
Originariamente Scritto da
Florian
Per una destra "reaganiana"
Una risposta a Veneziani
di Florian
L'articolo "Il traditore Fini lascia orfana la destra del PDL", pubblicato oggi sul Giornale, come spesso accade con Veneziani, ha lasciato in chi scrive un po' di amaro in bocca. Perchè è ancora una volta sull'orgoglio "etnico" che si va a parare: la nostra storia, la nostra "kultur", i nostri ideali, i nostri morti (questo lui non lo dice, ma altri sì che lo pensano). Ovvero, noi che un tempo fummo fascisti, poi missini, poi aennini, da sempre incarniamo la destra italiana. Che è cattolica, mediterranea e comunitaria.
Quante volte l'avremo letta questa storia? Centinaia. E il sottoscritto si è sempre rifiutato di accettarla. Perchè essere "di destra" non significa necessariamente appartenere a "quella" storia, così come si può considerare negativamente ogni riferimento alla "palude etnica". La destra odierna dovrebbe essere un luogo aperto, non un recinto chiuso.
Scrive Veneziani:
Nel mio piccolo, dissento. Nel senso che credo anch'io che all'Italia manchi una destra e un leader che la rappresenti, ma non mi auguro onestamente che qualcuno raccolga "quella" eredità che per ragioni storiche e affettive più ancora che politiche sta cara a Veneziani (e a molti ex-missini come lui).
Tutti questi punti per Veneziani richiamano ad una condivisa "memoria di destra", ma si potrebbe opinare. Quando, più di un decennio fa, il nostro chiamò il suo settimanale "Lo Stato", richiamandosi appunto al "senso dello Stato e dello spirito pubblico" furono in molti, a destra (compreso il sottoscritto) a storcere il naso. Perchè o si sta con Reagan - che certo lo Stato non lo esaltava - o si sta contro. E se è vero che la destra contemporanea non può per varie ragioni non dirsi "reaganiana", la "destra statalista" di Veneziani (ammiratore di Gentile) può apparire un obbrobrio anacronistico.
Ancora, Veneziani cita la "capacità di giudizio del nostro passato non succube delle vulgate culturali dominanti". E qui ce l'ha presumibilmente con l'antifascismo. Ma può il fascismo essere consegnato alla storia (come vorrebbe Veneziani)? A mio avviso sarebbe un rischio, in quanto il fascismo e il comunismo servono ancora alla politica liberale e democratica per legittimare se stessa. Non a caso Bush ha combattuto Saddam perchè "islamofascista" e le toghe rosse sono per Berlusconi "comuniste". La democrazia liberale (per cui Veneziani non impazzisce) ha una mitologia debole e se le togli il primato dell'individuo e la lotta al totalitarismo resta poco.
Si diceva del primato dell'individuo. E invece Veneziani sottolinea, da destra, la preferenza comunitaria. Ci ha scritto su alcuni libri, modelli di una "destra sociale" che oggi si vorrebbe destra tout court. Il sottoscritto non stava allora con Alemanno e probabilmente mai ci starà. Non faccio parte dell'"area" e la mia idea di comunità non ha a che fare col sangue e col suolo. E nemmeno col passato o la tradizione. Ha a che fare, invece, con le idee. Per cui, l'unica comunità che accetto come mia è quella in cui le idee in cui credo sono rappresentate. E' una comunità in cui ci si incontra e ci si lascia. La destra sociale si richiama invece a tutt'altro tipo di comunità, una comunità fissa. In cui o sei dentro o sei fuori. Ed io sono fuori.
Il creare spartiacque a propria immagine è un "vizio" di Veneziani. Se lui è giustizialista e comunitario, gli altri debbano essere per forza garantisti e individualisti. Nel suo universo la destra o è libertaria o nazional-conservatrice, tertium non datur. Per quanto mi riguarda, penso di avere al contrario tendenze giustizialiste e individualiste, sono liberista, moderatamente liberale, laico quanto basta per non volere la teocrazia, e per nulla transnazionale e plurale. Almeno non nella folle misura della sinistra odierna. E non credo che il PDL non aennino sia tutto come vorrebbe Veneziani, ovvero come Cicchitto.
Fini ha sicuramente "tradito" il conservatorismo, ma mi chiedo sommessamente anche se Veneziani l'abbia mai realmente rappresentato come intellettuale. Perchè non esiste "un" conservatorismo, ma ce ne sono tanti. E il conservatorismo di Veneziani è un conservatorismo poco contemporaneo, ovvero poco anglosassone e direi addirittura sui generis. Piuttosto un comunitarismo, appunto.
Sul fatto che Fini sia altra cosa dalla destra sono d'accordo con Veneziani. Non credo però si possa includere nella destra (conservatrice) il MSI che propriamente destra non fu e conservatrice solo in pochi aspetti che Veneziani in passato ha tra l'altro puntualmente attaccato. Perchè il paradosso sta qui. Fini non è come si vorrebbe "un traditore". Fini ha sintetizzato solo le varie pulsioni provenienti dal mondo missino e postfascista: destra sociale (Polverini), nuova destra (Campi), destra liberale (Urso), destra nazionale (La Russa). L'unica destra che non ha potuto far sua - perchè non faceva parte del patrimonio d'origine - era, appunto, quella "conservatrice".
E' paradossale che qui Veneziani nel controbattere a Fini utilizzi proprio uno se non il principale argomento di Fini: la necessità di controbattere, da destra, il leghismo.
Lo stesso concetto era stato espresso a suo tempo dall'Autore nel libro "La cultura della destra". In poche parole: va bene coi liberali e i liberisti di Berlusconi, ma nel Polo/PDL deve esserci uno spazio anche per la destra sociale. Con l'aggiunta, piuttosto curiosa, che questa diversità di anime garantirebbe il bipolarismo, anche perchè - sottolinea un po' forzatamente, a mio avviso, Veneziani - in Italia il bipartitismo "non può" esistere. Forse anche per l'irriducibile volontà dei postfascisti di non chiudere il libro dei ricordi?
Nel complesso questo intervento, comunque importante, di Marcello Veneziani sembra voler riportare indietro l'orologio della politica italiana al 1994 quello prospettato da Veneziani. Il che la dice lunga su quanto (poco) si sia combinato, a destra, negli ultimi 15 anni. Veneziani vorrebbe un PDL in cui i berlusconiani fanno i berlusconiani (ovvero il "centro" liberista e plurale) e la destra non si vergogni di essere comunitaria e tradizionalista. Una posizione plausibile quanto, per chi scrive, assai discutibile per l'arbitrarietà con cui i soggetti del centro e della destra si vorrebbero rappresentati.
Sinceramente non vorrei lasciare l'"imbroglio-Fini" per un imbroglio di altra natura, magari rappresentato dal rautiano mai pentito Alemanno. Per quanto mi riguarda vorrei infatti una destra, che facesse sì la destra, ma in senso "reaganiano". Che difendesse la tradizione e i valori dell'Occidente, ma con spirito individualista e moderno. Alla Sarah Palin. Ci sarà mai qualcuno, in Italia, a voler rappresentare "questa" destra?