02 dic. - "'Ma è vero che Fini ha incontrato Di Pietro?', perché a Berlu sconi erano giunte strane voci di Pa lazzo, perciò da giorni il Cavaliere rivolgeva a tutti i suoi interlocutori la stessa domanda, interrogandosi sul la veridicità della notizia e sui motivi di questo ipotetico rendez vous segre to tra il presidente della Camera e l’ex pm. E quando ieri il leader dell’Idv ha commentato il 'fuori onda' del co fondatore del Pdl, sostenendo che 'Fini dice in privato ciò che noi dicia mo in pubblico', il premier ha visto materializzarsi 'la prova del complot to', di un disegno contro di lui che si compirebbe dopo le Regionali". Lo scrive Francesco Verderami nel suo restroscena sul CORRIERE DELLA SERA.
"È ve ro - continua Verderami - che 'Gianfranco' ha sempre smen tito una manovra contro 'Silvio', 'si fa torto all’intelligenza a pensarlo', ma oggi è difficile immaginare come possa ricomporsi l’ultimo strappo tra i due, dato che solo il sospetto reci proco li accomuna. Muro contro muro. Nessuno tra i vecchi colonnelli di An comprende appieno il motivo di questa rottura: 'Ma che gli ha fatto Berlusconi?', si chiedeva uno sconsolato Matteoli pensando a Fini, proprio mentre il Ca valiere otteneva dal partito ciò che voleva: imporre all’inquilino di Mon tecitorio il chiarimento, metterlo spalle al muro intimandogli di spiega re se è d’accordo o meno con la linea del Pdl.
'Perché serve senso di re sponsabilità', ha commentato Ga sparri: 'Non si può andare avanti al tri tre anni con questo stillicidio. Ne va della tenuta del sistema democrati co. In questo clima non è possibile proseguire la legislatura'.
Alludendo al rischio del voto anticipato, il capo gruppo pidiellino ha fatto capire co me il prurito elettorale non abbia ab*bandonato il Cavaliere. O meglio: conscio che le urne sono un obiettivo quasi irraggiungibile, Berlusconi ha sfruttato il 'fuori onda' di Fini per avviare il redde rationem. Questo era l’intento, celato dalla rabbia fredda verso il cofondatore.
E quando nel pomeriggio la terza cari ca dello Stato ha inteso chiarire con il vice presidente del Csm — chiamato in causa nella conversazione carpita dai microfoni — il premier ha chie sto esplicitamente ai dirigenti del par tito la testa di Fini: 'Ha precisato su Mancino e non ha precisato sul mio conto... Lui non si può far scudo del la sua carica per attaccarmi. Deve di mettersi. E se non si dimette lui, do vete chiederne le dimissioni voi'.
Era chiaro anche al Cavaliere che non esiste un simile strumento parlamen tare, ma è altrettanto chiaro che la mossa serviva a ottenere un docu mento del partito 'ultimativo' verso Fini.
Il resto è sfogo, un misto di sde gno sincero e di indignazione teatra le, per quelle battute del presidente della Camera su Spatuzza, sul consen so che Berlusconi scambia per immu nità: 'Parla di me in quel modo e con un tizio che nemmeno conosce. E l’al tro, il procuratore di Pescara, si per mette di esprimere giudizi sul mio conto...'. Chissà se davvero Fini si è reso conto del passo falso, come si raccon ta, certo è consapevole che la vicenda l’ha oltremodo indebolito ai vertici del partito.
Da ieri pomeriggio si chie de anche se la pubblicazione di quel 'fuori onda' sia stata un evento ca suale o una macchinazione ai suoi danni. Perché in effetti c’è qualcosa che non torna. Non si capisce altri menti l’intervista ieri concessa dal vi ce capogruppo Bocchino — finiano di stretta osservanza — al Giornale, quella difesa di Berlusconi contro le accuse di mafia che lasciava presagi re un cambio di tattica, un primo se gnale di appeasement verso il pre*mier. Ma di fronte all’ultimatum il presi dente della Camera non vuole e non può arretrare, pena la resa incondizio*nata.
Ecco il motivo del suo interven to a sorpresa a Ballarò: 'Non ho nul la da chiarire'. Il documento del Pdl è rispedito così al mittente, e il ri schio di uno show-down, il timore che 'si sfasci tutto' è presente anche agli uomini più vicini a Fini. Come non bastasse, ad alzare ancor di più la tensione tra 'Silvio' e 'Gianfran*co' ci ha pensato Montezemolo, con una battuta pronunciata alla presen tazione di Telethon: 'Fini è il presi dente della Camera, per il momen to... '.
Quella frase è stata messa agli atti dal Cavaliere nel processo indizia rio avviato contro il cofondatore del Pdl, e che nella visione complottista è unita all’ennesima offensiva giudi ziaria 'a orologeria', segnata dagli avvisi di garanzia a Formigoni e alla Moratti. Muro contro muro, nessuno dei due può nè vuole cedere. Fini per ché è convinto che l’arma elettorale di Berlusconi sia scarica. Il Cavaliere perché è certo di avere dalla sua il partito e la coalizione. È la prova di forza tra due debolezze".
QUELL'INCONTRO FINI - DI PIETRO CHE INSOSPETTISCE IL CAVALIERE - Clandestinoweb: sondaggi politici, elettorali. Il sondaggio politico elettorale che fa opinione




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