Caro Paul, che gli interessi in gioco siano diversi è chiaro a tutti... Quello che non è diverso è il meccanismo di fondo nel rapportarsi al cosiddetto "progresso"... Io ammiro molto la tua posizione, perfino un po' romantica... Non la condivido - e, in generale, mi fanno anche un po' tenerezza coloro che si asteranno in base ad argomentazioni simili alle tue - perché queste cose semplicemente non si possono fermare... E la scelta, comportamentale ed esistenziale, si riduce all'accettare questo divenire cercando di controllarlo, orientarlo e selezionare nei limiti del possibili le valenze positive e quelle negative... oppure nell'assumere un posizione dalla coerenza granitica, ma un po' donchisciottesca nell'insieme...In origine postato da Paul Atreides
1) A me interessa cercare di capire determinati fenomeni, a prescindere dal rifiuto o dall'accettazione, che possono venire magari dopo e in ogni caso non sono mai schematici [del tipo o rifiuto in blocco o accettazione in toto]. Se un fenomeno può essere o meno padroneggiato, ciò è possibile saperlo solo dopo aver individuato l'essenza di quel fenomeno [giusto come esempio le analisi di Heidegger sulla tecnica, o quelle di Gehlen]
2) Yggdrasill ha ragione nel dire che la biopolitica è ben altro dalle automobili. E se c'è chi parla di bioeconomia, figuriamoci il discorso sulla biopolitica quanto dovrebbe essere approfondito.
3) Parlare con tanta facilità di ''utile'', dopo l'esperienza anti-utilitarista del MAUSS, dimostra a mio parere che si è totalmente dentro gli schemi di un mondo che pure, nelle intenzioni, si pretende di contestare.
4) Infine, il fascino del ''nuovo'' [che pare positivo a prescindere, ossia grazie alla sua sola qualità di ''novità''] dimostra ancora di più la totale subordinazione a ciò che, sempre nelle intenzioni, si pretende di contestare.
Certo che il "nuovo" ha il suo fascino, e non perché sia nuovo e basta... ma perché il "nuovo" è un flusso di positività e negatività, una specie di rubinetto aperto... Sta a noi prendere quel che c'è di buono e renderlo nostro in maniera consona a valori che restano intramontabili... Oppure illudersi di rifiutarlo in blocco, ma questo allora dovrebbe significare andarsene di casa e tornare a vivere in una grotta... Senza riscaldamento, supermercati, televisione, abiti sintetici, palestre, cure dentistiche, telefoni e quant'altro... Qualcuno dirà che sarebbe bello, ma quanti saprebbero sul serio fare a meno di queste cose? Io no e non lo vorrei neppure perché, anche se tornassi a fare l'uomo primitivo, il mio assetto etico resterebbe quello attuale...
Il fatto che una cosa sia "nuova" o meno per me è del tutto indifferente, anche la ruota è stata "nuova" ed è stata "progresso" quando è stata inventata... a me interessa che sia potenzialmente migliorativa o peggiorativa di un'esistenza che aspira a mete superiori rispetto alla materia, ma nella quale lo spirito sta meglio e il pensiero funziona meglio se sta meglio anche il corpo. Tutto qui.




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) e cerchiamo di farlo andare almeno un po' nel senso che auspicheremmo noi... La prima ipotesi è di attuazione impossibile, la seconda forse pure ma sempre meno della prima... e comunque provarci a me appare l'unica soluzione.

