Ue, Fini: ''L'euro è garanzia di stabilità per l'Italia''
Il ministro degli Esteri dopo il 'no' di Francia e Olanda: ''Nulla sarà come prima. Dobbiamo smentire l'immagine di un'Europa gestita da una tecnocrazia elitaria e sorda alle esigenze della gente comune''
Messina, 4 giu. (Adnkronos/Ign) - L'euro è garanzia di stabilità per l'Italia ed il 'no' franco-olandese un verdetto che indica una direzione chiara sulla quale riflettere. Così il ministro degli Esteri Gianfranco Fini a Messina nel suo intervento per il 50esimo anniversario della Conferenza europea. ''Dopo questo voto nulla può essere come prima. Occorre riflettere seriamente sul significato di un verdetto che indica una direzione chiara, tanto più significativo perché pronunciato dai cittadini di due Paesi che accompagnano, al pari dell'Italia, il cammino dell'integrazione fin dai suoi primi passi'', ha detto il vicepremier. ''Occorre riflettere in modo serio e meditato -ha aggiunto il ministro degli Esteri- sulle conseguenze che l'Europa, le sue istituzioni, i suo governi devono trarre''. E ancora: ''Nei 'no' francese e olandese confluiscono sentimenti e motivazioni eterogenei, non tutti razionali ma capaci di esercitare una sicura presa sull'opinione pubblica. Un argomento sembra comunque accomunare questa variegata galassia del rifiuto: la richiesta di rendere più diretto e vitale il vincolo di responsabilità tra le istituzioni dell'Unione europea e i cittadini. Una richiesta che abbiamo l'obbligo di non deludere se vogliamo smentire l'immagine ben radicata nella percezione collettiva di un'Europa gestita da una tecnocrazia elitaria e sorda alle esigenze della gente comune''.
Ma è lo stesso vicepremier a ribadire che ''il risultato del referendum franco-olandese non deve indurci alla rassegnazione o alla paralisi. Tutt'altro''. ''L'azione del nostro Paese dovrà mirare -secondo Fini- a preservare il retaggio costituente e se possibile ad anticipare alcuni aspetti del Trattato, soprattutto, nelle aree decisive della politica estera e di difesa. L'Italia ha sicuramente l'autorevolezza per prendere l'iniziativa. Sappiamo che nostre eventuali proposte in questo senso incontrerebbero il favore dei Paesi, vecchi e nuovi, di più schiette convinzioni europeiste, convinti come siamo noi che il millennio che si apre non ha bisogno di un'Europa chiusa su se stessa e prigioniera dei propri dubbi ma deve poter contare su un Unione europea capace di guardare con coraggio alle sfide che ha davanti a se''. ''Ci avviciniamo a decisioni delicate -ha detto ancora il vicepremier nel suo intervento- il Consiglio europeo del 16 giugno prossimo dovrà condurre un dibattito difficile, in cui le incognite sembrano prevalere sulle certezze. Non possiamo illuderci di risolvere questa crisi con le stesse soluzioni che vennero individuate nel passato in situazioni simili eppure profondamente diverse da quella attuale. Ma non possiamo neppure ignorare che tutti i governi hanno sottoscritto a Roma il Trattato costituzionale, che ben dieci lo hanno già ratificato e che quindi sussiste l'obbligo politico, giuridico e morale di sottoporlo a ratifica anche nei Paesi che non si sono ancora espressi''.
Per il ministro degli Esteri ''occorre resistere alla tentazione di abbandonarsi a catastrofismi precoci e autolesionisti''. ''L'Ue -sottolinea Fini- resta un ordinamento forte e solido, con regole strutturate e meccanismi certi e condivisi al centro dei quali è sicuramente la moneta unica, la cui stabilità e credibilità è garanzia di stabilità e credibilità innanzitutto per l'Europa ma anche per l'Italia. Il trauma del doppio no francese e olandese deve servirci da stimolo a guardare avanti con maggiore determinazione e coraggio di quanto abbiamo saputo fare finora''. ''Occorre trovare al più presto -aggiunge- una riposta efficace al malessere cui hanno dato sfogo gli elettori di Francia e Olanda, ma in effetti diffuso in tutte le opinioni pubbliche europee. Dobbiamo trovare la determinazione per infondere nuova credibilità al progetto comunitario, attraverso politiche di rilancio della crescita e dello sviluppo che sappiano andare al cuore delle ansie e delle attese dei nostri cittadini''.
Nel suo intervento, il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso ha sottolineato che ''il primo grande test potrà essere quello di arrivare ad un accordo sulle prospettive finanziarie europee per il periodo 2007-2013. L'Unione europea -ha spiegato Barroso- ha bisogno di un nuovo contesto di bilancio per finanziare le politiche e le attività della Ue e non c'è alcuna ragione di rinviare la negoziazione a dopo l'estate. Anzi al contrario dobbiamo dimostrare che l'Europa può agire con determinazione. La Commissione europea farà tutto quello che è in suo potere per arrivare ad un risultato che tradurrà la nostra volontà di una Europa più competitivia e più solidale''. Barroso ha poi ricordato ancora una volta gli esiti referendari di Francia e Olanda. ''Devo confermare che la mia prima reazione al rifiuto della Costituzione europea di due membri fondatori dell'Ue è stata una reazione di tristezza. Un voto negativo è il segnale di una preoccupante mancanza di fiducia dei cittadini europei''.
Il damerino Bolognese si preoccupa dell'immagine![]()
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