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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Benedetto XVI:No alla manipolazione del progetto di Dio



    Il papa al Convegno ecclesiale di Roma: ''Non manomettere la vita che nasce''


    ROMA - La vita umana è intangibile "dal concepimento al suo termine naturale", manometterla è contrario "all'amore umano", quell'amore che è necessario in una famiglia per accogliere i figli: ma in questo contesto di "minaccia" portata dal "relativismo" è importante anche sostenere, anche con leggi, la famiglia fondata sul matrimonio indissolubile, mentre le unioni libere e tra lo stesso sesso sono "libertà anarchica". Per la quarta volta in otto giorni Benedetto XVI è tornato a difendere vita e famiglia, oggi all'apertura del convegno ecclesiale delle diocesi di Roma, in San Giovanni in Laterano, e dando le indicazioni per una dimensione missionaria nella vita quotidiana e nella chiesa. Dopo aver parlato di tutela della famiglia e della vita lunedì scorso ai vescovi italiani, poi a quelli spagnoli e infine sabato ad un pellegrinaggio della diocesi di Verona, il pontefice è tornato stasera sul tema della famiglia e dell'educazione alle fede: come il vescovo di una delle tante diocesi del mondo, Benedetto XVI è andato ad aprire nella sua cattedrale il convegno ecclesiale. In una basilica gremita, il papa si è seduto su una scrivania posta davanti all'altare maggiore e ha tenuto una "relazione fondamentale", 14 pagine non certo facili, ma ricche di indicazioni e di contenuti.





    L'apertura del Convegno ecclesiale diocesano di Roma, nella basilica lateranense, 6 giugno 2005.
    Nella foto centrale: il papa abbraccia e bacia Sara Pasquale di otto anni
    (Foto di Alessia Giuliani - Catholic Press Photo).

    In apertura dell'incontro, il papa è stato salutato dal cardinale vicario, Camillo Ruini e da una famiglia, quella di Luca e Adriana Pasquale, con la figlia Sara di 8 anni, che hanno letto un breve saluto: "Benedici i bambini e le loro famiglie", ha detto la piccola. E subito il ringraziamento con uno strappo al protocollo: il papa, seduto al tavolo dei relatori, si è commosso e si è subito alzato per andare alla bambina che, dopo i suoi genitori Luca e Adriana, lo aveva salutato a nome dei suoi coetanei, ricordando come i bambini pregano per il nuovo pontefice ogni sera. "E stasera - aveva aggiunto - preghiamo insieme al papa". Il Santo Padre ha abbracciato e baciato la bambina.

    Si nota come ad ogni uscita pubblica il nuovo pontefice appare più disponibile al contatto umano, come si è visto anche al suo arrivo e alla sua partenza questa sera, quando ha stretto decine di mani ai fedeli assiepati lungo le transenne della basilica lateranense.

    "La basilica gremita le dimostra l'affetto che ha per lei la diocesi di Roma", ha detto Ruini nel suo saluto. Il papa, ha aggiunto, "ci indicherà il percorso" da seguire e la "sua stessa presenza ci dà slancio ed entusiasmo e ci aiuta a perseverare per le difficoltà che spesso incontriamo".

    Il papa ha chiarito subito che la famiglia, che è una "fondamentale realtà umana", è sottoposta oggi ad una serie di "molteplici difficoltà e minacce" e perciò "ha particolare bisogno di essere evangelizzata e concretamente sostenuta". Anche per questo Benedetto XVI ha deciso di confermare pienamente la scelta, già fatta da Giovanni Paolo II, della vocazione "permanente" della missione della diocesi, "caratterizzando in senso più decisamente missionario la vita e le attività delle parrocchie e di ogni altra realtà ecclesiale".

    No alle unioni libere e tra persone dello stesso sesso
    "Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il 'matrimonio di prova’ fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso", sono espressioni di una "libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell'uomo". Benedetto XVI ha ribadito il suo no alle unioni che non rientrano nel matrimonio che come istituzione "non è una indebita ingerenza della società o dell'autorità, l'imposizione di una forma dal di fuori: è invece esigenza intrinseca del patto dell'amore coniugale".

    Il corpo non va banalizzato
    Parlando delle unioni non regolari, il papa ha detto che "una tale pseudo-libertà si fonda su una banalizzazione del corpo, che inevitabilmente include la banalizzazione dell'uomo. Il suo presupposto è che l'uomo può fare di sè ciò che vuole: il suo corpo diventa così una cosa secondaria dal punto di vista umano, da utilizzare come si vuole. Il libertinismo che si fa passare per scoperta del corpo e del suo valore, è in realtà un dualismo che rende spregevole il corpo, collocandolo per così dire fuori dall'autentico essere e dignità della persona".

    Matrimonio è modello divino
    "Anche nella generazione dei figli il matrimonio riflette il suo modello divino l'amore di Dio per l'uomo". Il papa ha detto che "nell'uomo e nella donna la paternità e la maternità, come il corpo e come l'amore, non si lasciano circoscrivere nel biologico: la vita viene data interamente solo quando con la nascita vengono dati anche l'amore e il senso che rendono possibile dire sì a questa vita". "Proprio da qui - ha aggiunto - diventa del tutto chiaro quanto sia contrario all'amore umano, alla vocazione profonda dell'uomo e della donna, chiudere sistematicamente la propria unione al dono della vita, e ancora più sopprimere o manomettere la vita che nasce".

    Tutelare vita da concepimento a fine naturale, non manometterla
    Il "grazie cordiale" del papa è andato alle famiglie cristiane per il loro "impegno" che mettono nel "cercare di superare il relativismo" con la testimonianza "specialmente per riaffermare l'intangibilità della vita umana dal concepimento fino al suo termine naturale". "Lo svilimento dell'amore umano, la soppressione dell'autentica capacità di amare si rivela infatti, nel nostro tempo, l'arma più adatta e più efficace per scacciare Dio dall'uomo, per allontanare Dio dallo sguardo e dal cuore dell'uomo", ha aggiunto. Ma la famiglia da sola non può essere in grado di affrontare gli impegni che l'attendono e per questo è necessaria una "più stretta collaborazione" con la chiesa e "in concreto con le parrocchie e con le altre forme di comunità ecclesiale". Per questo, ha concluso il papa, è importante la "cura delle vocazioni": "Tutti sappiamo quanto la chiesa ne abbia bisogno".

    Dopo l'intervento di Benedetto XVI è stato proiettato un video sulle attività di pastorale familiare preparato dall’Ufficio diocesano per la pastorale familiare in collaborazione con Tele Lazio-Rete Blu. Quindi, prima della preghiera finale, sono seguite le comunicazioni del vicegerente del Vicariato di Roma, mons. Luigi Moretti dal tema Per riprendere il cammino. Dopo i primi due anni di impegno, del segretario generale del Vicariato di Roma, mons. Mauro Parmeggiani.

    Domani, martedì 7 giugno proseguono i lavori del Convengo presso la Pontificia Università Lateranense. Il Convegno sarà concluso giovedì 9 giugno, nella basilica di San Giovanni in Laterano alle ore 19.30, con la relazione conclusiva in vista dell’anno pastorale 2005-2006, a cura del cardinale Vicario Camillo Ruini.


    seguirà il testo integrale..........

    un grazie al sito:

    http://www.korazym.org/news1.asp?Id=13317

    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

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  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Il discorso del papa

    Cari fratelli e sorelle,

    ho accolto molto volentieri l’invito a introdurre con una mia riflessione questo nostro Convegno Diocesano, anzitutto perché ciò mi dà la possibilità di incontrarvi, di avere un contatto diretto con voi, e poi anche perché posso aiutarvi ad approfondire il senso e lo scopo del cammino pastorale che la Chiesa di Roma sta percorrendo.

    Saluto con affetto ciascuno di voi, Vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, e in particolare voi laici e famiglie che assumete consapevolmente quei compiti di impegno e testimonianza cristiana che hanno la loro radice nel sacramento del battesimo e, per coloro che sono sposati, in quello del matrimonio. Ringrazio di cuore il Cardinale Vicario e i coniugi Luca e Adriana Pasquale per le parole che mi hanno rivolto a nome di voi tutti.

    Questo Convegno, e l’anno pastorale di cui esso fornirà le linee guida, costituiscono una nuova tappa del percorso che la Chiesa di Roma ha iniziato, sulla base del Sinodo diocesano, con la Missione cittadina voluta dal nostro tanto amato Papa Giovanni Paolo II, in preparazione al Grande Giubileo del 2000. In quella Missione tutte le realtà della nostra Diocesi - parrocchie, comunità religiose, associazioni e movimenti - si sono mobilitate, non solo per una missione al popolo di Roma, ma per essere esse stesse "popolo di Dio in missione", mettendo in pratica la felice espressione di Giovanni Paolo II "parrocchia, cerca te stessa e trova te stessa fuori di te stessa": nei luoghi cioè nei quali la gente vive. Così, nel corso della Missione cittadina, molte migliaia di cristiani di Roma, in gran parte laici, si sono fatti missionari e hanno portato la parola della fede dapprima nelle famiglie dei vari quartieri della città e poi nei diversi luoghi di lavoro, negli ospedali, nelle scuole e nelle università, negli spazi della cultura e del tempo libero.

    Dopo l’Anno Santo, il mio amato Predecessore vi ha chiesto di non interrompere questo cammino e di non disperdere le energie apostoliche suscitate e i frutti di grazia raccolti. Perciò, a partire dal 2001, il fondamentale indirizzo pastorale della Diocesi è stato quello di dare forma permanente alla missione, caratterizzando in senso più decisamente missionario la vita e le attività delle parrocchie e di ogni altra realtà ecclesiale. Voglio dirvi anzitutto che intendo confermare pienamente questa scelta: essa infatti si rivela sempre più necessaria e senza alternative, in un contesto sociale e culturale nel quale sono all’opera forze molteplici che tendono ad allontanarci dalla fede e dalla vita cristiana.

    Da ormai due anni l’impegno missionario della Chiesa di Roma si è concentrato soprattutto sulla famiglia, non solo perché questa fondamentale realtà umana oggi è sottoposta a molteplici difficoltà e minacce e quindi ha particolare bisogno di essere evangelizzata e concretamente sostenuta, ma anche perché le famiglie cristiane costituiscono una risorsa decisiva per l’educazione alla fede, l’edificazione della Chiesa come comunione e la sua capacità di presenza missionaria nelle più diverse situazioni di vita, oltre che per fermentare in senso cristiano la cultura diffusa e le strutture sociali. Su queste linee proseguiremo anche nel prossimo anno pastorale e perciò il tema del nostro Convegno è "Famiglia e comunità cristiana: formazione della persona e trasmissione della fede".

    Il presupposto dal quale occorre partire, per poter comprendere la missione della famiglia nella comunità cristiana e i suoi compiti di formazione della persona e trasmissione della fede, rimane sempre quello del significato che il matrimonio e la famiglia rivestono nel disegno di Dio, creatore e salvatore. Questo sarà dunque il nocciolo della mia riflessione di questa sera, richiamandomi all’insegnamento dell’Esortazione Apostolica Familiaris consortio (Parte seconda, nn. 12-16).

    Il fondamento antropologico della famiglia
    Matrimonio e famiglia non sono in realtà una costruzione sociologica casuale, frutto di particolari situazioni storiche ed economiche. Al contrario, la questione del giusto rapporto tra l’uomo e la donna affonda le sue radici dentro l’essenza più profonda dell’essere umano e può trovare la sua risposta soltanto a partire da qui. Non può essere separata cioè dalla domanda antica e sempre nuova dell’uomo su se stesso: chi sono? cosa è l’uomo? E questa domanda, a sua volta, non può essere separata dall’interrogativo su Dio: esiste Dio? e chi è Dio? qual è veramente il suo volto? La risposta della Bibbia a questi due quesiti è unitaria e consequenziale: l’uomo è creato ad immagine di Dio, e Dio stesso è amore. Perciò la vocazione all’amore è ciò che fa dell’uomo l’autentica immagine di Dio: egli diventa simile a Dio nella misura in cui diventa qualcuno che ama.

    Da questa fondamentale connessione tra Dio e l’uomo ne consegue un’altra: la connessione indissolubile tra spirito e corpo: l’uomo è infatti anima che si esprime nel corpo e corpo che è vivificato da uno spirito immortale. Anche il corpo dell’uomo e della donna ha dunque, per così dire, un carattere teologico, non è semplicemente corpo, e ciò che è biologico nell’uomo non è soltanto biologico, ma è espressione e compimento della nostra umanità. Parimenti, la sessualità umana non sta accanto al nostro essere persona, ma appartiene ad esso. Solo quando la sessualità si è integrata nella persona, riesce a dare un senso a se stessa.

    Così, dalle due connessioni, dell’uomo con Dio e nell’uomo del corpo con lo spirito, ne scaturisce una terza: quella tra persona e istituzione. La totalità dell’uomo include infatti la dimensione del tempo, e il "sì" dell’uomo è un andare oltre il momento presente: nella sua interezza, il "sì" significa "sempre", costituisce lo spazio della fedeltà. Solo all’interno di esso può crescere quella fede che dà un futuro e consente che i figli, frutto dell’amore, credano nell’uomo. La libertà del "sì" si rivela dunque libertà capace di assumere ciò che è definitivo: la più grande espressione della libertà non è allora la ricerca del piacere, senza mai giungere a una vera decisione; è invece la capacità di decidersi per un dono definitivo, nel quale la libertà, donandosi, ritrova pienamente se stessa.

    In concreto, il "sì" personale e reciproco dell’uomo e della donna dischiude lo spazio per il futuro, per l’autentica umanità di ciascuno, e al tempo stesso è destinato al dono di una nuova vita. Perciò questo "sì" personale non può non essere un "sì" anche pubblicamente responsabile, con il quale i coniugi assumono la responsabilità pubblica della fedeltà. Nessuno di noi infatti appartiene esclusivamente a se stesso: pertanto ciascuno è chiamato ad assumere nel più intimo di sé la propria responsabilità pubblica. Il matrimonio come istituzione non è quindi una indebita ingerenza della società o dell’autorità, l’imposizione di una forma dal di fuori; è invece esigenza intrinseca del patto dell’amore coniugale.

    Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il "matrimonio di prova", fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono invece espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell’uomo. Una tale pseudo-libertà si fonda su una banalizzazione del corpo, che inevitabilmente include la banalizzazione dell’uomo. Il suo presupposto è che l’uomo può fare di sé ciò che vuole: il suo corpo diventa così una cosa secondaria dal punto di vista umano, da utilizzare come si vuole. Il libertinismo, che si fa passare per scoperta del corpo e del suo valore, è in realtà un dualismo che rende spregevole il corpo, collocandolo per così dire fuori dall’autentico essere e dignità della persona.

    Matrimonio e famiglia nella storia della salvezza
    La verità del matrimonio e della famiglia, che affonda le sue radici nella verità dell’uomo, ha trovato attuazione nella storia della salvezza, al cui centro sta la parola: "Dio ama il suo popolo". La rivelazione biblica, infatti, è anzitutto espressione di una storia d’amore, la storia dell’alleanza di Dio con gli uomini: perciò la storia dell’amore e dell’unione di un uomo ed una donna nell’alleanza del matrimonio ha potuto essere assunta da Dio quale simbolo della storia della salvezza. Il fatto inesprimibile, il mistero dell’amore di Dio per gli uomini, riceve la sua forma linguistica dal vocabolario del matrimonio e della famiglia, in positivo e in negativo: l’accostarsi di Dio al suo popolo viene presentato infatti nel linguaggio dell’amore sponsale, mentre l’infedeltà di Israele, la sua idolatria, è designata come adulterio e prostituzione.

    Nel Nuovo Testamento Dio radicalizza il suo amore fino a divenire Egli stesso, nel suo Figlio, carne della nostra carne, vero uomo. In questo modo l’unione di Dio con l’uomo ha assunto la sua forma suprema, irreversibile e definitiva. E così viene tracciata anche per l’amore umano la sua forma definitiva, quel "sì" reciproco che non può essere revocato: essa non aliena l’uomo, ma lo libera dalle alienazioni della storia per riportarlo alla verità della creazione. La sacramentalità che il matrimonio assume in Cristo significa dunque che il dono della creazione è stato elevato a grazia di redenzione. La grazia di Cristo non si aggiunge dal di fuori alla natura dell’uomo, non le fa violenza, ma la libera e la restaura, proprio nell’innalzarla al di là dei suoi propri confini. E come l’incarnazione del Figlio di Dio rivela il suo vero significato nella croce, così l’amore umano autentico è donazione di sé, non può esistere se vuole sottrarsi alla croce.

    Cari fratelli e sorelle, questo legame profondo tra Dio e l’uomo, tra l’amore di Dio e l’amore umano, trova conferma anche in alcune tendenze e sviluppi negativi, di cui tutti avvertiamo il peso. Lo svilimento dell’amore umano, la soppressione dell’autentica capacità di amare si rivela infatti, nel nostro tempo, l’arma più adatta e più efficace per scacciare Dio dall’uomo, per allontanare Dio dallo sguardo e dal cuore dell’uomo. Analogamente, la volontà di "liberare" la natura da Dio conduce a perdere di vista la realtà stessa della natura, compresa la natura dell’uomo, riducendola a un insieme di funzioni, di cui disporre a piacimento per costruire un presunto mondo migliore e una presunta umanità più felice.

    I figli
    Anche nella generazione dei figli il matrimonio riflette il suo modello divino, l’amore di Dio per l’uomo. Nell’uomo e nella donna la paternità e la maternità, come il corpo e come l’amore, non si lasciano circoscrivere nel biologico: la vita viene data interamente solo quando con la nascita vengono dati anche l’amore e il senso che rendono possibile dire sì a questa vita. Proprio da qui diventa del tutto chiaro quanto sia contrario all’amore umano, alla vocazione profonda dell’uomo e della donna, chiudere sistematicamente la propria unione al dono della vita, e ancora più sopprimere o manomettere la vita che nasce.

    Nessun uomo e nessuna donna, però, da soli e unicamente con le proprie forze, possono dare ai figli in maniera adeguata l’amore e il senso della vita. Per poter infatti dire a qualcuno "la tua vita è buona, per quanto io non conosca il tuo futuro", occorrono un’autorità e una credibilità superiori a quello che l’individuo può darsi da solo. Il cristiano sa che questa autorità è conferita a quella famiglia più vasta che Dio, attraverso il Figlio suo Gesù Cristo e il dono dello Spirito Santo, ha creato nella storia degli uomini, cioè alla Chiesa. Egli riconosce qui all’opera quell’amore eterno e indistruttibile che assicura alla vita di ciascuno di noi un senso permanente. Per questo motivo l’edificazione di ogni singola famiglia cristiana si colloca nel contesto della più grande famiglia della Chiesa, che la sostiene e la porta con sé. E reciprocamente la Chiesa viene edificata dalle famiglia, "piccole Chiese domestiche", come le ha chiamate il Concilio Vaticano II (Lumen gentium, 11; Apostolicam actuositatem, 11), riscoprendo un’antica espressione patristica (San Giovanni Crisostomo, In Genesim serm. VI,2; VII,1). Nel medesimo senso la Familiaris consortio afferma che "Il matrimonio cristiano… è il luogo naturale nel quale si compie l’inserimento della persona umana nella grande famiglia della Chiesa" (n. 14).

    La famiglia e la Chiesa
    Da tutto ciò scaturisce una conseguenza evidente: la famiglia e la Chiesa, in concreto le parrocchie e le altre forme di comunità ecclesiale, sono chiamate alla più stretta collaborazione per quel compito fondamentale che è costituito, inseparabilmente, dalla formazione della persona e dalla trasmissione della fede. Sappiamo bene che per un’autentica opera educativa non basta una teoria giusta o una dottrina da comunicare. C’è bisogno di qualcosa di molto più grande e umano, di quella vicinanza, quotidianamente vissuta, che è propria dell’amore e che trova il suo spazio più propizio anzitutto nella comunità familiare, ma poi anche in una parrocchia, o movimento o associazione ecclesiale, in cui si incontrino persone che si prendono cura dei fratelli, in particolare dei bambini e dei giovani, ma anche degli adulti, degli anziani, dei malati, delle stesse famiglie, perché, in Cristo, vogliono loro bene. Il grande Patrono degli educatori, San Giovanni Bosco, ricordava ai suoi figli spirituali che "l’educazione è cosa del cuore e che Dio solo ne è il padrone" (Epistolario, 4,209).

    Centrale nell’opera educativa, e specialmente nell’educazione alla fede, che è il vertice della formazione della persona e il suo orizzonte più adeguato, è in concreto la figura del testimone: egli diventa punto di riferimento proprio in quanto sa rendere ragione della speranza che sostiene la sua vita (cfr 1 Pt 3,15), è personalmente coinvolto con la verità che propone. Il testimone, d’altra parte, non rimanda mai a se stesso, ma a qualcosa, o meglio a Qualcuno più grande di lui, che ha incontrato e di cui ha sperimentato l’affidabile bontà. Così ogni educatore e testimone trova il suo modello insuperabile in Gesù Cristo, il grande testimone del Padre, che non diceva nulla da se stesso, ma parlava così come il Padre gli aveva insegnato (cfr Gv 8,28).

    Questo è il motivo per il quale alla base della formazione della persona cristiana e della trasmissione della fede sta necessariamente la preghiera, l’amicizia con Cristo e la contemplazione in Lui del volto del Padre. E la stessa cosa vale, evidentemente, per tutto il nostro impegno missionario, in particolare per la pastorale familiare: la Famiglia di Nazareth sia dunque, per le nostre famiglie e per le nostre comunità, oggetto di costante e fiduciosa preghiera, oltre che modello di vita.

    Cari fratelli e sorelle, e specialmente voi, cari sacerdoti, conosco la generosità e la dedizione con cui servite il Signore e la Chiesa. Il vostro lavoro quotidiano per la formazione alla fede delle nuove generazioni, in stretta connessione con i sacramenti dell’iniziazione cristiana, come anche per la preparazione al matrimonio e per l’accompagnamento delle famiglie nel loro spesso non facile cammino, in particolare nel grande compito dell’educazione dei figli, è la strada fondamentale per rigenerare sempre di nuovo la Chiesa e anche per vivificare il tessuto sociale di questa nostra amata città di Roma.

    La minaccia del relativismo
    Continuate dunque, senza lasciarvi scoraggiare dalle difficoltà che incontrate. Il rapporto educativo è per sua natura una cosa delicata: chiama in causa infatti la libertà dell’altro che, per quanto dolcemente, viene pur sempre provocata a una decisione. Né i genitori, né i sacerdoti o i catechisti, né gli altri educatori possono sostituirsi alla libertà del fanciullo, del ragazzo o del giovane a cui si rivolgono. E specialmente la proposta cristiana interpella a fondo la libertà, chiamandola alla fede e alla conversione. Oggi un ostacolo particolarmente insidioso all’opera educativa è costituito dalla massiccia presenza, nella nostra società e cultura, di quel relativismo che, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione. Dentro a un tale orizzonte relativistico non è possibile, quindi, una vera educazione: senza la luce della verità; prima o poi ogni persona è infatti condannata a dubitare della bontà della sua stessa vita e dei rapporti che la costituiscono, della validità del suo impegno per costruire con gli altri qualcosa in comune.

    È chiaro dunque che non soltanto dobbiamo cercare di superare il relativismo nel nostro lavoro di formazione delle persone, ma siamo anche chiamati a contrastare il suo predominio nella società e nella cultura. E’ molto importante perciò, accanto alla parola della Chiesa, la testimonianza e l’impegno pubblico delle famiglie cristiane, specialmente per riaffermare l’intangibilità della vita umana dal concepimento fino al suo termine naturale, il valore unico e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio e la necessità di provvedimenti legislativi e amministrativi che sostengano le famiglie nel compito di generare ed educare i figli, compito essenziale per il nostro comune futuro. Anche per questo impegno vi dico un grazie cordiale.

    Sacerdozio e vita consacrata
    Un ultimo messaggio che vorrei affidarvi riguarda la cura delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata: sappiamo tutti quanto la Chiesa ne abbia bisogno! Perché queste vocazioni nascano e giungano a maturazione, perché le persone chiamate si mantengano sempre degne della loro vocazione, è decisiva anzitutto la preghiera, che non deve mai mancare in ciascuna famiglia e comunità cristiana. Ma è anche fondamentale la testimonianza di vita dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose, la gioia che essi esprimono per essere stati chiamati dal Signore. Ed è ugualmente essenziale l’esempio che i figli ricevono all’interno della propria famiglia e la convinzione delle famiglie stesse che, anche per loro, la vocazione dei propri figli è un grande dono del Signore. La scelta della verginità per amore di Dio e dei fratelli, che è richiesta per il sacerdozio e la vita consacrata, sta infatti insieme con la valorizzazione del matrimonio cristiano: l’uno e l’altra, in due maniere differenti e complementari, rendono in qualche modo visibile il mistero dell’alleanza tra Dio e il suo popolo.

    Cari fratelli e sorelle, vi affido queste riflessioni come contributo al vostro lavoro nelle serate del Convegno e poi durante il prossimo anno pastorale. Chiedo al Signore di darvi coraggio ed entusiasmo, perché questa nostra Chiesa di Roma, ciascuna parrocchia, comunità religiosa, associazione o movimento partecipi più intensamente alla gioia e alle fatiche della missione e così ogni famiglia e l’intera comunità cristiana riscopra nell’amore del Signore la chiave che apre la porta dei cuori e che rende possibile una vera educazione alla fede e formazione delle persone. Il mio affetto e la mia benedizione vi accompagnano oggi e per il futuro.

    Amen!
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  3. #3
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by antonio
    me se fosse possibile modificare il genoma dello zigote poiche', mettiamo, affetto da fibrosi cistica o talassemia, sarebbe etico ?
    oppure no perche' era nel progetto di Dio che quello nascesse talassemico o con la fibrosi cistica?

    se fosse possibile selezionare i gameti sarebbe etico oppure no perche' era nei progetti di Dio che si fecondassero proprio i gameti portatori di certe tare?

    13 Sei tu che hai creato le mie viscere
    e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
    14 Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
    sono stupende le tue opere,
    tu mi conosci fino in fondo.
    15 Non ti erano nascoste le mie ossa
    quando venivo formato nel segreto,
    intessuto nelle profondità della terra.
    16 Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
    e tutto era scritto nel tuo libro;
    i miei giorni erano fissati,
    quando ancora non ne esisteva uno.(Salmo 138)
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #4
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by antonio
    allora caterina, che fai , non rispondi? ti astieni?

    il messaggio 4 non si legge?

    quella è la mia risposta..prendere o lasciare....^___^
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  5. #5
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by antonio
    e' una non risposta..e' un modo di svicolare....

    tu mi dici , allora, che se un bimbo nasce talassemico o con la fiborsi cistica o con la glicogenosi succede perche' era nei disegni di Dio che quel bambino nascesse cosi?

    quale prodigio c'e' , Caterina, nella fibrosi cistica, nella glicogenosi, nella fibrosi cistica, nella talassemia?
    bene ora le domande sono postate meglio

    dunque..se per curare un essere umano io devo arrivare a sacrificare UN SOLO EMBRIONE..allora NO.NON E' QUESTO IL PROGETTO DI DIO...perchè ogni embrione fecondato contiene in sè una vita per la quale leggiamo:

    13 Sei tu che hai creato le mie viscere
    e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
    14 Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
    sono stupende le tue opere,
    tu mi conosci fino in fondo.
    15 Non ti erano nascoste le mie ossa
    quando venivo formato nel segreto,
    intessuto nelle profondità della terra.
    16 Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
    e tutto era scritto nel tuo libro;
    i miei giorni erano fissati,
    quando ancora non ne esisteva uno.(Salmo 138)

    **************
    questo testo vale PER OGNI ESSERE UMANO SANO O MALATO CHE SIA........

    C'è un aspetto della Bibbia che non si digerisce: LA CROCE........
    una persona che nasce portatore di handicap o di qualche malattia....NON HA UNO SPIRITO MALATO, NON HA UN ANIMA PORTATITRICE DI HANDICAP.........Dio ci ha dato UN CORPO, UN INVOLUCRO CHE SOGETTO AL PECCATO ORIGINALE HA SUBITO DELLE MALFORMAZIONI.........questa aggravante però attraverso la Crocifisiione E' DIVENTATO PRATICAMENTE UNA BENEDIZIONE.con questo non si richiede di rifiutare le cure, IL MIGLIORAMENTO DELLA VITA........si accetta la croce, ma si tenta anche di portarla nel modo più agevole possibile..... perciò non storpiare ora le mie parole........

    Il punto è che se per curarmi o curare un figlio che nascerà sia lecito o no far morire altre VITE UMANE........

    Infine SI.........SI ANCHE IL MALATO ANCHE IL PORTATORE DI HANDICAP E' NEI PROGETTI DI DIO COME CHI NASCE SANO.......scandalizzato?
    Si..se non comprendi il significato della croce, dirà Paolo, essa diventa incomprensione e stoltezza.........

    La vita appartiene a Dio non ci è lecito creare una vita, UCCIDENDONE UN ALTRA, e che non tenga conto che la sua deformazione deriva dal peccato originale e che a Dio va richiesta la guarigione e l'offerta di un corpo martoriato come offriamo nell'Eucarestia quel corpo che, descritto dal profeta Isaia: NON AVEVA PIU' NULLA DI UMANO.......TANTO ERA SFIGURATO.......

    altra cosa è il ricorso ALLE CURE MEDICHE........LECITE E CONCRETE MA CHE NON METTANO A REPENTAGLIO LA VITA DEGLI ALTRI CHE SONO NEL PROGETTO CRETORE DI DIO........

    Fraternamente Caterina LD
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  6. #6
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    Originally posted by antonio
    no..allora ribadiamo..senza sacrificio di alcuno...non fare la furba...
    infatti si parlava (io parlavo) di manipolazione, non di sacrificio...

    se io modifico il gene per l'emoglobina ...mi contrappongo forse al volere di Dio se io interfesco nel progetto biologico e faccio si' che, nel suo DNA, ci sia il gene giusto anziche' quello sbagliato cosi che non abbia da patire per la talassemia...? o per la fibrosi cistica..o per la glicogenosi?

    oppure no, non intervengo, perche' se ha quella malattia e' evidentemente espressione del volere di Dio?

    Non faccio la furba...il mio tempo è prezioso quanto il tuo

    ho capito bene infatti....e ciò che tu hai elencato è praticamente RIFARE QUELL'ESSERE UMANO ANNULLANDO CIO' CHE ERA.....e se tu annulli ciò che avrebbe dovuto essere IL CREATORE SEI TU E NON DIO...... infatti hai completamente ignorato il perchè che ripropongo togliendo il riferimento all'embrione sacrificabile così forse comprendi meglio:

    13 Sei tu che hai creato le mie viscere
    e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
    14 Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
    sono stupende le tue opere,
    tu mi conosci fino in fondo.
    15 Non ti erano nascoste le mie ossa
    quando venivo formato nel segreto,
    intessuto nelle profondità della terra.
    16 Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
    e tutto era scritto nel tuo libro;
    i miei giorni erano fissati,
    quando ancora non ne esisteva uno.(Salmo 138)

    **************
    questo testo vale PER OGNI ESSERE UMANO SANO O MALATO CHE SIA........

    C'è un aspetto della Bibbia che non si digerisce: LA CROCE........
    una persona che nasce portatore di handicap o di qualche malattia....NON HA UNO SPIRITO MALATO, NON HA UN ANIMA PORTATITRICE DI HANDICAP.........Dio ci ha dato UN CORPO, UN INVOLUCRO CHE SOGETTO AL PECCATO ORIGINALE HA SUBITO DELLE MALFORMAZIONI.........questa aggravante però attraverso la Crocifisiione E' DIVENTATO PRATICAMENTE UNA BENEDIZIONE.con questo non si richiede di rifiutare le cure, IL MIGLIORAMENTO DELLA VITA........si accetta la croce, ma si tenta anche di portarla nel modo più agevole possibile..... perciò non storpiare ora le mie parole........


    Infine SI.........SI ANCHE IL MALATO ANCHE IL PORTATORE DI HANDICAP E' NEI PROGETTI DI DIO COME CHI NASCE SANO.......scandalizzato?
    Si..se non comprendi il significato della croce, dirà Paolo, essa diventa incomprensione e stoltezza.........

    La vita appartiene a Dio non ci è lecito creare una vita, di conseguenza NON CI E' LECITO MANIPOLARE UNA VITA CHE DEVE NASCERE PERCHE' QUESTA E' LA STRADA DELLA RAZZA PERFETTA , e che non tenga conto che la sua deformazione deriva dal peccato originale e che a Dio va richiesta la guarigione e l'offerta di un corpo martoriato come offriamo nell'Eucarestia quel corpo che, descritto dal profeta Isaia: NON AVEVA PIU' NULLA DI UMANO.......TANTO ERA SFIGURATO.......

    altra cosa è il ricorso ALLE CURE MEDICHE........LECITE E CONCRETE MA CHE NON METTANO A REPENTAGLIO QUEL DESIDERIO CHE CI DERIVA DAL PECCATO ORIGINALE DI VOLERCI SOSTITUIRE A DIO: DIVENENDO CREATORI AL POSTO DI DIO........

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  7. #7
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    allora se non ha senso (anzi e' colpa grave) curarlo prima, modificando il gene, non ha senso neanche curarlo dopo...

    ...............

    NO! la vita è fatta di CALVARIO ANTONIO....... curarlo PRIMA DI NASCERE significa CHE TU TI SOSTITUISCI AL CREATORE..... curarlo dopo che è nato significa PARTECIPARE A QUEL PROGETTO DI DIO CHE INIZIA SUL CALVARIO, TERMINA SULLA CROCE E TRIONFA CON LA RISURREZIONE........


    ancora stravolgi quello che si scrive.....ancora non ho capito se mi stai prendendo per i fondelli......ancora non ho capito fino a quando vuoi giocare..... e dici:

    ............
    e dunque tu mi dici e mi confermi che se uno nasce con la thalassemia e' per volere di Dio...e non una combinazione casuale di geni....ma se e' volere di Dio non ha neanche senso che io mi adoperi dopo, per alleviarne le sofferenze, perche' se e' volere di DIo che quel bimbo nasca talassemico cosi' evidentemente non posso pensare che nel prendermi cura di quella persona io stia facendo la volonta' di Dio..a meno che non pensi che DIo sia schizofrenico..o si diverta a giocare al dottore...e non ha neanche senso che mi adoperi per alleviargli quella Croce dal momento che quella Corce e' strumento di Santificazione..dunque, curandolo, impedirei la sua santificazione..

    ............

    Sei tu che ti stai comportando da schizzofrenico........
    TI HO PARLATO DI PECCATO ORIGINALE a causa del quale LA NATURA UMANA, TUTTA LA NATURA SOGGETTA AL PECCATO NON E' PIU' SANA COME LO ERA ALL'ORIGINE DELLA CREAZIONE.indubbiamente togli questa verità e diventarai uno schizzofrenico che pretenderà di spiegare tutto lasciando FUORI l'originile dei nostri mali.......
    Un suggerimento? leggiti il Libro di Giobbe.......altro non so che dirti....potrei parlare all'infinito, ma non avendo capito quanto veramente l'argomento ti stia a cuore....quanto mi stai prendendo in giro e con quanta forza parti con UN RIFIUTO A CAPIRE cosa dice l'altro...indubbiamente inutile che io acciunga dell'altro.....


    ciliegina sulla torta di Antonio:

    ........
    dunque la terapia genica sarebbe un portato di Satana...buono a spersi...
    ........

    se la scienza e la fede non andranno e non vanno di pari passo, si.....la ricerca può rivelarsi strumento di Satana.....
    NESSUNA MANIPOLAZIONE è accettata occorre prima ACCETTARE IL PROGETTO DI DIO.........CAPIRLO......E POI AIUTARSI CON LA SCIENZA PER RENDERE IL VIVIBILE PIU' VIVIBILE.....non comprendi che per un cristiano questa vita E' UN PASSAGGIO....E NOI MIRIAMO ALL'ETERNITA'........per questo prima intendiamo avallare il progetto di Dio su ogni essere che viene concepito NESSUNO E' ESCLUSO e poi.....provvediamo AD USARE QUEGLI STRUMENTI che posti da Dio servono a farci vivere nel miglior modo possibile QUEL POCO CHE ABBIAMO DA VIVIERE NEI CONFRONTI DI UNA ETERNITA' ASSICURATA.....

    concludo ripostanto la rispisosta che hai completamente ignorata..se vuoi proseguire con me il dialogo, confrontati su quel che è scritto non inventando ciò che il testo non dice.ma attenendoti dal dove proviene......grazie

    13 Sei tu che hai creato le mie viscere
    e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
    14 Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
    sono stupende le tue opere,
    tu mi conosci fino in fondo.
    15 Non ti erano nascoste le mie ossa
    quando venivo formato nel segreto,
    intessuto nelle profondità della terra.
    16 Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
    e tutto era scritto nel tuo libro;
    i miei giorni erano fissati,
    quando ancora non ne esisteva uno.(Salmo 138)

    **************
    questo testo vale PER OGNI ESSERE UMANO SANO O MALATO CHE SIA........

    C'è un aspetto della Bibbia che non si digerisce: LA CROCE........
    una persona che nasce portatore di handicap o di qualche malattia....NON HA UNO SPIRITO MALATO, NON HA UN ANIMA PORTATITRICE DI HANDICAP.........Dio ci ha dato UN CORPO, UN INVOLUCRO CHE SOGETTO AL PECCATO ORIGINALE HA SUBITO DELLE MALFORMAZIONI.........questa aggravante però attraverso la Crocifisiione E' DIVENTATO PRATICAMENTE UNA BENEDIZIONE.con questo non si richiede di rifiutare le cure, IL MIGLIORAMENTO DELLA VITA........si accetta la croce, ma si tenta anche di portarla nel modo più agevole possibile..... perciò non storpiare ora le mie parole........


    Infine SI.........SI ANCHE IL MALATO ANCHE IL PORTATORE DI HANDICAP E' NEI PROGETTI DI DIO COME CHI NASCE SANO.......scandalizzato?
    Si..se non comprendi il significato della croce, dirà Paolo, essa diventa incomprensione e stoltezza.........

    La vita appartiene a Dio non ci è lecito creare una vita, di conseguenza NON CI E' LECITO MANIPOLARE UNA VITA CHE DEVE NASCERE PERCHE' QUESTA E' LA STRADA DELLA RAZZA PERFETTA , e che non tenga conto che la sua deformazione deriva dal peccato originale e che a Dio va richiesta la guarigione e l'offerta di un corpo martoriato come offriamo nell'Eucarestia quel corpo che, descritto dal profeta Isaia: NON AVEVA PIU' NULLA DI UMANO.......TANTO ERA SFIGURATO.......

    altra cosa è il ricorso ALLE CURE MEDICHE........LECITE E CONCRETE MA CHE NON METTANO A REPENTAGLIO QUEL DESIDERIO CHE CI DERIVA DAL PECCATO ORIGINALE DI VOLERCI SOSTITUIRE A DIO: DIVENENDO CREATORI AL POSTO DI DIO........

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  8. #8
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    cioe' tu pensi che la terapia genica sia pretendere di togliere il peccato originale che si esprime in un difetto nelle triplette del nostro DNA?

    sei cosi' sicura che prendermi cura di una persona non possa consistere anche nell'impedire che essa vada incontro a terribili sofferenze (bada bene, non sto parlando di aborto selettivo!!) a motivo di una casuale combinazione di geni malati?


    **************************

    no comment!!!!! la genetica umana ha a che vedere con il peccato originale....non toglieresti mai il peccato originale con la genetica......ma indubbiamente commetteresti lo stesso peccato che ci portò a questo peccato originale: VOLER ESSERE COME DIO.......da qui sono nati tutti i nostri mali e sono sorte da qui le nostre malattie ossia..anche la NATURA E' SOGGETTA AL PECCATO.....
    Prendersi cura di una persona è un conto.....CAMBIARE L'ORIGINE DI UNA PERSONA E' VOLER DIVENTARE DIO......


    ...........
    sei convinta che l'intelletto che il PAdreterno ci ha dato non debba essere speso in quella direzione o pensi che questo possa al limite valere nel momento assolutamente convenzionale dell'uscita dal canale vaginale?

    ...............
    l'intelletto VA AL SERVIZIO DI DIO E NON CONTRO LA SUA CREAZIONE.....E NON CONTRO IL SUO PROGETTO....l'uomo e la donna SONO COLLABORATORI DI DIO.....NON SONO DIO......


    ...........
    potremmo sempre pensare che il suo originale difetto genico fosse espressione del peccato originale...o no?

    ..o sei di quelle che credono che il partorirai con dolore fosse espressione della volonta' (ritorsiva) di Dio e che dunque sia da bandire ogni ipotesi di parto indolore perche' si andrebbe contro la volonta' di Dio?
    ..............

    il parto indolore creato con supporti che aiutino la gestante a soffrire IL MENO POSSIBILE non ledono assolutamente il comando di Dio che ha anche un significato teologico da te diplomaticamente gettato nel cesso come stai facendo con la Bibbia che per te è carta straccia........
    stiamo parlando della PROLA DI DIO e non di quella dell'uomo......

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  9. #9
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    Predefinito per antonio e senza offesa per nessuno (anche un breve sorriso aiuta)

    Vedo che non demordi e ti ostini a contestare il “progetto” che non riesci a capire, perseveri nel non leggere Giobbe (non Covatta, he) e quasi quasi pretendi di sostituirti a LUI (sempre non Covatta). Allora, per la tua salvezza, provo a immergerti nella verità che, da incorreggibile e recalcitrante sofista, continui a non voler vedere (annusa lì attorno: senti forse odore di zolfo? Se non lo senti, togli i tappi dal naso, vedrai che c’è!).
    Una breve parabola (non ci prendi Sky, ma forse vedrai un barlume di verità):

    Durante la Messa, un vecchio prete di campagna inizia la predica e dice: “Non siate miscredenti, e pensate al mondo perfetto creato dal Signore! Egli ha creato tutto perfetto, il cielo, le stelle, il sole, la terra, il movimento degli astri, le piante, il ciclo delle stagioni; tutto perfetto! Senza eccezioni: tutto perfetto!”
    Dal fondo della chiesa si alza un tipo, male in arnese, mani rattrappite, labro inferiore sporgente e pendulo, un occhio semichiuso, piedi storti, un po’ sordo e molto gobbo, che chiede: “Don Carlo, …. e io?”
    Il parroco, dopo un momento di riflessione gli risponde: “Appunto, tu come disgraziato, sei ... perfetto!

    Capito, ereticante?

  10. #10
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    Giuliana Tedeschi, ebrea milanese, classe 1914, sopravvissuta ad Auschwitz, diceva: «Per crescere nella ricerca di Dio, per capire dove arriva l'alienazione dell'uomo, per capire quali sono i limiti, bisogna imparare ad accettare che la realtà va contro ogni logica: cercare una logica nei fatti significa impazzire e perdere di vista Dio».

    Fraternamente Caterina
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