Troppi vincoli al decollo: Sos dell’aeroporto
a politici ed istituzioni I bresciani chiedono di contare di più nella società. La scommessa del Centro cargo
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Graziano Guerini
BRESCIA
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Doveva essere un’ordinaria audizione della II Commissione consiliare della Provincia presieduta da Aldo Rebecchi, ancorchè nobilitata dall’importanza del tema, l’aeroporto di Montichiari: è diventata l’occasione - di fronte ai rappresentanti di uno dei due azionisti bresciani (l’altro è la Camera di commercio con una quota paritaria del 7,5%) - per un disegno delle strategie del futuro dello scalo bresciano. Di più: per i rappresentanti dell’aeroporto «Gabriele D’Annunzio» è stata soprattutto l’occasione per lanciare un grido d’aiuto ai politici, perché si attivino per liberare l’importante infrastruttura dai lacci e lacciuoli che ne frenano lo sviluppo. E i politici locali, dal canto loro - almeno a questo livello - non si sono tirati indietro: ma hanno ribadito a chiare lettere che i bresciani vogliono contare di più all’interno della compagine sociale. Realtà come i Comuni di Ghedi e di Montichiari, ma ancora più il Comune di Brescia, che hanno bussato alla porta chiedendo di diventare soci, hanno diritto ad una risposta. Lo hanno ribadito a diverso titolo e con diversa veemenza, ma con la stessa determinazione, i consiglieri Osvaldo Scalvenzi, Bruno Faustini e Gian Paolo Mantelli, mentre Carlo Fogliata ha sottolineato l’esigenza che anche gli imprenditori bresciani si facciano carico dell’impresa di lanciare l’aeroporto, non limitandosi al 7,5% della quota di competenza della Camera di commercio. Ma quali sono gli impedimenti che potrebbero essere rimossi a livello politico, accelerando un percorso avviato nel ’99 e proseguito con molte difficoltà? Claudio Boccardo, direttore generale degli aeroporti del Garda, intervenuto con l’assistenza dell’ing. Zerman in luogo dei presidente Ugo Gussalli Beretta e Fulvio Cavalleri, impossibilitati a partecipare da precedenti impegni, è stato molto preciso, citando una serie di casi specifici. Prendiamo ad esempio il tema del controllo del volo. Negli altri scali vi provvede l’Enav: questo avviene anche in aeroporti con un movimento inferiore ai 350mila passegegri (dato 2004) di Montichiari. A Brescia se lo accolla interamente la D’Annunzio. E non si tratta di bruscolini: 2 milioni di euro l’anno, che comincerebbero già a dimezzare il passivo dell’ultimo bilancio. Ma è solo un aspetto, anche se forse quello più macroscopico. Ci sono altri millanta esempi. Prendiamo, a caso, i viaggi charter: il Catullo è riuscito a dirottare su Brescia le 300 rotazioni dei Viaggi del ventaglio dell’estate 2005 con cospicui incentivi e un sacrificio finanziario di 800mila euro. Ma a Montichiari ci sono grossi limiti: non si può volare di notte, tanto più su tratte con destinazioni estere, perché non è autorizzato il servizio doganale notturno. Finanza, Polizia, Vigili del fuoco, al di là della disponibilità effettiva e della buona volontà messa in campo, non possono attivare servizi che non sono previsti nei protocolli d’intesa e del resto non hanno neppure a disposizione gli uomini necessari per farle. Anche qui le pedine da muovere sono in alto e sono a livello politico. Lo stesso vale per l’allungamento della pista: per consentire ai grossi Boeing del cargo di decollare a pieno carico e col pieno di carburante, per effettuare senza scali le tratte intercontinentali, occorre una pista più lunga di 700 metri. Ma questa da un lato deve fare i conti con la linea dell’Alta capacità, con la quale interferisce. Le soluzioni sono due: o abbassare la linea della Tav (e qui occorrono forti capacità di incidere sulla Fs) o procedere ad un allungamento di 500 metri da una parte e di 200 dall’altra. Ma sulla possibilità di andare a disturbare le frazioni su questo fronte i Comuni, e ieri lo stesso Scalvenzi, si sono espressi chiaramente per il no. Quanto alle strategie, il direttore Boccardo, è stato molto preciso: un po’ di low cost, un po’ di charter, soprattutto cargo. A fronte di una massa complessiva di merci aviotrasportate che in Italia si stima in oltre un milione di tonnellate annue, il 70% si muove da scali esteri, raggiunti su gomma (Malpensa movimenta solo 200mila tonnellate/anno). La sfida per Brescia è a questo punto di recuperare spazi all’interno di quelle 6-700mila tonnellate di merci, puntando a diventare il primo scalo cargo nazionale. Ma anche qui ci sono ostacoli che per D’Annunzio e Catullo sono insuperabili: le intese bilaterali sui diritti di traffico si ottengono ancora una volta solto a livello politico. Per concludere la concessione 40ennale: per Boccardo non è percorribile l’ipotesi di un affidamento diretto a Brescia. Ma al D’Annunzio spetta senz’altro il vero business, quello della gestione dei parcheggi e delle concessioni per i negozi aeroportuali.




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