DIBATTITO
A Roma un confronto sulle questioni aperte della storiografia riguardanti il cristianesimo. Galli della Loggia: il vuoto della secolarizzazione riempito dalle ideologie totalitarie. Paolo Prodi: una crisi degli studi negli ultimi 20 anni

E i regimi deposero il sacro



Di Pierangelo Giovanetti

E se la storia del cristianesimo diventasse la cartina di tornasole per comprendere l’ambiguità della contemporaneità? E se fosse proprio lo studio delle vicende della Chiesa ad evidenziare l’esito incerto delle promesse del XIX secolo, che proprio nella politica e nell’ideologia avevano compimento obbligato? È quanto si chiede lo storico e politologo Ernesto Galli della Loggia che oggi interverrà in Vaticano al convegno «Ricerche e questioni aperte di storia del cristianesimo nella seconda metà del Novecento», organizzato dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche in occasione del suo cinquantesimo. I lavori sono iniziati ieri, ed hanno visto la partecipazione di storici come Manlio Simonetti, Michael Matheus e Paolo Prodi che hanno affrontato gli studi storici sul cristianesimo dall’antichità, al medioevo, all’epoca moderna. «La contemporaneità ha visto dilatarsi in modo inaudito la sfera della politica e dell’ideologia, e con esse quella del potere», è il ragionamento di Ernesto Galli della Loggia. «Nell’Otto-Novecento tutto è diventato politica, e il potere della politica è sembrato non dovere avere più limiti, avendo messo al proprio servizio tutti gli strumenti e gli ambiti della vita sociale. Proprio l’estraneità di fondo della Chiesa e del cristianesimo alle dimensioni del potere e della politica ideologica moderna, ne hanno fatto degli interlocutori non accondiscendenti, compagni di viaggio dubitanti e riottosi, più di una volta oppositori decisi dei tempi nuovi e dei loro protagonisti. Chiesa e cristianesimo sono stati cioè testimoni del lato oscuro della storia, che quasi sempre per chi fa il mestiere dello storico è anche quello più interessante». La riflessione di Galli della Loggia prende le mosse dalla brusca marginalizzazione sociale e storica della Chiesa nel corso del XIX secolo, e dall’emergere all’interno delle società europee evangelizzate da quindici secoli di correnti culturali estranee se non ostili alla prospettiva cristiana. Anzi talor a addirittura orgogliosamente avverse al cristianesimo. Secondo Galli della Loggia il fiorire delle moderne ideologie politiche dell’era contemporanea è strettamente legato al vuoto religioso creato dalla secolarizzazione. Vuoto che proprio dalle ideologie è stato riempito. «Il cristianesimo - sostiene lo storico dei movimenti politici - si è trovato così di fronte nell’età contemporanea ad un panorama assolutamente inedito, nel quale la vecchia alternativa fra fede e incredulità (che aveva tenuto campo per secoli) era sostituita da quella fra fede cristiana e fede politica». E il totalitarismo può essere considerato come l’esempio più drammatico della moderna fede politica, destinato a riportare d’attualità dopo tanti secoli la percezione anticristiana». Estremamente utili per fare il punto sugli studi di storia del cristianesimo risultano anche le relazioni svolte nella giornata di ieri dai professori Manlio Simonetti, Michael Matheus e Paolo Prodi. Nel suo intervento, Prodi ha evidenziato come la produzione storiografica sulla storia del cristianesimo dell’età moderna nella seconda metà del Novecento «è stata di una ricchezza incredibile sia dal punto di vista dei nuovi scavi che dell’ampiezza dei panorami». Ma ha anche rilevato come negli ultimi vent’anni sia divenuta visibile «una grossa crisi, sia per quanto riguarda la ricerca che per quanto riguarda la divulgazione dei risultati e l’insegnamento nei seminari e nelle facoltà teologiche». «La conoscenza del cristianesimo moderno - aggiunge però Prodi - è essenziale per evitare che il patrimonio spirituale in cui ancora noi viviamo, dalle chiese cattedrali ai conventi alla spiritualità, non diventi un peso che ci schiacci, ma un humus in cui fare crescere le nuove realtà. L’impressione è invece che la storiografia del cristianesimo sia rimasta schiacciata come in una tenaglia, tra coloro che ritengono l’esperienza religiosa come un fatto disincarnato dalla storia riconducibile direttamente alla rivelazio ne e quindi vogliono liberarsi dal passato semplicemente dimenticandolo, e i conservatori che non desiderano misurarsi con esso per evitare di vedere ciò che ha fatto il suo tempo insieme all’epoca moderna e che deve essere superato».

Avvenire - 4 giugno 2005