L'UOMO GIUSTO


di Gianpaolo Barra




Nessun dubbio: Joseph Ratzinger, eletto alla cattedra di Pietro con il nome di Benedetto XVI, è l’uomo giusto. E’ suo il compito, assegnatogli da Gesù, di pascere il gregge, dunque ciascuno di noi, ovvero di guidare la navicella di Pietro nelle acque sballottate dai flutti dell’ora presente. Pietro parlerà per bocca sua, come si diceva una volta, e il Timone – glielo abbiamo scritto in un telegramma, anche a nome vostro, cari lettori – gli promette fedeltà piena e obbedienza filiale.


La nostra certezza non è campata per aria. Abbiamo buone ragioni per essere soddisfatti della scelta fatta dai cardinali riuniti in conclave.


In primo luogo, ci conforta la promessa di Gesù di non abbandonare mai, nemmeno per un istante, la sua Chiesa. E Lui, le promesse, è abituato a mantenerle sempre. E’ certo, dunque, che Benedetto XVI potrà valersi dell’aiuto promessogli da Dio e questo basta a rendere granitico il nostro convincimento.
Poi, il fatto che il cardinale Joseph Ratzinger sia stato per oltre vent’anni il più stretto e fedele collaboratore di papa Giovanni Paolo II, che lo ha chiamato a guidare la Congregazione per la Dottrina della Fede e lo ha confermato in tale ruolo anche dopo il compimento dei canonici 75 anni, è per noi ulteriore garanzia.
In aggiunta, ci conforta la capacità di chiarezza e di semplicità di pensiero del regnante Pontefice, che nei suoi numerosi interventi antecedenti l’elezione alla cattedra di Pietro, sotto la guida di papa Wojtyla, ha valorosamente contribuito alla difesa delle verità della fede e meritoriamente illuminato le nostre menti.
Inoltre, ci rassicura la prova di coraggio e di umiltà che recentemente, ma anche in altre occasioni, ha offerto a tutti noi. Non ci è voluta forse una buona dose di coraggio quando, durante la Via Crucis dello scorso venerdì santo, ha denunciato la “sporcizia” che pur si annida nella Chiesa? E non è un gran segno di umiltà riconoscere il fatto che siamo noi i primi a sporcare “la veste e il volto” della Chiesa?


Non è tutto. La sua peculiare attenzione per la liturgia nutre molte nostre aspettative. Quand’era cardinale, confidava ad Andrea Tornielli: «La Liturgia non è uno show, uno spettacolo che abbisogni di registi geniali e di attori di talento. La liturgia non vive di sorprese simpatiche, di trovate accattivanti, ma di ripetizioni solenni». Se nessuno può dettare l’agenda al Papa, nessuno può tuttavia impedirci di incoraggiarlo, innanzitutto con la preghiera, a metter mano in questo che è uno dei problemi più urgenti della Chiesa.


Ci rinfranca, inoltre, il consenso libero e spontaneo di tanti fratelli nella fede, gente semplice che ha ravvisato spontaneamente in Benedetto XVI una guida ferma e sicura. Si diceva una volta: «vox populi vox Dei». E la voce del popolo credente, genuino e semplice, quando è unanime, difficilmente si inganna.
E, infine, lasciatemelo dire, ci rassicura anche la reazione nervosa, scomposta e maleducata, di tanti che con il cristianesimo non c’entrano niente. Ma sì, anche questo è un ottimo segnale.
Se per il quotidiano di Rifondazione comunista Benedetto XVI rappresenta la «vecchia Chiesa, integralista, ossessionata dal nemico, terrorizzata dall’illuminismo e dalle dottrine della tolleranza»; se il Manifesto, altro foglio comunista, lo ha bollato sprezzantemente col titolo di «Pastore tedesco»; se per il turbolento don Vitaliano Della Sala, sacerdote sospeso a divinis, «è stato eletto un papa reazionario e intransigente»; se i rappresentanti di un certo mondo gay (non di tutti, in verità) invitano a «resistere, resistere, resistere» e si dichiarano «in lutto» per l’elezione di Ratzinger; ebbene, come non cogliere proprio in queste reazioni l’ennesima conferma del fatto che questo è il Papa di cui tutti avevamo bisogno?
Abbiamo molte ragioni, come si è visto, per ritenere che Benedetto XVI sarà capace di annunciare con carità, fermezza e umiltà la verità di Cristo ad ogni uomo che avrà la bontà di starlo ad ascoltare. Noi saremo tra questi: glielo abbiamo promesso.


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