L'ennesimo barbaro atto di ripudio della società civile verificatosi, purtroppo, nella mia Sicilia, e ad opera di miei indegni corregionali, si traduce nella profanazione (oscenità scritte e disegnate) di una lapide in memoria di Paolo Borsellino e degli agenti che ne condivisero l'immeritata sorte in data 19 Luglio 1992.

La cosa strana è che via D'Amelio è una strada, per ovvie ragioni perennemente pattugliata (l'ho notato l'ultima occasione nella quale mi son recato a Palermo, desiderando rendere personale omaggio a quei caduti), e ristretta al punto che non solo le forze dell'ordine, ma già semplicemente i residenti, noterebbero facilmente la presenza di comportamenti ambigui.

Quindi, allo sdegno verso l'atto di barbarie, l'altrettanta barbarie complice di un omertoso silenzio che, volendo provocatoriamente sbattermene i coglioni della diplomatica "Non tutti i siciliani sono così", a lungo andare sta finendo per caratterizzare la mia Sicilia ancor più che la sua insularità.

Cito un episodio avuto luogo a Cinisi, nel palermitano.
Il cantautore Pippo Pollina, "colpevole" di aver dedicato il brano "Centopassi" alla memoria di Peppino Impastato (non m'importa fosse comunista, bensì uno che ha sfidato la mafia) in presenza del plurindagato Presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, si è visto quasi non rivolgergli la parola, e sentito le lamentele di chi gli domandava i motivi di quella dedica.

Noi siciliani non siamo tutti così, ma molti lo stanno diventando.

NO ALLA MAFIA!

ONORE A TUTTE LE VITTIME DELLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA!