti agirebbero in modo contrario alla morale il coniuge o i parenti o chiunque altro, qualora consigliassero o imponessero la diagnosi alla gestante con lo stesso intendimento di arrivare eventualmente all'aborto. (…)

    3. Gli interventi terapeutici sull'embrione umano sono leciti?

    Come per ogni intervento medico sui pazienti, si devono ritenere leciti gli interventi sull'embrione umano a patto che rispettino la vita e l’integrità dell'embrione, non comportino per lui rischi sproporzionati, ma siano finalizzati alla sua guarigione, al miglioramento delle sue condizioni di salute o alla sua sopravvivenza individuale. (…)

    4. Come valutare moralmente la ricerca e la sperimentazione* sugli embrioni e sui feti umani?

    La ricerca medica deve astenersi da interventi sugli embrioni vivi, a meno che non ci sia la certezza morale di non arrecare danno né alla vita né all’integrità del nascituro e della madre, e a condizione che i genitori abbiano accordato il loro consenso, libero e informato, per l'intervento sull'embrione. Ne consegue che ogni ricerca, anche se limitata alla semplice osservazione dell'embrione, diventerebbe illecita qualora, per i metodi impiegati o per gli effetti indotti, implicasse un rischio per l’integrità fisica o la vita dell'embrione. (…) Se essi sono vivi, viabili o non, devono essere rispettati come tutte le persone umane; la sperimentazione non direttamente terapeutica sugli embrioni è illecita(29). Nessuna finalità, anche in se stessa nobile, come la previsione di una utilità per la scienza, per altri esseri umani o per la società, può in alcun modo giustificare la sperimentazione sugli embrioni o feti umani vivi, viabili e non, nel seno materno o fuori di esso. II consenso informato, normalmente richiesto per la sperimentazione clinica sull'adulto, non può essere concesso dai genitori i quali non possono disporre né dell’integrità fisica ne della vita del nascituro. D'altra parte la sperimentazione sugli embrioni o feti comporta sempre il rischio, anzi, il più delle volte la previsione certa di un danno per la loro integrità fisica o addirittura della loro morte. Usare l'embrione umano, o il feto, come oggetto o strumento di sperimentazione rappresenta un delitto nei confronti della loro dignità di esseri umani che hanno diritto allo stesso rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona umana. La Carta dei diritti della famiglia, pubblicata dalla Santa Sede, afferma: "Il rispetto per la dignità dell'essere umano esclude ogni sorta di manipolazione sperimentale o sfruttamento dell'embrione umano"(30). La prassi di mantenere in vita degli embrioni umani, in vivo o in vitro, per scopi sperimentali o commerciali, è del tutto contraria alla dignità umana. Nel caso della sperimentazione chiaramente terapeutica, qualora si trattasse cioè di terapie sperimentali impiegate a beneficio dell'embrione stesso allo scopo di salvare in un tentativo estremo la sua vita, e in mancanza di altre terapie valide, può essere lecito il ricorso a farmaci o a procedure non ancora del tutto convalidate(31). (…)

    5. Come valutare moralmente l'uso a scopo di ricerca degli embrioni ottenuti mediante la fecondazione in vitro?

    Gli embrioni umani ottenuti in vitro sono esseri umani e soggetti di diritto: la loro dignità e il loro diritto alla vita devono essere rispettati fin dal primo momento della loro esistenza. È immorale produrre embrioni umani destinati a essere sfruttati come "materiale biologico" disponibile. Nella pratica abituale della fecondazione in vitro non tutti gli embrioni vengono trasferiti nel corpo della donna; alcuni vengono distrutti. Cosi come condanna l'aborto procurato, la Chiesa proibisce anche di attentare alla vita di questi esseri umani. È doveroso denunciare la particolare gravita della distruzione volontaria degli embrioni umani ottenuti in vitro al solo scopo di ricerca sia mediante fecondazione artificiale sia mediante "fissione gemellare". Agendo in tal modo il ricercatore si sostituisce a Dio e, anche se non ne ha la coscienza, si fa padrone del destino altrui, in quanto sceglie arbitrariamente chi far vivere e chi mandare a morte e sopprime esseri umani senza difesa. (…) Ogni essere umano va rispettato per se stesso, e non può essere ridotto a puro e semplice valore strumentale a vantaggio altrui. (…)

    6. Quale giudizio dare sugli altri procedimenti di manipolazione degli embrioni connessi con le "tecniche di riproduzione umana"?

    Le tecniche di fecondazione in vitro possono aprire la possibilità ad altre forme di manipolazione biologica o genetica degli embrioni umani, quali: i tentativi o progetti di fecondazione tra gameti umani e animali e di gestazione di embrioni umani in uteri di animali, l'ipotesi o il progetto di costruzione di uteri artificiali per l'embrione umano. Questi procedimenti sono contrari alla dignità di essere umano propria dell'embrione e, nello stesso tempo, ledono il diritto di ogni persona di essere concepita e di nascere nel matrimonio e dal matrimonio(32). (…) Lo stesso congelamento degli embrioni, anche se attuano per garantire una conservazione in vita dell'embrione — crioconservazione— costituisce un'offesa al rispetto dovuto agli esseri umani, in quanto li espone a gravi rischi di morte o di danno per la loro integrità fisica, li priva almeno temporaneamente dell'accoglienza e della gestazione materna e li pone in una situazione suscettibile di ulteriori offese e manipolazioni. (…) Ogni persona deve essere rispettata per se stessa: in ciò consiste la dignità e il diritto di ogni essere umano fin dal suo inizio.

    CONTINUA.......................
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  8. #8
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    PARTE II

    INTERVENTI SULLA PROCREAZIONE UMANA

    Per "procreazione artificiale" o "fecondazione artificiale" si intendono qui le diverse procedure tecniche volte a ottenere un concepimento umano in maniera diversa dall'unione sessuale dell'uomo e della donna. L'Istruzione tratta della fecondazione di un ovulo in provetta (fecondazione in vitro) e dell'inseminazione artificiale mediante trasferimento, nelle vie genitali della donna, dello sperma precedentemente raccolto. Un punto preliminare per la valutazione morale di tali tecniche è costituito dalla considerazione delle circostanze e delle conseguenze che esse comportano in ordine al rispetto dovuto all'embrione umano. L'affermarsi della pratica della fecondazione in vitro ha richiesto innumerevoli fecondazioni e distruzioni di embrioni umani. Ancora oggi, presuppone abitualmente una iperovulazione della donna: più ovuli sono prelevati, fecondati e poi coltivati in vitro per alcuni giorni. Abitualmente non sono trasferiti tutti nelle vie genitali della donna; alcuni embrioni, chiamati solitamente "soprannumerari", vengono distrutti o congelati. Fra gli embrioni impiantati talora alcuni sono sacrificati per diverse ragioni eugenetiche, economiche o psicologiche. Tale distruzione volontaria di esseri umani o la loro utilizzazione a scopi diversi, a detrimento della loro integrità e della loro vita, è contraria alla dottrina già ricordata a proposito dell'aborto procurato. Il rapporto tra fecondazione in vitro e eliminazione volontaria di embrioni umani si verifica troppo frequentemente.

    (…). I dati di fatto ricordati e la fredda logica che li collega, devono essere considerati per un giudizio morale sulla FIVET (fecondazione in vitro e trasferimento dell'embrione): la mentalità abortiva che l'ha resa possibile, conduce così, lo si voglia o no, al dominio dell'uomo sulla vita e sulla morte dei suoi simili, che può portare ad un eugenismo radicale. (…)

    * L'Istruzione intende con la denominazione di Fecondazione o procreazione artificiale eterologa le tecniche volte a ottenere artificialmente un concepimento umano a partire da gameti provenienti almeno da un donatore diverso dagli sposi, che sono uniti in matrimonio. Tali tecniche possono essere di due tipi: a) FIVET eterologa: la tecnica volta a ottenere un concepimento umano attraverso l'incontro in vitro di gameti prelevati almeno da un donatore diverso dai due sposi uniti da matrimonio. b) Inseminazione artificiale eterologa: la tecnica volta a ottenere un concepimento umano attraverso il trasferimento nelle vie genitali della donna dello sperma precedentemente raccolto da un donatore diverso dal marito.

    ** L'Istruzione intende per Fecondazione o procreazione artificiale omologa la tecnica volta a ottenere un concepimento umano a partire dai gameti di due sposi uniti in matrimonio. La fecondazione artificiale omologa può essere attuata con due diverse metodiche: a) FIVET omologa: la tecnica diretta a ottenere un concepimento umano mediante l'incontro in vitro dei gameti degli sposi uniti in matrimonio b) Inseminazione artificiale omologa: la tecnica diretta a ottenere un concepimento umano mediante il trasferimento, nelle vie genitali di una donna sposata, dello sperma precedentemente raccolto del marito.

    A. FECONDAZIONE ARTIFICIALE ETEROLOGA

    1. Perché la procreazione umana deve aver luogo nel matrimonio?

    Ogni essere umano va accolto sempre come un dono e una benedizione di Dio. Tuttavia dal punto di vista morale una procreazione veramente responsabile nei confronti del nascituro deve essere il frutto del matrimonio. La procreazione umana possiede infatti delle caratteristiche specifiche in virtù della dignità dei genitori e dei figli: la procreazione di una nuova persona, mediante la quale l'uomo e la donna collaborano con la potenza del reatore, dovrà essere il frutto e il segno della mutua donazione personale degli sposi, del loro amore e della loro fedeltà(34). La fedeltà degli sposi, nell'unità del matrimonio, comporta il reciproco rispetto del loro diritto a diventare padre e madre soltanto l'uno attraverso l'altro. Il figlio ha diritto ad essere concepito, portato in grembo, messo al mondo ed educato nel matrimonio: è attraverso il riferimento sicuro e riconosciuto ai propri genitori che egli può scoprire la propria identità e maturare la propria formazione umana. (…) La tradizione della Chiesa e la riflessione antropologica riconoscono nel matrimonio e nella sua unità indissolubile il solo luogo degno di una procreazione veramente responsabile.

    2. La fecondazione artificiale eterologa è conforme alla dignità degli sposi e alla verità del matrimonio?

    Nella FIVET e nell'inseminazione artificiale eterologa il concepimento umano viene ottenuto mediante l'incontro di gameti di almeno un donatore diverso dagli sposi che sono uniti in matrimonio. La fecondazione artificiale eterologa è contraria all'unità del matrimonio, alla dignità degli sposi, alla vocazione propria dei genitori e al diritto del figlio ad essere concepito e messo al mondo nel matrimonio e dal matrimonio.(36) Il rispetto dell'unità del matrimonio e della fedeltà coniugale esige che il figlio sia concepito nel matrimonio; il legame esistente tra i coniugi attribuisce agli sposi, in maniera oggettiva e inalienabile, il diritto esclusivo a diventare padre e madre soltanto l'uno attraverso l'altro(37). Il ricorso ai gameti di una terza persona, per avere a disposizione lo sperma o l'ovulo, costituisce una violazione dell'impegno reciproco degli sposi e una mancanza grave nei confronti di quella proprietà essenziale del matrimonio, che è la sua unità. La fecondazione artificiale eterologa lede i diritti del figlio, lo priva della relazione filiale con le sue origini parentali e può ostacolare la maturazione della sua identità personale. (…) Queste ragioni portano a un giudizio morale negativo sulla fecondazione artificiale eterologa: pertanto è moralmente illecita la fecondazione di una donna con lo sperma di un donatore diverso da suo marito e la fecondazione con lo sperma del marito di un ovulo che non proviene dalla sua sposa. Inoltre la fecondazione artificiale di una donna non sposata, nubile o vedova, chiunque sia il donatore, non può essere moralmente giustificata. Il desiderio di avere un figlio, l'amore tra gli sposi che aspirano a ovviare a una sterilità non altrimenti superabile, costituiscono motivazioni comprensibili; ma le intenzioni soggettivamente buone non rendono la fecondazione artificiale eterologa né conforme alle proprietà oggettive e inalienabili del matrimonio né rispettosa dei diritti del figlio e degli sposi.

    3. La maternità "sostitutiva" * è moralmente lecita?

    * Sotto la denominazione di "madre sostitutiva" l'istruzione intende comprendere: a) la donna che porta in gestazione un embrione impiantato nel suo utero e che le è geneticamente estraneo, perché ottenuto mediante l'unione di gameti di "donatori", con l'impegno di consegnare il bambino una volta nato a chi ha commissionato o pattuito tale gestazione; b) la donna che porta in gestazione un embrione alla cui procreazione ha concorso con il dono del proprio ovulo, fecondato mediante inseminazione con lo sperma di un uomo diverso da suo marito, con l'impegno di consegnare il figlio, una volta nato. a chi ha commissionato o pattuito la gestazione.

    No, per le medesime ragioni che portano a rifiutare la fecondazione artificiale eterologa: è contraria, infatti, all'unità del matrimonio e alla dignità della procreazione della persona umana. La maternità sostitutiva rappresenta una mancanza oggettiva di fronte agli obblighi dell'amore materno, della fedeltà coniugale e della maternità responsabile; offende la dignità e il diritto del figlio ad essere concepito, portato in grembo, messo al mondo ed educato dai propri genitori; essa instaura, a detrimento delle famiglie, una divisione fra gli elementi fisici, psichici e morali che le costituiscono.

    B. FECONDAZIONE ARTIFICIALE OMOLOGA

    (…)
    4. Quale legame è richiesto dal punto di vista morale tra procreazione e atto coniugale?

    a) L'insegnamento della Chiesa sul matrimonio e sulla procreazione umana afferma la "connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l'uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell'atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo. Infatti per la sua intima struttura, l'atto coniugale, mentre unisce con profondissimo vincolo gli sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi iscritte nell'essere stesso dell'uomo e della donna"(38). (…) La medesima dottrina relativa al legame esistente fra i significati dell'atto coniugale e fra i beni del matrimonio chiarisce il problema morale della fecondazione artificiale omologa, poiché "non è mai permesso separare questi diversi aspetti al punto da escludere positivamente o l'intenzione procreativa o il rapporto coniugale"(40). (…)

    b) (…) L'atto coniugale, con il quale gli sposi si manifestano reciprocamente il dono di sé, esprime simultaneamente l'apertura al dono della vita: è un atto inscindibilmente corporale e spirituale. È nel loro corpo e per mezzo del loro corpo che gli sposi consumano il matrimonio e possono diventare padre e madre. Per rispettare il linguaggio dei corpi e la loro naturale generosità, l'unione coniugale deve avvenire nel rispetto dell'apertura alla procreazione, e la procreazione di una persona deve essere il frutto e il termine dell'amore sponsale. L'origine dell'essere umano risulta così da una procreazione "legata all'unione non solamente biologica ma anche spirituale dei genitori uniti dal vincolo del matrimonio"(44). Una fecondazione ottenuta fuori del corpo degli sposi rimane per ciò stesso privata dei significati e dei valori che si esprimono nel linguaggio del corpo e nell'unione delle persone umane.

    c) Soltanto il rispetto del legame, che esiste fra i significati dell'atto coniugale, e il rispetto dell'unità dell'essere umano consente una procreazione conforme alla dignità della persona. (…) La persona umana dev'essere accolta nel gesto di unione e di amore dei suoi genitori; la generazione di un figlio dovrà perciò essere il frutto della donazione reciproca(45) che si realizza nell'atto coniugale in cui gli sposi cooperano come servitori e non come padroni, all'opera dell'Amore Creatore(46). L'origine di una persona umana è in realtà il risultato di una donazione. Il concepito dovrà essere il frutto dell'amore dei suoi genitori. Non può essere voluto né concepito come il prodotto di un intervento di tecniche mediche e biologiche: ciò equivarrebbe a ridurlo a diventare l'oggetto di una tecnologia scientifica. Nessuno può sottoporre la venuta al mondo di un bambino a delle condizioni di efficienza tecnica valutabili secondo parametri di controllo e di dominio. (…)

    5. La fecondazione omologa in vitro è moralmente lecita?

    La risposta a questa domanda è strettamente dipendente dai principi ora ricordati. Non si possono certamente ignorare le legittime aspirazioni degli sposi sterili; (…) (…) Il desiderio di un figlio - o quanto meno la disponibilità a trasmettere la vita - è un requisito necessario dal punto di vista morale per una procreazione umana responsabile. Ma questa intenzione buona non è sufficiente per dare una valutazione morale positiva della fecondazione in vitro tra gli sposi. Il procedimento della FIVET deve essere giudicato in se stesso, e non può mutuare la sua qualificazione morale definitiva né dall'insieme della vita coniugale nella quale esso si iscrive né dagli atti coniugali che possono precederlo o seguirlo(48). È già stato ricordato come, nelle circostanze in cui è abitualmente praticata, la FIVET implichi la distruzione di esseri umani, fatto questo che è contro la dottrina già richiamata sulla illiceità dell'aborto(49). Ma anche nel caso in cui si mettesse in atto ogni cautela per evitare la morte degli embrioni umani, la FIVET omologa, attua la dissociazione dei gesti che sono destinati alla fecondazione umana dall'atto coniugale. La natura propria della FIVET omologa, pertanto, dovrà anche essere considerata astraendo dal legame con l'aborto procurato. La FIVET omologa è attuata al di fuori del corpo dei coniugi mediante gesti di terze persone la cui competenza e attività tecnica determinano il successo dell'intervento; essa affida la vita e l'identità dell'embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull'origine e sul destino della persona umana. Una siffatta relazione di dominio è in sé contraria alla dignità e all'uguaglianza che dev'essere comune a genitori e figli. (…) Nella FIVET omologa, perciò, pur considerata nel contesto dei rapporti coniugali di fatto esistenti, la generazione della persona umana è oggettivamente privata della sua perfezione propria: quella di essere, cioè, il termine e il frutto di un atto coniugale in cui gli sposi possono farsi "cooperatori con Dio per il dono della vita a una nuova persona"(50). (…)Per le stesse ragioni il cosiddetto "caso semplice", cioè una procedura di FIVET omologa, che sia purificata da ogni compromissione con la prassi abortiva della distruzione di embrioni e con la masturbazione, rimane una tecnica moralmente illecita perché priva la procreazione umana della dignità che le è propria e connaturale. Certamente la FIVET omologa non è gravata di tutta quella negatività etica che si riscontra nella procreazione extraconiugale; la famiglia e il matrimonio continuano a costituire l'ambito della nascita e dell'educazione dei figli. Tuttavia, in conformità con la dottrina tradizionale relativa ai beni del matrimonio e alla dignità della persona, la Chiesa rimane contraria, dal punto di vista morale, alla fecondazione omologa in vitro; questa è in se stessa illecita e contrastante con la dignità della procreazione e dell'unione coniugale, anche quando tutto sia messo in atto per evitare la morte dell'embrione umano. Pur non potendo essere approvata la modalità con cui viene ottenuto il concepimento umano nella FIVET, ogni bambino che viene al mondo dovrà comunque essere accolto come un dono vivente della Bontà divina e dovrà essere educato con amore.

    6. Coma valutare dal punto di vista morale l'inseminazione artificiale omologa?

    L'inseminazione artificiale omologa all'interno del matrimonio non può essere ammessa, salvo il caso in cui il mezzo tecnico risulti non sostitutivo dell'atto coniugale, ma si configuri come una facilitazione e un aiuto affinché esso raggiunga il suo scopo naturale. (…) Se il mezzo tecnico facilita l'atto coniugale o l'aiuta a raggiungere i suoi obiettivi naturali, può essere moralmente accettato. Qualora, al contrario, l'intervento si sostituisca all'atto coniugale, esso è moralmente illecito. L'inseminazione artificiale sostitutiva dell'atto coniugale è proibita in ragione della dissociazione volontariamente operata tra i due significati dell'atto coniugale. (…)

    7. Quale criterio morale proporre circa l'intervento del medico nella procreazione umana?

    L'atto medico non dev'essere valutato soltanto in rapporto alla sua dimensione tecnica, ma anche e soprattutto in relazione alla sua finalità, che è il bene delle persone e la loro salute corporea e psichica. I criteri morali per l'intervento medico nella procreazione si deducono dalla dignità delle persone umane, della loro sessualità e della loro origine. (…) . L'umanizzazione della medicina, che viene oggi insistentemente richiesta da tutti, esige il rispetto dell'integrale dignità della persona umana in primo luogo nell'atto e nel momento in cui gli sposi trasmettono la vita a una nuova persona. (…)

    8. La sofferenza per la sterilità coniugale

    La sofferenza degli sposi che non possono avere figli o che temono di mettere al mondo un figlio handicappato, è una sofferenza che tutti debbono comprendere e adeguatamente valutare. Da parte degli sposi il desiderio di un figlio è naturale: esprime la vocazione alla paternità e alla maternità inscritta nell'amore coniugale. Questo desiderio può essere ancora più forte se la coppia è affetta da sterilità che appaia incurabile. Tuttavia il matrimonio non conferisce agli sposi il diritto di avere un figlio, ma soltanto il diritto di porre quegli atti naturali che di per sé sono ordinati alla procreazione(57). Un vero e proprio diritto al figlio sarebbe contrario alla sua dignità e alla sua natura. Il figlio non è un qualche cosa di dovuto e non può essere considerato come oggetto di proprietà: è piuttosto un dono, "il più grande"(58) e il più gratuito del matrimonio, ed è testimonianza vivente della donazione reciproca dei suoi genitori. A questo titolo il figlio ha il diritto - come è stato ricordato - di essere il frutto dell'atto specifico dell'amore coniugale dei suoi genitori e ha anche il diritto a essere rispettato come persona dal momento del suo concepimento. Tuttavia la sterilità, qualunque ne sia la causa e la prognosi, è certamente una dura prova. La comunità dei credenti è chiamata a illuminare e sostenere la sofferenza di coloro che non possono realizzare una legittima aspirazione alla maternità e paternità. Gli sposi che si trovano in queste dolorose situazioni sono chiamati a scoprire in esse l'occasione per una particolare partecipazione alla croce del Signore, fonte di fecondità spirituale. Le coppie sterili non devono dimenticare che "anche quando la procreazione non è possibile, non per questo la vita coniugale perde il suo valore. La sterilità fisica infatti può essere occasione per gli sposi per rendere altri servizi importanti alla vita delle persone umane, quali ad esempio l'adozione, le varie forme di opere educative, l'aiuto ad altre famiglie, ai bambini poveri o handicappati"(59). (…)

    CONTINUA.................
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  9. #9
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    PARTE III

    MORALE E LEGGE CIVILE

    Valori e obblighi morali che la legislazione civile deve rispettare e sancire in questa materia

    Il diritto inviolabile alla vita di ogni individuo umano innocente, i diritti della famiglia, dell'istituzione matrimoniale costituiscono dei valori morali fondamentali, perché riguardano la condizione naturale e la vocazione integrale della persona umana, nello stesso tempo sono elementi costitutivi della società civile e del suo ordinamento. Per questo motivo le nuove possibilità tecnologiche, apertesi nel campo della biomedicina, richiedono l'intervento delle autorità politiche e del legislatore, (…) . (…) L'intervento dell'autorità politica si deve ispirare ai principi razionali che regolano i rapporti tra legge civile e legge morale. Compito della legge civile è assicurare il bene comune delle persone attraverso il riconoscimento e la difesa dei diritti fondamentali, la promozione della pace e della pubblica moralità(60). In nessun ambito di vita la legge civile può sostituirsi alla coscienza né può dettare norme su ciò che esula dalla sua competenza; essa deve talvolta tollerare in vista dell'ordine pubblico ciò che non può proibire senza che ne derivi un danno più grave. Tuttavia i diritti inalienabili della persona dovranno essere riconosciuti e rispettati da parte della società civile e dell'autorità politica; tali diritti dell'uomo non dipendono né dai singoli individui né dai genitori e neppure rappresentano una concessione della società e dello Stato: appartengono alla natura umana e sono inerenti alla persona in forza dell'atto creativo da cui ha preso origine.

    Fra tali diritti fondamentali bisogna a questo proposito ricordare:

    1.il diritto alla vita e all'integrità fisica di ogni essere umano dal momento del concepimento alla morte;

    2.i diritti della famiglia e del matrimonio come istituzione e, in questo ambito, il diritto per il figlio a essere concepito, messo al mondo ed educato dai suoi genitori.

    (…). Come conseguenza del rispetto e della protezione che vanno assicurati al nascituro, a partire dal momento del suo concepimento, la legge dovrà prevedere appropriate sanzioni penali per ogni deliberata violazione dei suoi diritti. La legge non potrà tollerare - anzi dovrà espressamente proibire - che degli esseri umani, sia pure allo stadio embrionale, siano trattati come oggetto di sperimentazione, mutilati o distrutti con il pretesto che risulterebbero superflui o incapaci di svilupparsi normalmente. L'autorità politica è tenuta a garantire all'istituzione familiare, sulla quale la società si fonda, la protezione giuridica alla quale essa ha diritto. Per il fatto stesso che è al servizio delle persone, l'autorità politica dovrà essere anche a servizio della famiglia. La legge civile non potrà accordare la sua garanzia a quelle tecniche di procreazione artificiale che sottraggono a beneficio di terze persone (medici, biologi, poteri economici o governativi) ciò che costituisce un diritto inerente alla relazione fra gli sposi e non potrà perciò legalizzare il dono di gameti tra persone che non siano legittimamente unite in matrimonio. La legislazione dovrà proibire inoltre, in forza del sostegno che è dovuto alla famiglia, le banche di embrioni, l'inseminazione post mortem e la "maternità sostitutiva". Rientra nei doveri dell'autorità pubblica operare in modo che la legge civile sia regolata sulle norme fondamentali della legge morale in ciò che concerne i diritti dell'uomo, della vita umana e dell'istituzione familiare. Gli uomini politici dovranno impegnarsi, attraverso il loro intervento sull'opinione pubblica, a ottenere su tali punti essenziali il consenso più vasto possibile nella società, e a consolidarlo laddove esso rischiasse di essere indebolito e di venir meno. (…) La legislazione civile di numerosi Stati conferisce oggi agli occhi di molti una legittimazione indebita di certe pratiche; essa si dimostra incapace di garantire quella moralità, che è conforme alle esigenze naturali della persona umana e alle "leggi non scritte" impresse dal Creatore nel cuore dell'uomo. Tutti gli uomini di buona volontà devono impegnarsi, in particolare nell'ambito della loro professione e nell'esercizio dei loro diritti civili, perché siano riformate le leggi civili moralmente inaccettabili e corrette le pratiche illecite. (…)

    CONCLUSIONE

    La diffusione delle tecnologie d'intervento sui processi della procreazione umana solleva gravissimi problemi morali in relazione al rispetto dovuto all'essere umano fin dal suo concepimento e alla dignità della persona, della sua sessualità e della trasmissione della vita. Con questo documento, la Congregazione per la Dottrina della Fede, adempiendo al suo compito di promuovere e tutelare l'insegnamento della Chiesa in così grave materia, rivolge un nuovo accorato invito a tutti coloro che, in ragione del loro ruolo e del loro impegno, possono esercitare un influsso positivo perché, nella famiglia e nella società, sia accordato il dovuto rispetto alla vita e all'amore: ai responsabili della formazione delle coscienze e dell'opinione pubblica, ai cultori della scienza e ai professionisti della medicina, ai giuristi e agli uomini politici. Essa auspica che tutti comprendano l'incompatibilità che sussiste tra il riconoscimento della dignità della persona umana e il disprezzo della vita e dell'amore, tra la fede nel Dio vivente e la pretesa di voler decidere arbitrariamente dell'origine e della sorte di un essere umano. (…) Alla luce della verità sul dono della vita .umana e dei principi morali che ne conseguono, ciascuno è invitato ad agire, nell'ambito della responsabilità che gli è propria, come il buon samaritano e a riconoscere anche il più piccolo tra i figli degli uomini come suo prossimo (Cf. Lc 10, 29-37). La parola di Cristo trova qui una risonanza nuova e particolare: "Ciò che avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avrete fatto a Me" (Mt 25, 40).

    Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell'Udienza accordata al sottoscritto Prefetto dopo la riunione plenaria di questa Congregazione, ha approvato la presente Istruzione e ne ha ordinato la pubblicazione.

    Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 22 febbraio 1987, Festa della Cattedra di S. Pietro Apostolo.

    Joseph Card. Ratzinger
    Prefetto

    Alberto Bovone
    Arc. tit. di Cesarea di Numidia
    Segretario

    CLICCA QUI PER IL TESTO INTEGRALE:

    http://www.vatican.va/roman_curia/co...25\&IMAGE.Y=11
    Fraternamente Caterina
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  10. #10
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    Caterina,
    ti prego di moderarti un po'.

    Io ti ho fatto un'obiezione minima e tu hai replicato sdegnata facendomi intendere di essere anti-cattolico, radicale, ignorante di documenti della Chiesa, lettore di riviste vaghe, disobbediente...

    Come puoi giudicarmi in questo modo da una semplice e legittima obiezione?
    Spiegami come hai potuto farti tutte queste idee su di me da una singola frase che esprimeva un dubbio!

 

 
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Permessi di Scrittura

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