Pagina 1 di 4 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 38
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 May 2002
    Località
    roma
    Messaggi
    9,787
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Europa e Occidente: eguali o contrari?

    Europa e Occidente: eguali o contrari?

    Ian Buruma e Avishai Margalit, “Occidentalismo.L’Occidente agli occhi dei suoi nemici”, Einaudi stile libero, Torino 2004, pagg. 164, euro 11,50


    Dopo gli avvenimenti dell’ormai fatidico 11 settembre 2001 le case editrici di tutto il mondo hanno indubbiamente tratto non disprezzabili vantaggi dalla decisa impennata nella pubblicazione e nella vendita di titoli dedicati a tali fatti. Non solo, si è conseguentemente sviluppato un filone editoriale mirato allo scandagliamento dei rapporti, storici e soprattutto attuali, tra l’Europa della cosiddetta ‘Cristianità’ ed il mondo arabo-mussulmano. L’obiettivo più o meno palese, inutile negarlo, è quello della difesa dei ‘valori’ della civilizzazione liberaldemocratica che caratterizza quella porzione del pianeta che si usa definire - con una espressione più storico-culturale che propriamente geografica - come “Occidente”.
    La prospettiva terrorizzante di un prossimo ‘scontro di civiltà’ (altro titolo fortunato di qualche anno orsono) che vedrebbe il vecchio primo mondo (appunto l’Occidente) ormai obeso e cardiopatico ansimare sotto i colpi di popoli giovani, affamati e febbricitanti ha turbato i sonni di non pochi intellettuali organici al Nuovo Ordine Mondiale. Meglio allora correre ai ripari e proclamare che la guerra in atto è la guerra dei nemici mondiali della democrazia contro la democrazia stessa. E del resto non ci sentiamo di confutare una simile asserzione, per i motivi che appresso esamineremo.
    Gli autori sono due docenti universitari israeliti (ed uno anche israeliano) che si inscrivono nell’affollato filone dei nuovi paladini - lo abbiamo già detto - della democrazia liberale, dopo essere generalmente transitati nei ranghi del marxismo di maggiore o minore osservanza. E non a caso un libro come questo ha una postfazione di Adriano Sofri; non a caso l’editore è Einaudi, lo stesso editore di un altro testo di discreto successo nel mondo ‘occidentale’, “Terrore e liberalismo” dell’americano Paul Berman, il quale vede nell’offensiva ‘islamista’ la prosecuzione naturale dell’offensiva nazifascista contro le democrazie liberali. Ma tant’è, simili tesi ci pare di averle già orecchiate dalla bocca e dalla penna della ben nota nostra connazionale Oriana Fallaci la quale ha perlomeno avuto il pregio di ‘anticipare’ il tempo in cui gli ‘scribi’ dell’Occidente dovranno decidere definitivamente da che parte stare.
    Questo libro dunque fa parte di un ampio fronte di opere che potremmo definire ‘propedeutiche’ alla formazione di una coscienza ‘resistenziale’ che le masse euroamericane (ma non solo) dovranno volenti o nolenti assumere in vista dello scontro con i propri nemici.
    Il titolo stesso [“Occidentalismo”] può indurre in inganno in quanto gli Autori lo utilizzano, con una manovra francamente incomprensibile, nella accezione contraria di ‘antioccidentalismo’, ovvero di tutte quelle correnti di pensiero, tendenze ed atteggiamenti che nella storia del mondo attuale hanno inteso contestare radicalmente la civilizzazione occidentale, intesa beninteso non come espressione di un dato luogo geografico ma come espressione di un luogo dello spirito e dell’anima.
    I nemici dell’Occidente sono dunque annidati (e non potrebbe essere altrimenti...) laddove è più radicale, corrosiva e serrata la critica di tutte quelle idee forza che hanno contribuito a creare, sviluppare ed espandere il concetto stesso di Occidente: il positivismo, l’illuminismo, lo scientismo, il razionalismo e, nel campo più propriamente politico economico e sociale il liberalismo ed il capitalismo.
    I singoli capitoli dell’opera (che, va detto, non si distingue particolarmente per originalità nè per ‘sensazionalità’) affrontano ognuno un aspetto particolare della critica all’Occidente, come l’avversione per la città, la dicotomia eroi-mercanti, la ‘forma-mentis’ dell’uomo occidentale. Sono tutti spunti polemici che gli autori attribuiscono principalmente alla galassia ‘islamista’ (come da loro viene definita) ma che opportunamente gli stessi ascrivono ad un ben preciso milieu politico-culturale che ha agito ed agisce in spazi ed in tempi lontanissimi tra di loro ed anzi sovente senza neppure alcuna traccia di collegamento, così che si può senz’altro dire che uomini e collettività che hanno innalzato ed innalzano bandiere molto simili, metaforicamente, per forma o tonalità cromatiche non abbiano magari mai saputo nulla gli uni degli altri.
    L’avversione nei confronti della grande città rappresenta uno dei tanti fronti dello scontro tra il pensiero organicista e ‘Volkisch’ e quello Occidentale, sintesi quest’ultimo e come già evidenziato di tutte le idee e le prassi antitradizionali, materialistiche e telluriche. La città non è certamente una invenzione moderna ed anzi già nell’antichità non pochi pensatori vi scorgono i segni della corruzione e della degradazione. Ma è in epoca moderna che la città subisce un inarrestabile sviluppo legato all’industrializzazione, con la conseguente inurbazione quasi forzata di masse sempre più grandi di contadini poveri e braccianti agricoli che dalle campagne circostanti e poi via via sempre più da lontano giungeranno ad occupare le nuove periferie, trovando condizioni abitative, salariali e di esistenza generale in alcuni casi peggiori delle precedenti ma, ben più rilevante, trovando anche la lenta e progressiva polverizzazione dei rapporti sociali, in modo particolare di quelli interpersonali; polverizzazione che l’ebreo K.Marx non mancherà di salutare entusiasticamente quale preludio dell’uomo nuovo proletario. Se il marxismo o talune sue correnti possano essere associate all’ ‘occidentalismo’ ovvero al pensiero antioccidentale come adombrato in alcuni passaggi del libro è una idea a nostro parere del tutto arbitraria e priva di ogni fondamento sia dottrinario che storico, citare infatti il solito Pol Pot o il solito Mao Tse Tung prima maniera, ma anche figure simbolo del marxismo ‘terzomondista’ come Castro, Guevara, Ho Chi Minh non può modificare la valutazione ultimativa di questa dottrina politico-filosofica. Volendo usare una immagine simbolica di drammatica attualità potremmo figurarci un aeroplano da combattimento con posizionati sotto le ali svariati missili. Se dunque l’aereo raffigura il ‘moloch’ mondialista (o, con una espressione piuttosto usata, il Governo di Occupazione sionista) il ‘missile’ marxista è già stato lanciato ed ha svolto egregiamente il proprio compito, colpendo e distruggendo i bersagli assegnatogli. Su questo sarebbe bene sbarazzarsi di ogni equivoco; il marxismo è stato al comunismo (anzi, al socialismo) come Pinochet è stato al fascismo... La peculiarità di tutte quelle rivoluzioni o lotte ‘ruraliste’ che marciarono sotto la bandiera rossa del marxismo furono appunto peculiarità perchè da esso (dal marxismo) si allontanarono in nome di valori, idee e riflessioni che mai avrebbero potuto coabitare con il marxismo ‘scientifico’: il richiamo alla patria ed alla nazione (pensiamo a Stalin, Hoxha, Ceausescu) basterebbero da soli a squalificare quelle esperienze agli occhi del marxismo negatore di patrie, nazioni, razze... Parlare di occidentalismo del marxismo non può quindi avere alcun fondamento. L’essenza del marxismo sta piuttosto, a nostra avviso, in Majakovskij che confesserà di avere perduto, ancora bambino, ogni interesse per la natura (intesa come ambiente naturale) quando vide per la prima volta una lampadina elettrica!
    Ma tornando al nostro argomento possiamo senz’altro affermare come la dominanza della città con il suo più o meno rapido trasformarsi in metropoli sposta il proprio baricentro dall’Europa e dagli Stati Uniti all’Africa, all’Asia, al Sudamerica; la polemica contro l’urbanesimo quindi, che in Europa si estingue proprio con la caduta dei fascismi, conosce un qual certo rinnovato vigore proprio mediante l’islamismo radicale che però, come del resto i fascismi europei, ha i propri serbatoi di militanti proprio nelle città.
    Ma questo fatto introduce un altro motivo di riflessione che è quello dell’uso della ‘modernità’ da parte di chi la modernità intende combattere. A questo punto non possiamo ricordare quella straordinaria epopea antimoderna ed antiborghese, quindi antioccidentale eppure (proprio per questo) profondamente europea che fu quel composito e variopinto movimento politico e culturale che visse ed operò nella Germania tra il XIXe XX secolo e che innesterà profondamente lo stesso movimento nazionalsocialista. La Germania di quell’epoca difatti si veste di un proprio ruolo ben preciso che la vede come contraltare ed alternativa totale ad un’altra grande potenza europea: la Francia.Francia e Germania diventano i simboli materiali di due concezioni del mondo opposte ed antitetiche, due anime che si fronteggiano e si combattono, talvolta simbolicamente talvolta realmente, dai tempi della dissoluzione europea e della creazione - creazione molto spesso di chiara impronta borghese - dei cosiddetti stati nazionali. La Francia, con la grande Rivoluzione e con l’epopea napoleonica, assume su se stessa la missione della civilizzazione borghese e mercantile, dell’ideale democratico e del livellamento del sacro. La Germania al contrario rappresenterà la resistenza dei valori comunitaristi ed aristocratici, antiborghesi ed anticapitalistici, in una parola: antimoderni. E questo proprio gestendo la modernità, ovvero la scienza e la tecnologia; la gestione quindi della modernità, sottoposta alle dure leggi, volendo usare una espressione un po’ retorica, di Dio e del Popolo.
    Non possiamo non andare con la mente alla forse unica esperienza che nel mondo contemporaneo può richiamare quelle forme e quelle luci, ovvero la Repubblica Islamica Iraniana.
    Oggi però la potenza che ha riversato su se stessa l’eredità della grande Rivoluzione francese si chiama Stati Uniti d’America, ovvero l’Occidente con l’iniziale maiuscola.
    L’opposizione tra questi due mondi si concretizza ulteriormente nella dicotomia tra il sentimento eroico della vita e la fissità quasi monomaniacale dello ‘spirito’ mercantile, ove l’accumulazione di denaro e beni materiali diviene l’unico metro della grandezza umana. Inutile sottolineare come non fosse necessario aspettare la critica dell’islamismo radicale quando proprio l’Europa migliore, che della critica e della negazione dell’Occidente aveva fatto la propria bandiera, sparava gli ultimi colpi nell’apocalisse di Berlino consegnando il continente e di fatto il mondo intero alla razza dei mercanti.
    Nella sua famosissima opera “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”, Max Weber cita Benjamin Franklin, uno dei padri degli Stati Uniti: “Ricordati che il tempo è denaro; chi potrebbe guadagnare col suo lavoro dieci scellini al giorno, e va a passeggio mezza giornata, o fa il poltrone nella sua stanza, se anche spende solo sei pence per i suoi piaceri, non deve contare solo questi; oltre a questi egli ha speso, anzi ha buttato via, anche cinque scellini”. Inutile sottolineare come simili concezioni continuino a costituire il fondamento della modernità. Negli anni in cui in Germania si sviluppa il grande movimento del quale abbiamo accennato, la critica alle idealità borghesi e mercantili raggiunge punte intensissime. L’esaltazione della lotta e della guerra trova nella prima guerra mondiale delle trincee fangose il crogiolo nel quale forgiare la gioventù per la rivoluzione futura. E gli echi di quelle esperienze arriveranno molto lontano; nel Giappone dell’etica eroica dei samurai, che si opporranno all’Occidente con le stesse motivazioni dei giovani tedeschi di Ernst Jünger; nell’India britannica, ove il recupero della Tradizione indù si innesterà proprio su quelle idee venute dall’occidente geografico ma non dall’Occidente metafisico: ovvero il Fascismo. Mentre nella Russia che di là a poco verrà sconvolta dalla rivoluzione giudaica intellettuali, preti e uomini del popolo si interrogheranno sulla scelta tra la Russia profonda e l’Occidente.
    Se una qualche conclusione o una qualche ‘morale’ può essere desunta dalla lettura di questo libro, sono proprio queste, e non possiamo non concordare con gli Autori, seppure ovviamente da fronti diversi: che la guerra all’Occidente, guerra che ora sta portando avanti una parte dell’Islam tradizionale e rivoluzionario (e quindi non tutto l’Islam), non è una guerra che debba necessariamente essere percepita come estranea all’Europa, volendo erroneamente identificare appunto l’Occidente con l’Europa. Anzi è una guerra che la vera Europa ha affrontato e combattuto per prima, ricevendone ferite gravissime e forse mortali. Noi, metaforicamente, possiamo essere fieri di avere combattuto per primi proprio perchè, per motivi insondabili, le forze delle tenebre hanno scelto di scatenare la loro offensiva planetaria proprio dall’Europa. L’Europa ha fallito e non ha retto l’onda d’urto, peraltro tremenda. Ora tocca ad altri raccogliere la spada. Chiunque identifichi la resistenza all’impero americano d’Occidente come un attacco alle genti europee sbaglia.E dovrebbe rammentare che lo spirito ebraico, ovvero lo spirito della sovversione mondiale, ‘soffia’ dove vuole e non opera distinzioni di razza ed etnia; nessuno ne è purtroppo immune ma saranno ancora le singole persone ad urlare il loro rifiuto, in qualsivoglia continente vivano.
    Ma infine, che cos’è l’Occidente per i suoi partigiani? Ascoltiamo queste parole, scritte ahimè da un sacerdote cattolico, ascoltiamole in silenzio e sospendiamo i commenti e le interpretazioni. Si potrebbe ben dire: l’inversione di tutti i valori?
    “Se l’impero d’Occidente è il nuovo impero romano, la dimensione materiale della globalizzazione deve essere accompagnata dal senso di una civiltà comune e di una missione comune. L’Islam sfida l’Occidente in quanto civiltà: forse proprio questa sfida era necessaria per far comprendere all’Occidente che esso è una civiltà e una missione. La coscienza della sua differenza è il principio della sua azione universale.
    “Un impero è questo: il potere di una nazione che ha il sentimento della vita del mondo e che se ne assume coscientemente il carico. Questo fu l’impero romano, e questo forse possono dare al mondo gli Stati Uniti. Ne hanno le condizioni, ne hanno le possibilità; lo hanno fatto, come fece Roma, spinti da un’idea: per Roma un’idea di giustizia, per gli Stati Uniti un’idea di libertà.
    “Gli Stati Uniti nacquero come nazione all’insegna dell’universalità, non fecero della nazione una identità etnica come avvenne nella rivoluzione francese e nel suo esito napoleonico. Potevano fare solo questo perchè l’universalismo cristiano era nelle loro radici e per questo ebbero il potere di fondare una nazione cristiana come nazione universale. La libertà fu per gli Stati Uniti un principio cristiano avente un valore universale, tanto da trascendere anche il volto del Cristianesimo come istituzione religiosa e come identità collettiva.
    “Non è un caso che sia Reagan che Bush abbiano usato la categoria del male per spiegare la loro azione politica. Reagan aveva chiamato ‘impero del male’ l’Unione sovietica: Bush si è riferito a Iraq, Iran e Corea del Nord come ‘asse del male’. La lotta politica si è configurata, agli occhi dei due presidenti americani, come una lotta spirituale tra Cristo e l’Anticristo, tra gli angeli e i demoni. Non si è trattato solo di una metafora, ma di una concezione della politica che è alle origini della storia americana, in quello che si è chiamato il ‘millenarismo’ americano.
    “L’aquila dello stemma americano non è l’aquila imperiale degli Stati europei, è invece l’aquila del capitolo 12 dell’Apocalisse, l’aquila che porta la Donna, cioè la Chiesa, nel deserto, per proteggerla dagli attacchi di Satana. Gli Stati Uniti erano il luogo di protezione della vera fede contro l’invasione politica della Chiesa fatta dalle monarchie europee. La libertà americana ha un fondo apocalittico, è la terra di Dio libera, in cui si custodisce la Chiesa di Dio. Questa radice spirituale ha segnato il principio dell’eccezione americana, del compito storico che essa aveva, di preservare la Cristianità.
    “Nel corso del tempo l’eccezione americana è divenuta la vocazione a realizzare la libertà nel mondo: questo è un fine spirituale e cristiano, non un fine politico. Se non si comprende l’America come la terra della politica della Cristianità, non si comprende perchè sia nata negli Stati Uniti una politica intesa come cura del mondo, dell’ordine mondiale come vocazione spirituale cristiana.
    “Non vi è nulla di paragonabile tra il colonialismo europeo e l’impero americano. Il colonialismo europeo è una mera espansione della potenza dello Stato nazionale, avviene come guerra politica in Europa estesa alle altri parti del mondo: impero coloniale inglese contro impero coloniale francese o tedesco.
    “La differenza tra America ed Europa, è che la politica in America ha radici spirituali, in Europa ha radici puramente economiche: l’interesse economico è l’unico argomento che il razionalismo europeo può ammettere. Esso non conosce lo spirito e la libertà. [...] Per questo l’Europa non può comprendere Bush come non comprese Reagan e sopportò il primo Bush nella guerra del Golfo. Ma senza la cristianità americana, l’Europa sarebbe stata la terra del neopaganesimo nazista e del comunismo sovietico. Oggi l’impero americano e la coalizione dei volontari hanno intrapreso la grande battaglia per portare in terra musulmana la civiltà universale che ha le armi della tecnologia e della scienza, ma che come fondamento la libertà nata in terra cristiana e per questo universale.
    “Forse è il carattere simbolico del male, espresso dall’attacco alle Due Torri, che ha spinto l’America ad appoggiare la guerra di Bush: le radici americane della politica come luogo dello scontro tra il bene e il male hanno avuto un’importanza che l’Europa non può comprendere. E che gli islamici, proprio perchè conoscono la differenza tra bene e male e hanno una teologia del Maligno, possono comprendere meglio...” [1].
    1] G.Baget Bozzo, “L’Impero d’Occidente.La storia ritorna”, Lindau, 2004.
    Graziano Dalla Torre


    www.avanguardia.tv
    Giampaolo Cufino

  2. #2
    ardimentoso
    Ospite

    Predefinito

    occidente è europa.

  3. #3
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Aug 2013
    Messaggi
    14,308
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Europa e Occidente: eguali o contrari?

    In origine postato da cornelio
    Europa e Occidente: eguali o contrari?

    Ian Buruma e Avishai Margalit, “Occidentalismo.L’Occidente agli occhi dei suoi nemici”, Einaudi stile libero, Torino 2004, pagg. 164, euro 11,50


    Dopo gli avvenimenti dell’ormai fatidico 11 settembre 2001 le case editrici di tutto il mondo hanno indubbiamente tratto non disprezzabili vantaggi dalla decisa impennata nella pubblicazione e nella vendita di titoli dedicati a tali fatti. Non solo, si è conseguentemente sviluppato un filone editoriale mirato allo scandagliamento dei rapporti, storici e soprattutto attuali, tra l’Europa della cosiddetta ‘Cristianità’ ed il mondo arabo-mussulmano. L’obiettivo più o meno palese, inutile negarlo, è quello della difesa dei ‘valori’ della civilizzazione liberaldemocratica che caratterizza quella porzione del pianeta che si usa definire - con una espressione più storico-culturale che propriamente geografica - come “Occidente”.
    La prospettiva terrorizzante di un prossimo ‘scontro di civiltà’ (altro titolo fortunato di qualche anno orsono) che vedrebbe il vecchio primo mondo (appunto l’Occidente) ormai obeso e cardiopatico ansimare sotto i colpi di popoli giovani, affamati e febbricitanti ha turbato i sonni di non pochi intellettuali organici al Nuovo Ordine Mondiale. Meglio allora correre ai ripari e proclamare che la guerra in atto è la guerra dei nemici mondiali della democrazia contro la democrazia stessa. E del resto non ci sentiamo di confutare una simile asserzione, per i motivi che appresso esamineremo.
    Gli autori sono due docenti universitari israeliti (ed uno anche israeliano) che si inscrivono nell’affollato filone dei nuovi paladini - lo abbiamo già detto - della democrazia liberale, dopo essere generalmente transitati nei ranghi del marxismo di maggiore o minore osservanza. E non a caso un libro come questo ha una postfazione di Adriano Sofri; non a caso l’editore è Einaudi, lo stesso editore di un altro testo di discreto successo nel mondo ‘occidentale’, “Terrore e liberalismo” dell’americano Paul Berman, il quale vede nell’offensiva ‘islamista’ la prosecuzione naturale dell’offensiva nazifascista contro le democrazie liberali. Ma tant’è, simili tesi ci pare di averle già orecchiate dalla bocca e dalla penna della ben nota nostra connazionale Oriana Fallaci la quale ha perlomeno avuto il pregio di ‘anticipare’ il tempo in cui gli ‘scribi’ dell’Occidente dovranno decidere definitivamente da che parte stare.
    Questo libro dunque fa parte di un ampio fronte di opere che potremmo definire ‘propedeutiche’ alla formazione di una coscienza ‘resistenziale’ che le masse euroamericane (ma non solo) dovranno volenti o nolenti assumere in vista dello scontro con i propri nemici.
    Il titolo stesso [“Occidentalismo”] può indurre in inganno in quanto gli Autori lo utilizzano, con una manovra francamente incomprensibile, nella accezione contraria di ‘antioccidentalismo’, ovvero di tutte quelle correnti di pensiero, tendenze ed atteggiamenti che nella storia del mondo attuale hanno inteso contestare radicalmente la civilizzazione occidentale, intesa beninteso non come espressione di un dato luogo geografico ma come espressione di un luogo dello spirito e dell’anima.
    I nemici dell’Occidente sono dunque annidati (e non potrebbe essere altrimenti...) laddove è più radicale, corrosiva e serrata la critica di tutte quelle idee forza che hanno contribuito a creare, sviluppare ed espandere il concetto stesso di Occidente: il positivismo, l’illuminismo, lo scientismo, il razionalismo e, nel campo più propriamente politico economico e sociale il liberalismo ed il capitalismo.
    I singoli capitoli dell’opera (che, va detto, non si distingue particolarmente per originalità nè per ‘sensazionalità’) affrontano ognuno un aspetto particolare della critica all’Occidente, come l’avversione per la città, la dicotomia eroi-mercanti, la ‘forma-mentis’ dell’uomo occidentale. Sono tutti spunti polemici che gli autori attribuiscono principalmente alla galassia ‘islamista’ (come da loro viene definita) ma che opportunamente gli stessi ascrivono ad un ben preciso milieu politico-culturale che ha agito ed agisce in spazi ed in tempi lontanissimi tra di loro ed anzi sovente senza neppure alcuna traccia di collegamento, così che si può senz’altro dire che uomini e collettività che hanno innalzato ed innalzano bandiere molto simili, metaforicamente, per forma o tonalità cromatiche non abbiano magari mai saputo nulla gli uni degli altri.
    L’avversione nei confronti della grande città rappresenta uno dei tanti fronti dello scontro tra il pensiero organicista e ‘Volkisch’ e quello Occidentale, sintesi quest’ultimo e come già evidenziato di tutte le idee e le prassi antitradizionali, materialistiche e telluriche. La città non è certamente una invenzione moderna ed anzi già nell’antichità non pochi pensatori vi scorgono i segni della corruzione e della degradazione. Ma è in epoca moderna che la città subisce un inarrestabile sviluppo legato all’industrializzazione, con la conseguente inurbazione quasi forzata di masse sempre più grandi di contadini poveri e braccianti agricoli che dalle campagne circostanti e poi via via sempre più da lontano giungeranno ad occupare le nuove periferie, trovando condizioni abitative, salariali e di esistenza generale in alcuni casi peggiori delle precedenti ma, ben più rilevante, trovando anche la lenta e progressiva polverizzazione dei rapporti sociali, in modo particolare di quelli interpersonali; polverizzazione che l’ebreo K.Marx non mancherà di salutare entusiasticamente quale preludio dell’uomo nuovo proletario. Se il marxismo o talune sue correnti possano essere associate all’ ‘occidentalismo’ ovvero al pensiero antioccidentale come adombrato in alcuni passaggi del libro è una idea a nostro parere del tutto arbitraria e priva di ogni fondamento sia dottrinario che storico, citare infatti il solito Pol Pot o il solito Mao Tse Tung prima maniera, ma anche figure simbolo del marxismo ‘terzomondista’ come Castro, Guevara, Ho Chi Minh non può modificare la valutazione ultimativa di questa dottrina politico-filosofica. Volendo usare una immagine simbolica di drammatica attualità potremmo figurarci un aeroplano da combattimento con posizionati sotto le ali svariati missili. Se dunque l’aereo raffigura il ‘moloch’ mondialista (o, con una espressione piuttosto usata, il Governo di Occupazione sionista) il ‘missile’ marxista è già stato lanciato ed ha svolto egregiamente il proprio compito, colpendo e distruggendo i bersagli assegnatogli. Su questo sarebbe bene sbarazzarsi di ogni equivoco; il marxismo è stato al comunismo (anzi, al socialismo) come Pinochet è stato al fascismo... La peculiarità di tutte quelle rivoluzioni o lotte ‘ruraliste’ che marciarono sotto la bandiera rossa del marxismo furono appunto peculiarità perchè da esso (dal marxismo) si allontanarono in nome di valori, idee e riflessioni che mai avrebbero potuto coabitare con il marxismo ‘scientifico’: il richiamo alla patria ed alla nazione (pensiamo a Stalin, Hoxha, Ceausescu) basterebbero da soli a squalificare quelle esperienze agli occhi del marxismo negatore di patrie, nazioni, razze... Parlare di occidentalismo del marxismo non può quindi avere alcun fondamento. L’essenza del marxismo sta piuttosto, a nostra avviso, in Majakovskij che confesserà di avere perduto, ancora bambino, ogni interesse per la natura (intesa come ambiente naturale) quando vide per la prima volta una lampadina elettrica!
    Ma tornando al nostro argomento possiamo senz’altro affermare come la dominanza della città con il suo più o meno rapido trasformarsi in metropoli sposta il proprio baricentro dall’Europa e dagli Stati Uniti all’Africa, all’Asia, al Sudamerica; la polemica contro l’urbanesimo quindi, che in Europa si estingue proprio con la caduta dei fascismi, conosce un qual certo rinnovato vigore proprio mediante l’islamismo radicale che però, come del resto i fascismi europei, ha i propri serbatoi di militanti proprio nelle città.
    Ma questo fatto introduce un altro motivo di riflessione che è quello dell’uso della ‘modernità’ da parte di chi la modernità intende combattere. A questo punto non possiamo ricordare quella straordinaria epopea antimoderna ed antiborghese, quindi antioccidentale eppure (proprio per questo) profondamente europea che fu quel composito e variopinto movimento politico e culturale che visse ed operò nella Germania tra il XIXe XX secolo e che innesterà profondamente lo stesso movimento nazionalsocialista. La Germania di quell’epoca difatti si veste di un proprio ruolo ben preciso che la vede come contraltare ed alternativa totale ad un’altra grande potenza europea: la Francia.Francia e Germania diventano i simboli materiali di due concezioni del mondo opposte ed antitetiche, due anime che si fronteggiano e si combattono, talvolta simbolicamente talvolta realmente, dai tempi della dissoluzione europea e della creazione - creazione molto spesso di chiara impronta borghese - dei cosiddetti stati nazionali. La Francia, con la grande Rivoluzione e con l’epopea napoleonica, assume su se stessa la missione della civilizzazione borghese e mercantile, dell’ideale democratico e del livellamento del sacro. La Germania al contrario rappresenterà la resistenza dei valori comunitaristi ed aristocratici, antiborghesi ed anticapitalistici, in una parola: antimoderni. E questo proprio gestendo la modernità, ovvero la scienza e la tecnologia; la gestione quindi della modernità, sottoposta alle dure leggi, volendo usare una espressione un po’ retorica, di Dio e del Popolo.
    Non possiamo non andare con la mente alla forse unica esperienza che nel mondo contemporaneo può richiamare quelle forme e quelle luci, ovvero la Repubblica Islamica Iraniana.
    Oggi però la potenza che ha riversato su se stessa l’eredità della grande Rivoluzione francese si chiama Stati Uniti d’America, ovvero l’Occidente con l’iniziale maiuscola.
    L’opposizione tra questi due mondi si concretizza ulteriormente nella dicotomia tra il sentimento eroico della vita e la fissità quasi monomaniacale dello ‘spirito’ mercantile, ove l’accumulazione di denaro e beni materiali diviene l’unico metro della grandezza umana. Inutile sottolineare come non fosse necessario aspettare la critica dell’islamismo radicale quando proprio l’Europa migliore, che della critica e della negazione dell’Occidente aveva fatto la propria bandiera, sparava gli ultimi colpi nell’apocalisse di Berlino consegnando il continente e di fatto il mondo intero alla razza dei mercanti.
    Nella sua famosissima opera “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”, Max Weber cita Benjamin Franklin, uno dei padri degli Stati Uniti: “Ricordati che il tempo è denaro; chi potrebbe guadagnare col suo lavoro dieci scellini al giorno, e va a passeggio mezza giornata, o fa il poltrone nella sua stanza, se anche spende solo sei pence per i suoi piaceri, non deve contare solo questi; oltre a questi egli ha speso, anzi ha buttato via, anche cinque scellini”. Inutile sottolineare come simili concezioni continuino a costituire il fondamento della modernità. Negli anni in cui in Germania si sviluppa il grande movimento del quale abbiamo accennato, la critica alle idealità borghesi e mercantili raggiunge punte intensissime. L’esaltazione della lotta e della guerra trova nella prima guerra mondiale delle trincee fangose il crogiolo nel quale forgiare la gioventù per la rivoluzione futura. E gli echi di quelle esperienze arriveranno molto lontano; nel Giappone dell’etica eroica dei samurai, che si opporranno all’Occidente con le stesse motivazioni dei giovani tedeschi di Ernst Jünger; nell’India britannica, ove il recupero della Tradizione indù si innesterà proprio su quelle idee venute dall’occidente geografico ma non dall’Occidente metafisico: ovvero il Fascismo. Mentre nella Russia che di là a poco verrà sconvolta dalla rivoluzione giudaica intellettuali, preti e uomini del popolo si interrogheranno sulla scelta tra la Russia profonda e l’Occidente.
    Se una qualche conclusione o una qualche ‘morale’ può essere desunta dalla lettura di questo libro, sono proprio queste, e non possiamo non concordare con gli Autori, seppure ovviamente da fronti diversi: che la guerra all’Occidente, guerra che ora sta portando avanti una parte dell’Islam tradizionale e rivoluzionario (e quindi non tutto l’Islam), non è una guerra che debba necessariamente essere percepita come estranea all’Europa, volendo erroneamente identificare appunto l’Occidente con l’Europa. Anzi è una guerra che la vera Europa ha affrontato e combattuto per prima, ricevendone ferite gravissime e forse mortali. Noi, metaforicamente, possiamo essere fieri di avere combattuto per primi proprio perchè, per motivi insondabili, le forze delle tenebre hanno scelto di scatenare la loro offensiva planetaria proprio dall’Europa. L’Europa ha fallito e non ha retto l’onda d’urto, peraltro tremenda. Ora tocca ad altri raccogliere la spada. Chiunque identifichi la resistenza all’impero americano d’Occidente come un attacco alle genti europee sbaglia.E dovrebbe rammentare che lo spirito ebraico, ovvero lo spirito della sovversione mondiale, ‘soffia’ dove vuole e non opera distinzioni di razza ed etnia; nessuno ne è purtroppo immune ma saranno ancora le singole persone ad urlare il loro rifiuto, in qualsivoglia continente vivano.
    Ma infine, che cos’è l’Occidente per i suoi partigiani? Ascoltiamo queste parole, scritte ahimè da un sacerdote cattolico, ascoltiamole in silenzio e sospendiamo i commenti e le interpretazioni. Si potrebbe ben dire: l’inversione di tutti i valori?
    “Se l’impero d’Occidente è il nuovo impero romano, la dimensione materiale della globalizzazione deve essere accompagnata dal senso di una civiltà comune e di una missione comune. L’Islam sfida l’Occidente in quanto civiltà: forse proprio questa sfida era necessaria per far comprendere all’Occidente che esso è una civiltà e una missione. La coscienza della sua differenza è il principio della sua azione universale.
    “Un impero è questo: il potere di una nazione che ha il sentimento della vita del mondo e che se ne assume coscientemente il carico. Questo fu l’impero romano, e questo forse possono dare al mondo gli Stati Uniti. Ne hanno le condizioni, ne hanno le possibilità; lo hanno fatto, come fece Roma, spinti da un’idea: per Roma un’idea di giustizia, per gli Stati Uniti un’idea di libertà.
    “Gli Stati Uniti nacquero come nazione all’insegna dell’universalità, non fecero della nazione una identità etnica come avvenne nella rivoluzione francese e nel suo esito napoleonico. Potevano fare solo questo perchè l’universalismo cristiano era nelle loro radici e per questo ebbero il potere di fondare una nazione cristiana come nazione universale. La libertà fu per gli Stati Uniti un principio cristiano avente un valore universale, tanto da trascendere anche il volto del Cristianesimo come istituzione religiosa e come identità collettiva.
    “Non è un caso che sia Reagan che Bush abbiano usato la categoria del male per spiegare la loro azione politica. Reagan aveva chiamato ‘impero del male’ l’Unione sovietica: Bush si è riferito a Iraq, Iran e Corea del Nord come ‘asse del male’. La lotta politica si è configurata, agli occhi dei due presidenti americani, come una lotta spirituale tra Cristo e l’Anticristo, tra gli angeli e i demoni. Non si è trattato solo di una metafora, ma di una concezione della politica che è alle origini della storia americana, in quello che si è chiamato il ‘millenarismo’ americano.
    “L’aquila dello stemma americano non è l’aquila imperiale degli Stati europei, è invece l’aquila del capitolo 12 dell’Apocalisse, l’aquila che porta la Donna, cioè la Chiesa, nel deserto, per proteggerla dagli attacchi di Satana. Gli Stati Uniti erano il luogo di protezione della vera fede contro l’invasione politica della Chiesa fatta dalle monarchie europee. La libertà americana ha un fondo apocalittico, è la terra di Dio libera, in cui si custodisce la Chiesa di Dio. Questa radice spirituale ha segnato il principio dell’eccezione americana, del compito storico che essa aveva, di preservare la Cristianità.
    “Nel corso del tempo l’eccezione americana è divenuta la vocazione a realizzare la libertà nel mondo: questo è un fine spirituale e cristiano, non un fine politico. Se non si comprende l’America come la terra della politica della Cristianità, non si comprende perchè sia nata negli Stati Uniti una politica intesa come cura del mondo, dell’ordine mondiale come vocazione spirituale cristiana.
    “Non vi è nulla di paragonabile tra il colonialismo europeo e l’impero americano. Il colonialismo europeo è una mera espansione della potenza dello Stato nazionale, avviene come guerra politica in Europa estesa alle altri parti del mondo: impero coloniale inglese contro impero coloniale francese o tedesco.
    “La differenza tra America ed Europa, è che la politica in America ha radici spirituali, in Europa ha radici puramente economiche: l’interesse economico è l’unico argomento che il razionalismo europeo può ammettere. Esso non conosce lo spirito e la libertà. [...] Per questo l’Europa non può comprendere Bush come non comprese Reagan e sopportò il primo Bush nella guerra del Golfo. Ma senza la cristianità americana, l’Europa sarebbe stata la terra del neopaganesimo nazista e del comunismo sovietico. Oggi l’impero americano e la coalizione dei volontari hanno intrapreso la grande battaglia per portare in terra musulmana la civiltà universale che ha le armi della tecnologia e della scienza, ma che come fondamento la libertà nata in terra cristiana e per questo universale.
    “Forse è il carattere simbolico del male, espresso dall’attacco alle Due Torri, che ha spinto l’America ad appoggiare la guerra di Bush: le radici americane della politica come luogo dello scontro tra il bene e il male hanno avuto un’importanza che l’Europa non può comprendere. E che gli islamici, proprio perchè conoscono la differenza tra bene e male e hanno una teologia del Maligno, possono comprendere meglio...” [1].
    1] G.Baget Bozzo, “L’Impero d’Occidente.La storia ritorna”, Lindau, 2004.
    Graziano Dalla Torre


    www.avanguardia.tv
    Mutatis mutandis i Crociati dicevano in sostanza le stesse cose !
    Interessi materiali dietro le crociate ? Ma quando ? Ma come ?

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 May 2002
    Località
    roma
    Messaggi
    9,787
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da ardimentoso
    occidente è europa.
    Ardi, ma che sei d'accordo con Baget-Bozzo, un prete?!

    Giampaolo Cufino
    Giampaolo Cufino

  5. #5
    ardimentoso
    Ospite

    Predefinito

    In origine postato da cornelio
    Ardi, ma che sei d'accordo con Baget-Bozzo, un prete?!

    Giampaolo Cufino
    L'occidente non se lo sono inventato i preti.
    esisteva già da prima delle religioni semite.
    è l'occidente di Roma, dei popoli indoeuropei, delle saghe germaniche, dei guerrieri scandinavi, dei druidi celti.
    Questo è il mio occidente.
    Questo è il vero occidente, e questo appartiene interamente ed esclusivamente all'Europa.
    Dall'alba dei secoli e fino alla fine dei tempi.
    L'occidente come viene descritto oggi come da duemla anni, è una sorta di velo che cerca di coprire la verità della forte identità europea, della sua fierezza, della sua sacralità.
    Il mio occidente è quello di Giuliano detto "l'apostata".
    quello di baget-bozzo e di tutto cleromarciume è quello di quel verme di Costantino detto "il grande"

  6. #6
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 May 2002
    Località
    roma
    Messaggi
    9,787
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da ardimentoso
    L'occidente non se lo sono inventato i preti.
    esisteva già da prima delle religioni semite.
    è l'occidente di Roma, dei popoli indoeuropei, delle saghe germaniche, dei guerrieri scandinavi, dei druidi celti.
    Questo è il mio occidente.
    Questo è il vero occidente, e questo appartiene interamente ed esclusivamente all'Europa.
    Dall'alba dei secoli e fino alla fine dei tempi.
    L'occidente come viene descritto oggi come da duemla anni, è una sorta di velo che cerca di coprire la verità della forte identità europea, della sua fierezza, della sua sacralità.
    Il mio occidente è quello di Giuliano detto "l'apostata".
    quello di baget-bozzo e di tutto cleromarciume è quello di quel verme di Costantino detto "il grande"
    Ti rendi conto che dell'Occidente di cui parli non ne è rimasta neanche una mollica, sì?

    Giampaolo Cufino
    Giampaolo Cufino

  7. #7
    ardimentoso
    Ospite

    Predefinito

    In origine postato da cornelio
    Ti rendi conto che dell'Occidente di cui parli non ne è rimasta neanche una mollica, sì?

    Giampaolo Cufino
    solo il suolo e il sangue dei suoi abitanti.
    e questo è più che sufficente per tornare un giorno a vedere la luce del sole

  8. #8
    Arthur I
    Ospite

    Predefinito

    In origine postato da cornelio
    Ti rendi conto che dell'Occidente di cui parli non ne è rimasta neanche una mollica, sì?

    Giampaolo Cufino
    Quel che è rimasto, poco o molto, non lo dobbiamo di certo ai convertiti alla mezzaluna.

  9. #9
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 May 2002
    Località
    roma
    Messaggi
    9,787
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da ardimentoso
    solo il suolo e il sangue dei suoi abitanti.
    e questo è più che sufficente per tornare un giorno a vedere la luce del sole
    Il mio sangue non è occidentale, ma europeo.

    Giampaolo Cufino
    Giampaolo Cufino

  10. #10
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 May 2002
    Località
    roma
    Messaggi
    9,787
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Arthur I
    Quel che è rimasto, poco o molto, non lo dobbiamo di certo ai convertiti alla mezzaluna.
    Ma và!
    E invece come siamo diventati adesso a chi lo dobbiamo?

    Giampaolo Cufino
    Giampaolo Cufino

 

 
Pagina 1 di 4 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. INTERVENTO - Europa e Occidente
    Di Commissario Basettoni nel forum Conservatorismo
    Risposte: 20
    Ultimo Messaggio: 04-12-08, 08:36
  2. Europa e Occidente
    Di cristiano72 nel forum Destra Radicale
    Risposte: 59
    Ultimo Messaggio: 06-09-06, 15:11
  3. L'Occidente contro l'Europa
    Di pietro nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 20-10-04, 11:09
  4. L'Occidente contro l'Europa
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 01-07-02, 21:17

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito