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  1. #11
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    Predefinito Rif: 3 dicembre: San Francesco Saverio, confessore e apostolo delle Indie

    4 dicembre 2009
    Giorno precedente le None.

    Bianco. Venerdì. San Pietro Crisologo Vescovo, Confessore e Dottore, doppio.

    MESSA propria, Gloria, 2ª orazione della feria, 3ª di santa Barbara Vergine e Martire, Credo, Prefazio comune, Ite, Missa est, ultimo Vangelo di san Giovanni.

    Oggi è permessa un'unica messa votiva del Sacro Cuore Gesù. Bianco. Gloria, 2ª orazione della feria, Credo, Prefazio proprio, Ite, Missa est, ultimo Vangelo di san Giovanni.

    Fonte: www.unavoce-ve.it
    Ultima modifica di Luca; 04-12-09 alle 01:10

  2. #12
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    Predefinito Rif: 4 dicembre: San Pier Crisologo

    5 dicembre 2009
    None.

    Bianco. Sabato. Santa Maria nel Sabato, semplice.


    MESSA Salve (al 5° posto), Gloria, 2ª orazione del Sabato, 3ª di san Sabba Abate, Prefazio della Beata Vergine Maria (In veneratione), Ite, Missa est, ultimo Vangelo di san Giovanni.

    Fonte: Una Voce Venetia

  3. #13
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    Predefinito Rif: 4 dicembre: San Pier Crisologo

    5 DICEMBRE

    COMMEMORAZIONE DI SAN SABA, ABATE



    La Chiesa Romana si limita oggi all'ufficio della Feria; ma vi unisce la Commemorazione di san Saba, abate della famosa Laura [1] di Palestina, che ancor oggi esiste sotto il suo nome. Questo Santo, che morì in Gerusalemme il 5 dicembre del 532, è l'unico personaggio dell'Ordine monastico di cui la Chiesa faccia menzione nei suoi uffici in tutto il corso dell'Avvento. Si potrebbe anche dire che fra i semplici Confessori san Saba è l'unico di cui si legga il nome nel Calendario liturgico in questa parte dell'anno, poiché il glorioso titolo di Apostolo delle Indie sembra porre san Francesco Saverio in una categoria a parte. Dobbiamo vedere in ciò l'intenzione della divina Provvidenza la quale, per produrre un effetto più salutare sul popolo cristiano, ha voluto scegliere, in maniera caratteristica, i Santi che dovevano essere proposti alla nostra imitazione in questi giorni di preparazione alla venuta del Salvatore. Vi troviamo Apostoli, Pontefici, Dottori, Vergini, glorioso corteo del Cristo Dio, Re e Sposo; la semplice Confessione vi è rappresentata da un solo uomo, dall'Anacoreta e Cenobita Saba, personaggio, che, almeno con la sua professione monastica, si ricollega ad Elia e agli altri solitari dell'antica Alleanza, la cui mistica catena giunge fino a Giovanni il Precursore. Onoriamo dunque questo grande Abate, per il quale la Chiesa greca professa una filiale venerazione, e sotto la cui invocazione Roma ha posto una delle sue Chiese; e valiamoci della sua intercessione presso Dio, dicendo con la santa Liturgia:



    Ci renda accetti a te, o Signore, l'intercessione del beato Abate Saba; affinché otteniamo, per il suo patrocinio, quanto non possiamo con i nostri meriti. Per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.



    Glorioso san Saba che, nell'attesa di Colui il quale ha detto ai suoi servi di vegliare fino alla sua venuta, ti sei ritirato nel deserto nel timore che i rumori del mondo potessero distrarti dalle tue speranze, abbi pietà di noi che, in mezzo al mondo e presi da tutte le sue preoccupazioni, abbiamo tuttavia ricevuto, come te, l'avvertimento di tenerci preparati per l'arrivo di Colui che tu amavi come Salvatore, e temevi come Giudice. Prega perché siamo degni di andargli incontro quando apparirà. Ricordati anche dello Stato monastico del quale sei uno dei principali ornamenti; risolleva le sue rovine in mezzo a noi; suscita uomini di preghiera e di fede come negli antichi giorni; che il tuo spirito abiti in essi, e che in tal modo la Chiesa, vedova d'una parte della sua gloria, la riacquisti per la tua intercessione!



    * * *



    Consideriamo ancora la Profezia del Patriarca Giacobbe, il quale non solo annunciava che il Messia deve essere l'aspettativa delle genti, ma dichiara anche che lo scettro sarà tolto a Giuda, al tempo in cui apparirà il Liberatore promesso. L'oracolo è ora compiuto. Gli stendardi di Cesare Augusto sventolano sulle mura di Gerusalemme; e se il Tempio è stato conservato fino ad oggi, se l'abominio della desolazione non è ancora caduto sul luogo santo, se il sacrificio non è ancora stato interrotto, è perché il vero Tempio di Dio, il Verbo Incarnato, non è stato puranco inaugurato; la Sinagoga non ha rinnegato Colui che aspettava; l'Ostia che deve sostituire le altre non è stata ancora immolata. Ma Giuda non ha più un capo della sua stirpe, la moneta di Cesare circola in tutta la Palestina, ed è vicino il giorno in cui i capi del popolo ebreo confesseranno, davanti ad un governatore romano, che non è lecito ad essi di uccidere chicchessia. Non vi è dunque più alcun Re sul trono di David e di Salomone, su quel trono che doveva durare per sempre. O Cristo, Figlio di David, Re Pacifico, è tempo che tu appaia e venga a prendere lo scettro tolto dalla vittoria alle mani di Giuda e posto per qualche giorno in quelle d'un Imperatore. Vieni, poiché tu sei Re, e il Salmista tuo avo ha cantato di te: "Mostra la tua beltà e la tua gloria; avanza, e regna poiché la verità, la dolcezza e la giustizia sono in te, e la potenza del tuo braccio ti aprirà la strada. Scagliate da quel braccio vittorioso, le tue frecce colpiranno il cuore dei nemici della tua Regalità, e faranno cadere ai tuoi piedi tutti i popoli. Il tuo trono sarà eterno; lo scettro del tuo Impero sarà uno scettro di equità; Dio ti ha unto, Dio tu stesso, con un unguento di letizia che scorre più abbondante su di te, o Cristo, che da esso trai il nome, più che su tutti coloro i quali si sono onorati finora del nome di Re" (Sal 44).

    O Messia, quando tu sarai venuto, gli uomini non saranno più erranti come pecore senza pastore; non vi sarà più che un solo ovile nel quale tu regnerai con l'amore e la giustizia, poiché ti sarà dato ogni potere in cielo e in terra; e quando, nei giorni della tua passione, i tuoi nemici ti chiederanno: "Sei tu Re?" risponderai secondo la verità: "Sì, io sono Re". O Re, vieni a regnare sui nostri cuori; vieni a regnare su questo mondo che e tuo, perché tu l'hai fatto, e che presto sarà doppiamente tuo, perché l'avrai riscattato. Oh, regna dunque su questo mondo, e non aspettare, per spiegarvi la tua regalità nel giorno di cui è scritto: Schianterai contro la terra il capo dei Re (Sal 109). Regna fin d'ora, e fa' che tutti i popoli si prostrino ai tuoi piedi in un omaggio universale d'amore e di sottomissione.



    [1] Monastero situato vicino a Gerusalemme.



    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 267-269

  4. #14
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    Predefinito 6 dicembre 2009 - S. Nicola di Bari (o di Myra), vescovo e confessore

    Autore anonimo, S. Nicola benedice i tre bambini, Convento domenicano di S. Nicola, Bari

    Luca Giordano, S. Nicola salva il fanciullo coppiere, Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte, Napoli

  5. #15
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    Predefinito Rif: 5 dicembre 2009: Santa Maria in Sabato

    Autore anonimo, S. Nicola, parrocchia S. Nicola alla Carità, Napoli

  6. #16
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    Predefinito Rif: 5 dicembre 2009: Santa Maria in Sabato

    Autoe ignoto, Trinità con San Nicola di Bari e San Rocco, XVII secolo, Museo d’Arte Sacra della Marsica, Celano, L’Aquila

  7. #17
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    Predefinito Rif: 5 dicembre 2009: Santa Maria in Sabato

    Miracolo di Adeodato, bottiglia della manna di S. Nicola, Tesoro della Basilica di S. Nicola, Bari

  8. #18
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    Predefinito Tomba di S. Nicola, Basilica di S. Nicola, Bari


  9. #19
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    Predefinito Rif: 5 dicembre 2009: Santa Maria in Sabato

    SECONDA DOMENICA DI AVVENTO



    L'Ufficio di questa Domenica è tutto pieno dei sentimenti di speranza e di gaudio che dà all'anima fedele il lieto annunzio del prossimo arrivo di colui che è il Salvatore e lo Sposo. La Venuta interiore, quella che si opera nelle anime, è l'oggetto quasi esclusivo delle preghiere della Chiesa in questo giorno: apriamo dunque i nostri cuori, prepariamo le nostre lampade, aspettiamo nella letizia quel grido che si farà sentire nel mezzo della notte: Gloria a Dio! Pace agli uomini!

    La Chiesa Romana fa in questo giorno Stazione alla Basilica di S. Croce in Gerusalemme. In questa venerabile Chiesa, Costantino depose una parte considerevole della vera Croce, e il titolo che vi fu affisso per ordine di Pilato, e che proclamava la regalità del Salvatore degli uomini. Vi si conservano ancora quelle preziose reliquie; e, arricchita di sì glorioso deposito, la Basilica di S. Croce in Gerusalemme è considerata dalla Liturgia Romana, come Gerusalemme stessa, come si può vedere dalle allusioni che presentano le diverse Messe delle Stazioni che vi si celebrano. Nel linguaggio delle sacre Scritture e della Chiesa, Gerusalemme è il tipo dell'anima fedele; questo è anche il pensiero fondamentale che ha presieduto alla composizione dell'Ufficio e della Messa di questa Domenica. Ci dispiace di non poter svolgere qui tutto il magnifico argomento, e ci affrettiamo ad aprire il Profeta Isaia,e a leggervi, con la Chiesa, il passo da cui essa attinge oggi il motivo delle proprie speranze nel regno dolce e pacifico del Messia.



    Lettura del Profeta Isaia

    Il Messia sorge, animato dallo Spirito di Dio. Sua giustizia.

    Spunterà un rampollo dal trono di Jesse,
    e un pollone germoglierà dalle radici di lui.

    Si poserà sopra di esso lo spirito del Signore,
    spirito di saviezza e di discernimento,

    spirito di consiglio e di fortezza,
    spirito di conoscenza e timor di Dio
    e nel timor del Signore è la sua ispirazione.

    Non secondo l'apparenza farà giustizia,
    né darà sentenza secondo che sente dire,

    ma con equità farà giustizia ai miseri
    e sentenzierà con rettitudine per gli umili del paese;

    darà addosso al violento con la verga della sua bocca
    e col soffio delle sue labbra darà morte al malvagio.

    Avrà giustizia per cintura ai lombi
    e lealtà per fascia ai fianchi.

    Staranno insieme il lupo e l'agnello
    e il pardo accanto al capretto si metterà a giacere;

    il giovenco e il leoncello pascoleranno insieme
    e un piccol fanciullo li menerà;

    la vacca e l'orso si faranno compagnia
    e insieme si accovacceranno i loro nati,
    il leone e il bue del pari mangeranno paglia;

    il lattante si trastullerà alla buca dell'aspide
    e nel covo della vipera uno spoppato porrà la mano.

    Non faranno male né guasto alcuno
    in tutto il mio santo monte

    perché la conoscenza del Signore empierà la terra,
    come le acque ricopriranno il mare.

    In quel tempo al rampollo di Jesse, eretto a segnale per i popoli
    si volgeranno ansiose le genti
    e la sua sede sarà cinta di gloria.

    (Is 11,1-10)



    Quante cose in queste magnifiche parole del Profeta! Il Ramo; il Fiore che ne spunta; lo Spirito che si posa su quel fiore; i sette doni dello Spirito; la pace e la sicurezza ristabilite sulla terra; una fraternità universale nell'impero del Messia. San Girolamo, dal quale la Chiesa attinge oggi le parole nelle Lezioni del secondo Notturno, ci dice "che questo Ramo senza alcun nodo che spunta dal tronco di Jesse è la Vergine Maria, e che il Fiore è lo stesso Salvatore, il quale ha detto nel Cantico: Io sono il fiore dei campi e il giglio delle valli". Tutti i secoli cristiani hanno celebrato con trasporto il Ramo meraviglioso e il suo Fiore divino. Nel Medioevo, l'Albero di Jesse copriva con i suoi profetici rami il portale delle Cattedrali, scintillava sulle vetrate, si spandeva in ricami sugli ornamenti del santuario e la voce melodiosa dei sacerdoti cantava il dolce Responsorio composto da Fulberto di Chartres e messo in canto gregoriano dal pio re Roberto:



    R). Il tronco di Jesse ha prodotto un ramo, e il ramo un fiore; * E su questo fiore si è posato lo Spirito divino.

    V). La Vergine Madre di Dio è il ramo, e il suo figlio il fiore; * E su questo fiore si è posato lo Spirito divino.



    E il devoto san Bernardo, commentando tale Responsorio nella sua seconda Omelia sull'Avvento, diceva: "Il Figlio della Vergine è il fiore, fiore bianco e purpureo, scelto tra mille; fiore la cui vista allieta gli Angeli, e il cui odore ridona la vita ai morti; Fiore dei campi come lo chiama ella stessa, e non fiore dei giardini; perché il fiore dei campi sboccia da se stesso senza l'aiuto dell'uomo, senza i procedimenti dell'agricoltura. Così il seno della Vergine, come un campo eternamente verde, ha prodotto quel fiore divino la cui bellezza non si corrompe mai, e il cui splendore mai si oscurerà. O Vergine, ramo sublime, a quale altezza non sei tu salita? Tu arrivi fino a colui che è assiso sul Trono, fino al Signore della maestà. E io non ne stupisco; perché tu getti profondamente in terra le radici dell'umiltà. O pianta celeste, la più preziosa e la più santa di tutte! O vero albero di vita, che sei l'unica degna di portare il frutto della salvezza!".

    Parleremo noi dello Spirito Santo e dei suoi doni, che si effondono sul Messia solo per scendere quindi su di noi, che siamo gli unici ad aver bisogno di Sapienza e di intelletto, di Consiglio e di Forza, di Scienza, di Pietà e di Timor di Dio? Imploriamo con insistenza questo divino Spirito per opera del quale Gesù è stato formato nel seno di Maria, e chiediamogli di formarlo anche nel nostro cuore. Ma consoliamoci ancora sulle meravigliose descrizioni che ci fa il Profeta, della felicità, della concordia, della dolcezza che regnano sulla Montagna santa. Da tanti secoli il mondo aspettava la pace: essa viene finalmente. Il peccato aveva tutto diviso; la grazia riunirà tutto. Un tenero fanciullo sarà il legame dell'alleanza universale. L'hanno annunciato i Profeti, l'ha dichiarato la Sibilla, e nella stessa Roma ancora immersa nelle ombre del paganesimo, il principe dei poeti latini, facendosi eco delle tradizioni antiche, ha intonato il famoso canto nel quale dice: "L'ultima età, l'età predetta dalla Sibilla di Cuma sta per aprirsi; una nuova stirpe di uomini discende dal cielo. I greggi non avranno più da temere il furore dei leoni. Il serpente perirà; e l'erba ingannatrice che dà il veleno sarà annientata".

    Vieni dunque, o Messia, a ristabilire la primitiva armonia; ma degnati di ricordarti che tale armonia è stata spezzata soprattutto nel cuore dell'uomo; vieni a guarire questo cuore, a possedere questa Gerusalemme, indegno oggetto della tua predilezione. Troppo a lungo è stata nella cattività di Babilonia; riconducila via dalla terra straniera. Ricostruisci il suo tempio; e la gloria di questo secondo tempio sia maggiore di quella del primo, per l'onore che gli farai di abitarlo tu stesso, non più in figura, ma personalmente. L'angelo l'ha detto a Maria: Il Signore Dio tuo darà al tuo figliuolo il trono di Davide suo padre: ed egli regnerà per sempre nella casa di Giacobbe, e il suo regno non avrà mai fine. Che altro possiamo fare, o Gesù, se non dire come il tuo discepolo prediletto, Giovanni, al termine della sua Profezia: Amen! Così sia! Vieni, Signore Gesù?



    MESSA

    EPISTOLA (Rm 15,4-13). - Fratelli: Tutto ciò che è stato scritto, per nostro ammaestramento è stato scritto, affinché mediante la pazienza e la consolazione donata dalle scritture conserviamo la speranza. Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda d'aver il medesimo sentimento secondo Gesù Cristo: affinché d'un sol cuore, con una sola voce glorifichiate Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi dunque gli uni gli altri come Cristo ha accolto voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Gesù Cristo è stato ministro dei circoncisi per dimostrare la veracità di Dio e adempire le promesse fatte ai padri.

    I Gentili invece glorificano Dio a causa della sua misericordia, come sta scritto: Per questo ti loderò tra i Gentili, o Signore, e canterò al tuo nome. Dice ancora: Rallegratevi, o Gentili, col suo popolo. E ancora: Gentili, lodate tutti il Signore; o popoli tutti, celebratelo.

    E anche Isaia dice: Apparirà la radice di Iesse, Colui che sorgerà a governare i Gentili; in lui i Gentili spereranno.

    Il Dio della speranza vi ricolmi adunque di tutta la gioia e di tutta la pace che è nella fede, affinché abbondiate nella speranza e nella virtù dello Spirito Santo.



    Abbiate dunque pazienza, o Cristiani; crescete nella speranza, e gusterete il Dio di pace che sta per venire in voi. Ma siate cordialmente uniti gli uni agli altri, poiché questo è il segno distintivo dei figli di Dio. Il Profeta ci annuncia che il Messia farà abitare insieme il lupo e l'agnello, ed ecco che l'Apostolo ce lo mostra nell'atto di riunire in una stessa famiglia l'Ebreo e il Gentile. Gloria a questo supremo Re, potente rampollo del tronco di Jesse, che ci ordina di sperare in lui!



    VANGELO (Mt 11,2-10). - In quel tempo: Giovanni, avendo udite nella prigione le opere di Cristo, mandò due dei suoi discepoli a dirgli: Sei tu quello che ha da venire, o dobbiamo aspettare un altro? E Gesù rispose loro: Andate a riferire a Giovanni quel che udite e vedete: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella; ed è beato chi non si sarà scandalizzato di me.

    Partiti quelli, Gesù incominciò a parlare alle turbe di Giovanni e a dire: Che siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? Ma che siete andati a vedere? Un uomo vestito mollemente? Ecco, quelli che portano quelle morbide vesti stanno nei palazzi dei re. Ma che siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, e più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: Ecco io mando innanzi a te il mio angelo per preparare la tua via dinanzi a te.



    Sei proprio tu, o Signore, che devi venire, e non dobbiamo aspettare un altro. Noi eravamo ciechi, e tu ci hai illuminati; camminavamo barcollando, e ci hai ristabiliti; la lebbra del peccato ci copriva, e ci hai guariti; eravamo sordi alla tua voce, e ci hai ridato l'udito; eravamo morti per le nostre iniquità, e ci hai tratti fuori dal sepolcro; eravamo infine poveri e abbandonati, e sei venuto a consolarci. Questi sono stati e questi saranno sempre i frutti della tua visita nelle nostre anime, o Gesù; della tua visita silenziosa, ma potente, di cui la carne e il sangue non conoscono il segreto, ma che si compie in un cuore commosso. Vieni così in me. o Salvatore! Il tuo abbassamento, la tua familiarità non mi scandalizzeranno, perché quello che operi nelle anime dimostra chiaramente che sei un Dio. Appunto perché le hai create, tu puoi anche guarirle.



    PREGHIAMO

    Scuoti, o Signore, i nostri cuori a preparare le vie del tuo Unigenito; affinché per la sua venuta meritiamo di servirti con animo purificato.



    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 47-51

    Ultima modifica di Guelfo Nero; 06-12-09 alle 02:28

  10. #20
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    Predefinito Rif: 5 dicembre 2009: Santa Maria in Sabato

    6 DICEMBRE

    SAN NICOLA, VESCOVO DI MIRA E CONFESSORE



    Per rendere onore al Messia Pontefice, la suprema Sapienza ha moltiplicato i Pontefici sulla strada che conduce a lui. Due Papi, san Melchiade e san Damaso; due Dottori, san Pier Crisologo e sant'Ambrogio; due Vescovi e l'amore del loro gregge, san Nicola e sant'Eusebio: ecco i gloriosi Pontefici che hanno ricevuto la missione di preparare, con la loro intercessione, la via del popolo fedele verso Colui che è il Sommo Sacerdote secondo l'ordine, il tipo di Melchisedech. Spiegheremo in seguito i loro titoli per i quali fanno parte di questa nobile corte. Oggi, la Chiesa celebra con gioia la memoria dell'illustre taumaturgo Nicola, famoso nell'Oriente al pari di san Martino nell'Occidente, e onorato da quasi mille anni dalla Chiesa latina. Rendiamo omaggio al supremo potere che Dio gli aveva dato sulla natura, ma rendiamogli soprattutto lode per essere stato del numero dei trecentodiciotto Vescovi che proclamarono a Nicea il Verbo consostanziale al Padre. Egli non fu scandalizzato dalle umiliazioni del Figlio di Dio; né la bassezza della carne che il sommo Signore di tutte le cose rivestì nel seno della Vergine, né l'umiltà della mangiatoia gli impedirono di proclamare Figlio di Dio, uguale a Dio, il Figlio di Maria; per questo egli è stato glorificato e ha ricevuto l'incarico di ottenere ogni anno, per il popolo cristiano, la grazia di andare incontro al Verbo di vita, con fede semplice e ardente amore.



    VITA. - La celebrità di san Nicola, già grande presso i Greci nel VI secolo, non fece che crescere in Oriente e in Occidente. La "Vita" più antica che abbiamo di lui porta il nome di Praxis de Strafelate, ma non possediamo alcuna vita contemporanea e le vite più recenti non meritano affatto credito. Inoltre, si è attribuita a san Nicola di Mira una gran parte della vita d'un altro Nicola, chiamato il Sionita, il quale nel VI secolo fondò il monastero di Sion non lontano da Mira, e divenne vescovo di Pinara nella Licia (oggi Minara). E cosi non conosciamo nulla di sicuro sul taumaturgo. Il suo culto apparve in Occidente fin dal XI secolo e crebbe soprattutto dopo la traslazione delle sue reliquie a Bari nel 1087.



    San Nicola Vescovo, come è grande la tua gloria nella Chiesa di Dio! Tu hai confessato Gesù Cristo davanti ai Proconsoli, e hai sopportato la persecuzione per il suo Nome. Sei stato in seguito testimone delle meraviglie del Signore, quando egli rese la pace alla sua Chiesa; e poco dopo, la tua bocca si apriva nell'assemblea dei trecento diciotto Padri, per confessare, con irrefragabile autorità, la divinità del Salvatore Gesù Cristo, per il quale tante migliaia di Martiri avevano versato il proprio sangue. Ricevi gli omaggi del popolo cristiano, che in tutta la terra trasalisce di gioia al tuo dolce ricordo; e siici propizio, in questi giorni in cui aspettiamo la venuta di Colui che tu hai proclamato Consostanziale al Padre. Degnati di aiutare la nostra fede e di assecondare il nostro amore. Tu lo vedi ora faccia a faccia quel Verbo per il quale tutte le cose sono state fatte e restaurate; chiedigli che si degni di lasciarci avvicinare dalla nostra indegnità. Sii il nostro mediatore fra lui e noi. Tu l'hai fatto conoscere al nostro intelletto come il Dio sommo ed eterno; rivelalo al nostro cuore, come il supremo benefattore dei figli di Adamo. In lui, o caritatevole Pontefice, tu hai attinto quella tenera compassione per tutte le miserie, la quale fa sì che tutti i tuoi miracoli siano altrettanti benefici. Continua, dall'alto del cielo, a soccorrere il popolo cristiano.

    Rianima ed aumenta la fede delle genti nel Salvatore che Dio ha loro inviato. Che per effetto delle tue preghiere il Verbo divino cessi di essere misconosciuto e dimenticato nel mondo che egli ha riscattato con il suo sangue. Chiedi, per i Pastori della Chiesa, lo spirito di carità che risplende così luminoso in te, quello spirito che li rende imitatori di Gesù Cristo e conquista loro il cuore del gregge.

    Ricordati anche, o santo Pontefice, della Chiesa d'Oriente che ti serba ancora una così viva tenerezza. Il tuo potere sulla terra si estendeva fino a risuscitare i morti; prega affinché la vera vita, quella che è nella Fede e nell'Unità, ritorni ad animare quell'immenso cadavere. Con le tue suppliche presso Dio, ottieni che il Sacrificio dell'Agnello che aspettiamo, sia di nuovo e presto celebrato sotto le cupole di Santa Sofia. Restituisci all'unità i Santuari di Kiev e di Mosca, affinché non vi sia più Scita né Barbaro, ma un solo pastore.



    * * *



    Consideriamo ancora lo stato del mondo nei giorni che precedono l'arrivo del Messia. Tutto testimonia che le profezie che lo annunciavano hanno avuto il loro compimento. Non solo lo scettro è stato tolto a Giuda, ma le Settimane di Daniele sono giunte al termine. Le altre predizioni della Scrittura, sull'avvenire del mondo, si sono avverate l'una dopo l'altra. A volta a volta sono caduti gli Imperi degli Assiri, dei Medi, dei Persiani e dei Greci; quello dei Romani è giunto all'apogeo della sua forza: è tempo che ceda il posto all'Impero eterno del Messia. Questo progresso è stato predetto ed è giunta l'ora in cui sarà vibrato l'ultimo colpo. Anche il Signore ha detto, per bocca di uno dei suoi Profeti: "Ancora un poco, e rimuoverò il cielo e la terra, e scuoterò tutte le genti: quindi verrà il Desiderato di tutti i popoli" (Ag 2,7). Così dunque, o Verbo eterno, discendi. Tutto è consumato. Le miserie del mondo sono giunte al colmo; i delitti dell'umanità sono saliti fino al cielo; il genere umano è stato sconvolto fin dalle fondamenta; sfinito, non ha possibilità di riaversi se non in tè, che invoca senza conoscere. Vieni dunque: tutte le predizioni che dovevano rappresentare agli uomini i caratteri del Redentore, sono fatte e promulgate. Non vi è più alcun profeta in Israele; tacciono gli oracoli della Gentilità. Vieni a realizzare ogni cosa: poiché è giunta la pienezza dei tempi.



    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 269-272

 

 
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