TEL AVIV - Se i piani della Jihad islamica fossero andati in porto - dicono fonti dei servizi di sicurezza a Tel Aviv - Israele starebbe oggi contando numerose vittime civili e il premier Ariel Sharon non avrebbe forse più niente da dire al presidente palestinese Abu Mazen, con cui conta invece di incontrarsi a Gerusalemme il 21 giugno.
Ma grazie allo Shin Bet (sicurezza interna) i piani terroristici sono stati sventati all'ultimo minuto. La borsa di marca Shunjing imbottita di esplosivo e rafforzata con chiodi e bulloni - che doveva esplodere in autobus di linea nel rione di Ramot a Gerusalemme, o in una sinagoga - è stata fatta deflagrare assieme ad un corpetto esplosivo da un artificiere israeliano.
Israele può tirare adesso un sospiro di sollievo. La cattura ieri di due presunti kamikaze (Abdel Rahman Makhul e Saad Tawfik Makhul) assieme con l'arresto a Dir el-Azun di altri due quadri militari della Jihad islamica ha consentito di sventare tre attentati. Due dovevano avvenire ieri a Gerusalemme, l'altro nel centro di Israele fra oggi e domani.
"Poteva trattarsi di un attacco strategico - ha osservato la radio militare - che avrebbe costretto Israele ad una reazione militare" la quale avrebbe forse messo fine al periodo di tregua nei Territori. Malgrado il successo operativo, ha aggiunto l' emittente, ancora oggi numerosi attentati palestinesi sono in fase di progettazione.
Desta preoccupazione, ha aggiunto una fonte dell' intelligence, che la cellula della Jihad islamica abbia agito a tutto campo fra Betlemme, Ramallah, Tulkarem e Jenin, su ordini giunti dai comandi di Damasco. Una preoccupazione ulteriore deriva dal fatto che due membri della cellula erano stati appena liberati da prigioni israeliane.
In questo contesto i vertici militari israeliani hanno accolto con malumore la liberazione ieri di 400 quadri della intifada palestinese (fra cui 100 islamici di Hamas) in un gesto distensivo di Sharon nei confronti di Abu Mazen. Secondo il quotidiano Yediot Ahronot il comandante militare della Cisgiordania generale Yair Naveh ha protestato ad alta voce contro la scarcerazione in massa ed è stato quasi rimosso per insubordinazione. La notizia è stata poi smentita dal portavoce militare.
Questi sviluppi non aiutano certo il ministro della difesa Shaul Mofaz che vorrebbe consegnare all'Anp le principali città della Cisgiordania (oltre a Tulkarem e a Gerico, già passate di mano) per allentare la tensione prima del ritiro da Gaza. Il rischio di agevolare le attività di chi pratica il terrorismo resta anche oggi alto, avvertono responsabili della difesa.
Proprio oggi, in una lunga intervista al quotidiano Haaretz, il capo di stato maggiore uscente generale Moshe Yaalon avverte che dopo il ritiro da Gaza (che dovrebbe iniziare ad agosto) c'é da temersi una eruzione di violenza in Cisgiordania, a meno che Israele non accetti di ritirarsi almeno in parte da quelle zone. Un parere condiviso da Benyamin Netanyahu, un dirigente del Likud, secondo cui il ritiro da Gaza è un errore perché "i palestinesi non lo vedono come un gesto di conciliazione, ma come una fuga sotto la spinta del terrorismo".
E le critiche della destra nazionalistica cominciano a fare breccia nell' opinione pubblica israeliana. Un anno fa, due israeliani su tre approvavano il ritiro da Gaza. Adesso lo sostengono solo uno su due e la tendenza è al ribasso. "Con l'aiuto della Divina provvidenza, quel ritiro non si fara" ha previsto oggi un portavoce dei coloni di Gaza, euforico per le dichiarazioni di Yaalon e di Netanyahu e per il sondaggio di Maariv sulla decrescente popolarietà del ritiro.
Da parte sua Sharon non perde occasione per ribadire che il ritiro di farà ed inizierà a metà agosto. Per lui la strada è sempre più in salita. Un dirigente del Likud, il ministro Zahi Hanegbi, ha confermato che l' opposizione nel partito resta forte e che il ritiro da Gaza potrebbe essere per Sharon il canto del cigno. "Ho l'impressione che a settembre sentiremo parlare di elezioni anticipate" ha detto Hanegbi: e non era chiaro se parlasse da osservatore politico spassionato, o piuttosto disponesse di informazioni di prima mano su una imminente levata di scudi contro l'attuale premier.

(Ticin@nline, 4 giugno 2005) grazie alla segnalazione di Barbara

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