Mutilato il 'Biancone'
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Firenze, 3 agosto 2005
La statua del "Biancone", in piazza della Signoria a Firenze, finisce ancora una volta nel mirino dei vandali, che, intorno alle tre di questa notte si sono aggrappati alla mano di Netttuno e l'hanno staccata. Si tratta di tre giovani che hanno tentato di aggrapparsi alla statuta provocando il distacco della mano, che poi, cadendo ha provocato altri danni al complesso marmoreo. Tutta la scena si è svolta sotto l'occhio delle telecamere, ma i vandali sono riusciti a darsi alla fuga.
Le prime dichiarazioni
"Non bastano le telecamere - ha detto il consigliere comunale di Forza Italia Enrico Bosi, dopo aver constatato i danni - se poi non sono funzionanti e non si controllano in continuazione, ma sono necessarie ronde continue, durante la notte, per evitare l'ennesimo scempio a cui la città ha assistito con rassegnazione. Si cerchi di trovare un accordo di coordinamento fra le tante forze di polizia e i vigili urbani per controllare costantemente piazza Signoria al fine di evitare nuovi scempi. Il fatto è figlio di un clima di lassismo ormai inarrestabile e del degrado che da anni affligge Firenze creando disagio ai cittadini onesti e laboriosi. Arriverà il momento in cui, a chi compie gesti del genere, saranno comminate pene esemplari?".
Già altri danni in passato
La scultura, che e' stata realizzata da Bartolomeo Ammannati tra il 1560 e il 1575 e che raffigura la carrozza di Nettuno, dal 1989 ad oggi e' stata oltraggiata piu' volte. Il primo episodio risale al 29 settembre del 1989, quando qualcuno, con la complicita' delle tenebre e della scarsa sorveglianza, si mette a saltare sulle zampe di due dei quattro cavalli che tirano la carrozza del Nettuno. Due anni dopo, poi, il 20 agosto del 1991, un uomo barbuto in mutande si arrampica sul Nettuno e, arrivato in cima, inizia a menar colpi contro la corona del Biancone. Nel gennaio del 1997, invece, i vandali si accaniscono con l'orecchio di un cavallo che viene rinvenuto sgretolato nell'acqua della vasca. Infine, nel giugno del 1997 viene spezzata la zampa di uno dei cavalli.
Opinioni controverse sull'autore
La granduchessa Eleonora, consorte di Cosimo de' Meidci, affidò il marmo per la realizzazione dell'opera all'artista Bandinelli, che pero' mori'. Il lavoro fu così affidato a Bartolomeo Ammannati. Il celebre Benvenuto Cellini, saputa la notizia esclamò: "O sventurato marmo! Certo che alle mani del Bandinello egli era capitato male, ma alle mani dell'Ammannati gli e' capitato 100 volte peggio". Bartolomeo Ammannati concluse l'opera che pare non incontrasse il gradimento nemmeno del suo maestro Michelangelo, il quale riassunse le sue critiche nella frase lapidaria: "O mio povero Ammannato, che bel pezzo di marmo hai rovinato".
Riferimenti




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