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Disuniti nell’Ulivo. Rutelli dichiara guerra alla Quercia
Centrosinistra. Intanto Fassino corteggia Bobo Craxi, mentre Bertinotti rimane l’unico alleato di Prodi
Non solo ha fatto votare a mezza Margherita la legge 40. Non solo si asterrà ai referendum. Ma rimprovera pure la sinistra che li ha appoggiati (e segnatamente i Ds) perché questo sarebbe “contrario al programma dell’Ulivo”. E’ il pensiero di Francesco Rutelli, espresso ieri ufficialmente, sulla consultazione referendaria del 12 e 13 giugno. Rutelli, che così si allinea all’ala più conservatrice delle gerarchie vaticane (leggi: il cardinal Ruini), non perde la ghiotta occasione di parlare di fecondazione assistita ma per alludere ai rapporti interni al centrosinistra. E non risparmia neppure Romano Prodi che, come ha annunciato, andrà a votare (anche se probabilmente voterà no, da “cattolico adulto” che non prende ordini dal Vaticano).
La posizione di Rutelli, peraltro, non trova consenso neppure tra le file dei rutelliani più fedeli. Paolo Gentiloni ed Ermete Realacci si dissociano dal loro leader a breve giro di posta.
Intanto, ad un convegno sulla figura di Bruno Buozzi, va in scena la riunificazione socialista. Presenti Fassino, Bobo Craxi e Boselli, i primi due, sotto lo sguardo del terzo, si sono scambiati i segni di un quasi amoroso e ritrovato sodalizio. Fassino, che già al congresso diessino di febbraio aveva annoverato Bettino Craxi tra gli ispiratori suoi e del suo partito, ieri ha omaggiato il figlio del latitante di Hammamet. Secondo il segretario della Quercia “un passo essenziale [per l’unità dei riformisti, ndr] è l'unità di coloro che si riconoscono nel riformismo socialista”. Cosa anche abbastanza facile visto che “io, Boselli e Craxi abbiamo detto cose analoghe, che avrebbe potuto dire uno solo di noi, senza che gli altri prendessero la parola”. Infatti, forse sarebbe stato meglio se Fassino non avesse parlato. Invece l’ha fatto e peraltro “senza imbarazzo, perché ci riconosciamo in valori comuni. Oggi abbiamo gettato un piccolo seme, speriamo sia fecondo”. Fassino si riconosce in valori comuni a quelli di Craxi e già questo dovrebbe preoccupare non pochi elettori. Il tutto poi nel giorno in cui l’ex fotografo ufficiale di Bettino ha rivelato che l’inchiesta Mani Pulite fu una sorta di complotto, in cui caddero i magistrati inconsapevolmente tramiti di loschi interessi degli americani, probabilmente desiderosi di vendicarsi di Sigonella.
Passando dalla fantapolitica alla politica fantasiosa, di fronte alla richiesta di primarie, avanzata da Romano Prodi in quel di Creta, i Ds hanno risposto ufficialmente che “serve un vertice”. Frase in auge nella prima repubblica, quando governare era un modo di ammazzare il tempo tra un vertice di maggioranza e l’altro. Ovviamente per i Ds di primarie neppure se ne parla, visto che si candiderebbe anche Bertinotti, il quale, sempre ieri, ha fatto sapere di voler partecipare alla gara: “Prodi è, come si sa, il nostro candidato, ma un processo di partecipazione democratica per la scelta della leadership credo che farebbe bene a tutti”. Quel "tutti" in realtà comprende Prodi e Bertinotti stesso. Se il segretario di Rifondazione si candidasse, infatti, verrebbe facilmente superato dal Professore. Ma ciò darebbe a Prodi una sorta di “certificazione di inamovibilità”, avendo corso contro un avversario in una consultazione popolare, piuttosto che essere indicato dai “vertici”. D’altra parte Bertinotti potrebbe raccogliere i voti di molti scontenti a sinistra, andando ben oltre la percentuale del suo partito. Sicché ci si trova nella strana situazione: coloro che dicono di essere più fedeli a Prodi (i Ds) respingono una strategia che lo rafforzerebbe. Chi invece apertamente si candida a sfidarlo (Bertinotti) in realtà è il migliore alleato del suo “avversario”.
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