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Discussione: Analisi interessante

  1. #1
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito Analisi interessante

    Uno scritto interessante di Dragos Kalajic, intitolato ''Stupida Europa'', che riprendo dal forum etnonazionalista

    | Giovedì 19 Maggio 2005 - 17:15 | Dragos Kalajic |

    La nostra analisi è volta ad individuare e precisare quelle che sono le strutture essenziali sulle quali si fonda l’attuale l’Europa legale, ossia quella soggetta al potere delle sue (pseudo) élites e dei suoi forti centri di pressione economici, politici, culturali e mediatici.
    In particolare, per la nostra disamina, la trattazione-chiave verte sull’argomento chi ci appare di maggiore rilevanza e che più permette di svelare quelle che sono le linee portanti della destrutturazione culturale, sociale, politica in atto nel nostro continente: le politiche demografiche e immigratorie che condizionano il futuro del nostro continente.
    Le ondate di immigrazione dal Terzo e dal Quarto mondo, sempre più frequenti, alte e minacciose, sono il risultato dell’ultima e peggiore forma di colonialismo, sostanzialmente usuraia, quell’ economia del debito che ovunque provoca miseria e fame. Un’ economia del debito che provoca ad arte la fuga di masse di disperati convogliandole verso illusori “mercati del benessere”.
    Si tratta di una sfida che assume oramai la magnitudine di una vera e propria, sebbene non dichiarata, invasione d’ Europa.
    Se un tale processo non perderà nel breve-medio termine forza e consistenza, e se questo, anzi, verrà aggravato da un ingresso della Turchia nell’Unione europea, tutti i dati indicano che già durante questo secolo gli Europei perderebbero la propria patria e diventerebbero una minoranza etnica, votata alla decomposizione e alla sua scomparsa nell’oceano grigio-nero dei diversi (1).
    Se tale moto degenerativo non verrà arrestato, si confermerà la prognosi dell’osservatore turco Nazmi Arifi sulle conseguenze demografiche dell’entrata della Turchia nell’Unione europea, esposta una quindicina anni fa sulle pagine del Preporod (2), portavoce dei musulmani di Bosnia ed Herzegovina:
    “L’Europa è cosciente del potenziale turco, l’Europa è cosciente della moltitudine turca. L’Europa guarda alla Turchia come ad un paese che ha potenzialmente duecento milioni d’abitanti. (Sono calcolati anche un centinaio di milioni di turcofoni dell’Asia centrale, ai quali il governo di Ankara, fedele al panturchismo, offre la cittadinanza turca oggi e offrirà quella europea domani, nota di D.K.) È logico che l’Europa non ostacolerà la Turchia. E’ prevedibile che, dopo dieci anni (dall’ingresso della Turchia nell’Unione europea, nota di D.K.) metà degli abitanti dell’attuale Europa occidentale saranno musulmani per una serie di cause quali: l’alta natalità dei popoli musulmani, la consistente immigrazione proveniente da paesi di religione musulmana, la caduta verticale delle natalità dei popoli europei, le conversioni all’Islam. Tutti questi sono fatti che l’Europa, volendo o non volendo, deve accettare.”
    E’ dunque chiaro – e lo deve essere anche agli occhi più semplici e ingenui - che sono false ed ingannevoli quelle formule di soluzione del problema immigratorio fin qui instancabilmente prodotte dalle (pseudo) élites politiche europee - spacciate negli Anni settanta come progetto paternalistico di “assimilazione” – che propagandano il modello fallace dell’“integrazione” o i recenti ideali sentimentalisti di una “società multirazziale” e “multiculturale”.
    In questo modo le (pseudo) élites che dominano l’Europa hanno dimostrato la propria debolezza fondamentale, la tendenza ad abbandonarsi alle superstizioni del razionalismo, particolarmente alla convinzione che con le sole parole - prodotte per interpretare a priori le incognite dello sviluppo sociale - è possibile non solo spiegare, ma anche domare la realtà, con tutte le minacce che contiene.
    Su l“assimilazione”, “l’integrazione” e “la società multiculturale” - “che ci arricchisce” - è possibile discutere solo là dove è in questione una minoranza razziale o etnica che non minaccia la maggioranza.
    L’esperienza storica dimostra come ogni rapporto pacifico venga stravolto là dove la minoranza cresce in modo tale di minacciare il predominio della maggioranza, anche nel senso della legge di selezione naturale. La specie più forte sospinge e alla fine elimina la specie più debole. Per questo motivo, all’inizio del periodo neolitico, la massa del tipo d’uomo detto mediterraneo gracile, basso, brachicefalo, con scheletro fragile e pelle olivastra - che ha conquistato il Rimlend mackinderiano, dall’India fino alle Isole britanniche, dedicato all’agricoltura ed ai culti della Madre Terra (3) - ha completamente riassorbito o eliminato gli indigeni europei, l’uomo di Cro Magnon, alto, forte e robusto cacciatore. Solo alcuni millenni dopo i discendenti dell’uomo di Cro Magnon, i nostri progenitori indoeuropei, scesi dagli altipiani caucasici nell’Europa per riconquistare la patria perduta riuscirono nel loro intento, vincendo le culture ed etnie qui già inseditesi grazie all’etica aristocratica e all’arte della guerra.

    L’Europa diventerà islamica?
    Le industrie mediatiche, produttrici dell’ opinione pubblica, che fino a ieri diffondevano un ottimismo roseo nei confronti dei modelli di coesistenza tra gli indigeni europei e gli immigrati, oggi cercano di nascondere la realtà dell’invasione d’Europa e dei processi di rovesciamento dei rapporti demografici, cercando di ridurre tutto unicamente al problema di opzione religiosa: L’Europa cristiana o islamica?
    Quasi mirassero a stabilizzare la sempre più diffusa irreligiosità degli Europei e la corrispondente indifferenza nei confronti del dilemma…
    Una cosa è certa: questo aut-aut non esiste perché il predominio dell’Islam sugli Europei è sicuro. Secondo una nuova formulazione del quesito che agli Europei - mediante i media più influenti, da Welt und Sontag e Welt, fino al Corriere della Sera - propongono le guide intellettuali dei musulmani perfino “moderati”, (ad esempio: Bassam Tibi) “il problema non è se la maggioranza degli Europei diventerà musulmana, ma piuttosto quale forma di islam è destinata a dominare in Europa: l’islam della sharia o l’euroislam” (4).
    Per rimuovere dalle teste degli Europei ogni pensiero o speranza di difesa della natura europea della patria comune, il messaggio citato viene abilmente accompagnato con il sostegno di “uno dei più grandi esperti mondiali del Medio Oriente”, Bernard Lewis: “Entro la fine di questo secolo il nostro continente diverrà islamico.”
    Davanti a questa prospettiva di trasformazione degli Europei in una minoranza etnica, il rapporto verso l’invasione degli immigrati deve essere radicalmente cambiato.
    Se alla fine di questo scenario temporale - attuato il rovesciamento demografico - sarà ancora possibile parlare di “assimilazione”, “’integrazione” o “società multiculturale”, lo potranno fare solo gli immigrati nei confronti della minoranza degli indigeni europei, a patto di avere “misericordia” per le loro debolezze e non un giustificato disprezzo, perché, tra l’altro, hanno capitolato e concesso la propria patria agli invasori senza la minima resistenza.
    In questa prospettiva, per gli Europei si pone un problema essenziale: come sopravvivere e non scomparire nell’oceano degli altri che inonda e sta per affondare la loro patria.
    Ma, invece di opporsi ai processi che minacciano la cultura e la civiltà degli Europei, le forze dominanti nell’Unione europea fanno tutto il possibile per mantenere ed anche rafforzare l’invasione degli immigrati, sostenendone pubblicamente la cosiddetta “necessità”. E anche quando le (pseudo) élites politiche si sforzano di contenere almeno l’impatto caotico dell’immigrazione - con le leggi, le regole e le misure restrittive – tutto questo si dimostra, prima o poi, non solo vano, ma anche controproducente.
    Il sistema di potere di quest’Europa legale, che agisce contro l’Europa reale, è composto, grosso modo, da quattro campi di forze dai corrispondenti interessi. Complice – o sicario - un’ Unione europea che sta abbandonando celermente il sistema di economia sociale proprio della storia, della cultura e della tradizione europea, per il desiderio di dissolversi nel magma angloamericano, ossia liberalcapitalista, le potenze sopranazionali e sovraeuropee del mondo finanziario ed industriale sono diventate la forza-guida dell’alto tradimento. Le (pseudo) élites nazionali servono gli interessi di questa centrale di dominio che oramai, da molto tempo, ha espulso la politica vera ed autentica dalla scena pubblica, riducendola ad uno dei propri servizi ausiliari.
    E’ cosa manifesta come queste (pseudo) élites politiche siano sottomesse ai condizionamenti e ai voleri del Leviatano atlantico (per usare un’allegoria schmittiana): una centrale di dominio che fa di tutto per far entrare la Turchia nell’Unione europea e per rafforzare l’invasione degli immigrati, e reagisce con rabbia contro ogni contromisura europea.
    La Chiesa Cattolica, con i propri ordini monastici e le organizzazioni caritatevoli è un magnete particolarmente attraente per la massa degli immigrati, che, a priori, sanno che saranno ben accolti e tutelati, malgrado la propria clandestinità e illegalità.
    Last but not least, particolarmente influenti fautori dell’invasione dell’Europa sono le grandi ‘fabbriche’ della cosiddetta “opinione pubblica”, che cercano ostinatamente di convincere gli Europei - con le buone, attraverso promesse fallaci, e con le cattive, attraverso ricatti morali - che l’immigrazione porta solo il bene (economico, culturale ed umano) e che ogni resistenza è un male, una specie di peccato mortale nell’epoca della secolarizzazione. Segue il latrato dei branchi al servizio del tradimento, liberati dai guinzagli. Così vengono continuamente demonizzate o criminalizzate le rare voci di coraggio che si alzano in difesa della patria europea.
    La nostra ricognizione vaglierà ora rapidamente - escludendo scientemente ogni presa di posizione ideologica, e dunque con un esame logico elementare - le principali e più frequenti giustificazioni sul bisogno o sulla necessità che l’Europa resti aperta alle invasioni immigratorie, addotte dalle (pseudo) élites dominanti.

    Idolatria
    del profitto
    I portavoce delle forze finanziarie ed industriali giustificano sempre l’apertura verso l’immigrazione in massa con motivazioni che derivano da contingenze effimere: dalla necessità di superare la crisi provocata dallo shock energetico degli anni settanta, fino a quella specie di imperativo categorico che viene spacciato come globalizzazione, un “modello” – dicono – ineluttabile che impone a tutti popoli - privati del diritto di decidere sulla propria sovranità economica - il libero flusso delle merci, dei capitali, dei servizi e degli uomini. Tutte queste ragioni sono riducibili ad una causa comune, alla demonia economica, ossia all’idolatria del profitto per il profitto.
    Siamo ormai di fronte ad un immenso complesso-guida di idiotismo attivo, nel senso originario del termine che gli antici Greci usavano per designare una forma estrema d’individualismo e d’egoismo antisociale.
    Pervase e guidate da questo idiotismo, le forze finanziarie ed industriali d’Europa non si sentono parte di una comunità e di una realtà culturale e storica, molto più ampia e alta. Nei centri di potere assoggettati alla globalizzazione, non esiste nemmeno la coscienza, immanente ad ogni cultura e civiltà normale, in tutti i tempi, che l’economia, perché semplice parte e semplice mezzo, deve servire per fini del tutto sociali, e non il contrario. Già il fatto stesso che la cosiddetta necessità delle porte spalancate verso le onde immigratorie viene giustificata con il bisogno impellente di manodopera - mentre dall’altra parte la disoccupazione dei propri concittadini assume oramai le proporzioni di un male cronico - ci dimostra quanto le forze in questione siano indifferenti dei destini del proprio contesto sociale. In questa visione di mondo alla rovescia il profitto è ueber alles.
    Forse è inutile illuminare qui la perniciosità di questa patologia e l’orizzonte enorme delle sue conseguenze catastrofiche, cominciando dai prezzi esistenziali e sanitari, sociali e culturali, ecologici e demografici che anche sul piano delle cifre trascendono diverse volte i profitti. In molti casi ci troviamo davanti ad un circulus vitiosus. Per esempio, l’immigrazione di massa viene solitamente giustificata come una manna che compensa il calo demografico degli Europei, mentre proprio l’imposizione del sistema liberalcapitalista - rendendo la vita estremamente incerta e precaria - è una delle cause maggiori di questo declino. Questo fatto viene tuttavia notato anche da certi politici, non ancora addomesticati. Così si esprime Vladimir Spidl, presidente del Consiglio della Repubblica Ceca, dubitando apertamente che l’immigrazione possa risolvere il problema demografico:
    “La gente è scoraggiata ad avere più figli a causa delle difficoltà a trovare la casa, della lunga attesa per l’’impiego, dell’ambiente ostile alla famiglia, e dall’instabilità del lavoro. (5)”.

    L’idiozia in questione si manifesta anche nella cecità verso gli effetti disastrosi che prima o poi subiranno le stesse centrali che attivano e speculano sul fenomeno. E’ certo che l’importazione delle masse degli immigrati pronti a svendere le loro braccia, porti agli importatori un profitto a breve termine, grazie alla diminuzione o, almeno, al contenimento del prezzo del lavoro nonché la conseguente repressione delle proteste sindacali dei lavoratori “indigeni”, a difesa dei loro diritti. Dall’altra parte, in una prospettiva a lungo termine, questa strategia dello sfruttamento spietato porterà ad una specie di suicidio economico perché provoca una serie di conseguenze nefaste e autodistruttive. Un effetto primario sarà, per le aziende, il blocco del perfezionamento tecnologico ed organizzativo della produzione e il fermo della ricerca di alternative, perché tutto questo è molto più caro della manodopera a basso prezzo.
    In fin dei conti, l’asserzione che l’immigrazione è necessaria allo sviluppo economico e al mantenimento almeno del volume di produzione è contraddetta dall’attuale main stream industriale, che è sottoposto ad un’altrettanto spietata regola: quella per cui i profitti maggiori vengano ottenuti non soltanto con il perfezionamento tecnologico ed organizzativo, ma sopratutto là dove sono maggiori le riduzioni dei posti di lavoro. In questa prospettiva cade il ricatto, molto frequente, che l’importazione della giovane manodopera straniera sia necessaria per rimediare la caduta verticale della natalità ed il generale invecchiamento della società europea. Le tecnologie nuove, collegate alle nuove tecniche di organizzazione sociale, offrono buone possibilità di superamento dei problemi in questione (6).
    L’importazione avida di masse di manodopera straniera allarga d’altra parte il popolo dei disoccupati e provoca, conseguentemente, con la riduzione del potere d’acquisto dei cittadini, l’implosione del mercato europeo. Se con sguardo attento seguiamo le linee-forza dei processi di globalizzazione, inevitabilmente individueremo un orizzonte prossimo venturo dove i prezzi e le condizioni di lavoro - sotto l’imperativo della concorrenza mondiale - dovranno essere omogeneizzati o addirittura parificati.
    Dunque, a causa del tradimento dell’Europa legale, l’Europa reale dovrà rinunciare anche alle ultime briciole del welfare e del proprio standard of life, di uno stile di vita europeo. Sotto il peso di una concorrenza globale, gli Europei dovranno ridursi a massa planetaria che patisce miseria e privazioni, accettando di vivere, per esempio, come i Cinesi. Si tratta di un orizzonte che disegna una nuova forma di morte, peraltro prevista dalla Seconda legge di termodinamica, dove un determinato sistema perde la vita per via della parificazione della temperatura delle singole molecole che lo compongono.

    La politica
    delle contraddizioni
    L’atteggiamento generale delle (pseudo) élites nazionali ed burocratiche davanti alle sfide dell’immigrazione si propone sotto il segno delle contraddizioni intellettuali (7) e delle doppiezze morali. Tra la crescente inquietudine dell’Europa reale e le direttive delle forze che oramai da molto tempo hanno evacuato la politica vera dalla scena pubblica, le (pseudo) élites producono solo finte resistenze alle ondate immigratorie. Queste resistenze apparenti hanno le forme delle leggi, dei regolamenti, delle misure protettive… Ma rimangono sempre lettera morta sulla carta, che in seguito viene pure cancellata attraverso periodiche, ma regolari sanatorie. In sostanza, salvo rare eccezioni, le (psuedo) élites fanno di tutto per giustificare, sostenere e realizzare la tesi assurda che l’invasione d’Europa degli allogeni è una necessità economica, sociale e perfino biologica.
    Inoltre, sebbene queste (pseudo) élites in questione abbiano accettato in pieno i principi del liberalismo angloamericano e del corrispondente individualismo egoista ed avido, tale ideologia viene applicata soltanto nei confronti degli indigeni europei e non certo agli immigrati (8). E’ evidente che si tratta di una presa di posizione molto più profonda e non di una semplice “deviazione” dalla logica aristotelica.
    O si tratta di un moralismo ipocrita, che maschera la brama dei profitti, o è uno dei molti sintomi dell’autorazzismo degli Europei.
    Durante l’ultimo decennio del XX secolo, i governi cosiddetti di centro sinistra hanno tradito e distrutto tutto il patrimonio conquistato nelle lotte sindacali imprigionando il lavoro ed il popolo dei lavoratori nelle misere condizioni di un secolo fa. Tutte le “novità” sono state presentate sotto le designazioni cinicamente false e svianti: “le riforme”, “la deregolamentazione”, “la liberalizzazione del lavoro”, “la flessibilità”…
    Cercando esclusivamente il bene degli immigrati - per attrarre le nuove ondate d’invasione - la politica pro-immigratoria fa del male a tutti. Un buon esempio lo offre la legge sul “ricongiungimento familiare” - introdotta prima in Germania e ora applicata generalmente in Europa dell’ovest - che gli immigrati usano per non lasciare il paese dove vendono la propria manodopera, per non rischiare, andando a visitare la famiglia in patria, di non ottenere più il visto di reingresso. L’applicazione generalizzata di questa legge - solo formalmente umanitaria - altera completamente la ragione primaria, puramente economica, dell’immigrazione. In questo modo uno stanziamento temporaneo diventa permanente. Il venditore di manodopera e tutta la sua famiglia vengono così, forzosamente e indissolubilmente legati al mondo dell’esilio ed indotti a recidere tutti i vincoli con il mondo e la comunità dalle quali provengono. Così la massa di immigrati diventa una massa di alienati, infelici e nemici del mondo che li circonda (9).
    Le famiglie così attratte in esilio, richiedono, per il puro mantenimento, molto di più che nel paese d’origine. Questa spesa, moltiplicata per la prole e le parentele così stanzialmente immigrate, annulla il teorico “risparmio” economico vantato da chi indica nell’immigrazione una “risorsa” e vanifica ogni speranza di un lavoro “a tempo” e di un rientro di tali lavoratori-schiavi in patria. I figli delle “famiglie congiunte” non desiderano tornare perché non ricordano più la terra natale o perché sono consci che lì saranno molto più estranei. Nel nuovo ambiente sono costretti a vivere in condizioni indecenti, nei ghetti della criminalità cronica, dove viene prodotto e plasmato il nuovo Lumpenproletariat che, oltre l’odio di classe, nutre verso l’ambiente europeo che lo circonda e soprattutto verso i “visi pallidi” anche un profondo odio razziale (10).
    Così, oramai da molti anni, nelle metropoli e nelle grandi città europee - da Londra fino a Parigi e Marsiglia, abbiamo una guerriglia permanente - con saccheggi, distruzioni, incendi dolosi, violenze e stupri - che i media coprono con il proprio silenzio, per non turbare l’illusione di un ordine pubblico.

    La Chiesa Cattolica
    ha perso il senno
    Per affrontare le sfide dell’immigrazione la Chiesa Cattolica dispone di un mezzo molto potente e sviluppato: la propria dottrina sociale. Si tratta di un frutto prodotto e maturato con il lavoro di una serie di generazioni dei teologi, cominciato con l’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII che, alla lotta di classe e al presunto dualismo tra il lavoro ed il capitale, opponeva l’idea di collaborazione e della loro complementarietà naturale ed organica. Il contenuto dottrinario della Rerum Novarum era confermato ed arricchito con l’enciclica Quadragesimo anno (1929) di Papa Pio XI, che si rivolgeva direttamente allo Stato per invitarlo a riprendere le funzioni che gli nega o, addirittura, proibisce di svolgere l’ideologia del capitalismo liberale; per incitarlo ad aiutare o sostenere gli elementi portanti della comunità e del mondo di lavoro.
    Questi elementi erano individuati secondo l’ottica tradizionale ed europea, applicata anche da Hegel per la definizione della comunità, dove l’individuo è riconosciuto come essere politico solo in virtù della propria partecipazione negli ordini, nelle istituzioni sociali, da quello della famiglia, fino alle associazioni corporative. Questa dottrina della Chiesa era stata confermata ulteriormente da molte altre encicliche, fino al Laborem excercens (1981), Sollecitutudo rei socialis (1988) e Centesimus annus (1993) di Papa Giovanni Paolo II.
    Basato sull’insegnamento evangelico, l’asse della dottrina sociale della Chiesa Cattolica è composto dal principio di bene comune che raccomanda la creazione delle condizioni che permettono all’uomo e alla comunità di realizzarsi compiutamente, dunque non solo economicamente, ma anche esistenzialmente, socialmente e spiritualmente. Altrettanto sono importanti il dovere della sussidiarietà - messo in rilievo particolarmente con l’enciclica Quadragesimo anno - e della solidarietà, compresi anche come i principi formativi ed informativi della comunità, dunque molto al di sopra della pura compassione moralistica e sentimentale.
    E’ importante far notare che il generale De Gaulle - proprio lo statista che più risolutamente si opponeva all’invadenza del Leviatano atlantico, difendendo fieramente l’indipendenza della Francia ed impegnandosi per l’unità europea dall’Atlantico fino agli Urali - ha accolto pienamente questa dottrina, insieme con il sistema della partecipazione degli operai agli utili e nella gestione delle imprese. Aveva l’intenzione di realizzare queste idee e questa tradizione in alternativa al liberalismo capitalista, per superare i mali immanenti a quell’ideologia angloamericana, profondamente estranea all’anima europea. Purtroppo, al referendum del 1969, che conteneva troppi quesiti, questa rivoluzione dall’alto era respinta, insieme ad altre proposte, con una maggioranza di no ed appena il due o tre per cento in più di sì.
    Le ondate immigratorie offrono, oggi, alla Chiesa Cattolica un’occasione unica di passare dalle parole ai fatti, per applicare concretamente la propria dottrina sociale. Le stesse dimensioni intercontinentali e sovrastatali del fenomeno immigratorio corrispondono idealmente alla pretesa universalità dell’operare della Chiesa: nessuno potrebbe accusare la Chiesa di interferire negli affari dello Stato se si impegna, impugnando la propria dottrina sociale, nella lotta aperta contro le cause neocolonialiste ed usuraie che producono le immigrazioni di massa dei disperati del Sud verso il Nord. Purtroppo, e molto stranamente, l’inasprirsi dell’invasione pacifica degli immigrati coincide con un anomalo silenzio della Chiesa Cattolica sulla propria dottrina sociale.
    Invece di rilevare le catastrofi ed accusare i primi responsabili, ossia l’economia del debito e le compagnie sopranazionali, che con lo sfruttamento totalitario e la distruzione delle rimanenti strutture comunitarie, tradizionali e culturali causano la disgregazione sociale, la fame a la miseria, spingendo i milioni di vittime verso l’esilio e il presunto benessere, la Chiesa Cattolica , attraverso le proprie istituzioni, in primo luogo caritatevoli, accoglie le masse, asseconda i bisogni economici e strategici del Leviatano atlantico ed aiuta l’invasione d’Europa. Agli occhi di quelli che si preparano per l’immigrazione, la Chiesa Cattolica con le proprie istituzioni caritatevoli è diventata un magnete, una garanzia che saranno non solo accolti, ma anche nascosti, protetti, illegalmente. Così la Chiesa Cattolica non solo tace sulla propria dottrina sociale, ma contraddice anche ai suoi principi, diventando la serva peggiore del neocolonialismo.
    Sotto la luce di quello che abbiamo esposto, qualche cinico potrebbe osservare che nel Preambolo della (cosiddetta) Costituzione dell’Unione europea è assolutamente giustificata l’omissione di ogni cenno sul cristianesimo, sebbene per secoli c’era un segno di equazione tra l’Europa ed il mondo cristiano.
    Rimane una domanda fondamentale: perché la Chiesa Cattolica oggi fa di tutto per rovesciare il quadro demografico e religioso d’Europa? Le risposte a questo quesito sono diverse: dal sospetto che per gli elementi corrotti della Chiesa le attività caritatevoli servono per lucro ed arricchimento personale - fino all’opinione che, in fondo, si tratta di un’aspettativa ingenua che gli immigrati riconoscenti chiederanno la propria conversione, ingrandendo così il gregge cattolico, oramai divenuto misero come quello protestante, dopo l’autoeviramento commesso con il nefasto “aggiornamento”, che implicava, non solo la proscrizione delle tradizioni, ma anche le censure dei testi sacri.
    Le spiegazioni ufficiali – ad esempio quella offerta dal Presidente della Conferenza dei vescovi, il cardinale Camillo Ruini, accompagnata con la raccomandazione che bisogna scoraggiare “l’immigrazione illegale” - riducono tutto ad “un imperativo morale, prima che giuridico, accogliere chi si trova effettivamente nelle condizioni del profugo in cerca di rifugio” (11). Dunque, qui siamo molto al di sotto del principio di solidarietà, immanente alla dottrina sociale della Chiesa; siamo a livello di un moralismo piagnucoloso ed impotente.
    Sebbene tale “l’imperativo morale” sia perfettamente conforme al principio evangelico, bisogna notare che la sua applicazione nell’ambito del bene pubblico, provoca molti danni e pochissimi benefici.
    Non è la prima volta nella storia del Cristianesimo che la Chiesa affronta paradossi del genere. E’ d’altra parte evidente che la letterale realizzazione dei principi evangelici può produrre degli orrori molto più grandi di quelli combattuti.
    Già il Concilio di Arles, dal 315, ha limitato drasticamente il comandamento “non uccidere” con la distinzione tra la guerra giusta ed ingiusta. Seguendo l’insegnamento di Cicerone, nella lettera ad Amon, dal 356, sant’ Ambrogio offre una più sottile limitazione dello stesso comandamento (che, in origine valeva solo per i rapporti tra gli Ebrei). Il grande esegeta insegna che esistono due forme elementari della ingiustizia: fare l’ingiustizia e permettere che gli altri la commettono, non prestando la difesa a quelli che sono minacciati.
    La Chiesa Cattolica sembra aver completamente perso il senno, l’acume ed il coraggio del proprio intelletto, che per secoli era stata la sua più famosa e rispettata proprietà.

    I servi intellettuali
    del Leviatano atlantico
    I sostegni intellettuali, diretti o indiretti, all’invasione pacifica dell’Europa si stendono lungo l’intero arco pseudopolitico, dall’estrema sinistra (dove i figli del “1968” sono diventati “no-global”), fino alla destra radicale. Davanti alla sfida in questione i “no-global” confermano i sospetti che si tratta di un movimento creato altrettanto artificialmente come quello del “1968 francese” utilizzato a Parigi per rovesciare la politica antiatlantica del generale De Gaulle. Il fine dei creatori e dei manipolatori del movimento “no-global” è di avere un sostegno e di diffondere l’impressione che alla globalizzazione non c’è alternativa oltre questo manipolo degli spostati che fanno discorsi fumosi e si abbandonano ai vandalismi.
    E si tratta di “globalizzatori alla rovescia”: scopriamo infatti che contro la globalizzazione “del capitale delle multinazionali (che) non conosce frontiere” questi “no-new global” rispondono con una sfida “uguale e contraria: fare in modo che nessuna frontiera fermi la nostra solidarietà” (12).
    Forse è inutile qui far notare che la citata e presunta “sfida” dei “no-global” in verità si impegna per gli stessi fini ai quali mirano gli strateghi della globalizzazione, imponendo apertamente all’Unione europea - attraverso le proprie filiali ed i media, dal dipartimento di demografia delle Nazioni unite, fino alle pagine di New York Times - di aprire completamente le porte alle invasione immigratorie dal Sud (13).
    D’altra parte, ai neomarxisti, profondamente delusi per il crollo del sistema del socialismo reale e per il tradimento degli ex-compagni, postcomunisti - che per il potere hanno svenduto tutte le conquiste sociali delle sinistre - le immigrazioni in massa incutono la grande speranza per la nascita di un nuovo proletariato, il materiale umano necessario per la Rivoluzione (14).
    Tra le voci della destra tradizionale e radicale non sono rare le voci sostanzialmente proimmigratorie, mosse dai pensieri e anche dai sentimenti filoislamici e turcofili, con le motivazioni variegate, ma tutte inconsistenti. La ricognizione di questo fronte del tradimento può partire molto dall’alto, dalla cattedra dell’altrimenti illustre medioevalista Franco Cardini, che per suscitare sentimenti filoislamici è solito usare un puerile ricatto morale.
    Ma non c’è nessun debito europeo verso l’islam. Gli acquisti erano regolarmente pagati. Per coltivare la propria scienza molti Europei di quell’epoca non avevano il bisogno della mediazione araba o persiana o comunque islamica: da generazioni senza soluzione di continuità, leggevano i testi antichi in originale.
    Accettando acriticamente la teoria di Huntington sullo scontro tra le civiltà (religiose) e giudicando l’espansione militare delle forze atlantiche per la conquista delle risorse energetiche del continente euroasiatico come una guerra dell’America giudeoprotestante contro il mondo islamico - ma completamente cieca davanti al fatto che proprio la strategia atlantica produce i più famigerati movimenti islamisti per i propri bisogni (Del Valle, 1997) - una certa destra radicale saluta l’invasione immigratoria e, soprattutto, la futura entrata della Turchia nell’Unione europea, aspettando da questi un rafforzamento del debolissimo fronte antiatlantico, secondo la formula “il nemico del mio nemico è mio amico”.
    Qui non c’è neppure il minimo sospetto che il prezzo di questa strategia disinvolta della liberazione degli Europei dalla occupazione atlantica dovrà essere pagato con il loro assoggettamento ad un altro, forse anche peggiore occupante.
    Una visuale politico-storica ristrettissima, che scorge la realtà odierna da una sorta di retrovisore della storia, fantasticando che oggi si ripeta il rapporto di forze che c’era nella Seconda guerra mondiale, quando il mondo mussulmano era alleato delle forze d’Asse. Si dimentica che questa alleanza, per i musulmani non era mossa da motivi ideali o ideologici, ma puramente pragmatici: Hitler e Mussolini erano visti come liberatori dal giogo colonialista britannico.
    In ogni caso, i grado di influenza di queste opinioni che circolano nella destra radicale è molto basso, per via della loro emarginazione forzata, sotto la censura ufficiale del politically uncorrect.
    Molto più nefasto è il potere di persuasione dei media più forti, al servizio delle forze dominanti, con le corrispondenti truppe d’élite, composte da maitre-à-penser, opinionisti, esperti e così via. Molto spesso così assidui e zelanti nell’eseguire i compiti loro affidati dalle pseudo-elites al potere, che esagerano e così trasmettono suggestioni prive di ogni senso.
    Un buon esempio di questo ci viene offerto dallo sviluppo opinionistico del tema “necessità dell’accettazione della Turchia nell’Unione europea”, proposto da Zbigniew Brzezinski: “L’America deve sfruttare la propria influenza sull’Europa per sostenere un’eventuale accettazione di Turchia nell’Unione europea e che (la Turchia) sia trattata onorevolmente, come uno stato europeo… Se la Turchia si sentirà esclusa dall’Europa - sarà proclive alla marea islamica…” (Brzezinski, 1997).
    Alla vigila della recente decisione degli eurocrati ad aprire tutte le vie per l’entrata della Turchia nell’Unione europea, i cori dei presunti maitre-à-penser, opinionisti ed esperti erano stati mobilitati per convincere gli Europei - rimasti in gran parte scettici, anzi: contrari - che questa apertura fermerà la marea islamica non solamente in questo paese, ma ovunque, perché così sarà premiato un “islam moderato”, anzi un “islam laico” (sic!).
    Così premiato questo luminoso esempio turco, sarà la volta di altri paesi islamici e l’incubo dell’islamismo radicale sarà per sempre allontanato…
    In questo modo i buoni scolari nostrani di Brzezinski hanno trasformato una crepa nel suo tema in una fossa dell’assurdo per il proprio pensiero, suscitando nuove domande e ipotesi.
    Quanto enunciato deve essere forse interpretato come un’avvisaglia delle intenzioni eurocratiche di invitare anche altri paesi mussulmani a divenire membri dell’Unione europea?
    Altrimenti, se le porte dell’Unione europea, dopo l’ingresso della Turchia, rimanessero chiuse per gli altri paesi mussulmani, almeno dell’area mediterranea, questi resterebbero privi degli incentivi per seguire l’esempio turco nella via verso un “islam moderato” o perfino “l’islam laico” …
    Più probabilmente l’entrata della sola Turchia nell’Unione europea sarà vista in questi paesi come un modo subdolo degli occidentali di rottura dell’umma (la comunità) e cioè dell’unità del mondo musulmano.
    Non c’è bisogno di sottolineare come questi sentimenti possano inasprire le idiosincrasie e la marea islamista.

    La saggezza
    è nei miti
    Malgrado le differenze notevoli di moventi e di ragioni pro-immigratorie tra i principali centri di potere - e che abbiamo toccato in veloce rassegna - esiste un elemento in comune a tutti. Se questo elemento deve essere designato con una sola parola, questa è indubbiamente la stupidità.
    E’ evidente che al tradimento dell’Europa partecipano anche molti altri moventi e interessi, spesso nascosti sotto quelli falsi, moralistici ed ufficiali. Ma anche molti di questi sono collegati - direttamente o indirettamente – con la stupidità. Bisogna ricordare che la luce della cattedra di Platone ci ha illuminato per sempre sulla relazione e sull’interdipendenza tra l’etica e la logica, ossia l’intelligenza, e che questo insegnamento, dopo secoli di oblio è stato riabilitato da Kant, Fichte e Weininger, proprio quale unico antidoto alla marea dilagante della stupidità moderna, mercantile e borghese (15). Eccoci dinanzi ad una domanda fondamentale che è di importanza essenziale per il destino degli Europei: che cosa ha provocato una così profonda, dilagante, ostinata e soprattutto dominante ed aggressiva stupidità? Come è stato possibile che proprio nel cuore dell’Europa - che per millenni era stato il centro del pensiero umano più avanzato, coraggioso e alto - la stupidità sia diventata la padrona?
    Forse si tratta di uno dei quesiti più difficili cui rispondere.
    Finora un tale quesito sull’origine e l’avanzare del predominio della stupidità - per quanto ne sappiamo - non era stato mai posto sul tavolo delle riflessioni sull’Europa.
    Per rispondere a questo interrogativo, secondo le regole delle scienze moderne, è necessario intraprendere una notevole ricerca retrospettiva, lungo le molte vie e le molte dimensioni assunte dall’uomo europeo e dalla sua comunità.
    E una ricerca così ampia e pluridisciplinare, oltre a richiedere l’opera di una massa di ricercatori e lunghi anni di lavoro, potrebbe avere un esito incerto, si potrebbe cioè perdere completamente nella giungla sempre fiorente di nuovi fatti e fenomeni.
    Perciò anche in questo caso il tesoro mitologico degli Europei ci offre un’alternativa, una prospettiva cognitiva molto più veloce e sicura.
    Il vero mito è una cristallizzazione delle esperienze della comunità che sono state raccolte e verificate nel corso di lunghi secoli ed anche millenni.
    Allora, quale mito conservato nel tesoro europeo ci può aiutare almeno per una tesi di lavoro se non proprio come l’indicatore diretto della verità?
    Il mito più antico sulla stupidità è quello sul fratello di Prometeo, Epimeteo, il cui nome significa “colui che comprende tardi”.
    A differenza di Eschilo, che nella tragedie Prometeo incatenato sostiene che l’unica causa del martirio di Prometeo è il suo amore sconfinato per il genere umano - Platone ci informa, nel Protagora, che il fuoco regalato agli uomini era una specie di compensazione di un errore di Epimeteo.
    Avendo avuto dagli dei il compito di distribuire al genere animale i mezzi per la sua autodifesa, Epimeteo aveva per tanto “risparmiato” il male e così era arrivato agli uomini con le mani vuote.
    Ad un certo punto della tragedia eschiliana, Kratos, l’incarnazione del potere supremo, alludendo al nome dell’incatenato - che letteralmente significa “quello che prevede” - gli dice: “A torto i divini ti chiamano Prometeo!”.
    Solo in questa epoca, assediati dalla catastrofe planetaria di una civilizzazione tutta fondata sul fuoco, sull’esplosione e sulla consumazione ignea, possiamo capire la lungimiranza di Zeus e la giustezza del castigo inflitto a Prometeo.
    Con una serie di indicazioni ed allusioni dirette e indirette, questo complesso di miti accusa hybris, la civilizzazione, come la prima causa dell’istupidimento.
    Sia nel Prometeo incatenato, sia nelle Eumenidi, dando la voce alle divinità vecchie, spodestate ed orrende, Eschilo ci trasmette la memoria della conquista e della vittoria euroariana, che ha portato il trionfo degli dei celesti sulle divinità sotterranee degli indigeni. L’Atlantide è la più compiuta immagine mitizzata di questa civilizzazione dei Titani che Prometeo ha tradito.
    Anche lui un Titano, il Prometeo eschiliano li ha traditi perché “spregiarono i mezzi di astuzia: le loro menti dure si figurarono un dominio senza fatica, grazie alla violenza.”
    Siamo liberi di concludere che la civilizzazione - alienando l’uomo dalla vita naturale - sia la principale causa dell’istupidimento?

    Sì, però questa indicazione generale non ci può essere di grande aiuto perché nel contesto della civilizzazione occidentale il processo di istupidimento delle (psuedo) élites europee è molto più avanzato perché ha cause particolari e diverse.
    Un’altra importante trattazione delle esperienze di stupidità cristallizzate è rintracciabile nel ciclo dei racconti popolari sulle avventure di Guglielmo Tell. Si tratta dei racconti popolari tedeschi sulla Città degli stupidi.
    In questa città gli abitanti fanno tutto il contrario rispetto al buon senso, rallegrando il cinico Guglielmo Tell, che pure li sollecita ad essere ancora più stupidi, per il proprio divertimento.
    Per esempio, i cittadini hanno costruito la casa comunale dimenticando le finestre; per rimediare, hanno tentato di raccogliere e portare la luce, raccolta dentro dei secchi, dei vassoi e dei sacchi. Tagliando gli alberi alla cima del monte faticosamente hanno cercato di portare a mano dei tronchi, fino alla pianura. Solo l’ultimo tronco è scivolato dalle loro mani stanche e solo questo, rotolando, è arrivato alla destinazione. Questo fatto li ha illuminati: così hanno riportato tutti i tronchi in cima, per poi spingerli a rotolarsi, e così… si sono liberati dalla fatica.
    E’ opportuno precisare che gli abitanti della Città degli stupidi non erano sempre stupidi. Anzi, una volta godevano della fama di più intelligenti ed addirittura saggi. I sovrani di molti paesi si contendevano i loro servizi e consigli. Questa offerta del proprio acume è durata però finché le loro mogli non si sono stancate imponendo ai mariti un ordine ultimativo di tornare a casa. A questo punto un sovrano ha deciso di conquistare con la forza la città dei saggi per ottenere i loro servizi solo per sé. Consci che le loro forze erano troppo deboli per resistere all’armata che si avvicinava, i saggi cittadini hanno deciso di capitolare, ma anche di simulare la stupidità davanti al conquistatore, sicuri che alla fine, deluso, il nemico li avrebbe lasciati in pace. Infatti, entrando in città e vedendo intorno a sé solo gli spettacoli di incredibile stupidità, che potevano servire solo per un suo divertimento negativo, il sovrano decise di ritirarsi. Purtroppo, mossi dalla paura che il nemico sarebbe tornato a verificare il loro stato di intelligenza, a forza di simulare sempre ed ovunque la propria stupidità, i cittadini hanno dimenticato il perché del loro trucco e sono diventati veramente tutti stupidi. Così sono diventati famosi per le loro scemenze.
    Dunque, la paura è il movente di un’imitazione mimetica della stupidità che con il tempo, a forza di perdurare, può trasformarsi in uno stato reale?
    La leggenda popolare sulla Città degli stupidi, su come i saggi siano diventati scemi, è confermata con un fenomeno della nuova storia d’Europa, che dopo la sconfitta nella Seconda guerra mondiale è stata divisa in due zone d’occupazione, con le corrispondenti ideologie, i sistemi di indottrinamento forzato e i guardiani del politically correct.
    Non sono mancate nemmeno le eliminazioni fisiche dei non correct e nei primi anni del dopo guerra sono stati eliminati almeno due milioni di “colpevoli” o potenzialmente nemici. Per sopravvivere gli Europei dovevano far finta di conformarsi alle ideologie imposte, di accettare gli occupanti come se fossero i liberatori, ossia dovevano far finta di essere stupidi.
    Come ci insegnano i racconti sulla Città degli stupidi, questo trasformismo mimetico, con il tempo, a forza di perdurare, ha soppiantato l’intelligenza nascosta ed è diventato la vera natura, la proprietà richiesta, obbligatoria ed essenziale per le (pseudo) élites al potere.

    Una cena alla Casa bianca: l’inizio formale dell’istupidimento
    Se è necessario fissare una data d’inizio dell’istupidimento degli Europei, è da fissare al 3 aprile del 1949. Quel giorno a Washington era stata firmata l’Alleanza atlantica, ed il presidente degli Stati Uniti Harry Truman, con i segretari di Stato alla Difesa (Louis Johnson) e alla politica estera (Dean Acheson) aveva offerto una cena alla Casa bianca, per i ministri degli Esteri dei paesi membri. Come ci testimonia un fonogramma (16) delle conversazioni a tavola, il presidente degli Stati Uniti aveva aperto il conclave con una minaccia falsa, dicendo agli ospiti europei che era ormai imminente l’invasione sovietica sull’Europa occidentale: “Dobbiamo, infatti, avere ben presente che, a dispetto dell’enorme potenziale di guerra americano, le nazioni occidentali sono praticamente disarmate e non hanno nessuna possibilità di impedire che le cinquecento divisioni (sic!) sovietiche schiaccino l’Europa occidentale…”
    Per ridurre al silenzio a priori ogni richiamo alla superiorità militare degli Occidentali, basata sul possesso allora esclusivo delle bombe atomiche, il presidente Truman aveva detto gli ospiti europei di non illudersi: “…per non parlare poi della necessità di doverla eventualmente usare contro i nostri alleati dell’Europa occidentale quando fossero occupati.”
    Nessuno dei ministri europei presenti ebbe l’intelligenza o il coraggio di chiedere perché le bombe atomiche non potessero essere usate contro i centri militari del nemico nel primo giorno dell’invasione piuttosto che dopo la disfatta, ad occupazione conclusa, contro le città degli alleati.
    In verità, una possibilità di aiuto militare americano, il presidente Truman l’aveva fatta balenare dopo, ma sotto certe condizioni: “… il sacrificio di alcuni tradizionali obiettivi economici e di sicurezza: ciò potrebbe rendere l’accettazione non particolarmente auspicabile da parte vostra.”
    Dopo di lui avevano preso la parola i segretari di Stato per chiarire agli ospiti europei che i loro Stati dovevano sacrificare le colonie.
    Il ministro degli esteri dell’Olanda Dirk Stikker fu l’unico ad avere il coraggio di esprimere ad alta voce ciò che pensava: “Siamo preoccupati che gli Stati Uniti subentrino agli interessi olandesi nelle Indie per lo sfruttamento della ricchezza economica dell’area.”
    Gli altri rappresentanti dell’Europa occidentale pensavano probabilmente le stesse identiche cose sul ricatto atlantico, ma non avevano la forza di contraddire i loro padroni: facevano finta di non capire, di essere stupidi.
    Così è cominciato - ufficialmente e storicamente – il processo di istupidimento degli Europei, dalla recitazione mimetica fino al completo immedesimarsi con l’idiota.
    Ci rimane almeno la consolazione che poteva andare anche peggio.
    Il male che le (pseudo) élites al potere, a servizio del Leviatano atlantico, hanno fatto agli Europei poteva essere ben maggiore se fossero stati in possesso di un’alta intelligenza.
    E’ una consolazione che ci tramanda Donoso Cortes: “Se Dio non avesse condannato… gli ingannatori di professione ad essere perennemente stupidi, o se non avesse messo nella loro propria virtù un freno per quelli che hanno una prodigiosa sagacia, le società umane non avrebbero potuto resistere né alla sagacia degli uni, né alla malizia degli altri.” (Donoso Cortes, 1946).

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  2. #2
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    Predefinito Re: Analisi interessante

    Assai complessa ed articolata, ma ricca di vicende a me finora sconosciute.
    Con inserito, però, un riferimento di comprendonio abbastanza immediato: l'inesorabile instupidimento delle popolazioni europee.
    E quel che è più frustrante, è che trattasi del classico instupidimento da "sordo che non vuol sentire", per non dire "finto tonto": agli albori del progetto di unità europea, quasi tutti pervarsi di entusiasmo, quel senso di "unione fa la forza"...
    Poi il "caro-euro": quanto valeva le vecchie mille lire oggi non vale cinquanta centesimi quanto dovrebbe, ma si passa direttamente ad un euro; stessi stipendi, ma potere d'acquisto automaticamente dimezzato!
    Adesso anche le porte aperte alla Turchia, all'islamizzazione, come se non bastasse già la giudeizzazione delle nostre terre.
    Ed i segnali che giungono da Francia ed Olanda, a dir sincero, mi san tanto di "pianto sul latte versato"...

  3. #3
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    Sì, ma non quotate cinquecento pagine di messaggio, per favore ...

  4. #4
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    Predefinito Re: Analisi interessante

    In origine postato da Paul Atreides
    Uno scritto interessante di Dragos Kalajic, intitolato ''Stupida Europa'', che riprendo dal forum etnonazionalista
    Il male che le (pseudo) élites al potere, a servizio del Leviatano atlantico, hanno fatto agli Europei poteva essere ben maggiore se fossero stati in possesso di un’alta intelligenza.
    E’ una consolazione che ci tramanda Donoso Cortes: “Se Dio non avesse condannato… gli ingannatori di professione ad essere perennemente stupidi, o se non avesse messo nella loro propria virtù un freno per quelli che hanno una prodigiosa sagacia, le società umane non avrebbero potuto resistere né alla sagacia degli uni, né alla malizia degli altri.” (Donoso Cortes, 1946).
    concordo quasi su tutto, ci sono solo delle imprecisioni sulla questione Cro-magnon, mediterranei, indoeuropei.
    La stupiditá é dilangante, evidente, allucinante. Per riprendere Donoso Cortés, dobbiamo solo pregare perché Dio ci ridia il senno, dopo averci fatto precipitare nella stupiditá piú colossale della storia umana. Gli indios americani, al momento dell'invasione europea, non riuscirono a difendersi dagli europei non per stupiditá ma per il divario tecnologico-culturale che divideva i due mondi. Si sono comunque difesi. Noi invece non abbiamo scuse, siamo superiori tecnologicamente, vediamo benissimo il pericolo, ma non vogliamo difenderci. Il nichilismo ci paralizza. Non c'é da stupirsi che l'idea che altri popoli si sono fatti degli europei é quella di una massa di ricchi idioti, verso i quali si puó provare solo o compassione (nel migliore dei casi) o disprezzo. E dire che solo novanta anni fa il mondo era in ginocchio davanti all'europa, gli europei infondevano timore ed ammirazione dovunque... Come cambiano le fortune dei popoli!!!

  5. #5
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    Predefinito Re: Re: Analisi interessante

    In origine postato da Felix
    concordo quasi su tutto, ci sono solo delle imprecisioni sulla questione Cro-magnon, mediterranei, indoeuropei.
    La stupiditá é dilangante, evidente, allucinante. Per riprendere Donoso Cortés, dobbiamo solo pregare perché Dio ci ridia il senno, dopo averci fatto precipitare nella stupiditá piú colossale della storia umana. Gli indios americani, al momento dell'invasione europea, non riuscirono a difendersi dagli europei non per stupiditá ma per il divario tecnologico-culturale che divideva i due mondi. Si sono comunque difesi. Noi invece non abbiamo scuse, siamo superiori tecnologicamente, vediamo benissimo il pericolo, ma non vogliamo difenderci. Il nichilismo ci paralizza. Non c'é da stupirsi che l'idea che altri popoli si sono fatti degli europei é quella di una massa di ricchi idioti, verso i quali si puó provare solo o compassione (nel migliore dei casi) o disprezzo. E dire che solo novanta anni fa il mondo era in ginocchio davanti all'europa, gli europei infondevano timore ed ammirazione dovunque... Come cambiano le fortune dei popoli!!!

    Già.
    Ma probabilmente sone le stesse forze quelle che hanno fatto sì che l'Europa egemonizzasse (apparentemente, perché si tratava di un'egemonia anglo-giudaica) il mondo un secolo fa e che ora stanno provocando il processo opposto. Si trattava allora di destabilizzare i popoli degli altri continenti e porre i presupposti perché oggi venisse destabilizzata la stessa Europa.
    Non so quanto davvero oggi, escludendo certi ambienti mussulmani ahimé ben consapevoli, la gente del Terzo Mondo si proietti in un progetto di invasione cosciente.
    A me pare piuttosto che tutti, gli europei quanto loro, siano succubi di un unico modello culturale mondializzato che ha come esito scontato la commisione etnica e, siccome loro sono molti di più e, a differenza nostra, fanno ancora i figli, tale commistione e, dal punto di vista demografico, a totale vantaggio delle loro razze.

  6. #6
    sacher.tonino
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    Ma non eravate filopalestinesi? Andate a tirare le pietre, ora, se ne avete il coraggio, ai prossimi conquistatori d'Europa.

  7. #7
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    In origine postato da sacher.tonino
    Ma non eravate filopalestinesi? Andate a tirare le pietre, ora, se ne avete il coraggio, ai prossimi conquistatori d'Europa.

    Cosa c'entrano i Palestinesi adesso? Da quando in qua l'immigrazione islamica in Europa è palestinese? E poi mica sono tutti islamici i Palestinesi. Anzi, le maggiori vittime di Israele sono proprio i nostri fratelli palestinesi cristiani.

  8. #8
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    In origine postato da Ormriauga
    Sì, ma non quotate cinquecento pagine di messaggio, per favore ...
    Caro Omriaruga.
    Quotare in questo senso s'intende approvare in toto quanto emesso per iscritto.
    E se esso lo merita, come è facile capiti grazie a Paul Atreides, son disposto a quotarne anche mille, di pagine!
    Te lo dice un forumista disinteressato: modem 56k, tariffa a scatti!
    Se poi la cosa dovesse urtare i Moderatori e l'Amministrazione, certo non mi metterò a fare i capricci infastidendo il Forum, pur di continuare!

  9. #9
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    In origine postato da No-social
    Caro Omriaruga.
    Quotare in questo senso s'intende approvare in toto quanto emesso per iscritto.
    E se esso lo merita, come è facile capiti grazie a Paul Atreides, son disposto a quotarne anche mille, di pagine!
    Te lo dice un forumista disinteressato: modem 56k, tariffa a scatti!
    Se poi la cosa dovesse urtare i Moderatori e l'Amministrazione, certo non mi metterò a fare i capricci infastidendo il Forum, pur di continuare!
    Ma no, Ormriauga voleva dire soltanto che avresti potuto rispondere senza "quote" e cioè senza riportare per intero nel tuo messaggio il testo postato da Atreides... Essendo alquanto corposo, la pagina "si allunga" un po' troppo... Nulla di male, comunque, solo un piccolo accorgimento per favorire la leggibilità del thread...

  10. #10
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    Predefinito

    In origine postato da Tomás de Torquemada
    Ma no, Ormriauga voleva dire soltanto che avresti potuto rispondere senza "quote" e cioè senza riportare per intero nel tuo messaggio il testo postato da Atreides... Essendo alquanto corposo, la pagina "si allunga" un po' troppo... Nulla di male, comunque, solo un piccolo accorgimento per favorire la leggibilità del thread...
    Certamente!
    Infatti la mia non vuol essere che una spiegazione, mica un'invettiva contro il buon Ormiaruga (al quale ho appena inviato un pvt chiarificatore, educatamente ricambiato da egli stesso)!!!
    Riguardo alla miglior leggibilità della pagina, accetto il suggerimento, amico Tomàs!!!

 

 
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