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Discussione: Felice di essere PRETE

  1. #1
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Felice di essere PRETE

    Scegliere di essere prete: perché?



    Riconoscere la propria vocazione è una esperienza che ha molto a che fare con l’innamoramento: non lo decidi tu, ma ti scopri affezionato ad un altro. Nel mio caso, due sono state le “scintille”...



    http://www.donboscoland.it/articoli/...78&idrealta=16

    Alcuni nostri amici salesiani del Movimento Giovanile Salesiano Triveneto, il 12 giugno -Cattedrale di Treviso ore 16.00- verranno ordinati Sacerdoti.

    Abbiamo posto loro tre domande: 1. Perché proprio prete? 2. Come hai compreso che questa era la tua vocazione? 3. A te giovane che stai pensando a questa vocazione vorrei dire…
    Ecco le loro risposte...

    LA PAROLA A… Don Carlo Beorchia


    1. Perché proprio prete?

    All’inizio del cammino l’idea di diventare prete era forse il modo più concreto e vicino per sentirsi uniti a Dio. Poi ha prevalso l’esempio di tanti preti salesiani, in particolar modo l'esempio di un confratello anziano di Tolmezzo (UD) che mi ha accompagnato con la sua presenza discreta, silenziosa, costante. Il suo sorriso e la sua pacatezza sono entrati a far parte di me… e ho scoperto che la mia vita avrebbe voluto essere come la sua, capace di sprigionare speranza e pace, capace soprattutto di offrire ai fratelli, ai giovani, quel dono prezioso che è il perdono di Dio. Infine ho intuito la chiamata ad un incontro speciale con Dio nell’eucaristia, ho imparato a dar voce a quella chiamata che sentivo forte dentro di me a testimoniare che Gesù Eucaristia è tutto, è il vero e unico cibo per la nostra vita: è la chiamata a diventare anch'io ostia spezzata per i giovani.

    2. Come hai compreso che questa era la tua vocazione?

    Quante volte mi è stata fatta questa stessa domanda: “Da dove ha inizio la tua vocazione?”. E io, puntualmente, mi trovo sempre in seria difficoltà a rintracciare occasioni, momenti, episodi, segni particolari, qualcosa di veramente eccezionale che spieghi la bellezza di ciò che sto vivendo. In fondo siamo tutti uguali, tutti alla ricerca di qualcosa di sensazionale che riveli grandi segreti e misteri, grandi scelte, che possano irrompere nel buio per rendere tutto netto e facile da comprendere. Potrei infatti elencare mille gratificanti esperienze vissute: l’animazione, i gruppi, la scuola, le feste, i tornei, i ragazzi, i GREST, le uscite, i campiscuola… tutto questo e molto di più! Quel “di più” credo sia arrivato nel momento in cui seriamente ho smesso di trattare Dio alla pari di un’idea (per quanto bella e affascinante!) per valutare chi fosse Egli realmente nella mia vita e se avesse a che fare con le mie scelte. Da questo nuovo incontro le mie giornate si sono trasformate dal piacere di stare “dai Salesiani” all’impegno di stare “con i Salesiani”, dal divertimento di tanti momenti alla serenità che scaturisce dal mettermi a servizio degli altri. Ho smesso di servirmi di Dio, di usarlo per preghiere e richieste (rimaste oltretutto per lo più inevase) per servirlo realmente. Ho incontrato chi “non mi molla mai”, chi è fedele sempre, chi è continuamente pronto ad accettarmi e perdonarmi.

    3. A te giovane che stai pensando a questa vocazione vorrei dire…

    … che non conosco una ricetta “universale” per capire la vocazione, ma alcuni ingredienti che non possono mancare, assolutamente indispensabili, mi pare di poterteli rivelare: preghiera, gioia in quel che fai, disponibilità a “conoscerti dentro”, il desiderio di vivere per gli altri… Cosa dire ancora… “Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle, ed essi andarono da lui” (Mc 3,13). Non per mio merito sono qui e tra qualche giorno sarò prete, ma solo perché egli ha deciso che le mie debolezze possano tornare utili… si tratta solo di non spaventarsi e di aprire bene le orecchie. Il Signore continua a chiamare nel cuore di ognuno… Non senti? “Pane, lavoro e Paradiso”: don Bosco continua a promettere a chiunque lavori per il Regno di Dio… Quale migliore investimento?


    LA PAROLA A… don Michele Canella


    1. Perché proprio prete?

    E perché no?

    2. Come hai compreso che questa era la tua vocazione?

    Riconoscere la propria vocazione è una esperienza che ha molto a che fare con l’innamoramento: non lo decidi tu, ma ti scopri affezionato ad un altro. Nel mio caso, due sono state le “scintille”: essere sorprendentemente felice di spendere tempo ed energie con i giovani; incontrare dei religiosi che mostravano di volersi molto bene e sapevano far parte con altri della loro grande gioia di vivere. Più li incontravo nei raduni del Movimento Giovanile Salesiano, più mi accorgevo che col loro stile di vita realizzavano quello che da sempre desideravo anche per me, ma che non avevo mai saputo chiamare per nome. Era una emozione forte, promettente, che meritava insomma di essere verificata. Così è iniziata la frequentazione sempre più assidua di questi preti “un poco originali”. Poi ho deciso di andarli a conoscere più da vicino con una domanda in cuore: lo stile di vita di cui sono portatori è una maschera che indossano per le grandi occasioni, o hanno veramente scoperto un segreto per essere felici? La ricerca ha avuto questo esito: una vita così nasce dalla profonda amicizia con Gesù Cristo. Nelle emozioni che provavo stando vicino a loro ho riconosciuto il Suo volto che mi interpellava. A quel punto anch’io ho detto “Eccomi”.

    3. A te giovane che stai pensando a questa vocazione vorrei dire...

    ...di iniziare a chiederti: “Signore, che cosa vuoi che io faccia”. É una esperienza che rende straordinaria la vita quotidiana. La ricetta per imparare a riconoscere la voce di Dio che interpella la tua vita consiglia pochi ingredienti, facili da reperire:
    · coltivare un rapporto schietto di amicizia con Gesù, nutrito di tempi fissi per la preghiera quotidiana e di frequenza regolare alla Confessione come alla Messa;
    · chiedere l’aiuto di una guida spirituale, cioè di uno che abbia già imparato ad ascoltare la voce di Cristo;
    · fare il cammino di ricerca in compagnia di un gruppo;
    · misurare la grandezza del tuo cuore in un impegno di carità fraterna;
    · togliersi dalla testa la paura che se inizio un cammino come questo rischio di rimanere fregato: la vocazione non si produce, si riconosce!
    Buon cammino! Sappi che ti ricordo nella preghiera fin da ora.


    LA PAROLA A… don Marco Cescut


    1. Perché proprio prete?

    Perché proprio prete? Io proprio non lo so! Questa domanda dovete farla a Gesù che per intercessione di Maria e anche di don Bosco ha voluto così. Infatti, se dipendesse da me, sarei a mille Km di distanza!!!

    2. Come hai compreso che questa era la tua vocazione?

    Non è stato facile comprenderlo!!! Perché mi sento pieno di miserie e incapace e limitato. Inoltre il nostro vivere quotidiano non ci aiuta certo a sviluppare e a cercare quale sia il nostro posto preparato dall'eternità da Dio Padre...

    3. A te giovane che stai pensando a questa vocazione vorrei dire...

    Non è importante essere prete, religioso, sposato ecc. L'importante è trovare la maggior gioia possibile: questa è la vocazione. Lì dove si ama di più sta il regno dei cieli cioè la comunione con Dio!!!! Madre Teresa diceva che “si vedono persone che irradiano la gioia. Non vanno in giro schiamazzando, ma nei loro occhi si legge la purità. Nei loro occhi potete leggere il desiderio di vedere Dio'. Siatene certi, quando vedrete tali persone avrete incontrato qualcuno che ha trovato e realizzato la propria vocazione. Ciao e… grazie di tutto cuore!


    LA PAROLA A… don Nicola Giacopini


    1. Perché proprio prete?

    Innanzitutto non me lo sono inventato io. Se a 16 anni mi avessero detto che sarei diventato prete avrei detto: 'Ma sei matto?'. Poi ho incontrato Gesù nella mia vita durante un campo scuola in cui mi sono messo al servizio degli altri e ho trovato momenti di silenzio e preghiera: la pace e gioia che sentivo la sera erano di altro spessore di quelle sperimentate con gli amici o vincendo le partite di calcio... Era profonda, stabile, stimolante. Tornato a casa ho iniziato a rispondere al Suo amore amando chi mi stava accanto, all'oratorio, a scuola, al calcio, con gli amici... e ho sperimentato che Gesù mi chiedeva di donarmi sempre più fino a scoprire l'avventura affascinante di donarmi tutto a Dio e ai fratelli. Ho sempre sognato cose grandi e belle... e cosa c'è di più grande di Dio? La figura di don Bosco incontrata in un libro e poi nella vita di alcuni preti salesiani mi ha affascinato e in me c'è stato un ciak: ho detto dentro di me con decisione... Sì ! Ci sto Gesù a seguirti sapendo che 'perfino i capelli del mio capo sono tutti contati', cioè tu mi conosci e sai cosa è bene per me.

    Essere prete come don Bosco, cioè chi nella Chiesa rappresenta Cristo Pastore, che dona Dio ai fratelli nell'eucaristia, nei sacramenti, nel servizio della Parola, nel servizio ai giovani... Cosa c'è di più prezioso? Far crescere Gesù nelle anime è sempre quello che mi ha affascinato di più.

    2. Come hai compreso che questa era la tua vocazione?

    Non certo come andando al supermarket dove vedi molti prodotti e scegli quello che ti va... Ho sperimentato nella mia vita quanto è vera la frase di Gesù: 'A chi mi ama io mi manifesterò'. Non mi sono posto l'obiettivo di diventare prete fin da ragazzo... Ho cercato di vivere il Vangelo, di ricominciare quando sbagliavo, di essere sincero con Gesù nella preghiera, nei sacramenti, confrontandomi con un prete che mi ha lasciato sempre libero (ho sempre 'odiato' chi mi diceva cosa fare nella vita) ma allo stesso tempo non faceva sconti sulla mia vita cristiana. E Dio attraverso la sua Parola, i Sacramenti, le sue mediazioni, pian pianino diventava sempre più importante e la voce della coscienza dentro me diceva: 'Punta in alto, ama tutti, non solo una persona'. Allo stesso tempo mi sentivo attratto da questo ideale e avevo anche paura: tipico di una vocazione.

    Punto di svolta è stato aver vissuto unito a Dio un innamoramento: è stata una esperienza bella ed esigente perché ho sperimentato di vivere con sincerità e gioia ciò che provavo e metterlo tutto nelle mani di Dio perché mi dicesse Lui cosa fare. Pur cogliendo la bellezza e profondità di un rapporto di coppia ho però capito che Dio voleva altro da me.

    Durante l'università ho conservato gelosamente dentro me, con passione ma anche con libertà e tranquillità questo ideale e poi finita l'università sono partito con decisione.

    3. A te giovane che stai pensando a questa vocazione vorrei dire...

    La prima cosa che ho fatto io è di affidare a Gesù la mia vita e dirgli che se lui lo voleva io lo avrei seguito: la vocazione del prete è stupenda, divina, esigente ma fa crescere realmente in umanità. Poi ne ho parlato con un prete ma solo con lui, con nessun altro, né con gli amici, né in famiglia

    Nei momenti di prova o di dubbio o di innamoramento ho sempre rinnovato il mio Si a Lui dicendo con sincerità che volevo fare la sua volontà, qualunque essa fosse stata, prete o padre di famiglia.

    E poi mi sono sempre rimesso a fare la sua volontà nello studio, con gli amici, all'oratorio... Senza preoccupazioni né fretta e notavo che in questo modo Gesù ha conservato sempre la mia vocazione religiosa e sacerdotale. E poi sono partito, senza tanti fronzoli ne 'ma, forse, però'...

    (continua........)
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

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  2. #2
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    LA PAROLA A… don Claudio Parolin


    1. Perché proprio prete?

    É la domanda della vita! I motivi sono tanti... Il primo fra tutti è comunque il fatto che sia stato il Signore, che entrato nella mia vita, mi ha detto: 'Vieni e seguimi'! Invito che dopo anche qualche lotta ho accettato! Qui penso siano state determinanti le preghiere dei miei genitori e l’affetto di tante, tantissime altre persone (specie i giovani).

    Ma il desiderio di diventare proprio prete forse mi è nato dopo una confessione. Fu una confessione in cui riuscii ad aprirmi totalmente al sacerdote e fidarmi di Gesù Cristo: ne provai alla fine una gioia incontenibile, una pace nuova, finalmente nel cuore avevo un profondo senso di libertà. Cominciai a pensare: che bello se altri giovani potessero sperimentare questa stessa gioia, potessero rinascere come ho fatto anch’io. Potessero incontrare veramente Gesù e il suo amore!

    2. Come hai compreso che questa era la tua vocazione?

    Tre le cose principali che mi hanno aiutato a capirlo: la preghiera e l’incontro con Gesù nei sacramenti, il confronto serio con una guida spirituale e naturalmente l’animazione. Animazione non come un qualcosa da fare, ma come una realtà da vivere sempre, in famiglia, in cortile, al lavoro, a scuola… Più davo l’anima, e più me ne ritrovavo riempito! Inoltre, lo stare in mezzo ai giovani, giocando, pregando con loro, condividendo gioie e dolori, confidenze ed errori, mi era diventato quasi essenziale. Senza, qualcosa in me si spegneva! Divenne poco a poco sempre più chiaro come la voce del Signore, proprio in questo, si faceva più forte ed esigente.

    Ammetto che non è stato facile, né immediato. La “nebbia” in certi momenti era fitta e se non avessi avuto una guida spirituale accanto che mi faceva intravedere la strada… beh, chissà dove sarei finito! Gli ostacoli e gli errori ci sono stati, le croci e i dubbi pure! Ma alla fine... mi sono voluto fidare! E ora sono molto contento.

    3. A te giovane che stai pensando a questa vocazione vorrei dire...

    Fidati di Gesù! Non guardare a quello che perdi, ma concentra il tuo sguardo su quello che trovi (quando uno si deve sposare, non pensa e non rivolge lo sguardo alle altre milioni di donne che lascia, ma fa convergere la sua vita sulla sua fidanzata!). Cerca una fede che non sia più fatta di idee, belle ma astratte. Fa' che sia concreta, perché vita concreta, perché incontro autentico con Cristo Gesù. Se si conosce 'Chi' si incontra e quale “tesoro” si trova, non si può avere paura. E poi… se non hai paura di essere felice, “vieni e seguiLo”!



    LA PAROLA A… Don Enrico Ponte


    . Perché proprio prete?

    Semplicemente, perché il Signore mi ha chiamato… É proprio un tipo “incosciente”!

    In questi giorni prima dell’ordinazione ho la possibilità di ripensare e rileggere la mia storia: con stupore riconosco come il Signore fin dall’inizio, nei modi più semplici e a prima vista casuali, si è preso cura di me e mi ha preso per mano. Divento prete: incredibile! Posso compiere una scelta di questo genere guardando non a me, ma solo a Gesù. Del tutto non ci credo ancora…

    2. Come hai compreso che questa era la tua vocazione?

    Il Signore si è servito di tante occasioni e soprattutto di tantissime persone… In particolare, riconosco che don Enrico Gallo, un anziano sacerdote salesiano, è stato davvero determinante per la mia vocazione. È arrivato a Tolmezzo dopo essere stato per molti anni missionario in Giappone. Mi ha conosciuto appena nato, e mi è stato accanto fino alla sua morte avvenuta durante il Grest del 1993. Sempre in cortile, don Enrico era armato di un sorriso irresistibile e aveva le tasche colme di caramelle che dava a tutti: al termine di una sfida di calcetto c’erano caramelle per tutti, vincitori e vinti! Mi sono confessato da lui, fino alla sua morte… I suoi incoraggiamenti mi sono ancora nel cuore. Uscendo dal cortile dei salesiani per andare a casa, mi è capitato in tante sere, di pensare che mi sarebbe davvero piaciuto diventare “da grande” come don Enrico.

    3. A te giovane che stai pensando a questa vocazione vorrei dire...

    Di non avere paura… di coltivare il più possibile un’intensa amicizia con Gesù. Solo con Lui si vive e non semplicemente si vivacchia! Non ci sono vocazioni migliori delle altre… Quello che conta è essere disponibili a “lasciarsi plasmare da Dio”: il capolavoro è assicurato, basta guardare i santi!

    Confrontarsi con la vocazione sacerdotale non è confrontarsi con un’idea, ma lasciarsi incontrare da Gesù. Concretamente! A me ha fatto tanto bene la presenza e la guida del mio direttore spirituale. Messa e confessione frequenti ti danno una marcia in più. E infine il servizio: avere un impegno fedele in oratorio. Dio ci parla nel quotidiano! La Madonna poi, non manca di tenerci una mano sulla testa!


    LA PAROLA A… don Maurizio Tisato


    1. Perché proprio prete?

    Lo Spirito del Risorto soffia come vuole: a tutti consegna il dono dei doni, l’essere figli di Dio… Cosa c’è di più grande!? Che bello saperci tutti figli dello stesso Padre Buono che ha dato il meglio. Immagino che Gli sia costato molto assistere alla morte in croce del Suo Figlio. Pensiamo ai nostri genitori, al bene che ci vogliono… non sarebbero disposti a sopportare le sofferenze dei propri figli? Non lo possono; il Padre (…e Gesù era in piena sintonia con Lui) lo poteva ma non lo ha voluto. L’ha risparmiato ad Abramo… ma non a se stesso. Pensare a un Dio che soffre… mi fa rabbrividire. Eppure il nostro Dio ha dato un volto nuovo alla sofferenza e alla morte: Amore! Il Mistero Pasquale del nostro Signore annuncia proprio questo: Dio è Amore.

    Mi sono dilungato un po’ troppo... ma non potevo farne a meno: penso che il motivo di quel “proprio prete” sia l’amore di Dio. Mi piace pensare che quel “proprio salesiano”, “proprio figlio di quei genitori”, “proprio fratello di…”, “proprio amico di…”… e di quei tanti “proprio…” ce ne siano molti altri nella mia vita e nella vita di ciascuno.

    Dire “proprio…” significa lasciar fiorire lo stupore per il nostro Dio. Chi si stupisce non può vantarsi, perché stupirsi significa sapersi amati gratuitamente e non per meriti particolari… anzi!

    2. Come hai compreso che questa era la tua vocazione?

    “Comprendere la propria vocazione” è una pretesa un po’ troppo grande!

    Con questo non voglio invitare alla cecità ingenua della fantasia… ma semplicemente suggerire alla ragione che la guida sicura rimane il cuore. É solo il cuore puro il “luogo” più intimo di noi, entro il quale lo Spirito insegna a dire “Padre nostro…”. E come ci sentiamo bene quando ci rivolgiamo a Dio Padre. Mi piace immaginare che avvertiamo qualcosa che Gesù respirava dentro di sé mentre si recava sul “monte” per pregare.

    É un fatto centrale per me: comprende di più chi si sente amato di più. E solo così inizia ad amare: perché si sente chiamato ad amare!

    La centralità della comprensione non significa la totalità della risposta: è la constatazione di ciascuno di noi… di me per primo. Soprattutto in questi giorni di immediata vigilia all’ordinazione, un po’ mi rammarico per la mia incapacità di amare sempre… fino in fondo. Ma Lui mi ama lo stesso… e questo mi dà tanta pace e tanta forza d’animo.

    Quel “come” della domanda parte un po’ da lontano: facevo le elementari quando scrivevo i primi “pensierini: da grande farò il prete” (me lo ha ricordato la mia maestra qualche giorno fa’… quanto ci siamo divertiti nel ricordarlo insieme!)… facevo le medie quando scrivevo “da grande farò il salesiano”… sono diventato salesiano a 31 anni, diventerò prete a 37 anni.

    Probabilmente, penso, non comprendo di più (…quanto mi piacerebbe leggere quei “pensierini” delle scuole elementari) ma so che Lui ha continuato ad amarmi. E’ il dono della fede!

    3. A te giovane che stai pensando a questa vocazione vorrei dire...

    Pensa con il cuore: il nostro Padre ci vuole Figli veri, liberi di pensare… a patto che ci sentiamo da Lui amati… sempre! Per questo, sii sempre felice.

    (L'angolo del Teologo Borèl) numero Giugno del 2005 - Autore: A cura di d. Igino Biffi

    GRAZIE RAGAZZI........GRAZIE PER AVER RISPOSTO A QUESTA CHIAMATA CHE VI METTE A SERVIZIO DELLA CHIESA...A SERVIZIO DELL'UOMO.........Dio vi benedica e vi protegga.....

    con affetto caterina LD
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  3. #3
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Ragusa, Diquattro ordinato vescovo
    Sarà nunzio apostolico a Panama


    Francesca Cabibbo

    www.avvenire.it

    La gioia dipinta sul suo volto. La gioia che ha attraversato tutta la celebrazione. La Chiesa di Ragusa «dona» un nuovo vescovo alla Chiesa. È Giambattista Diquattro, arcivescovo titolare di Giromonte (Mauritania), nominato nunzio apostolico a Panama. La Bolla Pontificia di nomina reca la data del 2 aprile 2005, l'ultimo giorno di vita terrena di Giovanni Paolo II. Per la sua consacrazione episcopale, è arrivato a Ragusa il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato vaticano, che ha presieduto il rito. Con lui il nunzio apostolico in Italia, Paolo Romeo ed il vescovo di Ragusa, Paolo Urso. Presenti anche Jean-Louis Tauran, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace, l'arcivescovo di Palermo, cardinale Salvatore De Giorgi, l'emerito Salvatore Pappalardo, il nunzio emerito Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, il nunzio Justo Mullor Garcia, presidente della Pontificia Accademia ecclesiastica, vescovi e sacerdoti originari dell'isola. Il vescovo di Ragusa, Paolo Urso, esprime al cardinale Sodano la riconoscenza della Chiesa ragusana «una Chiesa giovane e viva, luogo di incontro tra popoli e culture diverse». Poi l'omelia del cardinale, le parole rivolte al nuovo vescovo: «Ti sarà di esempio un tuo grande predecessore, il beato Giovanni XXIII, che fu per 29 anni rappresentante pontificio in Turchia, Bulgaria, Grecia e Francia. Nel suo "Giornale dell'anima" c'è la figura di un vescovo sempre consacrato al servizio della Chiesa». E poi le parole finali di monsignor Diquattro, i ringraziamenti al cardinale Sodano, ai presenti, alla Chiesa ragusana che ha mostrato di essere «festosamente accogliente, cordialmente ecclesiale, culla di profondi valori di fede e di comunione». Nel suo intervento Diquattro ha ricordato il motto episcopale «Nomen meum tene», chiedendo il sostegno della preghiera «per sostenere il nome di Dio».
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 

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