Coppie in crisi, il coraggio di dire ancora sì
A Palermo la Commissione diocesana per la famiglia segue un gruppo di coniugi separati che malgrado la sofferenza dell'abbandono hanno scelto di restare fedeli al vincolo matrimoniale
Da Palermo Alessandra Turrisi
«Sono sposata da 36 anni, ma da 22 vivo separata». Nessun desiderio di ricostruirsi una vita di coppia, nessun odio verso il coniuge andato via, solo la fermezza nel credere nell'indissolubilità del sacramento nuziale, malgrado tutto. È l'esperienza portata avanti a Palermo da un drappello di separati non risposati né conviventi, alla ricerca di un cammino spirituale che continui a tenere conto della fedeltà alle promesse matrimoniali. È il gruppo Santa Maria di Cana, coordinato da Maria Pia Campanella, che all'interno della Commissione diocesana per la pastorale della famiglia ha organizzato per oggi una giornata di riflessione e di preghiera, che si concluderà con l'Eucaristia e il «Rinnovo del Sì». «Anche se la coppia vive separata - spiega il direttore del Centro diocesano di pastorale familiare, Pasquale Chiancone - l'indissolubilità dà al coniuge fedele la grazia necessaria per continuare ad assolvere la missione del matrimonio: la santificazione del coniuge e propria». Un cammino voluto profondamente da Maria Pia Campanella, che negli ultimi anni ha girato l'Italia, con qualche viaggio anche all'estero, per conoscere ciò che la Chiesa propone ai separati che non hanno intenzione di ricostruire un legame di coppia. «Sono sposata dal 1968 e vivo separata da mio marito dal 1990 - racconta Maria Pia Campanella, 62 anni, insegnante in pensione, con tre figli adulti -. Nonostante il grande dolore, capii subito che non avrei cercato di "rifarmi una vita", come si dice. Tuttavia cercavo il senso della mia sofferenza. Ciò che veramente mi ha sostenuta è la frequenza quotidiana all'Eucaristia, la Parola di Dio letta ogni giorno e la preghiera personale che innalzavo a Dio dal mio cuore ferito. A questo aggiungevo la lettura dei documenti della Chiesa sul matrimonio, cercando di capire che senso avesse l'indissolubilità nella separazione coniugale». Cercando un percorso che potesse soddisfare il suo desiderio di Dio, la signora Campanella si è accorta che qu asi mai i gruppi di pastorale per i separati si rivolgono a chi non è risposato, quasi mai offrono meditazioni sul sacramento del matrimonio. «Dell'argomento si parla sempre con disagio» - osserva. Da qui la scelta, guidata dal vescovo ausiliare di Palermo Salvatore Di Cristina, di avviare un gruppo di coniugi fedeli al sacramento del matrimonio. «Il gruppo non si riunisce solo per pregare, ma cerca di valorizzare il matrimonio-sacramento e di approfondire il senso dell'indissolubilità nella situazione di separazione coniugale - spiega Maria Pia Campanella -. Le tappe del cammino sono la ricostruzione della persona che vive in modo acuto la sofferenza del ripudio, il perdono del coniuge e il rinnovo del "sì" matrimoniale a Dio. La ferita resta ma è importante che non si trasformi in piaga o in cancrena». A seguire il cammino del gruppo è monsignor Di Cristina: «Queste persone vanno aiutate e inserite nella vita comunitaria - conferma -. È interessante questo cammino di spiritualità, perché coloro che ne fanno parte possano sostenersi a vicenda nella consolazione. La loro è una comunione di speranza, quasi una vocazione dentro la vocazione matrimoniale. È la dimostrazione che il sacramento del matrimonio è durevole, perché rispecchia la fedeltà di Dio che non si pente mai dell'amore che dona».
Avvenire - 5 giugno 2005




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