User Tag List

Pagina 1 di 6 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 52
  1. #1
    Mistica Fascista
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    117,825
    Mentioned
    523 Post(s)
    Tagged
    22 Thread(s)

    Post Destra Sociale

    Apro questo 3d per far conoscere a tutti cos'è veramente la dx sociale, completando la funzione che ha il 3d in cui si riporta il link dell'Intervista ad Alemanno sulla dx sociale.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Mistica Fascista
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    117,825
    Mentioned
    523 Post(s)
    Tagged
    22 Thread(s)

    Post

    fonte: http://www.destrasociale.org/

    Destra Sociale

    Nell’ambiente della politica, per solito, si sprecano gli slogan, ma c’è un vuoto preoccupante di definizioni: cosa voglia dire essere di destra o, meglio, cosa significhi destra e, segnatamente, destra sociale, di solito è materia emotiva, fisicamente percepibile, ma raramente giustificata dalle opportune spiegazioni razionali.
    Insomma, essere un uomo di destra, mercè il retaggio delle lotte politiche degli anni Settanta e Ottanta, è diventato sinonimo di una scelta empatica, di un istintivo schierarsi, piuttosto che di un modo di fare politica, di una Weltanschauung, di un’impostazione morale.
    Invece, la destra ha alle sue spalle una lunga storia, che sarebbe meglio riassumere brevemente.
    Potremmo dire, in estrema sintesi, che, superato il concetto ottocentesco di destra storica aristocratica e terriera, in contrapposizione con una sinistra storica legata a doppio filo all’industria e alla finanza, l’idea di uomo di destra, modernamente inteso, nasca all’inizio del ‘900, con il cosiddetto personalismo, con il pragmatismo individualista dei vari Papini, Prezzolini, Vailati: una destra vagamente nicciana, rivoluzionaria senza rivoluzione, elitaria in senso soreliano.
    Fu la Grande Guerra a fornire a questa destra la propria ragion d’essere, fondendone le velleità rivoluzionarie e futuriste con quella che allora si chiamò “aristocrazia della trincea”: una classe umana temprata dalla guerra e ben decisa a difendersi dal bolscevismo e a difendere l’Italia dalla minaccia rossa.
    Con il fascismo, questa congerie disordinata di nazionalisti, anarcoindividualisti, sindacalisti nazionali, reducisti, arditi e dannunziani, si riunì, nell’idea comune della Nazione: il fascismo fu un regime etnolatrico, in cui il movimento fascista, a poco a poco, incarnò il concetto stesso di Nazione e, in subordine, di Stato.
    Tuttavia, fin dal discorso di San Sepolcro, atto di fondazione del fascismo, all’interno di questo movimento convivevano due anime: quella borghese e quella rivoluzionaria, o, se preferite, quella statale e quella sociale.
    Non a caso, il fascismo delle origini rivendicò la sua carica antiborghese, mentre il regime si borghesizzò ampiamente, in ispecie dopo la cosiddetta “infornata del Decennale”.
    Il messaggio sociale della corrente rivoluzionaria fascista era semplice: partecipazione alla produzione ed ai suoi utili e corporativismo.
    Questa corrente, naturalmente invisa ai poteri forti dell’economia, sopravvisse per tutto il Ventennio, mantenendosi in una posizione subordinata, ma raccogliendo molti consensi, specialmente tra i più giovani.
    L’anima sociale del fascismo riemerse prepotente nel periodo della RSI, quando, però, era troppo tardi per un’inversione di rotta.
    Ciò nonostante, vi furono numerosi tentativi da parte di Salò di realizzare il programma sociale che, nato con lo squadrismo diciannovista, era stato ripreso nella rifondazione di Castelvecchio; inutile dire che, in uno stato ad autonomia fortemente limitata, come la RSI, quello che sarebbe stato arduo in uno stato libero diventava impossibile.
    Dopo la fine della guerra, il MSI ripropose quel melting pot che già si era visto al tempo del regime: nel partito confluirono nostalgici, moderati, rivoluzionari, un po’ di tutto, insomma.
    Bisogna, però, considerare che il MSI era un piccolo partito, che si basava su di un zoccolo duro che non superava il 4% dei suffragi, e che soffriva di una possente emarginazione politica: si ricordi che, nell’unico caso in cui si tentò di “sdoganarlo” (governo Tambroni), esplosero terribili tumulti, tanto che vi fu un’immediata marcia indietro.
    Oggi, Alleanza Nazionale è un partito grande e moderno; e se è indubbio che le sue origini siano quelle missine e, pertanto, riconducibili, in qualche modo, all’esperienza dell’ultimo fascismo, è altrettanto indubbio che oggi in A.N. siano presenti esclusivamente componenti pienamente democratiche: non solo sono scomparsi atteggiamenti nostalgici, ma, talvolta, addirittura, si esagera in senso opposto, negando perfino che esista un’agnazione che, per quanto qualcuno possa trovarla imbarazzante, pure è innegabile. Dicevamo di Alleanza Nazionale che essa è un partito europeo, moderno, che dà un’immagine di sé dinamica e pragmatica; pure, al suo interno continuano a convivere pacificamente diverse anime, che incarnano, per così dire, la storia della destra italiana.
    Vi sono dei tranquilli conservatori e vi è anche qualche ideologo un tantino più radicale dal punto di vista dei rapporti col popolo.
    Questo qualcuno è rappresentato, appunto, dalla destra sociale; la quale, si badi, non è una corrente di A.N. (il che farebbe pensare ad una specie di Democrazia Cristiana), ma è una definizione che raccoglie sotto di sé tutti coloro i quali ritengano, all’interno della destra, che sia necessaria un’attenzione per il sociale superiore a quella che il liberismo tradizionale gli riserva solitamente.
    In un certo qual modo, questa visione presuppone il ruolo di A.N. in qualità di garante, all'interno della CdL, del rispetto dei valori dello stato sociale; il che non significa assistenzialismo, ma, certo, laddove ce ne sia bisogno, significa senza dubbio assistenza.
    In fondo, il problema cardine dei sistemi socioeconomici moderni è proprio quello di conciliare lo sviluppo con il benessere della gente, il libero scambio con il welfare state, Soros e Keynes.
    La risposta della destra sociale è partecipativa: il cittadino partecipa attivamente alla produzione e alla vita sociopolitica, in quanto è contemporaneamente manodopera e produttore.
    Lo Stato non è, in quest’ottica, qualcosa di esterno al corpo sociale, bensì l’insieme dei cittadini, alleati per ottenere il medesimo scopo: che non è la ricchezza, o il consumo, ma è il benessere di tutti.
    Questo rappresenta l’esatto contrario della concezione giacobina del popolo: buono e bravo, ma sostanzialmente bue, e quindi, necessariamente, eterodiretto.
    Perché la società si apra ad esperienze largamente partecipative, sono necessari contemporaneamente un direttivo forte e decisionista ed un ampio controllo statale nei meccanismi dell’economia: naturalmente, tutto questo deve passare per forme evolute di democrazia diretta, a cominciare dalle elezioni primarie, che permettano agli elettori di creare dal basso la propria classe dirigente, altrimenti si corre il rischio di creare un supergoverno privo di controlli.
    Riassumendo un po’ schematicamente: i valori evidenti della destra sociale sono basati su semplici concetti.
    Come si è detto, si delinea un’economia ampiamente sociale, che preveda tutta una serie di servizi offerti ai cittadini, a partire dai più deboli.
    Poi, si postula una forte difesa dei valori tradizionali ed identitari dell’Italia: il che comprende considerazioni di ordine politico (immigrazione, protezione degli elementi tradizionali), ma anche di ordine culturale (patrimonio ambientale, storia, beni artistici ed architettonici, prodotti alimentari).
    Infine, si immaginano meccanismi per accentuare il potere decisionale del popolo nelle scelte di ogni ordine e grado.
    Detto così, suona un po’ propagandistico: di fatto, la destra sociale va misurata alla riprova dei fatti, laddove uomini della destra sociale abbiano responsabilità di governo, come nel caso del ministro Alemanno o del Presidente della Regione Lazio, Storace.
    In questi settori non è stata messa in atto una caccia alle streghe liberiste: semplicemente, si è cercato di operare con buon senso e lucidità, per fare funzionare i meccanismi a vantaggio dei cittadini; si tratta solo di un primo passo, ma è certamente un passo significativo: i risultati sono lì a confermarlo.
    Eppure, in fondo in fondo, quello che conta per un uomo di destra, per un uomo della destra sociale, rimane il sentimento: abbiamo cercato di dare un quadro razionalmente ricostruito di questa destra; tuttavia, essa ci appare ancora come una sensiblerie, come un modo di sentire.
    Quel che importa è che si riesca a coniugare il senso di appartenenza, di fraternità d’armi, che ha sempre caratterizzato la destra rivoluzionaria, con la capacità politica ed imprenditoriale senza le quali ogni buona intenzione affonda nell’utopia: noi crediamo che la destra sociale incarni esattamente questo connubio.
    E, al centro di tutto, non troveremo il denaro, l’efficienza o il sogno, ma troveremo l’uomo, animale sociale

    Marco Cimmino

  3. #3
    Mistica Fascista
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    117,825
    Mentioned
    523 Post(s)
    Tagged
    22 Thread(s)

    Post fonte: www.destrasociale.org

    La Destra Sociale e il governo

    La destra sociale vuole riuscire, nell'ambito dell'attuale compagine di governo, a costruire una strategia di azione politica in grado di affrontare quattro priorità: innanzitutto, governare secondo un vero principio di sussidiarietà la riforma del mercato del lavoro, del welfare e il processo di devoluzione; secondo, rivendicare il riequilibrio delle nostre posizioni in Europa; terzo, produrre un'idea italiana dell'Europa, incrociando questa idea con l'interesse nazionale e con la proiezione mediterranea dell'Europa stessa. Quarto e ultimo punto, riuscire a controllare, governare e sfruttare le opportunità offerte dalla globalizzazione.
    La destra sociale è una destra che è in grado di dispiegare nell'azione di governo il proprio principio di coesione sociale secondo il meccanismo/valore della "partecipazione", declinando a sua volta la partecipazione secondo il principio della sussidiarietà, che ci deriva dalla dottrina sociale della Chiesa.
    Il momento della partecipazione è dunque il momento centrale della nostra azione politica, perché in essa si manifestano compiutamente le potenzialità di quella che più volte abbiamo definito "società civile organizzata". Proprio nell'autonomia dei corpi intermedi va ricercato il punto di equilibrio per non cadere né nel liberismo sfrenato, né nel vecchio statalismo. Per far questo c'è bisogno di una forte spinta partecipativa: vale e dire della capacità, da parte della "società civile organizzata", non soltanto di gestire e risolvere i problemi, nei propri ambiti di competenza, ma di agire anche in direzione del bene comune e dell'interesse generale. Tra l'altro, la partecipazione racchiude in sé la possibilità di allargare lo spazio a disposizione delle "minoranze attive" dentro un sistema democratico, spazio che non si limita ai soli partiti - e più in generale alla sola partecipazione politica - ma si espande all'interno del sistema sociale. Da questo punto di vista, la partecipazione, in quanto attuazione dell'art.46 della Costituzione, nostra priorità nell'agenda di governo, non può e non deve essere considerata come un meccanismo rigido, necessariamente di massa, ma come una grande e vitale spinta del singolo e della sua comunità di appartenenza che lascia spazio, mediante una delega consapevole, a quelle "minoranze attive" che rappresentano il dato associativo.

  4. #4
    Mistica Fascista
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    117,825
    Mentioned
    523 Post(s)
    Tagged
    22 Thread(s)

    Post

    fonte: www.destrasociale.org

    La Destra Sociale e la Globalizzazione

    La destra sociale ritiene fondamentale che le comunità nazionali - unità di lingua, cultura e storia - mantengano un proprio ruolo, soprattutto nell'epoca della globalizzazione. Anche in questo ambito le culture individualistiche spesso dimenticano che l'uomo è radicato: storicamente, culturalmente e geograficamente. Non tener conto di questo, come spesso fa il cosmopolitismo soft - che fa da ideologia portante di questa globalizzazione - crea l'illusione di un individuo astratto, dotato di una falsa libertà assoluta e di diritti universalmente validi: utopia che sempre più spesso naufraga scontrandosi con la dura realtà.
    Il singolo cittadino può sperare di affrontare le sfide della globalizzazione solo partendo dal valore della sua identità nazionale. Allo stesso modo solo la politica può dare un ruolo, una missione e una prospettiva a ogni singolo popolo: ad essa spetta la necessità di difendere, nel libero gioco delle relazioni internazionali, lo specifico interesse nazionale.
    Dunque, l'elemento fondamentale nella nostra azione politica è la volontà di governare la globalizzazione. In questo senso, dobbiamo sviluppare un'idea d'Europa compatibile con il nostro interesse nazionale. Quindi, paradossalmente, per articolare le nostre specificità nazionali in Europa, e quindi in seno al processo di globalizzazione, occorre andare oltre l'interesse nazionale stesso e porlo in termini compiutamente propositivi. Risulta dunque fondamentale, in questo senso, produrre finalmente un'idea di Europa che abbia nel bacino del Mediterraneo la sua centralità.

  5. #5
    Mistica Fascista
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    117,825
    Mentioned
    523 Post(s)
    Tagged
    22 Thread(s)

    Post

    fonte: www.destrasociale.org

    La Destra Sociale è una destra comunitaria

    La destra sociale esprime una cultura politica e una visione del mondo di orientamento comunitario, che cerca di fondere e valorizzare nella sua azione politica l'unità nazionale, il senso dello Stato, i valori della famiglia, dei corpi intermedi (come associazioni, ruppi politici, ordini professionali…) e delle comunità locali.
    Partendo da questa caratterizzazione "comunitaria", la destra sociale ritiene che, per dare un progetto articolato alla nostra comunità nazionale, sia necessario sviluppare una politica economica e sociale basata sui principi della partecipazione e della solidarietà diffusa. La cultura comunitaria è la base comune, la sensibilità che lega la cultura nazionale, che porta al riconoscimento e alla valorizzazione dei propri specifici interessi nazionali, la dottrina sociale della Chiesa e, infine, la cultura della partecipazione che valorizza il ruolo della mobilitazione e del coinvolgimento, appunto, dei gruppi intermedi e delle categorie sociali nelle dinamiche e nelle scelte della politica. Proprio su questo terreno si gioca la differenza tra l'identità di una destra di orientamento "sociale" e quella di una destra "liberalista". La destra sociale non nega il valore dell'individuo, ma ritiene che esso si formi e si realizzi compiutamente nell'ambito delle relazioni, in particolare in quelle non utilitarie - prima fra tutte la politica - che riesce a intrecciare nei diversi ambiti in cui dispiega la sua esistenza.
    La cultura comunitaria pensa ad un individuo che trovi il massimo della sua valorizzazione e realizzazione come "persona umana", come "essere che vive con e per gli altri", nel contesto della cultura del suo popolo e della sua comunità locale e nazionale. Se così non fosse avremmo un qualcosa di "monco", privato cioè del proprio senso di appartenenza e di quelle radici che vanno intese a cerchi concentrici, dal microcosmo familiare ad insiemi comunitari più vasti. Questo complesso insieme di relazioni non nega l'individuo in quanto persona, ma lo sostiene, lo forma, gli dà uno scopo e una visione del mondo, un destino, lo polarizza attorno ad un centro di gravità.
    Marcello Veneziani ha esemplificato tutto questo affermando che il comunitarismo "è il senso del radicamento in un orizzonte sociale e culturale avvertito come orizzonte comune, plurale e significativo. Comunitario è chi assegna valore all'identità, alla provenienza, dunque all'origine; e alle vie che conducono alle radici, come le tradizioni. Comunitario è chi assegna valore al legame sociale, religioso, familiare, nazionale, che non vive come vincolo ma come risorsa (…) Comunitario è chi ritiene che ogni Io abbia un luogo originario o eletto, che avverte come Patria (…) Il comunitario infine è colui che assegna importanza al comune sentire, ai riti, le usanze e i costumi di un popolo".
    La militanza è l'azione che declina la propria appartenenza ad una comunità politica.

  6. #6
    Mistica Fascista
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    117,825
    Mentioned
    523 Post(s)
    Tagged
    22 Thread(s)

    Post

    fonte: www.destrasociale.org

    Glossario

    AMBIENTE.: per la destra l'ambiente non è una dimensione meccanica, che condiziona e plasma a suo piacere l'uomo (concezione della sinistra), ma una realtà vivente che può avere un profondo rapporto con l'anima dei diversi popoli, con le loro differenti specificità. E' il "paesaggio" di Spengler, la "madre terra" delle comunità tradizionali. Noi cerchiamo il "nostro" ambiente naturale, e anche lo creiamo, interagendo reattivamente (Ortega y Gasset): esso diviene una espressione esterna della nostra interiorità.
    ANTAGONISMO: ci sono i professionisti dell'antagonismo, i malati immaginari di antagonismo, coloro che sono antagonisti a tutto compresi se stessi, che dicono di combattere il sistema, ma sono disposti a muoversi solo con l'assistenza pubblica e politica delle amministrazioni di sinistra. Poi ci sono coloro che, lontano dai riflettori, senza velleitarismi e infantili dogmatismi credono di avere ancora una visione del mondo antagonista.

    BIOETICA: la scienza moderna non ha in sé criteri etici: è una forma di conoscenza che vuole cambiare il mondo in profondità in nome del "progresso". Serve quindi una dimensione valoriale, posta al di sopra della scienza, che la controlli e la guidi. La bioetica per la destra non deve limitarsi alla difesa della dignità umana di fronte alle minacce di certe ricerche della biologia, ma deve anche tutelare l'ordine della natura nel suo complesso.

    BIPOLARISMO: Marcello Veneziani afferma che il bipolarismo di domani sarà quello fondato sulla dialettica comunitari-liberal. Questo bipolarismo è sicuramente - e i segnali lo dimostrano chiaramente - una linea di tendenza presente nello scenario politologico nazionale e internazionale, dove, mentre la destra va sempre più accentuando i suoi caratteri comunitari e interclassisti, osserviamo una sinistra che cerca sempre più la sua nuova legittimazione nella "rivoluzione liberale" di gobettiana memoria e cerca di contestualizzare il proprio progressismo in termini di emancipazione dell'individuo da tutte le proprie radici comunitarie e nazionali. La sinistra di oggi si caratterizza, dunque, per l'"individualismo istituzionale": lo Stato sociale e le tecnostrutture distribuiscono diritti civili e politici agli individui, e non, come noi riteniamo più corretto fare, a gruppi, famiglie e comunità, considerando il cittadino solo nella sua individualità indistinta e negando quindi qualsiasi valore, appunto, agli insiemi comunitari. In questa visione si ritrova il peggio dell'eredità giacobina della sinistra.

    COALIZIONE: rispetto a sei anni fa il centrodestra appare molto più coeso, nonostante le differenze, molto più maturo, è più "coalizione". Le sue anime - cattolica, liberale, federalista e solidarista - riescono a convivere abbastanza bene, a differenza della sgangheratezza degli avversari.

    COMUNITA': si può stare assieme senza contratto, senza calcolo, con un progetto comune che abbraccia intere generazioni, che si pone l'obiettivo del millennio venturo, che costruisce mura e cattedrali, per mero amore? La comunità è esattamente questo. Non può vivere comunità che ritenga vita priva di significato: costui è più adatto fare il liberale, ossia cercare ad ogni costo il proprio utile personale (nell'illusione che ciò coincida col bene comune), fino alla morte che lo deruberà di tutto. Non può vivere comunità chi non abbia solidi motivi per amare qualcosa fino al disprezzo di sé; l'alternativa è amare se stessi fino al disprezzo dell'universo intero. Comunità nasce dal realismo di cogliere la vita umana come una parentesi provvisoria, eppure come l'unica freccia al proprio arco, per cui ha senso il sacrificio di sé, e la volgarità del mercato scompare. Il bambino che nasce non può ripagare in alcun modo il cibo della propria madre, senza la prima forma basilare di comunità, la famiglia, nessuno d noi sarebbe sopravvissuto, allo stesso modo, nulla come l'egoismo uccide i popoli, annullandone il destino. Homini viatores, ci accorgiamo che il viaggio ha uno scopo se è fatto in compagnia. Il significato della vita di singoli e popoli si incontra così, gratuitamente, in cammino (ovvero non lo inventiamo noi, e al massimo lo riconosciamo).

    CULTURA: il principale obiettivo culturale per la destra italiana è quello di riuscire finalmente a spezzare quello che Peppe Nanni ha giustamente definito come il "trust culturale" costruito negli ultimi cinquant'anni dalla sinistra. Per far questo è necessario sviluppare una politica culturale e difesa del pluralismo al di là di qualsiasi tentazione egemonica. Cioè a difesa della possibilità di scelta per ottenere un vero confronto, un conflitto regolato tra culture diverse. Contemporaneamente uno dei grandi obiettivi della nostra azione culturale e metapolitica deve essere quello di una rottura della logica progressista cominciando a comprendere che esistono una serie di civiltà e realtà diverse, che si sono articolate nella storia, che non possono essere incasellate in senso gerarchico secondo una dinamica progressista. Questo è un dato fondamentale per aprire orizzonti nuovi nella percezione del pensiero e del mondo tradizionale, di realtà che sono il nostro popolo, chiuso dietro una griglia razional-progressista, stenta a riconoscere come tali.

    DEMOCRAZIA: mentre il potere mondialista della finanza apolide usa l'inglese come sua lingua franca, le democrazie per farsi intendere e ottenere i voti su cui basano il loro potere devono esprimersi nelle lingue dei popoli e -almeno per questo - sono necessariamente nazionali. La democrazia è anche quella cosa con cui più spesso si vincono le guerre. Cesare, creatore dell'Impero romano con la conquista delle Gallie era il capo del "partito democratico". Napoleone invase l'Europa in nome della nuova idea democratica, che era riuscita a creare la Grande Armata imponendo la coscrizione generale obbligatoria. Di solito sono i democratici in America a volere le guerre (Wilson nella prima guerra mondiale, Roosvelt nella seconda), mentre la destra repubblica è più isolazionista.

    DESTRA: chiusi, finalmente, i due secoli sanguinosi della cultura delle rivoluzioni, le differenze tra destra e sinistra vanno sempre più perdendo, dicono, di significato. La sinistra tiene all'etichetta derivata dalla topografia parlamentare più di quanto ci tenga la destra, che preferisce definirsi attraverso simboli, personaggi e contenuti: gollista, conservatrice, giustizialista, nazionalpopolare, cristianosociale (come in Baviera) e altro ancora… Perciò la sinistra considera di destra gli inviti a superare i vecchi schemi di destra e sinistra. In effetti gli inviti così spesso vincenti segnano le fasi più vitali, dinamiche, innovative della destra, che di solito torna a definirsi tale nelle fasi di declino.

    ETICA: avere/dare valori vuol dire offrire riferimenti forti alla persona e alle comunità, in grado di sprigionare energie e di mobilitare grandi capacità. Scelte etiche e valoriali immettono infatti energie positive nella società, fidando l'entropia sociale, il rilassamento e lo sfaldamento. Tutto questo può realizzarsi indicando punti di riferimento con cui ognuno si va a confrontare, pure ammettendo che settori anche ampi di popolazione non intendiamo aderire a questo modello. Reimmettere una dimensione etica nella società vuol dire soprattutto avere la capacità di generare una tensione ampia e aperta - non confinata in rigidi schemi confessionali - verso la spiritualità.

    EUROPA: oggi occorre interrogarsi se l'idea di superamento degli Stati nazionali, ripiegati su se stessi, che ha dato inizio al processo di unificazione europea non rischi di tramutarsi da affermazione identitaria comune, portatrice di valori e di progettualità politica (l'Europa che noi vogliamo), in una mera fusione economica tra l'azienda Italia, l'azienda Germania e così via. Da svolta della storia mondiale a gestione manageriale dell'economia e della società, imposta acriticamente da un Paese all'altro sotto gli auspici del Fmi. L'ideale europeo finirebbe così non col creare una nuova casa comune, ma si esaurirebbe nell'essere null'altro che una tappa intermedia verso un mondo dove le appartenenze "aziendali" finiscono per contare più di quelle politiche o culturali.

    FEDERALISMO: un tempo l'autorità era ritenuta legittimata da un diritto divino. Il crescente dubbio sviluppatosi in occidente su questa provenienza celeste della regalità, mise fino all'Era delle monarchie dinastiche ed alle teocrazie, lasciando il campo alle organizzazioni di tipo democratico. Se la legittimazione non viene più dall'alto non può che venire dalla base, tramite un processo di associazione progressiva degli individui e delle comunità. Questa "scelta associativa" non può essere imposta o passiva, ma deve essere (perché mantenga la sua legittimità) continuamente riaffermata con la riconferma mutuale della reciproca volontà di appartenere al medesimo insieme. Così le famiglie, le tribù e poi le nazioni si sono federate nel tempo in insiemi più ampi. La federazione è un patto che non ha confini di nessuna natura, purchè le parti che si associano mantengano le loro specificità. Dalla molteplicità deriva la ricchezza dell'insieme; purchè l'insieme venga salvaguardato.

    FIUGGI: nome di ridente cittadina laziale, nota per le sue terme e l'acqua con proprietà terapeutiche e diuretiche: da ripetere costantemente a chi vi chiede ancora qualche altro strappo col passato.

    GIOVANI: anagraficamente, nonostante il calo delle nascite, qualcuno ancora circola in Italia. Gli altri, quelli giovani per davvero, quelli per cui la gioventù è una categoria dello spirito sono in via di estinzione. Braccati dal moderatismo, stremati dal senso comune, inseguiti dalla paralizzante normalità sono alla ricerca di un loro habitat, di un loro Wwf che li protegga…ci provi Azione giovani.

    GLOBALIZZAZIONE: l'odierna globalizzazione, quella che è letteralmente esplosa dopo la fine della Guerra fredda e di cui non è ancora possibile dire se si tratti di una svolta destinata a segnare un lungo periodo futuro, o di una breve fiammata che si esaurirà presto, è un processo che si ispira ad un libero scambio totale quanto confuso, ad una accettazione senza problemi dell'interdipendenza che porta come logica conseguenza a prevedere la fine dello Stato "politico" così come lo conosciamo oggi, e alla sua sostituzione con realtà produttive fondate su una specifica, e assai ristretta, specializzazione produttiva, inserite in quella che viene chiamata "nicchia" sul mercato globale. Si fonda sull'idea di un mondo di repubbliche di banane. La nascente e pasticciata "ideologia" che sta dietro alla globalizzazione è una specie di cosmopolitismo soft carico di semplicistici luoghi comuni e di venature umanitarie, alla Jovanotti, una "ideologia" che alcuni considerano destinata a prendere il posto - nel cuore delle masse e nei commenti dei media - degli antichi patriottismi.

    ISTRUZIONE: dall'attuale crisi del sistema dell'istruzione si esce con le tre "i": identità, inattualità, insegnamento. Anzitutto l'identità culturale della nazione: la sua conoscenza, comprensione e trasmissione, devono tornare ad essere l'essenza della scuola. Prima delle suddivisioni interne del sistema e dello stabilimento dei programmi, l'identità nazionale deve costituire il fondamento dell'istruzione di ogni livello: un popolo che smarrisce la memoria e la comprensione di sé, è destinato ad essere schiavo e a perdersi nel fluire della storia. Questo punto sembra chiaramente recepito dalla politica scolastica del governo. Poi l'inattualità, perché l'inglese, la matematica e l'informatica servono alle aziende più di quanto servano alla persona e al cittadino. Occorre fondare l'apprendimento su un nucleo di discipline storico-letterarie in grado di trasmettere i valori di riferimento, per consentire il libero sviluppo dell'intelligenza e della personalità. La cultura è un bene per sua natura non fungibile ed inattuale: bisogna assolutamente evitare di costruire una scuola appiattita sull'attualità, schiava delle mode e di ridotto valore culturale. Infine l'insegnamento: dopo tanti anni di pedagogismo morbido, tendente a ridurre l'insegnante a una scialba patetica figura, deve tornare ad essere l'essenza della funzione docente. Non amico né consigliere né confuso chiaccherone, ma guida e maestro. Solida preparazione professionale, profonda cultura, dedizione: solo così si può essere guida nel processo di conoscenza e maestro in quello di crescita e maturazione, esempio in grado d'incarnare e trasmettere conoscenze e valori.

    LAVORO: è del 21 aprile 1927 la Carta del lavoro. Nel suo libro postumo Genesi e struttura della società Giovanni Gentile, il filosofo assassinato, aveva predicato l'Umanesimo del Lavoro. La Repubblica italiana, come proclama il primo articolo della Costituzione, "è fondata sul lavoro". Nel programma del Movimento sociale italiano si prospettava la realizzazione delle Stato nazionale del lavoro. Lo Statuto dei lavoratori, che adesso va aggiornato e quindi riscritto, passò a suo tempo anche col voto del Msi.

    LIBERTA': perché tanti di noi l'amano più degli altri? Perché non l'hanno avuta in regalo né dai partigiani, né dagli americani, ma per mezzo secolo hanno dovuto faticosamente conquistarsela giorno per giorno contro discriminazioni e pregiudizi. E' una libertà fusa nel fuoco dei fratelli Mattei, cementata col sangue di Acca Larenzia, di Mantakas, di Ramelli…

    MODERNITA': la modernità non deve essere considerata come una sorta di epoca storica superiore alle altre, più elevata, più civile, qualcosa di "ideologico" come fa il "progressismo". Nei suoi confronti occorre, comunque, avere un atteggiamento positivo, che non vuol dire acritico, ma attivo, nel senso di ritenere che la modernità, le sue conseguenze politiche e sociali, le sue realizzazioni, soprattutto in campo tecnico, possono essere strumenti validi per una politica ispirata a principi spirituali, comunitari e identitari. Proprio la capacità di attualizzare questi "principi metastorici" e "metapolitici" è una delle nostre più alte ambizioni. Questo può accadere solo considerandoli come un dato permanentemente a disposizione dell'uomo, a prescindere dalle evoluzioni della storia. Nel caso contrario si ricadrebbe nel cono d'ombra dei "miti incapacitanti", una trappola in cui è spesso scivolato un certo tradizionalismo. Il grosso della cultura della destra tradizionalista antimoderna, pur nell'assoluta profondità di elaborazione e fascino di alcuni dei suoi principali esponenti, si è rivelata "impolitica" negli esiti. Questo però, non significa avvertire la presenza di un "lato oscuro della destra" - in cui spesso si tende a far rientrare indiscriminatamente qualsiasi cultura politica di orientamento comunitario - che deve essere bonificato. Al contrario è possibile costruire una destra democratica a forte connotazione identitaria, comunitaria, solidarista, partecipativa, in connessione positiva sia con la Tradizione che con la modernità.

    NAZIONE: l'Italia, uno dei patrimoni più alti del genere umano, non deve sciogliersi nell'Europa, ma starvi e rafforzarvisi come soggetto ben distinto e profilato, come una nazione che s'associa a altre nazioni affini per preservare meglio la sua specificità, lingua, cultura e contare di più nei prossimi equilibri del Pianeta. Dall'orgoglio nazionale devono dilatarsi sentimenti forti e fraterni di solidarietà verso regioni, ceti, individui meno favoriti.

    PARTECIPAZIONE: a Fiuggi, nel congresso che ha fondato Alleanza nazionale, venne approvata a stragrande maggioranza una mozione del sindacalista Stefano Cetica che pone tra gli altri obiettivi programmatici di An la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, prevista nell'art. 46 della Costituzione. Un progetto di legge per la partecipazione era stato presentato alla Camera nella passata legislatura da Fini, Alemanno, Storace e ripresentato ora da Cirielli sempre di An.

    PATRIA: è lo spazio fisico e culturale che rappresenta per l'individuo l'orizzonte originario, il paesaggio della sua esistenza. La persona non può essere scissa dalla cultura del suo popolo e della sua comunità nazionale. Quest'appartenenza deve essere comunque intesa a cerchi concentrici, dal microcosmo familiare ad insiemi comunitari più vasti, che si dispiegano all'interno della cornice della propria Patria. Tutto questo insieme di relazioni non nega l'individuo in quanto persona, ma lo sostiene, lo forma, gli dà uno scopo e una visione del mondo, un destino, un centro di gravità che lo integra. Una vita per quanto aperta possa essere, è sempre incastrata nella storia delle comunità dalle quali trae la propria identità - si tratti della famiglia o della città, della tribù o della nazione, del partito al quale si aderisce o della causa che si difende. Queste storie, questi racconti, fanno una differenza morale, non solo psicologica.

    POTERE FINANZIARIO: è il grande elettore straniero che vota tutti i giorni in casa nostra e pretende d'influire sulle decisioni dei nostri governi e del nostro Parlamento più di noi Popolo sovrano. Contro questo potere prosegue quella che Ezra Pound chiamò "l'eterna lotta del contadino e di chiunque voglia fare un onesto e buon lavoro contro gli usurai".

    RICERCA: in una società complessa ed altamente tecnologica, la ricerca è un'attività vitale. Non però qualsiasi tipo di ricerca, quali che ne siano gli obiettivi. Allo stato spetta di promuovere ed organizzare la ricerca e di stabilirne i limiti. Senza che ci si lasci abbagliare dallo sfolgorante idolo del progresso tecnologico, la ricerca deve servire a battere nuove vie: ma queste vie devono essere attentamente vagliate. Il fine della ricerca non può essere il profitto, e dev'esserne sempre attentamente studiata la compatibilità: con le norme etiche, con gli interessi nazionali, con gli equilibri ecologici. Gli scienziati, ormai troppo spesso semplici salariati (anche riccamente salariati) delle multinazionali, non possono arrogarsi l'assoluta libertà di inventare e sperimentare qualsiasi mostruosità, seppur profittevole, a cui si possa giungere nei laboratori. Oggi la ricerca, priva di qualsiasi limite etico e di qualsiasi controllo che non sia l'interesse dei finanziatori dei progetti, solleva sempre più dubbi, allarme, sconcerto nella pubblica opinione. Dalla clonazione alla ricerca farmacologica, dalla vivisezione alle tecniche di fecondazione, dalla ricerca chimica e fisica alle sperimentazioni più assurde e stravaganti, si avverte il bisogno di un controllo, di un limite, di un indirizzo: scegliere i progetti che hanno una reale e diffusa utilità, che non contrastano con l'etica e la sensibilità, che non rischiano di risolversi in danni e catastrofi per l'ambiente. Questa è la vera civiltà: rispettosa, umile, attenta. Che la scienza lo impari.

    RIVOLUZIONE: termine caduto in disuso per il tributo di sangue pagato in passato alle sue ubriacature. Inquietamente inquilino del primo periodo del Novecento, è stato sfrattato dal terrore che ha ingenerato. Rivoluzione presuppone una morte per uno scoppio e non per lenta consunzione. In epoca di anemia rimane immeritatamente sulla bocca dei rivoluzionari telegenici alla Agnoletto. Lasciateci almeno il suo eroico ricordo, non defraudatela della sua carica di affascinante tragicità, sottraetela dalla bocca di Agnoletto, carnescialesca caricatura di Arrigo Sacchi! La rivoluzione non russa…è vero…ma non può nemmeno essere affogata fra paste al forno e "agnolotti".

    SICUREZZA: tema fondamentale e sentitissimo. I cittadini italiani non si sentono sicuri né in casa né fuori e chiedono maggiore protezione allo Stato che troppo spesso ha alzato bandiera bianca di fronte all'assalto della mala vita. Maggiore sicurezza, certezza della pena e procedimenti rapidi ed equi, l'italiano dopo anni in cui era colpevolizzato dal politically correct in tema oggi riscopre l'importanza del sistema sicurezza e ha chiesto migliori tutele. La sinistra ha fallito su tutta la linea danneggiando tutti e creando situazioni in cui alla rabbia ed al dolore si mescola l'incredulità per l'incapacità di perseguire chi delinque e la impossibilità di prevenire sanando situazioni potenzialmente ad alto rischio. Il tema è così sentito che il primo scopiazzamento di temi e di immagini è avvenuto proprio su questo argomento. Ma tra la copia (brutta e già fallimentare) e l'originale…

    SOCIALE: nella visione della destra comunitaria la dimensione del sociale è sempre frutto di una dimensione verticale, una spinta verso l'alto, cioè di uno slancio verso la crescita umana, verso la partecipazione alla costruzione del bene comune. In questo senso appare nettamente marcata la differenza rispetto all'approccio del conservatorismo compassionevole, che al contrario appare come una protezione sociale calata dall'alto. In questa visione infatti prevale l'elemento assistenzialista e passivo, nel quale si rischia di perdere il principio di crescita, di responsabilizzazione e di consapevolezza dell'individuo e delle comunità.

    SOLIDARIETA': trito e ritrito concetto caro alla sociologia di sinistra, usato e abusato per giustificare i peggiori crimini e per costruire le migliori carriere dei professionisti della solidarietà. In epoca di sbrodolante buonismo è inflazionata, ma c'è ancora chi tenta di coniugarla e incarnarla nella vita reale, senza utilizzarla per "progressisti" gargarismi. La solidarietà muore nelle enunciazioni pompose dei soloni e vive nella prassi se non disgiunta dal concetto di comunità e di radici, evitando pericolosi apparentamenti con un peloso umanitarismo e affrancandosi dal "fratellastro" assistenzialismo.

    STORIA: è il nostro orgoglio. Non pretendiamo che sia priva di errori da evitare e non ripetere, ma non accettiamo che se ne traggano motivi di mortificazione. L'uomo di destra non è figlio di nessuno e non è nato ieri, come può forse sentirsi chi milita a sinistra. Quindi è fiero dei propri antenati e ne esige il rispetto.

    TRADIZIONE: la tradizione non è affatto nemica del progresso, il suo contrario. Il progresso stesso è tradizione che avanza abbandonando i rami secchi e arricchendosi di ogni nuovo fattore destinato a accrescere la potenza dell'uomo. Non può esistere vero progresso senza un solido bagaglio di conoscenze sperimentate dalla tradizione, così come un albero non potrebbe crescere, né sopravvivere senza le radici.

  7. #7
    Registered User
    Data Registrazione
    03 May 2005
    Messaggi
    74
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    ottima idea aprire un topic sulla detsra sociale
    e complimenti per il materiale che hai messo a disposizione!!
    vivere ardendo e non bruciarsi mai

  8. #8
    Mistica Fascista
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    117,825
    Mentioned
    523 Post(s)
    Tagged
    22 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da giovane ribelle
    ottima idea aprire un topic sulla detsra sociale
    e complimenti per il materiale che hai messo a disposizione!!
    grazie.
    Domanda: condividi anche tu le idee della Dx sociale?

  9. #9
    Registered User
    Data Registrazione
    03 May 2005
    Messaggi
    74
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    ovvio!
    vivere ardendo e non bruciarsi mai

  10. #10
    Forumista senior
    Data Registrazione
    06 Nov 2010
    Località
    Martina Franca, Italy
    Messaggi
    1,137
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ciò che si deve agiungere a mio avviso è sottolineare come la DS abbia una marcia in più rispetto alla destra liberale in rapporto alla democrazia,infatti mentre la destra sociale epurata da ogni visione organicista e autoritaria dello stato(che è propria della destra radicale)
    punta il suo obiettivo nel valore della partecipazione comunitaria,quindi del popolo,alla vita di una Nazione,la destra liberale ha una visione più elitaria della politica.
    Destra sociale quindi come baluardo della Democrazia in alternativa al turbocapitalismo internazionalista ma anche contro visioni nostalgiche o razziste.

 

 
Pagina 1 di 6 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 29
    Ultimo Messaggio: 15-03-12, 20:09
  2. Risposte: 42
    Ultimo Messaggio: 31-08-08, 01:21
  3. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 02-04-08, 07:18
  4. Tutta la destra sociale sottoscriva il mutuo sociale
    Di caglitricolore nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 05-09-07, 12:11

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226