Fermati vicino a San Francisco due imam e altri due uomini
Uno ha confessato di aver seguito un addestramento in Pakistan
California, quattro arresti
per sospetta cellula Al Qaeda
SAN FRANCISCO - Era negli Stati Uniti per "compiere la sua missione per la Jihad", e fra i possibili obiettivi c'erano ospedali e grandi magazzini. E' quel che si legge nella deposizione, fatta agli agenti federali, di uno dei quattro presunti terroristi arrestati in California nel corso di un blitz dell'antiterrorismo a Lodi, piccola località tra Sacramento e San Francisco nota per la coltivazione di vigne. Gli arrestati sono due americani di origine pachistana, padre e figlio, e due leader musulmani locali, l'imam della moschea di Lodi e il suo predecessore. Le accuse formali per il momento sono per reati minori - false dichiarazioni e violazione delle norme sull'immigrazione - ma le ipotesi su cui lavorano gli investigatori sono ben più complesse.
Nei primi documenti dell'inchiesta resi pubblici, emerge la possibilità che nella piccola Lodi si stesse costituendo una cellula di Al Qaeda, il cui braccio operativo sarebbe stato Hamid Hayat, ventiduenne californiano di origini pachistane. Il giovane avrebbe ammesso di aver ricevuto addestramento per sei mesi, nel 2003 e nel 2004, in un nuovo campo di Al Qaeda in Pakistan frequentato da jihadisti provenienti da ogni parte del mondo.
Hayat ha raccontato di aver ricevuto lezioni di tiro nelle quali i bersagli erano foto di noti esponenti politici americani, compreso Bush. L'uso di esplosivi ed esercitazioni paramilitari facevano parte dell'addestramento, il cui scopo era "insegnare come uccidere gli americani". Alla fine dell'addestramento, stando alla confessione, ai partecipanti è stata data la possibilità di scegliere la nazione dove intendevano realizzare attentati. "Hamid ha scelto gli Stati Uniti - si legge nel rapporto - per poter eseguire la propria missione di Jihad. I suoi potenziali obiettivi per attacchi includevano ospedali e supermercati".
Hamid e suo padre, Umer Hayat, 47 anni, erano da tempo sotto il controllo dell'Fbi. Lo scorso 29 maggio i federali erano stati allertati perché il giovane compariva su un volo diretto dal Pakistan a San Francisco. L'aereo è stato fatto atterrare in Giappone, Hamid è stato interrogato e subito dopo lasciato libero di proseguire per gli Usa. Qui è stato di nuovo interrogato nel fine settimana e sottoposto alla macchina della verità, un test che avrebbe fallito. Messo sotto pressione - secondo quanto hanno riferito fonti investigative, citate dalla stampa locale - avrebbe confessato i propri legami con Al Qaeda.
Dopo le presunte confessioni, decine di uomini dell'Fbi hanno passato al setaccio l'abitazione degli Hayat a Lodi e nello stesso tempo hanno arrestato due imam locali, Mohammed Adil Khan e Shabbir Ahmed, entrambi pachistani. L'accusa per loro è di violazione delle leggi sull'immigrazione, ma gli investigatori stanno valutando se fossero a conoscenza dell'attività di Hamid e dei suoi presunti legami con esponenti di Al Qaeda.
L'avvocato degli Hayat, Johnny Griffin, non ha confermato che padre e figlio abbiano fatto delle ammissioni, limitandosi a sottolineare che le accuse sono "scioccanti", ma che fino a questo momento i due sono stati incriminati "per niente di più di aver mentito a un agente". Da Washington, un portavoce del ministero della Giustizia, Bryan Sierra, ha sottolineato che presto potrebbero emergere altri capi di imputazione nei loro confronti.
(8 giugno 2005)




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