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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Predefinito Il Papa: Contro il divorzio occorre 1 testimonianza cristiana



    UDIENZA Benedetto XVI ai partecipanti al pellegrinaggio della Diocesi di Verona

    Di fronte ai divorzi e alle unioni irregolari
    i cristiani proclamino il Vangelo della vita e della famiglia




    "Nella vostra Diocesi, come del resto anche altrove, sono aumentati i divorzi e le unioni irregolari, e ciò costituisce per i cristiani un urgente richiamo a proclamare e testimoniare in tutta la sua interezza il vangelo della vita e della famiglia". È quanto ha sottolineato Benedetto XVI rivolgendosi agli oltre 4.500 fedeli di Verona, ricevuti in udienza nell'Aula Paolo VI nella mattina di sabato 4 giugno, in occasione del pellegrinaggio a conclusione del Sinodo Diocesano. Guidati dal Vescovo Flavio Roberto Carraro, i pellegrini veronesi hanno offerto al Santo Padre una copia del Libro Sinodale, come testimonianza di comunione con tutte le Chiese del mondo, che hanno nel Papa il segno visibile di unità. "Il vostro Sinodo, iniziato 3 anni or sono - ha evidenziato Benedetto XVI nel suo discorso -, ha conosciuto la sua fase culminante nell'Anno dell'Eucaristia. Questa felice coincidenza aiuta a meglio comprendere che è l'Eucaristia il cuore della Chiesa e della vita cristiana. "La Chiesa vive dell'Eucaristia", così ci ha lasciato scritto il servo di Dio Giovanni Paolo II nella sua ultima Enciclica. La vostra Diocesi deve vivere dell'Eucaristia in tutte le sue espressioni: dalle famiglie ad ogni articolazione pastorale e sociale delle parrocchie e del territorio". Il Papa ha anche esortato la Chiesa che è in Verona "a curare sempre più la qualità delle celebrazioni eucaristiche, specialmente di quelle domenicali, affinché la domenica sia veramente il Giorno del Signore e conferisca pienezza di significato alle vicende e alle attività di tutti i giorni, mostrando la gioia e la bellezza della fede". Soffermandosi in particolare sulla famiglia, il Papa ha ricordato come esso sia stato "giustamente uno dei temi principali del Sinodo" della diocesi di Verona "come lo è negli orientamenti pastorali della Chiesa, in Italia e nel mondo intero". Infine il Papa ha esortato i presenti ad alimentarsi "spiritualmente con la preghiera e con un'intensa vita sacramentale. Approfondite la personale conoscenza di Cristo - ha detto - e tendete con ogni sforzo a quella "misura alta della vita cristiana" che è la santità, come amava dire il caro Giovanni Paolo II".


    (©L'Osservatore Romano - 5 Giugno 2005)


    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

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  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    In una Lettera al Card. López Trujillo,
    Benedetto XVI rinnova la convocazione del V Incontro Mondiale delle Famiglie, in programma nel luglio 2006 a Valencia

    Il matrimonio e la famiglia secondo il progetto di Dio
    sono insostituibili e non ammettono alternative


    "La Chiesa non può cessare di annunciare che, conformemente ai piani di Dio, il matrimonio e la famiglia sono insostituibili e non ammettono alternative". È un nuovo, accorato appello a non sfigurare la bellezza del progetto divino sul matrimonio e sulla famiglia, quello contenuto nella Lettera che Benedetto XVI ha inviato al Card. Alfonso López Trujillo, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, per rinnovare la convocazione del V Incontro Mondiale delle Famiglie, in programma nella prima settimana di luglio 2006 a Valencia, in Spagna. Dopo gli indimenticabili raduni di Roma (1994 e 2000), di Rio de Janeiro (1997) e di Manila (2003), il grande popolo delle famiglie cristiane si ritroverà in terra spagnola fra poco più di un anno per un nuovo straordinario appuntamento di preghiera, di riflessione, di festa. Fu già Giovanni Paolo II a convocare l'incontro di Valencia, scegliendo come tema "La trasmissione della fede nella famiglia". Ora Benedetto XVI, nel confermare questo importante evento, si propone di "incoraggiare "la stupenda novità", il "Vangelo della Famiglia", il cui valore è centrale per la Chiesa e per la società". "Tutti i popoli - ricorda il Papa nella Lettera -, per conferire un volto veramente umano alla società, non possono ignorare il bene prezioso della famiglia, fondata sul matrimonio". ""Il patto matrimoniale con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole" - ricorda -, è il fondamento della famiglia, patrimonio e bene comune dell'umanità". "La famiglia cristiana - raccomanda Benedetto XVI - ha, oggi più che mai, una missione nobilissima e ineludibile, qual è il trasmettere la fede, che implica la dedizione a Gesù Cristo, morto e risorto, e l'inserimento nella comunità ecclesiale. I genitori sono i primi evangelizzatori dei figli, dono prezioso del Creatore, cominciando dall'insegnamento delle prime preghiere". "Così - afferma - si costruisce gradualmente un universo morale radicato nella volontà di Dio, dove il figlio cresce nei valori umani e cristiani che conferiscono un senso pieno alla vita". "Fin da ora - conclude la Lettera - affido al Signore e benedico le famiglie che parteciperanno o si uniranno spiritualmente a questo Incontro. Che la Vergine Maria, Madre nostra, che accompagnò suo Figlio alle Nozze di Cana, interceda per tutte le famiglie del mondo!".


    (©L'Osservatore Romano - 5 Giugno 2005)
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  3. #3
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    News inserita lunedì 2 maggio 2005 alle ore 12.51 da Redazione Papaboys

    "LE COPPIE DI FATTO DISTRUGGONO LA FAMIGLIA": COSI' PARLA IL CARDINAL TRUJILLO


    COPPIE DI FATTO - (2 maggio h.12:45) - Pubblichiamo qui di seguito un'intervista al Card. Alfonso López Trujillo Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, realizzata dalla Fides.

    Di fronte all’attuale grave situazione che si sta verificando in Spagna, con un attacco sistematico alla famiglia attraverso una serie di misure diverse che il governo sta imponendo, come la modifica del Codice civile per permettere il "matrimonio" tra persone dello stesso sesso con la possibilità di adottare figli, l’agevolazione dei processi di separazione e divorzio, la consegna gratuita in tutti i centri sanitari della pillola abortiva del giorno dopo, l'Agenzia Fides ha rivolto alcune domande a Sua Eminenza il Cardinale Alfonso López Trujillo, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

    Eminenza, come valuta le recenti leggi in corso di approvazione in Spagna sul “matrimonio tra persone dello stesso sesso” e sulle agevolazioni per i processi di separazione e divorzio?
    Ho parlato in questi giorni dei gravissimi problemi che riguardano la famiglia e la vita in alcuni Paesi, a causa di una cattiva interpretazione di cosa rappresenti una maggioranza parlamentare e delle leggi che possono venire emanate. Dalle più antiche e venerabili tradizioni ci è stato tramandato che le leggi che non sono giuste sono chiamate leggi inique, perché manca l’equità propria della giustizia. San Tommaso dice “lex injusta non obligat”. Questo significa che se le leggi non rappresentano un bene per l’integrità dell’uomo e della società, ma sono piuttosto imposte dall’esterno, possono rovinare la struttura di una istituzione naturale cosi centrale nella società e nella Chiesa come è la famiglia. Dovremmo ricordare la Lettera a Diogneto, dove si afferma che i cristiani assomigliano a tutti gli altri in tante cose, nel mangiare, nel vestire, tranne che in una: il letto non è comune. Vuol dire che il letto è il luogo di un amore coniugale fedele, esclusivo, che dura fino alla morte; è il luogo dove, per l’apertura alla vita, possono essere generati i figli. Esso esprime quindi le proprietà e i significati del matrimonio ricordati dalla Humanae Vitae: il significato di unione e il significato procreativo. Per questo il via libera che si è dato o si cerca di dare in alcuni parlamenti, come nel caso della Spagna, alle coppie di fatto, rappresenta il primo passo per affrontare altri problemi che peggiorano la situazione e in questo modo distruggono, pezzo a pezzo, l’istituzione familiare, un prezioso bene comune dei popoli e un patrimonio dell’umanità. La Lettera a Diogneto dice anche di non causare danno ai figli, in primo luogo di non abortirli, di rispettare la loro vita. Questi due grandi principi sono ritenuti centrali dalla Chiesa, qualcosa di essenziale voluto da Dio come un disegno sacro fin dalla creazione, come leggiamo nel Vangelo di Matteo (cap. 19). Questa non è una nostra invenzione, ma fa parte del disegno sacro del Creatore che vuole il bene dell’umanità. A volte qualcuno dice: “ma in che cosa stiamo facendo male ?” Proprio in quelle cose che la Chiesa ha più a cuore e per cui ha dovuto soffrire in diverse epoche della storia. Oggi il problema è più grave e cosi, a poco a poco, si è arrivati alle coppie di fatto, che costituiscono una finzione giuridica. Queste unioni non promettono niente ai figli, niente ai partner, nessuna stabilità, niente davanti alla società e niente davanti a Dio, ma vogliono avere tutti gli effetti che sono propri del matrimonio autentico. Nell’unione di fatto non si offre nulla. E’ stato presentato come progresso ciò che in realtà è una significativa retrocessione morale. Il problema si è aggravato perché tutte queste coppie si presentano come una alternativa al matrimonio. Mai, fin dai tempi più antichi dell’umanità e della cultura, in nessun popolo si è mai visto che il matrimonio non sia unione di amore e di vita tra un uomo e una donna. Tutta la storia lo conferma, ed i grandi antropologi osservano che non si è mai conosciuto nulla di simile.

    Cosa c’è, secondo la sua opinione, alla base di questa pretesa di stravolgere la concezione del matrimonio?
    Per accettare i “matrimoni” di persone dello stesso sesso hanno dovuto cambiare, falsandola, la definizione stessa di matrimonio. È la prima volta nella storia che un paese fa una cosa di questo genere. Cambiando la definizione, si afferma che il matrimonio può essere l’unione di due persone, ma non si spiega che devono essere due persone di sesso diverso. Ci fanno credere che questo è un diritto e non un danno per la famiglia. Ma quale persona, con una formazione antropologica elementare, nella storia delle cultura umane, nel pensiero giuridico, può affermare una simile cosa ? Se prendiamo qualsiasi dizionario in qualsiasi lingua, fino a cinque anni fa, il matrimonio era definito come unione tra un uomo e una donna. Dunque è una cosa che va proprio contro il senso comune, che va contro i principi del diritto. Molti si mostrano meravigliati per la posizione della Chiesa riguardo alla famiglia, senza considerare che la concezione del matrimonio è un patrimonio comune dell’umanità. In Spagna, per esempio, gli Islamici, gli Ebrei e altri gruppi religiosi hanno protestato pubblicamente perché l’autentico matrimonio è un patrimonio comune dell’umanità e della religione. Io davanti a Dio e rispettando la mia missione, devo essere fedele a questo principio: il matrimonio viene da Dio, è una istituzione naturale del Creatore per proteggere il vero amore, proteggere i bambini, proteggere gli sposi. Altrimenti gli sposi saranno autorizzati a non credere a nessuno, perché è come se fosse stata istituita l’infedeltà, anzi è istituita in sommo grado la somma infedeltà di un tipo di unione che non può reggersi davanti alla società e davanti a Dio. Per poter arrivare a questo, il terreno è stato preparato da tempo, attraverso la cosiddetta teoria del ‘genere’, che afferma: il sesso non è qualcosa che appartiene alla natura umana, non è intrinseco, costitutivo, anche se il codice genetico dimostra il contrario. Dicono invece che ciò non conta niente, perché la persona può fare la sua scelta in seguito, perché le culture non sono permanenti ma mutevoli. Questa teoria è servita a preparare la possibilità delle coppie di fatto di persone dello stesso sesso.


    Il Cardinal Alfonso Lopez Trujillo

    Cosa dire della possibilità della adozione dei bambini da parte di coppie dello stesso sesso? Quali le conseguenze per i bambini?
    Questa è la distruzione del futuro dei bambini, i bambini subiscono una violenza morale. Nella Convenzione delle Nazioni Unite del 1998 si è affermato che il principio più grande deve essere il bene del bambino, i diritti del bambino. Questo è il principio centrale vigente nelle diverse costituzioni di tantissimi paesi firmatari della Convezione. Questa Convezione è stata anche approvata dalla Convezione de L’Aja. Io ho avuto l’onore e la responsabilità di guidare, due anni fa, la delegazione della Santa Sede alle Nazioni Unite, dove ho ricordato il sacro diritto dei bambini ad avere una vera famiglia, dove possano essere amati, crescere e svilupparsi armoniosamente. E nessuno ha protestato. Adesso invece ricevo delle proteste sul mio operato, quando invece si tratta di ciò che la Chiesa ha predicato davanti a tutto il mondo. Lo ha fatto Giovanni Paolo II, lo ha fatto il Cardinale Ratzinger, oggi nostro amato Papa, lo hanno fatto le Conferenze Episcopali. Dunque non è un’opinione personale ma è un dovere che io ho lavorando per la famiglia. Affermano che questi bambini adottati da coppie dello stesso sesso sono felicissimi. Forse sì, mentre hanno uno o due anni di età, ma quando avranno l’uso della ragione, quando cresceranno, saranno giovani, quale sarà la tragedia di presentarsi agli altri e dire i “miei genitori” sono due uomini o due donne? In questo modo si mette a rischio la personalità, l’equilibrio, l’armonia dei bambini. I nostri esperti di tutto il mondo dicono unanimemente che si tratta di una violenza sui bambini, perché i bambini cercano un modello da imitare e il modello più prossimo sono i genitori. Ma quando questi sono dello stesso sesso, cosa assimilerà il bambino? Questa realtà viene presentata come se fosse solida, matura, possibile. E questo non e vero. Molte volte ho ripetuto che bisogna rispettare le persone omosessuali, amarle, aiutarle, far vedere loro che non c’è soltanto questa vita ma anche l’altra e far vedere loro come possono uscire di questa situazione, se veramente lo vogliono. La Chiesa non vuole che queste cosiddette “coppie” siano sottoposte a discriminazioni, non devono essere umiliate, subire scherzi o qualsiasi tipo di mancanza di rispetto. Sono persone umane che dobbiamo amare. Non è vero che la Chiesa non ami queste persone, proprio perché le ama vuole condurle alla salvezza.

    Il cristiano come può opporsi a questo tipo di legge?
    Nei nn. 69, 73, 74 dell’Evangelium Vitae, è indicata l’obiezione di coscienza. Questo vuol dire che ogni persona può invocare l’obiezione di coscienza e non prestarsi ad accondiscendere chiaramente a un tale delitto, che rappresenta la distruzione del mondo. L’obiezione di coscienza è stata sempre rispettata nel diritto e nelle costituzioni di tutti i popoli, e lo Stato è sempre tenuto a rispettarla senza esercitare minacce. Un credente non deve accettare di “bruciare incenso” a false divinità, come i primi cristiani si rifiutarono di farlo davanti agli imperatori. Se obbligano i cristiani a fare ciò che è contrario alla loro fede, alla loro coscienza, allora si ripeterebbe la storia. Per questo il Papa Giovanni Paolo II ha sempre ripetuto che occorre obbedire prima a Dio che agli uomini. I cristiani, anche se sono impiegati dello Stato, sono chiamati a ricorrere all’obiezione di coscienza perché la legge di cui parliamo è una ferita profonda al senso morale, alla fede. Inoltre è un problema mondiale, perché sta creando scandalo universalmente, per tutte le religioni e tutte le culture. Quindi è una sfida mondiale. L’obiezione di coscienza non è un’invenzione della Chiesa: il cristiano deve opporsi e far rispettare la sua fede, così come i medici si oppongono a praticare un aborto. All’obiezione di coscienza si ricorre non solo per l’aborto oppure per il “matrimonio” tra omosessuali ma per tutte le leggi inique. E in questo caso si tratta di leggi profondamente inique e dunque si può usare l’obiezione di coscienza. Questo principio è stato affermato anche da Papa Giovanni Paolo II il 29 gennaio 2002, quando parlò alla Rota Romana riguardo al divorzio. Deve esserci dunque la possibilità di ricorrere all’obiezione di coscienza, sempre che lo Stato non sia totalitario. Se chi pratica l’obiezione di coscienza fosse cacciato del lavoro, ci si troverebbe di fronte al più crudo totalitarismo. La democrazia è sempre rispetto della libertà, non rispettare questo principio è molto pericoloso e grave. Quale Stato si potrà permettere un futuro degno dell’uomo quando sta negando l’uomo e lo sta disumanizzando?
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #4
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    Il testo integrale dell'udienza:



    Cari fratelli e sorelle della Diocesi di Verona!

    Sono lieto di accogliervi in questo vostro pellegrinaggio alle Tombe degli Apostoli. Tutti saluto cordialmente a cominciare dal vostro Vescovo, che ringrazio per essersi fatto interprete dei comuni sentimenti. Saluto i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i responsabili delle associazioni e dei movimenti ecclesiali, come pure le autorità civili che hanno voluto essere presenti a quest’incontro. Con l’odierno pellegrinaggio alla Sede Apostolica, voi volete esprimere, al termine del Sinodo diocesano, i vincoli di comunione che legano la Comunità diocesana di Verona alla Chiesa di Roma, e ribadire la vostra piena adesione al magistero del Successore di Pietro, costituito da Cristo "pastore di tutti i fedeli per promuovere sia il bene comune della Chiesa universale, sia il bene delle singole Chiese" (Decr. Christus Dominus, 2). Siete venuti per essere confermati nella fede ed io, da poco chiamato a questo grave compito, sono felice di salutare, attraverso di voi, un’antica ed insigne Comunità ecclesiale quale è quella di san Zeno, e di incoraggiarvi a perseverare nell’impegno di testimonianza cristiana nel mondo di oggi.

    Il vostro Sinodo, iniziato 3 anni or sono, ha conosciuto la sua fase culminante nell’Anno dell’Eucaristia. Questa felice coincidenza aiuta a meglio comprendere che è l’Eucaristia il cuore della Chiesa e della vita cristiana. "Ecclesia de Eucharistia" - "la Chiesa vive dell’Eucaristia" -, così ci ha lasciato scritto il Servo di Dio Giovanni Paolo II nella sua ultima Enciclica. La vostra Diocesi deve vivere dell’Eucaristia in tutte le sue espressioni: dalle famiglie, piccole chiese domestiche, ad ogni articolazione sociale e pastorale delle parrocchie e del territorio. "Nell’Eucaristia - ho voluto ricordare a Bari domenica scorsa, al termine del Congresso Eucaristico Nazionale - Cristo è realmente presente tra noi. La sua non è una presenza statica. E’ una presenza dinamica, che ci afferra per farci suoi, per assimilarci a sé. Cristo ci attira a sé, ci fa uscire da noi stessi per fare di noi tutti una cosa sola con Lui. In questo modo Egli ci inserisce anche nella comunità dei fratelli e la comunione con il Signore è sempre anche comunione con le sorelle e con i fratelli". E’ vero: la nostra vita spirituale dipende essenzialmente dall’Eucaristia. Senza di essa la fede e la speranza si spengono, la carità si raffredda. Per questo, cari amici, vi esorto a curare sempre più la qualità delle celebrazioni eucaristiche, specialmente di quelle domenicali, affinché la domenica sia veramente il Giorno del Signore e conferisca pienezza di significato alle vicende e alle attività di tutti i giorni.

    La famiglia è giustamente uno dei temi principali del vostro Sinodo, come lo è negli orientamenti pastorali della Chiesa, in Italia e nel mondo intero. Nella vostra Diocesi, infatti, come del resto anche altrove, sono aumentati i divorzi e le unioni irregolari, e ciò costituisce per i cristiani un urgente richiamo a proclamare e testimoniare in tutta la sua interezza il vangelo della vita e della famiglia. La famiglia è chiamata ad essere "intima comunità di vita e d’amore" (Cost. past. Gaudium et spes, 48), perché fondata sul matrimonio indissolubile. Nonostante le difficoltà e i condizionamenti sociali e culturali dell’attuale momento storico, gli sposi cristiani non cessino di essere con la loro vita segno dell’amore fedele di Dio; collaborino attivamente con i sacerdoti nella pastorale dei fidanzati, delle giovani coppie, delle famiglie e nell’educazione delle nuove generazioni.

    Cari fratelli e sorelle, abbiamo celebrato ieri la solennità del Sacro Cuore di Cristo: solo da questa fonte inesauribile di amore potrete attingere l’energia necessaria per la vostra missione. Dal Cuore del Redentore, dal suo costato trafitto è nata la Chiesa, che incessantemente si rinnova mediante i Sacramenti. Sia vostra preoccupazione alimentarvi spiritualmente con la preghiera e con un’intensa vita sacramentale; approfondite la personale conoscenza di Cristo e tendete con ogni sforzo a quella "misura alta della vita cristiana" che è la santità, come amava dire il caro Giovanni Paolo II. Maria Santissima, del cui Cuore Immacolato facciamo oggi memoria, ottenga in dono per tutti i membri della vostra Diocesi la totale fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. All’intercessione della celeste Madre del Redentore e al sostegno dei santi e beati della vostra Terra affido il cammino post-sinodale che vi attende. Quanto a me, vi assicuro un ricordo nella preghiera, mentre con affetto imparto al vostro Vescovo, a voi e all’intera Comunità diocesana una speciale Benedizione Apostolica.

    Amen!
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 

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