SCISSIONE / Nel gruppo anche Franz Turchi. Oggi prove generali a Strasburgo, con una conferenza stampa sull’euro. Il sindaco di Lecce: An non copre più gli spazi
Nasce Destra Italiana. Via libera del premier
Poli Bortone, Mussolini e Veneziani fondano un nuovo partito. Il Cavaliere darebbe una dozzina di collegi
ROMA - Il sindaco più popolare delle Puglie e la guagliona populista, l’intellettuale e l’erede di una dinastia politica. Due uomini e due donne del Sud, destra a denominazione d’origine controllata ma anche destra moderna, europea, telegenica. A quella parte politica, senza incertezze e sin nella scelta del nome, si rivolge il neo partito che, secondo le ultime voci, sta per nascere da una costola di An. Si chiamerà «Destra italiana» e sarà tenuta a battesimo da Adriana Poli Bortone, Marcello Veneziani, Alessandra Mussolini e Franz Turchi. Neanche un responsabile del casting avrebbe saputo fare di meglio. Adriana Poli Bortone copre il ruolo della politica d’esperienza: competente, affidabile, bella, un sindaco di Lecce che i suoi concittadini hanno rieletto col settanta per cento dei voti (e centomila preferenze alle europee). Marcello Veneziani, neanche a dirlo, è l’intellettuale del gruppo. Conosce bene le debolezze della gauche caviar e, a differenza di altri, vive senza complessi e se ne frega dei salotti: si tratti di stipendi Rai o del suo privatissimo divorzio, se decide di attaccare sa come mordere. Alessandra Mussolini è Alessandra Mussolini: alle regionali non ha neppure sfiorato il fantasmatico 9 per cento che qualcuno le attribuiva, ma un suo consenso ancora ce l’ha e, a quanto pare, non vorrebbe privarsene. Liberatasi dei camerati Tilgher e Fiore, ora Alessandra vira su posizioni più soffici: lei che ha sempre scelto in forma manichea, o di qua o di là, o sì o no, al referendum - per esempio - si asterrà. Franz Turchi, infine. Nella banda dei quattro rappresenta, con la Mussolini, gli under quaranta: anche lui con un cognome simbolico per la destra italiana, un padre e un nonno che, da Mussolini ad Almirante, sempre da quella parte sono stati. Il giovane Franz, però, è moderno, parla inglese, ha una foto con Bush e va spesso negli Stati Uniti. L’Avvocato ne era incuriosito e quando Franz sposò Elisabetta Caltagirone (dalla quale si è poi separato) alla festa arrivarono tutti, da Andreotti a Casini. Poli Bortone, Mussolini e Turchi esordiranno oggi a Strasburgo con una conferenza stampa congiunta, ufficialmente convocata per parlare di euro. In realtà, si tratterebbe di prova generale del nascente nuovo partito al quale, dicono, non mancherà, in futuro, la paterna benedizione del cavalier Silvio Berlusconi. Paterno, e come sempre generoso con chi gli manifesta simpatia, il premier sarebbe perfino pronto a sostenere il gruppetto. A modo suo, si capisce: con una dozzina di collegi. D’altra parte, la crisi di Alleanza Nazionale è evidente e la leadership di Fini vive una fase opaca: nel partito si susseguono scontri surreali, come quello che, a Catania, vede al centro di una faida interna il potenziale assessore Nino Strano. I suoi colleghi di An si oppongono alla nomina («Non è neppure stato eletto» protestano) ma Fini, che pure per Strano non aveva mai manifestato particolare simpatia, sostiene invece a sorpresa la candidatura, appoggiata peraltro anche dal forzista Gianfranco Miccichè.
Lo Strano caso Catania non è il primo nè l’ultimo e intanto gli aennini si deprimono. Publio Fiori, democristiano che, come Gaetano Rebecchini e Domenico Fisichella, aderì prima al Msi e poi ad Alleanza Nazionale, sta per lasciare via della Scrofa per confluire in una nuova formazione. Dicono fosse addirittura pronto per la Margherita ma la generosa campagna acquisti (dai socialisti agli ex diccì, fino ad An) sarebbe stata stoppata dai custodi dell’ortodossia ulivista. Stando così le cose, non sorprende che Adriana Poli Bortone confidi oggi la sua insoddisfazione: «In Italia c’è ancora uno spazio di destra: perché lasciarlo all’estremismo? Se qualcosa succederà, vorrà dire che ci prenderemo lo spazio che ci compete, quello della destra - si sfoga viaggiando verso Strasburgo - Alleanza Nazionale non lo copre più, mi sembra anzi che faccia di tutto per non coprirlo. Io sono sempre stata battagliera: se hanno deciso di perdere, non ci sto». La delusione è legata al particolare momento che vive il suo partito ma non solo: «In An non sai con chi parlare e in giro c’è un certo rassegnato cinismo che non mi piace. L’anno scorso avevo proposto di autoridurci lo stipendio, dieci per cento in meno per tutti noi di An: di fronte alla crisi economica del Paese, mi sembrava opportuno. Idea respinta con danni. Io in questo partito ci sono nata, ero nel Msi, ho creduto in Alleanza Nazionale, ma sembra quasi che oggi la mia presenza non interessi nessuno».
Eppure, riflette ad alta voce la sola donna ministro che An abbia mai avuto (gestì l’Agricoltura nel primo governo Berlusconi), eppure, «la mia parte l’ho fatta, alle europee centomila preferenze l’ho portate. Se si dà un contributo alla destra, ma poi la destra fa un’altra politica, che senso ha? Quando in una casa non ti trovi più, prendi i quadri e li porti in un altro appartamento. Ricominci. La linea del partito si apprende al mattino, leggendo i giornali. D’altra parte, quel che succede in Europa non rassicura: non vorrei che anche in Italia si manifestasse quell’estremismo di destra che davvero può farci tornare indietro. Di quarant’anni».
Maria Latella
Corriere della Sera, 8.6.05
cosa dite voi? E' destinato tutto a rientrare nel partito o è una rottura definitiva? Secondo voi sarà una grande perdita? Forse in questo mod Fini si darà una svegliata? Alemanno presenterà il conto da pagare a Fini dopo i referendum?




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