«Sanzioni dure se Iran rifiuta dialogo»
La Clinton al Congresso: è «imperativo» per gli Usa bloccare la minaccia di un Iran dotato di armi nucleari

WASHINGTON (USA) - Prima la carota, poi il bastone. Il segretario di stato americano Hillary Clinton ha auspicato sanzioni «molto dure» nei confronti dell'Iran se respingerà le offerte di dialogo, nei prossimi colloqui volti a fermare il programma nucleare di Teheran.
Il segretario di stato, durante una testimonianza al Congresso, ha detto che è «imperativo» per gli Stati Uniti bloccare la minaccia di un Iran dotato di armi nucleari. La Clinton ha detto che gli Usa stanno «gettando le basi per far scattare sanzioni molto dure» contro l'Iran che «potrebbero rivelarsi necessarie se le nostre offerte saranno respinte» o se il tentativo di dialogo dovesse mostrarsi «insoddisfacente o senza risultati». La Clinton ha comunque ribadito l'impegno Usa a cercare un dialogo con Teheran: «dopo anni trascorsi ai bordi del campo adesso gli Stati Uniti sono entrati adesso in campo» per quanto riguarda i colloqui internazionali con l'Iran.

CUBA - La Clinton è poi passata ad affrontare un altro argomento «caldo» per la diplomazia americana, quello di Cuba. Il segretario di stato ha detto che il regime dei Castro a Cuba «sta per finire» e che quindi gli Stati Uniti si devono preparare a gestire il dopo regime. Il segretario di Stato, ha commentato anche le recenti affermazioni, apparentemente non in sintonia, fatte dai fratelli Fidel e Raul Castro sulla disponibilità cubana a discutere con gli Usa tutte le questioni, comprese quelle dei prigionieri politici e dei diritti umani. «Stiamo assistendo all'inizio di un dibattito a Cuba», ha osservato la Clinton. «Penso che questo è un regime che sta per finire - ha aggiunto il segretario di stato - è un regime destinato a terminare. Dobbiamo essere pronti a questa eventualità».

AHMADINEJAD - Le parole della Clinton arrivano poco dopo la nuova esternazione del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad rivolta agli Stati Uniti. «Il nuovo presidente, che afferma di voler cambiare la politica degli Usa, - ha dichiarato Ahmadinejad - avrebbe dovuto partecipare alla conferenza di Ginevra e testimoniare la sua opposizione ad ogni forma di razzismo». Il presidente iraniano si rivolge al presidente americano Barack Obama, ritornando sulla vicenda della Conferenza internazionale sul razzismo svoltasi lunedì e martedì a Ginevra. Ahmadinejad, le cui dichiarazioni antisemite pronunciate durante la conferenza Onu sono state pesantemente criticate dai governi occidentali, passa al contrattacco e giudica un errore l'assenza a Ginevra di Barack Obama. «Invece di condannare il mio discorso, sarebbe dovuto venire e mostrare con la pratica che le politiche degli Stati Uniti sono cambiate», ha dichiarato in occasione di un incontro pubblico nella città di Varamin, a sud-est di Teheran. Il presidente Obama martedì aveva espresso parecchie perplessità riguardo a quanto affermato da Ahmadinejad a Ginevra riguardo Israele, dichiarando, durante l'incontro avuto con il re giordano Abdullah, che «questo è il tipo di retorica che dobbiamo aspettarci dal presidente iraniano». Ahmadinejad respinge le accuse e dichiara che «le stesse persone che dicono di voler difendere la libertà d'espressione non tollerano neppure un discorso di 20 minuti».

COLLOQUI ANCHE CON AFGHANISTAN E PAKISTAN - Nonostante la diatriba sulla conferenza di Ginevra, Iran e Stati Uniti hanno deciso di comune accordo di proseguire le trattative sul controverso programma nucleare iraniano, che si svolgeranno insieme agli altri quattro Paesi che fanno parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, oltre alla Germania. In questo senso si inquadra la decisione di Obama di invitare alla Casa Bianca, dopo il mini-vertice sul Medio Oriente per rilanciare il processo di pace, il 6 e il 7 maggio prossimo il presidente afghano Hamid Karzai e l'omologo pakistano Asif Ali Zardari per favorire la stabilizzazione della regione. Il presidente americano incontrerà i due leader prima separatamente e poi insieme.
La Casa Bianca ha annunciato alcune settimane fa una nuova strategia sull'Afghanistan che prevede una maggiore integrazione per tutte le decisioni che riguardano l'Afghanistan e il Pakistan, considerati da Obama un fronte unico nella battaglia contro i terroristi.
http://www.corriere.it/esteri/09_apr...4f02aabc.shtml