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  1. #1
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    Predefinito An, Fini annuncia l'accordo."Nessuna richiesta di dimissioni"

    ROMA - Non parla da leader dimezzato Gianfranco Fini al termine della riunione dell'ufficio di presidenza di An. Il vicepremier annuncia che nessuno ha chiesto le sue dimissioni dopo la frattura con i colonnelli e la base del partito sulla questione referendaria, conferma che sarà decisiva per il futuro l'assemblea di inizio luglio e raccoglie la ciambella di salvataggio che gli ha tirato nelle ultime ore Silvio Berlusconi definendo "interessante" il progetto del partito unitario del premier.

    I tanti nodi da sciogliere dentro Alleanza nazionale che si sono accavallati sembrano per il momento accantonati, sia quelli sul fronte interno che quelli che riguardano il rapporto con la coalizione di centrodestra.

    Cominciamo dai primi, venuti a galla con la decisione di Fini di non astenersi al referendum sulla procreazione assistita e che, dopo il flop della consultazione, ha portato alle dimissioni di Gianni Alemanno dalla vicepresidenza del partito (confermate oggi) e alla rottura tra il presidente e il ministro Alfredo Mantovano. "Nessuno ha chiesto le mie dimissioni", dice Fini. E aggiunge: "Oggi abbiamo avviato un chiarimento che non riguarda chi deve guidare il partito, ma ciò che il partito deve fare e quale debba essere la sua identità politica in questo particolare momento della vita nazionale".

    "Il presidente del partito - sottolinea il vcepremier - è in carica fino al prossimo congresso nazionale che si svolgerà dopo le elezioni e quindi un arco di tempo sufficientemente lungo ad autorizzarmi a non pormi ora il problema".

    E Ignazio La Russa, instancabile mediatore tra le due anime di An conferma: "I chiarimenti che abbiamo chiesto ci sono stati. Siamo tutti impegnati per il rilancio di An. Nessuno ha chiesto il congresso". Resta da capire in che modo Fini sia riuscito a disinnescare la resa dei conti chiesta da Alemanno e dalla destra sociale almeno fino a luglio, anche se, anticipa lo stesso Fini, prima di quell'appuntamento l'ufficio politico si riunirà ancora una volta.

    Comunque, anche se Fini si limita a brevi cenni, quell'assemblea sarà decisiva per i vertici del partito: "Nel corso dell'assemblea nazionale di luglio proporrò al partito di dar luogo a un ulteriore momento di definizione di quella che è la nostra identità politica, che per quel che mi riguarda è perfettamente in linea con i principi e i valori definiti a Fiuggi".

    Ma che Fini si senta tranquillo alla guida del partito è confermato dalla posizione presa sul partito unitario che sono in molti in An a subire più che auspicare. "Il progetto di grande rassemblement del centrodestra avanzato da Berlusconi - dice - è un progetto interessante e va riempito di contenuti". Ma, soprattutto, per Gianfranco Fini "va chiarito anche nella tempistica". Quindi, "dobbiamo continuare seriamente a discuterne senza pregiudiziali".

    (15 giugno 2005
    ...cercatemi , se volete e potete , come RoccoFerraro

  2. #2
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    Predefinito Re: An, Fini annuncia l'accordo."Nessuna richiesta di dimissioni"

    Veramente la Stampa" di ieri ha riportato anche un altra versione.

    Fini si è incontrato con Alemanno ma ognuno è rimasto fermo sulle proprie posizioni e il ministro dell'agricoltura ha rifiutato di ritirare le dimissioni dalla vicepresidenza di AN. Alemanno ha proposto di arrivare al congresso di luglio con un documento in cui riaffermare i valori della destra italiana puntando ad un partito nazionale popolare e sociale mentre, secondo quanto riporta la Stampa, Fini ha bocciato la proposta "voglio una destra moderna ed europea.Sui referendum la mia è stata una scelta di coscienza:non ha nulla a che vedere con la politica." Alemanno gli avrebbe replicato" Proprio su questo ti sbagli e poi il 90% del nostro elettorato non la pensa come te."

  3. #3
    Super Troll
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    Predefinito Re: Re: An, Fini annuncia l'accordo."Nessuna richiesta di dimissioni"

    C'è poi anche la versione riporatata dal Tempo":

    GIANFRANCO Fini prova a mediare. E, intanto, fa la sua prima scoperta: nel partito la critica a lui e alla sua gestione non viene solo da Alemanno. Ma la contestazione, il malumore è più ampio. Anche più profondo. Il leader di An prende atto di questa situazione al termine di una serie di incontri con i vertici di An. Vede Alemanno e Storace, vede Publio Fiori. L’incontro più difficile è stato quello con Gianni Alemanno, «scortato» da Francesco Storace. Il vicepresidente dimissionario ha ribadito punto su punto tutte le sue scelte. Ha detto che nel partito c’è smarrimento, e ha spiegato che non è chiara più quale sia la linea politica. Proprio per questo ha insistito sulla necessità di una sorta di rifondazione di An, una nuova Fiuggi, con una nuova carta dei valori. «Anche al prezzo - dirà poi il ministro delle politiche agricole in un’intervista al Foglio - di mettere ai voti mozioni concorrenti, rischiando di ritrovarsi opposizione interna». Ma Alemanno non è solo. Anche Storace gli chiede a gran voce di fare chiarezza. E non lascia solo Alemanno, il quale a sua volta chiede a Fini a chiare lettere che il partito non è governato, lui non se ne occupa più e che in queste condizioni non è possibile andare avanti. E rilancia la sua proposta di scegliere un segretario politico del partito, copiando lo schema del Ds (grande strategia nelle mani del presidente D’Alema, gestione del partito al segretario Fassino). A questo punto Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri temono che la situazione scivoli di mano anche a loro. Se due giorni fa erano intenti a mediare, adesso si sono resi conto che il malcontento interno è molto vasto e non è possibile lasciare tutta la contestazione nelle mani di Alemanno. Così, La Russa, parlando in una riunione di corrente, usa toni duri: «Siamo senza regole». E avverte che Destra protagonista dirà di sì al partito unico solo se saranno meglio definiti le regole interne e i valori di An. E convoca una riunione di componente per il 25 giugno. La situazione è davvero complicata. In questo marasma generale, Alfredo Mantovano, l’ex fedelissimo di Fini che gli si è messo contro, ha cominciato a stendere un documento con il quale si chiede ad An di riappropiarsi dei propri valori e della propria identità. E Fini? Media, si mostra diplomatico. Disponibile. Aperto al dialogo e pronto a venire incontro alle richieste che arrivano dai suoi. Ma non decide. Non decide nulla, non si sbilancia. Raccontano i suoi che anche lui non sa che cosa fare. Vuole recuperare il dissenso interno, ma allo stesso tempo, dopo dieci anni, ritiene conclusa l’esperienza di An così come è stata concepita. Pensa sia necessario rivedere il partito, la sua organizzazione. Ripensare tutto per aprirsi alla soluzione del partito unico, che però non è visto di buon occhio da Alemanno e Storace. Oggi rivedrà tutti e tutti assieme per la riunione dell’ufficio di presidenza del partito. Un passaggio in vista dell’assemblea nazionale di inizio luglio. Non scoprirà le carte per adesso, ma è fortemente tentato di fare un annuncio choc, magari lo scioglimento di An e la nascita di un nuovo soggetto. In modo da sparigliare i giochi, azzerare la contestazione, distrarre l’attenzione e far dimenticare anche questa volta che è lui lo sconfitto. Il principale suggeritore del presidente di An, Altero Matteoli, per esempio, parlando con i suoi, ha detto che il partito «è senza leadership». E dunque è necessario che Fini se ne riappropri, faccia un passo avanti, se ne rioccupi. Anche lui, sotto sotto, si rende conto che la situazione sta sfuggendo di mano. E che quello del ministro delle politiche Agricole non è un fuoco di paglia. E anche se lo fosse avrebbe ampi sostegni all’esterno. Da Confindustria alla Cisl, passando per qualche banca che tutto sommato spera in una destra forte. Più forte e più in grado di condizionare le grandi scelte. E più in grado di piegare Berlusconi. Insomma, Alemanno non è solo. Anzi.

 

 

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