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  1. #1
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    Arrow 14 buoni motivi per non andare a votare.

    Io non vado a votare perché…



    1) Il mio obiettivo è fare in modo che la legge 40 non venga cambiata e che dunque le proposte referendarie non vengano accolte. Fra le due opzioni a mia disposizione (votare NO o NON votare) scelgo la seconda perché mi offre maggiori opportunità di successo. La battaglia culturale è centrale in questa vicenda referendaria, e noi l’abbiamo affrontata a viso aperto. Ma primaria è la sorte degli embrioni umani oggetto di questa legge. E allora scelgo la via lecita che consente maggiori possibilità di successo: quella di non votare.

    2) Io ho deciso di non andare a votare perché la Costituzione me lo consente. L’art. 75 prevede infatti che i referendum siano validi solamente quando si reca a votare la metà più uno degli aventi diritto. Dunque la Costituzione mi permette di scegliere se esprimere un parere sui quesiti o se agire in modo che il referendum sia dichiarato nullo. Mi pare semplice da capire.

    3) Scelgo il non voto perché a chiamarmi alle urne non è lo Stato ma solo un gruppo di cittadini, quelli che hanno firmato la proposta abrogativa. Il voto è un diritto–dovere solo quando è lo Stato a chiamare al voto per scegliere i rappresentati del popolo sovrano. E ciò avviene solo con le elezioni politiche e amministrative. A convocare il referendum, stavolta, sono stati circa 750mila, sui 50 milioni circa di cittadini italiani in età di voto. Rispetto l’opinione di questi cittadini, ma il fatto che siano loro a chiedere il referendum non obbliga me a rispondere.

    4) Abrogare una legge non è una cosa di poco conto. Quel testo è stato infatti approvato dalla maggioranza del Parlamento, eletto in occasione di quelle elezioni per le quali il voto è un diritto – dovere. E’ dunque ovvio che la pronuncia del Parlamento (cioè, indirettamente, del popolo) possa essere smentita solo dalla maggioranza dei cittadini. Sono dunque i referendari a doverci dimostrare che la maggioranza degli italiani la pensa come loro, li appoggia e li sostiene. L’onere della prova spetta tutto a loro.

    5) Mi accusano di voler usare l’astensionismo fisiologico degli indifferenti? Riporto un’ipotesi possibile di voto che è stata fatta nei giorni scorsi su questo giornale. Mettiamo che partecipi il 55% degli aventi diritto al voto. E l’80% si pronunci per il si. In tutto fa il 44%. Risultato: una minoranza di cittadini abroga una legge approvata da una maggioranza parlamentare. Anche la posizione del si gode dunque in partenza di facilitazioni dalla legge referendaria. Se proprio la vogliamo mettere sul piano delle facilitazioni, diciamo allora che siamo pari.

    6) Non vado a votare perché non è ammissibile tranciare di netto con il referendum, con un si o con un no, materie così delicate. La fecondazione artificiale e i suoi dilemmi bioetici meritano un confronto serio e complesso, non una rozza semplificazione quale quella dei referendum.

    7) Il non voto è un segno di rifiuto all’utilizzo spregiudicato dello strumento referendario. Senza nemmeno attendere l’approvazione della legge 40 già si studiavano, infatti, i quesiti referendari per distruggerla. Non si è nemmeno aspettato di vedere come funzionava. La si voleva abbattere a priori. E io a priori mi rifiuto di avallare questa operazione. Non vado a votare.

    8) Il non voto è anche e soprattutto un NO, grande come una CASA, all’utilizzo del referendum per decidere di vita o di morte, in questo della vita o della morte di esseri umani all’inizio della loro esistenza. Ma fino a che punto può arrivare una democrazia? Davvero tutto può essere messo ai voti, può essere dichiarato dipendente dalla volontà della maggioranza? Io penso che vi siano dei diritti che precedono ogni maggioranza, che non dipendono e non possono dipendere dalla volontà popolare.

    9) C’è chi ha detto che non votare è una fuga, è disimpegno, è disinteresse. Ma quando mai! Nessuno si è impegnato tanto quanto il fronte del non voto, in questi mesi, a spiegare alla gente i contenuti della legge 40, organizzando migliaia di incontri in giro per l’Italia (con la collaborazione di migliaia e migliaia di persone). Da quando in qua l’impegno è misurato dal recarsi alle urne oppure no? A me non pare un segno di impegno – semmai di disimpegno – il pensare che quattro segni su quattro fogli possano essere sufficienti a dire: “Io la mia parte l’ho fatta”.

    10) Non votando io mi schiero apertamente, altro che nascondimento. Rendo la scelta visibile a tutti. Non mi trincero nemmeno dietro la segretezza del voto e non ho paura di dimostrare con i fatti come la penso.

    11) Io a votare non ci vado. Ma guai a chi dice che mi astengo. L’astensione è un’altra cosa. Vuol dire essere presenti, ma non sapere che fare, o pensare che né il NO né il SI indichino chiaramente il proprio pensiero. Ma io, ripeto, una idea ce l’ho, e chiara. Compio una scelta oculata, in quanto a strategia e contenuto, pienamente legittimata dalla costituzione.

    12) Qualcuno pensa che occorre comunque testimoniare il proprio ‘NO’ ai quesiti referendari, e che occorra farlo attivamente, andando al voto? Ma così si fa solamente il gioco del fronte del si! Suvvia, la realtà non si osserva con i paraocchi: chiunque voglia vedere sa che l’andare alle urne è un regalo a chi vuole fare a pezzi la legge 40 e attentare alla dignità della vita umana. Può non piacere, ma è un dato di fatto.

    13) Il non voto è anche un no all’utilizzo di una montagna di denaro pubblico – 700 miliardi di vecchie lire - per il tentativo ideologico di abrogare una legge di buon senso. Ed è un no al rimborso elettorale che i promotori otterrebbero in caso di quorum superato. Se il quorum dovesse essere raggiunto, infatti, indipendentemente dal risultato fra SI e NO, al comitato promotore andrebbe un rimborso di un milione di euro.

    14) Dicono che non vado a votare perché così mi hanno ordinato i vescovi. Secondo lorsignori, saremmo tutti una massa di imbecilli incapaci di ragionare con la propria testa e in spasmodica attesa di sapere dal cardinale vicario di Roma come votare, magari anche con chi parlare, dove andare, cosa mangiare, e così via. La realtà è molto semplice: è che i referendari hanno una paura matta di perdere, e cercano di dare a intendere ai più “semplici” che non votare significa sottomettersi alle direttive (oscurantiste e medioevali, s’intende) del “Vaticano” e di chi lo rappresenta. Sbagliano: non votare significa solo metterli nei guai. E la cosa, davvero, non ci dispiace affatto.




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  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    si possono inserire allegati? come si potrebbe fare?
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  3. #3
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    cosa intendi per allegati?

  4. #4
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by uva bianca
    cosa intendi per allegati?

    e mo come te lo spiego?

    oltre al testo scritto, si inserisce, per esempio, un video pps, oppure un documento pdf o word.....insomma un tasto che permetta l'inserimento di un file che magari tieni nel tuo PC e che non sta in rete....ma che vuoi offrire a chi legge.......
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  5. #5
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    Le ingannevoli ragioni dei quattro Sì secondo Giorgio Carbone





    Il Comitato per il sì sta diffondendo da giorni dei volantini e dei testi su siti internet
    (www.comitatoreferendum.it) e i suoi esponenti sono tutti presi dal recitare il festival
    dell’inganno. Esaminerò quelle che loro chiamano le “quattro buone ragioni per votare sì ai
    referendum sulla fecondazione
    assistita” e ne dimostrerò l’infondatezza e il carattere ingannevole.
    1) Dicono “vota sì per tutelare la salute delle donne, eliminando il limite dei tre embrioni e
    l’obbligo di trasferirli tutti contemporaneamente nell’utero, anche se malati o incapaci di
    svilupparsi, con la conseguenza che si espone la donna all’aborto o a parti plurigemellari,
    rischiosi per lei e
    per i nascituri”. Se desiderassi tutelare la salute della donna, farei innanzitutto un’azione
    preventiva a tutela della fertilità e poi metterei in
    campo tutte le risorse della microchirurgia e della farmacologia per curare realmente la sterilità
    maschile o femminile e l’infertilità. Se desiderassi davvero la salute della donna, non la
    sottoporrei alle tecniche di
    fecondazione assistita le quali per se stesse sono pericolose e nocive alla sua salute: basti
    pensare ai numerosi studi condotti su donne che hanno praticato la fecondazione artificiale e
    che hanno subito la rottura delle
    tube, dell’utero, o la sindrome da iperstimolazione ovarica. Inoltre, se desiderassi evitare le
    gravidanze plurime, il mezzo tecnicamente più sicuro, anche se eticamente inaccettabile,
    sarebbe quello di produrre solo un embrione e trasferirlo nell’utero: nel centro medico La Sala di
    Reggio Emilia in questo modo sono aumentate le gravidanze da fecondazione in vitro.
    2) Dicono ancora “vota sì per aiutare coloro che sono affetti da patologie ereditarie gravi, come la
    talassemia o la fibrosi cistica, oppure malattie infettive, ad avere bambini sani consentendo la
    diagnosi preimpianto”.
    Ma questo “aiutare” chi è affetto da malattie geneticamente trasmissibili ad avere figli sani
    significa selezionare i suoi figli allo stadio embrionale. Ad esempio gli embrioni talassemici
    sarebbero buttati e quelli non talassemici sarebbero trasferiti in utero. Ma che medicina è
    questa che uccide il malato? Da almeno 20 anni è possibile curare il feto umano affetto da
    talassemia con il trapianto di midollo osseo. Questo è il vero aiuto che posso dare alle coppie
    talassemiche.
    3) Dicono “vota sì per cancellare la norma che equipara i diritti del concepito a quelli della madre
    e del padre. Nessuna legge al mondo prevede che l’embrione sia riconosciuto come persona
    giuridica”.
    L’embrione umano, contrariamente alle opinioni di alcuni pseudo-scienziati, è un organismo
    vivente della specie umana, è la prima fase dell’esistenza di ognuno di noi. E’ la biologia dello
    sviluppo che ci offre questa evidenza. La scienza non si basa sulle opinioni di uno o due
    scienziati, non si fonda su argomenti di autorità, come l’ipse dixit dei discepoli di Pitagora, ma
    si fonda
    su migliaia e migliaia di studi sperimentali condotti nei migliori centri di ricerca e convalidati
    dalla comunità scientifica internazionale. Inoltre, è falso dire che “Nessuna legge al mondo
    prevede che l’embrione sia riconosciuto come persona giuridica”. Basti leggere la Risoluzione
    del Parlamento Europeo A2-327/1988 “Anche lo zigote [embrione unicellulare] deve essere
    protetto e non deve essere indiscriminatamente usato per esperimenti”; la Convenzione Europea
    di Biomedicina del 1996: “L’embrione e il feto umano vanno trattati nel rispetto della dignità
    umana”.
    Certamente l’embrione umano non ha gli stessi diritti del padre e della madre: è evidente che
    non ha i diritti politici, ma ha sicuramente quel diritto che è alla base di tutti gli altri, cioè il diritto
    alla vita, che nel suo caso si concretizza nel diritto a nascere. Poiché si trova in una condizione
    di particolare debolezza, il suo diritto alla vita merita una speciale tutela. Infatti, il diritto è nato
    storicamente e ha senso per difendere e promuovere gli interessi di chi vive in una situazione di
    debolezza e non per difendere
    i diritti del più forte, il quale impone la sua volontà con la violenza e il sopruso.
    3) Dicono “vota sì per consentire la ricerca scientifica sulle cellule staminali di origine
    embrionale. Da queste ricerche dipende gran parte del futuro della biomedicina e la possibilità di
    trovare cure per malattie oggi molto diffuse, come il Parkinson, l’Alzheimer, il diabete, i tumori.
    Da esse può derivare una speranza per milioni di persone. Perché impedirlo, lasciando che gli
    embrioni attualmente congelati e non utilizzati deperiscano, quando potrebbero essere utili per
    la ricerca per scoprire nuove cure? Non è questo un modo più giusto di valorizzare la dignità
    umana che riconosciamo all’embrione destinandolo a un’azione di solidarietà con chi soffre?”.
    Anche in questo caso sono le evidenze scientifiche convalidate a livello internazionale che ci
    vengono incontro. Da anni si sa che le staminali prelevate da viventi allo stadio embrionale
    provocano crisi di rigetto
    e forme tumorali nei pazienti che le ricevono (Vogel, in “Science” 2000, p. 1418). Inoltre, oltre
    che nocivo, è anche inutile usare per la ricerca gli embrioni umani che sono attualmente
    congelati perché esistono da anni delle banche di staminali embrionali secondarie, il cui uso
    non comporta
    nessun problema etico, perché non implica la soppressione di nessun embrione. Faccio notare
    come la terza citazione ammetta implicitamente la dignità umana dell’embrione umano e come
    affermi uno strano concetto di solidarietà: l’uomo allo stadio embrionale sarebbe destinato ad
    un’azione di solidarietà con chi soffre. Ma perché un’azione possa dirsi solidale è necessario
    che chi la compie paghi di persona e non che faccia pagare ad altri. Ora nel caso proposto sono
    dei biologi o dei ginecologi
    che destinerebbero alla ricerca dei propri simili allo stadio embrionale, senza che questi ultimi
    possano dire nulla.
    4) Dicono “vota sì per consentire la fecondazione eterologa e permettere, anche alle coppie con
    problemi gravi di sterilità, di avere figli”. E’ una formulazione accattivante: sembrerebbe che la
    legge sia proprio cattiva
    perché vieta di avere figli a chi li desidera e vieta un atto di generosità come la donazione di
    gameti. Ma nessuno ha diritto ad avere un figlio per il semplice motivo che i diritti si esercitano
    solo sulle cose e mai sui propri simili, altrimenti li riduciamo a cose o a schiavi dei nostri
    desideri. Una coppia può avere il nobilissimo desiderio di avere un figlio, ma questo desiderio
    non potrà mai trasformarsi in un diritto al figlio. La legge, vietando la fecondazione eterologa,
    vuole tutelare il bambino perché abbia un padre e una madre che, biologicamente ed
    effettivamente siano identificabili. Difende il diritto del minore di sapere chi sono i genitori che lo
    hanno generato. Quindi, gli slogan usati dal comitato per il sì si reggono su due gambe. La
    prima è l’infondatezza medico-scientifica: sembra che non conoscano la letteratura scientifica
    più recente su questa complessa materia. La seconda è l’inganno fraudolento dietro il quale - e
    non c’è bisogno della zingara per indovinarlo - ci sono gli ingenti interessi
    economici dei laboratori che praticano la fecondazione extracorporea ( il costo di un ciclo di
    fecondazione oscilla dai 5000 euro ai 10.000 euro). Sono gambe traballanti. Speriamo che non
    reggano più. Io non andrò a votare per questi tre motivi: 1) l’onere della prova spetta a chi ha
    promosso i referendum. Sarà lui a dover dimostrare che il 51 per cento degli italiani è
    contrario alla legge vigente; 2) se anche andassi a votare no, farei il gioco dei sì: ammettiamo
    che su 100 italiani 51 vadano a votare, e che questi 51 si dividano in 31 sì e 20 no; allora i 20 no
    avrebbero aiutato il sì, perché se fossero stati a casa il referendum non sarebbe passato; 3) non
    voglio peggiorare la legge attuale.
    Giorgio M. Carbone
    Professore di Bioetica a Bologna presso la
    Facoltà di Teologia dell’Emilia Romagna
    NIHIL DIFFICILE VOLENTI

  6. #6
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    5. «Dio non ha fatto la morte, né si rallegra per la fine dei viventi!» (Sap. 1, 13). Certamente Dio ha creato degli esseri che vivono per un tempo limitato, e la morte fisica non può essere assente dal mondo dei viventi corporei. Ma ciò che è, anzitutto, voluto, è la vita; tutto, nell’universo visibile è stato fatto in vista dell’uomo, immagine di Dio e coronamento del mondo (Gen. 1, 26-28). Sul piano umano, «è per invidia del diavolo che la morte è entrata nel mondo» (Sap. 2, 24); introdotta a causa del peccato, essa gli rimane legata, e ne è insieme il segno e il frutto. Ma essa non potrà trionfare (4). Confermando infatti la fede nella risurrezione, il Signore proclama nel Vangelo che Dio «non è Dio dei morti, ma dei vivi» (Matth. 22, 32), e la morte, come il peccato, sarà definitivamente vinta dalla risurrezione nel Cristo (1 Cor. 15, 20-27). Così si comprende come la vita umana, anche su questa terra, sia preziosa. Ispirata dal Creatore (5), da lui è ripresa (Gen. 2, 7; Sap. 15, 11). Essa resta sotto la sua protezione: il sangue dell’uomo grida verso di Lui (Gen. 4, 10) ed Egli ne domanderà conto, «perché ad immagine di Dio è stato fatto l’uomo» (Gen. 9, 5-6). Il comandamento di Dio è formale: «Non uccidere» (Ex. 20, 13). La vita è nello stesso tempo un dono e una responsabilità; ricevuta come un «talento» (Matth, 25, 14-30), essa deve essere valorizzata. Per farla fruttificare, si offrono all’uomo in questo mondo molti compiti, ai quali egli non deve sottrarsi; ma più profondamente, il cristiano sa che la vita eterna dipende per lui da ciò che, con la grazia di Dio, egli avrà operato nella sua vita terrestre.

    6. La tradizione della Chiesa ha sempre ritenuto che la vita umana deve essere protetta e favorita fin dal suo inizio, come nelle diverse tappe del suo sviluppo. Opponendosi ai costumi del mondo greco-romano, la Chiesa dei primi secoli ha insistito sulla distanza che, su questo punto, separa da essi i costumi cristiani. Nella Didachè è detto chiaramente: «Tu non ucciderai con l’aborto il frutto del grembo e non farai perire il bimbo già nato» (6). Atenagora sottolinea che i cristiani considerano come omicide le donne che usano medicine per abortire; egli condanna chi assassina i bimbi, anche quelli che vivono ancora nel grembo della loro madre, dove si ritiene che essi «sono già l’oggetto delle cure della Provvidenza divina» (7). Tertulliano non ha forse tenuto sempre il medesimo linguaggio; tuttavia egli afferma chiaramente questo principio essenziale: «È un omicidio anticipato impedire di nascere; poco importa che si sopprima l’anima già nata o che la si faccia scomparire sul nascere. È già un uomo colui che lo sarà» (8).

    ( CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE DICHIARAZIONE SULL'ABORTO PROCURATO 18 novembre 1974 FRANCESCO Card. SEPER, Prefetto GIROLAMO HAMER, Arcivescovo tit. di Lorium, Segretario)
    Fraternamente Caterina
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  7. #7
    Obama for president
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    Talking dieci motivi per non votare

    1) Siete contrari a ogni forma di procreazione assistita e credete ciecamente nella masturbazione. E sottolineo ciecamente.

    2) Non vi interessate di problemi che non abbiano un’influenza diretta sui vostri tornei di calcio alla Playstation 2.

    3) Margherita Hack vi ricorda terribilmente Maga Magò.

    4) Siete convinti che Alzheimer e Parkinson siano i due terzini con cui il Milan conquistò il suo primo scudetto.

    5) Ritenete che il concepimento cominci nel momento in cui lei ti chiede: “Scusa, sai che ore sono?”.

    6) Temete che il congelamento di migliaia di embrioni vi renderà impossibile trovare ancora in circolazione il Calippo al gusto cola.

    7) Vi piace l’idea di entrare a far parte di un club che comprenda, tra gli altri, Mastella, Andreotti, Gasparri, Martinazzoli, Buttiglione e Follini.

    8) Da pochi mesi siete entrati a far parte di un gruppo criptonazista o qualcosa di peggiore.

    9) Temete che una legge eccessivamente libertaria conceda a vostra madre la possibilità di abortire. Oggi, che avete 27 anni.

    10) Trovate sensato che Camillo Ruini ci dia consigli sulla procreazione nonostante siano sessant’anni che rischia di fecondarsi una mano.

  8. #8
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Solo 2 anni fa i Ds... (08 giugno 2005)
    TANTO PER RICORDARE

    Un trucco, una furbata, un sabotaggio... Piero Fassino ha definito in molti modi la scelta di non votare ai referendum sulla procreazione assistita. Ma non gli è venuto in mente quello che aveva utilizzato solo due anni fa (e che qui riproduciamo) per indurre militanti ed elettori della Quercia a disertare la consultazione – poi vanificata dal non raggiungimento del quorum – sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Distrazione? Provvediamo noi. Con un sorriso.

    www.impegnoreferendum.it
    Fraternamente Caterina
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  9. #9
    Obama for president
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    intanto col casino di fini si parlerà dei referendum

  10. #10
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Il Tempio di Don Bosco 2/00 - febbraio 2000


    Emilio Zeni
    DI FORZA E DI SPLENDORE LO HAI CORONATO


    Nel mese di febbraio si celebra l’annuale Giornata mondiale per la vita.
    Ma una giornata si consuma in fretta. La vita è motivo di contemplazione silenziosa, commossa, ogni minuto dell’esistenza umana, da quando incomincia a pulsare nel grembo materno, fino al suo epilogo.
    Il nostro tempo che ha perduto il gusto di contemplare, nell’affannoso rincorrersi di giorni soffocati dall’ansia delle cose, ha nel contempo smarrito il valore della vita, ridotta assai sovente ad un banale fatto biologico, ad un aspetto epidermico di efficienza, di prestanza.
    Eppure sarebbe sufficiente rimeditare la Parola di Dio che si fa voce, mediante il “profeta”, per tutte le generazioni di tutti i tempi, per ricuperare il mistero affascinante della vita umana. Si legge nel salmo 138: “Tu mi hai plasmato il cuore, mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo signore: mi hai fatto come un prodigio”. E nel salmo 8: “Quando contemplo il cielo, la luna, le stelle che tu hai fissato, io mi chiedo: cosa è l’uomo perché lo ricordi? Cosa è mai questo figlio dell’uomo perché tu abbia tanta cura di lui? L’hai coronato di forza e splendore! L’hai posto signore del creato”.
    Splendore di Dio è dunque l’uomo, ogni uomo, di ogni età e condizione, di ogni colore e di ogni religione. Nessuno può presumere di giudicare, di emarginare, di eliminare quello che Dio ha posto in essere, ha “coronato” di gloria e ha posto “signore” di tutto il suo creato. Non per il suo “potere” politico od economico, né per il suo “fascino” o la sua “prestanza” ed “efficienza”. Unicamente per la sua intrinseca e indistruttibile dignità. Per la sua origine “a somiglianza di Dio”, per il suo destino alla “pienezza della vita”.
    Già Sofocle, tragediografo greco, pagano, prima di Cristo, afferma nel primo coro dell’Antigone: “Molte sono le cose mirabili. Ma nessuna è più mirabile dell’uomo”. Quasi un’eco al canto del salmista.
    Quel Dio che “ricama nel cielo con le sue dita le costellazioni e i pianeti”, lo plasma e lo tesse nel segreto del grembo materno, si china con amore e rispetto su di lui e lo incorona di gloria. Un canto di estatica ammirazione da parte dell’autore ispirato del salmo ma anche, purtroppo, un diabolico pretesto per l’uomo stesso, per esercitare un “potere” che non gli compete in modo dispotico, cruento, omicida, nella sua perversa presunzione, quando dimentica il suo Creatore.
    Celebrare la vita, difendere la vita, contemplare la vita è celebrare, difendere, contemplare Dio. Per questo ogni riferimento alla vita perde di forza se non risale a Lui che afferma in Isaia: “Io non ti dimenticherò mai; ho disegnato sulle palme delle mie mani la tua immagine”. Un amore fino a identificarsi, nell’insondabile mistero della incarnazione, con l’uomo stesso, che sempre chiama all’amore, anche eroico, per l’altro uomo, sia esso all’inizio della avventura umana o alla fine, debole e stanco, ma sempre “uomo coronato di gloria e splendore”.
    Lo penso così il credente e ogni uomo di buona volontà: cantore appassionato della vita, difensore irriducibile, senza complessi o frustrazioni, senza esaltazione da crociato. Non sostenitore timido e impaurito, nostalgico di altri tempi, ma forte e cosciente della dignità di ogni uomo, che non svende a nessuno perché originata direttamente dall’amore di Dio.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 

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