E’ chiaro che l’elettorato della sinistra italiana non vuole riconoscersi nel mito positivista del progresso tecnologico né nel pensiero individualista egemonico proprio della mitologia occidentale.
Ho votato, a malincuore, quattro sì. Per motivazioni essenzialmente pratiche: non credo sia attraverso l’oscurantismo di Stato che si risolvano i problemi reali di un popolo e sono contrario ad ogni schizofrenia moralista che pretenda di trasformarsi in articolo di legge. Ma devo ammettere che la scelta referendaria e la conseguente campagna elettorale a forza di facili slogans e faccioni famosi sorridenti mi ha profondamente scosso. Non mi aspettavo dalla famiglia della sinistra italiana un atteggiamento così banalmente consumista su temi tanto delicati. L’embrione dell’esistenza umana dovrebbe per lo meno avere il diritto di essere considerato come tale e non come oggetto di possesso.
Che si senta la necessità concreta e squisitamente pratica di consentire nel nostro paese le interruzioni di gravidanza o le sperimentazioni su cellule staminali derivate da embrioni in eccedenza, è chiaro. Che in fin dei conti sia cosa improduttiva e stupida negare tecniche di procreazione assistita incentivando il ricorso alle cliniche private è ancora più chiaro.
Ma occorrerebbe, credo, maggiore educazione e rispetto nel parlare di vita umana, se pure embrionale, e ancora più nel prendere decisioni (che pure dovranno essere prese) che la riguardino. Pasolini scriveva: “Che la vita sia sacra è ovvio. E’ un principio più forte ancora che ogni principio della democrazia.”. L’avere tentato di ridurre a tifo da stadio, a spettacolo pubblicitario, a coercizione consumista un dibattito etico tanto ampio e contraddittorio è stato a mio avviso un episodio riprovevole che ha gettato fango sopra l’alta lezione morale di Antonio Gramsci ed Enrico Berlinguer. Spero che la sinistra italiana, dopo decenni di sbando, sappia presto ritrovare la propria identità e strada.




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