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    Predefinito Le crisi economiche: perché nascono e come difendersi

    A cura di Pieraldo Frattini*

    Il mondo soffre permanentemente crisi monetarie,
    e talvolta la crisi è così acuta da costringere il passaggio
    da un sistema monetario sbagliato ad un altro.
    (M.Rothbard)

    I sistemi monetari in vigore oggi, basati sul rapporto tra monete che in sé non hanno valore intrinseco (dollaro,euro,yen, etc) sono per loro stessa natura molto instabili. Secondo Rothbard, l’unica cosa peggiore che poteva esistere erano tassi di scambio fissi tra le monete senza valore intrinseco e l’intervento coordinato delle banche centrali per “correggere” questi rapporti quando una crisi appariva all’orizzonte.
    I mercati sono fluidi e mutevoli, dunque in perenne contrasto con i tassi fissi imposti dalle banche centrali. La storia degli sforzi compiuti per mantenere fissi i rapporti tra le monete tramite accordi internazionali è costellata di fallimenti. Il potere dei governi non può nulla contro la forza dirompente del mercato.

    L’ERA DI BRETTON WOODS
    Il dollaro fin dalla sua nascita si è comportato come un fanciullo pestifero, insofferente alle regole del potere. L’accordo di Bretton Woods, in vigore dal 1944 al 1971, fu un sistema basato su una forma di scambi fissi tra le monete orchestrato a livello mondiale; il dollaro era definito 1/35 di oncia d’oro e tutte le altre monete avevano un tasso fisso di scambio col biglietto verde. Il dollaro era l’unica moneta che poteva essere convertita in oro, non dai cittadini statunitensi ma solo dai governi esteri.
    Come ci si poteva aspettare, il governo statunitense, così come tutti gli altri governi sono portati a fare, produsse dollari (processo inflazionistico). Il quantitativo d’oro rimase ovviamente invariato, perché è facile stampare banconote, più difficile è eseguire lo stesso processo con l’oro. Inevitabilmente, mentre i governi esteri iniziarono a scambiare i loro dollari in oro, gli Stati Uniti si accorsero che i loro lingotti stavano diminuendo a vista d’occhio.
    Ovviamente dovettero rompere l’accordo, atto che siglò l’allora presidente Nixon nel 1971. Il nuovo accordo (l’Accordo Smitsoniano) tra le altre cose decretò una svalutazione del dollaro dell’8%. Il tutto non fermò le ire del mercato, che, come un fiume in piena, ignorò qualsiasi opera dell’uomo per contenerlo. Nel 1973 il dollaro fu nuovamente svalutato e l’accordo stracciato. Da allora il dollaro è stato una moneta fluttuante senza valore proprio in quanto slegato al valore dell’oro.

    E L’EUROPA?
    Neanche l’Europa è stata capace di costruire un sistema monetario durevole usando una moneta senza valore intrinseco. I membri della comunità europea nel 1972 decisero che le loro monete dovevano essere contenute entro rapporti fissi tra loro. Il sistema venne denominato in modo colorito: “il serpente”. La pressione del mercato distrusse l’animale strisciante senza pietà. Il passo successivo lo fecero nel 1979 con l’introduzione del Sistema Monetario Europeo nel quale le monete dei vari paesi erano collegate all’unità di riferimento detta Ecu. Anche questo sistema fallì miseramente e scomparì nel 1992. L’ultimo sistema creato, l’Euro, nacque nel 1999; è ancora relativamente giovane e anche se non esistono tabelle relative all’età media di una moneta senza valore intrinseco, la storia ha dimostrato più volte che è qualcosa di non permanente.

    LA CRISI DELLA TEQUILA DEL 1994-95
    I sistemi monetari basati su tassi di scambio fissi tra monete sono perfetti per alimentare le crisi economiche così come i combustibili prendono fuoco con il piccolo aiuto di un fiammifero e distruggono tutta la casa.
    Prima della crisi il Messico aveva legato la sua moneta, il pesos, al dollaro permettendogli di oscillare entro un limite fisso. Il governo messicano doveva intervenire spesso sul mercato perché la moneta non uscisse dai limiti. Nel 1994 il Messico accumulò un enorme deficit commerciale indicante la possibilità che il pesos fosse sopravvalutato; inoltre enormi quantità di moneta furono create negli anni precedenti la crisi. Come accade sempre a questi sistemi il governo messicano non potè mantenere il valore del peso rispetto al dollaro nella banda di oscillazione e la banca centrale dovette svalutarlo del 13%. Dopo soli quattro mesi il peso perse il 50% del suo valore.

    LA CRISI ASIATICA NEL 1997
    Chi la può dimenticare? Sorse in Tailandia e si diffuse in tutto il sud-est asiatico – Malesia, Indonesia, Filippine e Taiwan – riducendo fortemente il valore delle monete e diffondendo instabilità su tutti i mercati mondiali e miseria tra la gente.
    Prima della crisi la Tailandia aveva legato la sua moneta al dollaro. Il Thai, la sua moneta, si indebolì sui mercati e gli investitori esteri la vendettero in cambio di dollari. La banca centrale tailandese spese più di 20 miliardi di dollari per mantenere in vita il vincolo col dollaro ma alla fine dovette gettare la spugna. In cinque settimane il thai perse più del 20% del suo valore. Gli altri paesi asiatici fecero la stessa fine.

    IL LEGAME DOLLARO-YUAN
    Dovrebbe essere evidente che mantenere un legame tra monete non in armonia con le forze mutevoli del mercato è la ricetta per un costoso disastro.
    Per dieci anni la Cina ha mantenuto il tasso di scambio fisso col dollaro a 8,28 yuan. Gli Usa sono grandi importatori di beni cinesi e grandi esportatori di dollari infatti nelle casse della Banca cinese arrivano ogni mese circa 10 miliardi di dollari.
    Questo andamento è insostenibile. Ad un certo punto la Cina dovrà smettere di acquistare dollari con il tasso fisso attuale. Lo yuan è troppo poco valutato e la sua produzione è in atto a ritmi esplosivi: il credito in Cina è nella fase del boom.
    Non è dunque un caso che il mercato immobiliare sia infiammato, così come lo è la crescita delle richieste di mutui per la casa. Le autorità cinesi non sono state in grado di mettere un freno alla produzione della loro moneta.
    Rendendo lo yuan così svalutato lo hanno messo nelle condizioni di essere sovrabbondante.
    Il risultante boom artificiale dell’economia cinese non è positivo per i cinesi; infatti al boom segue sempre la crisi che sembra arrivare come un fulmine a cielo sereno.
    Se allo Yuan fosse consentito di oscillare liberamente ne seguirebbe un suo aumento di valore e il flusso di yuan sul mercato rallenterebbe. Per la Cina comunque potrebbe essere ormai troppo tardi; il suo governo sembra intenzionato a distruggere la propria moneta, così come sta facendo quello americano, consapevolmente o no.
    Potete segnare il fallimento del rapporto dollaro-yuan come un altro capitolo nella lunga saga dell’inutile lotta dell’uomo per controllare il valore delle banconote. Il sogno irraggiungibile è quello di fabbricarne a volontà a costo zero e allo stesso tempo di mantenerne il potere d’acquisto nel mondo delle cose reali. Il dollaro dalla sua origine a oggi ha perso oltre il 90% del suo potere d’acquisto.

    L’UNICO SISTEMA FUNZIONANTE
    Un economista scrisse: “ I governi non lo sanno, o non lo vogliono sapere, ma il solo sistema di scambi fissi di successo si ebbe durante l’epoca dello standard aureo”. È facile capirlo; funzionò perché le unità monetarie, come il dollaro, avevano un valore fisso rispetto all’oro. L’oro deve essere estratto, non può essere creato dal nulla come le banconote.
    I governi non amano l’oro perché lega loro le mani; non possono spendere liberamente in quanto i debiti contratti devono essere sistemati in oro. Come giustificherebbero ai cittadini l’azzeramento delle riserve auree? I governi sanno che l’oro ha valore e le banconote no, infatti le banche non si sognano neanche lontanamente di svuotare i loro forzieri del prezioso metallo.

    SQUILIBRIO MONDIALE
    Le banche centrali hanno accumulato enormi riserve di dollari che fluiscono negli Stati Uniti sotto forma di investimenti (azioni, obbligazioni,etc) per cui i debiti restano impagati. Questi dollari hanno creato il boom sul mercato azionario statunitense e sul quello degli immobili; inoltre hanno contribuito a mantenere basso il livello dei tassi di interesse statunitensi. Tutto questo ha prodotto uno squilibrio mondiale negli investimenti che si manifesta in cicli di boom e depressione in varie regioni del globo.
    Si dice che ogni bolla abbia il suo ago; gli stranieri, soprattutto giapponesi e cinesi, hanno in mano un ago molto affilato: nelle loro casseforti giacciono ben 9 triliardi di asset americani, più che sufficienti per decretare con la loro vendita la parola fine all’esistenza del biglietto verde.
    Il dollaro è molto malato e con esso l’economia globale mentre l’oro viene accumulato silenziosamente da alcuni anni per proteggersi dalla prossima grave crisi.

    * Dr.Pieraldo Frattini
    Consulente indipendente in investimenti finanziari
    Autore del sito di controinformazione finanziaria:www.demetrainvestimenti.com
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Predefinito Di bene in meglio...

    Riflessioni 4 giugno 2005

    In sostanza il sistema monetario in vigore è controllato dalla Federal Reserve il cui obiettivo è avere almeno un 2% annuo di inflazione. Un tasso inferiore infatti sarebbe per essa preoccupante perché, con l’enorme quantità di debito presente nel sistema economico americano, perfino l’idea remota dell’avvento della deflazione potrebbe scatenare una grave emergenza. Una volta che la deflazione prendesse corpo nella nazione e nelle menti dei consumatori, la psicologia muterebbe e i consumatori aspetterebbero per fare acquisti, e la deflazione si alimenterebbe da sola.

    Il sistema monetario attuale per continuare a funzionare richiede categoricamente di evitare qualsiasi contrazione nella produzione di nuove banconote, cioè una continua inflazione.

    Come può fare allora un investitore a trarre profitto da questo sistema?

    Cina, India e la regione asiatica intera sono entrate improvvisamente nell’economia globale; i loro stipendi non sono paragonabili ai nostri standard, il numero della loro forza lavoro è impressionante e le loro capacità sono in rapido incremento.

    Come sopravvivere dunque a questa nuova sfida?

    E’ chiaro che lo standard di vita occidentale si abbasserà e quello orientale andrà nella direzione opposta. Oggi la prosperità degli Stati Uniti, il motore dell’economia mondiale, è alimentato dai risparmi del resto del mondo. Gli Usa necessitano infatti di 2 miliardi di dollari al giorno di risparmi esteri per continuare a mantenere il loro alto standard di vita. E’ una situazione chiaramente insostenibile.
    Questa disparità si rende visibile ora nella sistematica perdita di capacità del sistema produttivo (continue riduzioni di personale). Oggi per sopravvivere bisogna produrre, almeno in parte, in Cina. E’ il capitalismo in azione. O produrre con profitto o uscire dal gioco.
    Tra poco questo squilibrio si manifesterà, con un’intensità maggiore di quanto accaduto dal 2001 a oggi, nella discesa del dollaro.

    Quale piano può dunque adottare un investitore?

    Con l’ingresso della Cina e dell’India oggi c’è un eccesso di produzione di beni (ad esclusione del petrolio), il che è deflazionario. Le banche centrali ne sono al corrente e per combattere queste imponenti forze fanno quello che a loro riesce meglio creano mari di banconote. Come proteggersi da questo oceano di carta? Acquistando la vera moneta, l’oro. Le azioni delle miniere d’oro trarranno un ovvio beneficio dal rialzo del metallo giallo.

  3. #3
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    Predefinito

    "Più grande di LTCM"

    Secondo un analista finanziario con grande esperienza internazionale consultato dall'EIR, la dimensione della crisi che si abbatte in particolare sul settore dei derivati a seguito della crisi GM e Ford, "è di un'ordine di grandezza maggiore di quella di LTCM". Adesso si può esser certi che la Federal Reserve, la squadra di emergenza finanziaria di Bush (nota come President's Commission on Financial Markets) e i relativi organismi delle banche centrali di tutto il mondo sono entrati in uno stato da "allarme rosso". La discussione è partita dalla situazione di Sovereign Capital, l'hedge funds legatissimo alla Lazard Brothers in Inghilterra, particolarmente attivo nei mercati asiatici, il cui dissesto ha messo in moto reazioni di panico tra i banchieri asiatici.
    L'esperto ha confermato che Sovereign Capital "è uno di loro", uno degli hedge funds "che sta per scoppiare". Ha poi aggiunto che i rischi per l'Europa sono notevoli, giacché il 50% dei CDO sono denominati in euro (mentre il 44% è denominato in dollari e il resto in altre monete). L'esperto ha poi indicato delle pericolose anomalie che caratterizzano la situazione attuale:
    Primo, il divario tra il rating dell'affidabilità creditizia delle imprese e il valore dei titoli azionari continua a crescere. Mentre il rating del debito di GM e Ford è stato declassato a "junk", le loro azioni si sono rivalutate come conseguenza della voce secondo cui lo speculatore Kerkorian fosse in procinto di rastrellare azioni GM. Il divario ha l'effetto di destabilizzare ancora di più la situazione.
    Secondo, il dollaro si è rivalutato rispetto all'euro, toccando il massimo in sei mesi. Il motivo è la svendita di titoli stranieri da parte degli hedge funds costretti a liquidare per raccogliere il contante con cui coprire le perdite. Si tratta di un altro fenomeno che rivela come il mondo finanziario reagisca irrazionalmente alla realtà dello sfascio del sistema del dollaro.
    Terzo, hedge funds e banche negano pubblicamente che si siano verificati problemi seri nei mercati dei derivati. Infatti, se ammettessero le proprie perdite prima di aver concordato un meccanismo di salvataggio, crollerebbero di colpo. Il fatto che tutti sostengono a spada tratta la propria solvibilità rappresenta un'altra fonte di instabilità.
    Non c'è dubbio, ha continuato l'esperto, che la Federal Reserve ed altre banche centrali stiano riversando segretamente nuova liquidità nel sistema. Ma ciò non sarà reso pubblico ancora per qualche settimana, fino a quando le banche centrali non dovranno riferire sull'offerta di denaro.
    La situazione ha raggiunto ormai il punto in cui la crisi sfugge dal controllo anche come conseguenza dell'eccesso di fiducia nei meccanismi di controllo dei derivati sul credito, fattore che rappresenta un grande errore di calcolo.

    da www.movisol.org

  4. #4
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    Predefinito Per la serie: le pessime notizie non vengono mai sole...

    Un' intervista controcorrente


    Sono poche le voci oggi che sanno riconoscere i problemi che si stanno profilando all’orizzonte e che non hanno niente da perdere, perché non succubi del potere dominante, dal lanciare un grido di allarme riguardo alla situazione economica mondiale, legata al destino di quella statunitense. Questa è quella di un economista che parlò del crollo del Nasdaq mesi prima che avvenisse. Anticipò il collasso delle Tigri Asiatiche nel 1998 e avvisò di inganni nei conti societari molto prima dell’affare Enron.

    Data la rilevante serie di accurate anticipazioni, sempre contrarie a quelle degli economisti in linea col governo, penso che la seguente intervista con lui debba essere letta in modo attento.



    Dom: Nel 1997 lei avvisò della presenza di potenziali gravi problemi per le economie “dei miracoli” (e molto indebitate) del lontano oriente. Cosa lo portò a lanciare l’allarme?

    Ris: Il loro boom (espansione) era indotto dall’eccessiva disponibilità di credito. Si indebitarono molto per produrre più del necessario.



    Dom: Sempre la solita storia…

    Ris: Si, banconote in rapido aumento, crescita del credito disponibile e i tipici sintomi delle economie surriscaldate: inflazione, speculazione ed eccessi finanziari



    Dom: Nel 1998 disse: “ L’economia americana rallenterà bruscamente”. Cosa vide?

    Ris: Gli utili societari stavano vacillando, la aziende favorivano l’uso di alchimie finanziarie, la speculazione più sfrenata e l’uso improprio dei derivati. I risparmi e la formazione del capitale erano molto bassi.



    Dom: Poi anticipò lo scoppio della bolla tecnologica ed il crollo del mercato. Come fece?

    Ris: Nella storia le grandi follie speculative sono legate alle innovazioni che generano una grande euforia popolare. E’ accaduto anche con internet e con esso si ebbe il sempre presente eccesso di credito disponibile.

    Dom: Alla fine del 2000 era diffusa la convinzione che l’economia USA fosse destinata ad un “atterraggio morbido”. Quali erano le sue idee allora?

    Ris: Scrissi che gli eccessi di credito presenti a fine anni ’90, così come i disequilibri economici e finanziari, erano molto maggiori di quelli dei primi anni ’80 e perfino di quelli degli anni ’20.

    C’era solo bisogno di guardare all’enorme deficit commerciale ed al tasso dei risparmi prossimo allo zero.

    Dom: Fu questa la peggiore bolla del credito della storia?

    Ris: Assolutamente si.

    Dom: Cosa disse dell’immediata ripresa che allora tutti anticipavano?

    Ris: Scrissi che sarebbe stata una gran sorpresa la velocità dell’indebolimento dell’economia americana.

    Dom: Come mai?

    Ris: I profitti stavano crollando, le aziende erano molto indebitate e riducevano le loro spese e i loro investimenti. C’erano ovunque seri problemi.

    Dom: Eccoci ad oggi. L’economia americana entrerà in recessione di nuovo?

    Ris. Si, una profonda debolezza dell’economia statunitense è il grande shock che scuoterà il mondo.

    La discesa del dollaro diverrà un incubo.

    Dom:Come può esserne così certo? La maggior parte degli economisti vede la ripresa?

    Ris: Sono sbalordito dal basso livello del pensiero economico attuale. Processi economici accettati da tutte le scuole di pensiero per più di duecento anni sono sconosciuti, scartati o capovolti. Il fatto è che esistono problemi strutturali che escludono la possibilità di una crescita sostenibile.

    Dom: Quali sono?

    Ris: Il declino dei profitti, il crollo record dei risparmi e degli investimenti, un indebitamento ed una spesa dei consumatori senza precedenti, un enorme deficit commerciale e livelli record di debito dovunque.

    Dom:Come mai nessun economista parla come lei?

    Ris: Economisti, politici e la gente comune vogliono negare la gravità della situazione economica e finanziaria.

    Dom: Perché?

    Ris: Il problema principale è una mancanza di comprensione e la fiducia cieca nell’onnipotenza della Federal Riserve.

    Dom:La Fed ha abbassato drasticamente i tassi. Nel passato ha funzionato…

    Ris: Questa recessione è molto diversa da tutte quelle accadute nel dopoguerra. Non è stata causata dal rialzo dei tassi, ma da un insostenibile eccesso di spese che si è lasciato alle spalle un sistema finanziario indebolito.

    Dom: Dice che i tassi bassi non funzioneranno?

    Ris: Per la prima volta dal dopoguerra l’economia USA ed il mercato sono scesi nonostante la più aggressiva riduzione dei tassi e la maggior creazione di credito di sempre. Le forze che deprimono oggi l’economia sono radicalmente diverse da quelle che hanno prodotto le passate recessioni.

    Dom: In che modo?

    Ris: La riduzione dei profitti è la causa maggiore.

    Dom: La Fed ha ridotto i tassi per stimolare la spesa. La gente se ne sta avvantaggiando, non è vero?

    Ris: Giusto. L’America sta affrontando la recessione aggiungendo eccessi di spesa.

    Dom: Non possono i consumatori con le loro spese tenere a galla l’economia?

    Ris: La fiducia dei consumatori sta venendo meno.Nessuno vuole crederlo, forse perché non ci sono altre soluzioni.

    Dom: Non sono in aumento i guadagni dei consumatori?

    Ris: No, è molto che non salgono e molta della loro crescita è venuta dalla riduzione delle tasse.

    Dom:Per cui la spesa dei consumatori potrebbe fermarsi?

    Ris: Si, specialmente se essi devono aumentare i loro risparmi.

    Dom:Perché?

    Ris:Ogni aumento dei risparmi rallenta la crescita economica ed i profitti societari. Finora i consumatori hanno posticipato il giorno del giudizio indebitandosi ancora di più. Molto di questo debito non potrà essere ripagato.

    Dom:Come lei dice, i consumatori hanno fede nelle autorità monetarie. Ecco perché continuano a spendere.

    Ris: Questa fede è stupefacente. Va oltre i fatti. E’ basata sulla capacità della Fed di creare banconote senza limite, sul prestito e la conseguente spesa sconsiderata dei consumatori.

    Nessuno pare capisca gli enormi eccessi da ambo le parti e come essi siano responsabili della prossima catastrofe economica.

    Dom: Concordo con lei. La gente non riconosce le avvisaglie del brutto tempo.

    Ris: E’ ora che lo facciano. Il mondo non ha mai sperimentato una tale distruzione di capitali in borsa, così come i profitti e le spese per investimento delle società non sono mai calate così tanto dalla depressione degli anni ’30. Inoltre non c’è nulla all’orizzonte che presagisca qualche miglioramento.

    Dom: Perché la spesa per investimenti è così importante?

    Ris: Perché essa crea la domanda, l’occupazione, i profitti ed anche porta a ripagare i debiti. Ricordi sempre che la formazione di capitale è strategica per la prosperità generale.

    Dom: Cosa sta provocando la riduzione dei profitti che prosciuga la spesa per gli investimeti?

    Ris: Una causa sono le riduzioni dei costi fatte dalle società i quali sortiscono l’effetto desiderato opposto sui profitti, cioè li riducono. La spesa per investimenti è la sorgente degli utili, non la spesa dei consumatori. La riduzione della spesa degli investimenti riduce i profitti. Profitti maggiori non vengono dalla riduzione generale dei costi. Inoltre le società si sono molto indebitate e le spese degli interessi sui prestiti rappresentano oggi il 100% dei profitti, contro il 23% del 1997.

    Dom:I soldi presi in prestito non sono stati forse destinati agli investimenti per dare utili?

    Ris: Molto pochi hanno preso quella direzione. La maggior parte è stata spesa per acquisizioni di altre società, fusioni, e riacquisto di azioni proprie, non aggiungendo niente alla capacità produttiva.

    Dom: Questi soldi presi in prestito non hanno aiutato a fare profitti?

    Ris: No, mentre i profitti calavano le società hanno devastato i loro conti.

    Dom: Cos’altro ha ridotto gli utili?

    Ris. Il più importante freno è stato il deficit commerciale USA il quale è volato in quattro anni da 100 a 500 milioni di dollari l’anno. Ciò ha diretto le spese dei consumatori dai beni prodotti in patria a quelli esteri, deprimendo i guadagni delle società americane ed aiutando quelli delle imprese estere.

    Dom: Cosa implica il declino dei profitti per il mercato?

    Ris: Le azioni americane sono molto sopravvalutate. La peggiore parte della discesa dei mercati deve ancora accadere e porterà con sé la totale distruzione del benessere finanziario creato dalla bolla economica degli anni ’90.

    Dom: Alcuni anni fa si parlava di una nuova era, di una crescita senza fine. Cosa è andato storto?

    Ris: Il nuovo capitalismo USA non ha funzionato. I manager erano focalizzati sul creare valore per gli azionisti attraverso il riacquisto delle azioni, riduzione dei costi, fusioni e acquisizioni; si comportarono come se avessero tutto da guadagnare nel breve termine e nulla da perdere nel lungo periodo. Questa strategie ha portato i prezzi azionari a valori assurdamente elevati mentre gli effetti sull’economia sono stati distruttivi.

    Dom: Perché?

    Ris: Queste strategie non portano profitti, non creano nuove imprese. Il benessere è causato dalla nascita di nuove società, non dagli aumenti di produttività. E’ solo la spesa per investimenti e non la spesa dei consumatori che porta alla crescita economica.

    Le società hanno usato i soldi per l’ingegneria finanziaria, e per speculare in derivati piuttosto di adoperarli per costruire nuove industrie. Inoltre hanno falsificato i bilanci e lo continuano a fare.

    La maggior parte dei profitti delle società dell’alta tecnologia derivarono da enormi guadagni sui mercati azionari.

    L’importanza delle nuove tecnologie per creare benessere è stata molto sovrastimata.

    Dom: Cosa può provocare la presenza di enormi livelli di debito?

    Ris: Le società hanno un maggior difficoltà ad accedere a nuovo credito e rischiano il fallimento.

    Dom:Cosa ne pensi del basso tasso di risparmi?

    Ris: Essi sono la condizione indispensabile per la crescita economica. Sono stati sperperati per pagare le spese che i consumatori non potevano permettersi dal solo loro stipendio.

    Dom: Come mai per la maggior parte degli economisti i risparmi così bassi non sono un problema?

    Ris: C’è un rifiuto generale nell’affrontare la realtà.

    Dom: Cosa succede ai paesi con un basso tasso di risparmi?

    Ris: Essi hanno pochi investimenti, paghe limitate e profitti magri.

    Dom: Gli economisti del governo e la Fed dicono che non bisogna risparmiare, ma che bisogna spendere.

    Ris: Non penso si possa cambiare un vizio in virtù.

    Dom: Perché no?

    Ris: Il credito crea capacità di spesa dal nulla. Il credito da solo non può sostenere a lungo la crescita economica. Il debito deve essere ripagato. Quando la maggior parte del debito è usata per scopi non produttivi come i consumi e la speculazione, si arriva ad una grave crisi. Il sistema finanziario USA è in precarie condizioni. E’ una casa di carte basata sull’eccesso di credito e sulla speculazione. Bisogna prepararsi per una recessione severa e protratta proporzionale agli eccessi record accumulati nella precedente fase di espansione.

    L’eccesso di credito e i bassi tassi di interesse hanno solo posticipato l’inevitabile crisi.

    La Fed e le altre banche centrali non possono porvi rimedio. Il destino dell’economia americana e della sua valuta, il dollaro, è segnato.

    da www.demetrainvestimenti.com

 

 

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