Maroni non conosce la regola di Taylor, altrimenti si renderebbe conto che pur essendo criticabile l'euro per le rigidità che introduce nel sistema economico ha portato all'Italia (paese ad elevato debito/pil) forti benefici in termini di stabilità dei conti pubblici.
La regola di Taylor, va proprio a spiegare se sono esatte o meno le critiche di politiche eccessivamente restrittive in rapporto alla situazione ciclica dell'economia.
Tutto ciò, determinando il valore ideale del tasso d'interesse in rapporto all'inflazione e all'andamento del Pil rispetto al suo potenziale (ovvero ottenuto mediante un pieno impiego dei fattori produttivi, senza generare inflazione).
In base a questa regola, il tasso d'interesse a breve stabilito dalla Banca centrale dovrebbe essere pertanto funzione di queste due variabili cicliche:
1. Per ogni punto di eccesso di inflazione rispetto all'obiettivo la Banca centrale dovrebbe aumentare di 1,5 punti percentuali il tasso d'interesse.
2. Per ogni punto percentuale di deviazione di Pil rispetto al suo potenziale il tasso a breve dovrebbe aumentare di 0,5 punti percentuali.
3. L'opposto vale in presenza di un'inflazione inferiore al target o in presenza di una stagnazione economica.
In base a questo confrontiamo la realtà italiana, che secondo Maroni sarebbe stata penalizzata da una politica monetaria restrittiva.
Partiamo appunto dal tasso d'interesse a breve, che prima dell'aggancio alla zona euro in Italia è stato costamente superiore a quello ottimale suggerito da Taylor, mentre dal 1997 è costantemente inferiore.
Tutto questo ha generato benefici sulla nostra posizione, in rapporto al debito pubblico, la cui opera di riduzione è stata il frutto esclusivo di un'azione sugli interessi e soprattutto ha portato ad una politica monetaria più espansiva di quanto suggerito dalla sua posizione ciclica.
Infatti non dobbiamo dimenticare, che l'attuale fase di crisi economica, non è determinata da una semplice debolezza del ciclo, ma da lacune strutturali, incolmate dai vari governi.
Ciò vuol dire che l'attuale fase di stagnazione non ha determinato alcuna brusca deviazione del nostro ritmo di crescita del Pil da quello potenziale, con una deviazione minima.
Di fronte a questo comprendiamo la natura della nostra debolezza economica di tipo strutturale e non dovuta al ciclo economico e che deve farci riflettere sulla necessità di abbandonare per sempre certe scelte politiche frutto semplicemente di furbizie che nel lungo periodo non portano a nulla.
I benefici anche di una svalutazione sarebbero soltanto a vantaggio di pochi produttori, determinando invece a livello complessivo costi enormi in termini di inflazione, di interessi e diciamolo pure di credibilità a livello internazionale sia sui mercati che sulle piazze politiche.
Magro bottino di politiche scelte del passato. Bottino vuoto nel caso fossero applicate nuovamente
Liberale


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