Grano ogm no bimbo ogm sì: l'ipocrisia verde di CARLO STAGNARO

Ci sono o ci fanno? Dice un volantino dei Verdi dedicato al primo quesito referendario, quello sulla "libertà di ricerca scientifica": "non apparteniamo alla categoria di coloro che ritengono fideisticamente che la scienza nel varcare nuove frontiere non debba rispettare dei confini e dei limiti dettati innanzi tutto dal rispetto della dignità umana. Ben conosciamo i pericoli e le conseguenze delle tentazioni prometeiche dell'Uomo o di una libertà della ricerca affidata solo alle logiche di mercato. Ma il punto oggi è che la Legge 40 ha chiuso repentinamente e drasticamente ogni possibilità di ricerca clinica e sperimentale sulle cellule staminali embrionali a fini terapeutici stabilendo dei divieti rigidi, assoluti e senza precedenti. Si vogliono rimuovere con lo strumento referendario solo ed esclusivamente le attuali condizioni più restrittive imposte alla ricerca collegata alla creazione di cellule staminali pre-embrionali". L'invito a votare "sì" sulla scheda celeste viene anche da altri ecologisti, tra cui Ermete Realacci (deputato della Margherita e presidente onorario di Legambiente). È una posizione moralmente azzardata: dal punto di vista etico la ricerca sulle cellule staminali embrionali rappresenta un orizzonte estremo. La questione se l'embrione sia o no persona umana è tanto più pressante se l'oggetto del contendere non riguarda la creazione di una nuova vita (sia pure con tecniche discutibili), ma una sofisticata operazione di macelleria scientifica. I ricercatori, secondo gli ambientalisti, dovrebbero essere liberi di effettuare esperimenti - per utilizzare la formula più vaga possibile - su un organismo che potrebbe essere umano. La discussione è aperta su questo punto ed è legittimo nutrire opinioni differenti: chi ha una sensibilità per la vita particolarmente spiccata può ritenere che l'azzardo sia così elevato, il rischio tanto orribile, da richiedere l'imposizione di un limite. Altri credono che i benefici siano potenzialmente tanto elevati (rispetto ad altri sentieri di ricerca) da giustificare quello che potrebbe essere un sacrificio umano sull'altare del futuro. Quale che sia la risposta, non è né facile né scontata. Strappa un sorriso, però, che il movimento guidato da Alfonso Pecoraro Scanio sia schierato risolutamente tra i sostenitori del sì. Che non affronti la questione in maniera problematica e articolata. Sono proprio i Verdi, infatti, a portare la bandiera del "principio di precauzione" e, in nome di questo principio, a combattere la possibilità d'intervenire con modificazioni genetiche sulle piante. Andiamo con ordine. Il principio di precauzione - formalizzato nell'articolo 15 della Dichiarazione di Rio delle Nazioni Unite (1992) - invita, in presenza d'incertezza scientifica (cioè sempre), ad astenersi dallo sfruttare tecnologie che non siano prive di rischio (cioè tutte). Si tratta, evidentemente, di una regola massimalista e controproducente, che enfatizza le possibili conseguenze negative senza riguardo per le possibili conseguenze positive. Concentrarsi sui costi e non confrontarli coi benefici non è saggio e, in fondo, significa rifiutare ogni prospettiva di miglioramento. In ogni caso, la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali (che avviene su un campo minato, dal punto di vista morale, anche senza bisogno di tirare in ballo il principio di precauzione) dovrebbe far suonare un campanello d'allarme per i fautori della precauzione ad ogni costo. È surreale, allora, che il sostegno alla ricerca sugli embrioni venga proprio da quanti si oppongono alla ricerca sulle cellule non umane. Gli organismi geneticamente modificati (ogm) attualmente in commercio, a dispetto di un'ampia e disinformata pubblicistica di segno opposto, non espongono ad alcun aumento di rischio rispetto alle loro controparti "naturali". In altre parole, non v'è ragione di temere che una patata ogm sia più pericolosa di una patata non ogm. Semmai il contrario. C'è di più: a differenza della ricerca sulle staminali embrionali, gli ogm non offrono benefici potenziali e futuri, ma attuali e concreti. Garantiscono altissimi livelli di produttività e qualità. Naturalmente i nemici del biotech non si definirebbero tali. Direbbero di non nutrire alcun pregiudizio contro la ricerca scientifica, ma di esser contrari alla libera circolazione di prodotti rischiosi. Non lasciatevi ingannare. I Verdi hanno giudicato troppo blanda una legge che non solo impone una moratoria sugli ogm fino alla fine di quest'anno (esponendo l'Italia al pericolo dell'apertura dell'ennesima procedura d'infrazione da parte dell'UE), ma vieta addirittura la sperimentazione in campo, senza la quale è impossibile testare i prodotti che s'intende immettere sul mercato. La verità è che molti ambientalisti semplicemente odiano il sistema capitalistico. Gli ogm sono fatti dalle multinazionali e fruttano profitti. Le staminali embrionali sono, almeno nelle loro intenzioni, oggetto unicamente della ricerca pubblica. Come se i burocrati dello Stato avessero piùmoralità dei manager di un'impresa che, quanto meno, devono rispondere agli azionisti e sono quotidianamente giudicati dai consumatori. Ha proprio ragione il vecchio adagio: gratta il verde e trovi il rosso.