Alemanno: «Occorre rispetto per chi sostiene l'astensionismo attivo»
An si spacca dopo le dichiarazioni di Fini
Il vicepresidente della Camera Fiori: «Mi sembra evidente che ormai o lui lascia An o An lascia Fini»
ROMA - Esplode la polemica all'interno di Alleanza Nazionale dopo l'intervista del leader del partito Gianfranco Fini al Corriere della Sera. E un gruppo di deputati arriva a minacciare la scissione.
RISCHIO SCISSIONE - «Mi sembra evidente che ormai o Fini lascia An o An lascia Fini». Il vicepresidente della Camera Publio Fiori commenta così con i cronisti l'intervista di Fini sul referendum. «Si è verificata - aggiunge - un'incompatibilità assoluta tra quello che sostiene Fini e i valori del partito. Quindi o lui se ne va o annunceremo la morte di An». «Ma il disappunto - prosegue Fiori - non è solo il mio. Questa mattina ci siamo incontrati in Transatlantico con alcuni colleghi di partito e abbiamo deciso che promuoveremo delle iniziative. Quali? La convocazione ad esempio degli Stati generali di An, ma senza alcuna mediazione burocratica visto che ormai il partito è nelle mani di un'oligarchia correntizia che non convoca più gli organismi. Non c'è più infatti dentro An alcun rispetto delle garanzie democratiche..»
ALEMANNO - Fa eco a Fiori anche il ministro delle Politiche Agricole Gianni Alemanno il quale pretende da Fini «un rispetto non di maniera per le posizioni di chi si è schierato sul fronte dell'astensionismo attivo. Termini come "diseducativo" e "deresponsabilizzazione", indirizzati agli esponenti politici che hanno scelto per l'astensione, non possono essere accettabili». «La posizione dell'astensionismo attivo indicata da un vasto fronte di realtà non solo religiose ma anche politiche, sociali e culturali, è espressione di un forte spessore etico e politico e di un autentico spirito di impegno civile. È fin troppo evidente - aggiunge Alemanno - che chiunque scelga di votare "No" in uno o più quesiti referendari rischia di consentire ad una minoranza di voti espressi per il "Si" di manomettere in modo irreversibile questa legge».
LANDOLFI - Ma in An c'è anche chi getta acqua sul fuoco. Per il ministro per le Comunicazioni Mario Landolfi, «non c'è nessuna tensione» per i referendum aggiungendo che «il partito ha lasciato ai propri iscritti libertà di coscienza. Io l'ho esercitata nel momento in cui ho votato favorevolmente la legge 40; non andrò a votare, mi asterrò come faranno tanti parlamentari di An come spero faccia la maggior parte se non tutti gli iscritti». «Questo non crea nessun problema - aggiunge - perchè alla base c'è una libertà di coscienza e, quindi, libertà di scelta rispetto al quesito referendario. La mia coscienza mi dice di astenermi». - Questo non significa che Fini è minoritario? «Assolutamente, non scherziamo».
08 giugno 2005
Corriere.it




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