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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Predefinito 3 giugno: Giornata santificazione sacerdoti

    La Giornata Mondiale per la santificazione dei sacerdoti


    "Eucaristia, Sacerdozio e Comunione Ecclesiale" è il tema della Giornata Mondiale per la santificazione dei sacerdoti che si celebra venerdì 3 giugno. Per l'occasione la Congregazione per il Clero ha inviato a tutti i sacerdoti del mondo un sussidio per approfondire il tema della Giornata.


    (©L'Osservatore Romano - 3 Giugno 2005)

    LETTERA DEL CARDINALE DARÍO CASTRILLÓN HOYOS
    IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE
    PER LA SANTIFICAZIONE DEI SACERDOTI
    NELLA SOLENNITÀ DEL SACRO CUORE DI GESÙ



    "L'Eucaristia, sorgente di santità
    nel ministero sacerdotale"



    Cari amici sacerdoti,

    la Giornata Mondiale per la Santificazione dei Sacerdoti, che verrà celebrata nel clima gioioso della prossima Solennità del Sacro Cuore di Gesù, mi offre l'occasione per riflettere insieme con voi sul dono del nostro ministero sacerdotale, condividendo la vostra sollecitudine pastorale per tutti i credenti e per l'umanità intera, ed in modo particolare per la porzione del Popolo di Dio affidato ai vostri rispettivi Ordinari, di cui siete solleciti e generosi collaboratori.

    Il tema che intendo proporvi quest'anno si pone in sintonia con la Lettera Enciclica Ecclesia de Eucharistia che il Santo Padre, Giovanni Paolo II, ha voluto donarci nel Giovedì Santo dello scorso anno, venticinquesimo anniversario del suo Pontificato ed Anno del Rosario: "L'Eucaristia sorgente di santità nel ministero sacerdotale".

    1. Creati per amare

    "Siate santi, perché io il Signore, Dio vostro, sono santo" (Lv 19, 2). Il Libro del Levitico ci ricorda la grazia e la meta di ogni credente e, in modo particolare, di ogni ministro ordinato: la santità, che è intimità con Dio, amore senza riserve alla Chiesa e a tutte le anime. La vocazione al sacerdozio "è essenzialmente una chiamata alla santità, nella forma che scaturisce dal sacramento dell'Ordine" (Giovanni Paolo II, Esort. ap. Pastores dabo vobis, 33). Il sacerdote è chiamato, nelle proprie circostanze, laddove Dio lo ha posto, ad incontrare, a conoscere e ad amare Cristo nell'esercizio del proprio ministero ed a identificarsi sempre di più con Lui.

    Se, nell'imminente Solennità del Sacro Cuore di Gesù, manteniamo il nostro sguardo rivolto al Signore, al Suo unico, sommo ed eterno Sacerdozio, si allargano i nostri orizzonti oltre i confini del nostro vivere quotidiano e si arricchisce la nostra esistenza di una dimensione più universale e missionaria.

    "Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura" (Gv 4, 35). Queste parole del Signore riecheggiano, ancora oggi, nel nostro cuore, e mostrano l'immenso orizzonte della missione d'amore del Verbo incarnato, missione che si fa nostra: Egli la lascia in consegna ed eredità a tutta la Chiesa, ed in maniera specifica, all'interno di essa, a noi suoi ministri ordinati. Davvero grande è il mistero d'amore di cui siamo fatti ministri, noi sacerdoti!

    Gli Atti degli Apostoli ci ricordano che quello stesso Gesù con il quale gli Apostoli avevano vissuto, avevano mangiato e condiviso la fatica d'ogni giorno, ora prosegue ad essere presente nella sua Chiesa.

    Cristo vi è presente non solamente perché continua ad attirare a sé tutti i fedeli da quel Trono di grazia e di gloria che è la Sua Croce redentrice (cfr Col 1, 20), formando con tutti gli uomini, d'ogni tempo, un solo Corpo, ma anche perché egli è sempre presente nel tempo ed in modo eminente come Capo e Pastore, che istruisce, santifica e governa costantemente il suo Popolo. E tale presenza si realizza attraverso il sacerdozio ministeriale che Egli ha voluto istituire nel seno della Sua Chiesa. Per questo ogni sacerdote può ripetere che è stato scelto, consacrato ed inviato per far emergere la contemporaneità di Cristo, di cui diventa autentico rappresentante e messaggero (cfr Congregazione per il Clero, Direttorio per il ministero e la vita dei Presbiteri, Tota Ecclesia, 31.1.1994, n. 7).

    La vita di Cristo di cui siamo portatori, Christo foroi, è come l'acqua che scorre in mezzo ai dirupi rocciosi ed alla terra arida, rendendola feconda. Con la venuta di Cristo nel tempo e nello spazio dell'uomo, la storia ha smesso di essere terra arida, come appariva prima dell'Incarnazione, per assumere un significato ed un valore di speranza universale.

    "Noi non possiamo permetterci di dare al mondo l'immagine di terra arida - scriveva il Santo Padre poco più di quattro anni fa, nella Bolla di Indizione del grande giubileo -, dopo che abbiamo ricevuto la Parola di Dio come pioggia scesa dal cielo; né potremo mai pretendere di divenire un unico pane, se impediamo alla farina di essere amalgamata per opera dell' acqua che è stata riversata in noi (cfr Sant'Ireneo, Contro le eresie, III, 17: PG 7, 930)" (Giovanni Paolo II, Incarnationis mysterium, n. 4).

    2. Con il cuore di Cristo

    Quel che occorre per raggiungere la felicità non è una vita comoda, ma un cuore innamorato, come quello di Cristo. Il Cuore sacratissimo e misericordioso di Gesù, trafitto da una lancia sulla Croce in segno di totale dono di sé, è fonte inesauribile della vera pace, è manifestazione piena di quell'amore ablativo e salvifico con cui Egli "ci amò sino alla fine" (Gv 13, 1), gettando il fondamento all'amicizia di Dio con gli uomini.

    La Solennità del Suo Sacro Cuore ci invita alla gioia della carità, in un dono di noi stessi agli altri: "Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi"! (Sal 97, 1).

    Cari sacerdoti, i prodigi sono la vostra vita, mistero di predilezione divina e dono della sua misericordia, espressi così compiutamente dal profeta Geremia: "Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni" (Ger 1, 5). Non solamente il sacerdozio ma anche il cammino di preparazione ad esso è un dono, che come dice San Paolo "nessuno può attribuirsi se non chi è chiamato da Dio" (Eb 5, 4).

    Per il sacerdozio battesimale, siamo tutti servitori di Cristo. Come dice San Paolo nella seconda Lettera ai Corinzi, siamo i servitori della gioia degli uomini (cfr 2 Cor 1, 24). Ma il ministero sacerdotale - lo ricordiamo con parole di Paolo VI - "non è un mestiere o un servizio qualunque esercitato in favore della comunità ecclesiale, ma un servizio che partecipa in una maniera assolutamente speciale e con un carattere indelebile alla potenza del sacerdozio di Cristo, grazie al sacramento dell'Ordine" (Paolo VI, Messaggio ai sacerdoti, 30.6.1968, alla Chiusura dell'anno della Fede).

    Gli uomini desiderano contemplare nel sacerdote il volto di Cristo, incontrare in lui la persona che, "creato a favore degli uomini in funzione delle cose che riguardano Dio" (Eb 5, 1) possa dire con Sant'Agostino: 'La nostra scienza è Cristo e la nostra sapienza è ancora Cristo. È lui che infonde in noi la fede riguardo alle realtà temporali ed è lui che ci rivela quelle verità che riguardano le realtà eterne" (Sant'Agostino, De Trinitate 13, 19, 24: NBA 4, p. 555).

    3. Mediante l'Eucaristia, che è nostra forza e speranza

    I Vangeli ci parlano dell'iniziativa di Cristo che, camminando sulle acque, porta soccorso e conforto agli Apostoli, che si trovano nella barca agitata dalle onde del Lago di Tiberiade (cfr Mt 14, 22-32).

    È un invito a ravvivare la nostra piena fiducia in Cristo. Egli ripete anche a noi l'esortazione rivolta ai naviganti: "Coraggio, sono io, non abbiate paura" (Mt 14, 27)! Non lasciamoci intimorire dalle difficoltà, abbiamo fiducia in Lui! La vocazione sacerdotale, piantata con efficacia da Cristo in voi e da voi accolta con generosa umiltà, quale terra feconda, darà certamente frutti abbondanti.

    Come Pietro, andiamo incontro a Gesù Salvatore, fissando il nostro sguardo sul suo Volto misericordioso: solamente lo sguardo del Crocifisso e Risorto, contemplato nella nostra preghiera e nel ricorso alla Confessione sacramentale, può superare la forza di gravità della nostra pochezza, dei nostri limiti e dei nostri peccati. San Giovanni Crisostomo, commentando questo brano del Vangelo, lo ricorda affermando: "Quando manca la nostra cooperazione, anche l'aiuto di Dio viene meno" (Commento al Vangelo di S. Matteo, n. 50).

    Specialmente nell'Eucaristia riscopriamo la verità e l'efficacia delle parole e dell'azione di Cristo: "E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?"" (Mt 14, 31). Il braccio di Dio ci sostiene e le acque oscure, agitate dalla nostra superbia e dal demonio, avranno perso il loro potere.

    Dall'Eucaristia attingeremo la forza della carità di Cristo. A tale riguardo, nella Lettera Enciclica sull'Eucaristia, il Santo Padre scrive: "Ogni impegno di santità, ogni azione tesa a realizzare la missione della Chiesa, ogni attuazione di piani pastorali deve trarre la necessaria forza dal Mistero eucaristico e ad esso si deve ordinare come al suo culmine" (Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia, 17 aprile 2003, n. 60).

    Dio chiede a voi, sacerdoti diocesani, missionari e religiosi, che vi prodigate con entusiasmo in questo sacro ministero, di riscoprire, specialmente nell'Eucaristia, la bellezza della vostra vocazione sacerdotale. Ognuno diventi educatore di vocazioni, senza temere di proporre scelte radicali nella santità.

    Consapevoli, come affermava il santo Curato d'Ars, che "il sacerdote è l'amore del cuore di Gesù" (Esprit du Curé d'Ars, M. Vianney dans ses catéchismes, ses homélies et sa conversation, édition de Téqui, Paris 1935, p. 117), come non ricordarvi che nulla è più esaltante d'una testimonianza appassionata della propria vocazione? "Il Sacerdote - diceva ancora san Giovanni Maria Vianney - è un qualcosa di immenso, che se lui stesso lo comprendesse, ne morirebbe" (Esprit... o. cit., p. 113).

    Come sentinelle della Casa di Dio che è la Chiesa, vegliamo affinché in tutta la vita ecclesiale delle nostre Parrocchie si riviva l'incontro con Cristo crocifisso e risorto. Evitiamo gli scogli dell'attivismo dove sono naufragati, a volte, i migliori piani apostolici e pastorali, e si sono inaridite tante vite impegnate in un servizio non adeguatamente irrorato dalla Parola di Dio e dalla Sua presenza nell'Eucaristia. Con parole del Santo Padre, ripetiamo: "Nell'umile segno del pane e del vino, transustanziati nel suo corpo e nel suo sangue, Cristo cammina con noi, quale nostra forza e nostro viatico, e ci rende per tutti testimoni di speranza" (Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia, n. 62).

    Facciamo rivivere ai fedeli cristiani l'esperienza del Cenacolo, che fu, in certo senso il primo Corso formativo degli Apostoli. Nel Cenacolo il Maestro, dopo aver istruito i Dodici, lavò loro i piedi e, anticipando il Sacrificio cruento della Croce, donò se stesso interamente e per sempre nel segno del pane e del vino. Nel Cenacolo, in attesa della Pentecoste, gli Apostoli si trovarono "assidui e concordi nella preghiera insieme con Maria, la Madre di Gesù" (At 1, 14).

    Quest'anno ricorre il 150° Anniversario della definizione dogmatica dell'Immacolata Concezione di Maria, proclamata dal beato Pio IX l'8 dicembre del 1854. Invochiamo, dunque, con particolare fiducia la Beata Vergine Immacolata. Chiediamo a Lei, Donna "eucaristica", di sostenere sempre in noi il desiderio di identificarci pienamente con suo Figlio, di essere ipse Christus, alter Christus, per essere in ogni luogo araldi del Vangelo, esperti in umanità, conoscitori del cuore degli uomini d'oggi, partecipi delle loro gioie e speranze, angosce e tristezze, e per essere, nello stesso tempo, contemplativi, innamorati di Dio.

    Rivolgiamoci a Maria, Regina degli Apostoli e Madre dei sacerdoti. A Lei chiediamo che ci accompagni nel nostro cammino ministeriale, come accompagnò gli Apostoli ed i primi discepoli nel Cenacolo.

    A Lei, Stella dell'evangelizzazione, ci rivolgiamo fiduciosi perché, per sua intercessione, il Signore conceda ad ognuno il dono della fedeltà alla vocazione sacerdotale. Che l'Immacolata Concezione rifulga al centro delle nostre Comunità ecclesiali e le trasformi in un segno elevato tra gli uomini, "come città collocata sopra un monte", e come "lucerna sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti" (Mt 5, 14-15)!


    (S. Messa per i Seminaristi di Haarlem alla tomba di Pietro 21IX 2004)
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

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  2. #2
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    MISSION - Diario di un missionario in Brasile

    http://www.pagine70.com/robidon/

    http://www.maranatha.it/Miscel/vapage29.htm

    http://www.maranatha.it/Testi/TestiIndexText.htm

    E se volete leggere in rete il Libro di Giovanni Paolo II sulla sua vocazione sacerdotale "Dono e Mistero" cliccate qui:

    http://www.sehaisetediluce.it/giovan..._e_mistero.htm

    GIOVANNI PAOLO II

    DONO E MISTERO
    Nel 50° del mio sacerdozio
    a storia della mia vocazione sacerdotale? La conosce soprattutto Dio. Nel suo strato più profondo, ogni vocazione sacerdotale è un grande mistero, è un dono che supera infinitamente l'uomo. Ognuno di noi sacerdoti lo sperimenta chiaramente in tutta la sua vita. Di fronte alla grandezza di questo dono sentiamo quanto siamo ad esso inadeguati.

    La vocazione è il mistero dell'elezione divina: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (Gv 15, 16). «E nessuno può attribuirsi questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne» (Eb 5, 4). «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo; prima che tu uscissi alla luce ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni» (Ger 1, 5). Queste parole ispirate non possono non scuotere con un profondo tremore ogni anima sacerdotale.

    Per questo, quando nelle più diverse circostanze — per esempio, in occasione dei Giubilei sacerdotali — parliamo del sacerdozio e ne diamo testimonianza, dobbiamo farlo con grande umiltà, consapevoli che Dio «ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la sua grazia» (2 Tm 1, 9). Contemporaneamente ci rendiamo conto che le parole umane non sono in grado di reggere il peso del mistero che il sacerdozio porta in sé.

    Fraternamente Caterina
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    Ama la tua parrocchia

    Collabora, prega e soffri per la tua parrocchia, perché devi considerarla come una madre a cui la Provvidenza ti ha affidato: chiedi a Dio che sia casa di famiglia, fraterna ed accogliente, casa aperta a tutti e al servizio di tutti. Dà il tuo contributo di azione perché questo si realizzi in pienezza.

    Collabora, prega e soffri perché la tua parrocchia sia vera comunità di fede: rispetta il parroco, anche se avesse mille difetti, è il delegato di Cristo per te. Guardalo con l’occhio della fede, non accentuare i suoi difetti, non giudicare con troppa facilità le sue miserie, perché Dio perdoni a te le tue miserie. Prenditi carico dei suoi bisogni, prega ogni giorno per lui.

    Collabora, prega, soffri perché la tua parrocchia sia una vera comunità eucaristica, che l’Eucaristia sia «radice viva del suo edificarsi», non una radice secca, senza vita. Partecipa alle Eucaristie con tutte le tue forze. Godi e sottolinea con tutti, tutte le cose belle della tua parrocchia. Non macchiarti mai la lingua accanendoti contro l’inerzia della tua parrocchia; invece rimboccati le maniche per fare tutto quello che ti viene richiesto. Ricordati: i pettegolezzi, le ambizioni, la voglia di primeggiare, le rivalità sono parassiti della vita parrocchiale: detestali, combattili, non tollerarli mai!

    La legge fondamentale del servizio è l’umiltà: non imporre le tue idee, non avere ambizioni, servi nell’umiltà. E accetta anche di essere messo da parte, se il bene di tutti, ad un certo momento, lo richiede. Solo, non incrociare le braccia, buttati invece nel lavoro più antipatico e più schivato da tutti, e non ti salti in mente di fondare un partito di opposizione!

    Se il parroco è possessivo e non lascia fare, non farne un dramma: la parrocchia non va a fondo per questo. Ci sono sempre settori dove qualche vecchio parroco ti lascia piena libertà di azione: la preghiera, i poveri, i malati, le persone sole ed emarginate. Basterebbe fossero vivi questi settori e la parrocchia diventerebbe viva. La preghiera, poi, nessuno te la condiziona e te la può togliere. Ricordati bene che, con l’umiltà e la carità, si può dire qualunque verità in parrocchia. Spesso è l’arroganza e la presunzione che ferma ogni passo ed alza i muri. La mancanza di pazienza, qualche volta, crea il rigetto delle migliori iniziative.
    Quando le cose non vanno, prova a puntare il dito contro te stesso, invece di puntarlo contro il parroco e contro le situazioni. Hai le tue responsabilità, hai i tuoi precisi doveri: se hai il coraggio di un’autocritica, severa e schietta, forse avrai una luce maggiore sui limiti degli altri.

    Se la tua parrocchia fa pietà, la colpa è anche tua: basta un pugno di gente volonterosa a fare una rivoluzione, basta un gruppo di gente decisa a tutto a dare un volto nuovo ad una parrocchia.

    E prega incessantemente per la santità dei tuoi sacerdoti: sono i sacerdoti santi la ricchezza più straordinaria delle nostre parrocchie, sono i sacerdoti santi la salvezza dei nostri giovani.

    Paolo VI

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    Cristo avanza!

    CORAGGIO, FRATELLI:

    CRISTO AVANZA!
    Verrà il giorno in cui le Nazioni, strette attorno a Cristo, si sentiranno sorelle! Dalla Pentecoste in poi le nazioni divise tendono verso l'unità, e vi giungeranno; ma pel Signore e Dio nostro Gesù Cristo.

    CRISTO AVANZA!
    Chi è che non veda come si vada preparando il terreno al più grande trionfo di Cristo, all'unificazione spirituale di tutto il mondo sotto la Croce? Quest'ora non poteva compiersi in un giorno, doveva essere l'opera dei secoli doveva essere il cammino perenne della Chiesa, la quale risplende e vive della vita del suo Cristo, affinché tutto l'universo sia un solo ovile, sotto la guida di un solo Pastore.

    CRISTO AVANZA!
    Una sarà allora la parola, uno il pensiero, uno il palpito di tutti i secoli: Gesù Cristo! Una sarà la fede, uno il battesimo, uno il Pastore: Cristo nel suo Vicario, il Papa! L'opera di Cristo, l'opera per cui Egli nacque, visse e morì: l'opera che Egli fece ed espresse con l'esempio, con le parole, coi prodigi, coi Sacramenti, con la Chiesa, col sacrificio divino e perenne di Sé, questa è: che il genere umano, diviso da Dio e diviso in sé medesimo, si riunisca con Dio e con sé medesimo, nella Chiesa Santa di Gesù Cristo-Dio.

    CRISTO AVANZA!
    Egli ci redense nel dolore, e avanza a ricondurre il genere umano alla primitiva unità col dolore. E la vita della sua Chiesa, intanto che si ordina a una grande unificazione, è la continuazione della vita del Calvario, e rispecchia in se stessa Gesù Crocifisso, il suo dolore il suo sacrificio.

    CRISTO AVANZA!
    È Lui stesso, che oggi ha preso in mano la sua causa e la causa dei popoli. È Lui, che combatte per la sua Chiesa facendo giustizia di tutti, che lo amareggiarono; di tutti che oggi o ieri avrebbero potuto e dovuto prendere le sue difese e quelle del dolce Cristo in terra, e non lo fecero. E Lui che ora combatte, ma perché Cristo è l'Agnello di Dio Egli vincerà nella misericordia!

    Coraggio, dunque, o fratelli! Gioite, ed elevate più alto ancora i vostri cuori e il grido: Sursum corda! Esultate nella radiosa alba di Dio: il cielo si apre: Magister adest! Guardatelo: è Lui - Cristo avanza!

    (Don Orione ai sacerdoti)
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    MAESTRI DI VITA
    Nella ricorrenza del Sacro Cuore di Gesù, si celebra la Giornata mondiale di santificazione sacerdotale Nel sussidio vaticano preparato per l’occasione il legame tra Eucaristia e amore verso i fratelli

    Preti, pane spezzato
    sulle strade del mondo

    L’ultimo documento
    scritto dalla Congregazione
    per il clero va alla radice
    della vocazione presbiterale

    Da Roma Salvatore Mazza



    Imitare «Cristo "Pane spezzato"». Farsi «come gli apostoli "pane spezzato" attraverso la carità pastorale», e così «servitori di una comunità che deve farsi "pane spezzato" per tutta l'umanità». È questo l'invito che Papa Wojtyla ha lasciato ai sacerdoti nel suo ultimo messaggio per la Giornata missionaria, «suo vero testamento missionario», che il prossimo ottobre chiuderà l'Anno eucaristico. E questo invito, ripreso e fatto proprio da Benedetto XVI fin dall'inaugurazione del suo Pontificato - «Solo in questa amicizia si spalancano le porte della vita» - viene riproposto nel sussidio per la Giornata mondiale di preghiera per la santificazione dei sacerdoti Eucaristia, sacerdozio e comunione ecclesiale, che si celebra oggi, Solennità del Sacro Cuore di Gesù, inviato dalla Congregazione per il Clero ai sacerdoti del mondo, tramite le conferenze episcopali. Ricordato come «gli eventi ecclesiali che abbiamo vissuto durante il mese di aprile di quest'Anno eucaristico sono una grazia irripetibile nella nostra vita cristiana e sacerdotale», il sussidio sottolinea la «luminosa eredità sacerdotale» lasciata da Giovanni Paolo II nella sua ultima lettera per il Giovedì Santo. Il quel solco, Papa Ratzinger «ci chiama a vivere l'Anno eucaristico riscoprendo l'amicizia di Cristo e facendo di essa la chiave della nostra esistenza sacerdotale», facendo di questa intimità con Cristo «una priorità pastorale». Infatti, rileva il sussidio, «la nostra relazione con l'Eucarestia fonda la nostra relazione con la Chiesa come Corpo ecclesiale di Cristo. Da qui nasce la forza della nostra carità pastorale che costituisce il nostro principale atteggiamento e il nostro principale servizio, vale a dire "l'officio di amare"». Così «il sacerdozio ministeriale - prosegue il testo citando ancora Benedetto XVI - ha un rapporto costitutivo con il Corpo di Cristo, nella sua duplice ed inseparabile dimensione di Eucaristia e di Chiesa, di corpo eucaristico e di corpo ecclesiale». Il presente Anno eucaristico, pertanto. è «un forte invito ad entrare nei sentimenti di Cristo, per amare la Chiesa come Egli la ama e vivere con Lui la comunione della Chiesa. Il ministero petrino si è inciso nel nostro cuore come non mai nello scorso mese di aprile, quando due Pontefici che ci hanno invitato a vivere centrati in Cristo Eucaristia, per sperimentare, mangiando lo "stesso Pane", che siamo un "solo corpo"». Per i sacerdoti «la comunione ecclesiale si concretizza in questo "ascolto", vale a dire "obbedienza" vissuta nei confronti del ministero degli Apostoli... La nostra "comunione ecclesiale" nasce dall'amore a Cristo e alla sua Chiesa. E tale amore si può imparare solo nell'intimità con lo stesso Cristo, presente nell'Eucaristia e nascosto nella parola predicata dagli Apostoli». Ancora, rileva il sussidio, «la nostra "obbedienza", vissuta con amore, è parte essenziale della nostra spiritualità sacerdotale poiché, come pastori, siamo inseriti nella stessa "comunione" ecclesiale al cui servizio si trova il ministero petrino». E dunque «vivendo fedelmente in comunione con il carisma e il ministero petrino, riscopriamo questa realtà della nostra vocazione pastorale, quale sorgente di gioia pasquale di Cristo in noi e negli altri: "Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l'amicizia con Lui -. conclude il testo ricordando le parole di Benedetto XVI all'omelia della messa per l'ordinazione dei nuovi sacerdoti della diocesi di Roma, lo scorso 24 aprile - Il compito del pastore, del pescatore di uomini può spesso apparire faticoso. Ma è bello e grande perché in definitiva è un servizio alla gioia, alla gioia di Dio che vuol fare il suo ingresso nel mondo».

    www.avvenire.it
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