L'Europa è stanca
di GALAPAGOS
La stampa italiana è in mano ai comunisti, sostiene Berlusconi. Quello che è certo è che le grandi tv non sono nelle mani della sinistra. Eppure da mesi carta stampata e televisioni raccontano di un paese allo sbando: al declino industriale (che accomuna le analisi di Istat, Montezemolo e Bankitalia e, all'estero, di Ocse e Fmi) alla bancarotta dei conti pubblici, si accompagna un più generale declino, fatto spesso di volgarità economiche-politiche, di prese di posizione estemporanee che all'estero non comprendono e i media internazionali traboccano di articoli dedicati all'Italia. E non è un bel leggere. Ieri il Financial times ha dedicato un editoriale alla storia della Lira, con la «L» maiuscola, come dice la Lega. E naturalmente prende in giro l'Italia: loro (inglesi) che non hanno ancora aderito alla moneta unica, sanno bene che tornare indietro per Italia è impossibile e sarebbe disastroso, ma alla Lega il casino fa gioco. Nei giorni scorsi altri articoli e editoriali sono stai dedicati alle guerre bancarie: le accuse a Fazio si sono sprecate. Il problema è che in Europa non capiscono che gioco faccia l'Italia, sono stanchi del populismo barzellettiero di Berlusconi; non capiscono le vicende del Cda della Rai. E non capiscono le chiacchiere di un ministro dell'economia - Siniscalco - che ammette che i conti fanno acqua, ma poi sostiene che non c'è bisogno di alcuna manovra correttiva, ma solo di un anticipo della legge finanziaria per il prossimo anno.
Forse Siniscalco qualche ragione ce l'ha: sarebbe scellerato varare oggi una manovra tradizionale per drenare risorse in modo indiscriminato. Il rischio sarebbe quello di una spinta ulteriore verso il baratro della non crescita. In realtà è l'intera politica economica che va ripensata: non trovate bizzarro che il governo riparli oggi di lotta all'evasione fiscale per reperire risorse, dopo che per quattro anni gli evasori sono stati premiati? L'impressione è che a parte la politica degli annunci, Berlusconi non è in grado e non vuole far un politica economica diversa. E l'anno elettorale nel quale siamo entrati rischia di diventare una tomba non solo economica, ma di sfaldare gli aspetti sociali di un paese che ha riscoperto la famiglia, ma solo come aggregazione economica.
Ieri in Lussemburgo - un granducato che conta tanto, a dimostrazione di un'Europa che ha qualche problema - la Commissione ha detto basta all'Italia: le ha messo gli «schiavettoni». E con le manette è difficile scappare. Almunia è stato irriducibile. Anche se l'ultima parola sulla procedura d'infrazione non spetterà a lui (cioè alla Commissione) ma a Econfin, il commissario per gli affari economici e monetari ha fatto una requisitoria che lascia poco spazio all'assoluzione. Sulla quale contava Berlusconi che non a caso aveva patrocinato una riforma del Patto di stabilità per mostrarsi grande statista e cercare di farla franca. «E' preoccupato, presidente?», gli è stato chiesto ieri all'assemblea (preoccupata) dell'Ance. «No», ha risposto. Gli italiani, purtroppo lo sono.




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