L'onda del referenum italiano...
...monta anche in Germania
Stoccarda. Otto Kallscheuer non si fa illusioni.
La scelta del cancelliere Gerhard Schröder a favore della ricerca sulle cellule staminali è dettata da mero opportunismo politico elettorale. “Sul merito sono personalmente contrario”, dice il filosofo della politica, collaboratore della Frankfürter Allgemeine Zeitung e della Zeit, autore di saggi importanti sul ritorno della fede (come “Gottes Work und Volkes Stimme”, del 1994, e “Europa de Religionen” del 1996). Da ambientalista, Kallscheuer dice di “associarsi” alla posizione del leader verde Volker Beck che ha parlato di “cannibalismo mascherato sotto le mentite spoglie di un interesse scientifico”. Sul metodo, invece, si limita a constatare che è cominciata la campagna elettorale. “In genere, in Germania la parola modernizzazione viene presa positivamente. Pronunciata da Schröder, però, si trasforma in un piccolo ordigno, diventando un fattore di scissione nella nascente coalizione liberal-democristiana”. Prima di tutto, però, sembra dividere la stessa coalizione di governo. “E’ vero” dice Kallscheuer che, impegnato a un convegno dell’Institut für Auslandsbeziehungen di Stoccarda, ne misura gli effetti in presa diretta. “Il cancelliere Schröder si è messo contro il proprio patto di coalizione coi Verdi. Ma questo per lui è un aspetto di poco conto. Sa, infatti, che socialdemocratici e verdi non regneranno a lungo. E se anche regnassero a lungo non sarebbe più un problema suo, essendo il candidato uscente Mentre l’unica cosa che a lui interessa è seminare zizzania tra liberali e democristiani, per indebolire il fronte avverso”. Schröder non è nuovo a questa tattica. Già il suo ministro per la Ricerca scientifica, la socialista Edelgard Buhlmann, aveva preso posizione contro la ricerca sulle staminali embrionali. E all’inizio dell’ultima legislatura, era stata un’altra donna, Andrea Fischer, ministro della Sanità, cattolica e verde, a essere fatta fuori per analoghi motivi di dissenso. “Se la coalizione fosse ancora in buona salute – osserva Kallscheuer – Schröder rischierrebbe di provocare un conflitto interno, dal quale forse sarebbero proprio i Verdi a poter uscire da vincitori, bloccando la liberalizzazione della richerca sulle staminali embrionali. Attualmente, invece, data l’inesistenza politica della coalizione alla vigilia del voto anticipato, ogni leader di partito lavora per conto suo. E il cancelliere uscente mira solo a fomentare il dissidio nell’opposizione, rafforzando la sua immagine e la sua vera identità di ‘amico del padrone’, vale a dire la modernità industriale”.
Al seminario di Stoccarda si è discusso di religione e politica in America, domandandosi se si tratti di un nuovo Kulturkampf, e in Europa, parlando dei rischi e pericoli connessi alla nuova religiosità. E si son fatte le prove generali del partito della rifondazione socialista, lanciato da Oskar Lafontaine in tandem con Gregor Gysi, che in settembre rischia di sforare il tetto del 5 per cento, rompendo il bipartitismo. Non è mancata la polemica sull’esito del referendum italiano. Günther Gebhardt, della Fondazione Weltethos di Tubinga, centro d’irradiazione delle tesi del teologo Hans Küng (sospeso a divinis da Roma) che mira a funzionalizzare le religioni, riducendone la specificità teologica, si è domandato se la vittoria dell’astensione non sia stata l’effetto del lobbismo cattolico. A replicare è stato il presidente del Zentralkomitee der deutschen Katholiken a Berlino, Hans Joachim Meyer, un democristiano di sinistra, già ministro con De Mezières, che sotto la Ddr ha vissuto in prima persona le persecuzioni di una minoranza religiosa che, a differenza delle chiese protestanti, si è sempre rifiutata di collaborare col regime comunista di Honecker. “I promotori del referendum italiano non volevano cambiare una legge che in buona sostanza concorda con quella tedesca” ha detto Meyer. “Non vorrei passare per il solito tedesco critico della Chiesa di Roma – ha aggiunto – ma da cattolico avrei preferito che i vescovi di Roma invitassero i fedeli a votare contro l’abrogazione. In questo modo avrebbero evitato di attirarsi il sospetto di aver agito nel solito modo cattolico-furbesco”.
Marina Valensise su il Foglio
saluti