Messa di rito orientale per le badanti ucraine di Savona


La Messa in greco, secondo il rito orientale, nell'oratorio di via Guidobono non è una bizzarria di qualche eccentrico liturgista. La Migrantes diocesana, infatti, è venuta incontro alle necessità della comunità ucraina presente a Savona ed ha iniziato, da qualche tempo, a collaborare con un giovane sacerdote cattolico greco, padre Vitaly Tarasenko, al fine di offrire "luoghi celebrativi decorosi" a persone che hanno bisogno di incontrarsi e di "vivere gesti che restituiscano loro la dignità di popolo". Don Mario Moretti, direttore della Migrantes diocesana e parroco ad Albisola Capo, ha raccontato, in un'intervista pubblicata sul numero del Letimbro di giugno, come è nata l'idea di questa esperienza. "Questo tipo di accoglienza - spiega don Mario - appare singolare, ma in altre zone è già più sviluppata che da noi. In essa trovano spazio due ordini di ospitalità: l'incontro con padre Vitaly nei locali di via Guidobono il mercoledì pomeriggio con circa trenta/quaranta presenze di persone ucraine e la celebrazione domenicale secondo il rito orientale nell'oratorio della confraternita dei santi Giovanni e Petronilla, sempre in via Guidobono. La solennità della Pasqua, il 1° maggio scorso, ha visto la partecipazione di un centinaio di persone, perché, pur essendo evidente che padre Vitaly è cattolico, intervengono anche Ucraini legati al patriarcato di Mosca".
"La comunità ucraina savonese - continua don Moretti - è costituita quasi totalmente da donne adulte, per le quali i percorsi di ricongiungimento familiare non sono ancora avvenuti, perché le fasi di migrazione sono ancora iniziali, rispetto ad altri gruppi etnici che hanno seguito tempi e modalità differenti. Per loro vivere momenti di fede insieme significa ritrovare un'identità nazionale. Accoglierli senza l'aiuto di padre Vitaly per noi sarebbe utopistico, perché anche dal punto di vista liturgico essi noterebbero una notevole miseria nel rito riguardo a ciò a cui sono abituati nel loro paese. Offrire loro questa opportunità è molto importante, perché, quando abbiamo cominciato questa esperienza, c'erano persone che erano cinque anni che non avevano più la possibilità di partecipare ad una celebrazione liturgica".