Tradizione Mediterranea contro tradizione cristiana
del Barone Von Julius Evola

Il cristianesimo è alla radice istessa del male che ha corrotto l'Occidente. Questa è la verità, ed essa non ammette dubbio.
L'onda oscura è barbara, nemica di sé e del mondo, che nel sovvertimento frenetico di ogni gerarchia, nell’esaltazione dei deboli, dei diseredati, dei senza nascita e senza tradizioni agitati dal bisogno di «amare», di «credere», di abbandonarsi, nel rancore verso tutto ciò che è forza, sufficienza, sapienza, aristocrazia, nel fanatismo intransigente e proselitario fu veleno per la grandezza dell’Impero Romano, è la causa massima del tramonto dell'Occidente.
Il cristianesimo - si badi - non è ciò che oggi sussiste quale religione cristiana - troncone morto tagliato fuori dallo slancio più profondo. Dopo aver disgregato la compagine di Roma, esso fu ciò che, con la Riforma, passò ad infettare la razza dei biondi barbari germanici per poi penetrare ancor più giù, tenace ed invisibile: il cristianesimo oggi è in atto nel liberalismo e nel democratismo europeo e in tutti gli altri bei frutti della rivoluzione francese - fino all’anarchismo e al bolscevismo; il cristianesimo oggi è in atto nella struttura stessa della società moderna tipo – l’anglosassone - e altresì nella scienza, nel diritto, nell’illusione di potenza della tecnica. In tutto ciò si conserva egualmente la volontà livellatrice, la volontà del numero, l’odio verso la gerarchia, la qualità e la differenza - e il vincolo collettivo, impersonale, fatto di mutua insufficienza, proprio alla organizzazione di una razza di schiavi in rivolta.
Ed ancora: preso nella sua radice di «passione» e di orgasmo quale si determinò - col messianismo e il millenaresimo - nella promiscuità delle plebi imperiali di contro alla superiorità calma dei dominatori romani, alla bellezza dorica dell'eroe pindarico, all'armoniosa detersa intellettualità dei filosofi e degli iniziati pagani, il cristianesimo si ritrova oggi nell'irrazionale dell'élan vital nell'èmpito caotico dell'attivismo e del faustismo contemporaneo - entità bruta che travolge l'individuo e che lo spinge verso ciò che egli meno vuole, già teologizzata da Calvino come volontà di Dio in atto nella creazione quale predestinazione assoluta degli esseri, oggi essa è divenuta religione: «religione della Vita», religione del «divenire», religione dell'«atto puro».
Abbiamo accennato ad una Tradizione Mediterranea. Non è mito. È una realtà arcaica che le stesse scienze storiche profane oggi cominciano a sospettare. Tradizione epica e magica di una civiltà affermativa, attiva, forte di sapienza e forte di scienza, essa improntò a sé le élites della civilizzazione egizio-caldaica, della civilizzazione paleogreca, della civilizzazione etrusca e di altre più misteriose la cui eco risuona in Siria, a Micene, nelle Baleari. Spirito della paganità, essa fu portata poi dai Misteri del bacino mediterraneo finché, di contro alla marea giudaico cristiana, fu Mithra: Mithra, il «Dominatore del Sole», l'«Uccisore del Toro», simbolo di coloro che, rigenerati nella «Forza forte delle forze», sono di là dal bene e dal male, di là dal «bisogno», di là dalla brama, di là dalla «passione».
Due destini, due forze cosmiche irreduttibili allora si palesarono cozzando, per il retaggio dello splendore romano.
La tradizione dei Misteri, travolta sul piano più esteriore, si ritrasse in una sfera più sottile trasmettendosi di fiamma in fiamma, di iniziato in iniziato in una catena ininterrotta se pur segreta. Ed oggi torna a nudo qua e là, in conati ancor confusi, in esseri - quali Nietzsche, Weininger, Michelstaedter - infrantisi sotto il peso di una verità che, troppo forte per loro, attende altri che sappia riprenderla ed imperla sì che di nuovo, dura, fredda, si erga dinnanzi al suo avversario, nella grande rivolta - e nella grande lotta: quella da cui, di nuovo, dipenderà se l'Occidente si confermi in un tramonto o risorga in una aurora.
L 'antieuropa è l'anticristianesimo. E l'anticristianesimo è la tradizione mediterranea, classica, pagana - la nostra tradizione. Questo bisogna assolutamente capire.
Senza il ritorno ad una tale tradizione, non vi è liberazione, non vi è restaurazione vera, non è possibile la conversione dei valori dello spirito, della potenza e dell'Impero. Ma che i nostri «anti» non creino equivoci! Loro, non noi, sono la negazione. Sono loro che hanno minato Roma; che hanno contaminata la Sapienza; che hanno travolta l’aristocrazia – per instaurare il regno del sentimentalismo, dell’umanitarismo, dei «nemici del mondo»; per esaltare la superstizione che riconosce il Dio in un giustiziato e fa dell’uomo un servo e un dannato che solo l’arbitrio della «grazia» può salvare. La fola più sciocca e assurda è quella che da la paganità per un sinonimo di materialità e di corruzione, e la cristianità, invece, per la sintesi più pura ed esclusiva di tutto ciò che è spirituale. E quanto questa superstizione giace ancora in fondo alla mentalità contemporanea!
No. Lo spirito vivente e immanente, lo spirito in atto come sapienza iniziatica e potenza, gloria di Re e di Vincitori, non lo conobbe la contaminazione semitica - lo conobbe la razza di Roma, la stirpe ellenica, l'Oriente antico. E chi oggi insorge contro la corruzione cristiana, contro il male europeo - quegli non è un negatore, ma un affermatore - il solo che sappia che cosa sia affermazione.
Noi dunque oggi, a Roma, testimoniamo della tradizione pagana ed invochiamo la restaurazione dei valori mediterranei in un Imperialismo pagano. La persona di chi parla e di chi altro sia congiunto a lui nell’istessa realtà spirituale - isolati, impassibili e intransigentemente aristocratici in questo mondo di mercanti, di ingabbiati e di deviati - scompare dinnanzi a questa realtà stessa, che per mezzo di loro si rivolge a Colui in cui oggi si riassume il movimento fascista.
Si riuscirà a sentire che non si tratta di parole, non di utopie, non di astrazioni romantiche, ma che è la più positiva e la più possente delle realtà che attende di essere dissotterrata per mezzo di esseri capaci di tutto, per mezzo di un'opera rispetto a cui tutto ciò che il fascismo ha fatto finora diviene nulla? Che tuttavia, tutto ciò è possibile? Che mille forze urgono nell'oscurità in attesa di un punto di sbocco?
L'identificazione della nostra tradizione con la tradizione cristiana o cattolica che sia, è il più assurdo degli errori. Romanità è paganità; e la restaurazione imperiale è un vuoto nome se non è, prima di tutto, restaurazione pagana. È una contraddizione che si tocca con mano proclamare il ritorno di Roma e non ricordare che il cristianesimo è stato uno dei principali fattori della rovina di Roma; parlare d'Impero, e non accorgersi che tutta la visione cristiana della vita è la negazione dei presupposti dell'Impero.
Oserà dunque il fascismo assumere qui, qui d'onde già le aquile imperiali partirono per il dominio del mondo sotto la potenza augustea, solare e regale - oserà il fascismo assumere qui, a Roma, qui dove ancora sussiste l'ironico residuo dell'unica gerarchia di cui, traendo se stesso, il cristianesimo fu capace - oserà quindi riprendere la fiaccola della tradizione mediterranea?
Noi non vogliamo ne sperare ne disperare. Possiamo attendere. «L'idea non ha fretta» fu detto da Hegel, ne ciò che è saprebbe subire alterazione da parte di ciò che non è.
I valori, che noi portiamo, sono: che circostanze e uomini si presentino, per cui essi possano, o meno, passare anche ad informare un dato periodo nella contingenza delle cose storiche e temporali - è cosa che, invero, non deve interessare tanto noi, quanto coloro la cui verità si arresta a cotesta contingenza.