Rendo pubblico a tutti il testo che ho già mandato in pvt a Pietro in cui spiego le mie ragioni per l'astensione al referendum.
"Anch'io, come te tra i pochi a sinistra, non condivido i referedum del 12 e 13 giugno.
In principio questa posizione fu vissuta in modo lacerante e drammatico poiché si esplicitava una divergenza cognitiva tra il mio considerarmi (e voler continuare a farlo) parte dell’estrema sinistra libertaria e la posizione largamente prevalente nell’universo culturale più genericamente di sinistra.
Innanzitutto premetto che tali mie posizioni non sono assunte in riverenza di un dio trascendente, ma nel fondato timore di andare contro la stessa immanente natura umana e la dignità della specie umana.
Ritengo infatti che la manipolazione degli embrioni rappresenti un primo gradino di una scalinata: fatto questo saremo più vicini a percorrere gradini che sono diversi dal primo, ma non per questo non conseguenziali; sui gradini secondo, terzo, quarto e così via potremmo trovare la clonazione, l'eugenetica, il "contrario dell'eugenetica" e chissà cos'altro. Oltre alla clonazione umana non è a mio parere fantascientifico pensare, data l’esponenziale avanzare nei nostri tempi della ricerca scientifica, che si possa da parte degli Stati legittimare più facilmente oggetti quali la clonazione umana o la creazione di esseri umani con specifiche caratteristiche come richiesto da altri.
Non è difficile pensare a ipotetiche situazioni come dal film “Gattaca” (in cui le divisioni dell’attività lavorativa e quindi di classe potrebbero essere determinate dalla perfezione o meno di esseri umani a seconda della nascita con embrioni costruiti in laboratorio o col metodo naturale, per arrivare, dalla divisione di classe, alla cruda discriminazione sociale). Non è remota la possibilità che ad usufruire di eventuali cure mediche ricavate dalla ricerca scientifica su embrioni siano, causa i probabili alti costi economici, solo ed esclusivamente ristretti ceti dell’alta borghesia, come che sempre individui delle classi agiate ottengano un domani l’autorizzazione statale a crearsi propri esseri umani (nati e con propria personalità giuridica) da utilizzare come eventuali ricambi degli organi. Si potrebbe pure arrivare a un giorno in cui alle sopra dette classi sociali sia permesso (dalla Scienza e dallo Stato) di farsi creare esseri umani con un basso Q.I. e un’alta massa muscolare se hanno bisogno di guardie del corpo (“gli scimmioni” appunto) se non persone umiliate nel proprio patrimonio genetico per sollazzare grotteschi sensi del divertimento di qualche salotto borghese.
Del resto l’Umanità non ha già visto nella sua storia esseri umani affetti naturalmente da nanismo essere impiegati come giullari e saltimbanchi perché la loro sofferenza fisica divertiva nobili e sfruttatori al loro servizio ? Non ha visto dagli ultimi anni del XIX secolo fino agli anni ’30 del XX i circhi utilizzare come “fenomeni da baraccone”, in una cultura borghese che si andava parzialmente generalizzando donne e uomini affetti da malformazioni (i cosiddetti “freaks”) ? Addirittura espropriandoli della loro umanità, riducendoli in uno stato di semi-umanità per cui erano “la donna-scimmia” o “l’uomo-elefante”. So che questi miei timori possano sembrare sciocchi o avventati, ma trent’anni fa si sarebbe detto lo stesso di chi avesse previsto il fenomeno dei “bambini-fantino” degli Emirati Arabi Uniti che, sottratti alla propria infanzia e adolescenza, sono nutriti con additivi nei cibi che bloccano loro la crescita così da farli correre più velocemente. Quello che temo dal futuro è il ripetersi e perpetrarsi, come elemento assodato, di tali barbarie grazie all’ausilio del portato della “scienza”, dato che il sistema degli Stati non è certo il difensore della dignità e dei diritti di donne ed uomini.
Inoltre, A FRONTE DI TALI RISCHI, NON SONO CERTI I BENEFICI: in un dibattito che ho ascoltato lo stesso Turci, promotore del Comitato per il Sì, ha spiegato che “il via libera alla ricerca scientifica sugli embrioni potrebbe eventualmente (e non certamente) aprire la strada alla cura di alcune malattie”. Interrogato su quali malattie si potrebbero effettivamente curare ha detto di non saperlo giustificandosi dicendo di non essere uno scienziato (se non lo sa lui…).
Pur comprendendo l’aspirazione di molte donne sterili a diventare madri (pur non condividendola necessariamente, in quanto la stessa aspirazione rischia, come di diventare funzionale a UN sistema che dà alle donne, tra le poche e imperative funzioni sociali, quella di essere a tutti i costi “macchine da riproduzione”) esprimo preoccupazione per la fecondazione eterologa.
La nostra attuale società è basata sui legami di sangue. Non è detto che si debba condividere, ma vanno considerati gli aspetti traumatici che in un ragazzo o in una ragazza nati attraverso la fecondazione eterologa potrebbe avere il non conoscere il “padre naturale”. Non conoscere il “padre naturale” è normale e per nulla traumatico per persone nate in culture come quella mongola o di alcune popolazioni della Cina, non lo è per chi nasce in molti altri contesti culturali. Quando si parla di problemi legati alla Cultura non si può porre una persona di fronte al fatto compiuto. Come la donna musulmana può liberarsi solo per propria scelta dell’hijab, e non perché qualcuno glielo strappa dal volto, così la persona che vive in una società fondata sul Patriarcato, sull’istituzione della Famiglia, sui legami di sangue, può liberarsi da tali dettami solo attraverso una scelta che sia cosciente e consapevole, non perché si trovi di fronte a un fatto compiuto.
Mi preoccupa allo stesso modo e mi infastidisce inoltre il fatto che, come avviene in tutti gli Stati in cui la fecondazione eterologa è permessa, le banche del seme siano gestite da multinazionali dedite esclusivamente all’accumulazioni di sempre maggiori profitti. Vi è inoltre una forte ipocrisia per cui coloro che danno il seme sono detti “donatori”: il loro in realtà non è “un dono” (nel senso di gratuità che la parola presuppone ed implica) ma è “merce”: l’individuo infatti non dona, ma vende, ricevendo in cambio denaro, il proprio seme. Tale merce risponde pienamente al paradigma capitalista dell’incremento del profitto, essendo il seme rivenduto a un D1 > D iniziale.
Anche un’aspirazione umana viene mercificata, e a trarne profitto sono le multinazionali che incrementano i propri utili.
Per questi motivi affermo che la mia tensione volge non al cambiamento delle “leggi di natura” da 50mila anni a questa parte rimaste invariate senza compromettere la sopravvivenza della Specie umana (la stessa funzione biologica della riproduzione è del resto rimasta invariata da quando l’umanità esiste, indifferentemente che la forma sociale di rapporti tra i sessi fosse patriarcale o matriarcale, patrilineare o matrilineare), ma al cambiamento dei rapporti sociali e tra le persone, alla socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio tra tutti gli esseri umani in una prospettiva di società autenticamente socialista e libertaria.
Fortunatamente ho conosciuto altri due ragazzi (un ragazzo e una ragazza per la precisione) con la mia stessa visione di ideali e che al tempo stesso la pensano come me riguardo a questi referendum. Dalla discussione sta nascendo tra l'altro un profondo interesse a ripensare come viene intesa la scienza e il progresso della tecnica: ci siamo appassionati degli autori cosidetti della "Critica dello Sviluppo" che già conoscevamo (Ivan Illich e Kirkpatrick Sale, per dirne due tra tutti) e ne abbiamo conosciuti di nuovo; abbiamo promesso di non assumere la Scienza e lo scientismo a nuovo dogma come in passato furono le religioni...
Riguardo alle malattie, penso che la maggior parte di esse siano causate da traumi e da condizioni derivanti dallo schifo di società in cui viviamo, da come abbiamo ridotto l'ambiente e dalla merda che ci mettono nei cibi: l'infertilità è aumentata in modo esponenziale rispetto a quarant'anni fa, così come molte altre malattie; ho pubblicato sul Principale di Pol un articolo che mostra come la speranza di vita e la possibilità di ammalarsi siano legate alle classi sociali (disoccupati e precari si ammalano di più e vivono di meno, mentre i più in salute e longevi sono gli imprenditori). Sull'argomento delle malattie legate a traumi e di come intendere lo stesso concetto di malattia ti consiglio inoltre letture quali "Il lato oscuro del Nuovo Ordine Mondiale" di Marcello Pamio (Macroedizioni) e un autore come Nathan.
mi sono chiesto se insomma per risolvere tante malattie alla radice piuttosto che lenirne i sintomi non sia più logico utilizzare come cavie umane gli stessi libberali che nel 2000 proposero i cosidetti "referendum economici" (do you remember ?). Insomma qui, scusa il termine, ce lo mettono in culo due volte: prima ci fanno ammalare guadagnando sulla nostra pelle, poi attraverso le multinazionali del farmaco ci guadagnano una seconda volta pr curarci.
la donna, infine, non si libera certo come proposto da questi referendum: non colgo quale libertà si può avere avendo la possibilità di sfornare figli come una macchina e lavorare come precaria in un McDonalds'... ma i radicali sono liberi pensatori, più liberi che pensatori a dire il vero, e a tutti questi interrogativi che mi sono posto e che pongo così prolissamente, essi non se li chiedono.
Rigurardo alla sinistra, con alcune eccezioni che io e i miei due amici ormai (ci) chiamiamo "gli eretici", penso che stia trionfando un "ingenuo e cretino entusiasmo acritico progressista" e per cui importante è guardare avanti, senza porsi troppe domande su dove si sta andando o si rischia di andare. Lo sguardo proteso in avanti tipico di tanta simbologia (o direi "mitologia") marxista e più in generale di sinistra, nei progressisti d'oggi diventa uno sguardo sì proteso in avanti, m,a allucinato, non lucido, opaco e miope.
Se a tanti fai notare poi le tue argomentazioni, cercano di sminuire tutto per partito preso: uno mi ha detto che il rischio di traumi per l'adolescente di cui sopra non era importante perché tanto già nella vita se ne possono subire molti di traumi (e allora se già sono quattordici, aggiungo io, non lo so, facciamoli diventare quindici o sedici !!!).
infine ritengo che altre motivazioni nella sinistra per cui si è presa questa posizione siano 1) il cercare, in un'epoca in cui non si parla più di cambiare il mondo e i rapporti sociali, ma in cui si banchetta con la confindustria, qualcosa da usare come tampone per la noia e per passare tempo così da pensare di meno 2) l'atteggiamento, diffuso un po' ovunque, non solo a sinistra, che il criterio per deliberare o meno sulla giustezza di qualcosa sia diventato "quello che fanno gli altri paesi": va bene cari pensatori, nel resto del mondo o nella maggior parte di esso c'è il capitalismo nella sua variante liberista, allora dev'essere così !
In conclusione non penso di esagerare nell'adottare una posizione che definirei "millenarismo umanista": in un'epoca carattertizzata come mai prima da guerre e barbarie, carestie e disastri naturali, sfruttamento e distruzione incontrollati delle risorse naturali, incertezza delle persone, vedo gli ultimi portati della tecnologia, quali la clonazione, l'eugenetica e l'alienzazione che deriverà da queste ed altre pratiche, come il coronamento dell'apocalisse che non è un evento, ma un processo, che è già in corso."




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