L’Europa perde, la sinistra straperde(ilfoglio)
Mandato da Il Legno Storto Domenica, 05 June 2005, 069.
Frana il modello sociale, svanisce il sogno di un contrappeso agli Usa
La disfatta dell’asse franco-tedesco, la cui velleità egemonica europea è stata definitivamente sepolta dai referendum in Francia e in Olanda, coincide con una grave crisi dei grandi partiti di sinistra dei due paesi, la Spd tedesca e il Ps francese. Non è semplice dire se sia stata la crisi della sinistra ad aver provocato il collasso della costituzione europea (come mostrerebbe il carattere “di sinistra” della bocciatura francese) o, al contrario, se sia stata l’incapacità dell’Europa di assicurare crescita ed occupazione a causare la crisi della sinistra (come è capitato nella roccaforte rossa della Renania Westfalia, la cui caduta ha finito per travolgere il cancelliere Gerhard Schröder). I due fenomeni, probabilmente, si alimentano reciprocamente, dando vita a una sorta di reazione a catena dagli esiti imprevedibili.
Il fatto è che l’Europa era diventata, nella sinistra, il paradigma della difesa di un modello economico, quello “renano” basato sull’intreccio tra banca a impresa con una forte influenza sindacale concertativa, e di un modello sociale, quello del Welfare e del sistema fiscale redistributivi, su cui si incentravano le prospettive della sinistra continentale.
Questo sistema “europeo” non ha retto alla sfida della globalizzazione, neppure all’interno, relativamente ristretto, dell’Unione a 25. La ragione è semplicissima: l’idea un po’ furbesca di delegare alle istituzioni europee la gestione del liberismo, in modo da poter gestire in patria quello sociale e corporativo, ha provocato, in Francia, la rivolta della maggior parte della sinistra contro l’Europa “liberale”, in Germania la schizofrenia della politica socialdemocratica, che prospetta riforme liberiste e attacca gli imprenditori definendoli “locuste assetate di sangue”. Anche l’altra faccia del “modello sociale europeo”, la contrapposizione alla concezione anglosassone del primato delle relazioni atlantiche in nome di una scelta di “contrappeso” all’egemonia americana nel mondo, è diventata assai meno aggregante. E’ per questo che i socialisti francesi, invece di approfittare dell’evidente crisi di Jacques Chirac, si avviano a una fase di lotte fratricide tra gli apparati che hanno scelto il sì e gli elettori che hanno votato no, mentre la Spd si lacera tra l’illusione di un’improbabile rimonta e la tentazione di una grande coalizione con i tradizionali rivali della Cdu-Csu. Così volge al tramonto la stagione, breve e contrastata, della sinistra europeista.
compagni, spigateci una cosa. ma non eravate voi che osannavate chirac e scheder perchè avevano detto no con il ditino alzato a bush?
e adesso che sono nella polvere con la faccia all'ingiù che dite?
e come mai il fido alleato blair è l'unico che le elezioni le ha vinte?
come la mettiamo?




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